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Regia di Fariborz Kamkari. Un film con Giuseppe BattistonMaud BuquetMehdi MeskarHassani ShapiGiovanni MartoranaCast completo Genere Commedia, – Italia2015durata 92 minuti. Uscita cinema giovedì 28 maggio 2015 distribuito da Bolero Film. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 – MYmonetro 2,83 su 4 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

A Venezia, Zara, avvenente islamica antitradizionalista, apre un negozio di parrucchiera nei locali prima concessi ai suoi correligionari come moschea. Aizzata da un nobile spiantato neoconvertito, la minuscola e scombinata comunità musulmana veneziana chiama in suo aiuto un improbabile imam afghano e tenta di eliminare Zara in tutti i modi. Uno più efferato, e sconclusionato, dell’altro. Film bizzarro che attinge ai modelli della commedia all’italiana, per fare la satira del fondamentalismo islamico nostrano e della sua misoginia. Scarsa comicità e carenza di ritmo compensate dal messaggio di tolleranza, da qualche buona trovata, da originali inquadrature di scorci della città lagunare e dal brio della innovativa musica multietnica dell’Orchestra di Piazza Vittorio, composta da 18 musicisti di 10 diverse nazionalità.

Gatto Nero Gatto Bianco: Amazon.it: Florijan Adjini, Severdzan Bajram,  Jasar Destani, Branka Katic, Emir Kusturica, Florijan Adjini, Severdzan  Bajram: Film e TV

Gatto nero, gatto bianco è un film di Emir Kusturica del 1998
Con Bajram Severdzan, Srdjan Todorovic, Branka Katic, Florijan Ajdini, Ljubica Adzovic, Zabit Memedov, Sabri Sulejman, Jasar Destani, Miki Manojlovic.
Prodotto in Francia, Germania, Rep. Fed. Yugoslava.
Durata: 135 minuti.

Grga e Zarije sono amici da almeno trent’anni. Matko, il figlio di Zarije, progetta di rubare un carico di carburante per contrabbandarlo. S’affida allora a Grga e ,con la scusa che suo padre, Zarije è morto, gli prende dei soldi, con i quali può portare a termine l’operazione. Nell’affare si mette in mezzo anche il criminale cocainomane Dadan; al momento del furto al convoglio, però, Dadan addormenta Matko e prende per sé il carico. Che al suo risveglio apprende da Dadan che il colpo è fallito; non potendo però restituire i soldi prestati al bandito è costretto ad accettare come condizione di dover far sposare il suo amatissimo figlio Zare con sua sorella Afrodita, detta Bubamara (ovvero coccinella) per la sua bassezza.

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The Exchange (2011) - Streaming | FilmTV.it

Regia di Eran Kolirin. Un film con Dov NavonRotem KeinanSharon Tal. Titolo originale: Hahithalfut. Genere Drammatico – Israele2011durata 94 minuti. Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Oded, dottorando in fisica all’università, un giorno rientra in casa ad un’ora insolita e si accorge di non riconoscerla: tutto gli appare differente, come se non gli appartenesse, non fosse casa sua. Comincia allora a guardare ad ogni cosa in modo nuovo, nota ciò che prima non avrebbe notato, fa cose che non avrebbe fatto, spia la vita della moglie e del suo caseggiato dall’esterno. Più osa nei comportamenti insoliti e liberatori e più si allontana dalla compagna e dall’interesse per il lavoro. Assumendo un altro sguardo diventa un altro uomo.
Secondo lungometraggio di Eran Kolirin, il film ben s’inserisce nel panorama della new wave cinematografica israeliana, le cui pellicole sono spesso ironiche parabole per immagini, allegorie della società e della politica nazionale, che sfruttano un paradosso per suscitare il riso e al contempo aprire degli interrogativi. Non è un caso, dunque, se The Exchange si apre con l’esposizione di un paradosso della fisica che conclude l’impossibilità di leggere la realtà obiettivamente: il pensiero va dritto alla questione israelo-palestinese, voluto o meno che sia.
Cerebrale e algido, il film non consente una visione sempre appassionata e non sceglie mai tra commedia e dramma, mantenendo un tono intermedio molto difficile da gestire senza incorrere nel rischio di annoiare. Tocca però diversi elementi interessanti. Nella vita soddisfatta e completa di Oded, infatti, la rottura della normalità e l’escalation che segue aprono uno squarcio che lascia entrare una vitalità prima sconosciuta. Oded e la moglie stanno provando ad avere un bambino ma in realtà è lui stesso a fare delle prove di infanzia, concedendosi di derogare alle regole sociali adulte e (ri)scoprendo il proprio mondo come se lo vedesse per la prima volta. Il protagonista, dunque, altri non è che il regista cinematografico, sempre in cerca di un modo nuovo di inquadrare le cose (Oded che guarda dall’alto del suo ufficio, Oded che guarda dal basso del rifugio), con dei tempi che non sono razionali ma emozionali. L’adozione di questo sguardo più attento e critico del normale può diventare ossessione, malattia, al pari dei fenomeni di alienazione tipici dei malati di mente. La sindrome della messa in scena, vero e proprio gomito del tennista del cineasta, può portare l’artista a divenire spettatore della (propria) vita e non più attore attivo. Questo sembra dire Kolirin, quando previene i suoi personaggi dal soccorrerne un terzo, in occasione di un grave incidente. Il finale del film è un po’ sprecato ma lo spunto è indubbiamente interessante.

Locandina La banda

Un film di Eran Kolirin. Con Sasson GabaiRonit ElkabetzSaleh BakriKhalifa NatourShlomi Avraham. continua» Titolo originale Bikur Ha-TizmoretCommediaRatings: Kids+13, durata 90 min. – Israele, Francia 2007. – Mikado Film uscita venerdì 21 marzo 2008. MYMONETRO La banda ***1/2- valutazione media: 3,49 su 67 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

La banda musicale della polizia di Alessandria d’Egitto viene invitata a suonare all’inaugurazione del centro culturale arabo di una cittadina israeliana. All’aeroporto di Tel Aviv non c’è nessuno ad attendere il gruppo di musicisti, così il pragmatico direttore d’orchestra e colonnello Tewfiq decide di raggiungere il luogo con un autobus locale. Arrivato nella remota e desertica cittadina (una sorta di Las Vegas spoglia di luci scintillanti, giochi e schiamazzi) capisce che, per un difetto di pronuncia, ha sbagliato destinazione. Non si trova nella moderna Petah Tikva, bensì nell’arida Bet Hatikva. Poiché non c’è modo di andarsene da lì (c’è una sola corriera che passa una volta al giorno) gli otto egiziani sono costretti ad accettare l’ospitalità di Dina, la bella proprietaria dell’unico ristorante del posto.
Al suo esordio in lungo l’israeliano Eran Kolirin realizza una piccola opera cinematografica, densa di valore, trovando il modo per fotografare e raccontare il suo paese con umorismo, sentimento e nostalgia, utilizzando un linguaggio (e lanciando un messaggio) universale. La banda è una brillante commedia dal retrogusto amaro che parla innanzitutto dell’essere umano. Le inamidate uniformi azzurre della banda celano i disagi esistenziali dei componenti. L’unica voce fuori dal coro è quella di Haled, dongiovanni nell’anima che seduce le fanciulle sussurrando i versi romantici di Chet Baker.
La musica fa da collante tra lo sgangherato gruppo in terra straniera e i loro ospiti. È una canzone jazz israeliana che Dina sceglie per trasmettere a Tewfiq – il suo personale Omar Sharif – il desiderio di dirgli “tante cose”. È la danza delle mani del colonnello, che muove sinuosamente nell’aria per mostrare alla locandiera come si dirige un’orchestra, a creare un momento d’intesa tra l’uomo e la donna. E, infine, intorno alla tavola apparecchiata a festa, nel silenzio imbarazzante e un tantino ostile, basta intonare un’approssimativa “Summertime” per comunicare e azzerare la distanza di due paesi avversi.
Al di là delle divergenze culturali e delle barriere linguistiche c’è la musica, ma c’è anche l’amore. Quello agognato da una giovane che vede la sua vita come un (melodrammatico) film arabo, quello perduto a causa del proprio rigore, quello cercato tra le braccia di uno sconosciuto. Il finale de La banda è preannunciato da una frase di Itzik. È “come un concerto che finisce di colpo, né triste, né allegro”. Un concerto, aggiungiamo noi, da godere fino all’ultima nota.

Regia di Emir Kusturica. Un film Da vedere 1995 con Predrag ‘Miki’ ManojlovicMirjana JokovicLazar RistovskiSlavko StimacBora TodorovicCast completo Genere Fantastico, – JugoslaviaGermania1995durata 170 minuti. Uscita cinema venerdì 22 dicembre 1995 distribuito da C.G.D – Cecchi Gori Distribuzione. – MYmonetro 3,58 su 3 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Nel 1941, dopo il primo raid aereo tedesco su Belgrado, comincia l’ascesa del compagno Marko (Manojlovic), partigiano e borsanerista. In due anni lui e il suo amico Nero (Ristovski) accumulano una fortuna e la fama di eroi della resistenza finché convincono il loro clan a rifugiarsi in un sotterraneo e a fabbricare armi e altri prodotti per il mercato nero. Fa credere a tutti che la guerra continua, e intanto diventa un pilastro del regime socialista di Tito. L’inganno dura fino al 1961, e nel trentennio successivo muoiono di morte violenta l’attrice Natalija, Marko, l’innocente suo fratello Ivan (Stimac) e Jovan (Todorovic), figlio di Nero che, tornato nel sotterraneo, sbuca attraverso un tunnel sul Danubio dove ritrova tutte le persone scomparse che ha conosciuto. È difficile stringere in una definizione di genere un grande film visionario come il 5° lungometraggio del serbo Kusturica, che fa pensare ad Alice nel paese delle meraviglie riscritto da Kafka, con Hyeronimus Bosch come scenografo e Francis Bacon direttore della fotografia. È una tragicommedia musicale con le musiche tzigane di Goran Bregovic che di un racconto straripante di feste nuziali, riti collettivi e baccanali sono il filo conduttore e gli danno il ritmo. “C’era una volta un paese…” è il sottotitolo. La Iugoslavia, naturalmente. Kusturica dice che non è un film nostalgico, ma un necrologio. Forse il Paese di cui ha cercato di raccontare 40 anni di storia non è mai esistito. Underground è il sogno di un incubo, quello della Storia e del suo tempo sporco. 2ª Palma d’oro a Cannes dopo quella del 1985. Presentato come film della Comunità Europea. Esiste un’edizione di 7 ore, vista per la 1ª volta al Torino Film Festival.

Locandina Ti ricordi di Dolly Bell?

Un film di Emir Kusturica. Con Slavko StimacSlobodan AligrudicLjiljana BlagojevicMira BanjacPavle Vuisic. continua» Titolo originale Sjecas li se Dolly BellCommediadurata 107 min. – Jugoslavia 1981.

Siamo a Sarajevo all’inizio degli anni Sessanta: le aperture politiche di Tito e la vicinanza dell’Italia cambiano la vita e i costumi sociali, arrivano le “Vespe”, il consumismo, la musica. Dino, povero “vitellone” di provincia, oppresso da un padre ligio alle dottrine marxiste, si innamora di Dolly Bell, una ragazza traviata, e decide di redimerla. Ottima opera prima del ventisettenne Kusturica, premiata con il Leone d’Oro veneziano nel 1981.

Papà è in viaggio d'affari - Circolo Cinematografico Enrico Pizzuti

Un film di Emir Kusturica. Con Predrag ‘Miki’ ManojlovicEva RasPavle VuisicDavor DujmovicSlobodan Aligrudic. continua» Titolo originale Otac na sluzbenom putuCommediadurata 128 min. – Jugoslavia 1985. – VM 14 –

Mesa è un brav’uomo jugoslavo, sposato e padre di due bambini: un giorno si lascia sfuggire una battuta a sfondo politico e la sua amante, gelosa, riferisce la cosa al fratello di lui, funzionario governativo, che lo fa condannare ai lavori forzati. A casa rimane la moglie, Sena, che manda avanti la famiglia e racconta al più piccolo dei suoi figli che papà è partito per un lungo viaggio d’affari. Il tempo passa: dopo la ribellione di Tito, Mesa viene riabilitato e si trasferisce in una nuova città, dove il suo secondogenito si innamora della figlia di un dottore russo. Ancora più avanti nel tempo, Mesa gusterà la sua vendetta, violentando l’ex amante che, nel frattempo, ha sposato suo fratello.

Regia di Emir Kusturica. Un film Da vedere 2016 con Monica BellucciEmir KusturicaPredrag ‘Miki’ ManojlovicSloboda MicalovicSergej TrifunovicCast completo Titolo originale: On the Milky Road. Genere Drammatico, – SerbiaMessicoUSAGran Bretagna2016durata 125 minuti. Uscita cinema giovedì 11 maggio 2017 distribuito da Europictures. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 – MYmonetro 3,01 su 6 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Sul finire della guerra, il lattaio Kosta si lascia vivere e attraversa ogni giorno i campi di battaglia per fare le sue consegne, sfuggendo al tiro incrociato dei due fronti. Lo accompagnano il suo asino intelligente, un falco che ascolta la musica e “balla” e altri animali. C’è anche una ragazza che lo vorrebbe sposare. Lo scuote dal suo torpore la passione per una misteriosa e bella italiana, promessa sposa di un eroe nazionale. Musica, balli, mix riuscito di realismo e visionarismo, stramberie di ogni tipo per una storia d’amore vivace e soprattutto viva, sullo sfondo della guerra, combattuta per inerzia e per un nazionalismo xenofobo e rabbioso. Un Kusturica (anche protagonista) quasi doc.

Regia di Emir Kusturica. Un film Da vedere 2004 con Slavko StimacNatasa SolakVesna TrivalicVuk KosticAleksandar Bercek. Titolo originale: Zivot je cudo. Genere Grottesco – JugoslaviaFrancia2004durata 155 minuti. Uscita cinema venerdì 4 marzo 2005 – MYmonetro 3,62 su 15 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Luka, ingegnere serbo di Belgrado, vive con la moglie Jadranka, cantante lirica, e il figlio Milos, dotato calciatore, in un villaggio ai confini con la Bosnia per costruire una linea ferroviaria. Nel 1992 comincia la guerra. Jadranka fugge con un musicista magiaro; Milos, soldato, è fatto prigioniero dai bosniaci; Luka ospita in casa la giovane musulmana Sabaha da usare come ostaggio da scambiare col figlio. I due s’innamorano. La situazione si complica quando scoppia la pace. Per il serbo Kusturica la vita è un miracolo perché l’amore non conosce frontiere geopolitiche. Come il solito, lo fa nei modi di un realismo magico: cerca di dare un senso alla realtà che racconta, ingigantendone le dimensioni più surreali e piegandole a simboli sotto le apparenze di un caos. Questo suo 8° lungometraggio può sembrare una favola utopica, un’epopea popolare, un poema barocco, una tragicommedia romantica. Talvolta senza soluzioni di continuità, si passa dal realistico all’onirico, dalla farsa al dramma, dal lirico al grottesco. Se ne esce presi da sazietà, ripetizione, troppo pieno, eccessi, difetti, squilibri che probabilmente risalgono alla sceneggiatura, scritta dal regista con Ranko Bozic. Ma esistono anche le virtù, le invenzioni fantastiche, alcune sequenze memorabili, l’uso della musica (Dajan Sparavalo, Kusturica) e dei suoni come parte integrante del racconto. Fotografia: Michel Amathien.

Regia di Emir Kusturica. Un film Da vedere 1989 con Bora TodorovicDavor DujmovicLjubica AdzovicBranko DjuricHusnija HasimovicCast completo Titolo originale: Dom za vešanje. Genere Drammatico – Jugoslavia1989durata 142 minuti. – MYmonetro 3,64 su 2 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Figlio naturale di una zingara, il giovane Penhan (Dujmovic) è costretto a seguire il capo in Italia, a rubare e trafficare in bambini, nani, infermi. Perde l’innocenza, le illusioni, la vita. Opus n. 3 del serbo Kusturica, scritto con Gordan Mihic, è un film d’amore, di avventure e un romanzo di formazione che nell’edizione originale, destinata alla TV, durava 5 ore. La sua tumultuosa vicenda procede per accumulazione su un arco di 15 anni attraverso peripezie ora buffe, ora sanguinose in altalena tra tenerezza e ignominia. Il regista s’è immerso nel mondo e nelle cultura dei Rom con passione senza benevolenza, con una partecipazione che non esclude la lucidità, con una simpatia che non diventa idealizzazione. Sconnesso, ridondante, visionario. L’organizzazione del materiale è discutibile, ma le invenzioni strepitose abbondano. Mai vista al cinema una Milano così onirica e stralunata.

Locandina Arrivano le spose

Un film di Emir Kusturica. Con Milka Kokotovic-PodrugMiodrag ‘Miki’ KrstovicBogdan DiklicTatjana Poberznik. continua» Formato Film TV, Titolo originale Nevjeste DolazeDrammaticodurata 70 min. , numero episodi: 52. – Jugoslavia 1978.

Una locanda ai margini di un bosco. Una donna sulla cinquantina, Jela, e i suoi due figli (avuti da uomini diversi): Martin e Jakov. Martin ha sposato una giovane donna che tratta peggio di una serva percuotendola spesso. Jakov, che dorme nel letto materno, non sopporta il comportamento del fratello e, non riuscendo a reagire, si allontana da casa. Intanto la ragazza muore e viene sepolta nel bosco. La locanda, cronicamente priva di clienti, viene visitata da uno sconosciuto. Per tutti ma non per Jena: è il padre di Martin.Intanto una nuova possibile vittima di Martin compare sulla soglia del locale.
Il primo film per la televisione (opera prima se si esclude il saggio di esame della scuola di cinema) di Emir Kusturica è rivelatore. Tutta la vitalità gitana e senza freni dei suoi film più importanti è assente ma la violenza che in Underground esploderà con forza visivamente drammatica è già tutta compressa in questo Arrivano le spose. Quella dell’allora ventiquattrenne regista è una visione lucida di una Jugoslavia in cui tutto è pronto per l’esplosione. Solo il Padre della Patria Tito (e qui la madre Jena) riesce, blandendo e minacciando, a tenere sotto controllo il ribollire di tensioni che riescono a esprimersi solo nella prevaricazione degli uni sugli altri. Ma anche questo non basta perché se talvolta il passato non torna solo per ricordare sciagure è il presente che si chiude in un cerchio capace solo di portare morte. Già dall’esordio ottimo direttore di attori, Kusturica riesce a costruire una tensione costante trasformando un’abitazione immersa nella natura e la natura stessa in “luoghi” dove il senso di claustrofobia regna sovrano.

Regia di Emir Kusturica. Un film Da vedere 1992 con Johnny DeppJerry LewisFaye DunawayLili TaylorVincent GalloPaulina PorizkovaCast completo Genere Fantastico – USA1992durata 140 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 – MYmonetro 3,44 su 7 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Un giovanotto (J. Depp) di New York è chiamato in Arizona dallo zio Leo (J. Lewis) che vuole insegnargli la fede nei pilastri del modo americano di vivere. Axel, invece, s’innamora di una bizzarra donna matura (F. Dunaway) che potrebbe essere sua madre e di cui condivide il sogno di volare su un velivolo senza motore, e fa amicizia con altri irregolari. Gli hanno rimproverato di essere autoindulgente, prolisso, tedioso, troppo stravagante, troppo originale, ondivago, impervio nel suo onirico surrealismo. L’hanno elogiato quasi per gli stessi motivi, e inoltre per la splendida direzione degli attori (i sorprendenti L. Taylor e V. Gallo, ma anche una Dunaway in gran forma e un Lewis insolito). Morale: se volete vedere qualcosa di diverso, è il film per voi. In un primo tempo distribuito in Italia come Il valzer del pesce freccia senza successo. Rimesso in circolazione nel 1998 col titolo originale.

Locandina Viva Zapata!

Un film di Elia Kazan. Con Anthony QuinnMarlon BrandoJean PetersJoseph WisemanHarold Gordon. continua» AvventuraRatings: Kids+13, b/n durata 113 min. – USA 1952.

Nel Messico dominato dal dittatore Porfirio Diaz, Emiliano Zapata alla testa dei peones conduce, insieme a Pancho Villa, la lotta contro gli oppressori fino ad abbatterli. Ma la pace non torna nel paese: il nuovo presidente, un uomo debole e incapace, viene spodestato e ucciso. Diventato presidente per acclamazione, lo stesso Zapata cadrà poi vittima di un attentato.

Locandina L'addio

Un film di Elemi Klimov. Con Stefaniya StanyutaLev DurovAlerei PetrenkoLeonid KyrukVadim Yakovenko. continua» Titolo originale ProshchanieDrammaticodurata 108 min. – URSS 1983.

Matiora ha le sue tradizioni. È un villaggio radicato nel culto della natura e nel lavoro di pastorizia e allevamento, che vive e sopravvive seguendo i cicli del grano e quelli domestici. Antichissimo tanto quanto un grande albero che sorge ai confini dei campi e isolato dal resto del mondo proprio perché sorge su un’isola di un lago siberiano che ha lo stesso nome di quella piccola comunità. Ma tutto questo sta per scomparire quando il paese è minacciato da un appalto che vuole inabissare l’isola e trasformare il bacino naturale in una diga artificiale per l’energia idroelettrica… e Darya, una delle donne più vecchie dell’isola, vede il suo vecchio e antico mondo, quello dei suoi genitori, sfuggirle di fronte agli occhi, ormai incapaci di dire addio a Matiora.
Concepito e preparato dalla regista Larisa Sepitko (che non riuscì mai a vederlo ultimato perché morì in un grave incidente automobilistico assieme al direttore della fotografia e allo scenografo, proprio il primo giorno di riprese nel 1979), questo film fu diretto da suo marito, Elim Klimov, con l’ausilio nella sceneggiatura di suo fratello, German Klimov. Tratta dal romanzo breve dello scrittore Valentin Rasputin “Addio a Matjora” – anche conosciuto come “Il villaggio sommerso” -, la pellicola è considerata dalla critica cinematografica e storica dell’Urss come una delle opere chiave del cinema della Glasnost (vale a dire di quella serie di riforme e ideologie che mirarono a ripulire l’Unione Sovietica da favoritismi e privilegi della classe politica) e affonda le sue radici nel profondo scontro fra nuovo e vecchio mondo, portandone alla luce contraddizioni, ipocrisie e sfruttamenti. Molto lontana dall’ottica italiana, questo è certo, ma se ci si sforza un po’ con l’immaginazione è una storia che potrebbe essere benissimo trasportata in America o nella nostra patria. Amaro, esattamente come gli addii.

Locandina I visitatori [1]

Un film di Elia Kazan. Con James WoodsSteve RailsbackPatricia JoycePatrick McVey Titolo originale The VisitorsDrammaticodurata 90 min. – USA 1972.

Un film da un budget irrisorio, meno di duecento milioni di lire, per il grande regista americano. Un soldato in Vietnam accusa due suoi compagni di stupro ai danni di una ragazza vietnamita. Dopo aver scontato la pena i due assassini lo rintracciano in campagna dove abita con la famiglia.

Locandina Boomerang - L'arma che uccide

Un film di Elia Kazan. Con Lee J. CobbDana AndrewsJane Wyatt Titolo originale BoomerangDrammaticoRatings: Kids+13, b/n durata 88 min. – USA 1947.

Un pazzo uccide un vecchio prete. Le indagini sono difficili proprio perché non esiste movente. Ma siamo in un momento elettorale, dunque d’obbligo per la polizia far bella figura e scoprire l’assassino. Viene allora accusato un uomo in base a indizi fasulli. Per fortuna c’è un procuratore al quale sta a cuore soprattutto la verità. Il colpevole viene finalmente trovato.

Locandina Barriera invisibile

Un film di Elia Kazan. Con Gregory PeckDorothy McGuireCeleste HolmJane WyattJohn Garfield. continua» Titolo originale Gentleman’s AgreementDrammaticoRatings: Kids+16, b/n durata 118 min. – USA 1947.

Per svolgere adeguatamente un’indagine sull’antisemitismo in America, un giornalista, dietro consiglio della fidanzata, si finge ebreo. Cozza inevitabilmente contro la “barriera invisibile” che si interpone tra gli appartenenti a quella razza e un certo tipo di società. Kazan svolge il suo compito onestamente, dando al film l’impronta di un documento sulle condizioni di vita degli ebrei Usa. Gregory Peck (definito dal regista uno zero di bell’aspetto) è bravo ma impersonale. Meglio di Gregory Peck recitano Dorothy McGuire e John Garfield. Il successo avuto dal film è dovuto più alla nobiltà dell’assunto che al suo intrinseco valore.

Regia di Vahid Jalilvand. Un film Da vedere 2017 con Navid MohammadzadehAmir AghaeeHediyeh TehraniZakieh BehbahaniSaeed DakhCast completo Titolo originale: Bedoone Tarikh, Bedoone Emza. Genere Drammatico, – Iran2017durata 104 minuti. Uscita cinema giovedì 10 maggio 2018 distribuito da 102 Distribution. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 – MYmonetro 3,33 su 6 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Kaveh Nariman è un medico legale che lavora in obitorio. Una sera investe accidentalmente con la sua auto una famiglia che viaggia in moto. Il bambino cade e batte la testa in modo apparentemente privo di conseguenze. A distanza di poche ore arriverà il suo cadavere. La diagnosi dell’autopsia parla di avvelenamento per botulismo ma il medico ha il dubbio che la causa possa addebitarsi all’incidente. Avrà il coraggio di chiarire la situazione?

Locandina italiana Source Code

Un film di Duncan Jones. Con Jake Gyllenhaal, Michelle Monaghan, Vera Farmiga, Jeffrey Wright, Brent Skagford. Thriller, durata 93 min. – USA, Francia 2011. – 01 Distribution uscita venerdì 29 aprile 2011. MYMONETRO Source Code * * * 1/2 - valutazione media: 3,69 su 120 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Il capitano Colter Stevens, pilota di elicotteri e veterano della guerra in Afghanistan, si risveglia su un treno di pendolari senza avere la minima idea di dove si trovi. Di fronte a lui Christina, una bella ragazza che lo conosce ma che lui non riconosce affatto. In tasca (e nello specchio) l’identità di un giovane insegnante di nome Sean Fentress. Poi l’esplosione, che squarcia il convoglio. Ma Colter non è morto, da un monitor un ufficiale donna lo informa che dovrà tornare sul treno per identificare l’attentatore e prevenire un successivo, più micidiale attacco. Ogni volta che farà ritorno sul treno avrà solo 8 minuti a disposizione. Di più non gli è dato sapere, la missione è top-secret, il suo nome: “Source Code”.

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Un film di Duncan Jones. Con Sam Rockwell, Kevin Spacey, Dominique McElligott, Kaya Scodelario, Matt Berry. Fantascienza, durata 97 min. – Gran Bretagna 2009. – Sony Pictures uscita venerdì 4 dicembre 2009. MYMONETRO Moon * * * 1/2 - valutazione media: 3,71 su 70 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

40 anni dopo la canzone di David Bowie “Space Oddity” – che raccontava le peripezie di un astronauta intristito – suo figlio esordisce nella regia con un film di SF intimista a basso costo, scritto da Nathan Parker e imperniato sul tecnico Sam Bell che, da 3 anni solo su una base lunare, lavora per la multinazionale Lunar Industries per spedire ogni giorno capsule di Elio 3, energia solare più pulita di quella terrestre. Lo aiuta Gertie, robot parlante: lo consiglia, lo tiene in contatto video con moglie (che forse sta per lasciarlo) e figlia, gli serve cioccolata calda, lo rade. 2 settimane prima del rientro gli capita un incidente in jeep e scopre l’esistenza di un replicante, un altro Sam Bell. In attesa della squadra di salvataggio, i due cercano di superare la reciproca crisi d’identità. Prodotto da Trudie Styler, moglie di Sting, fotografato da Gary Show, musicato da Clint Mansell, è un film artigianale all’antica (senza computer-graphic ): una SF da camera, con un suo semplice spessore originale anche nella spettrale parte finale da incubo e delicate sfumature sui temi della solitudine e del valore della memoria. Rockwell se la cava bene nella doppia parte.