Category: Drammatico



Un film di Francesco Rosi. Con Gian Maria Volonté, Peter Baldwin, Luigi Squarzina, Renato Romano, Dario Michaelis. Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 118 min. – Italia 1972. MYMONETRO Il caso Mattei * * * 1/2 - valutazione media: 3,71 su 14 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Unendo con rigore cronaca, ricostruzione documentaria e libera rievocazione, attraverso l’utilizzo di una pluralità di fonti e punti di vista (interviste, reportage, diapositive, intervenendo talvolta in prima persona per la formulazione di domande contestuali alla realizzazione del film) Francesco Rosi realizza con notevole efficacia il ritratto di Enrico Mattei ” l’italiano più potente dopo Giulio Cesare”. Il caso Mattei è un thriller politico, dal linguaggio cinematografico anticonvenzionale e dall’originale sobrietà di stile che raggiunge lo spettatore non solo emotivamente ma soprattutto lo coinvolge nella ricerca di nessi segreti e nascosti del potere costringendolo a intraprendere un cammino di presa di coscienza. E’ l’impegno civile, il distacco critico, l’indagine sull’accertamento dei fatti e l’interrogazione sulle loro cause di un “condottiero” (così Fellini definiva Rosi) capace di rendere concreta per immagini una speculazione astratta attraverso la regia, rendendoci partecipi della sua indignazione morale e costante ricerca intellettuale.

Rosi facendo sua una suggestione che era stata dei neorealisti si occupa di temi di immediata attualità dove lo sguardo sui personaggi funziona da rivelatore della complessità storica e politica. Trattasi di cinema tutt’altro che ideologico ma in continua osservazione e ridefinizione, un cinema che offre uno scorcio eloquente della politica italiana del dopoguerra, di un’Italia dei risultati ma anche degli errori e delle contraddizioni. Sono gli anni del radicamento sociale dei partiti che si identificano nella rappresentanza popolare ma anche nei meccanismi clientelari. Nel 1953 nasce l’Eni (a cavallo appunto tra impresa pubblica e politica) grazie alle capacità di Mattei a cui era stato affidato il compito di liquidare l’Agip, una società statale istituita dal regime fascista e che Mattei amplia e riorganizza in Eni. Personaggio ambiguo e controverso, la cui influenza politica e i cui ambivalenti rapporti con la Democrazia Cristiana ne manifestavano la complessità e l’impossibilità di una sintesi univoca della sua personalità. Sotto la sua direzione vengono negoziate importanti concessioni petrolifere in Medio Oriente e conclusi accordi commerciali “scomodi” con l’Unione Sovietica portando alla rottura dell’equilibrio stabilito dalle “sette sorelle” del petrolio. Continua a leggere

Risultati immagini per The Dreamers locandina

Un film di Bernardo Bertolucci. Con Michael Pitt, Louis Garrel, Eva Green, Robin Renucci, Anna Chancellor. Titolo originale The Dreamers. Drammatico, durata 130 min. – Italia, Gran Bretagna, Francia 2003. MYMONETRO The Dreamers – I sognatori * * 1/2 - - valutazione media: 2,97 su 57 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Mentre i genitori sono in vacanza, Isabelle e suo fratello Theo invitano Matthew, un giovane americano appena conosciuto, a casa loro. Durante la convivenza, i tre ragazzi sperimentano un codice di comportamento e esplorano le proprie emozioni e pulsioni erotiche.Bertolucci rivisita il ’68 e lo fa con una ricercatezza di stile che sfiora il manierismo. Per chi ha amato un film altrettanto attento a ogni minimo segno portato sullo schermo sembrerà quasi contraddittorio parlare qui di manierismo. Invece di questo si tratta. Se “Ultimo tango” sembrava ormai alle spalle la sua ossessione ritorna. Con in più il raffinato ammiccamento cinefilo che fa sì che il terzetto che si forma trova il primo collante proprio nella passione per il cinema di qualità. Peccato però che lo sfondo di questo sottile gioco al massacro erotico sia il ’68. Sul quale emerge una posizione che farebbe nascere sotto i polpastrelli la parola ‘reazionaria’ se i tempi non fossero cambiati. I gemelli di Bertolucci hanno bisogno di un sasso che spacca una finestra e di un giovane americano tanto ‘puro’ quanto pragmatico e utopista al contempo, per rendersi conto che ‘fuori’ sta capitando qualcosa di assolutamente nuovo che travalica la rappresentazione della realtà offerta dal cinema. Bertolucci torna a raccontare di un mondo medio borghese che ben conosce ma che non è rappresentativo del ’68 e delle sue rivolte politiche e sessuali. C’erano anche loro, è vero, e probabilmente oggi stanno dall’altra parte ma il film non lo dice. Preferisce attardarsi sui giovani corpi nudi lasciando spazio a una frigida ricerca estetica. Per molti di quelli che non c’erano è una lettura consolatoria fatta da un Maestro che forse ha dimenticato i veri, per quanto confusi, sogni di quella generazione. Continua a leggere

Un film di Francesco Rosi. Con Rod Steiger, Guido Alberti, Marcello Cannavale, Alberto Canocchia, Salvo Randone. Drammatico, Ratings: Kids+16, b/n durata 110 min. – Italia 1963. MYMONETRO Le mani sulla città * * * 1/2 - valutazione media: 3,58 su 19 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Napoli, primi Anni Sessanta. Crolla un palazzo a causa di un cantiere limitrofo di proprietà di un certo Nottola, speculatore edilizio appoggiato dalla maggioranza che guida l’amministrazione della città. Viene aperta una commissione d’inchiesta dalla quale emerge che le pratiche per la concessione sono state corrette dal punto di vista formale. Nottola è però diventato ‘scomodo’ e non è possibile garantirgli il posto da assessore che egli pretende in seguito alle ormai imminenti elezioni.
Ci sono film, anche di valore, che con il passare degli anni perdono la presa che ebbero al momento della loro uscita e restano lì a farsi ammirare come un prezioso utensile del passato di cui riconosciamo la perfezione ma che può solo restare chiuso in una teca. Altri invece (e il film di Rosi è fra questi) che invece conservano una loro inattaccabile attualità. Verrebbe da dire: purtroppo. Purtroppo perché quei problemi, quel malcostume, quel modo di intendere l’amministrazione della cosa pubblica perdurano. È sicuramente anche questo uno dei motivi della tenuta di Le mani sulla città ma quello che lo distacca dalla cronaca politica è lo stile narrativo.
Rosi non fa un ‘film di denuncia’, va oltre. Sceglie un taglio da “cinema verité” quando riprende le sedute del Consiglio comunale offrendoci dei totali di un’aula in cui ci si prepara a una lotta di tutti contro tutti. Da questo magma fa emergere delle figure che sono rappresentative di posizioni e di interessi diversi che finiscono con il ruotare attorno a Nottola (interpretato da un Rod Steiger che domina l’inquadratura). Sarebbe facile definire ‘profetico’ un film in cui si agitano ‘mani pulite’ o in cui il conflitto di interessi diviene tanto palese quanto socialmente metabolizzato. Le mani sulla città è qualcosa di più e di diverso. È un film che va alle radici di uno dei cancri che hanno corroso e continuano a corrodere la nostra società e ne mette spietatamente in luce le metastasi. Divenendo un paradigma (anche se non del tutto compreso, al di là delle polemiche sul suo contenuto, al momento dell’uscita). Tanto che anche il cinema successivo gli ha reso omaggio in più occasioni. Due esempi per tutti. La voga da fermo di Nanni Moretti, protagonista de La seconda volta di Mimmo Calopresti, che richiama l’entrata in scena di Maglione e il politico non vedente in Baarìa che, dinanzi a un plastico di un nuovo complesso edilizio, mette, letteralmente, ‘le mani sulla città’. Continua a leggere

Un film di Fred Zinnemann. Con Henry Silva, Lloyd Nolan, Anthony Franciosa, Eva Marie Saint. Titolo originale A Hatful of Rain. Drammatico, Ratings: Kids+16, b/n durata 109 min. – USA 1957. MYMONETRO Un cappello pieno di pioggia * * * - - valutazione media: 3,00 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Tratto dal dramma teatrale di Michael Vincent Gazzo, il film si svolge negli ambienti popolari newyorkesi: Johnny Pope, reduce della guerra di Corea, è divenuto morfinomane in seguito alla degenza in ospedale. L’unico che conosce il suo segreto e che quindi può aiutarlo è il fratello Polo, che è innamorato, ricambiato, della moglie di Johnny, Celia. Ma i due frenano i loro sentimenti e Celia, quando scopre il dramma del marito, lo spinge ad intraprendere una cura disintossicante. Continua a leggere

Risultati immagini per il capro espiatorio locandinaUn film di Robert Hamer. Con Bette Davis, Nicole Maurey, Alec Guinness, Jerome Worth Titolo originale The Scapegoat. Drammatico, Ratings: Kids+16, b/n durata 92 min. – Gran Bretagna 1959. MYMONETRO Il capro espiatorio * * 1/2 - - valutazione media: 2,50 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Per caso si incontrano due uomini assolutamente identici, l’inglese Barrat e il nobile francese decaduto De Gue. Barrat si ritrova, dopo una lunga dormita, con addosso i vestiti del suo sosia, di cui è costretto a prendere il posto nella intricata vita familiare. L’arrivo di un’eredità spinge De Gue a ricomparire e a rivendicare la sua identità, ma Barrat ora non gliela vuole più concedere. Continua a leggere

Un film di Jack Gold. Con Trevor Howard, Martin Sheen, Andrew Keir Titolo originale Catholics. Drammatico, durata 96 min. – Gran Bretagna 1973. MYMONETRO Il conflitto * * 1/2 - - valutazione media: 2,75 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Dal romanzo di Brian Moore. Un giovane prete cattolico esponente dei cambiamenti in atto nella Chiesa è mandato in ispezione in un antico monastero, dove la vita procede come ai tempi di S. Benedetto. Ma appena arrivato, l’inviato del Vaticano entra in conflitto con il vecchio priore del convento, contrario a ogni trasformazione. Fittamente dialogato, un tantino schematico, è comunque un film notevole e di grande intensità drammatica. Continua a leggere

Locandina italiana BoyhoodUn film di Richard Linklater. Con Ethan Hawke, Patricia Arquette, Ellar Coltrane, Lorelei Linklater, Steven Chester Prince. Drammatico, durata 165 min. – USA 2014. – Universal Pictures uscita giovedì 23 ottobre 2014. MYMONETRO Boyhood * * * 1/2 - valutazione media: 3,90 su 45 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Mason (8 anni) vive con sua madre Olivia e la sorella Samantha di poco più grande ma senza il padre Mason sr., da anni separato ma rimasto comunque vicino ai ragazzi. Nonostante la madre abbia la tendenza a trovare nuovi mariti non eccezionali e costringa i figli a traslocare spesso, cambiare scuola e amicizie, lo stesso i due mantengono un rapporto forte con il padre e con lei nonostante tutto, passando 12 anni della loro vita assieme fino al momento di passare al college e di lasciare la famiglia.
Boyhood è molto più di un period movie sugli ultimi 12 anni degli Stati Uniti ed è molto più di un romanzo di formazione. È addirittura molto più di un particolare esperimento cinematografico (realizzare un lungometraggio lungo più di una decade, riunendo ogni anno il cast per girare alcune scene e vederli così invecchiare realmente), è un grandissimo affresco sull’essere ragazzi americani oggi, partendo dalle radici, dalla formazione individuale, un racconto fondato quasi tutto sul concetto di famiglia, non tanto come nucleo ma come elemento centrale nella “boyhood”, l’età tra gli 8 e i 20 anni. C’è un paese intero e il suo spirito per come è vivo oggi nella storia per nulla clamorosa di Mason.
In questo senso l’ultimo film di Richard Linklater non è diverso da La conquista del West, è l’epica di un popolo letta attraverso una famiglia e uno sguardo non-epico, molto disilluso e un po’ depresso (nonostante si rida tanto e ci si commuova molto di gioia). Non sono stati 12 anni fantastici probabilmente, lo stesso però Linklater non riprende un giorno di pioggia e limita i momenti duri a pochi casi isolati (come del resto pochi sono gli attimi di vera esaltazione), concentrandosi su quegli istanti di ordinario svolgimento in cui i sentimenti sono visibili, come se una luce passasse attraverso le persone e svelasse inesorabilmente quello che sentono. Continua a leggere

locandina del film LA DEAUn film di Satyajit Ray. Con Chhabi Biswas, Sumitra Jatterjee, Sharmila Tagore Titolo originale Devi. Drammatico, durata 93 min. MYMONETRO Devi (la Dea) * * * 1/2 - valutazione media: 3,50 su 3 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Un vecchio proprietario terriero, profondamente religioso, sogna che la propria nuora è l’incarnazione della Dea Kali. E come tale la installa in un tempio, chiamando il popolo ad adorarla e a chiederle miracoli e guarigioni. Il marito, tornato da Calcutta, cerca di indurre il padre alla ragione ma, non riuscendovi, decide di andarsene con la moglie. Costei però, sul punto di partire, non resiste al pensiero che forse un piccolo miracolato -che sembra effettivamente guarito, da moribondo che era – potrebbe soccombere, e ritorna nel tempio: mentre il marito, disperato, la lascia. La fama della ‘dea’ cresce ma un giorno, dovendo guarire il nipotino di casa, essa fallisce: il bimbo, nonostante tutte le preghiere, muore. Quando il marito di nuovo arriva, deciso a liberarla dal fanatismo che la circonda, è tardi: la donna è già impazzita. Presentato al festival di Cannes nel 1962, il film è, per la critica indiana, uno dei culmini dell’arte di Ray. Non c’è niente contro la superstizione che è causa della tragedia, ma tutto è presentato con un senso dell’inevitabile: non solo del destino, ma di qualcosa che sta cambiando. Il film comunica la fede nella sicurezza che la superstizione è destinata a morire. La storia ha tutti gli ingredienti del dramma, ma Ray la stilizza in qualcosa di staccato… Come in un’antica pittura di due guerrieri che lottano, c’è più fermezza che movimento (Chidananda Das Gupta). Continua a leggere

Locandina A Snake of June - Un serpente di giugnoUn film di Shinya Tsukamoto. Con Shinya Tsukamoto, Asuka Kurosawa, Yuji Koutari, Tomoro Taguchi, Susume Terajima, Teruko Hanahara Titolo originale Rokugatsu no Hebi. Drammatico, durata 77 min. – Giappone 2002. MYMONETRO A Snake of June – Un serpente di giugno * * * 1/2 - valutazione media: 3,77 su 9 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Rinko è una giovane donna, sposata a un uomo più vecchio, col quale non ha ormai più rapporti da anni. La sua vita monotona è sconvolta dal ricatto di un maniaco, che la fotografa di nascosto in situazioni imbarazzanti e che per non diffondere le foto pretende che la donna compia gesti sempre più spregiudicati, trascinando nel gioco perverso anche il marito.
Tsukamoto è un regista di culto per diversi aspetti: temi trattati, tecniche di ripresa e poetica di base sforano i limiti (canoni) del cinema contemporaneo, palesando la marca stilistica di un autore che percorre la sua strada senza mai scendere a compromessi, e che sembra ignorare in toto il resto della produzione del pianeta. Indicativo in tal senso che sia egli stesso regista, attore, montatore, scenografo, tecnico luci, fonico e quant’altro. A snake of June è l’ennesimo suo film estremo, inquietante, perverso, disturbante, sorprendente, che si può solo amare o odiare: niente vie di mezzo.

Locandina SmogUn film di Franco Rossi. Con Enrico Maria Salerno, Annie Girardot, Renato Salvatori, Graziella Granata, Casey Adams. Drammatico, b/n durata 102′ min. – Italia 1962. MYMONETRO Smog * * * - - valutazione media: 3,00 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Ventiquattr’ore di un avvocato italiano in una Los Angeles livida e affaticante. I suoi incontri occasionali con connazionali, la presa di coscienza di una società alienata dalla mitologia del successo. Nella forma decontratta di un taccuino di appunti dove, più che l’azione e la galleria dei personaggi, conta il rovello esistenziale del protagonista, è un film in cui il talento visivo del regista non è abbastanza sorretto dalla sceneggiatura, firmata anche dalla coppia Festa Campanile-Franciosa e da Ugo Guerra. Una Los Angeles così, nella sua orizzontalità smisurata e un po’ mostruosa, non s’era mai vista in un film americano. Una delle migliori partiture musicali di Piero Umiliani. Continua a leggere

Risultati immagini per Lunghi AddiiUn film di Kira Muratova. Con Zinaida Sharko, Oleg Vladimirsky, Tatyana Mychko, Yuri Kayurov, Svetlana Kabanova, Lidiva Dranovskaya, Lidiya Brazilskaya Titolo originale Dolgie provody. Drammatico, durata 97 min. – URSS 1971. MYMONETRO Lunghi addii * * * * - valutazione media: 4,00 su 1 recensione.

È davvero un lungo addio quello fra una madre tormentosa e opprimente, divorziata dal marito archeologo, e suo figlio Ustinov, silenzioso e solitario come uno spettro, in sua presenza. Lei vorrebbe penetrare nel complicato mondo del figlio, lui dal canto suo, vorrebbe che non invadesse anche quello, tanto da costruire un muro di parole ripetute mille volte e di mutismi assordanti che si frappone nel loro rapporto, già parecchio alienante e tortuoso. Fino a quando non riemergerà la figura del padre, portando nella mente di Ustinov il pensiero di una nuova vita, lontano da gelosie, rimproveri e consigli materni inopportuni.
Censurata fino alla Glasnost del 1987 (quell’ampia riforma politica atta a rimuovere corruzioni e privilegi dell’apparato governativo sovietico), la Muratova – una delle più celebri registe russe del XX secolo, parecchio influenzata dalla Nouvelle Vague -, dimostra tutto il suo anticonvenzionale talento nel dirigere (in una Russia che deve fare ancora i conti con le revisioni dello stalinismo) una pellicola moderna e d’avanguardia come questa, ben attenta a non compiere giri di boa, attorno a randagismi sentimentali banali, che potrebbero far cadere la trama (peraltro perfetta) nei più ovvi cliché. Ottima la sceneggiatura che scava alla ricerca dello straordinario nell’ordinario di tutti i giorni; tanto appassionante che è impossibile non riuscire a comprendere le inadeguatezze, i masochismi, le depressioni e le monotonie dei personaggi, veri motivi dei comuni lunghi addii.
Un particolare plauso va all’attrice teatrale e cinematografica Zinaida Sharko (una sorta di Claudia Cardinale russa), perfettamente calata nel ruolo di una madre che alterna la civetteria con gli altri uomini alla debole gelosia per le ragazze che il figlio bacia, ma che fondamentalmente cerca, con una notevole punta di disperazione, di non farsi abbandonare per la seconda volta. Bravo anche Oleg Vladimirsky nel ruolo dello sfuggevole Ustinov, che oggi è un affermato fotografo artistico. Continua a leggere

Risultati immagini per Vaghe Stelle dell'OrsaUn film di Luchino Visconti. Con Claudia Cardinale, Jean Sorel, Michael Craig, Renzo Ricci, Fred Williams. Drammatico, b/n durata 100′ min. – Italia 1965. MYMONETRO Vaghe stelle dell’orsa * * * 1/2 - valutazione media: 3,75 su 10 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Sandra Luzzatti torna con il marito Andrew da Ginevra a Volterra, nella casa natale dove incontra il fratello Gianni con cui ebbe un rapporto morboso; la madre, inferma di mente, è rinchiusa in una clinica. Il passato ritorna, anche quello del loro padre, studioso ebreo morto in un lager. Andrew chiede un chiarimento e parte, invitando la moglie a seguirlo, mentre il fratello la scongiura di restare. Dramma intimista e decadente dove, tentando di conciliare Sofocle (Elettra) con D’Annunzio (Forse che sì, forse che no), Visconti si sforza di elevare a livello tragico la vicenda e si scontra con le modeste dimensioni drammatiche dei personaggi. Scritto dal regista con Suso Cecchi D’Amico e Enrico Medioli; fotografia di A. Nannuzzi con insolito uso dello zoom; musiche di C. Franck. Una fulgida Cardinale. Leone d’oro a Venezia, immeritato come sarebbero stati meritati quelli per La terra trema, Senso, Rocco e i suoi fratelli. Continua a leggere

Un film di Vittorio De Sica. Con Fabio Testi, Helmut Berger, Dominique Sanda, Lino Capolicchio, Romolo Valli. Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 95′ min. – Italia 1970. MYMONETRO Il giardino dei Finzi Contini * * 1/2 - - valutazione media: 2,90 su 12 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Dal romanzo (1962) di Giorgio Bassani: Ferrara, anni ’30, la dolce vita di Micòl e altri giovani borghesi della comunità ebraica si trasforma in tragedia con le leggi razziali fasciste e lo scoppio della guerra. Film illustrativo di cartapesta e di una ruffianeria sentimentale che sfiora il cinismo. Franoso nella costruzione drammatica, è imperdonabilmente approssimativo nello svolgimento temporale, inetto nella rievocazione dell’epoca, zeppo di incongruenze e svarioni. Persino la scelta e direzione degli attori sono al di sotto del decoro consueto a De Sica. Oscar 1971 per il miglior film straniero.

Risultati immagini per cristo si è fermato ad eboli filmUn film di Francesco Rosi. Con Gian Maria Volonté, Irene Papas, Lea Massari, Alain Cuny. Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 150′ min. – Italia 1979. MYMONETRO Cristo si è fermato a Eboli * * * 1/2 - valutazione media: 3,61 su 22 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Dal romanzo (1945) di Carlo Levi (1902-75): un intellettuale torinese, medico e scrittore antifascista a contatto con l’antica civiltà contadina della Lucania dov’è confinato intorno al 1935. F. Rosi mette la sordina alla dimensione antropologica e magica del bel libro di Levi e l’accento su quella sociale e politica. Un po’ raggelato nei paesaggi o lirici o didattici, ma ammirevole per l’intensità della sua delicatezza. Accanto a un G.M. Volonté introspettivo e sommesso e ad attori naturali ben guidati c’è un ottimo P. Bonacelli. La versione televisiva dura 270 minuti. Continua a leggere

Risultati immagini per close-up filmUn film di Abbas Kiarostami. Con Ali Sabzian, Hassan Frazmand, Abolfazi Ahankhah Titolo originale Nema-ye nazdik. Drammatico, durata 100′ min. – Iran . MYMONETRO Close-up * * * - - valutazione media: 3,00 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Facendosi passare per il noto regista iraniano Mohsen Makhmalbaf, un povero disoccupato circuisce una ricca famiglia borghese. Smascherato, al processo si dichiara pentito e viene perdonato. A poche settimane di distanza dagli avvenimenti, A. Kiarostami ricostruì e filmò la vicenda con i suoi protagonisti veri. Il processo per truffa diventa un’arringa per il diritto alla finzione e il riconoscimento del bisogno di essere un altro. Il regista gioca a fare del documentario con la finzione e della finzione con il documentario. “La vicenda si svolge prescindendo da me. Più che negli altri miei, la realtà contenuta in questo film ne fa un caso a parte” (A. Kiarostami). Continua a leggere

Risultati immagini per albergo nord filmUn film di Marcel Carné. Con Arletty, Annabella, Louis Jouvet, Jean-Pierre Aumont Titolo originale Hôtel du Nord. Drammatico, b/n durata 95′ min. – Francia 1938. MYMONETRO Albergo Nord * * * 1/2 - valutazione media: 3,50 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Gli innamorati Renée (Annabella) e Pierre (J.-P. Aumont) prendono alloggio nel misero Hôtel du Nord, sul canale Saint-Martin a Parigi, decisi a suicidarsi. In camera Pierre spara sulla ragazza, ma gli manca il coraggio di uccidersi e scappa. Il giorno dopo si costituisce. Renée però era soltanto ferita. Il 4° film di M. Carné è sceneggiato da Jean Aurenche e Henri Jeanson, autore anche dei dialoghi. Nell’adattare il romanzo (1929) di Eugène Dabit, impostano l’azione sulle vicende parallele di due coppie, privilegiando quella cinica Edmond/Raymonde (L. Jouvet e Arletty) a scapito di quella romantica. Il populismo e l’ambiente di Dabit permangono, ma hanno acquisito con il passare del tempo colori diversi e meno datati. La parziale lieta fine non deve ingannare. È, in fondo, la storia di un contagio. Continua a leggere

Un film di Jack Clayton. Con Margaret Brooks, Dirk Bogarde, Mark Lester, John Gogolka, Louis Sheldon William Titolo originale Our Mother’s House. Drammatico, durata 105′ min. – Gran Bretagna 1967. MYMONETRO Tutte le sere alle nove * * * - - valutazione media: 3,00 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Quando la madre muore i sette ragazzi Hook, figli di padri diversi, non vogliono essere divisi in vari orfanotrofi e la seppelliscono in giardino. Tratto da un bel romanzo di Julian Gloag, è sgradevole e inquietante, ma anche ricco di pathos e non senza passaggi divertenti. Continua a leggere

Photobucket Pictures, Images and PhotosBreaking Bad – Reazioni collaterali (Breaking Bad) è una serie televisiva statunitense ideata da Vince Gilligan e trasmessa dall’emittente via cavo statunitense AMC dal 20 gennaio 2008. In Italia va in onda in prima visione sul canale satellitare AXN e in chiaro su Rai 4.

La serie ha ricevuto ottime recensioni da parte della critica, principalmente per la sceneggiatura, la regia e le interpretazioni di Bryan Cranston ed Aaron Paul; ha vinto numerosi premi, tra cui sei Emmy Award, cinque Satellite Award, tre Saturn Award, tre WGA Award e due TCA Award.

Walter White è un insegnante di chimica al liceo, marito di una moglie incinta e padre di un ragazzo disabile trascorre la sua vita da americano medio, nell’apatia della routine quotidiana quando una notizia terribile sconvolge la sua vita. Walter infatti scopre di avere un cancro inoperabile ai polmoni. Questa scoperta accende come una scintilla in lui convincendolo ad uscire dagli schemi del bravo cittadino e ad impiegare le sue conoscenze in campo chimico per far soldi sintetizzando metanfetamina.​

Il 14 agosto 2011 l’emittente ha annunciato il rinnovo della serie per una quinta ed ultima stagione composta da 16 episodi, che sarà trasmessa in due parti da otto episodi rispettivamente nel 2012 e nel 2013. Continua a leggere

Risultati immagini per Un Giorno di ordinaria FolliaUn film di Joel Schumacher. Con Barbara Hershey, Robert Duvall, Michael Douglas, Tuesday Weld, Raymond J. Barry. Titolo originale Falling down. Drammatico, durata 115′ min. – USA 1993. MYMONETRO Un giorno di ordinaria follia * * * 1/2 - valutazione media: 3,59 su 39 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Los Angeles, estate 1992, caldo torrido. Bill rimane bloccato con l’auto in un ingorgo, scende, la chiude e “va a casa” con una passeggiata di quaranta chilometri che si trasforma in un’odissea violenta. A quella di Bill fa da riscontro la vicenda parallela di un poliziotto al suo ultimo giorno di servizio. È lui che intuisce l’itinerario di sangue e violenza che Bill traccia attraverso la città. Tirato come un cavo ad alta tensione, attraversato da lampi di umorismo sull’assurdità della vita metropolitana, sapientemente giocato sui binari delle due azioni parallele, il film ha una prima parte quasi perfetta e un finale rassicurante con qualche caduta nella parte centrale. Continua a leggere

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Un film di Chantal Akerman. Con Delphine SeyrigJan DecorteHenri StorckJacques Doniol-ValcrozeYves BicalDrammaticodurata 201 min. – Belgio 1975.

Jeanne Dielman, 23, quai du Commerce, 1080 Bruxelles [id., 1975]di Chantal Akerman è uno di quei film che obbliga lo spettatore, e ancor di più uno spettatore critico, a un’opera di riflessione che trascende la semplice analisi da un punto di vista formale e/o tematico, in direzione di un discorso che abbraccia la più antica e discussa questione sull’arte filmica, cioè “Che cos’è il cinema”. Un comune spettatore che si trovi davanti ai quasi 200 minuti di Jeanne Dielman [da questo momento in poi, per facilitare la lettura, si userà il nome abbreviato, ndr] potrebbe essere portato, infatti, a chiedersi quale sia l’intento dietro un’opera che per tutta la sua durata si “limita” (ma vedremo che è tutt’altro che un limitarsi) a mostrare la ripetitiva routine quotidiana di una donna occupata nei suoi piccoli impegni giornalieri, la preparazione dei pasti, la spesa, eccetera. Anche l’atto di prostituirsi, cioè l’azione che maggiormente esula dalle normali operazioni di una casalinga qualunque, è invero mostrato come uno dei tanti impegni della donna, inserito nella sua routine tra la preparazione delle patate e la pulizia del bagno. Con l’aggiunta che la Akerman sceglie, in un’opera che, come vedremo, ha un suo presupposto giustappunto nella rielaborazione dell’idea di visione, di elidere proprio quell’azione, l’atto sessuale, che suscita maggiore curiosità sullo spettatore-voyeur, a fronte invece di lunghissime sequenze con in campo una qualunque delle altre occupazioni della donna. Financo il tragico e potente gesto finale, che pur costituisce l’unico momento di vera progressione narrativa dell’opera, lungi dall’essere caricato di tensione drammatica, risultando infine la logica e fredda conseguenza degli eventi precedenti e, in conclusione, un atto più di disperazione che di speranza.

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