Category: Taiwan


Un film di Tsai Ming-liang. Con Lee Kang Sheng, Yang Kuei-Mei, Chenchao-Jung Titolo originale Aiqing wansui. Commedia, durata 116′ min. – Taiwan 1994. MYMONETRO Vive l’amour * * 1/2 - - valutazione media: 2,50 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

A Taipei (Taiwan) una giovane agente immobiliare usa un appartamento sfitto per i suoi incontri di sesso con un amico venditore ambulante, incontri spiati da un venditore di loculi, omosessuale represso. 2° film del malese T. Ming-Liang, inopinatamente premiato a Venezia 1994 con il Leone d’oro ex aequo con Prima della pioggia del macedone Manchewski, dopo aver spaccato in due il fronte dei critici. Elogiato dagli uni perché coglie emozioni impercettibili e indicibili e mette in immagini con cristallina disperazione la storia di solitudini parallele nel grigio squallore metropolitano, è detestato da chi lo trova sdogato, cerebrale, “tediocre” (mediocre e tedioso) nel suo insistere sulle inquadrature ferme e sui tempi morti. Continua a leggere

Risultati immagini per La Tigre e il Dragone

Un film di Ang Lee. Con Chow Yun-Fat, Michelle Yeoh, Ziyi Zhang, Chen Chang, Sihung Lung. Titolo originale Crouching Tiger, Hidden Dragon. Avventura, Ratings: Kids+13, durata 119 min. – Taiwan, USA 2000. MYMONETRO La tigre e il dragone * * * - - valutazione media: 3,30 su 35 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Li Mu Bai è un maestro di arti marziali la cui spada viene ritenuta dotata di poteri magici. Li Mu Bai ama la bella e coraggiosa Yu Shu Lien, ma non può rendere espliciti i suoi sentimenti perché la ragazza è stata fidanzata al suo fratello di sangue. Un giorno decide di consegnare la spada a Shu Lien perché la porti al signor Tè che dovrà custodirla. Ma il dignitario se la fa rubare. Shu Lien avrà però la fortuna di incontrare la figlia del governatore Yu, ormai promessa a un futuro sposo e desiderosa invece di percorre i sentieri dell’avventura. Ang Lee torna a casa e al proprio immaginario infantile e ritrova l’originalità che ne aveva contraddistinto gli esordi. Continua a leggere

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City.of.Sadness.1989.CD1-SUBita_s

A City of Sadness (Chinese: 悲情城市; pinyin: bēiqíng chéngshì) is a 1989 Taiwanese historical drama film directed by Hou Hsiao-hsien. It tells the story of a family embroiled in the tragic “White Terror” that was wrought on the Taiwanese people by the Kuomintang government (KMT) after their arrival from mainland China in the late 1940s, during which thousands of Taiwanese were rounded up, shot, and/or sent to prison.

The film was the first to deal openly with the KMT’s authoritarian misdeeds after its 1945 turnover of Taiwan from Japan, and the first to depict the 228 Incident of 1947, in which thousands of people were massacred.

A City of Sadness was the first Chinese-language film to win the Golden Lion award at the Venice Film Festival.

Taiwan, 15 Agosto 1945: L’Imperatore nipponico Hirohito annuncia la resa incondizionata alle forze alleate, e i giapponesi lasciano l’isola di Formosa, sotto il loro dominio dal 1894.

Taiwan, 10 Dicembre 1949: Chiang Kai-shek e i vertici del Kuomintang si rifugiano a Taipei, fondando la Repubblica Cinese, di cui Chiang fu il primo presidente.

City of Sadness svolge il suo corso tra questi due estremi temporali, attraverso le vite della famiglia Lin, nella cittadina rurale di Chiu-fen.
Hou Hsiao Hsien dipinge con il suo stile elegante ed ellittico una saga familiare che condensa e dilata insieme l’eco di quel tumultuoso periodo della storia di Taiwan.

Locandina Monga

Un film di Doze Niu. Con Ching-Tien Juan, Mark Chao, Ju-Lung Ma, Rhydian Vaughan Drammatico, durata 140 min. – Taiwan 2010. MYMONETRO Monga * * - - - valutazione media: 2,00 su 1 recensione.

È con indubbio coraggio che Doze Niu affronta un tema come quello del racconto di formazione in ambito gangsteristico, così oberato di cliché da risultare un campo minato per chiunque. Troppi i paragoni ingombranti, costante la sensazione di déja vu dietro l’angolo. Dove Monga costituisce una novità è nella rappresentazione delle specificità taiwanesi del jiang hu e del suo codice d’onore: i boss Geta e Masa che brindano assieme mentre i relativi scagnozzi se le danno di santa ragione, lo stile popolare e casereccio – che ai nostri occhi suona molto familiare – nella conduzione del business mafioso, il rifiuto delle “vigliacche” armi da fuoco, l’unione dei diversi clan nell’odio verso i temuti “cugini” continentali.
Confortata da queste note di colore, l’elegia estetizzante della vita da gangster – ricucita in parte dalla mattanza finale – raggiunge livelli inimmaginabili persino per gli Young and Dangerous e i Friend che furono; è la mafia a regalare a Mosquito il padre che non ha mai avuto, è la mafia a renderlo cool e temuto, è la mafia a fargli perdere la verginità (e forse a farlo innamorare). Proprio la vicenda collaterale sentimentale costituisce uno dei punti più fragili del film, una nota stonata all’interno di una sinfonia tutta maschile, in cui spesso l’amicizia virile sfocia in malcelato sentimento amoroso (nel caso della devozione di Monk nei confronti di Dragon, invece, si arriva ai limiti dell’outing).
Monga rimane opera a suo modo coraggiosa, benché gravemente affetta da prolissità e da scelte stilistiche difficilmente sostenibili (specie il montaggio analogico tra gocce di sangue e fiori di ciliegio in cgi del finale). Un’occasione sostanzialmente mancata.