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Risultati immagini per Bandiera Gialla kazanUn film di Elia Kazan. Con Jack Palance, Richard Widmark, Paul Douglas, Barbara Bel Geddes, Zero Mostel Titolo originale Panic in the Streets. Drammatico, b/n durata 93′ min. – USA 1950. MYMONETRO Bandiera gialla * * * 1/2 - valutazione media: 3,75 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Da una nave giunta da Orano a New Orleans sbarca un armeno, sospetto portatore di peste, e viene subito ucciso. Un medico coraggioso e la polizia cercano di bloccare una possibile epidemia. Serpeggia il panico. Un “nero” di prima classe, di taglio semidocumentaristico. Suspense, atmosfera, azione, e una suggestiva descrizione dell’ambiente portuale nello stupendo bianconero di Joe McDonald. Oscar per il soggetto a Edward e Edna Anhalt. Continua a leggere

Locandina italiana Una separazioneUn film di Asghar Farhadi. Con Sareh Bayat, Sarina Farhadi, Peyman Moadi, Babak Karimi, Ali-Asghar Shahbazi. Titolo originale Jodaeiye Nader az Simin. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 123 min. – Iran 2011. – Sacher uscita venerdì 21 ottobre 2011. MYMONETRO Una separazione * * * 1/2 - valutazione media: 3,75 su 42 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Nader e sua moglie Simin stanno per divorziare. Hanno ottenuto il permesso di espatrio per loro e la loro figlia undicenne ma Nader non vuole partire. Suo padre è affetto dal morbo di Alzheimer e lui ritiene di dover restare ad aiutarlo. La moglie, se vuole, può andarsene. Simin lascia la casa e va a vivere con i suoi genitori mentre la figlia resta col padre. È necessario assumere qualcuno che si occupi dell’uomo mentre Nader è al lavoro e l’incarico viene dato a una donna che ha una figlia di cinque anni e ed è incinta. La donna lavora all’insaputa del marito ma un giorno in cui si è assentata senza permesso lasciando l’anziano legato al letto, un alterco con Nader la fa cadere per le scale e perde il bambino.
Asghar Faradhi conferma con questo film le doti di narratore già manifestate con About Elly. Non è facile fare cinema oggi in Iran soprattutto se ci si è espressi in favore di Yafar Panahi condannato per attività contrarie al regime. Ma Faradhi sa, come i veri autori, aggirare lo sguardo rapace della censura proponendoci una storia che innesca una serie di domande sotto l’apparente facciata di un conflitto familiare. Il regista non ci offre facili risposte (finale compreso) ma i problemi che pone sono di non poco conto per la società iraniana ma non solo. Certo c’è il quesito iniziale non di poco conto: per un minore è meglio cogliere l’opportunità dell’espatrio oppure restare in patria, soprattutto se femmina? Perchè le protagoniste positive finiscono con l’essere le due donne. Entrambe con i loro conflitti interiori, con il peso di una condizione femminile in una società maschilista e teocratica ma anche con il loro continuo far ricorso alla razionalità per far fronte alle difficoltà di ogni giorno. Agghiacciante nella sua apparente comicità agli occhi di un occidentale è la telefonata che la badante fa all’ufficio preposto ai comportamenti conformi alla religione per sapere se possa o meno cambiare i pantaloni del pigiama al vecchio ottantenne che si è orinato addosso. Sul fronte opposto della barricata finiscono per trovarsi gli uomini che, o sono obnubilati dalla malattia oppure finiscono con l’aggrapparsi a preconcetti che impediscono loro di percepire la realtà in modo lucido. Ciò che va oltre alla realtà iraniana è l’eterno conflitto sulla responsabilità individuale nei confronti di chi ci circonda. Ognuno dei personaggi vi viene messo di fronte e deve scegliere. Sotto lo sguardo protetto dalle lenti di una ragazzina.
Una nota a margine: il cinema iraniano è veicolo stabile di una falsificazione narrativa che sta a priori di qualsiasi sceneggiatura. Sussistendo il divieto per le donne di mostrarsi a capo scoperto in pubblico i registi sono obbligati a farle recitare con chador o foulard vari anche quando le scene si svolgono all’interno delle mura domestiche narrativamente in assenza di sguardi estranei stravolgendo quindi la rappresentazione della realtà. Continua a leggere

Regia di Kim Ki-Duk. Un film Da vedere 2012 con Jung-Jin LeeJo Min-Su. Titolo originale: Pieta. Genere Drammatico – Corea del sud2012durata 104 minuti. Uscita cinema venerdì 14 settembre 2012 distribuito da Good Films. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14 – MYmonetro3,73 su 67 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Assunto da uno strozzino per ottenere il pagamento dei debiti dai clienti in ritardo, Kang-do si comporta come un macellaio, storpiando orribilmente le sue vittime e seminando la morte. Fino a quando non si presenta alla sua porta una donna che dice di essere la madre e si addossa la colpa di ogni suo crimine, pentita di averlo abbandonato alla nascita e lasciato crescere senza amore. Dopo averla sottoposta alle prove più terribili per accertarsi che dica la verità, Kang-do accetta finalmente la donna ma la paura di perderla lo mette, per contrappasso, nella posizione di scacco in cui ha sempre tenuto le sue vittime.  Continua a leggere

Risultati immagini per La mia Notte con MaudUn film di Eric Rohmer. Con Jean-Louis Trintignant, Françoise Fabian, Marie-Christine Barrault, Antoine Vitez Titolo originale Ma nuit chez Maud. Drammatico, b/n durata 110′ min. – Francia 1969. MYMONETRO La mia notte con Maud * * * 1/2 - valutazione media: 3,75 su 8 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

A Clermont-Ferrand un ingegnere della Michelin nota in chiesa una ragazza che non osa abbordare. La sera di Natale è invitato da un amico marxista a casa di Maud, libera pensatrice e divorziata. Costretto a passare la notte da lei, non si permette che un bacio. Il giorno dopo si decide a incontrare la ragazza. Cinque anni dopo incontra Maud, ma ora è sposato con Françoise, la ragazza della chiesa. Terzo dei “racconti morali” di Rohmer, fa perno su un dilemma, fondato sulla fedeltà alla scelta più che alla persona. Il protagonista-narratore respinge la seconda donna (Maud) in virtù della sua scelta iniziale (Françoise): ha scelto quel che non ha o addirittura, come qui, quel che non conosce. Optando per Françoise, donna sognata, contro Maud, donna conosciuta, sceglie l’idealità dell’archetipo contro la pericolosità del reale. Geometrica precisione dell’intreccio, giustezza di dialoghi, fluidità della scrittura (fotografia di Nestor Almendros), verità dei personaggi. Continua a leggere

Risultati immagini per Lolita kubrickUn film di Stanley Kubrick. Con James Mason, Shelley Winters, Sue Lyon, Gary Cockrell, Jerry Stovin. Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 152′ min. – Gran Bretagna, USA 1962. MYMONETRO Lolita * * * 1/2 - valutazione media: 3,79 su 46 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Dal romanzo (1955) di Vladimir Nabokov: intellettuale cinquantenne si fa mettere i sensi in fantasia da un’aizzosa quattordicenne e, per starle vicino, ne sposa la madre vedova. È una passione senza speranza, un gorgo nel quale sprofonda fino all’omicidio. Poco apprezzato dalla maggior parte dei pedanti critici dell’epoca, il 1° film britannico di Kubrick migliora ogni anno che passa: anche a livello stilistico e drammaturgico, la scrittura filmica rivela le sue qualità, reggendo il confronto con la capziosa prosa di Nabokov. Più che un dramma, è una inventiva e persino divertente commedia nera in cui si riconoscono diversi temi del successivo cinema kubrickiano. Recitazione ad alto livello con un Sellers straordinario nel suo proteiforme istrionismo. Durante le riprese la Lyon aveva 13 anni, ma col suo sessappiglio ne dimostrava 3 o 4 in più. Ridistribuito in Italia nel 1998. Rifatto nel 1997. Continua a leggere

Un film di Rainer Werner Fassbinder. Con Karlheinz Böhm, Rainer Werner Fassbinder, Peter Chatel Titolo originale Faustrecht der Freiheit. Drammatico, durata 123′ min. – Germania Ovest 1974. – VM 18 MYMONETRO Il diritto del più forte * * * 1/2 - valutazione media: 3,75 su 8 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Storia d’amore e di sfruttamento tra giovane sottoproletario omosessuale che ha vinto mezzo milione di marchi al lotto e il figlio di un piccolo industriale grafico sull’orlo del fallimento. Il secondo sfrutta il primo finché se ne sbarazza dopo averlo spremuto fino all’ultimo marco. Pur svolgendosi in un ambiente gay, l’omosessualità non è posta come un problema. Conta l’analisi dei temi di dominio, sfruttamento, espropriazione nella cornice di un melodramma raffreddato e lucido in cui Freud si concilia con Marx: un Sirk straniato alla Brecht. Uno dei film più politici di Fassbinder, e uno dei più riusciti. Il titolo originale corrisponde a “pugno di ferro della libertà”. Continua a leggere

Un film di Dziga Vertov. Titolo originale Celovek s kinoapparatum. Documentario, b/n durata 64′ min. – Russia 1929. MYMONETRO L’uomo con la macchina da presa * * * 1/2 - valutazione media: 3,70 su 9 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

L’uomo con la macchina da presa è il monumento del cinema costruttivista sovietico, un vorticoso mosaico sull’utopia dell’uomo-macchina e di un mondo nuovo. Nonostante la sua indiscussa reputazione, questo classico del cinema muto non è mai stato mostrato con la musica che lo stesso Vertov aveva immaginato per il film, e che fu eseguita soltanto alla sua prima uscita. I nostri agenti di Mosca hanno scovato il manoscritto negli Archivi di Stato; dopo averlo letto, abbiamo pensato che la Alloy Orchestra (già vista all’opera con Sylvester al Festival di Telluride e, lo scorso anno, con Lonesome) fosse l’approdo ideale per il visionario progetto di Vertov. Il risultato è un’abbagliante, distorta sinfonia di musica concreta, trasmissioni radio e danze popolari, un’esperienza sonora esplosiva per un film destinato a celebrare la bellezza del caos. -PCU Il suono nell’Uomo con la macchina da presa è ben più di un’illustrazione alle immagini. Nella visione futuribile di Vertov, il cinema si sarebbe fuso con la radio allo scopo di mettere in contatto i proletari di tutto il mondo, infrangendo così le frontiere e annullando le distanze: “L’uomo con la macchina da presa, scrisse lo stesso Vertov nel 1929, costituisce il passaggio dal cine-occhio al radio-occhio”. In effetti, il film diviene una sorta di radio-occhio grazie a una serie di immagini sonore durante la sequenza dedicata a un dopolavoro del futuro, con visioni sovrapposte a un altoparlante in primo piano. -NT -PCU -YT Continua a leggere

Un film di David Wark Griffith. Con Lillian Gish, Douglas Fairbanks, Constance Talmadge, Alfred Paget, Max Davidson. Muto, Ratings: Kids+13, b/n durata 171′ min. – USA 1916. MYMONETRO Intolerance * * * 1/2 - valutazione media: 3,75 su 7 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Fedele a quella che era ormai diventata una sua prassi abituale, Griffith cominciò a lavorare al suo nuovo film durante il montaggio di The Clansman, nel tardo autunno del 1914. Il nuovo film, intitolato The Mother and The Law, era stato pensato come un progetto complementare a The Escape, già distribuito nei primi mesi dello stesso anno. Griffith scritturò nuovamente Mae Marsh e Bobby Harron per un secondo studio sulla prostituzione e la lotta tra bande nei bassifondi della città. Nel gennaio del 1915, quando il film in 3 rulli era praticamente completato, Griffith poté dedicarsi interamente alla promozione del suo lungometraggio sulla guerra civile. Verso la fine di febbraio lasciò la California per sovrintendere alla “prima” newyorchese e dare battaglia ai suoi avversari scatenati sul fronte della censura. Nel maggio, quando le controversie suscitate da The Birth avevano raggiunto il loro apice, Griffith tornò a dedicarsi alla sua storia di bassifondi, intenzionato a sfruttare il grande successo di The Birth. Fu allora che prese la fatidica decisione di ampliare la vicenda, trasformando The Mother in una denuncia dello sfruttamento industriale. Fece allestire set sontuosi (in particolare il ballo di Mary Jenkins, la sala da ballo degli operai, il tribunale di Chicago e le forche di San Quintino), aggiunse la sequenza dello sciopero e il salvataggio in extremis; e introdusse il tema del proprietario della fabbrica, Jenkins, della sua sgraziata sorella e dei crudeli riformatori sociali. I nuovi sviluppi della trama furono determinati, in parte, dal tentativo di sfruttare l’attualità giornalistica delle vicende che vedevano coinvolto John D. Rockfeller Jr., che già nel 1913 aveva suscitato controversie e rancori con la creazione della Fondazione Rockfeller e che ora si trovava a dover rispondere a una commissione d’inchiesta governativa sul ruolo da lui svolto durante lo sciopero di minatori che nel 1914, a Ludlow, nella sua Colorado Fuel and Iron Company, era sfociato in un massacro. Per creare questa nuova possente Continua a leggere

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Un film di Marcel Carné. Con Jules Berry, Arletty, Marcel Herrand, Marie Déa. Titolo originale Les visiteurs du soir. Fantastico, Ratings: Kids+16, b/n durata 121′ min. – Francia 1942. MYMONETRO L’amore e il diavolo * * * 1/2 - valutazione media: 3,75 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Nel 1485 due menestrelli, Gilles e Dominique, arrivano nel castello di un barone vedovo la cui figlia sta per sposarsi. Sono emissari del Diavolo, inviati a portare scompiglio, ma l’amore vince. È il più ottimista dei 7 film del sodalizio Carné-Prévert: l’umanità si divide tra quelli che sanno amare (i buoni) e quelli che ne sono incapaci (i cattivi), e la favola vuol dirci, in fondo, l’impotenza del Male ora e sempre. Lasciamo pur perdere le allusioni alla guerra, al nazismo, a Hitler, cioè le intenzioni ideologiche prevertiane che si sciolgono nelle acque mitiche e atemporali del racconto. Il film vale soprattutto a livello figurativo (per il Medioevo abbagliante di bianco inventato dal regista con l’apporto delle scene di Georges Wakhevitch e, non accreditato, di Alexandre Trauner, e della fotografia di R. Hubert) e per la magistrale direzione degli attori, con la parziale eccezione di M. Déa. Continua a leggere

Un film di Jean-Luc Godard. Con Anna Karina, Sady Rebbot, Gilles Queant, André S. Labarthe, Guylaine Schlumberger. Titolo originale Vivre sa vie. Drammatico, b/n durata 85′ min. – Francia 1962. MYMONETRO Questa è la mia vita * * * 1/2 - valutazione media: 3,75 su 7 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Nanà (Karina), giovane commessa, diventa una professionista del marciapiede. Ha anche un protettore, Raoul (Rebbot) che, oltre a darle istruzioni e porle divieti, la vende. Non essendo l’acquirente d’accordo sul prezzo, ne nasce un alterco, seguito da una sparatoria… 4° lungometraggio di J.-L. Godard (e il 3° con la danese Karina, nome d’arte di Ann Karin Bayer), è considerato da alcuni l’opera meno invecchiata e più adulta del suo primo periodo, quella in cui le invenzioni appaiono più congeniali e integrate a un progetto che non è soltanto cinematografico. I 12 quadri _ nei quali Nanà vive la sua vita, rivelandone casuali frammenti _ hanno registri diversi (sociologico, documentario, letterario, cinematografico: quello in cui al cinema Nanà piange vedendo la morte della Giovanna d’Arco di Dreyer) con linguaggi diversi, non uniti da una logica narrativa, ma giustapposti, forse ricombinabili: “vivere la propria vita”, accettarla com’è, mostrarla nella sua mescolanza di realtà e di finzione (rappresentazione), ma anche aiutarne una comprensione, aprire a un possibile giudizio. Affrontato altrove in modi obliqui, allusivi, episodici, qui il tema della prostituzione diventa centrale. Lo spunto è quello di un’inchiesta giornalistica (Où en est avec la prostitution? di Marcel Sacotte), ma “le domande e le risposte vere vengono da ben più lontano, come rivela la citazione da Montaigne che apre il film: ‘Bisogna prestarsi agli altri e donarsi a sé stessi’” (A. Farassino). Premio speciale della giuria a Venezia. Continua a leggere

Un film di Nicholas Ray. Con Sterling Hayden, Joan Crawford Western, Ratings: Kids+16, durata 110′ min. – USA 1954. MYMONETRO Johnny Guitar * * * 1/2 - valutazione media: 3,79 su 17 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

In Arizona, dopo la guerra civile, Vienna, proprietaria di un saloon-casa da gioco, è malvista dai notabili della zona perché dà ospitalità a una banda di fuorilegge. Si fa aiutare da Johnny, pistolero-chitarrista già suo amante. Incendio e duello finale tra due donne. Giudicato troppo eccentrico ed eccessivo quando uscì, è tenuto oggi per un capolavoro di lirismo barocco e di graffiante parodia sul maccartismo, la “caccia alle streghe” comuniste, e sul puritanesimo repressivo. Il fascino del film, scritto da Philip Yordan, scaturisce dalla sua esaltazione poetica della libertà e dell’amore, dalla dialettica opposizione delle forze in campo, dal suo cifrato simbolismo sessuale. Tutto è eccessivo nel film, anche il Trucolor di Harry Stradling. Caratteristi in folla: Ernest Borgnine, John Carradine, Royal Dano, Ben Cooper. Continua a leggere

Poster L'uomo bicentenarioUn film di Chris Columbus. Con Sam Neill, Robin Williams, Embeth Davidtz, Oliver Platt, Wendy Crewson. Titolo originale The Bicentennial Man. Fantascienza, Ratings: Kids+13, durata 131′ min. – USA, Germania 1999. MYMONETRO L’uomo bicentenario * * * 1/2 - valutazione media: 3,73 su 45 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Nel 2005 in casa Martin, aristocratici ricchi, arriva in regalo il robot Ndri che la piccola Miss battezza Andrew (da android) e che, per sbaglio di costruzione, rivela caratteristiche umane (sentimenti, creatività, ecc.). In due secoli, sempre nello stesso ambito familiare, si trasforma biologicamente in un essere umano a tutti gli effetti. Quando muore, il suo nuovo statuto gli viene riconosciuto formalmente dalla Corte Mondiale. Da un racconto di Isaac Asimov, poi ampliato nel romanzo The Positronic Man, scritto con Robert Silverberg, adattato da Nicholas Kazan. Storia di una lunga emancipazione da macchina a homo americanus, educato secondo sani principi: famiglia, ordine, lavoro, obbedienza, rettitudine, autodeterminazione, ottimismo, senso pratico, spirito imprenditoriale. C. Columbus la “contamina di effetti melensi, patriottismi mascherati da rivendicazioni sociali, mai portati fino al ridicolo, purtroppo” (Alessandro Bertani). L’insuccesso espressivo ha coinciso con quello di mercato: la sua imbarazzante pedagogia non ha convinto i bambini e non è piaciuta agli adulti. Continua a leggere

Risultati immagini per Marty, Vita di un TimidUn film di Delbert Mann. Con Ernest Borgnine, Karen Steele, Betsy Blair, Joe Mantell. Titolo originale Marty. Commedia, Ratings: Kids+16, b/n durata 91′ min. – USA 1955. MYMONETRO Marty, vita di un timido * * * 1/2 - valutazione media: 3,75 su 8 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Da un sabato a una domenica sera, nel Bronx, un uomo e una donna s’incontrano, si parlano, si innamorano. Lui è un macellaio, brutto e grasso, lei una maestrina non più giovanissima. Scritto da Paddy Chayefsky, ha il respiro narrativo di un racconto e le sue origini televisive sono evidenti. Un film senza grossi drammi, senza psicanalisi, che narra una realtà che diventa verità. È il primo dei teledrammi che verso la metà degli anni ’50 furono rifatti a basso costo per il cinema, portando una ventata d’aria fresca nel cinema hollywoodiano. Anche se oggi la sua novità è difficilmente riconoscibile, grande fu la sua importanza storica. Ebbe 7 candidature agli Oscar, vincendone 4: miglior film, regia, sceneggiatura e Borgnine. Palma d’oro a Cannes. Continua a leggere

Locandina italiana La talpan film di Tomas Alfredson. Con Gary Oldman, Kathy Burke, Benedict Cumberbatch, David Dencik, Colin Firth. Titolo originale Tinker Tailor Soldier Spy. Spionaggio, durata 127 min. – Gran Bretagna, Francia, Germania 2011. – Medusa uscita venerdì 13 gennaio 2012. MYMONETRO La talpa * * * 1/2 - valutazione media: 3,73 su 183 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Londra, 1973. Control, il capo del servizio segreto inglese, è costretto alle dimissioni in seguito all’insuccesso di una missione segreta in Ungheria, durante la quale ha perso la copertura e la vita l’agente speciale Prideaux. Con Control se ne va a casa anche il fido George Smiley, salvo poi venir convocato dal sottogretario governativo e riassunto in segreto. Il suo compito sarà scoprire l’identità di una talpa filosovietica, che agisce da anni all’interno del ristretto numero degli agenti del Circus: quattro uomini che Control ha soprannominato lo Stagnaio, il Sarto, il Soldato e il Povero.
John Le Carré, prima di diventare uno dei massimi esponenti della letteratura di spionaggio, è stato dipendente del MI6 e ha effettivamente visto la propria carriera interrompersi a causa di un agente doppiogiochista al soldo del KGB. Di questa trasposizione per il grande schermo Le Carrè stesso ha dichiarato: “sono orgoglioso di aver consegnato ad Alfredson il mio materiale, ma ciò che ne ha realizzato è meravigliosamente suo”, e non potrebbe esserci verità più lampante e gradita.
Meno rispondente, forse, al sapore del libro ricreato in sede televisiva trent’anni fa con un grande Alec Guinnes e il plauso incondizionato dell’autore, la Talpa di Alfredson soffrirebbe dentro qualsiasi schermo più piccolo di quello cinematografico. Perché è di un gran film che si tratta, di quel genere di film che è reso tale dalla perfezione delle parti e da qualcosa di più. Continua a leggere

Risultati immagini per In Nome del Popolo sovranoRegia di Luigi Magni. Un film con Nino ManfrediSerena GrandiAlberto SordiMassimo WertmüllerLuca BarbareschiElena Sofia Ricci.Cast completo Genere Storico – Italia1990durata 110 minuti. – MYmonetro 3,73 su 15 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Siamo nel 1849, nel momento in cui la Repubblica romana dovette arrendersi alle truppe dell’esercito francese capitanate dal generale Oudinot. La cronaca dell’avvenimento in questione e gli altri accadimenti a Roma e nel resto dell’Italia sono la materia del film di Luigi Magni. Molti sono i personaggi che sfilano: il prete barnabita Ugo Bassi, papa Pio IX, Luciano Manara, celebre esponente monarchico, i patrioti Daverio, Messina, Narducci, Dandolo, il poeta Belli e Goffredo Mameli, autore dell’inno italiano. Affresco condotto con mano sicura da Magni anche se le interpretazioni non sono mai folgoranti. Continua a leggere

Risultati immagini per Nell'Anno del SignoreRegia di Luigi Magni. Un film Da vedere 1969 con Nino ManfrediClaudia CardinaleEnrico Maria SalernoBritt EklandRobert Hossein.Cast completo Genere Commedia – Italia1969durata 117 minuti. – MYmonetro 3,70 su 24 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Nella Roma papalina due carbonari compiono un attentato e subito sono catturati dai gendarmi. Un gruppo di popolani romani cerca di salvarli, ma inutilmente. Rimane libero però il Cornacchia, che continua a fare l’oppositore scrivendo versi irriverenti sulla statua di Marco Aurelio.

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Risultati immagini per orlando locandinaUn film di Sally Potter. Con Billy ZaneLothaire BluteauTilda SwintonJohn Wood (II)Dudley Sutton.  FantasticoRatings: Kids+16, durata 92 min. – Gran Bretagna1992MYMONETRO Orlando * * * 1/2 - valutazione media: 3,70 su 9 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Vediamo Orlando nel 1600, giovane bellissimo e glabro che suscita l’interesse della regina d’Inghilterra, che gli lascia in eredità un titolo. Poco dopo Orlando si innamora di una bella, giovane e nobile russa, ma non è ricambiato. Diventa ambasciatore in Oriente. Passano i decenni e i secoli, e una mattina, dopo grande sofferenza e spossatezza, si sveglia donna. Si innamora di un bellissimo giovane romantico che le fa scoprire il sesso (quello maschile). Continua a passare il tempo ed eccoci ai giorni nostri. Orlando è stata privata dei suoi beni e delle sue eredità regali (perché non è identificabile come essere umano, non è uomo, non è donna, non è sposato o sposata). Ha un bambino e deve affrontare la vita da sola. Nell’ultima scena Orlando, che riposa sotto le fronde di un albero, chiama il figlio e gli dice di guardare il cielo. E dall’alto scende una sorta di angelo, naturalmente senza sesso, che canta la morale finale del film: non c’è differenza fra le cose, fra la vita e la morte, fra il tempo e il non tempo, fra i sessi. Un film importante, che prende spunto da un romanzo di Virginia Woolf. Continua a leggere

Photobucket Pictures, Images and PhotosUn film di François Truffaut. Con Cyril Cusack, Julie Christie, Anton Diffring, Oskar Werner, Alex Scott. Fantascienza, Ratings: Kids+16, durata 112′ min. – Francia, Gran Bretagna 1966. MYMONETRO Fahrenheit 451 * * * 1/2 - valutazione media: 3,70 su 23 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Da Gli anni della Fenice (1953) di Ray Bradbury: in una società del Medioevo prossimo venturo, condannata all’ignoranza da un potere dispotico che condanna i libri al rogo, il pompiere incendiario Montag incontra Clarissa che ama la lettura, comincia a leggere per curiosità e non smette più, diventando un fuorilegge. Drammaturgicamente fiacco, poco convincente come ambientazione, fredda meditazione sulla passione del fuoco e sulla contrapposizione tra gli uomini schiavi del Moloch televisivo e i liberi uomini-libro, è il film poco riuscito di un F. Truffaut che cerca di forzare i propri limiti, ma, comunque, un commosso omaggio ai libri, alla letteratura, al potere della scrittura Continua a leggere

Risultati immagini per A Mezzanotte possiederò la tua AnimaUn film di José Mojica Marins. Con José Mojica Marins, Magda Mei, Nivaldo Lima, Valeria Vasquez Horror, b/n durata 84 min.

Il primo capolavoro del genio del cinema brasiliano e del cinema horror in generale, Marins, che dirige e interpreta con una certa ironia e bravura. Ben costruita in crescendo la scena finale al cimitero (e l’inquadratura finale allo scoccare della mezzanotte) e ottimi i sanguinosi (insostenibili per l’epoca) delitti. Delirio puro, che non si può non adorare. Gli altri attori non recitano, ma in questo caso poco importa. Cultone. Continua a leggere

Risultati immagini per Io ti salveròUn film di Alfred Hitchcock. Con Gregory Peck, Rhonda Fleming, Ingrid Bergman, Michael Chekhov, Leo G. Carroll. Titolo originale Spellbound. Drammatico, b/n durata 111 min. – USA 1945. MYMONETRO Io ti salverò * * * 1/2 - valutazione media: 3,74 su 15 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Constance Peterson (Ingrid Bergman) è una giovane dottoressa che lavora presso una clinica psichiatrica e che non presta alcuna attenzione ai suoi pur tanti ammiratori. Almeno fino a quando nella clinica arriva il dottor Edwards (Gregory Peck), destinato a prendere il posto del vecchio direttore, il dottor Murchison (Leo G. Carroll), che deve andare in pensione per raggiunti limiti di età. Tra i due scoppia improvviso l’amore, tanto che la riservata dottoressa dedita solo al lavoro si trasforma in una donna follemente innamorata. Ma Edwards ha comportamenti alquanto strani – ad esempio non sopporta la visione della neve e delle righe – che porteranno Constance a scoprire che l’uomo non è il dottor Edwards, ma un misterioso John Ballantine che ha perso la memoria e crede di aver ucciso il vero dottor Edwards per prenderne il posto.
Ben presto i sospetti trapelano anche nella clinica e i due sono costretti a fuggire e a rifugiarsi in casa del dottor Brulov (Michael Chekhov), di cui Constance era stata in passato la giovane assistente, che dopo gli iniziali dubbi aiuterà l’uomo a recuperare finalmente la memoria. Definito dallo stesso autore come una “caccia all’uomo in un involucro di pseudo-psicoanalisi”, Io ti salverò costituisce uno dei più celebri e complessi thriller di Hitchcock, impreziosito dalle immagini oniriche realizzate appositamente da Salvator Dalì e sorretto dalla coppia Ingrid Bergman-Gregory Peck. Continua a leggere