Category: Western


CORNO EDITORIALE - EL GRINGO 1, EL GRINGO 1

El Gringo è un personaggio immaginario protagonista di una omonima pubblicazione periodica a fumetti italiana di genere western ideata negli anni sessanta da Max Bunker e dal disegnatore Paolo Piffarerio[1], edita dall’Editoriale Corno con periodicità mensile dal 1965 al 1968

I Magnifici sette

Un film di John Sturges. Con Yul Brynner, Eli Wallach, Steve McQueen, Charles Bronson, Robert Vaughn. Titolo originale The Magnificent Seven. Western, durata 126 min. – USA 1960. MYMONETRO I magnifici sette * * * * - valutazione media: 4,29 su 20 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Un villaggio messicano assolda sette pistoleri americani disoccupati per proteggersi dall’avidità di una banda di fuorilegge. Rifacimento, scritto da William Roberts, di I sette samurai (1954) di Kurosawa cui è palesemente inferiore. Apprezzabili le scene d’azione – in cui Sturges mette in mostra il suo senso dello spazio – la coloritura dei personaggi, la bella colonna musicale di Elmer Bernstein, candidata all’Oscar. Ebbe tre seguiti, uno peggiore dell’altro.

Locandina italiana Stella solitaria

Un film di John Sayles. Con Kris Kristofferson, Elizabeth Peña, Chris Cooper, Frances McDormand Titolo originale Lone Star. Drammatico, durata 126 min. – USA 1996. MYMONETRO Stella solitaria * * * - - valutazione media: 3,00 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

John Sayles continua con rigore il proprio percorso di regista indipendente. Questa volta ci racconta una storia di diseredati a cavallo della frontiera Messico-Texas. La clandestinità diventa una condizione esistenziale da combattere senza illusioni. I due amanti che scoprono… di essere figli dello stesso padre sono costretti a confrontarsi con un passato che li domina. Ma lo sguardo di Sayles giudica solo i soprusi dell’umanità.

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Un film di John Sturges. Con Walter Brennan, Ernest Borgnine, Robert Ryan, John Ericson.Dean Jagger, Lee Marvin, Spencer Tracy, Anne Francis Titolo originale Bad Day at Black Rock. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 81′ min. – USA 1955

Un giorno il treno si ferma alla stazioncina di Black Rock, inaspettatamente: scende un anziano con un braccio anchilosato che la popolazione accoglie con diffidenza. Che cosa cerca? Questo film è una macchina narrativa eccellente (con un’azione chiusa in 24 ore), un elastico teso sino allo spasimo, in attesa di uno strappo sempre rinviato. Il tema è analogo a Mezzogiorno di fuoco, ma la trama è più articolata. Grande Tracy. Dal racconto Bad Day at Hondo di Howard Breslin, sceneggiato da Millard Kaufman. Funzionale uso del Cinemascope (fotografia di William C. Mellor).

Regia di John Maclean. Un film con Michael FassbenderBen MendelsohnKodi Smit-McPheeRory McCannBrooke WilliamsCast completo Genere Western, – Gran Bretagna2015, distribuito da Bim Distribuzione. – MYmonetro 2,84 su 1 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Con il lento incedere dei cavalli al passo, il regista-musicista John Maclean realizza il suo primo lungometraggio e lo veste con i costumi del vecchio western. Jay Cavendish (Kodi Smith-McPhee) è uno smilzo sedicenne scozzese, ingenuo e senza peccato, deciso a raggiungere il lontano West per ritrovare la sua bella Rose Ross (Caren Pistorius). In questo viaggio d’iniziazione è affiancato da Silas Selleck (Michael Fassbender), un cowboy fuorilegge, senza rimorsi e senza passato, taciturno con il ragazzo, ma eloquente voce narrante, che si offre come guida protettiva in cambio di pochi soldi.

Poster Il massacro di Fort Apache  n. 0

Regia di John Ford. Un film Da vedere 1948 con Anna LeeHenry FondaJohn WayneWard BondJohn AgarShirley TempleCast completo Titolo originale: Fort Apache. Genere Western – USA1948durata 127 minuti. – MYmonetro 3,83 su 4 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Il colonnello Thursday prende il comando di un forte in territorio Apache e si porta con sé la figlia. La sua concezione della disciplina e i pregiudizi lo mettono in conflitto con il capitano York; la sua testardaggine lo porta a uno scontro con i pellerossa di Cochise e alla sconfitta. Primo western fordiano a occuparsi della Cavalleria, fa parte della trilogia militare con I cavalieri del Nordovest (1949) e Rio Bravo (1950). Attraverso la finzione romanzesca Ford e il suo sceneggiatore Frank S. Nugent alludono a Custer e alla disfatta di Little Big Horn. Delizioso nella descrizione della vita in un forte, dialettico nella contrapposizione ideologica dei vari modi di concepire l’onore, la disciplina e gli altri caratteri della vita militare. Armendariz doppiato da Alberto Sordi. Girato nella Monument Valley. Esiste in versione colorizzata.

Un film di John Ford. Con Linda Cristal, Richard Widmark, James Stewart, Shirley Jones.Titolo originale Two Rode Together. Western, durata 109 min. – USA 1961.MYMONETRO Cavalcarono insieme * * * 1/2 - valutazione media: 3,92 su 7 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Un colorito e piacevole western dell’ultimo Ford che propone una situazione tipica del genere: come nel Fiume rosso di Howard Hawks, sono a confronto un vecchio e un giovane, il maturo sceriffo di Tuscosa, Guthrie McCabe, e l’impetuoso tenente Jim Gary. Insieme devono liberare i prigionieri bianchi della tribù indiana Comanches. Alcuni però si sono adattati alla vita dei pellerossa e preferiscono rimanere. Una donna, Elena, ritorna invece con loro a Tuscosa, dove sposerà McCabe.

deadwood dick bonelli fumetto landsale recensione

Deadwood Dick racconta le avventure di Nat Love – ispirato a un cowboy realmente esistito –, un giovane afroamericano che, anni dopo la fine della Guerra civile, si ritrova a dover fuggire dalla propria cittadina, abbandonando il padre, per evitare l’impiccagione in seguito a un (futile) equivoco con un gruppo di uomini bianchi. È qui che il suo nome diventa Dick, in modo da lasciar perdere le proprie tracce. Dopo aver incontrato un ex schiavo – nero come lui – che ha combattuto al fianco del proprio padrone dalla parte dei Sudisti, Dick si arruola nell’esercito.

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Locandina L'ultimo dei mohicani

Un film di Michael Mann. Con Daniel Day-Lewis, Madeleine Stowe, Russell Means, Eric Schweig, Jodhi May. Titolo originale The Last of the Mohicans. Western, durata 130 min. – USA 1992. MYMONETRO L’ultimo dei mohicani * * * * - valutazione media: 4,02 su 51 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

La Guerra dei sette anni è sbarcata oltre oceano. È il 1757. Le colonie americane sono terreno fertile per sangue e morti. Inglesi e francesi si contendono le terre, mentre le tribù autoctone decidono da quale parte schierarsi e a chi giurare una presunta fedeltà. Tra loro anche Nathan, nato inglese e adottato dai Mohicani, corre tra foreste e fiumi in cerca di una pacifica convivenza tra coloni e invasori. Gli equilibri verranno presto spezzati dalla crescente tensione tra le forze europee e dai labili patti che legano gli indigeni ai due schieramenti.
Tratto dal romanzo omonimo di J.F. Cooper e remake de I re dei pellerossa (1936), L’ultimo dei Mohicani è un kolossal in grande stile, epico racconto in cui l’interesse per la narrazione cede il passo all’azione. Micheal Mann procede di corsa, parte in medias res e avanza senza soste in un continuo susseguirsi di fughe e assedi. Tanto affanno e poche parentesi per il pensiero in un film dove lo spazio per l’animo dei personaggi è minimo e le azioni parlano per loro.
Questo registro espressivo pragmatico e poco dedito all’approfondimento psicologico dei caratteri è però funzionale a quel mondo selvaggio, dominato dalle armi, in cui la diplomazia si scopre arte faticosa e sterile, mentre la violenza divide facilmente il mondo in morti e vivi, vincitori e vinti. Con l’amore a fungere da unico antidoto. L’interesse principale ricade sullo scontro tra culture in cui solo l’habitat si distingue per purezza. I colonizzatori sono ingordi e non c’è più ingenuità nel popolo ospitante perché la contaminazione è già parte del Nuovo Mondo. Eppure la divisione è ancora netta, con gli invasori dediti al rispetto dei propri doveri e gli indigeni impegnati nella salvaguardia dei propri diritti.
L’opera di Mann si apprezza e si distingue soprattutto per l’affresco estetico di una Natura che funge da silenziosa testimone, sulle note di una travolgente colonna sonora capace di far respirare a pieni polmoni lo spettatore e di evocare in lui il recupero di una pace per lo spirito. Il carisma spigoloso di Daniel Day Lewis fornisce corpo e vigore ad uno dei tanti cuori impavidi del cinema epico-storico. Un eroe più coraggioso di un film che parla di sensi di appartenenza (alla terra, ai certi valori innati e alla persona amata) senza andare oltre gli argini del genere a cui appartiene.

Nuova Collana Araldo # 2 - Dopo la sconfitta :: ComicsBox

La Nuova Collana Araldo o Collana Araldo[1] è il nome di due diverse collane a fumetti pubblicate dalle Edizioni Araldo, la prima nel 1966 per cinque numeri[2] e la seconda dal 1966 al 1990 per 281 numeri

La prima serie fu composta da soli 5 numeri pubblicati da aprile ad agosto 1966 in cui comparvero i personaggi di Alan Lebaux di Guido Nolitta e Sergio Tarquinio (n° 1 e 2) e di Red Buck di Cesare Melloncelli e Sergio Tarquinio (dal n° 3 al n° 5); in appendice vennero pubblicati i fumetti di Gun Flint di Franco Bignotti (dal n° 1 al n° 4) e Alan Mistero di EsseGesse (n° 5).[2] Viene comunemente definita “Collana Araldo – Prima serie” anche se la prima Collana Araldo fu una serie di 40 albi formato libretto aventi come protagonista il personaggio di Furio Almirante pubblicata dal luglio 1964 all’ottobre 1965[4]. Dopo la chiusura venne sostituita il mese successivo da una seconda collana omonima, definita “seconda serie”.

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Deadwood è una serie televisiva western della HBO, creata da David Milch (già creatore di NYPD Blue), ambientata nel 1870 nella omonima cittadina del South Dakota. La serie composta da tre stagioni ha ottenuto 11 nomination agli Emmy Award, vincendone tre. La serie mescola sapientemente personaggi realmente esistiti ed altri fittizi, eventi storici e inventati.

La serie inizia nel 1876, due settimane dopo la battaglia del Little Bighorn dove avvenne la sconfitta del Generale Custer. Deadwood è una città che deve ancora nascere, che vive senza leggi e non riconosciuta dallo Stato, popolata da fuorilegge, prostitute ed ogni sorta di criminale. In un luogo dove non vi sono leggi, l’unica legge che vale è quella del più forte, che in questo caso è Al Swearengen, uno dei pionieri fondatori della città, padrone dell’unico saloon dove gestisce i suoi loschi affari. Ma altri personaggi arrivano in città con l’intento di ricominciare una nuova vita: tra loro vi sono Seth Bullock, ex-sceriffo che vuole aprire un’attività commerciale, il cercatore d’oro Wild Bill Hickock assieme agli amici Calamity Jane e Charlie Utter, Alma Garrett, newyorkese che arriva in città per assecondare le voglie avventurose del marito. I destini e le strade di queste persone si incroceranno inevitabilmente.

Cico archeologo - Sergio Bonelli

Cico Felipe Cayetano Lopez Martinez y Gonzales, comunemente detto Cico, è un Personaggio dei fumetti creato da Sergio Bonelli come spalla comica di Zagor, protagonista della omonima serie a fumetti pubblicata dalla Sergio Bonelli Editore dal 1961

Di aspetto basso e grassoccio, inizialmente dotato di sombrero e con i tratti del volto più truci, in seguito il copricapo messicano sparirà e il viso diventerà più rotondo e simpatico, perdendo l’aspetto minaccioso. Anche il suo linguaggio si modererà; indossa quasi sempre un completo messicano attillato con tanto di camicia e papillon, decisamente inadatto per la vita nella foresta.[senza fonte]

Formidabile mangiatore e bevitore, perennemente al verde, ha la pessima abitudine di truffare osti e titolari di saloon, finendo poi irrimediabilmente nei guai. Ha spesso idee cervellotiche che coinvolgono spesso Zagor. Ama ricordare la sua discendenza fatta di uomini nobili e istruiti, tra cui il famoso nonno farmacista. Spesso fa amicizia con personaggi che poi lo coinvolgono in vicende complesse che Zagor è chiamato a risolvere. È attaccabrighe, presuntuoso, arrogante, pauroso, imbroglione, buffo, simpatico, sfortunato, furbo e sciocco allo stesso tempo. Se è vero che Zagor si ritrova spesso a doverlo salvare, non sono rare neppure le avventure in cui sono le azioni del messicano a salvarli entrambi o comunque a facilitare le azioni del protagonista: nella stessa avventura che introduce il sodalizio tra i due è Cico che salva dall’annegamento Zagor incatenato e gettato in un fiume.

Un western in cui l’eroe principale è un cinese appena sbarcato a San Francisco.

Copertina CALAM LA PANTERA DEL WEST n.1 - 1/5, MERCURY EDITORIALE

Versione cow boy di Calamity Jane per le storie di Andrea Lavezzolo e i disegni di Sandro Angiolini e Franco Donatelli (n. 15). Copertine di Angiolini (nn. 1/14) e Donatelli (n. 15). Completano gli albi “Gli invincibili”, disegni di Franco Donatelli (nn. 1/11) e di PONCIO LIBERTAS, disegni di Le Rallic (nn. 12/15). Anno di prima pubblicazione: 1951

Blueberry è una serie a fumetti incentrata sull’omonimo personaggio, Mike Steve Blueberry, protagonista di una famosa saga western del fumettofranco-belga[1]. Fece il suo esordio con la storia Fort Navajo, pubblicata nel corso del 1963 a puntate sulla rivista francesePilote, della casa editrice Dargaud.
A creare il personaggio, lo sceneggiatore Jean-Michel Charlier (noto, fra le altre, anche per le serie Buck DannyTanguy e Laverdure e Barbarossa), e il disegnatore Jean Giraud (il futuro Mœbius), che all’epoca firmava le tavole con il suo soprannome “Gir”.

Il personaggio è un tenente dell’esercito nordista degli Stati Uniti d’America durante la guerra di secessione americana.

Risultati immagini per Il Comandante Mark

Il Comandante Mark è un personaggio dei fumetti. La testata che ospita le sue avventure nacque nel 1966 ad opera del trio di autori torinesi che si facevano chiamare EsseGesse. Essi erano Pietro Sartoris, Dario Guzzon e Giovanni Sinchetto, già autori de Il grande Blek, Capitan Miki, Kinowa e Alan Mistero. L’editore era la Daim Press, l’attuale Sergio Bonelli Editore.
Le avventure del Comandante Mark si svolgono tra il 1773 e il 1781, nell’Ontario, durante la Guerra di indipendenza americana. Mark è un comandante dei Lupi dell’Ontario, una formazione paramilitare che combatte contro le Giubbe rosse di Re Giorgio III. Suoi amici e alleati sono Mister Bluff (ex corsaro, un tempo sposato ed ex compagno di lotta del padre di Mark), Gufo Triste (valoroso combattente e uomo saggio, anche se inguaribilmente pessimista, discentendente di uno stregone), El Gancho (un rude marinaio), Betty (la bella bionda dal look collegiale, gelosissima ma non a torto, che nell’ultimo episodio finalmente si sposerà con Mark) e il fedele cane Flok.

Bouncer è una collana a fumetti dedicata dall’Editoriale Cosmo all’omonimo bande dessinée francese sceneggiato da Jodorowsky e mirabilmente illustrato da Boucq. Proposta nel consueto formato bonelliano ed in una insolita versione in bianco e nero, derivante dalla natura economica della collana, la serie dimostra tutta la sua efficacia anche negli straordinari contrasti del bianco e nero, rendendo grande giustizia al talento di Boucq.

Piccolo Grande Uomo: Amazon.it: Hoffman/Dunaway/Geor, Hoffman/Dunaway/Geor:  Film e TV

Regia di Arthur Penn. Un film Da vedere 1970 con Dustin HoffmanFaye DunawayMartin BalsamRichard MulliganJeff CoreyAimée EcclesCast completo Titolo originale: Little Big Man. Genere Western – USA1970durata 150 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 – MYmonetro 3,97 su 1 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Dal romanzo di Thomas Berger, sceneggiato da Calder Willingham: all’età di 121 anni Jack Crabb racconta la sua vita avventurosa nel West; come nel 1859, decenne, fu rapito dai pellerossa con la sorellina e, ritornato giovanotto tra i “visi pallidi”, imparò i principi religiosi da un pastore e il sesso da sua moglie, fino alla sua partecipazione alla battaglia di Little Bighorn. Western anomalo e, in un certo senso, unico, ha qualcosa del racconto filosofico francese del Settecento (non lontano dal Candide di Voltaire) e del romanzo picaresco spagnolo. La smitizzazione del West e dei suoi miti (bianchi) è radicale nella sua continua (e un po’ prolissa) mistura tragicomica; la simpatia per i pellerossa, il rispetto per la loro cultura, la denuncia del loro genocidio non scadono quasi mai nel (melo)dramma didattico. Hoffman allo zenith del suo fregolismo istrionico.

Guida Fumetto Italiano

Eroina sexy di casa Giurleo, è la principessa delle tribù dei Castori e degli Soomawes. Vive le sue avventure con il fido Ervo Lip e il cacciatore bianco Rugby. Testi di Gian Giacomo Dalmasso, disegni di Enzo Magni (Ingam) e di Carlo Savi (dal n. 24). L’editore realizza una tessera distintivo per personaggio

Un film di Jim Jarmusch. Con Johnny Depp, Lance Henriksen, Gary Farmer, Alfred Molina, Crispin Glover. Drammatico, b/n durata 129′ min. – USA 1995. MYMONETRO Dead Man * * * 1/2 - valutazione media: 3,96 su 25 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Alla fine dell’Ottocento William Blake, giovane contabile, viaggia in treno da Cleveland (Ohio) a Machine (Arizona) alla ricerca di un impiego. Ucciso un uomo per legittima difesa, fugge braccato dai cacciatori di taglie. Lo aiuta il pellerossa Nessuno, convinto che egli sia l’omonimo poeta inglese (1757-1827). Il suo è un viaggio iniziatico verso la morte. Scritto da Jarmush che inizialmente si era scelto come cosceneggiatore Rudy Wurlitzer, importante figura della controcultura USA negli anni ’60 e ’70. È il migliore tra i visionari acid-western di quel periodo. Più che anomalo, è un film innovatore nel genere, specialmente nel rapporto con i nativi e la loro cultura. È un western lento, qua e là onirico con un BN più nero che bianco, paesaggi insoliti senza cielo, forti striature ironiche e grottesche, momenti di violenza risolti in modi sdrammatizzati, un eroe antieroico, un buffo tormentone sul tabacco che manca, dolente colonna musicale alla chitarra di Neil Young. Cerca la poesia e talvolta approda al poeticismo. 1° film di Jarmush ambientato nel passato, non urbano, attraversato dalla violenza. E il più costoso (9 milioni di dollari). 1° western in BN dopo L’uomo che uccise Liberty Valance (1962). Premio Felix come miglior film non europeo del 1996.