Category: Lubitsch Ernst


Locandina Se avessi un milioneUn film di Ernst Lubitsch. Con George Raft, Charles Ruggles, Gary Cooper, Jack Oakie. Titolo originale If I Had a Million. Commedia, b/n durata 83′ min. – USA 1932. MYMONETRO Se avessi un milione * * * - - valutazione media: 3,25 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Per deludere i parenti avvoltoi, sul letto di morte rifà il testamento eleggendo a suoi beneficiari otto nominativi scelti a caso dall’elenco telefonico. Arcifamoso e sopravvalutato film a episodi, ciascuno dei quali (o quasi) fondato sul criterio della compensazione. Il migliore, diretto da E. Lubitsch è quello del pernacchio con C. Laughton, seguito da quello con l’impareggiabile W.C. Fields. Continua a leggere

Un film di Ernst Lubitsch. Con David Niven, Claudette Colbert, Gary Cooper, Edward Everett Horton, Franklin Pangborn. Titolo originale Bluebeard’s Eighth Wife. Commedia, b/n durata 80′ min. – USA 1938. MYMONETRO L’ottava moglie di Barbablù * * * - - valutazione media: 3,00 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Miliardario pluridivorziato s’innamora di una francese nobile e squattrinata che accetta di sposarlo, ma solo per rendergli la vita impossibile e dargli una lezione. Da una commedia di Alfred Savoir, già filmata nel 1923, qui sceneggiata da B. Wilder e C. Brackett, è un Lubitsch con il ritmo veloce e il cinismo di un Hawks. Con Desiderio (1936), Angelo (1937) e Ninotchka (1939), costituisce un piccolo trattato lubitschiano di economia politica sul fascino discreto del capitalismo. Continua a leggere

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Un film di Ernst Lubitsch. Con Melvyn Douglas, Edward Everett Horton, Herbert Marshall, Marlene Dietrich. Titolo originale Angel. Commedia, b/n durata 97′ min. – USA 1937. MYMONETRO Angelo * * * * - valutazione media: 4,00 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

“Angel” è il soprannome che un ricco gaudente USA dà a una signora misteriosa che incontra a Parigi in una lussuosa casa d’appuntamenti. Per lui è amore a prima vista. Dopo una serata intima, lei scompare. Rincasata, scopre che è un amico del marito. Equivoci e complicazioni. È la più drammatica e cattiva delle commedie sofisticate di Lubitsch (o la più malinconica?). Dalla pièce Angyal del magiaro Melchior Lengyel, adattata da Samuel Raphaelson e Frederick Lonsdale, sostenuta “da una geometria rigorosa e al tempo stesso reticente” (Guido Fink), merito soprattutto della regia. È interpretata da una Dietrich in gran forma per doppiezza, giuoco a nascondino, implacabile logica prefemminista. Fotografia: Charles Lang. Sottovalutato dai critici anglofoni. Continua a leggere

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Un film di Ernst Lubitsch. Con Charles Boyer, Peter Lawford, Jennifer Jones, Helen Walker. Titolo originale Cluny Brown. Commedia, b/n durata 100′ min. – USA 1946. MYMONETRO Fra le tue braccia * * * - - valutazione media: 3,00 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Cluny Brown, orfanella proletaria, conosce casualmente a Londra nel 1940 Belinski, scrittore polacco, rifugiato politico, e lo riincontra in casa degli aristocratici Carmel in una località di provincia dove sono entrambi elementi di disturbo. Penultimo film di Lubitsch, “opera singolare, di estremo interesse” (G. Fink) tratta da un romanzo di Marjorie Sharp. Romantico, divertente per la moltiplicazione di arrivi e entrate, la finezza delle gag, la garbata ironia sul rigido classismo britannico Continua a leggere

Gli occhi della Mummia - muto_s.jpg
Gli occhi della mummia (Die Augen der Mumie Ma) è un film muto del 1918 diretto da Ernst Lubitsch.
In Egitto, Wendland, un giovane pittore, vuole a tutti i costi vedere una mummia che terrorizza tutti quelli che vanno a visitare la sua tomba. Dalle bende, sembra che due occhi vivi scrutino i visitatori. Wendland scopre, però, il trucco: dietro a un muro forato, si nasconde una ragazza. Innamoratosi di lei, il pittore la porta via dall’Egitto, sfuggendo agli inseguitori lanciati sulle loro tracce da Radu, un sacerdote fanatico. In Germania, i due si sposano: dietro suggerimento di un amico, il principe Hohenfels, Wendland fa debuttare la moglie in uno spettacolo di danze sacre. Mara diviene la sua modella e il pittore espone in pubblico i quadri con la sua immagine. Radu ritrova la ragazza che gli era sfuggita in Egitto e cerca di ucciderla.

Locandina Lo scoiattolo

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Un film di Ernst Lubitsch. Con Pola Negri, Victor Janson, Paul Heidemann, Wilhelm Diegelmann, Hermann Thimig, Edith Meller, Marga Köhler, Paul Graetz, Max Gronert, Erwin Kopp, Paul Biensfeldt Titolo originale Die Bergkatze. Commedia, durata 81 min. – Germania 1921. MYMONETRO Lo scoiattolo * * * * - valutazione media: 4,00 su 1 recensione.

Lo Scoiattolo” (“Die Bergkatze”, letteralmente ‘il gatto delle montagne’) è stato il primo grande flop commerciale di Ernst Lubitsch, che invece amava moltissimo il film. Il primo conflitto mondiale è finito da poco, e il regista realizza un’opera modernissima e grottesca, una spassosa farsa sulla guerra dove si susseguono a gran ritmo battaglie (a palle di neve), inseguimenti e seduzioni, mentre tutto il paesaggio concorre a creare l’atmosfera surreale e fantastica in cui il film è immerso – per la messinscena Lubitsch incaricò il pittore e scenografo Ernst Stern, che aveva lavorato per lunghi anni con Max Reinhardt.

Un film di Ernst Lubitsch. Con May McAvoy, Ronald Colman, Irene Rich, May McAvoy Titolo originale Lady Windermere’s Fan. Drammatico, b/n durata 75′ min. – USA 1925. MYMONETRO Il ventaglio di Lady Windermere * * * 1/2 - valutazione media: 3,50 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Misteriosa signora rischia di provocare due scandali nel bel mondo di Londra: è la madre di Lady Windermere, da lei abbandonata bambina per fuggire con il suo amante. Dalla commedia (1892) di Oscar Wilde, sceneggiata da Julien Josephson. Per molti il miglior film muto di Lubitsch che genialmente traspone in termini visivi lo spirito di Wilde, il suo stile epigrammatico. Una delizia di ricostruzione psicologica e ambientale.

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Un film di Frank Borzage. Con Gary Cooper, Akim Tamiroff, Marlene Dietrich, Ernest Cossart, John Halliday. Titolo originale Desire. Commedia, b/n durata 99′ min. – USA 1936. MYMONETRO Desiderio * * * 1/2 - valutazione media: 3,75 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Alla dogana di frontiera tra Francia e Spagna ladra internazionale di gioielli nasconde il bottino che scotta nell’auto di un insospettabile turista americano che poi cerca di circuire per riaverlo, ma non è escluso che se ne sia innamorata, come sospettano i suoi complici. Commedia romantica che _ dall’inizio scintillante di brio sino all’ultima parte dove il motore perde più di un colpo anche per la necessità di arrivare alla lieta fine _ è segnata dallo stile inconfondibile di E. Lubitsch che ne fu produttore e supervisore. Secondo G. Fink fa parte _ con Angelo, L’ottava moglie di Barbablù e Ninotchka _ di un piccolo trattato di economia politica che illustra la logica del capitale. Ridistribuito come Canaglie di lusso. La Dietrich canta “Awake in a Dream”. Deriva dalla pièce Die schönen Tage in Aranjuez di Hans Székely e Robert A. Stemmle, già filmato in Germania.

Ernst Lubitsch (Berlino, 28 gennaio 1892Los Angeles, 30 novembre 1947) è stato un regista, attore, sceneggiatore e produttore cinematografico tedesco naturalizzato statunitense che ha contribuito (anche in virtù del suo cosiddetto Lubitsch touch, tocco alla Lubitsch), a segnare un’epoca per il cinema statunitense; è stato tra i primi registi ad avere l’onore di vedere il suo nome posizionato prima del titolo sui manifesti e negli elenchi del cast.

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Locandina Matrimonio in quattro

Un film di Ernst Lubitsch. Con Florence Vidor, Monte Blue, Marie Prevost, Creighton Hall. Titolo originale The marriage circle. Commedia, b/n – USA 1924. MYMONETRO Matrimonio in quattro * * * * - valutazione media: 4,00 su 3 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Tra le sue commedie più efficaci, Matrimonio in quattro (1924) è un esempio classico della produzione del regista berlinese, approdato negli Stati Uniti. Il famoso tocco alla Lubitsch, ciò che Billy Wilder descrisse come la singolare capacità di dare anche ai particolari minimi la brillantezza e la leggerezza dell’arguzia, avvolge tutta la pellicola, interpretata da attori del calibro di Monte Blue, Florence Vidor, Marie Prevost e Adolphe Menjou. Ambientata nella Vienna degli anni Venti, la vicenda ruota attorno a due coppie, il dottor Braun e la neo mogliettina Charlotte, la migliore amica di Charlotte, Mizzi, sposata con il professor Stock. Tra i quattro si scatenano ambigui rapporti incrociati, con Mizzi che cerca di portare via all’amica il marito mentre Stock assolda un detective per coglierla in flagrante e poter così divorziare…

Locandina italiana Il cielo può attendere

Un film di Ernst Lubitsch. Con Charles Coburn, Marjorie Main, Gene Tierney, Don Ameche, Signe Hasso. Titolo originale Heaven Can Wait. Commedia, Ratings: Kids+13, durata 112 min. – USA 1943. MYMONETRO Il cielo può attendere * * * 1/2 - valutazione media: 3,93 su 9 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Appena defunto, Henry van Cleve (Don Ameche) si ritrova al cospetto del diavolo, a cui racconta tutta la propria vita: viziato dai genitori, è stato iniziato ben presto ai piaceri della carne da una giovane cameriera, ha amato tantissimo le donne, restando però sempre fedele alla moglie. Il diavolo tuttavia non ritiene van Cleve degno di essere ospitato tra i dannati, e lo dirotta in Paradiso, accanto alle persone che ha amato in vita. Dalla commedia Compleanno di Lazlo Bus-Fekete, una delizia del cinquantenne Ernst Lubitsch, per la prima volta alle prese con il Technicolor. Un capolavoro di elegantissima, sottile trasgressione in cui il celebre ‘Lubitsch touch’ si esalta nel tono sarcastico, nelle allusioni erotiche, nei dialoghi spiritosi, nel piacere di concedersi al fantastico. Una commedia che riassumendo in flashback i 60 anni di vita di un uomo, ostentatamente pretende di ‘non dire nulla’, ma ‘costituisce la ricapitolazione di moltissimi motivi e figure archetipiche che hanno ossessionato Lubitsch fin dagli inizi della sua carriera’.

Locandina Mancia competente

Un film di Ernst Lubitsch. Con Miriam Hopkins, Kay Francis, Herbert Marshall, Charlie Ruggles, Edward Everett Horton Titolo originale Trouble in Paradise. Commedia, b/n durata 83′ min. – USA 1932. MYMONETRO Mancia competente * * * * - valutazione media: 4,00 su 7 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Falso barone e falsa contessa, ladri di gioielli, si fanno assumere da ricca signora parigina per un colpo grosso. Ma lui s’innamora della padrona da derubare. Una delle più deliziose commedie di Lubitsch, tutta giocata sul ritmo binario della ripetizione e della specularità. Nella sequenza veneziana in apertura la voce del gondoliere è di Enrico Caruso. Un capolavoro della frivolezza con interpreti infallibili. Scritto da Samson Raphaelson e Grover Jones dalla pièce teatrale The Honest Finder di Laszlo Aladar prima che entrasse in vigore il Production Code di autocensura: i dialoghi tra maschio e femmina sono impregnati di allusioni sessuali. E molti, molti letti. Morale conclusiva: Marshall deve scegliere se diventare un aristocratico ipocrita o essere fedele al suo mondo dove la disonestà è soltanto un lavoro, non un modo di vivere.

Un film di Ernst Lubitsch. Con Max Kronert, Hermann Thimig, Victor Janson, Marga Köhler, Ossi Oswalda.Titolo originale Die Puppe. Commedia, b/n durata 60′ min. – Germania 1919. MYMONETRO La bambola di carne * * * - - valutazione media: 3,00 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Atterrito da un’orda di nubili vogliose, Lancelot, inibito baronetto, è costretto al matrimonio da uno zio malatissimo. Accetta di portare all’altare una bambola meccanica, l’esatto “doppio” di Ossi, figlia di Hilarius, artefice di automi e robot. La vera Ossi prende il suo posto, innescando buffi equivoci a catena. Quella del 27enne E. Lubitsch è una fiaba di tono scanzonato, di allegra bizzarria e di simulato candore, ricca di invenzioni al limite del surreale e di sottintesi psicanalitici, non priva di una divertente vena anticlericale. Racconta la storia di una iniziazione maschile, incubi compresi. Come dice Michael Henry in un saggio del 1971, i punti in comune col contemporaneo Das Kabinett des Dr. Caligari sono numerosi. Ispirata a un’operetta di A.E. Wilner, basata su racconti di E.T.A. Hoffman, è una burla con cui il regista fa emergere la componente ludica dell’espressionismo. Muto. Altro titolo italiano: La poupée.

Locandina Partita a quattro

Un film di Ernst Lubitsch. Con Fredric March, Gary Cooper, Miriam Hopkins, Edward Everett Horton. Titolo originale Design for Living. Commedia, b/n durata 90′ min. – USA 1933. MYMONETRO Partita a quattro * * * 1/2 - valutazione media: 3,50 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Due amici sono amati dalla stessa ragazza, donna di mondo, ma trovano un accordo e mettono su casa insieme, dove, però, la convivenza è soltanto platonica. Tratto dalla commedia omonima (1933, in Italia Quartetto d’archi) di Noël Coward e sceneggiato da Ben Hecht, è una partita a tre in cui la penuria di denaro del trio che fa una vita da bohème corrisponde alla privazione del sesso. Lubitsch e Hecht hanno camminato sul filo del rasoio per evitare, data la materia, gli attacchi delle potenti associazioni in difesa della pubblica moralità, ma incorsero ugualmente nella censura del Codice Hays, da poco entrato in vigore. E.E. Horton, principe dei caratteristi, riesce a sopravanzare le 2 star maschili.

Locandina Scrivimi fermo posta

Un film di Ernst Lubitsch. Con James Stewart, Margaret Sullivan, Sara Haden, Frank Morgan, Felix Bressart Titolo originale The Shop Around the Corner. Commedia, b/n durata 97 min. – USA 1940. MYMONETRO Scrivimi fermo posta * * * 1/2 - valutazione media: 3,58 su 12 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Alfred Kralik (James Stewart) lavora come commesso nel negozio di regali ‘Matuschek’s’, il ‘negozio dietro l’angolo’ che dà il titolo al film, ed è innamoratissimo di una ragazza che non ha mai conosciuto di persona, ma con la quale scambia una fittissima corrispondenza epistolare. Da ‘Matuschek’s’ lavora anche come commessa Klana Novak (Margaret Sullavan), e i due non si sopportano… ma non sanno che tra loro l’amore è già sbocciato per lettera: Klana infatti è proprio la ragazza che Alfred non ha mai conosciuto e per la quale ha perso la testa. Lubitsch, che ambientò la vicenda a Budapest, rimase particolarmente soddisfatto di questa commedia degli equivoci realizzata quando la seconda guerra mondiale era già iniziata, e contraddistinta da un mirabile equilibrio di ironia e romanticismo. Del film sono stati realizzati vari remake, tra cui il recente C’è post@ per te di Nora Ephron, con Meg Ryan e Tom Hanks, che trasporta la vicenda nel tempo della comunicazione via Internet.

Un film di Ernst Lubitsch. Con Merle Oberon, Melvyn Douglas, Burgess Meredith, Sig Ruman. Titolo originale That Uncertain Feeling. Commedia, b/n durata 84 min. – USA 1941. MYMONETRO Quell’incerto sentimento * * * - - valutazione media: 3,00 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Jill, giovane moglie del brillante uomo d’affari Larry Baker, si sente trascurata dal marito al punto tale da avere disturbi psicosomatici (il singhiozzo) per i quali ricorre alle cure di uno psicoanalista. Presso lo studio del dottore ella conosce Sebastian, un pianista nevrotico che non riesce ad esibirsi in pubblico, ma che riesce a sedurre la signora attraverso il suo fascino non poco narcisista d’artista e uomo di cultura. Invaghita per Sebastian, Jill chiede il divorzio a suo marito il quale si mostra accondiscendente e deciso a non compromettere la reputazione della donna, assumendosi la responsabilità del divorzio e adottando come causa fasulla una relazione con la sua segretaria.
Ma presto il pianista Sebasian ritrova appieno il suo ego d’artista e, sentendosi nuovamente trascurata, Jill decide di tornare da Larry. Quando giunge da lui in albergo, Larry finge di essere in dolce compagnia della segretaria Sally, per far ingelosire la sua vecchia consorte. Ma Jill scopre il trucchetto e Larry diventa di nuovo tenero ed amorevole agli occhi dell’ex moglie. I due tornano a vivere assieme nella loro casa, mentre Sebastian, terzo incomodo tra quelle mura, si vede costretto ad andar via, con i suoi ritratti fotografici sotto il braccio.
Con That Uncertain Feeling Lubistch ripropone la trama del suo Kiss Me Again, muto del 1925, riportando sullo schermo il tema del matrimonio come istituzione scomoda e allo stesso tempo curiosa, all’interno della quale i rapporti tra uomo e donna sono caratteizzati da incomprensioni e piccole intolleranze, spesso alla base di fastidiosi disturbi psichici. Il film propone infatti una leggera e simpatica parodia della psicanalisi e dell’interpretazione un po’ troppo approfonita ch’essa vuol dare di certi fenomeni.

Locandina Vogliamo vivere!

Un film di Ernst Lubitsch. Con Robert Stack, Carole Lombard, Jack Benny, Felix Bressart, Henry Victor.  Titolo originale To Be or Not To Be. Commedia, b/n durata 99 min. – USA 1942. uscita giovedì 30 maggio 2013. MYMONETRO Vogliamo vivere! * * * * 1/2 valutazione media: 4,50 su 22 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Joseph Tura e sua moglie Maria sono gli attori di punta di una compagnia teatrale polacca che vorrebbe allestire una satira antinazista ma viene bloccata prima dalla censura e poi dall’invasione e dall’occupazione della Polonia da parte di Hitler stesso. Il tenente Sobinski, spasimante di Maria, parte per arruolarsi nella resistenza ma torna rocambolescamente a Varsavia con la notizia che una pericolosa spia, di nome Siletsky, va fermata prima che sia troppo tardi. Saranno le doti attoriali di Maria e di Joseph a compiere l’impresa, in un trionfo di travestimenti e scambi di persona.
Il capolavoro di Ernst Lubitsch torna in sala, in edizione restaurata e rimasterizzata, a ricordarci cos’è un film perfetto, perché non c’è altra descrizione possibile. Girato tra il 6 novembre e il 23 dicembre del 1941, in piena tragedia nazista, come il contemporaneo “Il Grande Dittatore” di Chaplin, il film -accusato erroneamente di leggerezza- combatte la sua guerra con le armi della finzione e della comicità ma anche della più grande poesia tragica (il monologo di Shylok), rivelandosi, specie a posteriori, di una complessità sofisticata e sorprendente, che non va mai a discapito della suspence o della risata incontenibile. Quella di Lubitsch è una rappresentazione (cinematografica) della rappresentazione (l’apparato nazista) che in ultimo sogna il trionfo della grande illusione nella guerra contro la terribile realtà.
Il gioco di Lubitsch è sottile come quello interno al film e, proprio come nella finzione, è gioco solo fino ad un certo punto, poiché è di per sé intervento e invito all’intervento, considerato una questione vitale, come dimostra la sostituzione della pièce “Gestapo” con la domanda shakespeariana: “To be or not to be” . Domanda esistenziale, non solo calata nel momento storico in cui l’America si dibatte tra tendenze isolazionistiche e non (Pearl Harbour arriva nel bel mezzo del tournage) ma perfettamente aderente all’essenza dell’attore, incapace di non essere se stesso (ovvero di non recitare) tanto quanto di esserlo (chiamato com’è ad impersonare sempre qualcun altro).
Primo film della Lombard con Lubitsch, Vogliamo Vivere!, come recita malissimo il titolo italiano, è anche il film che la consegna alla leggenda, perché, com’è noto, l’attrice muore in un incidente aereo prima della fine delle riprese. Ma è l’ “arte” della recitazione in sé, che il film omaggia e analizza, prendendola dapprima come oggetto di satira per poi, strada facendo, renderla drammaticamente portante e infine salvifica. Ed ecco allora che, per Lubitsch, l’arte è soprattutto due cose: misura e situazione. Joseph dovrà stare attento a non strafare, a non gigioneggiare, pena la fine della sua vita e della resistenza intera; e ci sarà solo e soltanto un’occasione giusta per Bronski, l’aspirante Shylok, nell’architettura della Storia e del film. Questione di perfezione, e di un regista che non si è mai accontentato di meno.

Locandina italiana Ninotchka

Un film di Ernst Lubitsch. Con Melvyn Douglas, Alexander Granach, Greta Garbo, Bela Lugosi, Ina Claire. Commedia, b/n durata 110 min. – USA 1939. uscita lunedì 6 gennaio 2014. MYMONETRO Ninotchka * * * - - valutazione media: 3,17 su 8 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Tre funzionari sovietici, in missione in Francia per vendere dei gioielli, sono “convertiti” ai piaceri consumistici da un aristocratico, amico intimo dell’ex proprietaria dei monili. Per ricondurli alla retta via arriva dalla Russia l’inflessibile Nina Ivanovna Yakusciova. Tra tensioni politiche e altre discrepanze la forza dell’amore nella Parigi di fine anni 30 avrà la meglio sul resto.
In Ninotchka (sceneggiato tra gli altri da Billy Wilder, prima di diventare regista) a Lubitsch non interessa il risvolto ideologico della storia non attribuendo troppa serietà al manicheo scontro comunismo/capitalismo e prendendosi gioco di una parte e dell’altra. Sono piuttosto la messinscena e l’umorismo sottile delle battute a rilevare in una sapiente compressione di idee e significati in singole sequenze. Dopotutto il Lubitsch touch, il tocco di Lubitsch o alla Lubitsch ha segnato il cinema. Un regista innovativo in un’epoca in cui la settima arte era standardizzata su cliché fortemente collaudati in relazione alla tradizione dei paesi dove i film venivano realizzati. Raffinato, audace, irriverente, elegante, fascinoso “il suo cinema è il contrario del vago, dell’impreciso, dell’inespresso, dell’incomunicabile, non ammette mai nessuna inquadratura decorativa, messa là per fare bella mostra:  no, dall’inizio alla fine si è immersi nell’essenziale, fino al collo” come disse efficacemente François Truffaut.
Unico ruolo brillante nella carriera della “divina” Garbo, qui al penultimo film e all’ultimo capolavoro. La MGM pubblicizzò il film con lo slogan: “Garbo laughs!” (“La Garbo ride!”) operando una sorta di demolizione del mito, preannunciandone un’umanizzazione. La pellicola è anche nota per essere una delle prime satire politiche alla Russia di Stalin di particolare impatto considerando la data di distribuzione nelle sale in Europa (un mese dopo l’uscita del film la Germania nazista invadeva la Polonia). Vietato in Unione Sovietica e nei suoi stati satelliti nel dopoguerra il film fu proibito anche in altri paesi europei per paura di “turbamenti all’ordine “pubblico” e risultava ancora inedito in Finlandia fino al 1988. Il film è stato candidato a quattro premi Oscar ma senza vittoria: era l’anno del trionfo di Via col vento.