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Poster Pecore in erba  n. 0

Regia di Alberto Caviglia. Un film con Davide GiordanoAnna FerruzzoOmero AntonuttiBianca NappiMimosa CampironiCast completo Genere Commedia – Italia2015durata 85 minuti. Uscita cinema giovedì 1 ottobre 2015 distribuito da Bolero Film. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 – MYmonetro 2,57 su 11 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Nel luglio 2006 Leonardo Zuliani scompare e l’intero universo mediatico si occupa della notizia di un avvenimento che priva il mondo di un fondamentale attivista per i diritti civili. Fin dalla più tenera infanzia infatti Leonardo ha sentito in sé una spinta ad impegnarsi affinché qualsiasi forma di antisemitismo potesse esprimersi liberamente senza alcuna interdizione. Non è stata un’impresa sempre facile.
Alberto Caviglia, al suo esordio nella direzione di un lungometraggio, decide di adottare la forma narrativa del paradosso applicata a un genere poco praticato in Italia: il mockumentary. Il falso documentario che mescola elementi di totale finzione con testimonial che tutti conoscono, consente di sviluppare una tesi con la complicità dello spettatore che decide di stare al gioco divertendosi nello scoprire quali e quanti personaggi a lui noti si sono resi disponibili. L’elenco in questo caso è decisamente lungo perché si va da Fazio a Freccero, da Mentana a De Bortoli, da Elio a Sgarbi. Come si può evincere da questo parziale elenco Caviglia è stato in grado di raccogliere l’adesione di personalità anche ideologicamente molto distanti tra di loro. Il fine era quello di mettere in luce una stortura ideologica, ribaltando l’assunto come ha fatto in passato la letteratura con dei classici rimasti nella storia. Basti pensare, a titolo di esempio, a Jonathan Swift e al suo Una modesta proposta: per impedire che i bambini irlandesi siano a carico dei loro genitori o del loro Paese e per renderli utili alla comunità in cui l’autore de I viaggi di Gulliver proponeva di ingrassare a dovere i bambini poveri per poi venderli al mercato una volta compiuto un anno di vita quale cibo per i ricchi, combattendo così al contempo la sovrappopolazione e la futura disoccupazione.

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Locandina Blue Movie

Un film di Alberto Cavallone. Con Claude Maran, Danielle Dugas, Patrizia Funari, Joseph Dickson, Leda Simonetti Eroticodurata 92 min. – Italia 1978. – VM 18

Ennesima pellicola erotica di Alberto Cavallone di cui già conosciamo Le salamandreZelda, L’uomo, la donna e la bestia. Le aberrazioni sessuali sono sottolineate dalla musica di Bach e Offenbach.

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Regia di Alan Crosland. Un film Da vedere 1927 con Myrna LoyMay McAvoyAl JolsonWarner OlandEugenie BessererOtto LedererCast completo Titolo originale: The Jazz Singer. Genere Musicale – USA1927durata 90 minuti. Valutazione: 5,00 Stelle, sulla base di 5 recensioni.

Nel 1927 Jack Warner, tycoon dell’omonima major, ebbe un’intuizione semplice e geniale: la parola. La Warner, precedendo le altre grandi case hollywoodiane, aveva messo a punto la tecnica per le registrazioni audio. Mise dunque in produzione un film parlato, anzi, cantato. La sceneggiatura prevedeva per il dialogo i soliti cartelli, ma per le canzoni, una presa diretta. Warner assunse Al Jolson, cantante e divo del musical, quarantaseienne, grandissimo. Jolson aveva rivoluzionato lo spettacolo leggero americano, adattando certe novità (il palcoscenico in verticale, per essere in mezzo al pubblico) a certe regole intoccabili. Per esempio, riprendendo la secolare pratica dei menestrelli, si era dipinto la faccia di scuro. Guanti e polsini candidi, abito e faccia scura: ecco il personaggio leggendario che Jolson portò nel primo film “sonoro” della storia del cinema. Era figlio di un rabbino che lo avrebbe voluto cantore nella sinagoga. Era attaccatissimo a sua madre. Il plot del film era semplicemente la storia di Jolson. Dopo aver registrato la celeberrima canzone Mamy, alla presenza di sua madre, Jolson domandò: “Allora, mamma, ti è piaciuta?”. La macchina registrò e al visionamento la frase di Jolson fece impressione. Il cinema poteva parlare. E parlò. Il cantante di jazz è un film, oggi, quasi intollerabile: sentimentale, melenso, zuccheroso e didascalico. Vale per le canzoni di Jolson. Un ragazzo ebreo destinato dal padre alla sinagoga fugge per cantare in un teatro. Cresce, passa attraverso varie forme di spettacolo, sfonda. Trova anche l’amore, ma la carriera ha la precedenza su tutto e il successo, si sa, è foriero di sacrifici e dolore. Solo la “mamma” è un valore inamovibile. La mamma sempre pronta a piangere durante gli spettacoli del figlio. Al Jolson fu dunque, involontariamente, il fautore della rivoluzione del cinema. Dall’oggi al domani, attori che vivevano di sola presenza, che non sapevano recitare, ebbero la carriera stroncata; John Gilbert, per esempio. Lo stesso Chaplin fu il più accanito oppositore del “parlato” e continuò a fare film muti ancora per una quindicina di anni. In Viale del tramonto Gloria Swanson, nei panni della diva del muto Norma Desmond, dice: “Noi eravamo grandi, è il cinema che è diventato piccolo… ci bastavano gli occhi”. Al Jolson, col suo Il cantante di jazz,soprattutto con la “parola”, entra dunque a buon diritto nella storia. Per finire, una reminiscenza di Jolson perfettamente nel nostro tempo: lo spot pubblicitario della “Tabù”.

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Risultati immagini per Scum 1979

Un film di Alan Clarke. Con Ray WinstoneMick FordJulian FirthJohn BlundellPhil Daniels Drammaticodurata 98 min. – Gran Bretagna 1979

Carlin viene trasferito in un nuovo, duro riformatorio per aver aggredito una guardia. All’inizio mantiene un profilo basso, ma presto diventa il boss dei giovani che devono scontare la pena nell’istituto.Alan Clarke raffigura la brutalità della vita all’interno di un riformatorio britannico alla fine degli anni Settanta. E lo fa con grande forza. Un pugno nello stomaco ben assestato, un atto d’accuso diretto ed efficace nei confronti di un sistema in cui non si scorge nessun tentativo di riabilitazione, che anzi produce il più delle volte effetti contrari facendo diventare veri criminali giovani colpevoli di piccoli reati. Violenza, strupro, suicidio, sopraffazione, umiliazione, razzismo.

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MadeinBritain.jpg

Made in Britain is a 1982 British television play written by David Leland, and directed by Alan Clarke, about a 16-year-old racist skinhead named Trevor (played by Tim Roth), and his constant confrontations with authority figures. It was originally broadcast on ITV on 10 July 1983 as fourth in an untitled series of works by Leland (including Birth of a Nation), loosely based around the British educational system, which subsequently acquired the overall title of Tales Out of School. As with many Alan Clarke works, the director attempts to depict English working-class life realistically, without moralising or complex plots. The play features strong language, violence, racism and an anti-establishment feeling. Cinematographer Chris Menges‘s use of the Steadicam contributed to the fluid and gritty atmosphere of the play.

The play begins with a defiant Trevor being tried in court charged with throwing a brick through the window of a Pakistani man, Mr. Shahnawaz. He has also been charged with shoplifting from Harrods. Trevor’s social worker, Harry Parker (Eric Richard) takes him to Hooper Street Residential Assessment Centre, where his punishment will be determined.[1] The centre’s deputy superintendent, Peter Clive (Bill Stewart), admits Trevor, and he’s allocated a room with Errol (Terry Richards).

The next day, Trevor leaves the assessment centre, to look for jobs. Trevor, accompanied by Errol, breaks into a car and drives to the job centre. Near the job centre, he buys Evo-Stik for huffing,[2][3] and immediately enters the job centre. Trevor barges past the queue, demanding a job from the attendant. When asked to wait, he storms out, and hurls a brick through the window. He makes his escape, and walks with Errol to an abandoned swimming pool where he has hidden some tools. Trevor pockets the tools, and hands Errol a bunch of keys, instructing him to get it into the centre, and hide it.[3] He then breaks into another car, and takes it and drives away.[2] He orders Errol to get out, saying he is visiting some mates.

Locandina Tutte le mattine del mondo

Un film di Alain Corneau. Con Gérard DepardieuJean-Pierre MarielleAnne BrochetGuillaume Depardieu. continua» Titolo originale Tous les matins du mondeDrammaticodurata 103 min. – Francia 1991.

Film in costume tendente al melodramma e al manierismo di stampo francese supportato tuttavia da ottime interpretazioni. Siamo nel Seicento e il maestro di viola conduce una vita molto appartata e segreta. Ha due figlie e insegna l’arte della musica a un allievo volenteroso. Depardieu nel ruolo principale del signore di Sainte Colombe ci offre un altro saggio della sua bravura d’attore completo.

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Locandina Police Python 357

Un film di Alain Corneau. Con Simone SignoretStefania SandrelliYves MontandMathieu Carrière Poliziescodurata 125 min. – Francia 1975.

Due poliziotti, Ganay e Ferrot, amano la stessa donna e ne sono riamati. Ganay è più esposto e, quando scopre il tradimento, uccide l’amante. Viene sospettato Ferrot e costui si ingegna a trovare il colpevole a tutti i costi. Quando Ganay, vistosi perduto, sta per uccidere il collega-rivale viene invece a sua volta ucciso.

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Locandina Notturno indiano

Un film di Alain Corneau. Con Clémentine CélariéJean-Hugues AngladeOtto TausigIftekhar, T. P. Jain, Dipti Dave, Ratna Bhooshan, Tinku Parma, Vijay Kashyap. continua» Titolo originale Nocturne IndienDrammaticodurata 110 min. – Francia 1989

Tratto dal romanzo di Tabucchi, questo film di grande suggestione è ambientato in India. Qui si reca uno studioso che vuole ritrovare un amico misteriosamente scomparso. Girerà molte città, tra cui Bombay, fino a scoprire che il mistero forse non esiste come non esiste molto spesso ciò che noi crediamo di inseguire nella vita. Un film che rimane nella memoria, bravo Anglade che ricordavamo in Betty Blue.

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Risultati immagini per Il Fascino del Delitto

Un film di Alain Corneau. Con Marie TrintignantBernard BlierPatrick Dewaere Titolo originale Série noireGiallodurata 110 min. – Francia 1979. – VM 18 –

Poupart, un commesso viaggiatore sognatore e velleitario (ma fallito nel lavoro e negli affetti), si lascia indurre da una precoce adolescente a rapinare e uccidere la vecchia zia di lei. Dopo il delitto, Poupart perde il controllo dei nervi.

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Risultati immagini per Un Ettaro di Cielo

Un film di Aglauco Casadio. Con Rosanna SchiaffinoMarcello MastroianniNino VingelliSilvio BagoliniFelice Minotti. continua» CommediaRatings: Kids+13, b/n durata 90 min. – Italia 1958.

Un venditore ambulante dalla fantasia fin troppo sbrigliata racconta ad alcuni amici, per divertirsi, che nella capitale si vendono pezzi di cielo. Riceve così dagli stessi una certa quantità di denaro che dovrà adoperare per acquistarne un ettaro. I suoi futuri possessori tentano di suicidarsi per goderselo il più presto possibile, senza riuscirci; lo scherzo, subito chiarito, viene perdonato, e tutto torna come prima.

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Risultati immagini per A Cavallo della TigreUn film di Luigi Comencini. Con Nino Manfredi, Mario Adorf, Valeria Moriconi, Gian Maria Volonté.cCommedia, b/n durata 110′ min. – Italia 1961. MYMONETRO A cavallo della tigre * * 1/2 - - valutazione media: 2,75 su 7 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Costretto a evadere dal carcere è denunciato, col suo consenso, dalla moglie e dal suo amante che, riscuotendo la taglia, possono pagare i debiti. Tra ironia e patetismo, è un apologo grottesco e dolceamaro sul malessere sociale nell’Italia del miracolo economico. Manfredi esordisce bene nel registro drammatico in un personaggio diviso tra un sistema che non gli appartiene (il carcere) e un altro (la società, la famiglia) che non gli è mai appartenuto. Prodotto da Age, Scarpelli, Alfredo Bini, Mario Monicelli e lo stesso Comencini, fu un fiasco: troppo sgradevole e provocatorio. Continua a leggere

Un film di John Carpenter. Con Janet Leigh, Jamie Lee Curtis, Adrienne Barbeau, Hal Holbrook, John Houseman. Titolo originale The Fog. Horror, durata 91 min. – USA 1980. MYMONETRO Fog * * * - - valutazione media: 3,23 su 26 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

In una cittadina californiana, si festeggia il centenario della fondazione. Anche se cento anni prima accadde qualcosa di poco simpatico. I cittadini, allora, finsero di aiutare sei lebbrosi per poi derubarli e mandarli alla deriva. Ora i sei ritornano sotto forma di zombi, terrorizzano la costa e ammazzano cinque malcapitati. Il parroco del villaggio, offrendosi come vittima sacrificale, riuscirà a fermare la terribile invasione. Uno dei migliori (e inventivi) horror di Carpenter. Continua a leggere

Poster Blood Simple - Sangue facileUn film di Joel Coen. Con Frances McDormand, John Getz, Dan Hedaya, M. Emmet Walsh, Samm-Art Williams, Deborah Neumann, Raquel Gavia. Titolo originale Blood simple. Thriller, durata 99 min. – USA 1984. – VM 14 – MYMONETRO Blood Simple – Sangue facile * * * - - valutazione media: 3,30 su 14 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

 

Un greco paranoico, che gestisce un bar nel Texas, ha forti dubbi sulla fedeltà della moglie e ingaggia un detective. La signora, in effetti, se la spassa con uno dei dipendenti del locale e il marito tradito decide di farli uccidere entrambi dall’investigatore. Un giallo ingegnoso e un po’ folle, che preannuncia Arizona Junior, opera seconda dello stesso regista. Continua a leggere

Risultati immagini per Fargo locandinaUn film di Joel Coen, Ethan Coen. Con William H. Macy, Steve Buscemi, Frances McDormand, Peter Stormare, Kristin Rudrüd. Drammatico, durata 98 min. – USA 1996. MYMONETRO Fargo * * * 1/2 - valutazione media: 3,74 su 63 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Jerry Lundegaard gestisce una concessionaria d’auto e ha un impellente bisogno di denaro liquido. Escogita il rapimento della moglie per ottenere un cospicuo riscatto dal suocero ostile. Ingaggia due crudeli quanto incapaci malviventi che riescono a tramutare il dramma in tragedia. Sarà l’intervento di Marge Gunderson, capo della polizia locale, in avanzato stato di gravidanza, a risolvere la situazione. I Coen, come tutti i registi di razza, si divertono a spiazzare. Se Mr. Hula-hoop aveva marcato un netto stacco dalle ricerche linguistiche di un Barton Fink pur conservando un elevato tasso di cinefilia, con Fargo, presentato a Cannes 1996 senza suscitare particolari reazioni, sembrano cambiare registro. Anzi c’è chi, in cerca di sicurezze, è andato citando il loro film d’esordio, quel Blood Simple che in realtà non ha con questo film nient’altro che una superficiale affinità. Entrambi sono dei thriller, ma se il primo si rifaceva alle atmosfere alla James M. Cain, quest’ultimo è un’analisi spietata della profonda stupidità di gran parte della violenza contemporanea. I due criminali, interpretati da Steve Buscemi e Peter Stormare, sono al contempo troppo cinematografici per essere “veri” (fanno spesso venire in mente i due ladri rapitori dei dalmata de La carica dei 101) e troppo tragicamente reali per essere solo frutto della finzione. Su quella distesa di neve senza fine, destinata a macchiarsi di sangue versato senza un briciolo di quella strategia del delitto che faceva grandi gli omicidi hitchockiani, si va a rappresentare la storia di una Twin Peaks in sedicesimo in cui i fatti sono accaduti nella realtà e che è luogo di origine dei due fratelli. Fargo è un film “congelato” come gli spazi e i personaggi che mette in scena. Le loro origini scandinave costituiscono quasi un certificato di garanzia della loro capacità di controllarsi (si veda in proposito la sequenza in cui Marge incontra nel bar il compagno di scuola di origine giapponese) e questa discendenza viene sottolineata, nell’edizione originale, dall’accento richiesto agli interpreti. È quasi come se i Coen, a dispetto del loro cognome, ci volessero parlare della loro infanzia, delle origini, della loro idea di un cinema che, per quanto onnivoro sia, ha in Kubrick e in Hitchcock dei punti di riferimento che paiono ineludibili. È il personaggio di Marge (moglie nella realtà di Joel Coen) che sfida le leggi dell’equilibrio e della gravità, che segna il film. Non è particolarmente intelligente né si avvale di grandi strategie investigative, eppure riesce a risolvere un caso che, proprio per l’ottusità che sembra connaturata all’ambiente, ha già raggiunto e superato il limite della tragedia. Ma tutto si svolge in una routine in cui, alla fine, il detective ne sa meno di noi. Eccoci allora collocati in una prospettiva hitchockiana in cui le reali dimensioni dell’accadimento sono note al nostro sguardo da voyeurs consapevoli che il bambino che si trova in quella pancia sta per entrare in un mondo ancora più tragicamente assurdo di quel che sembra. Oscar a Frances McDormand.

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Locandina italiana Il grintaUn film di Ethan Coen, Joel Coen. Con Jeff Bridges, Matt Damon, Josh Brolin, Hailee Steinfeld, Barry Pepper. Titolo originale True Grit. Western, Ratings: Kids+16, durata 110 min. – USA 2010. – Universal Pictures uscita venerdì 18 febbraio 2011. MYMONETRO Il grinta * * * 1/2 - valutazione media: 3,75 su 139 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Mattie Ross è una quattordicenne fermamente intenzionata a portare dinanzi al giudice, perché venga condannato alla pena capitale, Tom Chaney l’uomo che ha brutalmente assassinato suo padre. Per far ciò ingaggia lo sceriffo Rooster Cogburn non più giovane e alcolizzato ma ritenuto da tutti un uomo duro. Cogburn non vuole la ragazzina tra i piedi ma lei gli si impone. Così come, in un certo qual modo, gli verrà imposta la presenza del ranger texano LaBoeuf. I tre si mettono sulle tracce di Chaney che, nel frattempo, si è unito a una pericolosa banda.
“I malvagi fuggono quando nessuno li insegue”. Con questo passo dal Libro dei Proverbi si apre il film che rappresenta l’ennesima sfida dei Coen. Questa volta i due registi decidono di confrontarsi al contempo con un genere che hanno (seppure a modo loro) già esplorato (il western) e con un’icona del cinema di nome John Wayne. Non era un’impresa facile realizzare un remake del film di Henry Hathaway che fece vincere l’Oscar al suo protagonista. Ma, come sempre, i Coen riescono a costruire un’opera totalmente personale pur rispettando (più dell’originale) lo spirito del romanzo di Charles Portis a cui la sceneggiatura si ispira. Continua a leggere

Risultati immagini per Il Diavolo ̬ FemminaUn film di George Cukor. Con Katharine Hepburn, Cary Grant, Brian Aherne, Edmund Gwenn, Natalie Paley Titolo originale Sylvia Scarlett. Commedia, b/n durata 94 min. РUSA 1935.

Da un romanzo di Compton Mackenzie: dopo la morte della madre, Sylvia Scarlett fugge, travestita da ragazzo, dalla Francia in Inghilterra, col padre, un imbroglione ricercato dalla polizia. Si aggregano a uno scalcinato Carro di Tespi e, con un intraprendente giovanotto, commettono varie truffe ai danni dei gonzi. Fiasco al botteghino e poco apprezzata dalla critica del suo tempo, è una commedia insolita, pungente e fantasiosa imperniata sul gioco, la finzione, il travestimento, ricca di malizie e volute ambiguità tanto che fu boicottata dalla Legion of Decency, interpretata benissimo da una squadretta di attori tra cui spicca la Hepburn, magnifica. Continua a leggere

Poster A proposito di DavisUn film di Joel Coen, Ethan Coen. Con Oscar Isaac, Carey Mulligan, Justin Timberlake, Ethan Phillips, Robin Bartlett. Titolo originale Inside Llewyn Davis. Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 105 min. – USA, Francia 2013. – Lucky Red uscita giovedì 6 febbraio 2014. MYMONETRO A proposito di Davis * * * 1/2 - valutazione media: 3,73 su 99 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

C’era una volta la capitale indiscussa del folk, quel Greenwich Village a partire dal quale Bob Dylan avrebbe cambiato la storia della musica. Ma questa storia comincia prima, quando la musica folk è ancora inconsapevolmente alla vigilia del boom e i ragazzi che la suonano provengono dai sobborghi operai di New York e sono in cerca di una vita diversa dalla mera esistenza che hanno condotto i loro padri. Llewyn Davis è uno di questi, un musicista di talento, che dorme sul divano di chi capita, non riesce a guadagnare un soldo e sembra perseguitato da una sfortuna sfacciata, della quale è in buona parte responsabile.
Anima malinconica e caratteraccio piuttosto rude, Llewyn è rimasto solo, dopo che l’altra metà del suo duo ha gettato la spugna nel più drastico dei modi, e ha una relazione conflittuale con il successo, condita di ebraici sensi di colpa, purismo artistico e tendenze autodistruttive. Appartiene alla categoria più fragile e più bella dei personaggi usciti dalla mente dei fratelli Coen, come Barton Fink o Larry Gopnik (A serious man), così come il film appare immediatamente come il ritorno ad un progetto più intimo rispetto all’ultimo Il Grinta. E tuttavia A proposito di Davis, nei confini di uno spazio limitato a pochi ambienti (l’unica possibilità di fuga si rivela un altro fallimento) e di una sola settimana di tempo (arrotolata in una circolarità tipicamente coeniana), è una celebrazione dell’arte – della musica, ma anche e più che mai del cinema – amara e sentita, tutt’altro che contenuta.
Per quanto il lavoro di rievocazione storica dell’ambiente musicale e degli ambienti in generale (è il 1961, l’anno di Colazione da Tiffany, qui omaggiato dalle finestre che si aprono sulle scale antincendio e da un gatto senza nome, destinato a riuscire nell’impresa giusto per far sentire Llewyn ancora più perdente) sia uno dei protagonisti indiscussi del film, è in un una scena molto diversa che si nasconde il suo cuore. Su un palco in penombra, senza appigli che non siano una sedia e una chitarra, e ad un certo punto più nemmeno quest’ultima, Llewyn canta la sua struggente ballata per il produttore. È un momento di emozione pura, al termine del quale, il potente interlocutore guarda il protagonista e sentenzia: non si fanno soldi con quella roba. E in questa chiusa comica e micidiale, i Coen dicono tutto, dell’arte e dell’industria, forse anche del loro stesso film, con la consueta ironia e il consueto cinismo.
Ispirato in parte al memoir del folk singer Dave Van Ronk (“The Mayor of MacDougal Street), A proposito di Davis è anche una piccola summa del cinema precedente dei fratelli di Minneapolis, fatto di incontri enigmatici, facce incredibili, bizzarre riunioni canore attorno ad un microfono, tragicomici doppi. Perché in due è meglio.

Poster A Serious Man

Regia di Joel CoenEthan Coen. Un film Da vedere 2009 con Michael StuhlbargRichard KindFred MelamedSari LennickAdam Arkin.Cast completo Genere Commedia – USAGran BretagnaFrancia2009durata 105 minuti. Uscita cinema venerdì 4dicembre 2009 distribuito da Medusa. – MYmonetro 3,98 su 171 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Da qualche parte nel Mid West, 1967. Larry Gopnik è un professore di fisica con poche pretese e molti guai. La moglie gli preferisce il più serio Sy Ableman e vuole un divorzio rituale per (ri)sposarsi nella fede, il figlio fuma spinelli e ascolta i Jefferson Airplane in attesa di celebrare il suo Bar mitzvah, la figlia lava principalmente i capelli e gli ruba il denaro per rifarsi il naso, il fratello russa sul suo divano e redige un diario sul calcolo delle probabilità, uno studente coreano lo corrompe col denaro e lo minaccia di diffamazione, una bella vicina si offre nuda ai raggi del sole e al suo sguardo, un vicino di casa taglia la sua erba sempre meno verde. Travolto da una messe di guai, Larry si rivolge a uno, due e tre rabbini per ascoltare la parola di Hashem e interpretare la sua volontà. In attesa di una cattedra all’Università, dell’esito delle lastre e dell’arrivo dell’uragano, Larry insegue la strada per diventare un mensch, un uomo serio.

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Regia di Claude Chabrol. Un film con Isabelle HuppertFrançois CluzetMichel Serrault. Titolo originale: Rien ne va plus. Genere Commedia – Francia,1997durata 95 minuti. Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 6 recensioni.

Victor e Betty girano la Francia in camper truffando i casinò. Vivono nel lusso e si divertono. Rubare è davvero una grande gioia. Un “divertimento” del grande autore francese, intelligente e sottile come sempre. Premiato al festival di San Sebastiano.

 

Locandina Entr'ActeUn film di René Clair. Con Jean Börlin, Inge Frïss, Francis Picabia, Man Ray, Marcel Duchamp, Erik Satie Grottesco, b/n durata 22 min. – Francia 1924. MYMONETRO Entr’Acte * * * - - valutazione media: 3,00 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Un esperimento di 22 minuti. Una serie di sequenze che non hanno una connessione logica. Immagini legate e slegate che vogliono rappresentare, fra le tante interpretazioni, il valore dell’immagine fine a se stessa, staccata, appunto, da ogni contesto narrativo. Il tutto caricato da simboli ed esternazioni visionarie. Ecco le “immagini”: una ballerina barbuta, una partita a scacchi interrotta da un getto d’acqua, il personaggio di un cacciatore del Tirolo eliminato dal suo inventore, il funerale di quest’ultimo in un carro trainato da un cammello ripreso prima al rallenty poi accelerato. La bara cade, ne esce il morto-prestigiatore che fa sparire tutti i personaggi. È il manifesto cinematografico del dadaismo. Il contesto è quello della scomposizione: erano gli anni degli esperimenti di Joyce e di Strawinski. I nomi del “cast” sono significativi: grandi artisti dell’avanguardia di allora, celebratissimi, come i “pittori” Picabia (che firmò anche la sceneggiatura), Duchamp e Man Ray, e il compositore Erik Satie. Il giudizio in stelle non avrebbe ragione di essere, è una pura indicazione. Continua a leggere