Category: 3.70/3.79


Regia di Mario Martone. Un film Da vedere 2010 con Luigi Lo CascioValerio BinascoFrancesca InaudiAndrea BoscaEdoardo NatoliCast completo Genere Drammatico, – ItaliaFrancia2010durata 170 minuti. Uscita cinema venerdì 12 novembre 2010 distribuito da 01 Distribution. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 – MYmonetro 3,23 su 9 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Dopo la feroce repressione borbonica dei moti del 1828, 3 giovani del Cilento si affiliano alla mazziniana Giovine Italia. 4 episodi – “Salvatore 1828-32”, “Domenico 1852-55”, “Angelo 1856-58”, “L’alba della Nazione 1862-68” – corrispondono a momenti oscuri del Risorgimento, narrando 40 anni di vita dei 3 protagonisti e i loro drammi di rivoluzionari e cospiratori tra dignità morale e spirito di sacrificio, ansie ideali e disillusioni politiche, conflitti tra Nord e Sud, dalla Campania a Parigi, da Ginevra a Londra e ritorno. Scritto da Martone e Giancarlo De Cataldo, è un largo e ambizioso affresco sul Risorgimento visto dal di dentro. Incongrui e sottili (troppo) i riferimenti all’Italia del ‘900. La linea meridionalistica (Gramsci, Salvemini) e repubblicana è evidente. Ispirato al libro omonimo (1969) di Anna Banti è un’altra prova, quasi viscontiana, della sapiente congiunzione tra teatro e cinema sempre praticata dal napoletano Martone, palese anche nell’uso della musica di Verdi ( Macbeth , Attila , Otello ) e nel tema del tradimento – dai Savoia alla sinistra di Crispi – e in quello del settarismo utopistico e tormentato di Mazzini. In questa storia di una sconfitta storica, di classe e di speranza non manca la lezione di Rossellini su un cinema didattico ma realistico, che rievochi la storia per mostrare la strada da percorrere. Fotografia: Renato Berta. Scene: Emita Frigato. Costumi: Ursula Patzak. Premiato con un Nastro d’Argento a Martone.

Locandina L'arco

Un film di Kim Ki-Duk. Con Min-jung Seo, Jeon Sung-hwan, Han Yeo-reum, Seo Ji-seok, Jeon Gook-hwan.Titolo originale Hwal. Drammatico, durata 90 min. – Corea del sud 2005. uscitavenerdì 28 ottobre 2005. MYMONETRO L’arco * * * 1/2 - valutazione media: 3,76 su 25 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Il cinema di Kim Ki-duk è un coacervo di topoi ricorrenti, fortemente caratterizzato ma costantemente a rischio di manierismo o di stasi eccessiva sui medesimi temi. Talora sembra quasi che il regista giochi con lo spettatore, sviandolo con elementi accessori per poi riportarlo nel suo regno, costellato di ossessioni onnipresenti. Quelle che da Crocodile in avanti tormentano i sogni e le visioni di Kim: un eroe o un bruto o entrambi, taciturno e iracondo, che prova per una ragazza, una donna o forse La donna, un amore insano, possessivo, violento e inaccettabile per la società, ma che è anche capace di tenerezze imprevedibili.
Con l’acqua come tessuto connettivo delle diverse storie, liquido amniotico da cui (ri)nascere e simbolo di una sessualità che segue leggi feroci e imperscrutabili. Le accuse di misoginia e di astuto compiacimento non sono mai mancate, almeno fino all’accettazione universale del talento di Kim, coincisa con il successo di Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera e di Ferro 3.
Una visione più sfumata e incline al simbolismo, in odore di estasi mistica, che rende l’esperienza fruibile a più livelli senza che risulti meno disturbante. Una tendenza che prosegue intensificandosi con L’arco, a metà tra parabola morale e allegorica rappresentazione: una storia che se da un lato si presta allo scandaloso punto di vista di un vecchio che rapisce una bambina per sposarla una volta cresciuta, dall’altro si apre a molteplici interpretazioni sul karma e sul ciclo della vita.
Un’effigie del Budda e un simbolo di yin e yang che richiama visibilmente la bandiera sudcoreana fanno da bersaglio per le frecce dell’anziano protagonista, in un misto di rituale profetico e sfogo rabbioso. Difficile dire se l’ermetismo dei simboli rappresenti una scelta di stile o un astuto mezzo per suggerire e lasciare lo spettatore estasiato a interrogarsi sul loro significato, ma è tutto il linguaggio del Kim Ki-duk maturo a nutrirsi di queste ambiguità. E a svestire la messa in scena, appiattendo volutamente lo stile da lussureggiante che era, conducendo verso la claustrofobia di un kammerspiel interamente giocato su una barca-mondo, legata intimamente al destino dei protagonisti.
Una mutazione comunque interessante del discorso autoriale di Kim, una svolta sempre più dominata dall’occhio voyeuristico del regista – la ragazza come reificazione di un desiderio lascivo, sottolineato dal rosso della bocca carnosa – in cui affiorano crepe sensazionalistiche che in seguito diventeranno preponderanti.

Nuova versione

Locandina italiana Scent of a Woman - Profumo di donna

Un film di Martin Brest. Con Chris O’Donnell, Al Pacino, Gabrielle Anwar, James Rebhorn, Philip Seymour Hoffman.Titolo originale Scent of a Woman. Commedia, Ratings: Kids+16, durata 155 min. – USA 1992. MYMONETRO Scent of a Woman – Profumo di donna * * * 1/2 - valutazione media: 3,79 su 38 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Dopo i remakes dei film francesi ora gli americani hanno deciso di metter mano anche alle sceneggiature italiane. Questo film è infatti tratto, come l’omonimo film di Dino Risi, da Il buio e il miele di Giovanni Arpino. Solo che l’ambiente è New York. Frank Slade, tenente colonnello, si fa scortare da un giovane studente nei guai col proprio preside. Un po’ burbero e un po’ insofferente l’uomo è deciso a finire in bellezza la propria vita. Così ha scelto Manhattan per ubriacarsi di follie prima del suicidio. E se nel film di Risi è l’amore che gli fa cambiare idea, qui è il senso di protezione per il ragazzo, che difende davanti al preside del college. Grande interpretazione di Pacino, anche se piuttosto marcata, premiato con l’Oscar. Doppiato da Giancarlo Giannini. Martin Brest, già regista di Un piedipiatti a Beverly Hills, è invece piuttosto manierato.

Locandina italiana Valzer con Bashir

Un film di Ari Folman. Con Ari Folman, Mickey Leon, Ori Sivan, Yehezkel Lazarov, Ronny Dayag.Titolo originale Waltz With Bashir. Animazione, durata 87 min. – Israele, Germania, Francia2008. – Lucky Red uscita venerdì 9 gennaio 2009. MYMONETRO Valzer con Bashir * * * 1/2 - valutazione media: 3,78 su 78 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Una notte, in un bar, un amico confessa al regista israeliano Ari Folman un suo incubo ricorrente: sogna di essere inseguito da 26 cani inferociti. Ha la certezza del numero perchè, quando l’esercito israeliano occupava una parte del Libano, a lui, evidentemente ritroso nell’uccidere gli esseri umani, era stato assegnato il compito di uccidere i cani che di notte segnalavano abbaiando l’arrivo dei soldati. I cani eliminati erano giustappunto 26. In quel momento Folman si accorge di avere rimosso praticamente tutto quanto accaduto durante quei mesi che condussero al massacro portato a termine dalle Falangi cristiano-maronite nei campi di Sabra e Chatila. Decide allora di intervistare dei compagni d’armi dell’epoca per cercare di ricostruire una memoria che ognuno di essi conserva solo in parte cercando di farla divenire patrimonio condiviso.


Regia di Marco Bellocchio. Un film Da vedere 2006 con Sergio CastellittoDonatella FinocchiaroSami FreyGianni CavinaMaurizio DonadoniCast completo Genere Drammatico, – Italia2006durata 107 minuti. Uscita cinema venerdì 21 aprile 2006 distribuito da 01 Distribution. – MYmonetro 3,66 su 20 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Messo a disagio dalla figlia che sposa in pompa magna un fervido cattolico e dal compito di girare un’altra versione de I promessi sposi , il regista Franco Elica ripara a Cefalù (PA) dove incontra un locale regista di filmini matrimoniali e conosce un principe indebitato che gli propone di filmare le nozze (di convenienza) di Bona, l’irrequieta sua figlia. È forse il film più libero di M. Bellocchio, sicuramente il più divertente come può esserlo una digressione. Nel suo apparente disimpegno, non mira alto, ma arriva giusto ai bersagli. Non è politico, ma sul versante sociale graffia con un’ironia qua e là sarcastica, alternata a un umorismo allusivo sotto le righe. È il suo film più sfizioso per la ricchezza delle invenzioni registiche di un linguaggio realistico, visionario, ellittico. Con leggerezza va dal buio alla luce come rivelano il salvataggio e la conquista della bella principessa, autoironica fine di una fiaba. Ovviamente è anche un film di metacinema, con la tragedia di un uomo ridicolo, lo Smamma di Cavina che si finge morto per vincere almeno un David di Michelangelo (!). Se, come il solito, S. Castellitto è una garanzia, D. Finocchiaro, amata dalla cinepresa di Pasquale Mari, conferma la sua duttilità interpretativa. Complessa e sorprendente, come il film, la colonna musicale di Riccardo Giagni.

Regia di Marco Bechis. Un film Da vedere 1999 con Dominique SandaChiara CaselliAntonella CostaCarlos EchevarriaLuca Giordana (I). Genere Drammatico – ItaliaArgentina1999durata 98 minuti. – MYmonetro 3,75 su 5 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Nel 1978, restaurata in Argentina la dittatura militare, la 18enne Maria (Costa), maestrina impegnata nel sociale, è prelevata da casa e rinchiusa nel Garage Olimpo, uno dei 365 centri clandestini di tortura attivi a Buenos Aires tra il 1976 e il 1982, gestiti da squadracce paramilitari e collegati con gli alti comandi delle forze armate. Tra i suoi carnefici c’è Félix, di lei innamorato. Diventerà una dei 30 000 desaparecidos . Scritto con Lara Fremder da Bechis (che ventenne con passaporto italiano fu espulso dall’Argentina dopo un arresto nel 1977), questo duro, dolente e doloroso film non è una ricostruzione storico-politica, pur essendo scrupolosamente articolato su storie e particolari veri. Spinto dall’ambizione di arrivare al documento attraverso la finzione, Bechis si è posto il problema della rappresentazione della violenza. Quasi sempre lo risolve con gli strumenti del pudore, lasciandola fuori campo o ricorrendo a sfocate immagini video. Ne descrive l’orrido grigiore di burocratica routine e sottolinea visivamente (le riprese aeree della città) il contrasto tra la sua sotterranea presenza e la normalità della vita urbana. La direzione degli attori, la cura dei particolari, l’uso della luce, la scansione drammatica della vicenda (cui giova il montaggio di Jacopo Quadri) fanno il resto. Più che all’indignazione, induce alla nausea e alla “vergogna di essere argentino, di essere umano” (Gustavo Noriega). Premiato ai Festival di Salonicco, Huelva, La Habana, Messina.

Locandina italiana Incompreso - Vita col figlio

Regia di Luigi Comencini. Un film Da vedere 1966 con Anthony QuayleJohn Sharp, Stefano Colagrande, Simone Giannozzi, Adriana FacchettiGiorgia MollGraziella GranataCast completo Genere Drammatico – Italia1966durata 105 minuti. – MYmonetro 3,75 su 4 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Rimasto vedovo, console britannico a Firenze si trova impreparato ad avere un buon rapporto con i due figlioletti. Il più piccolo ha tutte le sue attenzioni, l’altro ne soffre. Dopo Vittorio De Sica, Comencini è in Italia il regista che meglio sa capire (e far recitare) i bambini e per far questo occorre conoscerli bene. Lo dimostra anche questo melodramma, tratto da un mediocre romanzo strappalacrime (1869) di Florence Montgomery che, in virtù di stile e di una lucida strutturazione dei fatti e delle emozioni, Comencini trasforma in un grave affresco dei sentimenti, delicato e coinvolgente. Incompreso in Italia, ebbe un grande seppur ritardato successo all’estero.

Regia di Lee Chang-dong. Un film Da vedere 2010 con Yu JungheeDa-wit LeeKim HiraAhn Naesang. Genere Drammatico, – Corea del sud2010durata 135 minuti. Uscita cinema venerdì 1 aprile 2011 distribuito da Tucker Film. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 – MYmonetro 3,76 su 20 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

In concorso a Cannes 2010, vinse il premio per la sceneggiatura, scritta dal regista e interpretata da Jeong-hie Yun, veterana del cinema coreano con 189 film che tornò sullo schermo dopo 2 anni di assenza. La 66enne Mija, con un principio di Alzheimer, annota su un taccuino i suoi pensieri sulla campagna dove abita: fiori (le celosie) rossi o amaranto, piante, frutti, foglie mosse dal vento, insomma i luoghi comuni della bellezza in natura. Si iscrive persino a un corso di poesia per imparare a trasformare le riflessioni in versi. Intanto, però, deve fare i conti con la bruttura, gli errori della realtà. L’intento di Chang-dong Lee – uno dei registi di punta del cinema coreano del 2000, e il più intransigente – è di descrivere l’inadeguatezza del singolo alla ricerca del bello. Non a caso uno dei momenti alti del film è quello in cui Mija si reca a chiedere perdono alla madre di una ragazza, stuprata dal proprio nipote e poi suicida.

Regia di Danny Boyle. Un film con Himesh PatelLily JamesEd SheeranKate McKinnonJoel FryJames CordenCast completo Titolo originale: Yesterday. Genere CommediaFantasy, – Gran BretagnaRussiaCina2019durata 116 minuti. Uscita cinema giovedì 26 settembre 2019 distribuito da Universal Pictures. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 – MYmonetro 2,82 su 28 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Jack Malik è un musicista di scarso successo. In lui crede solo Ellie, manager, amica e forse qualcosa in più, benché inespresso. Finché una sera, dopo che ha deciso di smettere con la musica e cercare un lavoro più regolare, Jack ha un incidente e perde coscienza durante un blackout planetario. Quando si sveglia, scopre che il mondo è stato privato delle canzoni dei Beatles e che lui è rimasto il solo a ricordarle.


Poster 6 - Strade perdute

Regia di David Lynch. Un film Da vedere 1996 con Bill PullmanPatricia ArquetteBalthazar GettyRobert BlakeRobert LoggiaGary BuseyCast completo Titolo originale: Lost Highway. Genere Thriller – USA1996durata 134 minuti. Valutazione: 0,00 Stelle, sulla base di 3 recensioni.

Fred (Pullman), sassofonista di Los Angeles geloso della bruna moglie Renee (Arquette), riceve una videocassetta dove lo si vede accanto al corpo della consorte assassinata. Lo arrestano per uxoricidio, ma presto nella sua cella le guardie trovano, al suo posto, il giovane meccanico Pete (Getty) che, scarcerato, torna al lavoro in officina e si fa paladino di Alice (ancora Arquette), pupa bionda di un gangster (Loggia). Scritto da Lynch col coetaneo Barry Gifford, questo thriller allucinato come un incubo parla dell’incapacità di un uomo di mantenere il controllo sulla propria vita. Lo fa attraverso una struttura narrativa paragonabile a quella di una fuga (musicale) oppure al paradossale anello di Moebius che si avvolge su sé stesso in una unica dimensione, una struttura in cui è scardinato addirittura il fondamento di ogni narrazione, l’identità del protagonista. Si può anche non salire sul film, cioè respingerlo, ma “è difficile sottrarsi al suo fascino inquietante, negare la fosca bellezza delle sue immagini, dimenticare la presenza minacciosa dell’uomo misterioso” (R. Blake). Musiche di Angelo Badalamenti, Trent Reznor (Nine Inch Nails) e Barry Adamson.

Locandina Il futuro non è scritto - Joe Strummer

Un film di Julien Temple. Con BonoSteve BuscemiTerry ChimesJohn CusackJohnny Depp. continua» Titolo originale Joe Strummer: The Future is UnwrittenDocumentariodurata 124 min. – Irlanda, Gran Bretagna 2007. – Ripley’s Film uscita venerdì 29 febbraio 2008. MYMONETRO Il futuro non è scritto – Joe Strummer ***1/2- valutazione media: 3,78 su 22 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

La storia di Joe Strummer narrata da amici, parenti e colleghi – raccolti intorno a un falò – e ripresa dall’obiettivo di Julien Temple. Il futuro non è scritto celebra il ricordo di uno dei maggiori esponenti del punk attraverso video domestici, materiali d’archivio, fotografie, vignette (realizzate dallo stesso Strummer), spezzoni di film, interviste d’epoca e testimonianze di artisti che lo hanno conosciuto o ne sono stati ispirati – Bono Vox, Martin Scorsese, Johnny Depp, Steve Buscemi, John Cusack, Jim Jarmusch, Flea e Anthony Kiedis dei Red Hot Chili Peppers fra gli altri.
Il documentario di Temple ripercorre la vita del “guerrigliero” partendo dalla sua infanzia, passando dagli anni formativi (la scuola d’arte, le prime band), al successo mondiale dei Clash e il successivo allontanamento dalle scene di Strummer dopo la separazione dai suoi compagni, alle prove da solista e da attore fino al ritorno sotto i riflettori con i Mescaleros.
Il futuro non è scritto è una sorta di mosaico, un collage a più voci tenuto insieme da quel fuoco che generarono i Clash sullo sfondo sociale e politico dell’epoca – le occupazioni londinesi, la nascita della rivoluzione punk, le guerre in Vietnam e in Iraq – che offre uno spaccato reale e realistico di quegli anni pieni di contraddizioni. È anche un’opera ricca di aneddoti che aiutano a capire l’ascesa e la caduta di una band che ha fatto storia e la frustrazione dei componenti, in primis dello stesso leader, costretto a ripartire da zero per ricercare quella felicità che appariva come un miraggio. La voce di Strummer si unisce al coro dei partecipanti dando l’impressione di essere ancora fra noi e lancia un messaggio universale: “Nella vita, devi essere capace di prenderti quello che vuoi, perché nessuno te lo regalerà mai”.

Locandina italiana Lo scafandro e la farfalla

Un film di Julian Schnabel. Con Mathieu Amalric, Emmanuelle Seigner, Marie-Josée Croze, Anne Consigny, Patrick Chesnais. Titolo originale Le scaphandre et le papillon. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 112 min. – Francia 2007. – Bim uscita venerdì 15 febbraio 2008. MYMONETRO Lo scafandro e la farfalla * * * 1/2 - valutazione media: 3,71 su 83 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Jean-Dominique Bauby si risveglia dopo un lungo coma in un letto d’ospedale. È il caporedattore di ‘Elle’ e ha accusato un malore mentre era in auto con uno dei figli. Jean-Do scopre ora un’atroce verità: il suo cervello non ha più alcun collegamento con il sistema nervoso centrale. Il giornalista è totalmente paralizzato e ha perso l’uso della parola oltre a quello dell’occhio destro. Gli resta solo il sinistro per poter lentamente riprendere contatto con il mondo. Dinanzi a domande precise (ivi compresa la scelta delle lettere dell’alfabeto ordinate secondo un’apposita sequenza) potrà dire “sì” battendo una volta le ciglia oppure “no” battendole due volte. Con questo metodo riuscirà a dettare un libro che uscirà in Francia nel 1997 con il titolo che ora ha il film.
Julian Schnabel ha assunto sulle sue spalle un incarico gravoso perché è vero che i film che portano sullo schermo le vicende di portatori di gravi handicap (soprattutto se ispirate a storie realmente accadute) commuovono facilmente la grande platea. È però anche vero che, con una tematica in parte vicina a questa abbiamo avuto nel 2004 Mare dentro di Alejandro Amenábar con l’interpretazione da premio di Javier Bardem e la fatica di Mathieu Amalric poteva risultare improba. Sia l’attore che il regista conseguono il grande risultato di offrirci una prova di grande umanità nel contesto di un film di elevato livello artistico.
L’occhio del protagonista diventa la soglia che permette al pesante e inerte scafandro del suo corpo di liberare (anche se faticosamente) la farfalla del pensiero. La voce interiore imprigionata di Jean-Do ci rivela al contempo l’orrore della condizione e l’indomabile spinta all’espressione di sé. Il giornalista pensa, desidera, soffre, grida dentro di sé. È un grido in cerca di una bocca che possa tradurlo in suoni e parole. Il battito delle ciglia (che ricorda non a caso il battito d’ali di una farfalla) si traduce in lettere e le lettere in parole. Schnabel e Amalric riescono a non fare retorica e al contempo a commuovere profondamente liberandosi dal falso pietismo che spesso accompagna queste storie ‘vere’. Raggiungono il risultato grazie a un attento lavoro di flasback che si integra alla perfezione con la descrizione di un corpo che da apertura al mondo si è trasformato in sepolcro. Tutto ciò senza lanciare proclami né a difesa strenua della vita né a favore dell’eutanasia. Il che, di questi tempi, è già un merito di per sé.

Rinominato perchè Easybytez lo cancella

Locandina Improvvisamente l'estate scorsa

Un film di Joseph L. Mankiewicz. Con Elizabeth TaylorMercedes McCambridgeMontgomery CliftKatharine HepburnAlbert Dekker. continua» Titolo originale Suddenly, Last SummerDrammaticoRatings: Kids+16, b/n durata 114 min. – USA 1959MYMONETRO Improvvisamente l’estate scorsa ***1/2- valutazione media: 3,77 su 14 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Un’ottima realizzazione, con eccellenti interpreti, dal lavoro teatrale di Tennessee Williams: una ragazza è rimasta sconvolta a tal punto dalla misteriosa morte del cugino da non ricordare più in quali tragiche circostanze sia avvenuta. Sua zia vorrebbe che lei dimenticasse per sempre e cerca di convincere un neurochirurgo a operarla di lobotomia.

Boyz'n the Hood. Strade violente - DVD - Film di John Singleton Drammatico  | IBS

Un film di John Singleton. Con Ice CubeRedge GreenMorris ChestnutCuba Gooding Jr.Nia Long. continua» Titolo originale Boyz’n the HoodDrammaticoRatings: Kids+16, durata 112 min. – USA 1991MYMONETRO Boyz ‘n the Hood ***1/2- valutazione media: 3,70 su 6 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

1984. Tré Styles di dieci anni vive con la madre single, Reva a Inglewood, in California. Dopo che Tré entra in una rissa a scuola, il suo insegnante informa Reva che suo figlio è molto intelligente ma ha un temperamento volatile e manca di rispetto. Preoccupata per il futuro di Tré, Reva lo manda a vivere nel quartiere Crenshaw di Hyde Park (che si trova a South Central Los Angeles) con suo padre, Jason “Furious” Styles, da cui spera che Tré apprenderà preziose lezioni di vita e di essere capace di maturare, ma gli assicura che gli sarà permesso di tornare da lei un giorno.

Regia di John Hillcoat. Un film Da vedere 2009 con Viggo MortensenKodi Smit-McPheeCharlize TheronRobert DuvallGuy PearceCast completoGenere Drammatico – USA2009durata 111 minuti. Uscita cinema venerdì 28 maggio 2010 distribuito da Videa. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14 – MYmonetro 3,74 su 129 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Sulla strada un uomo e un bambino procedono dietro a un carrello e dentro “una notte più buia del buio e un giorno più grigio di quello passato”. Una pioggia radioattiva ha spento i colori del mondo, una guerra o forse un’apocalisse nucleare ha terminato la natura e le sue creature: gli alberi cadono, gli uccelli hanno perso l’intenzione del volo, il mare ha esaurito il blu, gli uomini non sognano più e si nutrono di uomini e crudeltà. Dal passato verso un futuro che non si vede si muovono un padre e un figlio, resistendo alle intemperie e agli assalti dei disperati con due colpi in canna e il fuoco dell’amore. In viaggio verso sud, il genitore racconta al bambino la sua vita a colori, piena di musica e della dolcezza bionda di sua madre, inghiottita dalla notte e dalla paura di sopravvivere. Lungo la strada il ragazzo esplorerà la propria umanità, imparando la conoscenza del bene e del male. 

The Handmaiden [Edizione: Regno Unito]: Amazon.it: Min-hee Kim, Tae-ri Kim,  Jung-woo Ha, Park Chan-wook, Min-hee Kim, Tae-ri Kim: Film e TV

Regia di Chan-wook Park. Un film Da vedere 2016 con Min-hee KimTae-ri KimHa Jung-wooJin-woong ChoHae-sook KimSo-Ri MoonCast completo Titolo originale: Ah-ga-ssi. Titolo internazionale: THE HANDMAIDEN. Genere DrammaticoSentimentale, – Corea del sud2016durata 144 minuti. Uscita cinema giovedì 29 agosto 2019 distribuito da Altre Storie. – MYmonetro 3,09 su 19 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Corea, 1930. Sotto la dominazione giapponese della Corea, Sookee viene coinvolta nel complotto ordito dal (falso) conte Fujiwara, che mira al patrimonio di una ricca ereditiera nippo-coreana, Hideko. Sookee diviene la domestica privata di Hideko, .

Locandina La lunga linea grigia

Un film di John Ford. Con Maureen O’HaraTyrone PowerRobert FrancisHarry Carey Jr. Titolo originale The Long Gray LineDrammaticoRatings: Kids+13, durata 138 min. – USA 1955MYMONETRO La lunga linea grigia ***1/2- valutazione media: 3,70 su 8 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Storia di Marthy Maher, un giovanotto irlandese che arriva all’accademia di West Point come lavapiatti e ci rimane cinquant’anni in qualità di istruttore atletico.


Recensione story | Manhunter - Frammenti di un omicidio di Michael Mann |  Il Cineocchio

Regia di Michael Mann. Un film Da vedere 1986 con William PetersenKim GreistJoan AllenBrian CoxDennis FarinaTom NoonanCast completo Titolo originale: Manhunter. Genere Giallo – USA1986durata 117 minuti. – MYmonetro 3,75 su 2 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Dal romanzo Red Dragon (1981 – I delitti della terza luna , ma poi Drago rosso ) di Thomas Harris: un anziano agente dell’FBI è richiamato in servizio per indagare su uno psicopatico assassino seriale che ha già commesso due orrendi delitti, e riesce a identificarlo, prima che commetta il terzo, sforzandosi di ragionare con la sua testa. Specialista del cinema d’azione, occhio visionario e scrittura nervosa, attivo specialmente in TV, Mann conferma di essere uno dei talenti nordamericani più ragguardevoli degli anni ’80. Ammirevole la sua misura a contatto con una materia così sensazionale. Compare nel film, anche qui già in carcere, quel personaggio di Hannibal Lecter cui Il silenzio degli innocenti (1991) di Jonathan Demme ha dato notorietà grazie anche a Anthony Hopkins. Rifatto nel 2002 da Brett Ratner. Esiste un’edizione di 124′.

Locandina Cyrano de Bergerac

Un film di Jean-Paul Rappeneau. Con Gérard Depardieu, Jacques Weber, Anne Brochet, Philippe Volter, Madeleine Marion. Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 135′ min. – Francia 1990. MYMONETRO Cyrano de Bergerac * * * 1/2 - valutazione media: 3,71 su 10 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

“Cyrano è un dolore e una collera”, dice G. Depardieu che ne dà un’interpretazione memorabile (con la voce di Oreste Rizzini nell’edizione italiana, ben curata da Oreste Lionello). Oltre al fasto spettacolare cui hanno contribuito lo scenografo Enzo Frigerio e la costumista Franca Squarciapino, sua moglie, J.-P. Rappenau ha il merito di aver dato risalto e spessore agli altri personaggi, spesso appiattiti a teatro, e di aver puntato (con Jean-Claude Carrière sceneggiatore) sul suo ritmo, fondato sugli alessandrini di Edmond Rostand, versi che ci sono ma non si sentono tanto sono immersi nell’azione. È, in fondo, un’opera lirica dove le parole sostituiscono le musiche. Palma d’oro a Cannes. 5 nomination agli Oscar e premio per i costumi.

Locandina italiana Dallas Buyers Club

Un film di Jean-Marc Vallée. Con Matthew McConaughey, Jared Leto, Jennifer Garner, Denis O’Hare, Steve Zahn. Drammatico, durata 117 min. – USA 2013. – Good Films uscita giovedì 30 gennaio 2014. MYMONETRO Dallas Buyers Club * * * 1/2 - valutazione media: 3,70 su 65 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Ron Woodroof vive come se non ci fosse un domani, non credendo alla medicina ma professando solo la religione della droga e dell’alcol. La scoperta di non avere realmente un domani a causa della contrazione del virus HIV apre un calvario di medicinali poco testati e molto inefficaci, fino all’estrema soluzionedi sconfinare in Messico alla ricerca di cure alternative. Lì verrà a conoscenza dell’esistenza di farmaci e cure più efficaci, ma non approvate negli Stati Uniti, che deciderà di cominciare ad importare e vendere a tutti coloro i quali ne abbiano bisogno, iniziando un braccio di ferro legale con il proprio paese.
Nel percorso attraverso le fiamme costituito da un male lento e letale come quello portato dal virus HIV esiste un che di religioso. I più bigotti hanno individuato nella malattia a cui il virus porta (che essendo venerea si trasmette anche attraverso il sesso e che ha colpito molto gli omosessuali) una punizione divina per atteggiamenti contrari alla morale promulgata dalla Bibbia, Jean-Marc Vallée invece usa l’abisso dell’aspettativa di morte a causa dell’HIV per raccontare un percorso di santità.
Ron Woodroof come i grandi santi dell’antico testamento parte dalla posizione più deprecabile, preda di tutti i principali vizi e colmo d’odio verso chiunque non sia come lui, ma la prossimità alla morte lo costringerà a rivedere la propria intolleranza e ad aprirsi a un commercio e una benevolenza verso il prossimo che sono la caratteristica portante della santità.
Dunque, benchè Dallas buyers club sia assolutamente privo di metafore direttamente religiose, è innegabile il suo lavoro di ribaltamento di uno tra i più odiosi luoghi comuni omofobi, attraverso un eterosessuale che si apre al prossimo, facendosi portatore di salvezza e vita contro un sistema che sembra negarla.
Tutto questo scontro e questo percorso di rinegoziazione del ruolo degli eterosessuali nella lunga battaglia per ottenere cure efficaci e tempestive contro il virus HIV (che per molti versi ha riguardato soprattutto gli omosessuali), il film lo gioca sul fisico emaciato e smagrito di Matthew McConaughey che tra chili persi e un trucco molto efficace mostra, con le varie fasi della propria salute, il senso stesso della purificazione umana sulla sua faccia.
L’attore benedetto da William Friedkin (con il suo Killer Joe è cominciata per lui una seconda carriera da attore, non più bello e scemo ma affidabile maschera d’intensità) ha un film sulle sue spalle, che da lui pretende e ottiene anche troppe impennate di qualità strappalacrime e prendiapplausi ma in cambio non gli fornisce quel che dovrebbe.
Dallas buyers club è infatti un racconto sentimentale molto ruffiano, che cavalca l’esaltazione della reale battaglia per la conquista del proprio diritto alla vita da parte di un uomo che compie tutto il percorso da deprecabile fino ad adorabile, un eroe pieno di difetti e dunque ancor più amabile, decisamente meno interessante, complesso o profondo di quanto l’interpretazione di McConaughey non cerchi di farlo apparire.
Inoltre, per andare appresso al suo protagonista sempre e comunque, cercando nel suo corpo la soluzione di ogni scena e l’esaltazione di ogni passaggio importante, Jean-Marc Vallée trascura il resto del cast nonchè della storia. Ne fanno le spese specialmente Jared Leto e Jennifer Garner a cui vengono lasciati solo scampoli ininfluenti che li trasformano in meri condimenti degli assolo del protagonista.