Category: Francia


Regia di Denys Arcand. Un film Da vedere 2003 con Remy GirardStéphane RousseauDorothée BerrymanLouise PortalDominique MichelCast completo Titolo originale: Les Invasions Barbares. Genere Commedia nera, – CanadaFrancia2003durata 99 minuti. distribuito da Bim Distribuzione. – MYmonetro 3,20 su 16 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Si può essere divertenti, raccontando di un cinquantenne che sta morendo di un tumore incurabile e decide di andarsene serenamente con l’eutanasia, circondato dall’affetto di parenti e amici? Quasi vent’anni dopo Il declino dell’impero americano (1986), campione d’incassi in Canada, di cui è l’ideale continuazione e riprende alcuni personaggi/attori, il franco-canadese Arcand ci è riuscito: diverte senza cadere nel cinismo e commuove senza cedere al facile sentimentalismo. Disinvolto maestro del cinema di conversazione, abbozza, in questo film double-face con ironia anche autoironica, un altro bilancio del declino dell’Occidente americanizzato dove l’umanità si dividerà tra cittadini col passaporto USA ed estranei non residenti: europei, latini del Sud, asiatici, africani. Sono loro i nuovi barbari invasori. Il bilancio passa in rassegna il neoliberismo rampante, la fine delle ideologie (di sinistra), l’agonia della cultura sgretolata dalla società dei consumi e del profitto, la morte di Dio (iniziata nel 1966 per il Quebec cattolico). Col protagonista morente Rémy, docente di storia che si definisce socialista edonista e lussurioso, esce di scena una generazione. Apocalittico con la sordina, Arcand dice di detestare la costante accelerazione della vita e il ronzio dei media e di amare i dialoghi e gli attori. Lo dimostra con un’intelligenza venata di autoindulgenza compiaciuta. Premi a Cannes 2003: sceneggiatura e migliore attrice (Croze). Oscar per il miglior film straniero.

Locandina La voltapagine

Un film di Denis Dercourt. Con Catherine Frot, Déborah François, Pascal Greggory, Clotilde Mollet, Xavier De Guillebon. Titolo originale La tourneuse de pages. Drammatico, durata 85 min. – Francia 2006. – Mikado uscita venerdì 9 febbraio 2007. MYMONETRO La voltapagine * * * - - valutazione media: 3,18 su 40 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Mélanie ha dieci anni e una passione: il pianoforte. Una distrazione, provocata dalla presidente della commissione esaminatrice, compromette l’esecuzione e l’opportunità di entrare al conservatorio. Delusa dall’accaduto, Mélanie rinuncia per sempre alla musica. Qualche anno dopo, cresciuta e impiegata presso l’ufficio legale del signor Fouchécourt, la ragazza diventa la balia del figlio, Tristan, e la voltapagine della moglie, Ariane. La donna, nota concertista, è la responsabile del suo insuccesso e della sua rinuncia. Mélanie non mancherà di restituirle la cortesia. L’irrinunciabile materia dell’esistere di Mélanie è la vendetta, servita fredda dal regista e accumulata sotto un’apparente normalità.
Come Chabrol, Denis Dercourt crea una realtà ambigua e irrazionale dentro la quale agisce un personaggio ossessivo e ossessionato. La vita di Mèlanie, che un caso accidentale ha privato della musica, è rimasta sospesa per anni, nell’attesa, mai realizzata e sempre abortita, di una nemesi. Il destino, altrettanto fortuitamente, le fa incontrare di nuovo Ariane, colpevole di avere firmato un autografo dimenticando di ascoltarla. Ritrovarla risveglia la vertigine della vittima per il suo carnefice, braccato con una determinazione implacabile. Dercourt compie a questo punto un’accurata analisi sulla follia quotidiana, attraverso la sua soffocante repressione piuttosto che la sua teatrale esplosione. L’errore di Ariane ieri mette a repentaglio oggi la sicurezza della sua famiglia, Mélanie è la proiezione di quella “colpa” che torna come un fantasma a minacciarla.
La giovane donna che riemerge dal terreno del rimosso ha il volto angelico di Déborah François, la mamma dell’Enfant dei Dardenne, a cui si contrappone la bellezza matura e fragile di Catherine Frot, concertista scostante che finisce manipolata e innamorata. Quello di Dercourt è un thriller psicologico, sotto pelle, che trasforma una vendetta personale in una sociale. Mélanie è figlia di genitori piccolo borghesi che puntano, per “arrivare”, sul talento della loro creatura, condannata dalla vanità alto-borghese a restare invisibile. Il regista non ha fretta di rassicurare lo spettatore sulle reali intenzioni della ragazza, la manifestazione dei suoi propositi non sarà perciò catartica.

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Regia di David Lambert. Un film Da vedere 2012 con Guillaume GouixMatila Malliarakis. Genere Drammatico – BelgioCanadaFrancia2012durata 98 minuti. Valutazione: 4,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Paulo è un giovane pianista che lavora alla Cineteca di Bruxelles, eseguendo gli accompagnamenti musicali dei film muti. Vive con la fidanzata un rapporto che non conosce passione. Quando incontra Ilir, un giovane di origine albanese, il suo piccolo e rassicurante universo viene sconvolto. Bassista in un gruppo rock, sensuale, spavaldo e dannato, Ilir irrompe come un terremoto nella vita dell’insicuro e fragile Paulo, spingendolo a prendere coscienza della sua omosessualità.
Il percorso di formazione di un uomo alla ricerca dell’amore, ma soprattutto della sua vera identità. È la più classica delle storie, quella raccontata dal regista David Lambert. Chiaramente, in Hors les murs la tematica legata alla condizione omosessuale funge da trait d’union e carica di senso ulteriore ogni singola sequenza. Tuttavia, la crescita del protagonista potrebbe coincidere con quella di qualsiasi uomo o donna alle prese con la faticosa e spesso travagliata ricerca del proprio posto nel mondo. L’iniziazione sessuale e sentimentale di Paulo non è altro che un’iniziazione alla vita, con tutto ciò che questa comporta: dolore, senso di inadeguatezza, difficoltà nell’accettarsi, ma anche gioia e soprattutto autenticità. Solo dopo aver gettato ogni maschera è possibile donarsi completamente a un’altra persona e confessarle il proprio bisogno di cura. Ma non può esserci libertà in un rapporto basato sulla dipendenza e sull’ossessione di annientare nell’altro le proprie fragilità. Va da sé che la storia d’amore tra Paulo e Ilir conoscerà picchi di esaltazione e brusche cadute, in un incessante saliscendi dal paradiso all’inferno.
Merito della sceneggiatura prima e della regia poi quello di spingere sull’acceleratore delle emozioni, senza mai banalizzare o involgarire, facendo vivere allo spettatore il turbinio della passione che satura e lacera i due amanti, con la complicità di un accompagnamento rock intimista che accentua e valorizza la sensualità o lo strazio di alcune scene.
Altro pregio del film è la rappresentazione dell’omosessualità come condizione intrisa di normalità: straordinario e fuori dal comune – sembra dirci il regista – non è l’attrazione verso una persona dello stesso sesso, ma l’amore in sé, con la sua carica dirompente in grado di rivoluzionare universi assestati. Sia Paulo che Ilir crescono nell’incontro reciproco e hanno qualcosa da imparare l’uno dall’altro: il primo, così incline alla sofferenza, ha bisogno di acquisire sicurezza e indipendenza, di amarsi un po’ di più; il secondo, all’apparenza forte e deciso, deve apprendere a superare la paura di amare e donarsi.

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Un film di Marcel Carné. Con Jean Gabin, Michel Simon, Michèle Morgan, Pierre Brasseur, Robert Le Vigan.Titolo originale Le quai des brumes. Drammatico, Ratings: Kids+16, b/n durata 91 min. – Francia 1938. MYMONETRO Il porto delle nebbie * * * * 1/2 valutazione media: 4,58 su 7 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Jean (Gabin) ha disertato e cerca abiti civili. Trova qualcuno disposto ad aiutarlo in una vecchia osteria. Siamo a Brest, nel nord della Francia. Lo aiutano due disperati come lui, un barbone e un pittore da quattro soldi. Jean incontra Nelly, triste e rassegnata a sua volta, in cerca di una qualche protezione, che trova nella casa di un vecchio che si rivela ben presto uno sporcaccione, addirittura un assassino. L’amore fra Jean e Nelly non è nemmemo un’oasi, è un momento casuale e già disperato.

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Regia di Dario Argento. Un film con Rada RassimovTino CarraroJames FranciscusCatherine SpaakKarl MaldenEmilio MarchesiniCast completo Genere Giallo – ItaliaFranciaGermania1971durata 112 minuti. – MYmonetro 2,95 su 1 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Fatti misteriosi accadono in un centro scientifico dove si studiano la genetica e l’ereditarietà. Alle indagini partecipano un giornalista e un enigmista cieco. Quattro morti violente prima di identificare l’assassino. 2° film di Argento. Molti difetti nella struttura narrativa, ma la contrapposizione tra l’occhio abnorme dell’assassino e la cecità dell’investigatore e la lunga sequenza del cimitero sono le testimonianze di un talento onirico-nevrotico.

Regia di Danis Tanovic. Un film Da vedere 2010 con Predrag ‘Miki’ ManojlovicMira FurlanBoris LerJelena StupljaninMilan StrljicCast completo Genere Drammatico, – Bosnia-HerzegovinaFranciaGran BretagnaGermaniaSloveniaBelgioSerbia2010durata 113 minuti. Uscita cinema venerdì 27 maggio 2011 distribuito da Archibald Enterprise Film. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 – MYmonetro 3,41 su 6 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Bosnia-Erzegovina, 1991. Caduto il regime comunista, Divko Bunti&3 torna nel paese dov’è cresciuto per farsi restituire la casa di famiglia. A casa sua abitano la bella moglie legittima e il figlio Martin in piena tempesta ormonale. La situazione si complica quando nel paese dilaga il furore nazionalista, fomentato dall’arrivo dei combattimenti della guerra. Film d’apertura al Festival di Sarajevo 2010 e accolto con calore dal pubblico delle Giornate degli Autori di Venezia. Scritto dal bosniaco-erzegovino Tanovi&3 con Ivica Djiki&3 , autore del racconto omonimo, è un film complesso. Dopo una 1ª parte leggera, ironica e grottesca, “scivola nella follia più atroce e insensata” che contrappone i vicini di casa, gli amici e i familiari “in quella lotta fratricida che fu, negli anni ’90 e nel cuore dell’Europa, lo si ammetta o no, una guerra civile” (G. Imperatore). Nel finale la spiegazione del titolo. Distribuito da Archibald.

Regia di Daniele Luchetti. Un film Da vedere 2010 con Elio GermanoGiorgio ColangeliLuca ZingarettiIsabella RagoneseRaoul BovaCast completo Genere Drammatico, – ItaliaFrancia2010durata 95 minuti. Uscita cinema venerdì 21 maggio 2010 distribuito da 01 Distribution. – MYmonetro 3,02 su 12 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Italiani brava gente. È il succo del film di Luchetti, scritto con Petraglia-Rulli. Fa perno su Claudio, muratore della periferia romana. Il suo mondo è la famiglia con l’adorata moglie, due figlioletti, la sorella, le domeniche sul litorale vicino a Roma dove vive il fratello. Quelli che lavorano sotto di lui vengono da paesi lontani, clandestini pronti a tutto per un salario. Uno di loro, rumeno, ubriaco, cade dall’impalcatura e muore. Il capo cantiere lo seppellisce all’insaputa di tutti, ma non di Claudio che sta zitto. La moglie muore partorendo il terzo figlio. Claudio non sa accettare la perdita se non riscattandola col denaro, bene supremo. Si mette in proprio ma è impreparato, gli vanno male il ricatto al suo ex capo, lo sfruttamento di clandestini, l’uso di materiali scadenti. Nel film ci sono solo personaggi che non sospettano l’esistenza di un codice morale o giuridico. Luchetti & Co. descrivono bene la loro buona coscienza. Poi risolvono la storia con un finale consolatorio (o cinico?). Tutto si accomoda, si può ricominciare. Conta solo la solidarietà della famiglia e degli amici. Tutti recitano bene, dall’irriconoscibile Zingaretti con capelli lunghi e sedia a rotelle agli stranieri. Anche Bova, in una parte insolita. E più di tutti l’eclettico Germano, premiato a Cannes ex aequo con Javier Bardem. Luce naturale nella fotografia di Claudio Collepiccolo. Guidato dal regista, il montaggio di Mirco Garrone lascia respirare storia e personaggi. Distribuisce 01

Regia di Daniele Luchetti. Un film con Kim Rossi StuartMicaela RamazzottiMartina GedeckSamuel GarofaloNiccolò CalvagnaCast completo Genere Commedia, – ItaliaFrancia2013durata 100 minuti. Uscita cinema giovedì 3 ottobre 2013 distribuito da 01 Distribution. – MYmonetro 2,84 su 6 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Guido è un artista all’avanguardia nella Roma del 1974. È sposato con Sara, bella e innamoratissima, succube e tradita. Hanno due figli. Potrebbero essere felici, ma la famiglia, troppo piccolo-borghese, sta stretta a Guido che ne entra e ne esce, sotto lo sguardo affettuosamente critico, solidale e alternativamente polemico del figlio maggiore, appassionato di cinema, che documenta tutto con la sua Super8. Ingiustamente criticato, è un film vero, sincero, che, con 2 ottimi, credibili protagonisti, riesce a rendere l’atmosfera confusa ma vitale, trasgressiva e libertaria, di un periodo di grande transizione e rimescolamenti sociali e politici. Luchetti – anche sceneggiatore con Sandro Petraglia, Stefano Rulli e Caterina Venturini – sembra raccontare solo alcuni personaggi, anche attraverso luoghi comuni o disegni schematici (la famiglia calda contrapposta a quella fredda), ma la politica affiora all’insegna del “dogma” dell’epoca: “il privato è politico”.

Regia di Daniel Monzón. Un film Da vedere 2009 con Luis TosarAlberto AmmannAntonio ResinesMarta EturaCarlos BardemManuel MorónCast completo Titolo originale: Celda 211. Genere Azione, – FranciaSpagna2009durata 110 minuti. Uscita cinema venerdì 16 aprile 2010 distribuito da Bolero Film. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 – MYmonetro 3,22 su 11 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Vincitore degli 8 principali premi Goya (tra cui regia, sceneggiatura, 3 attori), 15 milioni di euro di incassi in Spagna. Nella sezione di sicurezza della prigione di Zamora scoppia una rivolta, mentre un giovane agente è in visita il giorno prima di prendere servizio. Colto da malore, è messo in fretta nella cella vuota 211. Si spaccia per un detenuto nuovo, conquista la fiducia e l’amicizia di Malamadre, capo della rivolta. Passa dalla loro parte diventando un rivoltoso e difendendo le loro ragioni. Scritto da Jorge Guericaechevarría con il regista, dal 1° romanzo di Francisco Pérez Gandul, il 4° film di Monzón ha 3 pregi: autenticità di ambientazione, frutto di una puntigliosa indagine tra detenuti veri; ambizione di tragedia che impregna la metamorfosi del giovane antieroe e il suo rapporto con Malamadre; interpreti attendibili: non solo lo straordinario Tosar, ma anche le figure minori. La denuncia sui danni della detenzione carceraria non offre soluzioni: il mondo “dentro” corrisponde a quello “fuori”.

Regia di Cristian Mungiu. Un film Da vedere 2016 con Adrian TitieniMaria-Victoria DragusLia BugnarMalina ManoviciVlad IvanovCast completo Titolo originale: Bacalaureat. Genere Drammatico, – RomaniaFranciaBelgio2016durata 128 minuti. Uscita cinema martedì 30 agosto 2016 distribuito da Bim Distribuzione. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 – MYmonetro 3,48 su 4 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Romeo Aldea è medico d’ospedale una cittadina della Romania. Per sua figlia Eliza, che adora, farebbe qualsiasi cosa. Per lei, per non ferirla, lui e la moglie sono rimasti insieme per anni, senza quasi parlarsi. Ora Eliza è a un passo dal diploma e dallo spiccare il volo verso un’università inglese. È un’alunna modello, dovrebbe passare gli esami senza problemi e ottenere la media che le serve, ma, la mattina prima degli scritti, viene aggredita brutalmente nei pressi della scuola e rimane profondamente scossa. Perché non perda l’opportunità della vita, Romeo rimette in discussione i suoi principi e tutto quello che ha insegnato alla figlia, e domanda una raccomandazione, offrendo a sua volta un favore professionale.
Il protagonista di Bacalaureat ha provato, a suo tempo, a cambiare le cose, tornando nel proprio paese per darsi e dargli una prospettiva di rinnovamento, anzitutto morale. Non ha funzionato. Tutto quello che ha potuto fare è restare onesto nel suo piccolo, mentre attorno a lui la norma era un’altra. Trasparente nel mestiere, meno nella vita sentimentale, perché la vita prende le sue strade, e non tutto si può controllare. Ora però non si tratta più di lui: le biglie dei suoi giorni trascorsi sono più numerose delle biglie nella boccia dei giorni che gli rimangono. Ora si tratta di sua figlia, di impedire che debba sottostare allo stesso compromesso, ovvero restare in un luogo in cui le relazioni tra le persone sono ancora spesso fatte di reciproci segreti, di silenzi da far crescere e redistribuire: una rete che imprigiona e “compromette” la vera vita. Ma fino a che punto si ha diritto di scegliere per i propri figli? Una rottura del proprio codice morale, per quanto occasionale e dimenticabile come una pietra che arriva improvvisa e rompe il vetro della finestra di casa, basta a mettere in discussione l’intera costruzione?
Come in Oltre le colline Mungiu s’interroga sulle conseguenza di una scelta, in un film però molto diverso dal precedente, per certi versi più freddo ma anche più morbido, in cui l’errore non è più lontano dalla presa in carico delle conseguenze e delle responsabilità che ne derivano e dove la lezione passa, aprendo forse davvero una seconda opportunità per il protagonista, proprio in quell’aspetto del suo essere che credeva di condurre al meglio: la paternità.
“Perché suoni sempre il clacson?” Domanda Eliza. “Per sicurezza.” “Sì, ma perché lo suoni anche quando non ci sono altre macchine?” L’ironia della sorte, che nel cinema rumeno degli ultimi anni non manca mai, e scorre tanto sotto le commedie grottesche che sotto i drammi più amari, fa sì che il dottor Aldea agisca quando non c’è bisogno di farlo, travolto dal terrore che il futuro di sua figlia possa andare improvvisamente in frantumi come il vetro, quando in realtà sono la sua età e la sua situazione che gli stanno domandando il conto.

Regia di Cristi Puiu. Un film Da vedere 2016 con Mimi BranescuJudith StateBogdan DumitracheDana DogaruSorin MedeleniCast completo Titolo originale: Sieranevada. Genere Drammatico, – FranciaRomaniaBosnia-Herzegovina2016durata 173 minuti. Uscita cinema giovedì 8 giugno 2017 distribuito da Parthénos. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 – MYmonetro 3,50 su 8 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

A Bucarest, 3 giorni dopo l’attentato contro Charlie Hebdo di Parigi, il dottor Lary si riunisce con tutta la famiglia in casa di sua madre per commemorare il padre, morto 40 giorni prima, secondo l’usanza locale. Tensioni, segreti, bugie, gelosie e rancori esplodono sommessamente tra i componenti della famiglia, mentre trapelano qua e là paure, ricordi e nostalgie del regime comunista di Ceau51escu. Si fanno i conti e le verità emergono per tutti. Tutto (o quasi) si svolge all’interno delle pareti domestiche, dove tutti vanno in cucina a fumare, le porte si aprono e si chiudono continuamente su stanze più o meno illuminate, arredate in modi diversi, dove passano cibi a volontà e nessuno mangia (fino all’ultima scena). Un affresco acuto e a tratti ironico sulla società rumena 25 anni dopo la condanna a morte del dittatore. Non cercare significativi strani per il titolo: Puiu l’ha scelto – con vago sapore western – affinché non lo cambiassero all’estero.

Regia di Cristina Comencini. Un film con Giovanna MezzogiornoAlessio BoniStefania RoccaAngela FinocchiaroGiuseppe BattistonCast completo Genere Drammatico, – ItaliaFranciaSpagnaGran Bretagna2005durata 120 minuti. Uscita cinema venerdì 9 settembre 2005 distribuito da 01 Distribution. – MYmonetro 1,99 su 20 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Sabrina (Mezzogiorno) vive nella normalità di un amoroso rapporto col compagno Franco (Boni), dal quale aspetta un figlio. Perturbata da un incubo notturno che la mette in contatto con una parte di sé che ignora, passa il Natale col fratello Daniele (Lo Cascio), che le rivela quel che successe quand’erano bambini. Al suo 8° film, scritto con Francesca Marciano e Giulia Calenda e tratto da un suo romanzo (2004), la Comencini ha messo troppa carne al fuoco: scheletri nell’armadio dell’istituto familiare, pedofilia incestuosa, crisi d’identità e di coppia, lesbismo, adulterio, incidenza del rimosso nei sogni, satira della televisione, oltre ai passaggi dal (melo)dramma alla commedia, peraltro la dimensione più riuscita del film, e non soltanto per il brio degli interpreti (A. Finocchiaro anzitutto, ma anche S. Rocca, e l’ottimo caratterista G. Battiston). Il suo è un film affetto da strabismo: un occhio al biliardo del cinema d’autore e l’altro che vorrebbe segnare i punti del successo di pubblico. Eppure aveva una bella squadra d’attori a disposizione, compresa la Mezzogiorno: se non è una delle sue migliori interpretazioni, la colpa non è sua. Scene: Paola Comencini (la sorella maggiore). Fotografia: Fabio Cianchetti. Coppa Volpi a Venezia 2005 per G. Mezzogiorno.

Regia di Cristi Puiu. Un film con Cristi PuiuValentin PopescuValeria SeciuLuminita GheorghiuGelu Colceag. Genere Drammatico, – RomaniaFranciaSvizzeraGermania2010durata 179 minuti. distribuito da da definire. Valutazione: 2,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Viorel è un ingegnere metallurgico di 42 anni, padre di due figlie, divorziato da due anni. Il film segue il suo vagabondaggio per Bucarest, solo apparentemente senza meta, nel corso del quale Viorel si dota presto di un fucile da caccia, destinato a sparare i suoi colpi.
Appassionato fin da ragazzino di film noirs ma convinto che la missione del cinema sia quella di scandagliare la realtà, Cristi Puiu trova un terreno d’intersezione possibile tra le due idee nella fotografia in movimento del lato nero della vita e delle persone.
L’approccio rigorosamente documentaristico fa sì che gli elementi narrativi non vengano mai dati come premesse ma affiorino quando è il loro momento, alimentando il mistero e il senso di incertezza. La durata del film è quasi impietosa ma se non altro se ne vede la ragione poiché la mira dell’opera è quella di proporre un’esperienza e di proporsi in quanto esperienza, partendo e approdando (d)alla domanda: come raccontare un assassino se non sono mai stato un assassino? La risposta di Puiu è: come un uomo qualunque, che non è tale sempre e per sempre ma che ad un certo punto della vita non regge la complessità e la confusione dei pensieri e dei sentimenti e deve liberarsi delle persone che incolpa di tale confusione. Il dramma è tutto individuale, ma si svolge, quasi asintomatico, nel bel mezzo della vita quotidiana della città, tra i luoghi del lavoro e degli affetti.
Questo racconta Aurora, e il paradosso per cui il crimine viene perpetrato nella più banale fluidità degli eventi, senza reali ostacoli -un proiettile si può far costruire senza denuncia e si ha tutto il tempo di occuparsi di una macchia d’umidità sul soffitto, di mangiare e di scherzare- mentre la confessione, coinvolgendo di fatto altre persone, in una stazione di polizia, è un momento ben più caotico, grottesco, ben più irreale del delitto stesso. Certo, perché lo scollamento, a quel punto, si è già operato: tra il fatto e il racconto del fatto non c’è equivalenza possibile. Ancora una volta solo al cinema è concesso trovare una strada nell’impasse, nel momento in cui il regista si assegna il ruolo del protagonista e se ne fa interprete in entrambi i sensi.
Cerebrale che di più non si può; a discapito, troppo spesso, del piacere della visione.

Il Mulino Delle Donne Di Pietra

Un film di Giorgio Ferroni. Con Scilla Gabel, Pierre Brice, Dany Carrel, Wolfgang Preiss, Olga Solbelli. Drammatico, durata 100′ min. – Italia, Francia 1960. MYMONETRO Il mulino delle donne di pietra * * * - - valutazione media: 3,00 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari

Da I racconti fiamminghi di Pieter Van Veigen. In Olanda giovane studioso scopre uno strano gigantesco carillon del Settecento, ricavato dal meccanismo di un vecchio mulino, di proprietà di un vecchio pazzo che trasforma le donne in statue. Gabel bruna e brava in un horror fantastico all’italiana che fa perno su una bella trovata meccanica. Splendida fotografia di P.L. Pavoni, suggestiva scenografia.

Z - L'orgia del potere / Z 1969 Z ou l'anatomie d'un assassinat ...

Regia di Costa-Gavras. Un film Da vedere 1969 con Irene PapasJean-Louis TrintignantCharles DennerYves MontandPierre DuxBernard FressonCast completo Titolo originale: Z. Genere Drammatico – Francia1969durata 126 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 – MYmonetro 3,67 su 4 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Dal romanzo (1966) di Vassili Vassilikos: come fu preparato e realizzato l’assassinio del deputato socialista Gregorios Lambrakis a Salonicco nel maggio 1963. Un piccolo giudice incorruttibile conduce l’inchiesta. Uno dei più famosi film politici del mondo: grande successo di pubblico in mezza Europa, 2 premi a Cannes, Oscar 1969 per il miglior film straniero e per il montaggio. Difficile distinguere dove finisce l’efficacia e dove comincia la ruffianeria. Fin dove è lecito ricorrere agli espedienti del cinema spettacolare (suspense, intermezzi comici, montaggio spezzato, effetti) al servizio di un’idea politica? Trintignant eccellente. Notevole contributo alla sceneggiatura di Jorge Semprun. Musiche di M. Theodorakis.

M236 MANIFESTO 4F VAGONE LETTO PER ASSASSINI SIGNORET MONTAND TRINTIGNANT GRAVAS

Un film di Costa-Gavras. Con Simone SignoretJacques PerrinCatherine AllégretMichel Piccoli Titolo originale Compartiment tueursGiallob/n durata 95 min. – Francia 1965

Uno studente in viaggio su un treno trova un cadavere e, nonostante l’assassino elimini i testimoni del suo misfatto, riesce a smascherare lui e i suoi complici.

The Colonel (2006 film) - Wikipedia

Un film di Laurent Herbiet. Con Olivier GourmetRobinson StéveninCécile De FranceCharles AznavourGuillaume Gallienne Drammaticodurata 110 min. – Francia, Belgio 2006.

L’ex colonnello Duplan viene assassinato a Parigi. La polizia e l’esercito, nella persona del tenente Galois, collaborano all’indagine. Il giovane tenente riceve ogni giorno dall’assassino le pagine di un diario che un altro giovane tenente, Guy Rossi, ha redatto durante la Guerra di Indipendenza algerina. Rossi, caduto misteriosamente in Algeria, era un avvocato e un ufficiale volontario sotto il comando del colonnello Duplan. Attraverso le pagine, Galois ricostruisce il profilo di Rossi, illuminato e sensibile, e la sua evoluzione nell’esercito dove rimase soggiogato dal carisma del suo superiore. Da avvocato umanista si trasformò nel consigliere giuridico del suo colonnello, applicando la pena di morte o la tortura pur di mantenere l’ordine. I dubbi che lo colsero non gli vennero condonati dall’esercito. Qualcuno è tornato per chiedere giustizia di quella morte e degli orrori commessi in Algeria.
Realizzato da Laurent Herbiet e sceneggiato da Costa-Gavras, Mon Colonel è un omaggio esplicito a La battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo. Se il suo capolavoro, potente e moderno, resta un riferimento e un esempio inarrivabile di denuncia contro l’occupazione coloniale e la negazione dell’altro, il film di Herbiet prosegue l’impegno cinematografico e politico di quella “battaglia”. La narrazione si sviluppa su due piani temporali interpolati tra loro: il presente, l’omicidio del colonnello Duplan e l’indagine condotta dal Ministero della Difesa, e il passato, un giovane ufficiale al servizio di un colonnello e di un popolo, quello francese, che ritiene l’occupazione un proprio diritto.
Dopo una gestazione lunga sette anni, il regista e la produzione hanno ottenuto il permesso di girare nei luoghi raccontati e hanno finalmente potuto contare sulla sensibilità ritrovata di finanziatori francesi. Il valore del film di Herbiet, bianco e nero nel passato, a colori nel presente, va oltre l’obiettivo raccontato, le azioni e i metodi contenuti nella storia rimangono gli stessi indipendentemente dal luogo e dall’epoca. In questo senso Mon Colonel, frequentando criticamente il passato, denuncia gli abusi commessi nel presente. Al di là dei rapporti che il film porterebbe a stabilire con la guerra in Iraq e le presunte guerre di liberazione, l’opera di Herbiet informa e ammonisce sui pericoli che derivano dalla mancata distinzione tra potere militare e potere civile. Tre stelle al valore civile, una all’assassino che “canta”.

La piccola apocalisse (1992) | FilmTV.it

Un film di Costa-Gavras. Con Jirí MenzelPierre ArditiAndré DussollierChiara CaselliJulie Gayet Titolo originale La petite apocalypseCommediaRatings: Kids+16, durata 105 min. – Francia, Italia 1993. – Bim Distribuzione

Uno scrittore polacco che vive a Parigi viene ritenuto erroneamente un aspirante suicida. Due suoi conoscenti, ex sessantottini ora integrati, decidono di organizzargli un suicidio in grande stile. Dovrà darsi fuoco in piazza San Pietro durante una megamanifestazione per protestare contro la politica delle grandi potenze. L’uomo non è per nulla intenzionato a uccidersi anche se intorno a lui si sta costruendo tutta una struttura che dovrà “lanciare” l’evento ricavandone molto denaro. Riuscirà a salvarsi solo all’ultimo momento, mentre altri stanno “veramente” dandosi fuoco. Costa-Gavras ha spiazzato tutti i suoi estimatori con un film che “osa” riflettere sui reduci del Sessantotto per di più facendo uso del grottesco. Successo di pubblico e critica bassissimi per un film che merita invece un’attenta lettura.

L'affare della Sezione Speciale - Film (1974)

Un film di Costa-Gavras. Con Louis SeignerMichael LonsdaleIvo GarraniClaudio GoraYves Robert. continua» Titolo originale Section SpécialDrammaticoRatings: Kids+16, durata 105 min. – Francia 1975.

Nella Francia occupata viene ucciso un giovane tedesco. I collaborazionisti del generale Pétain per prevenire eventuali rappresaglie da parte tedesca istituiscono un Tribunale Speciale con il compito di processare sbrigativamente un certo numero di detenuti scomodi.

Locandina Consiglio di famiglia

Un film di Costa-Gavras. Con Fanny ArdantJohnny HallydayGuy MarchandJulien BertheauFabrice Luchini. continua» Titolo originale Conseil de familleCommediadurata 127 min. – Francia 1986.

Un grande scassinatore spera che il figlio, una volta adulto, segua le sue orme. Ma il ragazzo, dopo aver aiutato per qualche tempo il padre dichiara che non seguirà le sue orme. Il padre ci rimane male e punisce il figlio chiudendolo in camera sua. Ma il ragazzo si libera facilmente e lo denuncia. Commedia diretta con insospettabile umorismo da Costa-Gavras e interpretata con insospettabile bravura da Halliday.