Category: Russia


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Regia di Angelina Nikonova. Un film con Olga DihovichnayaSergey BorisovSergei GoludovGalina Koren. Titolo originale: Portret v Sumerkakh. Genere Thriller – Russia2011, Valutazione: 2,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Marina è una donna che ha tutto, la bellezza, l’amore di un marito, una bella casa nel centro della città, la passione per un lavoro socialmente utile, è assistente sociale, si occupa di bambini che vivono in famiglie problematiche. Così, almeno, è quel che dicono e pensano di lei, amici e conoscenti. In realtà la giovane sta vivendo una piena crisi matrimoniale, ma anche professionale. Una sera, di ritorno a casa, Marina viene aggredita per strada e poi stuprata. Soccorsa da un passante, la donna non fa alcuna denuncia, decide tuttavia di mettersi sulle tracce dello stupratore.

2/5
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Regia di Andrey Zvyagintsev. Un film Da vedere 2017 con Maryana SpivakAleksey RozinMatvey NovikovMarina VasilyevaAndris KeissCast completo Genere Drammatico – Russia2017durata 128 minuti. Uscita cinema mercoledì 6 dicembre 2017 distribuito da Academy Two. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: – MYmoro 3,76 su 26 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Zhenya e Boris hanno deciso di divorziare. Non si tratta però di una separazione pacifica, carica com’è di rancori, risentimenti e recriminazioni. Entrambi hanno già un nuovo partner con cui iniziare una nuova fase della loro vita. C’è però un ostacolo difficile da superare: il futuro di Alyosha, il loro figlio dodicenne, che nessuno dei due ha mai veramente amato. Il bambino un giorno scompare.
Andrey Zvyagintsev fin dalla sua prima comparsa sugli schermi internazionali con Il ritorno ha avuto modo di farsi notare. Quel film gli valse il Leone d’Oro alla Mostra di Venezia anche se aveva qualche debito di troppo con Maestri come Tarkovsky e Sokurov.

3.76/5

Regia di Andrei Zvyagintsev. Un film con Nadezhda MarkinaYelena LyadovaAleksey Rozin, Andrey Smirnov. Genere Drammatico – Russia2011durata 109 minuti.

Elena e Vladimir sono una coppia di anziani. Lui è un signore benestante e freddo, lei ha origini più umili ed è una moglie docile. Si sono incontrati quando erano già avanti negli anni ed entrambi hanno figli nati da altri matrimoni.
Il figlio di Elena è disoccupato, incapace di mantenere la propria famiglia e chiede di continuo soldi alla madre. La figlia di Vladimir è una giovane donna che col padre ha un rapporto distante. Un giorno Vladimir ha un attacco di cuore e viene ricoverato in ospedale. Mentre si trova lì, capisce che gli rimane poco tempo.
Un breve, ma a suo modo tenero, incontro con la figlia lo porta a prendere una decisione importante: sarà lei l’unica erede della sua fortuna. Una volta dimesso e tornato a casa, lo comunica alla moglie, che si rende conto d’un tratto che le sue speranze di aiutare finanziariamente il figlio sono vane. E così la timida e sottomessa casalinga si inventa un piano per dare al figlio e ai nipoti un’opportunità reale di avere una vita migliore.

Regia di Andrei Zvyagintsev. Un film Da vedere 2014 con Aleksey SerebryakovElena LyadovaVladimir VdovichenkovRoman MadyanovAnna UkolovaCast completo Genere Drammatico – Russia2014durata 140 minuti. Uscita cinema giovedì 7 maggio 2015 distribuito da Academy Two. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 – MYmonetro 3,44 su 20 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Kolia vive in una remota località rurale nel nord della Russia, vicino al mare. In quel piccolo paese un sindaco prepotente e corrotto ha deciso di volere per sè le terre di Kolia e cerca quindi di comprarle. Ex-militare e uomo dal temperamento violento e coriaceo, Kolia non solo non accetta ma si scaglia con violenza in una causa legale per mettere in mutande il sindaco stesso. Ad aiutarlo c’è un amico, avvocato di Mosca, con lui sotto le armi e molto determinato nel fermare quest’abuso.
Viene dritta dal libro di Giobbe questa parabola umana di disperazione ma è asciugata completamente da qualsiasi forma di speranza o fiducia in Dio (e figuriamoci nella Chiesa!). I disastri nella vita del protagonista infatti si susseguono uno dopo l’altro ma non è tanto la volontà di Satana a metterlo alla prova, quanto più prosaicamente l’accanimento del sindaco cioè della forma minore di potere statale che si possa incontrare. 

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Regia di Andrei Zvyagintsev. Un film Da vedere 2003 con Vladimir GarinIvan DobronravovKonstantin LavronenkoNataliya VdovinaGalina PopovaCast completo Titolo originale: Vozvraschenye. Genere Drammatico – Russia2003durata 105 minuti. – MYmoro 3,47 su 24 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Da una domenica all’altra. La vita di due fratelli è sconvolta dall’arrivo inatteso di un padre che aveva lasciato la famiglia undici anni prima e che li porta in gita in auto sul lago Ladoga, non lontano da San Pietroburgo. Ne nasce un rapporto conflittuale di conoscenza reciproca. 1° lungometraggio di un regista siberiano che, oltre al Premio Opera Prima, vinse il Leone d’oro a Venezia 2003, 41 anni dopo L’infanzia di Ivan di Andrej Tarkovskij. Il più piccolo dei due fratelli si chiama Vanja, diminutivo di Ivan: è lui al centro dell’azione di cui il padre è il motore. “Non ci sono né simboli né metafore. Due ragazzini vanno sull’isola col padre: non è una metafora, è una storia che appartiene alla vita” (A. Zvyagintsev). È un invito a rinunciare alla smania dell’interpretazione davanti a un film che non dà risposte alle domande che pone. Un invito a guardare, a lasciarsi avvolgere dall’atmosfera fuori dal tempo e rarefatta dei luoghi, delle azioni, delle parole, ad attendere la conclusione tragica, preannunciata all’inizio dall’immagine del padre addormentato, ricalcata sul Cristo morto di Andrea Mantegna. Non è una metafora? Forse, però c’è un approccio mitico come se “intendesse costituire una sorta di racconto originario: la storia che riassume tutte le altre. Che dà una ‘forma’ poetica a tutte le altre” (U. Mosca). Questo viaggio col padre è un corso di formazione alla vita, un incontro con la vita adulta, raccontato in una dimensione quasi religiosa. Fotografia: Mikhail Krichman. Musiche: Andrej Dergachev.

8/10
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Un film di Andrei Zvyagintsev. Con Maria BonnevieAleksandr BaluyevKonstantin LavronenkoDmitri Ulyanov Drammaticodurata 150 min. – Russia 2006

Una coppia con due figli ancora molto giovani lascia la città per una vacanza. Il luogo che li accoglie è la casa paterna del marito, isolata nella campagna. L’uomo sospetta di una relazione della moglie e ora che sa che lei è nuovamente incinta ritiene che il figlio non sia suo. Chiama allora il fratello, una specie di gangster, il quale si mette a disposizione per ‘aggiustare’ tutto.
Il vincitore della Mostra di Venezia 2003 con il film Il ritorno torna a calpestare il tappeto rosso a Cannes con la sua opera seconda. Così facendo rivela a una vasta platea internazionale le falle del suo progetto ben mascherate (ma non del tutto) nel suo primo film. Zvyagintsev è certamente un attento analista dei capolavori dei Maestri del cinema dell’Est Europa. Ma non basta conoscere benissimo Tarkovskij o Sokurov per diventare come loro. È quello che però crede di poter fare con questo film ispirato a un’opera di William Saroyan. Di durata chilometrica e assolutamente inessenziale allo sviluppo narrativo The Banishment ha pretese ‘alte’. Propone riferimenti evangelico-biblici così didascalici da risultare solo fastidiosi (uno per tutti per non rivelare troppo della trama: “Quello che devi fare fallo presto”, detto dalla moglie al marito). Gioca ancora con simboli già abusati o di cui non ha il controllo, ma che lascia gestire allo spettatore (vedi i passaggi di greggi di pecore), e soprattutto non si accorge che ciò che sulla pagina talvolta può essere sostenibile (soprattutto se alla scrittura c’è un grande autore come Saroyan) non sempre è proponibile sullo schermo. È successo anche ad altri che però non si sono approfittati della pazienza dello spettatore. Ottima (nonostante tutto) la colonna sonora di Arvo Part.

7.6/10

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Un film di Andrei Konchalovsky. Con Yuliya Vysotskaya, Sultan Islamov, Evgeniy Mironov, Stanislav Varkki, Elena Fomina, Marina Politseymako Titolo originale Dom durakovDrammaticodurata 104 min. – Russia, Francia 2002.

Cecenia 1996: il personale di un ospedale psichiatrico abbandona la struttura poco prima dello scoppio della guerra. I pazienti, tra cui la giovane Jenna, devono ora gestire la propria vita. Jenna sfugge all’orrore della guerra rifugiandosi nel suo mondo interiore, grazie alla musica della sua fisarmonica. La situazione è sempre più dura e l’ospedale diventa il rifugio di alcuni soldati ceceni; Jenna si innamora di uno di loro: solo un breve momento di felicità prima che l’esercito russo, che assedia l’ospedale, faccia irruzione sconvolgendo per sempre il fragile equilibrio della comunità.

3.7/5

Risultati immagini per il rullo compressore e il violino mymovies

Regia di Andrei Tarkovsky. Un film con Igor Fomcenko, Vladimir Zamjanskij, Nina Arkangelskaja, Marina Adzubej, Yura Brusser, Slava Borisov, Aleksandr Ilin. Titolo originale: Katok i skripka. Genere Commedia – Russia1960durata 55 minuti.

Al piccolo Saša l’esame del violino va male. Tuttavia il bambino matura una singolare amicizia con Serghej, un operaio addetto al rullo compressore. Saša riesce così a superare prove per lui difficili e inconsuete.

3/5
Locandina Il primo maestro

Un film di Andrei Konchalovsky. Con Bolot BeyshenalievNatalya ArinbasarovaIdris NogajbayevDarkul Kuyukova. continua» Titolo originale Pervyy uchitelDrammaticodurata 102 min. – Russia 1965.

L’ambiente è il Kirghizistan nei primi anni dopo la rivoluzione d’ottobre. Il protagonista, un maestro che il Partito spedisce laggiù, alla periferia del nuovo impero, per educare le giovani masse che avevano fino a quel momento vissuto in una selvatica e beata ignoranza.


Regia di Aleksej Fedorcenko. Un film Da vedere 2010 con Igor Sergeyev, Yuriy TsuriloYuliya Aug, Ivan Tushin. Titolo originale: Ovsyanki. Genere Drammatico – Russia2010durata 80 minuti. Uscita cinema venerdì 25 maggio 2012 distribuito da Microcinema. – MYmonetro 3,55 su 19 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Alla morte dell’amata moglie Tanya, Miron, proprietario di una cartiera, chiede ad un suo fidato dipendente, Aist, fotografo e scrittore, di accompagnarlo per compiere il rito di addio, secondo le tradizioni della cultura dei Merja, un’antica etnia ugro-finnica di una remota regione del centro-ovest della Russia, scomparsa circa quattrocento anni fa e di cui, come ricorda il regista, le sole tracce rimaste, sono i nomi dei fiumi. Nel corso del viaggio, il marito rivelerà, secondo le usanze merja, particolari della vita intima della donna. Silent Souls prende spunto da un racconto di Aist Sergeyev, The Buntings, la cui particolarità risiede nell’avere, come protagonista della vicenda, un uomo che è ormai “al di là dello specchio”.
Tenerezza e nostalgia si fondono in questa pellicola, dando vita ad una fiaba di struggente e raffinata poesia, dove l’acqua è l’elemento primordiale a cui fare ritorno, nel quale immergersi per ritrovare la propria amata e la propria identità. Nel rendere omaggio al popolo dei Merja e ai suoi rituali di passaggio, il matrimonio e il funerale, Aleksei Fedorchenko – che a Venezia è già stato ospite nel 2005 col mockumentary, Pervie na lune e che ha al suo attivo una discreta produzione cinematografica – mostra i luoghi in cui è ancora forte e percepibile la presenza di questa cultura, esplorandone ogni angolo remoto.
Figure fantasmatiche si muovono in uno spazio che prende vita dalle parole sussurrate in fuori campo, che si rianima, riportando alla superficie dell’acqua i ricordi, gli amori, le esperienze dei suoi protagonisti. Vite trascorse nell’osservanza di riti arcaici, come quella ad esempio di gettare nelle acque gelate del fiume l’oggetto cui si tiene di più, nella maestosa immensità di un paesaggio silente, dove appena si può udire il dolcissimo canto degli zigoli, che danno il titolo al film.

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Regia di Aleksey German Jr. Un film con Louis FranckMerab NinidzeViktoria KorotkovaChulpan KhamatovaPiotr Gasowski. Titolo originale: Pod electricheskimi oblakami. Genere Drammatico – RussiaUcrainaPolonia2015durata 138 minuti. distribuito da Movies Inspired. Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Sasha, che è tornato in Russia dall’estero, deve occuparsi dello spazio edificato ed edificabile lasciatogli in eredità dal padre. Un operaio chirghiso cerca i suoi compagni di lavoro. Un architetto si aggira per lo spazio brullo e innevato. Una guida turistica ricorda quando insorse in difesa della Patria al fianco di Boris Eltsin. Una studentessa pensa che Stalin e Hitler non fossero poi così cattivi come li si racconta. Un suo compagno si chiede ad alta voce:”Chi siamo?Chi sono io? Tutto è nel caos!”.
Alexey German Jr., forte del Premio Speciale per la Regia ottenuto a Venezia nel 2008, torna a realizzare un film “da festival” sperando di bissare il successo alla Berlinale 2015. I temi affrontati sono indubbiamente importanti e controcorrente rispetto al putinismo dominante in Russia. Ci si muove in una terra che è diventata quella che una volta si poteva considerare la Patria e dove ora una statua di Lenin con il braccio proteso verso l’avvenire serve da sedile sospeso per chi lo voglia utilizzare. Chi si aggira sulle rive di un anonimo fiume non può far altro che confrontarsi con un passato culturalmente glorioso che si è ormai corroso grazie al virus inarrestabile di un’amnesia collettiva sapientemente inoculato da chi non vuole che restino tracce di memoria. Più tutto si confonde e le distinzioni tra il bianco e il nero si fondono in un ammorbante grigiore e più chi ha il potere ha la consapevolezza di poterlo ‘democraticamente’ conservare.
Tutti argomenti di estremo interesse e di forte impegno sociale condizionati però da una struttura narrativa divisa in capitoli in cui (ancora una volta dopo Paper Soldier) un testo di impianto teatrale perde gran parte del proprio valore simbolico nel girovagare di personaggi che si muovono in una Waste Land eliottiana che German Jr. continua a percorrere in modo ripetitivo da un film all’altro. Rimanendo a distanza dalla qualità del cinema paterno. 

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Regia di Aleksej German. Un film con Andrei BoltnevNina RuslanovaAndrey MironovAleksei ZharkovZinaida AdamovichCast completo Titolo originale: Moy Drug Ivan Lapshin. Genere Drammatico – Russia1986durata 100 minuti.

Nel 1935 una compagnia di attori di teatro di propaganda arriva in tour in una cittadina di provincia, a nord di Leningrado. Qui incontrano, Ivan Lapshin, capo della polizia locale, da sempre in lotta contro una gang che terrorizza la città. Le vicende di Lapshin e quelle degli attori si intrecciano in un vortice di adrenalina, delusione, amore e morte.
Tratto da un romanzo di Jurij Guerman, padre del regista, il film venne girato nel 1982, ma uscì a Mosca solo nel 1984 per problemi di censura. Nel 1986 vinse il Pardo di Bronzo a Locarno e venne dichiarato dai critici russi “Miglior film sovietico di tutti i tempi”.

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Regia di Aleksey German. Un film Da vedere 2013 con Leonid YarmolnikDmitriy VladimirovLaura LauriAleksandr IlinYuriy TsuriloCast completo Titolo originale: Trudno byt bogom. Genere Fantascienza – Russia2013durata 170 minuti. Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

Rumata è uno scienziato inviato sul pianeta Arkanar per aiutare la sua civiltà nel processo evolutivo. Quel mondo è nel pieno dell’età medievale e, diviso tra il dover intervenire in qualche maniera e il non poter uccidere o compiere gesti troppo eclatanti, Rumata si sente come un Dio, incaricato di migliorare un popolo intero con tutte le difficoltà del caso.
Esplorando, muovendosi e camminando di borgo in borgo lo scienziato tenterà di salvare gli intellettuali come risorsa per superare la fase medievale, ma l’impresa si rivelerà decisamente più ardua del previsto.
Un film dotato delle proporzioni di un kolossal. Per quasi tre ore la steadycam accompagna i protagonisti nell’esplorazione di un vero e proprio mondo, senza mai passare due volte negli stessi luoghi, in un tripudio di dettagli di scenografia, comparse, animali, fango, pioggia, escrementi ed elementi naturali che, nel cinema del regista russo, sembrano contare tanto quanto le comparse umane. In questo senso È difficile essere un Dio prosegue il discorso iniziato con la messa in scena caotica di Khrustalyov, mashinu! ma asciugando il tono da ogni traccia di grottesco.

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The Castle (Russian: Замок, romanizedZamok) is a 1994 film directed by Aleksei Balabanov. It is the second notable screen version of Kafka’s unfinished novel The Castle. It tells of an individual desperately trying to preserve his identity while struggling against sinister and invisible bureaucrats who rule the village from inside the titular castle. The picture is noted for costumes/sets design in bruegelian style, it won Best Art Direction and Best Costumes at the 1994 Nika Awards.

The story of Kafka’s Castle. It seems to be rather exact in details interpretation of Kafka, with director’s version of the final of the unfinished novel. Beautifully made piece of art. Music is very relevant and overall impression is very vivid irritation by the irregularities of environment and gentleness of the land surveyor. It seems that at the end he is absorbed by the system… but someone else still sees him.

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Regia di Aleksej Balabanov. Un film Da vedere 2007 con Agniya Kuznetsova, Aleksey Poluyan, Alexey SerebryakovLeonid BichevinYuri Stepanov, Natalya Akimova, Mikhail Skryabin, Leonid Gromov. Genere Drammatico – Russia2007durata 89 minuti. Uscita cinema venerdì 9 maggio 2008 distribuito da Archibald Enterprise Film. – MYmonetro 3,47 su 34 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

È il film più cupo e pessimista (o nichilista?) realizzato in Russia dopo il crollo dell’impero sovietico ed esportato in Occidente (a Venezia 2007 nelle Giornate degli Autori). Alcune citazioni della stampa russa: esempio dell’estetica fascista; film geniale, terribile come la morte; film non per chi comprende ma per chi ricorda; terribile rétro. 1984 a Leninsk, mentre gli aerei sovietici da carico riportano in patria le salme dei soldati morti in Afghanistan, la polizia indaga su un omicidio e sulla scomparsa di una ragazza violentata. Le indagini sui due crimini sono affidate al capo della polizia Zurov che li ha commessi. Eventi realmente accaduti, registrati dal regista/sceneggiatore che nel 1984 aveva 25 anni. Nella colonna brani musicali di gruppi rock che allora cominciavano ad affermarsi.

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Regia di Aleksej Balabanov. Un film con Yrii MatveevAlexander MosinOleg GarkushaAlisa Shitikova. Titolo originale: Ja Tozhe Hochu. Genere Drammatico – Russia2012durata 89 minuti. Valutazione: 1,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Cinque sbandati si mettono in viaggio alla ricerca della felicità verso un fantomatico Campanile (della Felicità, appunto), smarrito nella desolazione radioattiva tra San Pietroburgo e Uglich. Sarà il magico edificio a stabilire chi sarà il prescelto e chi sarà destinato a rimanere ancorato alle tristezze terrene.
Noto ai più per la visione shock di Cargo 200, durissimo affresco delle nefandezze private compiute nell’Unione Sovietica brezneviana, Balabanov gioca a mescolare le carte, proponendo in Me Too stili e atmosfere difficilmente accostabili al suo precedente exploit. Ricorrendo ad attori non professionisti e a una colonna sonora rock vagamente metal-gitana, Balabanov sceglie il registro della commedia picaresca, con punte di surreale somministrato in gag da comicità demenziale (benché l’accezione russa la renda in qualche modo unica nel suo genere): donne nude che corrono sulla neve, strampalati dialoghi filosofici e vodka a fiumi fanno il resto.
L’uso delle musiche e la caratterizzazione dei personaggi rimandano immediatamente al cinema di Aki Kaurismaki, purtroppo senza la spontaneità né la maestria nel gestire gli eccessi del finlandese; e l’insistenza sul medesimo motivo musicale provoca un effetto di persistenza invasiva che, per quanto evidentemente voluto, non risulta meno fastidioso. Il ritmo incalzante non dovrebbe generarsi in modo coercitivo, bensì dovrebbe essere il risultato del giusto mix di montaggio, regia e sceneggiatura, come non avviene in Me Too, rendendo ancora più forzato il cambio di registro in favore di una parte metafisica e insolitamente tarkovskijana. Un concentrato di difetti e soluzioni discutibili, certo lontano dagli esiti sperati alla luce delle promettenti prove del recente passato. 

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Pro urodov i lyudey.jpg

Of Freaks and Men (Russian: Про уродов и людей, romanizedPro urodov i lyudey) is a 1998 Russianfilm directed by Aleksei Balabanov.

Filmed initially in black and white, then entirely in sepia tone, this film set in turn of the century Russia is centered on two families and their decline at the hands of one man, Johann, and his pornographic endeavours. Hailed by some as a masterpiece, the movie comments on the decline of Russian society as a result of the rise of capitalism.

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Regia di Aleksey Balabanov. Un film con Sergey BodrovViktor SukhorukovSvetlana Pismichenko, Mariya Zhukova, Yuriy Kuznetsov, Vyacheslav Butusov, Irina RakshinaCast completo Genere Drammatico – Russia1997durata 99 minuti. Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 1 recensione

Danila Bagrov viene inviato dalla madre dalla campagna a San Pietroburgo presso il fratello maggiore. Lo scopo è quello di sottrarlo a una vita dissipata. Scoprirà che il fratello è un killer che gli propone di uccidere al suo posto dietro compenso nell’ambito di una guerra tra gang per il controllo del territorio. Entrambi non sanno di essere sotto il tiro proprio di coloro che commissionano gli omicidi. Danila però scopre di essere molto abile e uccidere diventa per lui un’attività che non suscita problemi morali.
Aleksey Balabanov propone con questo film, suddiviso in brevi capitoli marcati da dissolvenze, un ritratto in grigio dell’ex Unione Sovietica sotto la presidenza di Boris Eltsin. Grigio come il clima che accompagna le vicende e come la coltre di disfacimento morale che avvolge e penetra le coscienze. Il comunismo ha fallito lasciando dietro di sé macerie ma il nuovo ordine sociale sta facendo andare alla deriva i più deboli ed emarginati e ha perso il controllo sia del mondo della criminalità organizzata sia (e forse è ancora più grave) della formazione dei giovani. Ognuno è allo sbando nella Pietroburgo di Balabanov tra sballo da droghe e fastfood. Danila viene dalla campagna (dove si entra nella Milizia solo se si hanno le conoscenze giuste) e la città dell’Hermitage (di cui i protagonisti non conoscono probabilmente neppure l’ubicazione) si presenta come una giungla in cui i più forti sopravvivono (se ci riescono) ad agguati e i più deboli trovano rifugio in capanni abbandonati nei cimiteri. Ma anche chi sembra forte come il fratello di Danila ha la vita sospesa a un filo e se si è donne o ci si lascia scorrere la vita addosso come Kat o se ne portano addosso i segni come Sveta. In questo mondo ‘libero’ non resta altro che comportarsi come il protagonista: uccidere senza porsi troppe domande e attutire il fragore degli spari con la musica. Danila è fan dei Nautilus ma ascolta di tutto, anche nei momenti in cui il pericolo sembra sovrastante. È un modo, forse, per cercare di ritrovare in sé quel residuo di umanità che il nuovo mondo di corruzione e violenza dei singoli sta progressivamente erodendo. Il fratello ha un sogno e glielo fa condividere: andare a Mosca. Ma è un sogno molto diverso da quello cecoviano.

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The Second Circle (Russian: Круг второй) is a 1990 Soviet Union drama film directed by Aleksandr Sokurov

L’evento del film, tutto ciò che accade nella sua breve durata, è la morte di un padre, che pure non avviene entro i limiti temporali del film, anzi avviene prima, perché, come ricorda Bazin in Morte ogni pomeriggio, la morte è uno dei due eventi che il cinema non può mostrare; eppure, una volta schivata nell’iconografia filmica, la morte è rappresentata da Sokurov in tutta la sua catastrofante potenza, ovvero nel suo essere un’assenza che si ripercuote in o, meglio, fagocita quanto le si trova dattorno, e ciò che le si trova dattorno non sono che vite, vite che si muovono in conseguenza di questa morte,

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Un film di Aleksandr Sokurov. Con Leonid MozgovoyMariya Kuznetsova, Sergey Razhuk, Natalya Nikulenko Titolo originale TeletsStoricoRatings: Kids+16, durata 90 min. – Russia 2001.

Unione Sovietica, 1922. Dopo gli anni di spinta della Rivoluzione di ottobre le difficoltà del regime si mostrano con evidenza. Lenin, 51 anni, viene colpito da un attacco cardiaco e la sua salute declina rapidamente. Le sorti dell’immenso Paese vengono prese in mano da un triumvirato formato da Zionoviev, Kemenev e Stalin. Quest’ultimo viene nominato Segretario del Partito. In questa situazione Sokurov colloca il secondo capitolo della sua analisi del potere attraverso gli uomini che lo rappresentano. In Moloch si trattava di Hitler, mentre qui il regista tratteggia due figure che hanno segnato direttamente il destino del loro popolo. Ma le coglie nel momento della dissoluzione fisica (Lenin) e del configurarsi di quella morale (Stalin). Sono due morti prima ancora di morire. Lenin è il Taurus della situazione (cioè il simbolo della forza destinato a essere sacrificato e quindi profondamente solo) in lotta costante con la progressiva perdita di lucidità che lo tormenta. Mentre Stalin è già l’accorto regista di un terrore che incute a tutti dietro un apparente sorriso. Lenin si avvia alla morte in una casa dello Stato che non gli appartiene così come non gli appartiene più la Rivoluzione. La nebbia invade le stanze e ammorba le inquadrature, mentre i servi (che non sono stati elevati ad altro rango) cercano di rubare da dietro le porte brandelli di una Storia che vuole restare segreta.

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