Category: 4.00/4.09


Poster MasqueradeUn film di Chang-min Choo. Con Han Hyo-joo, Byung-hun Lee, Seung-Ryong Ryu, In-kwon Kim, Gwang Jang. Drammatico, durata 131 min. – Corea del sud 2012. MYMONETRO Masquerade * * * * - valutazione media: 4,00 su 1 recensione.

A Joseon il re è ormai paranoico: vede congiure ovunque e diffida di chiunque, specie della moglie, che trascura in favore di varie concubine. Dopo essere stato drogato in seguito a un attentato, il Capo Consigliere e il Capo Eunuco decidono di sostituirlo temporaneamente con un sosia, perpetuando l’illusione di un re sul trono di Corea. Il sostituto è un guitto, di umili origini e dal greve umorismo, ma, superati gli imbarazzi iniziali, finisce per assumere una confidenza sempre maggiore con i meccanismi della politica di corte, forte di una coscienza limpida e di uno sguardo disinteressato.
Masquerade è operazione oltremodo astuta, un crocevia di aspirazioni e contributi tecnici che accontenta il pubblico ma osa il giusto anche in direzione dei meno smaliziati. Se si fosse a Hollywood a produrre sarebbe Miramax e potrebbe scapparci anche un Oscar o più; ma la Corea del Sud è sempre meno lontana da simili standard produttivi e i dieci milioni di dollari di incasso abbondantemente superati dicono più di mille parole sullo stato di grazia di una cinematografia in costante ascesa. A livello di mera tecnica si rasenta l’eccellenza e l’ambientazione storica in costume non fa che esaltare la cura per il particolare, ma è tutto il meccanismo narrativo, specie l’alternanza dei registri, a testimoniare di una padronanza mirabile tanto dei tempi comici che della virata verso il dramma dell’epilogo. Si ride, si piange e infine si riflette, appagati, senza arzigogoli, come se Selznick fosse ancora tra noi e avesse scelto di dimorare a Seoul. Continua a leggere

Locandina Il figlioUn film di Luc Dardenne, Jean-Pierre Dardenne. Con Olivier Gourmet, Morgan Marinne, Isabella Soupart Titolo originale Le fils. Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 103 min. – Belgio, Francia 2002. MYMONETRO Il figlio * * * * - valutazione media: 4,06 su 16 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Olivier è un falegname che insegna in una scuola di avviamento alle professioni. Da quando suo figlio è stato ucciso da un undicenne e sua moglie lo ha lasciato l’uomo si dedica totalmente al lavoro. Un giorno arriva nella scuola Francis, l’assassino del figlio, scarcerato dopo alcuni anni di detenzione e ora immesso in un percorso di recupero. Olivier, dopo qualche incertezza, chiede di averlo nella sua classe. Lui sa bene chi è mentre il ragazzo ignora di essere di fronte al padre della propria vittima.
Ancora una volta i Dardenne decidono di utilizzare la tecnica del pedinamento che in questa occasione assume il valore simbolico di una ricerca. Olivier, anche se ancora lacerato da un desiderio di vendetta, di fatto sta cercando quel figlio che non ha più proprio in chi glielo ha sottratto e Francis in fondo ha bisogno di un padre. Potrebbe sembrare innaturale e troppo ‘cinematografica’ la decisione di Olivier di rinunciare a vendicarsi di chi gli ha devastato la vita. Ma i Dardenne ne sono consapevoli e costruiscono (e seguono) il tormento dell’uomo senza forzature. Non è un caso che ci sia un dialogo con la ex moglie (ora incinta di un altro) che gli chiede che senso abbia comportarsi così nei confronti dell’omicida del figlio. La risposta di Olivier non è immediata proprio perché si sta ancora sviluppando un percorso.
La forza del cinema dei due registi belgi sta proprio in questo: nel non offrire mai soluzioni facili e che non provengano dallo sviluppo di un pensiero che finisce col farsi azione. Si osservi con attenzione la sequenza in cui Olivier entra nell’abitazione di Francis di nascosto e si sdraia sul suo letto e ci si chieda quale intenzione nasconda. Si vedrà che quell’intenzione sta al centro di tutto il cinema dei Dardenne: cercare di comprendere (che non significa affatto semplicisticamente ‘giustificare’) l’altro. La confidenza tra i due si sviluppa per quasi impercettibili passi in avanti dove non c’è qualcuno che vuole educare anche perché l’altro non vuole essere educato. Continua a leggere

The Apu Trilogy comprises three Bengali films directed by Satyajit Ray: Pather Panchali (1955), Aparajito (1956) and Apur Sansar (1959). They are based on two Bengali novels written by Bibhutibhushan Bandopadhyay: Pather Panchali (1929) and Aparajito (1932). The original music for the films was composed by Ravi Shankar.

Produced on a shoestring budget[1] of Rs. 150,000 ($3000 — about $30,000 in 2014 dollars)[2] using an amateur cast and crew,[3] the trilogy is a milestone in Indian cinema and remains one of the finest examples of the Parallel Cinema movement. The three films went on to win many national and international awards, including three National Film Awards and seven awards from the Cannes, Berlin and Venice Film Festivals. They are today frequently listed among the greatest films of all time and are often cited as the greatest movies in the history of Indian cinema.[4] Continua a leggere

Un film di Andrei Tarkovskij. Con Margarita Terekhova, Anatolij Solonitsyn, Alla Demidova, Yuri Nazarov, Nikolaj Grinko Titolo originale Zerkalo. Drammatico, durata 105 min. – URSS 1974. MYMONETRO Lo specchio * * * * - valutazione media: 4,00 su 12 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Dice il regista: “Il protagonista è un uomo sui quarant’anni che si sforza di fare un bilancio della vita precedente… Sullo schermo vanno avanti di pari passo tre storie: la prima è costituita dai ricordi dell’infanzia; la seconda è composta delle cronache di avvenimenti storici vissuti e compresi sotto un’angolazione prettamente individuale; la terza è formata da ragionamenti psicologici che sono un po’ la sintesi di tutto il discorso”. Un film affascinante, anche se di non facile lettura. Continua a leggere

Il castello maledetto è una pellicola americana horror del 1932, diretta da James Whale e interpretata da Boris Karloff, Charles Laughton e Gloria Stuart.

La pellicola venne prodotta un anno dopo la celebre interpretazione di Karloff di Frankenstein, ma a dispetto della presenza di Karloff la pellicola venne ignorata al botteghino, rivelandosi un grosso insuccesso negli Stati Uniti, mentre fu accolto con grosso favore nel Regno Unito dove il distintivo humour nero del regista Whale venne meglio compreso. Per diversi anni la pellicola venne annoverata tra i film perduti fino a quando alla fine degli anni ’60 non ne riemersero i negativi grazie alle ricerche di Curtis Harrington che li recuperò negli archivi della Universal Studios e ne curò il restauro.

Mentre cercano riparo da un tremendo acquazzone in una remota regione del Galles, alcuni viaggiatori vengono accolti in una tenebrosa e sperduta magione appartenente alla oscura casata dei Femm. Cercando di essere gentili con i loro ospiti, i malcapitati dovranno scontrarsi con i modi bruschi e foschi del padrone di casa, il tenebroso Horace Femm e con l’ossessiva e malevola sorella Rebecca. Le cose volgeranno al peggio quando il brutale maggiordomo della casa Morgan, dopo essersi ubriacato, libererà suo fratello Saul, uno psicotico piromane che cercherà di dare fuoco alla magione con tutti i suoi occupanti. Continua a leggere

Locandina L'ultimo dei mohicaniUn film di Michael Mann. Con Daniel Day-Lewis, Madeleine Stowe, Russell Means, Eric Schweig, Jodhi May. Titolo originale The Last of the Mohicans. Western, durata 130 min. – USA 1992. MYMONETRO L’ultimo dei mohicani * * * * - valutazione media: 4,02 su 51 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

La Guerra dei sette anni è sbarcata oltre oceano. È il 1757. Le colonie americane sono terreno fertile per sangue e morti. Inglesi e francesi si contendono le terre, mentre le tribù autoctone decidono da quale parte schierarsi e a chi giurare una presunta fedeltà. Tra loro anche Nathan, nato inglese e adottato dai Mohicani, corre tra foreste e fiumi in cerca di una pacifica convivenza tra coloni e invasori. Gli equilibri verranno presto spezzati dalla crescente tensione tra le forze europee e dai labili patti che legano gli indigeni ai due schieramenti.
Tratto dal romanzo omonimo di J.F. Cooper e remake de I re dei pellerossa (1936), L’ultimo dei Mohicani è un kolossal in grande stile, epico racconto in cui l’interesse per la narrazione cede il passo all’azione. Micheal Mann procede di corsa, parte in medias res e avanza senza soste in un continuo susseguirsi di fughe e assedi. Tanto affanno e poche parentesi per il pensiero in un film dove lo spazio per l’animo dei personaggi è minimo e le azioni parlano per loro.
Questo registro espressivo pragmatico e poco dedito all’approfondimento psicologico dei caratteri è però funzionale a quel mondo selvaggio, dominato dalle armi, in cui la diplomazia si scopre arte faticosa e sterile, mentre la violenza divide facilmente il mondo in morti e vivi, vincitori e vinti. Con l’amore a fungere da unico antidoto. L’interesse principale ricade sullo scontro tra culture in cui solo l’habitat si distingue per purezza. I colonizzatori sono ingordi e non c’è più ingenuità nel popolo ospitante perché la contaminazione è già parte del Nuovo Mondo. Eppure la divisione è ancora netta, con gli invasori dediti al rispetto dei propri doveri e gli indigeni impegnati nella salvaguardia dei propri diritti. Continua a leggere

Locandina Stasera ho vinto anch'ioUn film di Robert Wise. Con Robert Ryan, Audrey Totter, George Tobias, Wallace Ford. Titolo originale The Set-Up. Drammatico, Ratings: Kids+13, b/n durata 72 min. – USA 1949. MYMONETRO Stasera ho vinto anch’io * * * * - valutazione media: 4,00 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Raggirato dal suo stesso manager che speculava con le scommesse sulle sue sconfitte, un pugile ormai al termine della carriera decide di far di testa sua e riesce a vincere per KO il suo ultimo match. Il disonesto manager perde una grossa somma e, al termine del combattimento, lo fa punire in modo tale da non consentirgli più di boxare. Continua a leggere

Locandina italiana Nanuk l'eschimeseUn film di Robert J. Flaherty. Con Nanook, Nyla, Cunayou, Allee, Allegoo Titolo originale Nanook From the North. Documentario, Ratings: Kids+16, b/n durata 58 min. – USA 1922. MYMONETRO Nanuk l’eschimese * * * * - valutazione media: 4,08 su 7 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

La vita di una famiglia eschimese, formata da Nanuk, dalla moglie Nyla e dai loro figli, seguita nella dura vita quotidiana, da un’estate all’inverno successivo, in un villaggio nei pressi della Baia di Hudson. Nanook of the North (Nanuk l’eschimese), primo fondamentale esempio di cinema documentario capace di raggiungere un successo mondiale, fu girato dall’esploratore Robert Flaherty in due lunghi anni di pellegrinaggio nel Circolo Polare Artico a temperature proibitive.
A metà tra il film antropologico e il documentario didattico, Flaherty “riesce a regalare la descrizione di una società alternativa alla nostra, tanto affascinante e complessa da non doversi piegare di fronte a nessuno, una civiltà con tecniche proprie, come la costruzione di un igloo, oppure il loro modo per ripararsi dalla tempesta…”
Nel 1994 il regista Claude Massot ha girato il film Kabloonak, che racconta le vicende delle riprese di Nanuk e le relazioni di amicizia che nacquero tra il regista americano, Nanook e gli Eschimesi Inuit. Continua a leggere

Locandina italiana Guardiani della GalassiaUn film di James Gunn. Con Chris Pratt, Zoe Saldana, Dave Bautista, Vin Diesel, Bradley Cooper. Titolo originale Guardians of the Galaxy. Azione, Ratings: Kids+13, durata 121 min. – USA 2014. – Walt Disney uscita mercoledì 22 ottobre 2014. MYMONETRO Guardiani della Galassia * * * 1/2 - valutazione media: 3,77 su 51 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Il giorno in cui sua madre muore, il piccolo Peter Quill viene misteriosamente risucchiato nello spazio. Yondu, un umanoide dalla pelle blu, non lo consegna a chi di dovere e lo alleva insieme alla sua squadra di fuorilegge noti come Ravager. Ventisei anni dopo, nel 2014, Peter è un audace avventuriero dello spazio che si fa chiamare Spacelord e va a zonzo su una nave lercia, dove ascolta sempre e soltanto la musicassetta che aveva con sé quel fatidico giorno del 1988. Entrato per caso in possesso di una sfera misteriosa, Quill scopre che il feroce Ronan è determinato ad averla per distruggere il pianeta Xandar e molto probabilmente non solo quello. Per sventare il piano apocalittico di Ronan, Peter si allea quindi con una squadra di ricercati come lui: il procione Rocket, mago della meccanica, il suo amico Groot, una creatura dalle sembianze d’albero, la bella e dannata Gamora e il grosso Drax, assetato di vendetta.
Nessuna carriera sfolgorante alle spalle come quelle degli Avengers, nessun pianeta di appartenenza da proteggere con la vita, nessun superproblema (o forse troppi), nessuna famiglia, nessun legame. Questo il curriculum di partenza dei singoli Guardiani della Galassia, ma metteteli insieme per caso e tutto cambia. È già nella prima inquadratura del film (o dovremmo dire della saga che si avvia a diventare) la forza di questo riuscito cinecomic, in quel “Awesome Mix” scritto a penna sulla compilation fatta in casa. E non solo perché quel che funziona al meglio, nella space-opera di James Gunn, è il gruppo dei protagonisti – un favoloso miscuglio che ricorda quello di Guerre Stellari e ancor più della parodia di Mel Brooks -, ma anche perché, come nel mix musicale di Peter ci sono le canzoni del passato (le preferite dalla mamma), così nel film ci sono strati e strati di passate glorie cinematografiche di tutti i generi (dai prison movie a Footloose), testimonianze dirette dei gusti di chi firma e dello spirito leggero e appassionato dell’operazione. Continua a leggere

Locandina Il pianistaUn film di Roman Polanski. Con Adrien Brody, Thomas Kretschmann, Frank Finlay, Emilia Fox, Maureen Lipman.Titolo originale The Pianist. Drammatico, durata 148 min. – Polonia 2002. – 01 Distribution uscita venerdì 25 ottobre 2002. MYMONETRO Il pianista * * * * - valutazione media: 4,08 su 75 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Torna l’Olocausto, e per mano di un “autore”. Pareva che Spielberg avesse detto l’ultima parola, invece ecco una storia sul ghetto di Varsavia. Siamo nel ’38.Comincia a stringersi la tenaglia nazista che produrrà le prime limitazioni per gli Ebrei: prima leggere -la stella di Davide cucita sul braccio- poi pesanti, poi intollerabili, poi mortali. Fino alla decimazione. Wladyslaw, giovane, talentoso pianista, sta suonando Chopin per una registrazione radiofonica proprio mentre arriva la notizia dell’invasione nazista della Polonia. Il giovane assiste all’orribile spirale: tutta la famiglia deportata e poi le condizioni del ghetto: bambini che muoiono di fame, gente uccisa per nulla, e una piccola parte di ebrei che tradiscono per sopravvivere. Alla fine Wladyslaw è di nuovo al piano, proprio come all’inizio. Ma naturalmente l’esperienza lo ha devastato. Niente, neppure Chopin sarà più come prima. Il film ha vinto la Palma d’oro al festival di Cannes 2002. Molti hanno disapprovato. Continua a leggere

user posted imageTitolo originale: Rio Grande Lingua originale: inglese Paese di produzione: USA Anno: 1950 Durata: 105 min Colore: B/N Genere: western Regia: John Ford

Rio Bravo (Rio Grande) è un film del 1950 diretto da John Ford. Fa parte della trilogia della cavalleria di John Ford assieme a Il massacro di Fort Apache (1948) e a I cavalieri del Nord Ovest (1949).
Nel 1879 (“15 anni dopo Shenandoah”) il colonnello York è al comando di un campo della cavalleria, sulla frontiera texana con il compito di sedare le continue scorribande indiane.
Un giorno, in un gruppo di giovanissimi giunti per l’addestramento, arriva anche Jefferson York, il figlio che il colonnello non vede da 15 anni. Da quando, capitano dei nordisti, per ordini superiori, dette fuoco a molte fattorie sudiste, compresa quella della famiglia di sua moglie, con la quale da quel giorno non ha più alcun rapporto.
Il ragazzo aveva provato la carriera del padre ma, non avendo superato le prove di matematica a West Point aveva ripiegato per la carriera da soldato semplice. Il padre lo accoglie con freddezza e col distacco che si addice ai rispettivi ruoli, ma poi ha istintivamente un atteggiamento protettivo.
Quando il ragazzo sta cominciando a mostrare il suo valore, non senza aver già partecipato a “sane” scazzottate con i colleghi, al campo arriva a sorpresa sua madre. La donna è decisa a riportare a casa il ragazzo, essendo disposta a pagare il salatissimo riscatto per il congedo anticipato. Congedo, la cui richiesta deve essere sottoscritta dallo stesso ragazzo, e la cui autorizzazione deve essere concessa dal comandante, suo padre. Due cose che paiono subito molto complicate per la signora York.
Tra York e la moglie c’è grande affabilità ma anche molta freddezza. Sebbene siano ancora molto attratti l’un l’altra, lei non l’ha ancora perdonato, e lui non ha la minima idea di chiederle scusa, ritenendo di aver fatto sempre e solo il proprio dovere. Continua a leggere

Un film di Frank Capra. Con James Stewart, Claude Rains, Jean Arthur, Harry Carey, Edward Arnold. Titolo originale Mr. Smith Goes to Washington. Commedia, b/n durata 129 min. – USA 1939. MYMONETRO Mister Smith va a Washington * * * * - valutazione media: 4,08 su 10 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Due politicanti hanno bisogno di un uomo di paglia che possa portare avanti, a Washington, una legge che favorirà certe speculazioni. La scelta cade su Mr. Smith (Stewart), uomo bonario, apparentemente condizionabile, forse anche un po’ sprovveduto. Eletto senatore Smith va a Washington. Una giornalista prezzolata fa in modo che venga sistematicamente distratto dalle situazioni. Ma l’uomo, nell’atmosfera epica della capitale, prende coscienza del suo ruolo e dimostra ben presto di non essere quello che tutti credevano. Si rende conto dell’imbroglio e comincia la sua battaglia personale contro gli speculatori. Naturalmente i marpioni gli rivoltano tutto contro; inventando ogni genere di calunnia, fanno apparire lui il disonesto. Ma Smith non demorde, con un lunghissimo discorso al Senato riesce a commuovere tutti, e quando cade svenuto, anche il suo più acerrimo nemico si arrende e confessa. Insieme a È arrivata la felicità, Arriva John Doe e La vita è meravigliosa, questo film è uno dei più rappresentativi della carriera di Capra, uno dei massimi autori del cinema. Continua a leggere

Risultati immagini per Titti e Silvestro - dvdMi è semblato di vedele un gatto. Ciò che vedi è ciò che ottieni – e qualcosa di più – in questi Looney Tunes dell’Epoca d’Oro dell’animazione Warner Bros. per la prima volta in DVD. Il canarino diffidente del gatto e il gatto affamato del canarino catturano le luci della ribalta e l’Oscar® d’oro (Miglior soggetto per corto animato – 1947) con la loro prima apparizione in coppia in La Torta di Titti. Peli e piume volano anche in Cattivone di un Gatto e il divertimento deraglia in Compagni di Viaggio. Silvestro, Daffy Duck, Pallino: tanti cervelli di gallina…altrettanti imperdibili cartoni che costituiscono dei classici dell’ilarità animata! E un contenuto extra insegna ai ragazzi come disegnare i loro personaggi preferiti dei Looney Toons!

Restaurato. Rimasterizzato. Integrale. Il disco racchiude i seguenti episodi: 1.Cattivone di un gatto; 2.Compagni di viaggio; 3.Un albero tranquillo; 4.E’ proibita la caccia; 5.Scambio di regali; 6.Quel grazioso canarino; 7.Silvestro ai grandi magazzini; 8.Il gatto delle nevi; 9.La torta di Titti; 10.E’ ora di sloggiare; 11.Pronta consegna; 12.Vecchie glorie; 13.La grande rapina al salvadanaio; 14.Zuppa di anatra in fumo; 15.Porky in Strambilandia

 

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Un film di Howard Hawks. Con Walter Brennan, Gary Cooper, Joan Leslie, George Tobias, Margaret Wycherly. Titolo originale Sergeant York. Avventura, Ratings: Kids+13, b/n durata 134 min. – USA 1941. MYMONETRO Il sergente York * * * * - valutazione media: 4,00 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Hollywood, che ne aveva costruito il personaggio con molta attenzione, nel 1940 attribuì a Gary Cooper (su precisa disposizione di Washington) un ruolo decisamente importante, quello del leggendario sergente Alvyn York, che era stato il massimo eroe americano della prima guerra mondiale. Il fatto non era solo cinematografico, l’America era sul punto di entrare in guerra, ma una gran parte del governo premeva per il non intervento, la stessa opinione pubblica era confusa. La storia di York era straordinariamente esemplare: era un contadino del Tennessee che non voleva combattere per motivi religiosi. Lo fece soltanto quando capì che combattere avrebbe contribuito a salvare altre vite, e la libertà. Diretto da Hawks, un grande autore, oltre che narratore, Cooper fu magnifico. Le sequenze, col suo lungo fucile, in cui cattura un’intera compagnia, il suo dolore consapevole, il ritorno a casa, il matrimonio con la fidanzata che l’ha aspettato paziente contribuirono a convincere gli americani più di tutti i proclami e le propagande. La missione era dunque compiuta. Certo, il film aveva grandi qualità, con un’attenzione quasi europea al realismo e al rigore e diede modo a Cooper di vincere il suo primo Oscar. Un attore, dunque, può contribuire a vincere la guerra. Se è Gary Cooper. Continua a leggere

Un film di Andrzej Zulawski. Con Fabio Testi, Jacques Dutronc, Romy Schneider, Nicoletta Machiavelli Titolo originale L’important c’est d’aimer. Drammatico, durata 110 min. – Francia 1975. MYMONETRO L’importante è amare * * * * - valutazione media: 4,08 su 7 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Un fotografo in cerca di immagini piccanti incontra per caso un’attrice non più giovane ma ormai dimenticata. L’uomo se ne invaghisce e si mette finanziariamente nei guai per lei. Continua a leggere

Risultati immagini per L'Orribile VeritàUn film di Leo McCarey. Con Alexander D’Arcy, Irene Dunne, Ralph Bellamy, Cary Grant. Titolo originale The Awful Truth. Commedia, b/n durata 92 min. – USA 1937. MYMONETRO L’orribile verità * * * * - valutazione media: 4,00 su 8 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Una delle migliori commedie americane su una coppia che si appresta a divorziare ma che, nei novanta giorni tra la sentenza e il momento in cui questa deve diventare esecutiva, scopre nuovamente d’amarsi. Continua a leggere

Risultati immagini per Lunghi AddiiUn film di Kira Muratova. Con Zinaida Sharko, Oleg Vladimirsky, Tatyana Mychko, Yuri Kayurov, Svetlana Kabanova, Lidiva Dranovskaya, Lidiya Brazilskaya Titolo originale Dolgie provody. Drammatico, durata 97 min. – URSS 1971. MYMONETRO Lunghi addii * * * * - valutazione media: 4,00 su 1 recensione.

È davvero un lungo addio quello fra una madre tormentosa e opprimente, divorziata dal marito archeologo, e suo figlio Ustinov, silenzioso e solitario come uno spettro, in sua presenza. Lei vorrebbe penetrare nel complicato mondo del figlio, lui dal canto suo, vorrebbe che non invadesse anche quello, tanto da costruire un muro di parole ripetute mille volte e di mutismi assordanti che si frappone nel loro rapporto, già parecchio alienante e tortuoso. Fino a quando non riemergerà la figura del padre, portando nella mente di Ustinov il pensiero di una nuova vita, lontano da gelosie, rimproveri e consigli materni inopportuni.
Censurata fino alla Glasnost del 1987 (quell’ampia riforma politica atta a rimuovere corruzioni e privilegi dell’apparato governativo sovietico), la Muratova – una delle più celebri registe russe del XX secolo, parecchio influenzata dalla Nouvelle Vague -, dimostra tutto il suo anticonvenzionale talento nel dirigere (in una Russia che deve fare ancora i conti con le revisioni dello stalinismo) una pellicola moderna e d’avanguardia come questa, ben attenta a non compiere giri di boa, attorno a randagismi sentimentali banali, che potrebbero far cadere la trama (peraltro perfetta) nei più ovvi cliché. Ottima la sceneggiatura che scava alla ricerca dello straordinario nell’ordinario di tutti i giorni; tanto appassionante che è impossibile non riuscire a comprendere le inadeguatezze, i masochismi, le depressioni e le monotonie dei personaggi, veri motivi dei comuni lunghi addii.
Un particolare plauso va all’attrice teatrale e cinematografica Zinaida Sharko (una sorta di Claudia Cardinale russa), perfettamente calata nel ruolo di una madre che alterna la civetteria con gli altri uomini alla debole gelosia per le ragazze che il figlio bacia, ma che fondamentalmente cerca, con una notevole punta di disperazione, di non farsi abbandonare per la seconda volta. Bravo anche Oleg Vladimirsky nel ruolo dello sfuggevole Ustinov, che oggi è un affermato fotografo artistico. Continua a leggere

Risultati immagini per Interstella 5555

Un film di Kazuhisa Takenouchi. Titolo originale Interstella 5555: The 5tory of the 5ecret 5tar 5ystemAnimazionedurata 67 min. – Giappone, Francia 2003MYMONETRO Interstella 5555 – The 5tory of The 5ecret 5tar 5ystem valutazione media: 4,00 su 7 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Chiariamolo subito: Interstella 5555 è “sine ulla dubitatione” uno dei migliori film di animazione degli ultimi 20 anni, un’opera di puro genio che riesce a fondere in maniera sublime musica e animazione, patos ed emozioni, in un caleidoscopico cocktail di note e colori. L’idea del gruppo dance francese Daft Punk di arruolare il regista culto nipponico, autore di serie storiche, rimaste nell’immaginario di molti appassionati di cinema giapponese, come Galaxy Express 999 e Capitan Harlock, si dimostra felice, feconda e potenzialmente foriera di ottimi risultati anche nel lungo periodo.
Interstella 5555 riesce a essere contemporaneamente un musical, un film di fantascienza, un dramma romantico e appassionante ed una fiaba a lieto fine. La follia creativa di Matsumoto si esplica nella trama (quattro musicisti provenienti da un’altra galassia vengono rapiti da un malvagio impresario, il cui scopo è quello di manipolarli e trasformarli nel gruppo pop più noto sulla Terra, per arricchirsi alle loro spalle) e nella realizzazione tecnica che lascia sbigottiti per l’uso accecante della luce e gli onnipresenti effetti policromatici che il regista utilizza per dipingere fondali iridescenti e cascate di tinte pastello che piovono sullo spettatore attonito e stupefatto.

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Risultati immagini per Il Silenzio è D'OroUn film di René Clair. Con Maurice Chevalier, François Périer, Marcelle Derrien Titolo originale Le silence est d’or. Commedia, Ratings: Kids+13, b/n durata 90′ min. – Francia 1946. MYMONETRO Il silenzio è d’oro * * * * - valutazione media: 4,00 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Regista del cinema muto, gran dongiovanni impenitente al tramonto, dà spregiudicate lezioni di seduzione a un giovane allievo che s’innamora di una coetanea che il maestro _ in contraddizione con sé stesso _ vorrebbe sposare. In chiave autobiografica non priva di amarezza, è una dichiarazione d’amore al cinema muto delle origini e una divertita, ma anche commossa, ricostruzione della Belle Époque. L’intrigo sentimentale _ paragonato dall’autore, un po’ abusivamente, a quello della Scuola delle mogli di Molière _ non è originale, ma serve da tramite per il resto. Tenero, divertente, qua e là caustico. È il 1° film che R. Clair girò in Francia dopo il suo soggiorno americano, e il migliore tra quelli fatti dopo la guerra. Nella parte di Chevalier doveva esserci Raimu che morì poco prima delle riprese. Continua a leggere

Locandina Lo scoiattoloUn film di Ernst Lubitsch. Con Pola Negri, Victor Janson, Paul Heidemann, Wilhelm Diegelmann, Hermann Thimig, Edith Meller, Marga Köhler, Paul Graetz, Max Gronert, Erwin Kopp, Paul Biensfeldt Titolo originale Die Bergkatze. Commedia, durata 81 min. – Germania 1921. MYMONETRO Lo scoiattolo * * * * - valutazione media: 4,00 su 1 recensione.

Lo Scoiattolo” (“Die Bergkatze”, letteralmente ‘il gatto delle montagne’) è stato il primo grande flop commerciale di Ernst Lubitsch, che invece amava moltissimo il film. Il primo conflitto mondiale è finito da poco, e il regista realizza un’opera modernissima e grottesca, una spassosa farsa sulla guerra dove si susseguono a gran ritmo battaglie (a palle di neve), inseguimenti e seduzioni, mentre tutto il paesaggio concorre a creare l’atmosfera surreale e fantastica in cui il film è immerso – per la messinscena Lubitsch incaricò il pittore e scenografo Ernst Stern, che aveva lavorato per lunghi anni con Max Reinhardt. Continua a leggere