Category: 4.00/4.09


Un film di John Schlesinger. Con Marthe Keller, Dustin Hoffman, Laurence Olivier, Roy Scheider. Titolo originale Marathon Man. Drammatico, durata 125′ min. – USA 1976. MYMONETRO Il maratoneta * * * 1/2 - valutazione media: 3,94 su 16 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Studente universitario di storia ebreo, appassionato della corsa, s’imbatte in criminale di guerra nazista che torna dall’Uruguay a New York per entrare in possesso di diamanti, custoditi per lui dal fratello ora defunto. Duello mortale. Diretto con sapienza un po’ accademica e qualche effettismo, basato su una sceneggiatura di William Goldman (da un proprio romanzo) che è una fantasia ebraica di vendetta, sembra che voglia dire la sua sul nazismo, la libertà e il maccartismo, ma presto si rivela un thriller efficace con un finale discutibile. Passata in antologia la scena del dentista.

Regia di Jean-Luc Godard. Un film Da vedere 1966 con Anny DupereyMarina VladyRoger MontsoretJean Narboni. Titolo originale: Deux ou trois choses que je sais d’elle. Genere Documentario – Francia1966durata 95 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 – MYmonetro 4,00 su 2 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

“Lei” non è una donna. Non è Juliette Manson (Vlady) che si prostituisce a ore per integrare il bilancio domestico, ma la sua città, la regione parigina, l’intera società dei consumi che l’ha ridotta a oggetto. “Lei” è la vita di oggi (nel ’67, nell’87, nel 2007), la legge terribile dei grandi agglomerati urbani, la guerra del Vietnam, la morte della bellezza, la circolazione delle idee, la Gestapo delle strutture (da un “prossimamente” del film). Uno dei più agri film di Godard dove “il paesaggio diviene il vero volto delle cose” (U. Casiraghi). Memorabile la sequenza della tazzina di caffè.

Regia di Fabrice Du Welz. Un film Da vedere 2014 con Lola DueñasHelena NoguerraLaurent LucasDavid MurgiaStéphane BissotCast completo Genere DrammaticoThriller – FranciaBelgio2014durata 95 minuti. Valutazione: 4,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Gloria e Michel si conoscono tramite un sito di appuntamenti online e già la prima notte scoppia la passione. La mattina seguente Michel chiede in prestito dei soldi a Gloria e le dà un numero di telefono falso, ma la donna non si arrende e cerca di rintracciarlo.
Esponente dell’ondata del nuovo cinema estremo di lingua francese, quella che unisce Alexandre Aja, Gaspar Noè e un capolavoro come Martyrs, il belga Fabrice Du Welz conferma con Alleluia di disporre di un tocco ineguagliato per disturbare lo spettatore, trasmettergli inquietudine e trascinarlo poi con sé sui binari del delirio. 

Un film di Jim Jarmusch. Con Johnny Depp, Lance Henriksen, Gary Farmer, Alfred Molina, Crispin Glover. Drammatico, b/n durata 129′ min. – USA 1995. MYMONETRO Dead Man * * * 1/2 - valutazione media: 3,96 su 25 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Alla fine dell’Ottocento William Blake, giovane contabile, viaggia in treno da Cleveland (Ohio) a Machine (Arizona) alla ricerca di un impiego. Ucciso un uomo per legittima difesa, fugge braccato dai cacciatori di taglie. Lo aiuta il pellerossa Nessuno, convinto che egli sia l’omonimo poeta inglese (1757-1827). Il suo è un viaggio iniziatico verso la morte. Scritto da Jarmush che inizialmente si era scelto come cosceneggiatore Rudy Wurlitzer, importante figura della controcultura USA negli anni ’60 e ’70. È il migliore tra i visionari acid-western di quel periodo. Più che anomalo, è un film innovatore nel genere, specialmente nel rapporto con i nativi e la loro cultura. È un western lento, qua e là onirico con un BN più nero che bianco, paesaggi insoliti senza cielo, forti striature ironiche e grottesche, momenti di violenza risolti in modi sdrammatizzati, un eroe antieroico, un buffo tormentone sul tabacco che manca, dolente colonna musicale alla chitarra di Neil Young. Cerca la poesia e talvolta approda al poeticismo. 1° film di Jarmush ambientato nel passato, non urbano, attraversato dalla violenza. E il più costoso (9 milioni di dollari). 1° western in BN dopo L’uomo che uccise Liberty Valance (1962). Premio Felix come miglior film non europeo del 1996.

Regia di Jean Renoir. Un film Da vedere 1934 con Edouard DelmontJenny HéliaCharles Blavette. Genere Drammatico – Francia1934durata 95 minuti. Valutazione: 4,00 Stelle, sulla base di 3 recensioni.

Antonio Canova (Blavette), detto Toni, cavapietre italiano emigrato a Martigues, nel sud della Francia, diventa l’amante e poi il marito di Marie (Hélia), sua padrona di casa, ma s’innamora della spagnola Josefa (Montalvan) che uno zio (Kovachevitch) costringe a sposare senza amore il caposquadra Albert (Dalban). Quando costui viene ucciso con una revolverata, Toni s’accusa dell’omicidio, mentre Josefa va a costituirsi e a confessare il delitto. In un tentativo di fuga Toni è ammazzato da un proprietario terriero. Il film si chiude, com’era cominciato, con l’arrivo di un treno carico di operai italiani e spagnoli. “Quest’opera dura, tragica e senza umorismo” (J. Lourcelles), basata su un fatto di cronaca raccontato a Renoir da un amico commissario di polizia, anticipa certi tratti del futuro neorealismo italiano (azione di ambiente popolare, riprese in ambienti naturali, ricorso ad attori non professionisti o poco noti) ma, più che dramma sociale, Renoir punta su una tragedia mediterranea fuori dal tempo, abitata da personaggi che sono “i più autentici eredi di quella civiltà greco-romana che ci ha fatti quello che siamo” (J. Renoir, 1956). Film unico nel panorama del cinema francese negli anni ’30, ha la fotografia di Claude, fratello di Jean, e il montaggio di Marguerite Renoir. Il ventottenne Luchino Visconti vi lavorò come stagiaire volontario. Uno dei tanti Renoir non distribuiti nell’Italia fascista. La RAI lo mandò in onda nel 1970.

La sottile linea rossa - Film (1998) - MYmovies.it

Regia di Terrence Malick. Un film Da vedere 1998 con Sean PennJim CaviezelNick NolteElias KoteasBen ChaplinAdrien BrodyCast completo Titolo originale: The Thin Red Line. Genere Guerra – USA1998durata 170 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 – MYmonetro 3,27 su 5 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Nel novembre 1942, dopo un idillico intermezzo fra i nativi della Melanesia, il soldato Witt e un commilitone sono riaggregati alla compagnia di fucilieri Charlie, impegnata nella conquista di Guadalcanal, la maggiore delle isole Salomone (Oceania). Le sanguinose fasi dell’attacco a una collina controllata dai giapponesi (70′) e le vicende successive sono narrate attraverso le voci interiori dei protagonisti. Libera versione del romanzo (1962) di James Jones, già filmato nel 1964. Raro, se non unico, film sulla guerra in cui per i primi 40′ non si ode uno sparo e non esistono protagonisti, ma alcuni personaggi un po’ più importanti, peraltro non sviluppati e lasciati alla deriva, che hanno un senso soltanto nel contesto corale: il cap. Staros (Koteas), il ten. col. Toll (Nolte), il serg. Welsh (Penn), il soldato Bell (Chaplin). Lo stesso Witt (Caviezel), figura irrilevante in Jones, è la voce recitante di un oratorio di argomento metafisico e di tono neoromantico. Malick, dopo 20 anni di pausa, ha scelto la guerra come la porta attraverso la quale passare per dire qualcosa di radicale (di indicibile?) sull’estensione dello spettro morale di cui è capace l’uomo e porre alcune domande: perché la guerra? che posto ha l’uomo sulla Terra? che cosa lo spinge alla violenza, a perdere il senso della natura, della pietà, della bellezza? Questo film panteista è una preghiera di fine millennio, una invocazione d’aiuto, “un poema triste, soffocato e malinconico sulle cose della natura e sulla natura delle cose, uomo compreso” (B. Fornara). Fotografia (in 70 e 35 mm) di John Toll, musica di Hans Zimmer. 7 nomination agli Oscar, nemmeno una statuetta.

Strange Days - Film (1995) - MYmovies.it

Un film di Kathryn Bigelow. Con Ralph Fiennes, Angela Bassett, Juliette Lewis, Tom Sizemore, Vincent D’Onofrio.Fantastico, Ratings: Kids+16, durata 145 min. – USA 1995. MYMONETROStrange Days * * * * - valutazione media: 4,02 su 32 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

James Cameron, la cui contiguità con Kathryn Bigelow andò ben oltre la breve esperienza matrimoniale, firma soggetto e sceneggiatura di Strange Days, traendo spunto dai tumulti razziali scoppiati nel 1992 negli Stati Uniti, seguiti al pestaggio di Rodney King da parte di 4 poliziotti.
Los Angeles 30 dicembre 1999, ultimi momenti del 20° secolo. La fine di un millennio di un mondo in rovina, in preda all’anarchia, duramente repressa dalle forze dell’ordine. Ambientato in un futuro metropolitano apocalittico per allora non molto lontano (evidenti i richiami con Blade Runner): un avvenire prossimo in cui una nuova droga, lo squid (che permette di vivere in prima persona esperienze altrui) soppianta quelle vecchie, con un effetto di assoluta sostituzione dell’io. L’espediente del nuovo stupefacente in circolazione offre allo spettatore cinematografico l’impressione di percepire e vedere tutto in diretta. Per ottenere questo effetto si utilizzò la soggettiva per rendere l’idea di veri e propri frammenti di vita consequenziali, stupri e omicidi, sensazioni parallele e amplificate di vittime e carnefici. Gli effetti dello squid sono mostrati fin dalla prima sequenza della morte in diretta di un rapinatore che precipita tentando di saltare da un palazzo a un altro per sfuggire alla polizia, fruita in replay da Lenny Nero (Ralph Fiennes) che testa la merce di cui è spacciatore. La meta-visione del pubblico crea un corto circuito percettivo spiazzante e disorientante: chi guarda cosa con gli occhi di chi? Questa estremizzazione del vouyerismo raggiunge l’acme nell’episodio dello stupro di una prostituta (la Bigelow è la prima regista donna a filmare una violenza sessuale).
Astratto e realistico, filosofico e carnale, estetico e mai estetizzante. È il cinema di Kathryn Bigelow, troppo dotata nella messa in immagini. Sempre adrenalinico. Tra conflitti e confronti. Sempre oltre la tranquillizzante divisione tra i generi: quella primaria (maschile/femminile) e quella secondaria che coinvolge linguaggi, generi, stili, punti di vista mai totalizzanti e sempre discutibili.

Consiglio visione in lingua originale
Locandina italiana Memories of Murder

Un film di Bong Joon-ho. Con Kang-ho Song, Sang-kyung Kim, Roe-ha Kim, Song Jae-ho, Hie-bong Byeon. Titolo originale Salinui chueok. Poliziesco, durata 129 min. – Corea del sud 2003. MYMONETRO Memories of Murder * * * * - valutazione media: 4,00 su 1 recensione.

1986. Il detective Seo è inviato da Seul in una piccola città tra le campagne coreane per indagare sugli omicidi di un serial killer, ma si scontra con l’ottusità e la superficialità dei poliziotti locali. Tratto dal romanzo di Kim Kwang-rim, si basa su una storia vera avvenuta alla fine degli anni ’80 in Corea del Sud. È un periodo difficile, gli interrogatori risentono ancora del periodo della dittatura, quando estorcere le confessioni era all’ordine del giorno. L’urgenza di trovare un colpevole a tutti i costi annebbia il giudizio dei poliziotti. Ma c’è aria di cambiamento e alcune scene lo indicano chiaramente, come quella in cui i bambini non ubbidiscono all’ordine del coprifuoco urlato dai soldati per le strade: piccoli indizi della democrazia a venire. Un buon thriller, giocato sui campi lunghi di grande respiro. Vincitore, tra gli altri, anche di 3 premi al Torino Film Festival.

Un film di David Fincher. Con Brad Pitt, Morgan Freeman, Kevin Spacey, Gwyneth Paltrow, John C. McGinley Poliziesco, durata 127′ min. – USA 1995. MYMONETRO Seven * * * * - valutazione media: 4,05 su 83 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Sette i peccati capitali, sette gli omicidi che uno psicopatico programma, corredati da torture efferate. Comincia con la gola e l’avarizia, continua con l’accidia. L’ultimo è la lussuria, ma l’intervento di due investigatori, uno anziano e nero, l’altro giovane e bianco, lo obbliga a modificare il piano. Tra i tanti meriti della sceneggiatura di Andrew Kevin Walker c’è anche quello di aver modificato gli stereotipi della coppia bianco-nero approfondendo i personaggi a livello psicologico e legandoli ai temi principali del film: la presenza del Male nel mondo e l’indifferenza di fronte alla caduta dei valori. Un film dal taglio espressionista (fotografia di Darius Khondji; musica di Howard Shore), ambientato in una città senza nome, ricco di citazioni letterarie che ne sono la minacciosa struttura e senza una scena di violenza, di cui sono visibili soltanto le conseguenze. Un bel cast in cui si distingue K. Spacey nel tragico epilogo.

Poster 1 - Titanic

Regia di James Cameron. Un film Da vedere 1997 con Leonardo DiCaprioKate WinsletBilly ZaneKathy BatesFrances FisherGloria StuartCast completo Genere Drammatico, – USA1997durata 194 minuti. Uscita cinema lunedì 8 ottobre 2018 distribuito da QMI. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 – MYmonetro 4,08 su 14 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Il Titanic impiegò 2 ore e 40 minuti per colare a picco dopo la collisione con un iceberg nella notte tra il 14 e il 15 aprile 1912. Il canadese Cameron ha rievocato la tragedia in 3 ore e 14 minuti di cui poco più di un’ora riguarda l’affondamento. Il resto racconta il prima e il poi, con un prologo nel regno dei morti, a 4000 metri di profondità oceanica nel 1996 e un epilogo zuccheroso in paradiso, entrambi di carattere onirico, ma in modo diverso. È una storia d’amore tra il proletario Jack e l’aristocratica Rose sotto il segno della morte, un fiammeggiante melodramma romantico che si spegne nelle acque gelide dell’Atlantico. Cineasta dai codici filmici forti, Cameron vi fonde il melodramma, il catastrofico e l’epico nel contesto della rigorosa cronaca di una tragedia colposa, indicando gli errori tecnici, le responsabilità umane, le smanie da prima pagina, le viltà, la divisione in classi. Si presta così a molti percorsi interpretativi: il politico, il sociale, lo storico, il simbolico, il filmico, il metacinematografico, il tecnologico. Come e più che nei film precedenti del regista, gli effetti speciali sono al servizio della storia e dei personaggi: un mezzo e non un fine. È il film dei primati: per i 200 milioni di dollari di costo (ma meno di Cleopatra , 1963); per il sovraccosto (60-70 milioni più del preventivo); per gli incassi (i più alti in senso assoluto, ma al 22° posto in termini relativi, cioè in numero di spettatori); per gli 11 Oscar (eguagliando Ben Hur): film, regia, fotografia (Russell Carpenter), scene (Peter Lamont, Michael Ford), costumi (Deborah Lynn Scott), montaggio, musiche (James Horner), suono, effetti sonori, effetti speciali visivi, canzone (“My Heart Will Go on”, cantata da Céline Dion). K. Winslet doppiata da Chiara Colizzi, L. DiCaprio da Francesco Pezzulli. Al film lavorarono più persone di quante ne furono imbarcate nel 1912 sulla nave.

Regia di Ingmar Bergman. Un film Da vedere 1958 con Bibi AnderssonMax von SydowIngrid ThulinGunnar BjörnstrandBengt EkerotCast completo Titolo originale: Ansiktet. Genere Drammatico – Svezia1958durata 101 minuti. – MYmonetro 4,08 su 7 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Nel 1845 la compagnia dell’illusionista Vogler (von Sydow), seguace delle teorie sul magnetismo del medico e mistico austriaco Franz Anton Mesmer, è costretta a esibirsi in casa del console Egerman (Josephson) in presenza del prefetto di polizia (Pawlo) e del medico positivista Vergerus (Björnstrand). Tra Vogler e Vergerus s’ingaggia una sfida che è anche una scommessa. Straordinaria pochade metafisica, è un film enigmatico e affascinante che pone molte domande senza dare risposte sul senso della vita, l’arte, la magia, l’illusione, la fede, la ragione, con qualche disposizione verbosa verso l’allegoria. Il giuoco dei simboli e delle analogie, delle metafore e delle ellissi è così fitto che si presta alle più diverse interpretazioni. Nella sua dimensione fantastica, comunque, tenuta su un registro espressionista, rimane memorabile. Premio speciale della giuria alla Mostra di Venezia.

Regia di Ingmar Bergman. Un film Da vedere 2000 con Anita BjörkElin KlingaLennart HjulströmCarl Magnus DellowHenry Nyberg. Titolo originale: Bildmakarna. Genere Drammatico – Svezia2000durata 99 minuti. Valutazione: 4,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Ultimi mesi del 1920. Il regista Viktor Sjöström riceve nel suo studio la scrittrice Selma Lagerlöf per mostrarle alcune scene del film che sta realizzando dal suo racconto “Il carretto fantasma”. Sono presenti il direttore della fotografia Julius Jaenzon e la giovane attrice Tora Teje, amante del regista. Ben presto tra le due donne si accende una vivace discussione che finisce con il contrapporle ma anche con il farle sentire molto vicine.
Ingmar Bergman porta sullo schermo televisivo il testo teatrale di Per Olov Enquist (che scrive anche la sceneggiatura) nel quale agiscono almeno tre personaggi realmente esistiti e con uno dei quali il regista ha avuto rapporti professionali determinanti. Perché Viktor Sjöström non è stato solo il maestro di Bergman ma anche recitato in uno dei suoi film più famosi (Il posto delle fragole) nel ruolo del protagonista. Va poi sottolineato che Selma Lagerlöf è stata la prima donna a ricevere il Premio Nobel per la Letteratura e che Il carretto fantasma (opera prima di Sjöström) è una delle pietre miliari della cinematografia anche per le sue qualità di sperimentazione sul piano delle tecniche di ripresa. Il film ha al proprio centro un alcolizzato, reso insensibile dal proprio vizio, e una leggenda scandinava che vuole che le anime dei defunti vengano raccolte, su mandato della Morte, da un carrettiere fantasma che viene sostituito allo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre dall’anima di qualcuno che muore in peccato mortale.
Questi sintetici elementi possono consentire di leggere più approfonditamente un’opera che Bergman non ha potuto far altro che sentire doppiamente sua. Da un lato per i motivi biografico-cinefili anzidetti (con le riflessioni sul cinema degli inizi e sulla scarsa considerazione che il mondo degli artisti nutriva nei suoi confronti) e dall’altro perché affronta temi che la sua filmografia ha trattato più volte. Grazie all’intensa interpretazione di due grandi attrici di generazioni diverse come Anita Björk ed Elin Klinga si approfondiscono due argomenti fondamentali: il rapporto dello scrittore con la propria opera e con chi ne fruisce e il legame, comunque inscindibile, con la figura paterna. Tora ha amato il testo di Selma e vuole comprenderne le motivazioni più profonde che la scrittrice ritiene invece debbano restare private. Non sarà però così perché la donna finirà con il rivelarle il tormentato rapporto con il padre alcolista (anche quello di Tora lo è) e il bisogno di sublimare nella scrittura la sofferenza e il senso di colpa che ne è derivato.
Lo scontro-incontro tra le due è al centro della scena ma, ancora una volta in Bergman, la figura maschile con il suo perbenismo di facciata e il tema dell’adulterio si fanno strada quasi a imprimere un ulteriore suggello autoriale a quella che sarà la sua penultima regia.

Un film di Howard Hawks. Con Walter Connolly, Carole Lombard, John Barrymore, Roscoe Kerns, Etienne Girardot Titolo originale Twentieth Century. Commedia, b/n durata 91 min. – USA 1934. MYMONETRO Ventesimo secolo * * * * - valutazione media: 4,00 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Sul Ventesimo secolo, un treno di lusso che collega la costa pacifica a quella atlantica, viaggia un gigantesco attore-regista-produttore di Broadway, che ora si trova in cattive acque. L’uomo scopre tra i passeggeri la sua ex moglie che lui ha lanciato sul palcoscenico e che ora è diventata una famosissima stella del cinema, e tenta disperatamente di proporle un contratto per ritornare sulla cresta dell’onda. Ci riuscirà, alla fine, fingendosi moribondo e riprenderà a schiavizzare la donna come faceva quando lei era un’attricetta sconosciuta. Ottima interpretazione di Barrymore e della Lombard per un classico della commedia sofisticata, tratto da un lavoro teatrale di Charles McArthur e Ben Hecht, destinato quest’ultimo a diventare uno dei migliori sceneggiatori americani.

Locandina Rio Bravo

Un film di John Ford. Con Victor McLaglenMaureen O’HaraJohn WayneJ. Carrol NaishChill Wills. continua» Titolo originale Rio GrandeWesternb/n durata 105 min. – USA 1950MYMONETRO Rio Bravo ***1/2- valutazione media: 3,93 su 10 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Nel 1880, un colonnello della cavalleria americano è fustrato perché non può inseguire i predoni apache oltre il confine messicano. L’ufficiale è sposato e ha un figlio, ma da quindici anni non vede la famiglia perché durante la guerra civile è stato costretto a bruciare la piantagione della moglie, simpatizzante sudista, e questa non l’ha più perdonato. Ora, però, scopre che suo figlio si è arruolato nel reggimento e ben presto giungerà la moglie per riaverlo indietro. Il colonnello riuscirà infine a sconfiggere gli indiani, a riappacificarsi con la moglie e a scoprire che il suo ragazzo è diventato un uomo, mentre la banda suona Dixie, l’inno del Sud. Terzo film della Triologia della cavalleria di Ford. Nonostante alcuni lo ritengano il meno riuscito, costituisce un’indimenticabile rassegna di personaggi e un’ottima ricreazione dell’atmosfera militare come era stata dipinta dal pittore Frederic Remington. La pellicola è una specie di seguito de Il massacro di Fort Apache: il colonnello interpretato da Wayne si chiama infatti Kirby Yorke, come il personaggio da lui interpretato nell’altro film.

Regia di Hong Sang-soo. Un film Da vedere 2015 con Jae-yeong JeongMin-hee KimYuh Jung YounJu-bong GiHwa-Jeong ChoiCast completo Titolo originale: Jigeumeun Matgo Geuttaeneun Teullida. Genere Drammatico – Corea del sud2015durata 121 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 Valutazione: 4,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Un regista sposato incontra una pittrice e si innamora. Il 17° film di Hong, prolifico regista, purtroppo sconosciuto al mercato italiano, traccia 2 linee temporali in cui si ripete la stessa storia, correggendo gli aspetti meno riusciti della prima parte. Cinema minimalista, ma estremamente denso di significati e di sentimenti semplici e quotidiani. L’assunto dello sliding doors è meno sensazionalistico di quello hollywoodiano, ma più efficace nella verosimiglianza dei personaggi, nei toni più posati e nella realisticità del tempo, resa con lunghi piani-sequenza a camera fissa: al centro gli attori (realmente) ubriachi e i loro dialoghi, anche inconcludenti, ma veri. Pardo d’oro e premio per il Miglior Attore a Locarno 2015.

Locandina italiana Il favoloso mondo di Amelie

Un film di Jean-Pierre Jeunet. Con Audrey Tautou, Mathieu Kassovitz, Dominique Pinon, Rufus, Jamel Debbouze.  Titolo originale Le Fabuleux destin d’Amélie Poulain. Commedia, durata 120 min. – Francia 2001. MYMONETRO Il favoloso mondo di Amelie * * * * - valutazione media: 4,04 su 95 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Amélie cresce in provincia, siamo in Francia. Suo padre è un medico fin troppo originale: visita ogni mese la figlia, che si agita ogni volta, e crede che sia malata di cuore. La madre, uscita dalla chiesa, viene schiacciata da una suicida. Più grande la ragazza va a Parigi. Fa la cameriera e incontra tanta gente. Il 31 agosto 1997 è il giorno decisivo della sua vita: vede in tv il servizio dulla morte di lady Diana, le cade di mano un tappo di bottiglia che finisce sotto una piastrella, dove Amélie trova una vecchia scatola di cianfrusaglie (figurine, la foto di un calciatore, un ciclista di ferro). Si mette in testa di rintracciare il proprietario, che a quel punto avrà una cinquantina d’anni. Lo trova, gli restituisce il “ricordo” e gli cambia la vita.Da quel momento decide di far felice il prossimo, ed ecco una galleria di personaggi secondo la tradizione del cinema francese…dell’arte: un pesce che cerca continuamente di suicidarsi, un impiegato dei treni in pensione che oblitera le foglie delle piante di sua moglie, un pittore che falsifica una volta l’anno un dipinto di Renoir, un cieco che Amélie accompagna, descrivendogli ciò che vede. Il film è stato un “caso”. Negli USA ha battuto l’incasso del nostro La vita è bella. In Francia il chiasso è stato altissimo, con riferimenti al grande cinema del passato, da Carné a Malle ( Zazie nel metro), a Lelouch alla magica scrittura di Prévert. Con tutto il rispetto, la sceneggiatura di Jeunet-Laurent, spumeggiante e fantasiosa, non si avvicina certamente allo spessore di Prévert. Dunque Amélie più che beatificata, va considerata una bella storia, diversa e curiosa, che fa star bene, uscita nel momento propizio. Ma noi continuiamo a preferire Benigni.

Locandina Gerry

Un film di Gus Van Sant. Con Matt DamonCasey AffleckDrammaticodurata 103 min. – USA, Argentina 2002MYMONETRO Gerry ****- valutazione media: 4,01 su 14 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Due ragazzi di nome Gerry (Matt Damon e Casey Affleck, autori insieme a Van Sant della sceneggiatura) si perdono nel deserto. Questo il plot del film che ha segnato il punto di svolta dello stile registico del pittore dello schermo americano. Gerry costituisce infatti il primo capitolo di una trilogia dedicata alla giovinezza (Elephant e Last Days i due successivi), nella quale Van Sant, rinunciando al ritmo del montaggio, si fa portavoce di una concezione lenta e meditativa del tempo cinematografico.
La steadycam segue gli ipnotici vagabondaggi dei due protagonisti attraverso lunghi piani sequenza che registrano la loro quotidianità e in sottofondo i suoni della natura di questo paesaggio ostile, privo di un centro e di punti di riferimento, all’interno del quale anche noi spettatori finiamo per perderci.
In questo “western dell’anima” protagonista si fa allora il cammino, mezzo di liberazione e purificazione attraverso le prove alle quali il deserto (metafora della vita) sottopone i due Gerry. E non importa quale sia la meta, tanto – dice Gerry/Damon – “tutte le strade portano nello stesso posto”.
I dialoghi beckettiani al limite dell’assurdo, il minimalismo narrativo, lo scenario ora selvaggio ora lunare del deserto della Death Valley, ne fanno un’opera profonda e poetica in cui regna un senso di attesa quasi metafisico.

Regia di Gregory La Cava. Un film Da vedere 1936 con William PowellCarole LombardEugene PalletteMischa AuerAlice BradyGail PatrickCast completo Titolo originale: My Man Godfrey. Genere Commedia – USA1936durata 95 minuti. – MYmonetro 4,00 su 3 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Uomo d’affari con moglie e due figlie assume maggiordomo che si rivela perfetto in tutto, s’arricchisce, si mette in proprio e sposa una figlia dell’ex padrone. Tratta dal romanzo di Eric Hatch – che scrisse la sceneggiatura con Morrie Ryskind – è una delle più spiritose e calibrate commedie sofisticate degli anni ’30. Non manca di prudenti intenzioni e insinuazioni di critica sociale (i vantaggi di essere disoccupati…) sulla Grande Depressione, appena superata. È soprattutto un film di attori, come dimostrano le 4 candidature agli Oscar, oltre a quelle per regia e sceneggiatura.

Regia di Jaco Van Dormael. Un film Da vedere 2015 con Pili GroyneBenoît PoelvoordeCatherine DeneuveFrançois DamiensYolande MoreauCast completo Titolo originale: Le Tout Nouveau Testament. Genere CommediaFantasy, – LussemburgoFranciaBelgio2015durata 113 minuti. Uscita cinema giovedì 26 novembre 2015 distribuito da I Wonder Pictures. Oggi tra i film al cinema in 4 sale cinematografiche Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 – MYmonetro 3,24 su 13 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Dio è un essere volgare che tiranneggia la moglie e i figli e governa il mondo con il computer in base al principio “odia il prossimo tuo”. JC, il figlio maggiore, è fuggito e ha cercato di rimediare agli errori del padre, ma ha fallito. Ci riprova Ea, la figlia di 10 anni, che invia a tutti gli uomini una mail con la loro data di morte. “Fu giudicato da molti il film più delirante presentato quest’anno a Cannes” (Guillaume Gas). Opera d’arte cinematografica totale che fluisce e refluisce continuamente dal comico al tragico, dal dramma alla satira, dall’ironia alla poesia, dall’iperreale al surreale, dal grottesco all’epico, in un fuoco d’artificio di invenzioni narrative, figurative e registiche di altissimo livello che sorprendono e spiazzano fino a rapirti nella visione e a trasportarti nella dimensione della pura fantasia. L’assunto di partenza – l’esistenza di un Dio sadico che si diverte a torturare gli uomini – può sembrare un’idea balzana: si tratta invece di un’eresia gnostica risalente al I secolo a.C., che fu ripresa nel XII dalla chiesa dei catari, poi annientata con una crociata (1208) dalla chiesa cattolica.

Regia di Giorgio Diritti. Un film Da vedere 2009 con Alba RohrwacherMaya Sansa, Claudio Casadio, Greta Zuccheri MontanariStefano BicocchiEleonora MazzoniCast completo Genere Drammatico, – Italia2009durata 117 minuti. Uscita cinema venerdì 22 gennaio 2010 distribuito da Mikado Film. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 – MYmonetro 3,96 su 13 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Quella di Monte Sole (BO) è la più grave delle stragi fatte dalle truppe tedesche dopo l’8-9-1943: 771 civili (216 bambini) massacrati dalle SS tra il 22-9 e il 5-10-1944 per aver aiutato i partigiani della Brigata Stella Rossa. Al centro del 2° film – prodotto e diretto dal bolognese Diritti dopo Il vento fa il suo giro – c’è la bambina Martina che fa da filtro alla vicenda storica. Da quando le è morto in braccio un fratellino, ha smesso di parlare. Tiene un diario. Nel dicembre 1943, la sua mamma rimane ancora incinta: quando il fratellino nasce in settembre, Martina s’impegna a salvarlo: è lui l’uomo che verrà. È un’altra storia di una comunità montana, ma in tempi tragici. L’assillo del realismo spinge Diritti a far parlare le 2 attrici professioniste e gli altri interpreti nel dialetto bolognese di allora. Un film sulla Resistenza così non si era mai visto: senza eroi né eroismi, senza una divisione netta tra “buoni” e “cattivi”, con un impianto antropologico che diventa epico: la guerra raccontata dal basso, dalle sue vittime. Non mancano gli spunti fantastici, un’ombra di fiabesco in una favola tragica. Il puntiglio di verità retrospettiva permea la mobilissima fotografia di Roberto Cimatti e i costumi “invisibili” di Lia Francesca Morandini. Come in Olmi, il senso del sacro è profondamente legato alla cultura contadina e al rapporto con la Natura, ma con una netta dimensione femminile. Scritto con Giovanni Galavotti, Tania Pedroni. Prodotto da Aranciafilm/Rai Cinema. 3 David di Donatello: miglior film, produttore e fonico in presa diretta. Distribuito da Mikado. 200 giorni in cartellone al Mexico di Milano.