Category: 2.50/2.99


Regia di Jean-Jacques Annaud. Un film con Jane MarchTony Leung Ka FaiFrédérique MeiningerArnaud GiovaninettiMelvil PoupaudCast completo Titolo originale: L’amant. Genere Drammatico – Francia1991durata 115 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 – MYmonetro 2,94 su 1 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Dal romanzo (1984) di M. Duras (che contestò duramente il film): nell’Indocina del 1929 una 15enne francese di famiglia borghese diventa l’amante di un 30enne cinese, ricco e nullafacente. Lui l’ama, lei si lascia amare. Quando, tre anni dopo, lui è costretto dalla famiglia a sposarsi, lei s’imbarca per la Francia e scopre di averlo amato. La cornice soffoca il quadro, c’è lo spettacolo, non il sentimento della passione e del desiderio. L’erotismo è verniciato, ma la rievocazione di un’atmosfera è suggestiva, i 2 protagonisti sono ben scelti, le musiche del libanese Gabriel Yared funzionano.

Regia di Jason Reitman. Un film Da vedere 2012 con Charlize TheronPatton OswaltPatrick WilsonElizabeth ReaserJill EikenberryCast completo Genere Commedia, – USA2012durata 94 minuti. Uscita cinema venerdì 9 marzo 2012 distribuito da Universal Pictures. – MYmonetro 2,92 su 11 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Dopo il successo a ogni livello di Juno (2007), Reitman e la sua sceneggiatrice Diablo Cody (qui anche coproduttrice) hanno sbagliato quest’agra commedia con pretese antiromantiche e innovatrici al servizio della diva Theron. Mavis Gary, scrittrice di romanzetti per adolescenti, decide di rientrare a Mercury per uno scopo preciso: riconquistare l’amore di un ex compagno di liceo che è sposato da anni e da poco felice padre di un maschietto. È così sicura del suo fascino che il suo ex non esiterà a lasciare tutto per lei. Mavis è presentata esplicitamente come una donna da odiare: antipatica e presuntuosa, arrogante e malvagia, è, in fondo, un’infelice che non sa di esserlo. Secondo noi è una stronza (per Reitman a passive aggressive mean bitch ), inguaribile stupida e falsa come sono i libri che scrive.

Regia di Cheol-soo Jang. Un film con Young-hee SeoSung-won JiSeo Young-heeSeong-Won JiJeong-hak Park. Titolo originale: Kim Bok-nam Salinsageonui Jeonmal. Genere Drammatico, – Corea del sud2010durata 115 minuti. distribuito da da definire. Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Per fronteggiare una forte crisi depressiva, Hae-won decide di andare a trovare un’amica dell’infanzia, Bok-nam, che vive a Mundo, una desolata isola sperduta a sud di Seoul. Là troverà una comunità maschilista che sfrutta la debolezza fisica delle donne per usurparle e ridurle a vittime incapaci di ribellarsi. La convivenza tra le due donne viene così inframmezzata da momenti di serenità, dove i ricordi del passato portano nuova energia al presente, a scene di violenza inaudita. Quando Bok-nam sospetta il marito di violentare la figlioletta, tenta di scappare dall’isola assieme a lei.

Regia di Jalil Lespert. Un film con Pierre NineyGuillaume GallienneCharlotte LebonLaura SmetMarie de VillepinCast completo Genere Drammatico, – USA2014durata 100 minuti. Uscita cinema giovedì 27 marzo 2014 distribuito da Lucky Red. – MYmonetro 2,70 su 6 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Più che un film sulla moda o sulla vita di Yves Saint Laurent, è una grande storia d’amore: quella del celebre stilista con Pierre Bergé suo compagno di vita e di lavoro dagli inizi della sua brillante e tormentata carriera, quando 21enne enfant prodige fu nominato direttore della grande casa di moda creata da Christian Dior, fino agli ultimi giorni del 2008. Lespert è riuscito a fare una carrellata sul costume e sulle variazioni del costume lungo 40 anni di storia della Francia. 2 interpreti (Gallienne in particolare) hanno saputo donare spessore ai personaggi e struggimento alla loro passione/malattia.

Locandina italiana Jakob il bugiardo

Un film di Peter Kassovitz. Con Robin Williams, Alan Arkin, Bob Balaban, Hannah Taylor-Gordon, Mark Margolis. Titolo originale Jakob the Liar. Commedia, Ratings: Kids+13, durata 105 min. – USA 1999. MYMONETRO Jakob il bugiardo * * 1/2 - - valutazione media: 2,67 su 7 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

L’effetto La vita è bella si avverte in questo film con Dead Poet Williams che cerca di ridicolizzare la Shoà con un umorismo di seconda scelta.

Poster Il grande Gatsby

Un film di Baz Luhrmann. Con Leonardo DiCaprio, Tobey Maguire, Carey Mulligan, Joel Edgerton, Isla Fisher. Titolo originale The Great Gatsby. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 142 min. – Australia, USA 2013. – Warner Bros Italia uscita giovedì 16 maggio 2013. MYMONETRO Il grande Gatsby * * 1/2 - - valutazione media: 2,88 su 147 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Nella primavera del 1922, il giovane Nick Carraway si trasferisce a Long Island, in una villetta che confina con la villa delle meraviglie di Gatsby, un misterioso milionario che è solito organizzare feste memorabili e del quale si dice di tutto ma si sa molto poco. Cugino della bella e sofisticata Daisy Buchanan, moglie di un ex campione di polo, Nick viene a conoscenza del passato intercorso tra Daisy e Gatsby e si presta ad ospitare un incontro tra i due, a cinque anni di distanza. Travolto dal clima ruggente dell’età del jazz, da fiumi di alcol e dalla tragedia di un amore impossibile, Nick si scoprirà testimone, complice e disgustato, del tramonto del sogno americano.
Tra la versione del 1974, sceneggiata da Coppola ma cinematograficamente poco consistente, e la rilettura odierna firmata Baz Luhrmann, che invece carica l’impianto visivo fino quasi a soffocare la voce amara e toccante del romanzo di Scott Fitzgerald, è lecito sognare una giusta temperatura di trasposizione, che resta ancora ideale, e rinnova la sfida ai cineasti a venire, com’è nella natura dei grandi classici di fare.
Non c’è dubbio, infatti, che nel libro di Fitzgerald ci sia un corpo che domanda di essere tradotto esattamente con il linguaggio del cinema e della musica: è quello che parla della trasformazione fisica del protagonista, dei costumi che indossa, dell’architettura che abita, degli straordinari eventi che ospita; dell’epoca che incarna. E non è tanto su questo fronte, come verrebbe da pensare pregiudizialmente, che il film di Luhrmann è ridondante: il regista australiano sa animare come pochi altri una festa cinematografica e qui lo conferma a più riprese, sulle note di un r’n’b contemporaneo che aspira a giocare il ruolo inebriante che all’epoca giocava il jazz. Ma c’è anche un’anima, nel romanzo, autobiografica e disperata, che parla molto più in sordina di quanto non faccia il film di Luhrmann, che pecca in più riprese di un’eccessiva esplicitazione dei sentimenti in campo, si compiace rovinosamente nel finale, e di fatto non trova una via altrettanto personale, se non quella di ripetere modi e caratteri di Moulin Rouge.
Tobey Maguire, nei panni di Nick Carraway, sembra infatti ricalcare la figura dello scrivano tragico di Ewan McGregor, al punto che il regista inventa per lui una cornice gemella e superflua, mentre il Gatsby di Leonardo Di Caprio, straordinario nella performance silenziosa e nella restituzione della solitudine del sognatore e dell’ambizioso (anche in virtù dei ruoli già indossati che si porta appresso), subisce suo malgrado la sorte del film a cui dà il nome, perdendo mistero e fascino man mano che l’orologio scorre e tentando invano di elevare la tensione alzando la voce.
D’altronde, insistendo sul tema del guardare e dell’essere guardati, è il regista stesso a fornire un’indicazione per la lettura del suo lavoro. Nick è un osservatore della vita, un voyeur, Gatsby ha la fama di essere una spia e vive per raggiungere quella luce verde al di là dell’acqua che guarda senza posa, i due si tengono sotto controllo dalle rispettive finestre, mentre un paio di giganteschi occhi maschili (simili a quelli di donna dipinti da Francis Cugat, che Fitzgerald volle come copertina) scruta come un dio pagano il distretto operaio dove i ricchi sostano per il tempo dei loro sporchi comodi. Luhrmann, cioè, denuncia per primo e ribadisce ad oltranza il carattere eminentemente visivo del proprio operato, invitando il pubblico a godere dei fuochi d’artificio, dello “spettacolo spettacolare”, e dissuadendolo dal “pretendere troppo”, come impudentemente osa invece fare Gatsby.

Regia di Jack Smight. Un film Da vedere 1966 con Shelley WintersLauren BacallJanet LeighRobert WagnerPaul NewmanHarold GouldCast completo Titolo originale: Harper. Genere Giallo – USA1966durata 121 minuti. Valutazione: 5,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Investigatore assunto da una donna per cercare il marito lo trova cadavere. Ed è solo l’inizio. Dal romanzo Bersaglio mobile (1949) di John Ross MacDonald (1° dei 20 con Lew Archer, fratello spirituale di Sam Spade di Hammett e di Philip Marlowe di Chandler). Cast di prim’ordine e ambientazione californiana suggestiva. Newman riprese il personaggio in Detective Harper: acqua alla gola (1976) con meno successo.

Locandina italiana Airport 75

Un film di Jack Smight. Con Dana Andrews, George Kennedy, Charlton Heston, Karen Black, Myrna Loy.Titolo originale Airport 1975. Drammatico, durata 106 min. – USA 1974. MYMONETRO Airport 75 * * 1/2 - - valutazione media: 2,88 su 8 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Mentre vola da Washington a Los Angeles, a causa del maltempo, un jumbo-jet viene dirottato verso un’altra località. Un aereo da turismo si schianta contro la cabina di pilotaggio del jumbo uccidendo due piloti e mettendo quindi a repentaglio il destino dei 120 passeggeri. Abilmente guidato da terra, l’aereo, pilotato per necessità dalla hostess, arriverà a destinazione.

Regia di Ivano De Matteo. Un film Da vedere 2009 con Monica GuerritoreElio GermanoMyriam CataniaGiorgio GobbiIaia ForteAntonio CataniaCast completo Genere Drammatico, – Italia2009durata 98 minuti. Uscita cinema giovedì 27 agosto 2015 distribuito da Cinecittà Luce. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 – MYmonetro 2,94 su 4 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Alfredo e Susanna, lui architetto e lei psicologa che si occupa di donne che hanno subito maltrattamenti, hanno una casa in campagna fuori Roma dove trascorrono alcuni weekend e parte dell’estate. Un giorno Susanna vede una giovane prostituta che subisce le angherie di un uomo ai bordi della statale e decide di aiutarla portandola inizialmente nella casa e successivamente a Roma per garantirle un futuro migliore. Seppure tra molteplici incertezze e nonostante la grettezza di una coppia di amici, tutto sembra procedere per il meglio ma un elemento inatteso provvederà a turbare la pace delle coscienze.

Regia di Italo Spinelli. Un film con Adil HussainSamrat ChakrabartiPriyanka BoseTillotama ShomeSeema Rahmani. Genere Drammatico, – IndiaItalia2010durata 91 minuti. Uscita cinema venerdì 11 marzo 2011 distribuito da Cinecittà Luce. – MYmonetro 2,61 su 7 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Inviato a Purulia (Bengala) per un servizio sullo sfruttamento e la violenza subita dalle donne nelle comunità tribali, il fotoreporter Upin è turbato dall’immagine della bella ragazza madre Gangor che allatta il suo bimbo. Pubblicata in prima pagina, la foto suscita scandalo e cambia la vita di entrambi. Dopo Roma Paris Barcelona (1990), la 2ª fiction (in bilico sul documentario) di Spinelli, regista teatrale, documentarista, conoscitore dell’India, da lui frequentata da 25 anni, scritta con Antonio Falduto, si ispira al racconto Dietro al corsetto di Mahasweta Devi, nota scrittrice indiana, impegnata nelle cause sociali e femminili. Videointerviste, sottotitoli per i dialetti, cinepresa a spalla, fotografia di Marco Onorato, montaggio di Jacopo Quadri. Il racconto segue un percorso circolare, semplice, dimostrativo, cercando un cortocircuito tra prospettiva e realtà sottoproletaria rurale, tra visibilità e verità.

Un film di Hans Abramson, Arne Arnbom, Hans Alfredson, Tage Danielsson, Lars Görling, Ingmar Bergman, Jörn Donner, Gustaf Molander, Vilgot Sjöman. Con Harriet Andersson, Ingrid Bergman, Lars Ekborg, Hans Abramson, Hans Alfredson. Commedia, b/n durata 105′ min. – Svezia 1967. MYMONETRO Stimulantia * * 1/2 - - valutazione media: 2,75 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Film a episodi della Svensk che reclutò 9 registi. Tema fisso: quali sono le cose più stimolanti per vincere la noia esistenziale? Chi sceglie lo sport, il sesso, l’emozione artistica. Per Bergman è il bambino, stimolo a vivere e presenza d’amore: in Daniel _ girato tra il ’63 e il ’65 _ si dedica a Daniel Sebastian, nato nel 1962 dalla pianista Käbi Laretei, 4ª moglie e sua collaboratrice per anni, anche dopo il 4° divorzio. Come gli altri registi, compare di persona sullo schermo, dicendo che, mentre gira un film, pensa al modo con cui il figlio lo vedrà e lo capirà. L’episodio (11 minuti) consiste in frammenti di filmetti familiari in Super8 da lui girati. Dà l’impressione di voler fare qualcosa di diverso dai film dei colleghi, realizzati con attori professionisti (in quello di Abramson recita Ingrid Bergman). Distribuito anche in Italia nel 1967.

Regia di Ingmar Bergman. Un film con Eva HenningBirger MalmstenMimi NelsonBirgit TengrothHasse EkmanBengt EklundCast completo Titolo originale: Törst. Genere Drammatico – Svezia1949durata 82 minuti. Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 3 recensioni.

Partiti da Basilea, Rut e Bertil, di ritorno a Stoccolma dopo il viaggio di nozze, attraversano in treno la Germania ancora devastata dai bombardamenti. I fantasmi della guerra si aggiungono a quelli del loro passato, rievocati a colpi di flashback di cui Bergman ha spesso fatto uso. Rut è rimasta sterile, obbligata ad abortire da un amante precedente; Bertil, indolente piccolo borghese, ha avuto una relazione con la fragile Viola. In questo 7° film l’influenza di Strindberg nel giovane Bergman è determinante. Quando in treno, dopo un incubo in cui sogna di assassinare Rut, si sveglia e la abbraccia: “Ecco, siamo all’inferno, ma insieme!”. Sceneggiato da Herbert Grevenius che ha cucito insieme 4 novelle di Birgit Tengroth (interprete di Viola), rivela molte delle ossessioni bergmaniane e le sue nostalgie: l’acqua, il bambino, le ballerine. La Rut di E. Henning è forse la prima di una grande galleria di personaggi femminili. Non manca di difetti né di squilibri. È, con La prigione , uno dei suoi film più “neri”. 40 anni dopo Bergman dichiarò: “Cominciavo a trovare un modo tutto mio di fare film. Mi ero reso padrone di quella stupida macchina”. Titolo francese: La fontaine d’Aréthuse .

Regia di Hong Sang-soo. Un film con Sang-Jung KimJun-sang Yu. Titolo originale: Book chon bang hyang. Genere Azione – Corea del sud2011durata 79 minuti. Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

 

Seongjun va a trovare un amico a Seoul. Dato che costui non risponde alle sue telefonate si mette a girare per il quartiere e incontra un’attrice che conosceva. Dopo poco se ne va per bere vino di riso con il quale finisce per ubriacarsi. Cercherà di raggiungere l’abitazione della sua ex fidanzata. Lo vediamo poi in un altro giorno reincontrare l’attrice, raggiungere un bar in cui la proprietaria assomiglia straordinariamente alla sua ex. Per lei suonerà il piano. La ritroverà in un’altra giornata in cui, ubriaco, la bacerà.
Si potrebbe continuare ancora nella descrizione di queste azioni quotidiane perché il cinema del regista coreano Hong Sansoo è di esse che si nutre collocandole però in una dimensione in cui la linea di dispiegamento degli eventi non segue mai un succedersi cronologico ma piuttosto un alternarsi di situazioni in cui allo spettatore non è consentito di attribuire un ‘prima’ e un ‘dopo’. Ci troviamo così dinanzi a flussi narrativi in cui l’elemento surreale mescola l’onirico con il reale, offrendo alla casualità degli eventi lo spazio per dispiegare la sua presenza.Casualità a cui il regista crede fermamente affermando: “Le cose casuali accadono senza ragione nelle nostre vite ma noi ne selezioniamo alcune per formare una linea di pensiero che costituisce ciò che chiamiamo la ragione”. Ad Hong Sansoo va dato atto di credere con grande rigore a questa modalità di narrazione che riesce indubbiamente ad offrire un forte senso di smarrimento esistenziale, conservando però un’ormai apparentemente incolmabile distanza rispetto a un pubblico che non sia di nicchia.

Regia di Ingmar Bergman. Un film con Nine-Christine JönssonBengt EklundMimi NelsonBerta HallBirgitta ValbergCast completo Titolo originale: Hamnstad. Genere Drammatico – Svezia1948durata 100 minuti. Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 3 recensioni.

Berit è una ragazza che è già finita in riformatorio a causa di una difficile vita familiare. I genitori provano una profonda ostilità l’uno per l’altra e la madre ha nei suoi confronti una proiettività priva di amore. La ragazza, dopo aver tentato il suicidio, incontra un marinaio rientrato a Goteborg al quale si concede in breve tempo. L’uomo è tentato di non rivederla ma poi inizia con lei una relazione che la spinge a confidarsi raccontandogli un passato che suscita la sua gelosia retroattiva.
Giunto alla sua quinta regia Bergman mostra qui una particolare attenzione al cinema neorealistico italiano. Rossellini sembra essere la sua fonte d’ispirazione in un film in cui gli esterni sono soprattutto dedicati a mostrare la quotidianità del lavoro in una città portuale. Questa scelta favorisce una riflessione che, partendo dalla vita di coppia e dai sentimenti (o dalla loro distorsione), si apre a una denuncia dell’assetto sociale di una società come quella svedese considerata da molti in Europa come un modello. I primi ad essere sottoposti alla lente d’ingrandimento sono i servizi sociali e coloro i quali si occupano delle giovani da ‘redimere’. Ne viene rilevata la scarsa attenzione nei confronti della ricerca delle cause di ciò che viene considerata devianza in favore di una rigida applicazione delle regole. Ciò su cui però decide di appuntare con forza la propria critica è il doppio regime in materia di aborto. Berit avrà modo di denunciare esplicitamente che l’aborto clandestino viene praticato a due livelli: quello garantito e in guanti bianchi per i ricchi e quello a rischio della vita per chi non si può permettere i costi del primo. Il finale è di quelli a doppia lettura: apparentemente posticcio e troppo solare lascia comunque aperta una domanda nello spettatore sul futuro dei due protagonisti che restano comunque dei soggetti non allineati al conformismo del tempo.

Locandina italiana Skeleton Key

Un film di Iain Softley. Con Kate Hudson, Gena Rowlands, John Hurt, Peter Sarsgaard, Joy Bryant.Horror, Ratings: Kids+13, durata 104 min. – USA 2005. uscita venerdì 9 settembre 2005.MYMONETRO Skeleton Key * * 1/2 - - valutazione media: 2,86 su 48 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Caroline, assistente geriatrica, trova lavoro in una villa coloniale isolata, situata nelle paludi di New Orleans: dovrà badare al vecchio proprietario, immobilizzato e reso muto da un ictus, e convivere con la bisbetica moglie. Le verrà dato un passepartout, capace di aprire tutte le porte della casa tranne una: quella di una stanza accessibile solo dalla soffitta. Quando all’ossessione per la stanza proibita si unirà la sensazione che il vecchio cerchi di chiederle aiuto, in un clima carico di superstizione la scettica Caroline cercherà di far luce sulle misteriose circostanze in cui il vecchio fu colpito dall’ictus. La soffitta potrebbe celare al suo interno le risposte ma, sfortunatamente per la ragazza, non solo quelle.
Dall’autore di K-Pax, una Kate Hudson finalmente cresciuta in un horror di impatto più psicologico che visivo e dai toni fortemente inquietanti, incentrato sulle superstizioni e i riti magici dell’hoodoo (diverso, a quanto pare, dal voodoo). Asciutta e coerente con se stessa, l’opera svolazza leggera attraverso la prima parte, nonostante sfiori molti cliché del genere e calchi visibilmente la mano sulla costruzione psicologica del carattere principale. Una protagonista troppo curiosa che compie azioni assurde, giustificate (in parte) da traumi del passato, al punto da mettersi nei pasticci da sola e servirsi su un piatto d’argento a chi di dovere: per i primi due terzi The Skeleton Key potrebbe essere dunque un banale horror supportato da una cupa, e non banale, eleganza d’ambiente. Proprio quando la speranza di intravedere un briciolo di originalità starà per spegnersi, ecco la deviazione verso territori quantomeno movimentati, per un finale decisamente al di là delle aspettative. Il cambio di marcia, per quanto rilevante, arriva troppo tardi.

Regia di Hong Sang-soo. Un film con Isabelle HuppertKwon Hye HyoJung Yu-miSo-Ri MoonMoon Sung-keunYuh Jung YounCast completo Titolo originale: Da-reun na-ra-e-suh. Genere Commedia, – Corea del sud2012durata 88 minuti. Uscita cinema giovedì 22 agosto 2013 distribuito da Tucker Film. – MYmonetro 2,80 su 11 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

13° LM del regista coreano: una studentessa di cinema arriva con la madre nella piccola città rivierasca di Mohang. Annoiata, comincia a scrivere storie in forma di sceneggiature con protagonista un’attrice europea. “In questo modo Hong può scherzare sul gallismo nazionale, sulla predisposizione alle ubriacature, sul fascino (e l’invidia) per lo straniero… una specie di ronde dei sentimenti che alla fine permette a tutti di trovare un proprio posto e una propria piccola felicità” (P. Mereghetti).

La casa dei nostri sogni - DVD - Film di Henry C. Potter Commedia | IBS

Un film di Henry C. Potter. Con Melvyn Douglas, Cary Grant, Myrna Loy, Lex Barker Titolo originale Mr. Blandings Builds his Dream House. Commedia, b/n durata 94′ min. – USA 1948. MYMONETRO La casa dei nostri sogni * * 1/2 - - valutazione media: 2,75 su 10 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Pubblicitario di New York si copre di debiti per sistemare la nuova casa di campagna nel Connecticut, ma risolve la situazione inventando uno slogan di successo. Da un romanzo di Eric Hodgkins, sapientemente sceneggiato dalla coppia Panama & Frank, un’agile commedia di costume che mette a fuoco con levigato garbo critico gli usi e la mentalità della classe media americana uscita dalla guerra. C. Grant in gran forma, M. Loy deliziosa. Rifatto nel 1986 da Richard Benjamin con Casa dolce casa.

Locandina I ragazzi irresistibiliUn film di Herbert Ross. Con George Burns, Richard Benjamin, Lee Meredith, Carol Arthur, Walter Matthau. Titolo originale The Sunshine Boys. Commedia, durata 111′ min. – USA 1975. MYMONETRO I ragazzi irresistibili * * 1/2 - - valutazione media: 2,75 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Da una commedia (1972) di Neil Simon: per quarantatré anni, tra screzi e contrasti, due comici del vaudeville hanno fatto coppia sul palcoscenico. Dopo un periodo di inattività sono chiamati in TV a ripetere lo sketch che li rese famosi. Spassosa comedy of insult allo smeriglio, un po’ stiracchiata, ma con battute e duetti irresistibili. Subentrato a Jack Benny, Burns (1896) _ che non aveva dal 1939 una parte di protagonista _ vinse un Oscar, Matthau e Simon soltanto una nomination.

Locandina I lancieri del Bengala

Un film di Henry Hathaway. Con Franchot ToneGary CooperRichard BarthelmessRichard Cromwell Titolo originale The Lives of a Bengal LancierAvventurab/n durata 109 min. – USA 1935MYMONETRO I lancieri del Bengala **1/2-- valutazione media: 2,84 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Un principe indiano vuole impadronirsi di un carico d’armi destinato agli inglesi. Servendosi di una bellissima donna rapisce il figlio del comandante al quale ingiunge, pena la vita del ragazzo, di svelare il percorso del convoglio. L’uomo non si lascia corrompere, ma il giovane sì. Due soldati, allora, entrano travestiti nella città nemica dove sono raccolte le armi e fanno esplodere il deposito.


IL FURORE DELLA CINA COLPISCE ANCORA Clip Italiana | iVID.it - il portale  dei trailer

Un film di Lo Wei. Con Bruce Lee, Maria Yi, James Tien, Han Yin-Chieh, Tony Liu. Titolo originale Tang shan da xiong. Avventura, durata 102 min. – Hong Kong 1971. MYMONETRO Il Furore della Cina colpisce ancora * * 1/2 - - valutazione media: 2,53 su 16 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Il fantomatico furore della cina è incarnato da Bruce Lee, che troviamo qui al suo primo ruolo da protagonista sul grande schermo. La recitazione approssimativa di gran parte del cast non toglie alla trama il seppur lieve merito di possedere qua e là qualche barlume di originalità. Problemi di ritmo in partenza, ma una volta cominciato lo show della star di Hong Kong il girato scorre finalmente fluido.
Chen, semplice giovane di paese si reca in città con lo zio, vi si stabilisce, e trova lavoro in quella che sembrerebbe essere una fabbrica di ghiaccio. Tutto filerà liscio fino a quando dal posto di lavoro cominceranno a sparire degli operai in circostanze misteriose. Il ragazzo indagherà sulle sparizioni degli amici, tra patemi d’animo interiori e tentativi di corruzione ai suoi danni, fino a smascherare un losco traffico di droga gestito dal proprietario della fabbrica. Inutile nascondere la scarsa appetibilità odierna di buona parte della pellicola, raddrizzata solo dal carisma del protagonista che ci traghetterà zitti e buoni fino alla fine regalando espressioni e movenze che da sole valgono la visione. Per appassionati.