Category: Von Trotta Margarethe


Rosenstrasse: Amazon.it: Riemann,Schrader, Riemann,Schrader: Film e TV

Regia di Margarethe von Trotta. Un film Da vedere 2003 con Katja RiemannMaria SchraderJürgen Vogel. Genere Drammatico, – Germania2003durata 136 minuti. Uscita cinema martedì 27 gennaio 2004 distribuito da 01 Distribution. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 – MYmonetro 3,17 su 10 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Berlino, 1943: un centinaio di donne tedesche “ariane” si raccolgono in Rosenstrasse, vicino ad Alexanderplatz, per reclamare la liberazione dei loro mariti ebrei arrestati e, dopo spossanti trattative con le autorità naziste, la ottengono. Fatto storico ignorato nei libri di storia. Scritto con Pamela Katz dalla regista, da sempre impegnata in un cinema al femminile con vicende rappresentative di eventi storico-politici, è un film che ha al suo attivo tre virtù principali: un’accurata e attendibile ricostruzione ambientale; una compagnia di attori che danno l’impressione di credere in quello che fanno; non pochi momenti di alta intensità emotiva in cui i sentimenti privati si caricano e si rifrangono in significati di memoria storica. Costruito con una serie di flashback che partono da un presente situato sessant’anni dopo a New York. Fotografia in Cinemascope (Franz Rath), desaturata nelle scene del 1943. Costo: 6, 5 milioni di euro, 54 giorni di riprese. Interessante uso del suono. Premio San Fedele 2004.

Film e telefilm tedeschi da vedere almeno una volta nella vita ~

Regia di Margarethe von Trotta. Un film Da vedere 1986 con Barbara SukowaDaniel OlbrychskiOtto SanderCharles RegnierBarbara LassKarin BaalCast completo Titolo originale: Rosa Luxemburg. Genere Biografico – Germania1986durata 122 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Vita, lotte e morte violenta di Rosa Luxemburg (1871-1919), cittadina tedesca che fu uno dei protagonisti della sinistra europea del primo Novecento e che della politica fece la ragione centrale dell’esistenza nonostante gli svantaggi di partenza: donna, ebrea, straniera, non bella. Rendere conto di un’esistenza durata 48 anni e di un convulso periodo storico che va dal terzo congresso (1893) dell’Internazionale socialista alla fallita insurrezione spartachista del gennaio 1919 era impresa da far tremare le vene a uno sceneggiato TV. Farlo in 2 ore di film era impossibile. Corretto, tradizionale, convenzionale per due terzi, apprezzabile nel tentativo di tenere in equilibrio privato e pubblico, emozione e ragione, il film acquista forza nella parte carceraria dove di Rosa L. emergono pazienza e ironia.

Locandina italiana Hannah Arendt

Un film di Margarethe von Trotta. Con Barbara Sukowa, Axel Milberg, Janet McTeer, Julia Jentsch, Ulrich Noethen. Drammatico, durata 113 min. – Germania, Lussemburgo, Francia 2012. – Nexo uscita lunedì 27 gennaio 2014. MYMONETRO Hannah Arendt * * * 1/2 - valutazione media: 3,83 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Il film ricostruisce un periodo fondamentale della vita di Hannah Arendt: quello tra il 1960 e il 1964. All’inizio della vicenda, la cinquantenne intellettuale ebrea – tedesca, emigrata negli Stati Uniti nel 1940, vive felicemente a New York con il marito, il poeta e filosofo tedesco Heinrich Blücher. Ha già pubblicato testi fondamentali di teoria filosofica e politica, insegna in una prestigiosa Università e vanta una cerchia di amici intellettuali. Nel 1961, quando il Servizio Segreto israeliano rapisce il criminale di guerra nazista Adolf Eichmann, nascosto sotto falsa identità a Buenos Aires, la Arendt si sente obbligata a seguire il successivo storico processo che si tiene a Gerusalemme. Nonostante i dubbi di suo marito, la donna, sostenuta dall’amica scrittrice Mary McCarthy, chiede e ottiene di essere inviata in loco come reporter della prestigiosa rivista ‘New Yorker’. Hannah nota che Eichman, uno dei gerarchi artefice dello sterminio degli ebrei nei lager, è un mediocre burocrate, che si dichiara semplice esecutore di ordini odiosi e, d’altro canto, si sorprende nell’ascoltare testimonianze di sopravvissuti che mettono in evidenza la condiscendenza dei leader delle comunità ebraiche in Europa, di fronte ai nazisti.
Dai suoi resoconti, e in seguito dal suo libro, “La banalità del male: Eichman a Gerusalemme” (1963), emerge la controversa teoria per cui proprio l’assenza di radici e di memoria e la mancata riflessione sulla responsabilità delle proprie azioni criminali farebbero sì che esseri spesso banali (non persone) si trasformino in autentici agenti del male. L’ebreo Kurt Blumefeld, uno dei suoi più cari amici, non riesce a perdonarla per quegli scritti, mentre lo scandalo si diffonde in Israele e negli USA. La presidenza della sua Università è fortemente contrariata, la stampa la attacca violentemente, ma il marito, la sua devota allieva tedesca Lotte Köhler e molti studenti approvano e sostengono l’essenza, apparentemente paradossale, del suo pensiero.
Già in passato von Trotta ha realizzato film riguardanti donne “eccezionali” e dissidenti: Rosa L., del 1985, ritratto della leader marxista Rosa Luxemburg, interpretata dalla stessa Sukova, e Vision, del 2009, rievocazione di Hildegard von Bingen, mistica cristiana del XII secolo. In questo caso si tratta di un biopic che, delineando il personaggio in termini personali e di teoria filosofica elaborata dallo stesso, intende propriamente (come dichiarato dalla regista) “trasformare il pensiero in un film”. Si tratta di un tentativo solo parzialmente riuscito. In effetti l’approccio, pur serio, documentato e scenograficamente preciso, risulta spesso didattico. Non mancano aspetti flemmatici, dialoghi troppo prolungati, faticosi e pomposi. Tuuttavia, nel complesso, la costruzione drammatica è efficace. La messa in scena non è audace, ma neppure piattamente televisiva. Privilegia le sequenze in interni, con suggestivi colori grigi che evocano bene gli anni ’60, e riesce a creare un’aspettativa non retorica, né artificiosa.
Ne emerge l’isolamento della protagonista e la sua peculiare fisicità (nella meditazione, nell’eloquio e nell’assiduità a fumare), ma anche la rivendicazione ostinata della libertà di pensiero e la coerenza logica, non priva di una certa arroganza intellettuale. Da segnalare anche l’uso intelligente di footage, con immagine autentiche del processo ad Eichman.

Nei commenti i subita
Anni di piombo - recensioni del pubblico | MYmovies

Regia di Margarethe von Trotta. Un film Da vedere 1981 con Barbara SukowaRudiger VoglerJutta LampeFranz RudnickJulia BiedermannCast completo Titolo originale: Die bleierne Zeit. Genere Drammatico – Germania1981durata 109 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 3 recensioni.

Figlia di un pastore protestante, la terrorista Marianne muore in carcere in circostanze dubbie; sua sorella Juliane, progressista e femminista, indaga sulla sua morte, dopo averne preso in custodia il figlio. Su un tema che le è caro (il rapporto tra due sorelle), Trotta ha fatto un film di alta tensione morale il cui tema centrale non è tanto il terrorismo nella Germania Federale quanto la presenza del passato e la rimozione che ne hanno fatto i tedeschi per cancellare i loro sensi di colpa. Nella collisione tra il “dentro” privato e commosso di questo rapporto e il “fuori” accidentato della Storia trova momenti in cui etica ed estetica, passionalità e dialettica, commozione e lucidità coincidono senza neutralizzarsi. Ispirato alla storia vera di Christiane Ensslin e di sua sorella Gudrun che nel ’77, dopo 4 anni di carcere, trovò la morte per impiccagione nel carcere di Stammheim. Leone d’oro a Venezia.