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Locandina Mi piace lavorare (Mobbing)

Un film di Francesca Comencini. Con Nicoletta BraschiCamille Dugay ComenciniDrammaticoRatings: Kids+16, durata 89 min. – Italia 2004MYMONETRO Mi piace lavorare (Mobbing) ***1/2- valutazione media: 3,54 su 24 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Presentato (e vincente) nella sezione “panorama” del Festival del Cinema di Berlino, Mi piace lavorare nasce come progetto povero ed essenziale. Una sola attrice di rilievo, molti interpreti non professionisti, il circolo di parenti e amici della regista che si adoperano per la riuscita di una pellicola, che di fatto, è una delle migliori opere sociali degli ultimi anni e che squarcia il velo su uno dei più grandi problemi che affligge il moderno mercato del lavoro:il mobbing. I tempi de La classe operaia va in paradiso sono finiti, oggi è tempo di fusioni, budget, tuning: lo scenario scelto dalla Comencini è assolutamente asettico: un’azienda anonima, di cui non si conosce l’attività, il fatturato, lo scopo. Quella nella quale chiunque potrebbe lavorare e che, a causa di una fusione, vede il management radicalmente cambiato. Spesso le vittime non conoscono nemmeno il nome dei propri carnefici, il concetto di padrone viene sostituito da una sorta di grande fratello che controlla, dispone, organizza, muove uomini e donne a suo piacimento sullo scacchiere operativo alla ricerca del miglior profitto. È la giusta legge del libero mercato e vivaddio che sia così, ma, a volte, forse troppe volte, il meccanismo s’inceppa e quando questo succede le conseguenze sono gravissime e coinvolgono non solo il diretto interessato ma familiari, amici, parenti, amici. Nelle vene dei Comencini scorre il cinema:ciò si palesa non solo apprezzando il piglio asciutto e sicuro che la madre (forse pensando ai lavori del nonno) utilizza nel corso della storia, ma anche nella straordinaria performance della figlia che recita accanto alla Braschi con una naturalezza e convinzione che lasciano stupefatti. La discesa agli inferi della bravissima signora Benigni è raccontata senza enfasi, né scene madri: giorno dopo giorno, alla inconsapevole contabile vengono tolte dignità e speranze, tramite un continuo, spossante, cambiamento di mansioni e piccole meschinità che minano l’autostima di quella che appare agli spettatori una vera e propria vittima sacrificale, carne da macello da immolare al Dio della competitività (mirabile in questo senso il discorso iniziale del nuovo amministratore delegato della società, così ricco di parole e povero di contenuti). Perfetta la performance della Braschi, sempre sul punto di cedere, ma pronta, alla fine, ad alzare la testa e reagire, dopo l’ultimo, inaccettabile sopruso. Lo squallore degli uffici, delle mense, del trantran quotidiano di chi non “viaggia in prima” è testimoniato con un’aderenza al reale molto inquietante. Bella la prova degli attori non professionisti ed geniale, nella sua grottesca messa in scena, la sequenza del colloquio della protagonista con l’amministratore delegato dell’azienda. Anche il film ha le sue pecche: il finale, nel suo voler essere consolatorio e pregno di speranza, è troppo ottimistico e ben poco aderente ad una realtà che spesso è ben diversa da quella indicata nel film, ma, nonostante questo, e alcune pecche stilistiche nella rappresentazione della storia (invero un po’ troppo manichea nel dividere buoni e cattivi), Mi piace lavorare vale più di qualsiasi manifestazione, corteo o indagine giornalistico/televisiva. C’è solo da sperare che un pubblico abituato a cercare nel mezzo cinematografico evasione e divertimento, non sia impaurito dalla cruda rappresentazione della realtà di tutti i giorni…

Regia di Francesca Comencini. Un film Da vedere 2009 con Margherita BuyGaetano BrunoGiovanni LudenoAntonia TruppoGuido CaprinoCast completo Genere Drammatico, – Italia2009durata 98 minuti. Uscita cinema venerdì 16 ottobre 2009 distribuito da 01 Distribution. – MYmonetro 3,21 su 17 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

6° film, e il più riuscito, di una regista che dal 1995 ha diretto anche 6 documentari. È la storia di un’attesa. A 42 anni Maria vive a Napoli, insegna italiano in una scuola serale per adulti. È una donna autonoma, energica, spigolosa, che decide tutto da sola. Si trova incinta, senza volerlo, di un uomo che prende il largo, e al 6° mese ha un parto prematuro. La piccola è messa in incubatrice e Maria, da sola, aspetta che nasca o muoia. Dal romanzo (2008) di Valeria Parrella, prodotto da Fandango con Rai Cinema, adattato con Federica Pontremoli, è uscito un film intenso e originale sul tema della maternità, vario nell’azione e negli ambienti (il reparto di terapia intensiva; la scuola, mobile e precaria; lo sfondo contraddittorio di Napoli che riflette quello nazionale), ricco di figure di contorno e di lucidi agganci con la società. Prende, emoziona, inquieta, sconcerta e fa aspettare anche lo spettatore. È realistico ma anche visionario e corre via, leggero, storia di una solitudine che si apre agli altri. La Buy non è solo di una bravura interpretativa superiore a ogni elogio. Deve anche esserci stato, tra lei e la regista, un lavoro di fertile collaborazione che sfiora la simbiosi. Montaggio: Massimo Fiocchi. Scene: Paola Comencini. Fotografia: Luca Bigazzi.

Regia di Francesca Comencini. Un film Da vedere 2017 con Lucia MascinoThomas TrabacchiCarlotta NatoliValentina BellèCamilla Semino FavroCast completo Genere Drammatico, – Italia2017durata 92 minuti. Uscita cinema mercoledì 29 novembre 2017 distribuito da Warner Bros Italia. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 – MYmonetro 3,60 su 3 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Claudia e Flavio si sono contrastati come docenti universitari ma anche amati intensamente. Ora la storia è finita anche se Claudia non vorrebbe che fosse così conservando con determinazione la speranza che si possa ricominciare. Intanto lui viene attratto da una donna più giovane e lei prova interesse per una sua ex studentessa.

Locandina Volevo solo dormirle addosso

Un film di Eugenio Cappuccio. Con Giorgio PasottiGiuseppe Gandini, Elizabeth Fajuyigbe, Massimo MoleaEleonora Mazzoni. continua» Drammaticodurata 97 min. – Italia 2004MYMONETRO Volevo solo dormirle addosso ***-- valutazione media: 3,17 su 33 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Marco Pressi, giovane formatore del personale di una multinazionale, si ritrova dinanzi a una sfida che accetta: deve riuscire, in un arco di tempo ridottissimo, a far uscire dalla produzione 25 dipendenti di vario livello senza creare tensioni visibili. Se ce la farà avrà un avanzamento e otterrà un cospicuo riconoscimento in denaro. In caso contrario lo attende un portasigarette. Da quel momento la vita di Pressi (già definito “il muerto”, ovunque tranne che a letto, dalla fidanzata) cambia. Dovrà attrezzarsi per convincersi che lo slogan “People First” che caratterizza la sua azienda non è altro che falsità. Lui non può e non deve provare compassione per nessuno. Dopo Risorse umane e Mobbing (per non citare che due titoli) non era facile essere originali su un tema aspro e quantomai attuale come quello dei tagli dei posti di lavoro. Eugenio Cappuccio c’è riuscito concentrandosi sull’evoluzione del protagonista che diventa lupo progressivamente sino al soprassalto dell’ultim’ora. Trova una valida collaborazione nel cast e in Pasotti in particolare. Dall’omonimo romanzo di Massimo Lolli.

Locandina Un fiore nel deserto

Un film di Eugene Corr. Con Jon VoightJoBeth WilliamsEllen BarkinAnnabeth Gish Titolo originale Desert BloomDrammaticodurata 106 min. – USA 1986.

La storia, ambientata negli anni Cinquanta, scorre su un doppio binario: da una parte Jack Chismore, reduce della seconda guerra mondiale, dall’equilibrio scosso e con una famiglia carica di problemi. Dall’altra, gli esperimenti atomici della zona. Jack comprende che in quel deserto vicino a Las Vegas qualcosa di minaccioso sta accadendo e quando un mattino si leva nel cielo il fumo dell’esplosione atomica, capisce che le tensioni personali sono poca cosa e che solo la famiglia è simbolo della volontà di sopravvivenza.

Locandina Le intermittenze del cuore

Un film di Fabio Carpi. Con Héctor AlterioAssumpta SernaClement SibonyFlorence DarelVahina Giocante. continua» Drammaticodurata 105 min. – Italia 2003.

E’ la storia, ambientata fra l’Italia, la Francia e la Svizzera, di un regista che prepara un film sulla vita di Proust commissionatogli da un produttore parigino e che, mentre il lavoro di scrittura procede, rivede alcuni momenti salienti della propria vita secondo i moduli della memoria involontaria, la grande scoperta proustiana. Così, attraverso una serie di libere associazioni (visive, tattili, auditive) riaffiorano alcune esperienze capitali del suo passato.

Locandina Corpo d'amore

Un film di Fabio Carpi. Con Mimsy FarmerLino CapolicchioFrançois SimonGiovanni RosselliVittorio Fanfoni Drammaticodurata 105 min. – Italia 1973.

Vacanza fuori stagione per un anziano padre e per suo figlio ancora ragazzo: dietro i fiumi di parole che consumano, i due uomini non si sanno più né parlare né capire veramente. L’occasione per rendersi conto di questa loro alienazione è fornita da una giovane donna straniera che trovano svenuta sulla spiaggia e di cui entrambi si innamorano appassionatamente. Ma la donna non parla la loro lingua. Poi arriva un uomo sconosciuto che sa la lingua della donna e la seduce: padre e figlio, pazzi di gelosia, di comune accordo lo uccidono.

Regia di Enrico Caria. Un film con Patrizio RispoCristina DonadioRita CorradoPietro De SilvaIsabella RosselliniCast completo Titolo originale: L’era legale. Genere Documentario, – Italia2011durata 76 minuti. Uscita cinema venerdì 13 gennaio 2012 distribuito da Bolero Film. – MYmonetro 2,92 su 5 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Dopo Vedi Napoli e poi muori , il napoletano Caria, autore satirico di assidua militanza TV, torna al cinema con una scalcagnata e finta docufiction prodotta da Renzo Rossellini. Nel 2020 la camorra è stata sconfitta nel capoluogo della Campania per merito del nuovo sindaco Nicolino Amore, sottoproletario dei Quartieri Spagnoli che ha fatto carriera come un Masaniello televisivo. Con l’aiuto di una madrina, camorrista pentita, legalizza il narcotraffico su cui si fonda il potere della criminalità organizzata. A cura di testimoni come De Cataldo e Tano Grasso si rievocano con vere conversazioni registrate alcuni scandali dell’ex sindaco Iervolino. Piuttosto cialtrone, populista e retorico, è un “film che assomiglia a uno zapping fra le TV private campane (con Canale 21 a farla da padrone)” (Giona A. Nazzaro). Musiche di Pivio & Aldo De Scalzi. Distribuisce Bolero Film.

Locandina Via Varsavia

Un film di Emiliano Cribari. Con Erika RenaiAlessandro BenvenutiMarco MasiniNovello NovelliCarlo Monni Drammaticodurata 85 min. – Italia 2006.

In un piccolo teatro di Firenze va in scena uno spettacolo. Sul palco una sola attrice, Erika Renai nel ruolo di Francesca, condannata a morte per aver compiuto un atto di cannibalismo nei confronti del fratello quando si trovava in America. L’ultima ora della sua vita si trasforma così in una sorta di viaggio nel passato, nella coscienza, nella poesia, attraverso la lettura delle pagine di un diario e un dialogo continuo instaurato con il fratello morto che ormai porta dentro di sé.
Con Via Varsavia, Emiliano Cribari conclude la sua trilogia sul cinema di parola iniziata con La ricreazione e proseguita con Tuttotorna. E la conclude nel migliore dei modi, realizzando l’opera più matura e compiuta. Rispetto ai lavori precedenti, in Via Varsavia c’è qualcosa in più, si va oltre la poesia, oltre l’astrazione, si entra direttamente dentro la vita dei personaggi, nel loro passato, nei loro gesti, è la vita stessa che si fa arte. E la vita è quella di Emiliano Cribari, visto che il film, il fare cinema, per Cribari è un pretesto per raccontarsi, per parlare di sé, di “attimi fuggenti” meritevoli di essere ricordati.
Attraverso tutti gli elementi che compongono il film, Cribari riesce a dare alla sua opera il giusto equilibrio, raggiungendo così una fusione totale tra le varie forme d’arte: il teatro, la poesia, la musica; il tutto raccordato dall’uso bilanciato del colore e del bianco e nero, e dai movimenti di macchina, lenti e leggeri come la poesia che accompagnano, come l’inquadratura che fissano.
Con Via Varsavia però Cribari non si limita a raccontare sé stesso, il suo passato, quella strada in cui ha vissuto, i ricordi che lo hanno segnato, ma elabora un’interessante riflessione sulla vita e la morte, sulla poesia e la comicità, sulla follia e l’amore per la vita. Il campo di battaglia di tutti questi elementi che si scontrano fondendosi tra loro è il corpo dell’attore, è Erika Renai, vera musa ispiratrice del regista, ormai pronta per palcoscenici più importanti. Perennemente in equilibrio tra ragione e sentimento, realtà e follia, riesce a dare volto, corpo e parola a persone diverse, a sentimenti contrapposti.
Per chi ha apprezzato le opere precedenti del regista, la speranza è che la condanna a morte di Francesca, incarnazione dell’elemento poetico, non sia metafora di una futura messa al bando della poesia dal suo cinema.

Regia di Emiliano Corapi. Un film con Daniele LiottiVinicio MarchioniDonatella FinocchiaroClaudia PandolfiFabrizio RongioneCast completo Titolo originale: Sulla strada di casa. Genere Thriller, – Italia2012durata 83 minuti. Uscita cinema venerdì 3 febbraio 2012 distribuito da Iris Film Distribution. – MYmonetro 2,79 su 6 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Alberto ha una moglie, due bambini e una piccola impresa che versa in cattive acque. Stimato oltremodo dalla consorte, che giudica troppo sincera e ingenua, Alberto le nasconde di ‘arrotondare’ la vita facendo il corriere per gente poco raccomandabile. Alla vigilia del secondo viaggio qualcosa però va storto e la sua famiglia è presa in ostaggio da tre malviventi interessati al prossimo carico. Partito dalla provincia ligure alla volta di Reggio Calabria, Alberto dovrà ritirare il pacco illecito e consegnarlo ai sequestratori. Ma niente andrà come previsto. Sulla strada di casa l’impresario dovrà risolvere e risolversi, salvaguardando la vita e il futuro della sua famiglia.
Opera prima e pluripremiata di Emiliano Corapi, Sulla strada avvia una biografia ordinaria e minacciata nel sogno di una vita borghese e procede nella follia e nell’angosciosa tensione di un inseguimento. Combinando fino a confondere realismo e genere, Corapi scrive e gira un racconto visivamente rigoroso, dove il budget modesto e gli schematismi dell’intreccio rendono ancora più essenziale la corsa del protagonista verso un destino ineluttabile.
L’Alberto di Vinicio Marchioni incarna l’uomo ordinario, assediato dalla vita e chiuso in primi piani claustrofobici e senza dialoghi che rimandano a un’inquietudine interiore e generano la sensazione di non essere più padroni di se stessi. La funzione opprimente della macchina da presa sul personaggio, lanciato in una corsa inquieta attraverso strade secondarie sotto il sole netto del giorno e davanti alle luci artificiali di un albergo ‘come quelli dei film americani’, rispecchia la condizione di vita all’interno di una società capitalista e indebitata, che strozza e istiga rimedi estremi. Al centro del film c’è un impresario esemplare, che ha deciso di sporcarsi le mani e rendersi complice di un meccanismo economico criminale identificato con l’Italia stessa, percorsa in tutta la sua lunghezza e la sua miseria. La strada del titolo, promessa di un altrove, diventa presto un percorso tragicamente limitato e controllato, lungo il quale (in)segue e precede il Sergio di Daniele Liotti, doppio di Alberto con cui condivide un destino disgraziato, una scelta azzardata e un viaggio che resta in fondo solitario per ciascuno di loro. Il volto di Vinicio Marchioni perde la ‘freddezza’ e la nobilitazione tragica del bandito della Magliana (la serie) e trova la pesantezza, l’anonimato e l’opacità di un personaggio di terz’ordine, avviato al riscatto esistenziale ma poi condotto all’unica sublimazione possibile.
Un debutto apprezzabile e pregiato, quello di Emiliano Corapi, che indaga la parte peggiore di noi, quella disposta a compromettersi pur di confermare agli altri la propria immagine perfetta. Un film sui falliti e i perdenti che fa il paio con L’industriale di Giuliano Montaldo e un cinema italiano aspro, sincero e non riconciliato, frequentato da attori autentici come Fabrizio Rongione e Donatella Finocchiaro. Un film, ancora, che fa i conti con un Paese che se si riconoscesse per quello che sa di essere sarebbe finalmente diverso.

Regia di Emanuele Crialese. Un film Da vedere 2011 con Filippo PucilloDonatella FinocchiaroMimmo CuticchioBeppe FiorelloTimnit T.Cast completo Genere Drammatico, – ItaliaFrancia2011durata 88 minuti. Uscita cinema mercoledì 7 settembre 2011 distribuito da 01 Distribution. – MYmonetro 3,59 su 4 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Il tema del 4° film di Crialese è l’immigrazione come nel suo eccellente Nuovomondo (2006), ma nell’Italia di oggi. A un livello più profondo emergono altri temi complementari: il mare e la sua legge; il movimento come evoluzione; il diritto-bisogno di andare per cambiare. In una piccola isola del Canale di Sicilia (girato a Linosa), il vecchio Ernesto si rifiuta di rottamare il suo peschereccio e insegna il mestiere al nipote 20enne Filippo. La nuora vedova Giulietta non vede per sé e il figlio Filippo un futuro nell’isola. Vorrebbe andarsene. Quando Ernesto e suo nipote raccolgono in mare alcuni stremati naufraghi africani, la Guardia di Finanza sequestra il peschereccio per aver favorito l’immigrazione clandestina, mentre Giulietta aiuta l’eritrea Sara a partorire in casa sua. Sarebbe un bel dramma neorealista di 60 anni fa, se non fosse impreziosito da una cura formale, qua e là formalistica, e da un nuovo uso degli interpreti. Con D. Finocchiaro, professionista capace con lo stesso brio di impersonare donne borghesi o proletarie, sono “perfetti” l’anziano Ernesto, il giovane Filippo (il vero protagonista) e Timnit T. che ha dignità di una regina. Il rapporto Finocchiaro-Timnit T. e la sorellanza che ne nasce sono memorabili. Premio speciale della giuria a Venezia 2011 e premio Pasinetti (giornalisti italiani).

Trailer Respiro - MYmovies.it

Regia di Emanuele Crialese. Un film con Valeria GolinoVincenzo AmatoFrancesco CasisaVeronica D’AgostinoElio GermanoCast completo Genere Drammatico – Italia2002durata 100 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 – MYmonetro 3,04 su 6 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Grazia, moglie di un pescatore che l’ama e madre di tre figli che l’adorano, è un po’ mattocchia, non in regola con gli usi e i riti di Lampedusa. Quando decidono di espellerla (a Milano per farsi curare), con la complicità del primogenito si nasconde in una grotta. Tra interpreti non professionisti V. Golino è intensa e credibile, ma questo originale 2° film di E. Crialese (1965) non è un veicolo per la protagonista. Il suo ritratto è in funzione di un’isola, del mare, del sapore di sale e dell’odore di pesce, della ferina allegria dei ragazzi in caccia di coetanei da umiliare, di una piccola comunità incapace di accettare la diversità. Lo sostiene un talento visionario e sensuale (qua e là estetizzante) che trascende le componenti sociologiche e antropologiche, anche nelle suggestive riprese subacquee, metafora di un sogno di libertà. Fotografia: Fabio Zamarion. Dialoghi ridotti al minimo, scritti in italiano, tradotti in siciliano da Muzzi Loffredo e adattati al dialetto sicano. Premio della Semaine de la Critique a Cannes, ai Festival di Toronto e Atene e Premio Duel 2003. Distribuito in Francia e USA.

Regia di Emanuele Crialese. Un film con Vincenzo AmatoLynn Cohen, Anjalee Deshpande, Lou George, Alisha McKinney, Ajay NaiduSusan MitchellCast completo Titolo originale: Strangers. Genere Commedia – USAItalia1997durata 96 minuti. Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Esordio nel lungometraggio del siciliano Crialese, con la coproduzione di una piccola società indipendente USA, ambientata a New York, affidata a 2 storie: il cuoco siciliano Antonio, con un permesso di soggiorno scaduto, s’innamora di una ragazza USA che sta per andare a Parigi; il suo amico indiano Apu, sposato da poco, ha una moglie che non riesce ad ambientarsi e vorrebbe rimpatriare. Con accorta vivacità e uso spinto dei campi lunghi in movimento (spiritoso l’inseguimento di Amato al taxi in bicicletta), è un bizzarro film frammentario e bozzettistico, non privo di facili espedienti narrativi, molto sottotitolato. In Italia passato solo in TV. Recuperato nel 2011.

Regia di Emanuele Crialese. Un film Da vedere 2006 con Charlotte GainsbourgVincenzo AmatoFrancesco CasisaAurora QuattrocchiFilippo PucilloCast completo Titolo originale: The Golden Door. Genere Drammatico, – ItaliaFrancia2006durata 111 minuti. Uscita cinema venerdì 22 settembre 2006 distribuito da 01 Distribution. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 – MYmonetro 3,55 su 16 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Nella copia di Venezia – dove per premiarlo la giuria divisa s’inventò un Leone d’argento rivelazione – il sottotitolo era Golden Door . La porta d’oro è Ellis Island, al largo di New York, primo centro di accoglienza ma anche di quarantena e di selezione eugenetica per i nuovi arrivati che la chiamavano l’Isola delle lacrime. Tra il 1894 e il 1927 ci passarono in 20 milioni di cui 3 erano italiani. È il 3° capitolo di una storia che comincia in una Sicilia arcaica e petrosa e prosegue con la penosa traversata dell’Atlantico. È la storia di un viaggio che trasforma gli uomini da antichi in moderni con terrificante rapidità. Frutto di una documentazione, raccolta nel museo di Ellis Island e dalle lettere scritte o dettate dagli esuli analfabeti, è un film epico-critico che ricostruisce una memoria collettiva con sobbalzi di un ingenuo surrealismo onirico, non privo di ironia. Passati gli anni della formazione negli USA, Crialese conosce bene il mestiere e le astuzie del narratore. Lo dimostra l’enigmatica Lucy che s’aggrega alla famiglia di Salvatore, catturando l’attenzione e l’attesa dello spettatore. E pensa in grande nelle immagini: l’avvio dell’arrampicata sulle Madonìe; la nave che si stacca dalla banchina, spaccando in due la folla (un grande momento di cinema); la burrasca sull’oceano, girata in studio in piani ravvicinati col fragore delle ondate; l’arrivo nella nebbia; il finale lento nel latte. Ineccepibile la scelta delle facce e la direzione degli attori. Musiche: Antonio Castrignanò. 3 David: scene (C. Conti), costumi (M. Tufano), effetti speciali visivi (L’Étude et la Supervision des Trucages).

Regia di Emanuele Caruso. Un film con Albino MarinoLorenzo PedrottiSimone RiccioniSara Francesca SpeltaFrancesca RisoliCast completo Genere Drammatico – Italia2014durata 110 minuti. – MYmonetro 2,49 su 1 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Ad Avila, piccolo comune agricolo in provincia di Cuneo, durante la festa della santa patrona arriva dalle tv un messaggio che terrorizza la comunità: nel giro di pochi giorni il sole esploderà e il pianeta Terra verrà distrutto. Nell’imminenza della fine, ognuno nel paese reagisce a modo suo, forzato a ragionare o meno sulla propria transitorietà in questo mondo. Il parroco sui generis Don Francesco cerca di riconciliarsi con la vocazione e il passato. Gianni, il ragazzo ateo e scontroso che in seguito ad un forte trauma personale vive con il sacerdote in canonica, usa l’arma del sarcasmo e dell’indifferenza; Anna, supplente nella scuola elementare locale, è terrorizzata ma trova conforto nell’amore per Marse, compagno che convive con lei nel disprezzo di alcune malelingue. La barista Francesca nonostante tutto sogna una nuova prospettiva di vita per riscattarsi da un dolore recente. Il gruppo procede insieme verso l’ultimo giorno in una molteplicità di atteggiamenti ed emozioni, mentre i paesani si misurano con l’evento.
Si potrebbe definire “catastrofico religioso” quest’esordio ambientato e prodotto tutto tra Langhe e Roero, principalmente nel comune di La Morra (ma anche Bra, Alba, e altre location) grazie a un virtuoso e capillare processo di crowdfunding (raccolta di fondi dalla base, che non passa dai canali convenzionali di finanziamento, per cui a ogni sostenitore viene chiesta una piccola quota di partecipazione: vedi produzionidalbasso.com). L’idea di partenza è molto accattivante e ricca di spunti: come si trasforma una piccola (e in alcuni casi, molto chiusa) comunità rurale all’annuncio della fine del mondo? La perentorietà di un fatto clamoroso come l’auto-disintegrazione del sole ridimensiona meschinità e finitezze umane. La sceneggiatura infatti predispone una gamma variegata di reazioni e svela una molteplicità di atteggiamenti, paure, insicurezze insite nella natura dei mortali.Tutti elementi che implicitamente esaltano di continuo la grandezza del divino, citato già nel titolo (Genesi, 1). È un tema che avrebbe spaventato chiunque e quindi va reso merito a Caruso e alla sua crew di aver tentato un’impresa coraggiosa e anticonformista rispetto alla diffusa banalità del nostro cinema mainstream.
Parallelamente, e proprio per la sua natura libera, autarchica e fortemente radicata sul territorio, su E fu sera e fu mattina grava un’urgenza di dire tutto attraverso i dialoghi, poco aderenti al parlato e a tratti enfatici, ricalcati spesso sullo stile biblico ed evangelico (mentre molto più efficaci, perché privi di sovrastrutture, risultano quelli in dialetto). Di conseguenza la narrazione si appesantisce e viene a mancare del tutto quella spontaneità alla base del progetto. Lo script inoltre sembra non sfruttare a dovere le opportunità della premessa narrativa e si dilunga in un confronto drammatico dopo l’altro senza una reale connessione logico-causale tra le scene né un ritmo progressivo verso il finale. A ciò si aggiunge che la collaterale, volonterosa ma imbarazzata prova di numerosi attori non professionisti frena e limita fortemente l’identificazione dello spettatore.
Confonde poi la scelta di insistere molto sul commento musicale, enfatico e invadente; scelta che tradisce un’imprecisione nella direzione degli attori (elemento ricorrente, in un debutto) e che mal si sposa con il tema e la natura serena, quasi spirituale degli ambienti ripresi. Più che opera filmica riuscita in pieno, insomma, tenace e curioso esperimento sociale e produttivo.

Cinque dita di violenza: recensione del film - Cinefilos.it

Un film di Cheng Chang Ho. Con Wang Ping, Lo Lieh, Hsiung Chiao Titolo originale Five Fingers of Death. Avventura, durata 102 min. – Hong Kong 1973. MYMONETRO Cinque dita di violenza * * * - -valutazione media: 3,00 su 1 recensione.

 
Un giovane si allena per la gara nazionale di arti marziali. Divenuto ben presto fortissimo – al punto che il suo maestro gli confida un colpo segreto e micidiale – attira le cattive intenzioni del padre di un rivale, che, per assicurare il successo al figlio, fa massacrare le mani al protagonista. È il migliore film di questo genere finora prodotto.
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Regia di Duccio Chiarini. Un film Da vedere 2014 con Matteo Creatini, Francesca Agostini, Nicola Nocchi, Miriana Raschillà, Bianca Ceravolo, Bianca NappiMichele CrestacciFrancesco AcquaroliCast completo Genere Commedia, – ItaliaIranGran Bretagna2014durata 83 minuti. Uscita cinema giovedì 23 aprile 2015 distribuito da Good Films. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 – MYmonetro 3,23 su 8 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Edo, 17enne riservato, riflessivo, colto e genuino, non vuole farsi tagliare il prepuzio troppo chiuso che gli rende dolorosi i rapporti sessuali. L’amore per Bianca lo convince a darci un taglio. Dopo il documentario Hit the Road, Nonna (2011), il giovane fiorentino Chiarini – anche sceneggiatore con Ottavia Maddeddu, Marco Pettenello e Miroslav Mandic – esordisce nella fiction con una storia originale, verosimile, in chiave di elegia felicemente ironica e delicatamente audace nel mettere a nudo l’intimità del corpo e della psiche maschili. È un racconto di formazione – meglio: di un rito di passaggio dall’adolescenza alla maturità – con risvolti simbolici: il pene rinchiuso nella pelle, la paura di sporgere la testa fuori dal treno in corsa. Coinvolgente, per freschezza e naturalezza, l’interpretazione di Creatini; ottimo il suo accoppiamento comico con Nocchi (l’amico Arturo). Musiche indie rock della band canadese Woodpigeon. Finanziato (150mila euro) dal Biennale College-Cinema di Venezia, che ogni anno seleziona 12 progetti di opere prime o seconde. Presentato a Venezia 2014 e a Berlino 2015.

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Un film di Duilio Coletti. Con Pierre CressoyEleonora Rossi DragoPaul MüllerRiccardo GarroneCharles Fawcett. continua» GuerraRatings: Kids+16, b/n durata 100 min. – Italia 1953MYMONETRO I sette dell’Orsa maggiore ***-- valutazione media: 3,25 su 7 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Seconda guerra mondiale: un ufficiale della marina porta a termine pericolose e importanti missioni belliche offensive servendosi dei famosi “maiali”. Nel corso di un’azione, in cui rischia la vita, viene preso prigioniero ma si salva. A guerra terminata gli verrà conferita la medaglia d’oro.

Locandina Il lupo della Sila

Un film di Duilio Coletti. Con Vittorio GassmanAmedeo NazzariJacques SernasSilvana ManganoAttilio Dottesio. continua» DrammaticoRatings: Kids+16, b/n durata 95 min. – Italia 1949

Un giovane contadino viene ingiustamente incolpato d’un delitto, ma tace per non compromettere la ragazza con cui aveva trascorso la notte, Orsola.

Miles Ahead Edizione: Regno Unito Edizione: Regno Unito: Amazon.it: MT-VR, Miles  Ahead (Edizione Regno Unito): Film e TV

Un film di Don Cheadle. Con Don Cheadle, Ewan McGregor, Zoe Saldana, Keith Stanfield, Emayatzy E. Corinealdi.Biografico, durata 100 min. – USA 2016.

Il film è incentrato su un paio di giorni pericolosi della vita di Miles Davis (Cheadle), mentre esce dal suo periodo di silenzio e cospira con uno scrittore del Rolling Stone (McGregor) per riprendersi la sua musica.

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