Category: Turchia


Locandina La polveriera

Un film di Goran Paskaljevic. Con Predrag ‘Miki’ ManojlovicNebojsa GlogovacAna SofrenovicDragan NikolicLazar Ristovski. continua» Titolo originale Bure barutaDrammaticodurata 102 min. – Francia, Grecia, Turchia, Macedonia 1998MYMONETRO La polveriera ***1/2- valutazione media: 3,63 su 8 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Belgrado. Fine anni Novanta. Manù, emigrato, fa ritorno a casa sperando di ritrovare Natalia, la fidanzata di un tempo. Due amici si rivelano i reciproci tradimenti fino a che uno dei due uccide l’altro con una bottiglia spezzata. Poi sale su un treno e si fa saltare per aria insieme a una giovane passeggera. Un tassista dà un passaggio a un anziano poliziotto per rivelargli di essere stato il suo aggressore poco tempo prima. Questa e altre vicende incorniciate nella narrazione di un travestito che si esibisce al “Balcan Cabaret” in uno dei film più ‘a cuore aperto’ che la cinematografia della ex-jugoslavia abbia prodotto. Senza le astuzie, gli ammicchi, le piccole (e grandi) cialtronaggini di un genio visionario come Kusturica ma con la grande e sentita umanità di uno sguardo chirurgico che non difetta della pietà ma non può fare a meno di mostrare l’abisso di dissoluzione verso cui qualcuno sta conducendo un popolo.

Regia di George Ovashvili. Un film Da vedere 2014 con Ilyas SalmanMariam ButurishviliTamer Levent. Titolo originale: Simindis kundzuli. Genere Drammatico, – Repubblica cecaSpagnaGeorgiaIslandaCorea del sudGran BretagnaTurchiaIsraeleUSA2014durata 100 minuti. Uscita cinema giovedì 20 agosto 2015 distribuito da Cineama. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 – MYmonetro 3,44 su 5 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Il fiume Inguri segna il confine naturale tra la Georgia e la Repubblica di Abkhazia. I secessionisti hanno reclamato questa porzione del paese, cacciando brutalmente i georgiani che la abitavano. Proprio lungo questa tormentata frontiera, in primavera, lo scioglimento del ghiaccio dà vita a piccole isole itineranti, che si fanno e si disfano a seconda delle stagioni e dei capricci della natura. Un vecchio contadino e sua nipote adolescente si installano in questa terra di nessuno, costruendo una precaria baracca di legno, per coltivarvi il necessario per sopravvivere al rigido inverno. Quando sull’isola compare un ribelle ferito, il già fragile equilibrio di questa insolita coppia si spezza pericolosamente.
Quello diretto dal georgiano George Ovashvili è un film che indaga tra le pieghe dei conflitti. In primo luogo, il difficile rapporto tra uomo e natura, cristallizzato nel tentativo ancestrale di dominare, a mani nude, un ambiente riottoso, pronto a sottrarre con violenza ciò che un attimo prima aveva dato. In seconda battuta, c’è la lotta fratricida tra due popoli, che si manifesta nella presenza dei soldati georgiani che pattugliano il confine con le loro barchette, alla ricerca dei ribelli. Sopraggiungono molesti, così come il rumore degli spari nella notte, a turbare la quiete della vita del contadino, scandita solo dai ritmi di un lavoro paziente, in balia della natura. Il terzo contrasto, non meno importante, è quello tra la prudente saggezza dell’uomo anziano e l’incosciente desiderio di emozioni della nipote sulla soglia dell’adolescenza. La routine lenta e faticosa che li unisce, al contempo li divide, determinando il sentore strisciante di una deflagrazione che non si consuma mai veramente. Almeno non a parole, in un’opera dove gli sguardi, le inquadrature – carrellate o movimenti di macchina a mano – e la fotografia in 35 mm – contano molto più dei dialoghi, ridotti all’osso per l’intera durata del film.
Un film da festival, in cui la sceneggiatura è scarna, al pari delle battute, e il ritmo è dilatato. Un film dove l’immagine ha la meglio sulla parola, esibendoci, in tutto il suo crudele splendore, una natura tanto generosa quanto capricciosa. Il regista ce la mostra con estremo realismo, ai limiti del documentario. I due attori protagonisti contribuiscono a rafforzare questa poetica del reale, agendo davanti alla macchina da presa con grande naturalezza, parlando solo con gli occhi: solcato, lui, dalla fatica dell’età e dalle intemperie della vita – ma nonostante tutto determinato e teneramente preoccupato per la nipote – e animata, lei, da un bisogno di vita che la spaventa e la incoraggia al contempo. In questo deserto di comunicazione, non è tanto la parola a mancare, quanto le risposte alle domande che questa storia incompiuta di uomini suscita. Curiosità e desiderio di emozioni più forti che il regista non soddisfa, interessato più ai capricci della natura che a quelli degli uomini.

Regia di Fatih Akin. Un film con Baki DavrakNursel KöseHanna SchygullaTuncel KurtizNurgul YesilcayCast completo Titolo originale: Yasamin kiyisinda. Genere Drammatico, – GermaniaTurchia2007durata 122 minuti. Uscita cinema venerdì 9 novembre 2007 distribuito da Bim Distribuzione. – MYmonetro 2,89 su 15 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

4° lungometraggio di finzione di Akin, regista turco cresciuto in Germania ( La sposa turca ). In una vicenda ricca di rime e dominata dalla fatalità (2 omicidi colposi), che si sposta da Brema e Amburgo a Istanbul e ritorno, si muovono 6 personaggi (4 turchi e 2 tedeschi: 2 figlie, 2 madri, un padre e un figlio) in cerca di perdono e redenzione, giustizia e riconciliazione. La descrizione dei 2 mondi è critica con cautela, preoccupata dalla par condicio , come quella dei personaggi, che rifiuta il manicheismo. La simpatia dell’autore va, comunque, alle donne, specialmente alle 2 giovani, che si legano in un rapporto lesbico messo in immagini con tenerezza carica di erotismo. Stilisticamente tradizionale e qua e là convenzionale. In concorso a Cannes 2007, scritto e diretto da Akin, ebbe il premio per la migliore sceneggiatura e quello della giuria ecumenica. Il paradiso sarebbe l’occidente europeo.

Regia di Ali Aydin. Un film Da vedere 2012 con Ercan KesalMuhammet UzunerTansu Biçer. Titolo originale: Küf. Genere Drammatico – TurchiaGermania2012durata 94 minuti. Uscita cinema martedì 30 aprile 2013 distribuito da Sacher. – MYmoro 3,39 su 15 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Presentato alla Settimana della Critica di Venezia 2012 e premiato come Opera Prima, è costato all’esordiente Aydin 7 anni di lavoro per scrivere la sceneggiatura. Fa perno su un paradosso. Il fenomeno dei desaparecidos non riguarda soltanto l’Argentina. Negli anni 1990-96 si è ripetuto in Turchia. Nel 1995 centinaia di donne – sui mass media battezzate “le madri del sabato” – cominciarono a riunirsi davanti al liceo Galatasaray con le fotografie dei figli scomparsi dopo il loro arresto per mano della polizia di un governo di estrema destra. Il paradosso è che nel film non sono nemmeno nominate – anzi vi compare, per due minuti appena, una donna sola. Girata alla fine delle riprese, ma inserita all’inizio della storia, c’è una sequenza straordinaria di 11 minuti (con la cinepresa immobile, come nel resto del film se si tolgono brevissime panoramiche): un dialogo tra un avvocato e Basri, guardiano delle ferrovie il cui lavoro consiste nel controllare i binari che ogni giorno, d’estate come d’inverno, percorre a piedi e che per 18 anni scrive 2 lettere al mese al ministero degli Interni e alla questura: vuole sapere che fine abbia fatto il figlio Seyefi, un curdo come gli altri scomparsi. I suoi resti sono stati ritrovati a Istanbul. Secondo Aydin, la lettura di Dostoevskij ha contato molto per la cupezza del suo protagonista assoluto che perde a poco a poco anche la speranza.

3.39/5

Risultati immagini per Buon Anno Sarajevo

Regia di Aida Begic. Un film Da vedere 2012 con Marija PikicIsmir GagulaNikola DjurickoStasa DukicVelibor TopicCast completo Titolo originale: Djeca. Genere Drammatico – Bosnia-HerzegovinaGermaniaFranciaTurchia2012durata 90 minuti. Uscita cinema giovedì 3 gennaio 2013 distribuito da Kitchen Film. – MYmonetro 3,11 su 12 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

2° film scritto e diretto dalla bosniaca Begic che, più di 10 anni dopo la guerra civile che la devastò, torna a Sarajevo. Ha un tema quasi sempre trascurato e rimosso in letteratura, ma soprattutto al cinema: oltre ai morti e ai danni, come stanno le vittime sopravvissute di una guerra? Che prezzo hanno pagato? Oltre alla protagonista, i 2 personaggi principali sono 2 fratelli orfani musulmani: la 20enne Rahima, sottopagata come cuoca, e Nedim che a 14 anni ha già combinato molti guai. Per entrambi il tempo si è bloccato in un immutabile passato, aggravato dalla crisi economica. Nessun compiacimento dolorifico o morboso nell’asciutta regia, cinepresa a spalla, lunghi piani-sequenza. E botti laceranti come bombe per le feste di Capodanno. Premio Lino Micciché a Pesaro 2012. Distribuisce Kitchenfilm di Emanuela Piovano.

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Locandina italiana Il regno d'inverno - Winter SleepUn film di Nuri Bilge Ceylan. Con Haluk Bilginer, Melisa Sozen, Demet Akbag, Ayberk Pekcan, Serhat Mustafa Kiliç. Titolo originale Kis uykusu. Drammatico, durata 196 min. – Turchia, Francia, Germania 2014. – Parthenos uscita giovedì 9 ottobre 2014. MYMONETRO Il regno d’inverno – Winter Sleep * * * 1/2 - valutazione media: 3,94 su 40 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

In un villaggio sperduto dell’Anatolia, in cui giungono turisti interessati alla struttura di antiche abitazioni che formano un tutt’uno con la roccia, Aydin è il proprietario di un piccolo ma confortevole albergo, l’Othello. L’uomo è anche il padrone di diverse case i cui inquilini non sono sempre in grado di pagare l’affitto e vengono puniti con il sequestro di televisore e frigorifero. Aydin vive con la giovane moglie Nihal e con la sorella Necla che li ha raggiunti dopo il divorzio. L’uomo è stato attore e ora sta pensando di scrivere un libro sulla storia del teatro turco.
Nuri Bilge Ceylan ancora una volta riesce ad emozionare con un’opera che sfida la lunga durata uscendone vincitrice assoluta. Il regista turco realizza una sintesi del proprio cinema dimostrando una libertà creativa che lo affranca dalla ripetitività. Dopo il successo dei film precedenti (e in particolare di C’era una volta in Anatolia) sarebbe stato facile tornare a proporre atmosfere e tempi rarefatti. Ceylan opta invece per una sceneggiatura in cui la parola domina integrandosi con un paesaggio e con interni che riflettono e, al contempo, determinano gli stati d’animo. Se il rimando a Shakespeare è in questa occasione palese (dal nome dell’hotel al manifesto di un “Antonio e Cleopatra” fino a una diretta citazione) l’amato Cechov torna a innervare l’opera del regista. Perché il film è pervaso da una sensazione di resa alla fragilità dei rapporti mentre al contempo se ne cerca una ragione e una soluzione (magari nella Istanbul che sostituisce come meta desiderata la Mosca del Maestro russo). Ceylan però si impadronisce di questo mood per operare una lettura delle relazioni uomo/donna che, portata sullo schermo grazie ad attori straordinari, ne fa emergere le pieghe e le piaghe più nascoste. Aydin è un possidente: possiede edifici, possiede la cultura, possiede sua moglie o, meglio, crede di possederla. Ha costruito intorno a lei una gabbia di attenzioni che è si è trasformata in una prigione che lo ha isolato a sua volta. A poco valgono le riflessioni sull’arte e sulla scrittura di quest’uomo apparentemente bonario (il lavoro sporco tocca al suo braccio destro). Continua a leggere

Un film di Sergio Garrone. Con Klaus Kinski, Katia Christine, Marzia Damon, Carmen Silva, Stella Calderoni. Fantascienza, durata 87 min. – Italia, Turchia 1974.

Dopo l’infortunio che ha orribilmente sfigurato la moglie, il dottor Marshal (o Nagaski, secondo altre edizioni) tenta di perfezionare una tecnica per ricostruirle gli splendidi lineamenti mediante innesto di epidermide asportata alle sventurate ragazze che egli fa periodicamente rapire dal suo sinistro servitore. Nonostante in paese regni il terrore, Marshal è sempre sfuggito alle indagini della polizia, ma quando decide di ospitare una giovane coppia incorsa in un incidente nei pressi della sua villa, scocca per lui l’ora della giustizia. Il dottore è immediatamente turbato dal bellissimo volto della giovane sposa e decide di trapiantare il suo viso su quello della moglie: l’operazione riesce ma avrà tragiche conseguenze per tutti…
La mano che nutre la morte si accoda alle numerose pellicole orrorifiche ispirate alle situazioni degli Occhi senza volto. Pur senza spiccare per particolari qualità artistiche, vanta un convincente Klaus Kinski nel ruolo del dottore psicopatico e i buoni effetti speciali del non ancora famoso Carlo Rambaldi.Il film viene spesso confuso con Le amanti del mostro, realizzato dallo stesso Sergio Garrone nel 1974 con gran parte del medesimo cast.Conosciuto anche con ii titoli: – Ölümün nefesi- Lover of the Monster- The Hand That Feeds the Dead. Continua a leggere

Risultati immagini per Dünyayi Kurtaran AdamUn film di Çetin Inanç. Con Cüneyt ArkinAytekin AkkayaHüseyin PeydaMehmet UgurFüsün Uçar.  Fantascienzadurata 91 min. – Turchia 1982.

Guerre e devastanti cataclismi hanno sgretolato il pianeta Terra al punto che alcuni suoi frammenti sono andati a disperdersi nello spazio dando forma a nuovi piccoli asteroidi. Su uno di questi mondi sconosciuti precipita il caccia spaziale dei piloti turchi Murat e Ali, danneggiato nel corso di una battaglia contro una flotta di astronavi che muove alla conquista del nostro sistema solare. I due amici, usciti sani e salvi dallo schianto, si ritrovano in un arido tavolato costellato di piramidi e sfingi identiche a quelle dell’antico Egitto e vengono accolti da un popolo che subisce la dominazione di un crudele Signore della guerra desideroso di impadronirsi dell’universo e di scoprire il segreto dell’immortalità. Gli impavidi astronauti si mettono al servizio di una bella principessa, ma Ali troverà la morte nell’epico conflitto contro le forze del Male… Çetin Inanç realizza la versione turca di Guerre stellari, intrisa di propagandistica esaltazione della cultura islamica, sulla base di un raffazzonato canovaccio piratato dalle idee e dalle sequenze del classico di George Lucas Continua a leggere

3 Supermen contro il Padrino_s.jpg

Un film di Italo Martinenghi. Con Sal Borgese, Aldo Sambrell, Tony Corti, Aldo Canti, George Arkins, Aldo Sambrel, Andrea Luzon Azione, durata 95 min. – Italia, Turchia, Spagna 1979.

I tre invincibili supermen (un agente segreto e due abilissimi ladri) lottano contro i mafiosi italo-americani che vogliono mettere le mani sulla macchina del tempo inventata dal professor Aristide Panzarotti. L’invenzione è danneggiata e, a complicare le cose, lo scienziato è finito all’ospedale con un vuoto di memoria. Torna il professor Panzarotti con la macchina del tempo già collaudata nel precedente …e così divennero i 3 supermen del West, e questa volta Martinenghi intende soddisfare (con minimo sforzo di fantasia e massima economia di soldi) i facili gusti delle platee di Instanbul spingendo il pedale sugli spunti erotici occasionati dalla presenza di una procace infermiera e confidando sul divo Cuneyt Arkin (qui con il nome d’arte George Arkins) di origine turca, specializzato in popolari film polizieschi e di azione. La macchina del tempo serve per allestire un improbabile set medievale, teatro per una esibizione del Panzarotti. A quanto risulta il film non è mai circolato in Italia. Titolo spagnolo: Los Tres Supermen Contra El Padrino.