Category: Thailandia


Locandina Tropical Malady

Un film di Apichatpong Weerasethakul. Con Banlop Lomnoi, Sakda Kaewbuadee Titolo originale Sud PraladDrammaticodurata 118 min. – Francia, Thailandia 2004.

Due amici, di cui uno militare. Un’amicizia che si trasforma in amore gay e che vede poi uno dei due andare a cercare se stesso negli occhi di una tigre nel buio della foresta. Raccontato cosi’ “Sud Pralad” sembra un film criptico ma non se ne deve dire di piu’ per consentire allo spettatore di godere dell’atmosfera che lo penetra come l’aria umida della Thailandia. Film dai tempi dilatati ma al contempo densi perche’ costituiti dalla crescita di un tempo interiore che e’ quello della scoperta del sentimento e del mistero dell’essere piu’ profondo.

Locandina Syndromes and a Century

Un film di Apichatpong Weerasethakul. Titolo originale Sang SattawatBiograficodurata 105 min. – Tailandia, Francia, Austria 2006.

Due storie a sfondo ospedaliero: nella prima Tei, giovane dottoressa in un piccolo ospedale di provincia, si ritrova a respingere le timide avances di Toa, perché presa ancora dall’amore per il fioraio Noom. Nella seconda il dottor Nohng, medico praticante appena assunto in un ospedale del centro, inizia il suo primo giorno di lavoro. Il neoassunto vaga per l’ospedale e incontra un vecchio amico nel reparto di fisioterapia, finché la sera non giunge a un appuntamento con la fidanzata.
Questo il plot del nuovo film del tailandese Apichatpong Weerasethakul, cineasta apprezzato dalla critica per il precedente Tropical Malady, presentato due anni fa al Festival di Cannes. Dopo la storia d’amore omosessuale dell’ultimo film, il regista sceglie questa volta di indagare la memoria e i personali ricordi d’infanzia con uno stile estremamente privato e autobiografico.
Entrambi i genitori di Weerasethakul infatti erano medici, e il regista è cresciuto a stretto contatto con l’ambiente ospedaliero di una cittadina tailandese, osservando con curiosità l’umanità variegata che ogni giorno andava alla ricerca di cure mediche. Lui stesso dichiara: “Sono affascinato dagli spazi delle piccole città e dai panorami che offrono. Ora che la mia città natale sta cambiando così velocemente, diventando sempre più simile a Bangkok, i miei ricordi di questi spazi perduti sembrano ancora più lontani”.

Continua a leggere

Regia di Apichatpong Weerasethakul. Un film Da vedere 2010 con Thanapat SaisaymarJenjira PongpasSakda KaewbuadeeNatthakarn AphaiwonkGeerasak KulhongCast completo Titolo originale: Loong Boonmee Raleuk Chaat. Genere Commedia – SpagnaTailandiaGermaniaGran BretagnaFrancia2010durata 90 minuti. Uscita cinema venerdì 15 ottobre 2010 distribuito da Bim Distribuzione. – MYmoro 2,80 su 20 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

4° film di un cineasta dal nome impronunciabile – preceduto da un corto: Lettera allo zio Boonmee – che gli amici chiamano Joe. Palma d’oro a Cannes 2010. Condannato da una malattia renale, Boonmee va a morire in un villaggio della Thailandia. Gli appaiono i fantasmi della ex moglie morta e di un figlio, trasformato in un essere scimmiesco dagli occhi di fuoco. Lo attrae su un colle una grande grotta, conosciuta in una vita precedente. C’è una principessa sfigurata, posseduta in uno stagno da un pesce-gatto. Ma chi tra gli spettatori può pensare che il dolente bisonte della misteriosa sequenza iniziale sia una sua reincarnazione? Per entrare nel film occorre una lettura lenta e distesa, capace di riflettere, senza conoscerla, sulla morte e la metempsicosi nella sua cultura buddista in altalena tra fiaba e cronaca, storia e memoria, allucinazione e magia, horror e fantascienza ribaltata, mondi paralleli, realtà e cinema, tenendo conto che, in termini occidentali, è un film a basso costo. Come inserirsi nel tema della trasfigurazione delle anime tra uomini, animali, piante, fantasmi? Bisogna lasciarsi andare. Noi non ci siamo riusciti.

Risultati immagini per Beautiful BoxerBeautiful Boxer (Thai: บิวตี้ฟูล บ๊อกเซอร์) è film thailandese del 2003 diretto da Ekachai Uekrongtham, che narra la vicenda sportiva ed esistenziale di un ragazzo effeminato (poi transessuale) e del rapporto tra la sua condizione intima e la famiglia, la società in generale ed il mondo sportivo ove svolge il suo lavoro come un appassionato pugile professionista.

Basato su una storia vera, la vita di Nong Thoom, un famoso boxeur transessuale thailandese (per l’esattezza un Kathoey), poi anche attrice e modella. Trasmesso immediatamente in Germania nel 2004, è uscito anche in italia in DVD.

Il film mostra tutte le tappe più importanti della vita di Nong, a partire dal momento in cui ancora ragazzino scopre che gli piace indossare abiti femminili e truccarsi. Nel contempo inizia la sua carriera di pugile, giungendo fino in cima alla sua categoria: la sua bravura, oltre allo stile personale aggraziato, gli porta fama e notorietà. Continua a leggere

Locandina Le lacrime della Tigre NeraUn film di Wisit Sartsanatieng. Con Chartchai Ngamsan, Stella Malucchi, Sombat Metanee, Arawat Ruangvuth, Supakorn Kitsuwon Titolo originale Fah Talai Jone. Azione, b/n durata 110′ min. – Thailandia 2001. MYMONETRO Le lacrime della Tigre Nera * * * - - valutazione media: 3,00 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Fiammeggiante mélo romantico dal finale tragico dove l’ostacolo che si oppone al grande amore non è soltanto il conflitto di classe _ lei ricca borghese di Bangkok, lui modesto ragazzo di campagna _ ma anche il fatto che, per vendicare l’uccisione del padre, lui diventa fuorilegge, mentre lei è promessa in sposa a un capitano di polizia. Regista pubblicitario e sceneggiatore, Sartsanatieng esordisce nel lungometraggio con un irrealistico e ironico pastiche, recuperando temi, forme e caratteri dei ridondanti melodrammi thai degli anni ’60 che, a loro volta, assimilavano tropi e stilemi dei mélo hollywoodiani dei ’50, nonché dei western di Leone e Peckinpah. 1° film thailandese distribuito in Italia (dopo “Un Certain Regard” a Cannes), esige, per essere gustato, una lettura di 2° grado che riconosca riferimenti e ammicchi al cinema del passato; l’ardita stilizzazione coloristica e scenografica (manipolata col digitale); le staffilate di dolcezza nei dialoghi amorosi (con venature di buddismo); il manierismo teatrale della recitazione; la parodica ingenuità delle scene d’azione; l’efficace sconnessione temporale nella costruzione narrativa. Continua a leggere

The Eye_s.jpg
Un film di Danny Pang, Oxide Pang Chun. Con Angelica Lee, Lawrence Chou, Chutcha Rujinanon, Yut Lai So, Candy Lo Thriller, durata 98 min. – Gran Bretagna, Thailandia, Hong Kong 2002.MYMONETRO The Eye * * 1/2 - - valutazione media: 2,86 su 15 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Terrorizzante senza versare una sola goccia di sangue.The eye racconta la storia della giovane Mau, cieca dall’età di due anni, che, a seguito di un trapianto corneale, comincia ad essere perseguitata da ombre e allucinazioni. Diretto dai fratelli Pang, il film mescola perfettamente i canovacci del cinema di genere horror-soft, in cui la tensione è generata non tanto dal visibile ma dall’immaginato, con una struttura ed un’eleganza formale di rara perfezione che, alle volte, scade nel formalismo tout court soprattutto nelle scene in cui la protagonista suona il violino. Se il rapporto con il Sesto senso è abbastanza stretto dal punto di vista formale, ben altri sono i contenuti e i messaggi subliminali che offre questa spettacolare pellicola thailandese. Già il titolo fa intendere che il vero protagonista non è la ragazza ma gli occhi che le vengono trapiantati. Il grande Kubrick, in tutti i suoi film, inseriva inquadrature fisse di questo organo particolare, si pensi all’incipit diArancia Meccanica, alla forma di Hal9000 o alla scena del colloquio tra Modine e il sergente in Full metal jacket.
The eye è un film simbolico: lo spettatore è accompagnato gradualmente, così come graduale è la “guarigione” della protagonista, agli inferi. Novella cassandra, la giovane Mau rappresenta i senza voce/nome: coloro che devono acuire i propri sensi per essere “visti” dall’esterno. Una volta persa “la luccicanza” (Stanley scusa) e le caratteristiche che le permettevano di decodificare i segni e i segnali del mondo esterno, la protagonsta resta sola. Vede senza vedere. Fortunatamente, come al solito, l’amore riscatta: ma l’amore di The eye non è il melenso e glicemico sentimento tipico dei film hollywoodiani, ma il sentimento puro che permette al film, cupo, pessimista e tragico di chiudersi con un finale consolante ma non consolatorio. The eye fa sobbalzare dalla sedia. La tensione è fortissima ed il picco raggiunto nella breve ma memorabile scena sulla metropolitana durante la quale la protagonista capisce esattamente cosa le è successo durante l’operazione merita di restare negli annali del cinema. Probabilmente il cinema orientale negli ultimi anni ha subito una forte involuzione e lo spirito innovatore degli anni 80 e inizio 90 si è perso per sempre, ma finchè resteranno sceneggiatori, registi e attori capaci di emozionare e coinvolgere il pubblico con pellicole come The eye, lo sguardo dei cinefili sarà ancora rivolto a est.