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Locandina Il grande Nord

Un film di Nicolas Vanier. Con Norman WintherMay LooAlex Van BibberKen BoltonChristopher Lewis Titolo originale Le dernier trappeurDocumentariodurata 94 min. – Francia2004uscita venerdì 28 aprile 2006. MYMONETRO Il grande Nord. Valutazione media: 3,16 su 12 recensioni di critica, pubblico e dizionari

Il regista Nicolas Vanier è un artista avventuriero che sembra uscito dalle pagine di Jack London, ha scritto diversi libri e ha girato altrettanti documentari prima di incontrare Norman Winther, l’ultimo cacciatore del grande Nord, e di trasformare la sua vita in un film. Norman Winther nella finzione cinematografica è dunque se stesso, un cacciatore di pellicce che vive sulle Montagne Rocciose insieme alla sua compagna Nebaska, un’indiana Nahanni, e alla sua muta di sette cani. Al centro del film c’è l’uomo e il suo rapporto con la natura, quella indomita e selvaggia, con cui il cacciatore si confronta dominando o soccombendo, e quella addomesticata e familiare in cui si rifugia. Da una parte le foreste frequentate da grizzly, lupi e linci, i laghi ghiacciati, i precipizi rocciosi e le basse temperature, dall’altra una casa costruita con gli alberi e i cani che in queste regioni sono davvero qualcosa di più di amici fedeli, addestrati a battere le piste dei cacciatori con cui condividono rischi e successi. Norman vive in simbiosi coi suoi sette cani stabilendo il suo posto “al lato della muta e non al di sopra”. Apache è la splendida femmina husky che guida la muta, diva dai fieri occhi blu, per sua natura impellicciata, che non mancherà di conquistare il cuore di Norman e naturalmente del co-capitano, Voulk. 
Questo inno alla natura, sospeso tra documentario e fiction, riflette sul posto che l’uomo occupa nell’ambiente e sull’importanza della sua attività di predatore che, al contrario di quanto si pensi, contribuisce al ripopolamento e alla riorganizzazione delle foreste. Norman non intende riferirsi alle grandi società forestali o alle stragi indiscriminate di animali, la sua filosofia è quella della natura: “l’uomo è l’animale messo in cima alla scala evolutiva, quello cui spettava controllare il sistema intervenendo in modo intelligente e ragionato”.

Un film di Terence Young. Con Anita Ekberg, Victor Mature, Michael Wilding Titolo originale Zarak. Avventura, Ratings: Kids+13, durata 89 min. – Gran Bretagna 1957. MYMONETRO Zarak Khan * * * - - valutazione media: 3,00 su 1 recensione.

Zarak è il figlio ribelle di un capo indiano. Pur di compiere le sue imprese si allea con un perfido marajà. Catturato dalle forze inglesi, Zarak, quando vede che a loro volta gli inglesi stanno per essere sopraffatti dal marajà, si pente e, sacrificando la vita, riesce a far perdere al marajà tempo prezioso in attesa dell’arrivo del reggimento liberatore.

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Locandina italiana Child 44 - Il bambino n. 44

Regia di Daniel Espinosa. Un film Da vedere 2014 con Tom HardyNoomi RapaceGary OldmanJoel KinnamanPaddy ConsidineJason Clarke.Cast completo Titolo originale: Child 44. Genere DrammaticoThriller – USA2014durata 137 minuti. Uscita cinema giovedì 30aprile 2015distribuito da Adler Entertainment. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 – MYmonetro 3,04 su 31 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Nella Russia sovietica non esiste il crimine e l’ordine è mantenuto dalla MGB, polizia segreta e paranoica che sospetta tutti e arresta soltanto innocenti. Leo Demidov è un ufficiale efficiente agli ordini del Maggiore Kuzmin che ha deciso di archiviare come incidente la morte di un ragazzino violato e strangolato da uno psicopatico. Perplesso ma adempiente, Leo esegue il suo dovere e il volere del suo superiore. Ma un secondo caso lo convince presto a indagare, trasformandolo da predatore in preda. Le cose a casa non vanno meglio, Raïssa, moglie e insegnante, lo ha sposato per paura e lo disprezza per i suoi metodi. In un clima di terrore crescente, in cui indisturbato agisce un omicida seriale di bambini, Leo e Raïssa scopriranno le falle del Sistema e troveranno un nuovo equilibrio sentimentale.
Trasposizione del romanzo omonimo di Tom Rob Smith, Child 44 è un thriller paranoico che combina con efficacia storia e cronaca. Da una parte la Russia socialista a un passo dalla morte di Stalin, dall’esecuzione di Bérija, capo della polizia segreta sovietica, e dall’investitura di Nikita Chrušcëv, dall’altra, dislocati negli anni Cinquanta, gli efferati delitti del “mostro di Rostov”, che tra il 1978 e il 1992 assassinò cinquantadue persone. 

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Poster Michael Clayton

Regia di Tony Gilroy. Un film Da vedere 2007 con George ClooneySydney PollackTilda SwintonTom WilkinsonAustin WilliamsCast completoGenere Drammatico – USA2007durata 125 minuti. Uscita cinema venerdì 5ottobre 2007 distribuito da Medusa. – MYmonetro 3,06 su 122 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Michael Clayton è un ex pubblico ministero che lavora da anni per un importante studio legale. Il suo compito è quello di ‘aggiustare’ la verità coprendo i guai dei clienti più facoltosi. La falsificazione dei fatti è la sua specialità. Pur lavorando per lo studio da 15 anni non ne è diventato socio ma è legato a filo doppio al suo impiego a causa anche della sua passione per il gioco d’azzardo e dei debiti che deve saldare per un investimento nel settore della ristorazione fallito non per colpa sua. 
Il giorno in cui si trova a dover affrontare il caso di una grossa società che opera nel settore dei prodotti chimici, che è stata chiamata in causa per l’immissione sul mercato di un prodotto altamente cancerogeno, per lui giunge la resa dei conti con se stesso.

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Risultati immagini per Paparazzi de sicaUn film di Neri Parenti. Con Christian De Sica, Massimo Boldi, Nino D’Angelo, Diego Abatantuono, Ugo Conti. Comicodurata 100 min. – Italia 1998. MYMONETRO Paparazzi * * * - -valutazione media: 3,10 su 20 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Il primo impulso era quello di liquidare il film come si è sempre fatto in questa sede con le “vanzinate” e le loro diramazioni più o meno degeneri: storie banali per chi si diverte davanti al televisore il sabato e la domenica. In realtà Paparazzi offre molto di più, rappresentando, involontariamente crediamo ma con grande efficacia, la “degenerazione-sociale-da-televisione”. I paparazzi rincorrono lo scoop cercando di sorprendere in flagrante i personaggi della televisione. E ci sono proprio tutte le vallette-presentatrici che vanno per la maggiore, le bellezze riprodotte dallo stesso stampo, in una parata di silicone che sembra una mostra, col “valore aggiunto” del grande schermo che evidenzia molto più del piccolo e permette, coi primi piani di molti metri quadrati, il riscontro impietoso: dietro il silicone niente. C’è una ragazza che è pronta a tutto pur di finire su una copertina: tende un agguato a Carlo Conti per baciarlo e farsi fotografare. Carlo Conti rappresenta, insieme a troppi come lui, quel divertimento che attenta alle cellule cerebrali della gente. Sono questi i semidei che fuggono (fingono di fuggire) dai paparazzi su barche da miliardi, e fanno la doccia in bagni grandi come piscine. Rappresentanti di una felicità e di un annebbiamento mentale forse propugnati in altissimo loco, come contrappeso terzomondista al versante della nostra politica. Risultato: abbiamo i politici e la televisione più ridicoli e grotteschi dell’occidente. Certo, il film di Parenti ci ha portati un po’ lontani, ma richiami e letture possono anche essere quelli. In chiave squisitamente critica diciamo che una persona di normale intelligenza ride una sola volta, quando Nino D’Angelo, “incinto” viene messo in posizione per partorire. Comunque, in virtù del beneficio del dubbio e della professionalità di molti – da Abatantuono a De Sica – il film viene, parzialmente, salvato. Continua a leggere

Risultati immagini per La Casa dei Giochi locandinaUn film di David Mamet. Con Joe Mantegna, Lindsay Crouse, Lilia Skala, William H. Macy Titolo originale House of Games. Drammatico, durata 102′ min. – USA 1987. MYMONETRO La casa dei giochi * * * - - valutazione media: 3,17 su 10 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Psichiatra affermata di Seattle si fa coinvolgere da un irriducibile giocatore d’azzardo e viene a contatto con il pittoresco e pericoloso sottobosco dei truffatori. Thriller psicologico che comincia come una commedia, si trasforma in un nero e recupera alla fine i toni ironici. Costruzione impeccabile (anche troppo). Intelligente cocktail di B. Brecht e Damon Runyon. Continua a leggere

Risultati immagini per La Famiglia omicidiUn film di Niall Johnson. Con Rowan Atkinson, Kristin Scott Thomas, Maggie Smith, Patrick Swayze, Emilia Fox. Titolo originale Keeping mum. Commedia, durata 103 min. – Gran Bretagna 2005. uscita giovedì 13 aprile 2006. MYMONETRO La famiglia omicidi * * * - - valutazione media: 3,07 su 36 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Oggi le governanti vanno di moda.
In contemporanea, due film come Nanny Mcphee e La famiglia omicidi, propongono due fotografie famigliari in cui la figura della governante diviene il deus ex machina della felicità. Se Emma Thompson raggiungeva il suo scopo con la magia, Maggie Smith nel film di Niall Johnson utilizza modi più che drastici per far sentire meglio le persone che le vivono vicino.
In una piccola cittadina della provincia inglese, il parroco Walter Goodfellows (Rowan Atkinson, alias mr. Bean), la moglie Gloria (Kristin Scott Thomas) e i due figli Holly e Petey, trascorrono le giornate in una tranquilla routine. Ogni giorno niente di nuovo (salvo le scorribande sessuali dell’avvenente Holly) e la noia per Gloria comincia a farsi sentire. L’arrivo della governante Grace (Maggie Smith), dal passato segreto, stravolge positivamente l’esistenza della famiglia con l’energia di chi considera la morte per raggiungere un fine.
L’innocuo film di stampo inglese corre sulle atmosfere di Arsenico e vecchi merletti senza averne la brillantezza e il tocco magico, e si inserisce in un panorama cinematografico duro e violento in cui La famiglia omicidi è un candido e puro agnellino pasquale. Continua a leggere

Locandina italiana Un amore di gioventùUn film di Mia Hansen-Løve. Con Lola Creton, Sebastian Urzendowsky, Magne Håvard Brekke, Valérie Bonneton, Serge Renko. Titolo originale Un amour de jeunesse. Drammatico, durata 111 min. – Francia, Germania 2011. – Teodora Film uscita venerdì 22 giugno 2012. MYMONETRO Un amore di gioventù * * * - - valutazione media: 3,05 su 22 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Camille ha quindici anni e un amore grande. Sullivan ne ha diciannove ed è l’oggetto di quell’amore immaturo e totale. Innamorato perdutamente di Camille, il ragazzo è comunque deciso a partire per il Sudamerica in cerca di se stesso e lontano dall’abbraccio soffocante di lei, che non concede margini, respiro, alternativa. La partenza di Sullivan sconvolge la vita di Camille, che tenta il suicidio e poi prova a vivere la sua vita tra le braccia di un maturo architetto norvegese di cui diventa assistente e compagna. Diversi anni dopo, lungo le strade di Parigi, ritroverà Sullivan e con lui un sentimento mai sopito. Ossessionata da quell’amore, Camille si tufferà di nuovo nel suo amplesso e nelle sue promesse disattese.
Attrice ieri per Assayas (che poi la sposa), regista oggi, Mia Hansen-Løve gira il suo terzo film e alla maniera di Truffaut ricrea e reinventa sul set momenti e situazioni vissute nella vita. Come il ‘primo amore’, quello che non si scorda mai, quello esagerato, quello né con te, né senza di te, quello idealizzato che produce l’imprinting soprattutto se consumato in condizioni di ‘affetto’. Quello che Camille nutre per Sullivan e che non la fa respirare. Pedinando due adolescenti in amore, la giovanissima regista francese, classe 1981 e un passato tra le pagine dei Cahiers, racconta la quotidianità di un sentimento ossessivo, di una tempesta emozionale che prende la vita e la rivolta come un guanto.
Aderendo con grazia alla tradizione cinematografica francese, la Hansen-Løve esibisce un’idea di cinema che si nutre dei casi della vita, delle pagine dei libri letti e dei film visti (quelli di Rohmer, quelli di Bresson), restituendo all’amore l’immediatezza dei corpi. Libera dalle gabbie narrative imposte molto (e troppo) spesso dalle produzioni, l’autrice si prende tutto il tempo e i silenzi del mondo mettendo a punto una relazione dove a dire è il linguaggio fisico e materico del corpo e degli sguardi. Eppure qualcosa non va. Dentro un film che pratica con indubbio stile i topoi dell’amore in guerra e prende luce dalla freschezza e dal talento imbronciato di Lola Créton, non c’è nessuna sensibilità da incendiare, nessuna immagine da visualizzare. Il bello stile diventa maniera e la regista manca l’appuntamento con quell’età della vita che presenta in sé una natura drammatica.
Il tempo dell’adolescenza di Camille non diventa simbolo di una ‘condizione umana’ generale, di una dimensione che è insieme anagrafica ed esistenziale. Incapace di autodeterminarsi e di affrancarsi da un primo amore fallimentare, l’irritante e cocciuta protagonista della Créton governa il film fino a esasperarlo, fino a non riuscire a parlare d’altro, fino a non dire niente altro. Mai inserita in un quadro più ampio di osservazione del paesaggio umano che la circonda, delle figure che incontra e delle loro relazioni, Camille insegue testarda un ‘cappello’ e una deriva abilitata a promuovere esclusivamente la sconfitta e la negazione della maturità. Continua a leggere

Locandina italiana Baby BoomUn film di Charles Shyer. Con Diane Keaton, Sam Shepard, Harold Ramis, Michelle Kennedy, Kristina Kennedy. Commedia, durata 106 min. – USA 1987. MYMONETRO Baby Boom * * * - - valutazione media: 3,00 su 7 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Una yuppie che per più di vent’anni ha pensato solo al lavoro, si trova inopinatamente affidata a una bambina in tenera età. Il sentimento materno ha il sopravvento sulla smania di successo. La serie è ispirata a un film con Diane Keaton girato un anno prima. Continua a leggere

Risultati immagini per Lo Sperone insanguinatoUn film di Robert Parrish. Con Robert Taylor, Donald Crisp, Julie London, John Cassavetes Titolo originale Saddle the Wind. Western, durata 84 min. – USA 1958. MYMONETRO Lo sperone insanguinato * * * - - valutazione media: 3,00 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Un onesto allevatore vuole molto bene al fratello, ma si rende conto che questi è un pericoloso violento. Non potrà far altro che assistere allo scivolare del parente verso una follia omicida da cui uscirà solo uccidendosi. Continua a leggere

Risultati immagini per A come Andromeda

Un film di Vittorio Cottafavi. Con Luigi Vannucchi, Paola Pitagora, Nicoletta Rizzi, Tino Carraro, Mario Piave. Fantascienza, b/n – Italia 1972.

Il modernissimo radiotelescopio del complesso astronomico di Bouldershaw Fell, in Inghilterra, capta una misteriosa sequenza di segnali provenienti dalla Nebulosa di Andromeda: studiandoli, il professor Fleming (Vannucchi), dell’equipe del dottor Reinhart (Carraro), capisce che compongono un messaggio cifrato contenente le istruzioni per costruire un computer di tecnologia sconosciuta. Incaricati dal governo, gli scienziati realizzano il progetto e scoprono, a prezzo della tragica morte della ricercatrice Christine Flemstad, che l’elaboratore è pensato per creare una nuova forma di vita.
L’enigmatica creatura – somigliantissima a Christine e ribattezzata “Andromeda” – che prende forma nell’avveniristico sintetizzatore della macchina, possiede un’intelligenza superiore e facoltà mnemoniche eccezionali, ma appare priva di qualsiasi emozione. Mentre sul laboratorio convergono le interessate attenzioni dei servizi segreti, dei militari e delle spie che fanno capo alla multinazionale INTEL, il professor Fleming comincia a temere che il supercomputer e “Andromeda” costituiscano una minaccia per l’umanità…
Ispirato al soggetto di John Elliot e Fred Hoyle – già adattato nella miniserie inglese A for Andromeda del 1961 – lo sceneggiato di Cottafavi è uno dei pochi esempi di fantascienza adulta italiana, tanto più lodevole e singolare in quanto realizzato per il piccolo schermo, per un pubblico di famiglie abituato a seguire gli spensierati varietà del sabato sera o i melodrammatici teleromanzi a puntate della domenica. Controcorrente rispetto alla produzione del tempo e scommettendo sulla svolta filosofica e scientifica inaugurata tre anni prima dalla conquista della Luna, il film parte dall’idea di una possibile vita nell’universo e profetizza nuovi e imminenti traguardi al progresso tecnologico, intuendo il potenziale rivoluzionario dell’informatica e gli inquietanti risvolti di una ipotesi di clonazione.Una storia interessante, appena appesantita da un intreccio spionistico piuttosto ingombrante che costituisce l’unica concessione al pubblico più tradizionale.Il film – che, per la verità, non riscosse particolare successo – si avvale di un cast di ottimi professionisti e delle “realistiche” scenografie di Mariano Mercuri supportate dai computer forniti dalla Honeywell.Il ruolo di Christine/Andromeda sviluppato da Nicoletta Rizzi era stato dapprima proposto alla cantante Patty Pravo. Continua a leggere

Locandina Appartamento al PlazaUn film di Arthur Hiller. Con Lee Grant, Maureen Stapleton, Barbara Harris, Louise Sorel, Walter Matthau Titolo originale Plaza Suite. Commedia, Ratings: Kids+13, durata 116′ min. – USA 1971. MYMONETRO Appartamento al Plaza * * 1/2 - - valutazione media: 2,75 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Efficace e corretta versione di un’arcifamosa e innocua commedia (1968) di Neil Simon. Ereditato il posto tenuto a teatro da George C. Scott, Matthau è superbo nel 1° atto in coppia con M. Stapleton, ma nel 2° episodio si fa rubare la scena da Barbara Harris. 3 storie in una lussuosa suite dell’Hotel Plaza di New York: 1) lite tra anziani coniugi, 2) produttore invita una vecchia fiamma, ma va in bianco, 3) una coppia di genitori in urto con la figlia sposata. Continua a leggere

Un film di Sidney J. Furie. Con Sue Lloyd, Michael Caine, Guy Doleman, Nigel Green Titolo originale The Ipcress File. Spionaggio, durata 108′ min. – Gran Bretagna 1965. MYMONETRO Ipcress * * * - - valutazione media: 3,00 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Dal romanzo The Ipcress File (1962) di Len Deighton: l’agente Harry Palmer, che non ama molto il suo mestiere, deve investigare sul rapimento di uno scienziato trasportato al di là della cortina di ferro. Cade nelle mani di loschi figuri orientali che lo sottopongono al lavaggio del cervello. Un film di spionaggio intricato, spettacolare e narrato con una certa forza visiva. Uno dei primi ad avere come protagonista un agente segreto (l’ottimo Caine) con pregi e difetti dei comuni mortali. Sembra “di assistere a un’esibizione di Superman ancora travestito con gli abiti a buon mercato e gli occhiali di Clark Kent” (A. Walker). L’agente Palmer ritorna in Funerale a Berlino (1966) e Il cervello da un miliardo di dollari (1967).

Locandina italiana Benvenuti a SarajevoUn film di Michael Winterbottom. Con Woody Harrelson, Stephen Dillane, Marisa Tomei, Goran Visnjic Titolo originale Welcome to Sarajevo. Drammatico, durata 100 min. – Gran Bretagna 1997. MYMONETRO Benvenuti a Sarajevo * * * - - valutazione media: 3,05 su 9 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Sarajevo durante la guerra. Tutti gli orrori possibili, la fame, i cecchini, la distruzione, i morti, i bambini. Il tutto registrato da un giornalista americano, Flynn, interpretato da Harrelson. Per non essere impotente, per aver la sensazione di fare davvero qualcosa il giornalista cercherà di portare via almeno una bambina. Il film corre tutti i pericoli delle storie d’attualità già abbastanza dilaniate dalla televisione. Per il regista è un passo indietro rispetto al precedente ottimo Go Now al quale, in questa sede, sono state attribuite quattro stelle. Continua a leggere

Un film di Giorgos Lanthimos. Con Aggeliki Papoulia, Ariane Labed, Aris Servetalis, Johnny Vekris Titolo originale Alpis. Drammatico, durata 93 min. – Grecia 2011. MYMONETRO Alps * * * - - valutazione media: 3,00 su 1 recensione.

Ad Atene, una squadra formata da un paramedico, un’infermiera, una ginnasta e il suo allenatore sostituisce sotto compenso persone appena defunte per aiutare amici e parenti a lenire il dolore dell’elaborazione del lutto. Si fanno chiamare Alpeis (Alpi), perché, come quelle montagne, possono rappresentare qualunque altro monte nel mondo ma non possono essere scambiate per altri. Ognuno di loro porta il nome di una delle vette della catena montuosa. Fra questi, Monte Rosa è la donna che si occupa di assistere in ospedale una giovane giocatrice di tennis che ha appena avuto un incidente ed è vicina alla morte. Senza rivelarlo agli altri membri del gruppo, la donna comincia a sostituirsi alla ragazza e ne assume a poco a poco l’identità. Dai piccoli canini di Dogtooth alle alte vette delle Alpi, si capisce come siano le punte acuminate, gli spigoli e le asperità del comportamento umano a dettare la poetica di Yorgos Lanthimos. Là una famiglia che difendeva morbosamente la propria unità nucleare dalla corruzione del mondo esterno; qua un gruppo di persone adibite a penetrare nei nuclei familiari per tutelarli dall’urto del dolore. C’è una sorta di laboratorio sociale dietro queste trame, un tentativo di raccontare storie di cavie chiamate a sperimentare la possibilità di preservare l’uomo dalla sua natura corrotta. Un progetto tuttavia non tanto “behaviorista”, quanto cinematografico. In Alps infatti, la finzione, la recitazione e il cinema divengono in maniera ancora più evidente le chiavi con cui tentare di chiudersi a doppia mandata dal dolore del mondo esterno. “Qual era il suo attore preferito?” chiedono insistentemente i quattro specialisti ai parenti dei defunti, come a intendere che è dalla dimensione attoriale che occorre partire per costruire queste recite familiari dal copione predeterminato. Le quattro “alpi” divengono così quattro attori che lavorano unicamente sul corpo e su una serie di battute da recitare meccanicamente, imitatori in cerca di identità e di una performance perfetta che possa lenire l’angoscia personale e altrui. Con uno stile fin troppo vicino ai canoni del cinema d’autore europeo (disinquadrature, estetica del pedinamento, fuori fuoco), il regista greco conferma che la sua idea di cinema non è quella di un passatempo che preserva o allontana dai turbamenti del mondo, ma quella di un “metodo (fanta)scientifico” in cui finzione e realtà divengono gli strumenti per studiare le turbe dell’identità e del comportamento sociale. Qualunque situazione e qualunque battuta è infinitamente replicabile. Ma lo stesso non si può dire per le dinamiche degli affetti. Continua a leggere

Locandina italiana Un sapore di ruggine e ossa

Regia di Jacques Audiard. Un film Da vedere 2012 con Marion CotillardMatthias SchoenaertsArmand VerdureCéline SalletteCorinne MasieroCast completo Titolo originale: De rouille et d’os. Genere Drammatico – BelgioFrancia2012,durata 120 minuti. Uscita cinema giovedì 4ottobre 2012 distribuito da Bim Distribuzione. – MYmonetro 3,12 su 66 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Nel nord della Francia, Ali si ritrova improvvisamente sulle spalle Sam, il figlio di cinque anni che conosce appena. Senza un tetto né un soldo, i due trovano accoglienza a sud, ad Antibes, in casa della sorella di Alì. Tutto sembra andare subito meglio. Il giovane padre trova un lavoro come buttafuori in una discoteca e, una sera, conosce Stephane, bella e sicura, animatrice di uno spettacolo di orche marine. Una tragedia, però, rovescia presto la loro condizione. 

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Regia di James Wan. Un film Da vedere 2015 con Vin DieselPaul WalkerDwayne JohnsonMichelle RodriguezTyrese GibsonCast completoGenere AzioneThriller – USA2015durata 140 minuti. Uscita cinema giovedì 2aprile 2015 distribuito da Universal Pictures. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 – MYmonetro 3,22 su 53 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

A ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. Ragion per cui Deckard Shaw, fratello dell’Owen ridotto in fin di vita da Dominic Toretto e dalla sua gang, è pronto a scatenare la sua sete di vendetta, avvalendosi delle tecniche di guerra e di guerriglia apprese lavorando per i servizi segreti britannici. La situazione sembra disperata finché la CIA non si offre di aiutare Toretto e i suoi, a condizione che questi recuperino Ramsey, uno hacker straordinario e dall’identità ignota, rapito da dei pericolosi terroristi.
Un episodio, il settimo della serie inaugurata nel 2001 da Rob Cohen, che da subito ha assunto proporzioni gigantesche di significato, ben al di là della semplice prosecuzione di un franchise di successo. Dal momento della scomparsa di Paul Walker, senza dimenticare le circostanze paradossali in cui questa è avvenuta, realtà e finzione hanno cominciato a mescolarsi, delegando alla riuscita di Fast & Furious 7 un possibile esito virtuoso del cortocircuito. Il film sgombra il campo dagli equivoci ben presto, dimostrando, più che di essere influenzato dagli eventi extra-diegetici, di esserne dominato.

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Un film di Roberto Minervini. Con Daniel Blanchard, Melissa McKinney, Vernon Wilbanks Drammatico, durata 92 min. – Belgio, Italia, USA 2012. – Minerva Pictures Group MYMONETRO Low Tide * * * - - valutazione media: 3,00 su 1 recensione.

Un ragazzino vive con la madre single e si trova ad occuparsi non solo delle faccende domestiche ma anche della genitrice. La giovane donna lavora in una casa di riposo per anziani come inserviente e si fa aiutare dal figlio del quale però non si occupa praticamente mai non rinunciando peraltro ad ospitare partner o a consentire che si cerchi di coinvolgerlo in situazioni scabrose.
Di preadolescenti o adolescenti di cui gli adulti non si occupano oppure si occupano nel modo sbagliato il cinema ce ne ha proposti molti e quindi ogni volta ci si chiede cosa si possa dire di nuovo in materia. Ma quanto affermava Tolstoj nell’incipit di “Anna Karenina” (“Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”) è applicabile anche a questa delicatissima fase di formazione dell’essere umano. Minervini sa come coglierla in modo originale anche se il suo protagonista senza nome non può non ricordarne un’altra che un nome ce l’aveva ed ha segnato la storia del cinema: Rosetta. Come i Dardenne Minervini usa solo musica diegetica e come loro pedina il proprio protagonista con la macchina da presa. Non lo fa però come loro in maniera ossessiva consentendogli anche quelle pause di respiro che a Rosetta o al ragazzo de Il figlio erano negate.
Sono due solitudini profonde quelle che si sfiorano per gran parte del film. Da un lato c’è una madre giovane che sembra non capire (o, meglio, non sa come gestire) la propria solitudine affollata di persone, di vicende border line, di un lavoro gestito senza alcuna empatia verso i pazienti della casa di riposo. Dall’altro c’è lui, un bambino che sta diventando ragazzo ma a cui si chiede di essere già adulto, di sapere cosa c’è nel frigorifero, di rifare i letti, di far andare la lavatrice. È un film pieno di animali quello di Minervini, dal serpente dell’inizio, alle rane, ai gatti chiusi nel camper, agli insetti fino ai pesci rossi che finiscono con il rappresentare il sentire del protagonista. Quando va a raccogliere con la boccia l’acqua piovana o quando gonfia e riempie d’acqua la piscinetta per farli nuotare in uno spazio più ampio quei pesci sono lui, bisognoso di un respiro e di una dimensione che il mondo adulto sembra volergli negare per sempre. Continua a leggere

Locandina L'albero, il sindaco e la mediatecaUn film di Eric Rohmer. Con Pascal Greggory, Arielle Dombasle, Fabrice Luchini Titolo originale L’Arbre, le maire et la médiathèque. Commedia, Ratings: Kids+16, durata 105 min. – Francia 1993. MYMONETRO L’albero, il sindaco e la mediateca * * * - - valutazione media: 3,00 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Girato in 16 millimetri, di fattura semplice ma frizzante e divertente. Ci troviamo nel villaggio di Saint-Jure dove il sindaco socialista spera di farsi eleggere ancora una volta. Vuole costruire un complesso multimediale che comporterebbe l’abbattimento di un albero secolare. Il maestro del paesino è contrario e coinvolge anche la figlioletta, che umilia il sindaco. I piani falliranno anche grazie a un articolo che doveva essere pro sindaco, mentre sostiene le idee del maestro. Fabrice Luchini è il più bravo tra gli attori. Continua a leggere

Locandina italiana MasqueradeUn film di Joseph L. Mankiewicz. Con Adolfo Celi, Susan Hayward, Rex Harrison, Cliff Robertson, Capucine. Titolo originale The Honey Pot. Giallo, b/n durata 125 min. – USA 1967. MYMONETRO Masquerade * * * - - valutazione media: 3,00 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Un miliardario, dicendosi gravemente ammalato, chiama al suo capezzale tre ex amanti per scegliere quella che erediterà. Una delle tre, la più ricca, viene trovata uccisa. Un ulteriore colpo di scena svelerà l’imprevedibile finale. Continua a leggere