Category: Documentario


Locandina Gli ultimi giorni [2]

Un film di James Moll. Con Irene Zisblatt, Renée Firestone, Alice Lok Cahana, Bill Bosch, Corso SalaniMonica RamettaLorenza Indovina. continua» Titolo originale The last daysDocumentarioRatings: Kids+13, durata 86 min. – USA 1998.

James Moll e Steven Spielberg realizzano questo documentario per la “Survivors of the Shoah Visual History Foundation”. La fiction è bandita eppure questo film, che ha come protagonisti cinque ebrei ungheresi sopravvissuti alla Shoah che ripercorrono la storia di vicende che loro stessi hanno in qualche misura rimosso, colpisce dritto al cuore e al cervello. Dimostrando che documentario non significa necessariamente “noia”. Da vedere prima di “rivedere” i libri di storia.

Locandina Wisconsin Death Trip

Un film di James Marsh. Con Ian Holm, Jo Vukelich, Jeffrey Golden, Marilyn White, John Schneider (II) Drammaticodurata 76 min. – Gran Bretagna, USA 1999.

Straordinario documentario che testimonia dei disastri accaduti in una cittadina del Wisconsin durante l’ultimo decennio del Diciannovesimo secolo. Il film si ispira al libro omonimo di Michael Lesy, pubblicato nel 1973, in cui sono state messe a confronto le fotografie in bianco e nero custodite nell’archivio della cittadina di Black River Falls, risalenti al 1890, con le foto e gli articoli pubblicati sui giornali dello stesso periodo. Il risultato è sorprendente. La cittadina di Black River Falls sembrava posseduta da una strana epidemia e i giornali riportavano bizzarre storie di follia, eccentricità e violenza tra i cittadini. Suicidi e assassini divennero quotidiani, la gente era come posseduta dai fantasmi e dalle forze del male. Il film è interamente costruito a partire dalle dichiarazioni dei giornali dell’epoca e dalle registrazioni effettuate nel vicino manicomio.

Regia di Hubert Sauper. Un film Da vedere 2004 Titolo originale: Darwin’s nightmare. Genere Documentario – FranciaAustriaBelgio2004durata 107 minuti. Uscita cinema venerdì 10 marzo 2006 – MYmonetro 3,15 su 9 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Quello di Victoria è il più esteso lago tropicale del mondo (68 800 kmq), compreso tra Uganda, Kenya e Tanzania. Nel 1962, “per fare un esperimento”, vi fu introdotto qualche pesce persico del Nilo. Nel giro di venti anni il vorace predatore provocò l’estinzione di quasi tutta la fauna ittica, assunse dimensioni da squalo cannibale e trasformò l’ecosistema della regione, l’assetto sociale e le abitudini alimentari degli indigeni. Nacque un’industria che esporta i filetti di pesce persico in mezzo mondo. Quasi ogni giorno all’aeroporto di Mwanza (Tanzania) atterra un cargo russo Antonov che riparte con un carico di cinquanta tonnellate di pesce. Non è, però, un documentario ittico quello che Sauper, tirolese giramondo con casa a Parigi, ha girato tra molte difficoltà, tangenti da pagare e rischi con una piccola telecamera e un aiutoregista. Altrimenti non avrebbe vinto, dopo 3 anni di lavoro, 16 premi (uno a Venezia 2004 nelle Giornate degli Autori) e una nomina all’Oscar 2005. Il pesce persico diventa una metafora del cosiddetto Nuovo Ordine Mondiale. Gli aerei non arrivano vuoti a Mwanza, come i razzisti, panciuti piloti ucraini dicono: trasportano kalashnikov, napalm e munizioni per rifornire le guerre civili che dagli anni ’80 devastano il cuore (di tenebra) dell’Africa. Diseguale, sconnesso, impressionistico nella prima ora, sull’orlo del miserabilismo, diventa poi uno sconvolgente rapporto con crude immagini: sterminate distese del pesce scartato che i poveri indigeni friggono e mangiano; ragazze che campano prostituendosi per pochi dollari agli alieni della civiltà occidentale; bambini che sniffano colla; ragazzini che a nuoto spingono i pesci nelle reti; il guardiano che spera nell’arrivo di una guerra di cui profitterebbero in molti.

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Il Physical Science Study Committee (PSSC) è stato un comitato scientifico istituito presso il Massachusetts Institute of Technology di Boston nel 1956 con lo scopo di sottoporre a revisione l’insegnamento della fisica nella scuola secondaria superiore.

A promuovere l’iniziativa di innovazione didattica, nell’autunno del 1956, fu un gruppo di professori universitari di fisica guidato da Jerrold Zacharias e Francis Friedman, entrambi docenti del MIT: la fondazione del Physical Science Study Committee (PSSC) aveva l’obiettivo di esaminare le modalità di insegnamento dei corsi introduttivi di fisica nella scuola secondaria superiore dopo che molti insegnanti avevano espresso la convinzione che i libri di testo utilizzati nelle High school non fossero in grado di stimolare l’interesse degli studenti per la materia, né di insegnare loro a pensare e risolvere i problemi con l’approccio di un fisico. Nel 1957, dopo il successo sovietico dello Sputnik, negli Stati Uniti d’America era diffuso il timore che il sistema didattico statunitense non riuscisse a dare una buona preparazione in campo scientifico; interpretando questo timore, in risposta, il governo decise di aumentare i finanziamenti alla National Science Foundation a sostegno del PSSC. Negli stessi anni si andarono realizzando altri testi e manuali di fisica, di livello liceale e universitario, che intendevano innovare la presentazione nei materiali didattici dei metodi tradizionali di insegnamento: tra questi manuali, vi era l’Harvard Project Physics (destinato a un pubblico liceale, frutto di un progetto sviluppato tra il 1962 e il 1972) e testi universitari come La fisica di Berkeley (anch’esso finanziato dalla NSF-National Science Foundation[1]), affidato a un gruppo di specialisti, e La fisica di Feynman (incentrata sulla peculiare personalità di Richard Feynman).

Titolo
1Tempo e orologi
2Lunghi intervalli di tempo
3Cambiamenti Di Scala
4I Cristalli
5Eventi casuali
6Le Forze
7Inerzia e moto
8Sistemi di riferimento
9Moti periodici
10L’impulso Angolare
11Gravitazione universale
12Energia Meccanica E Termica
13Secondo Principio Della Termodinamica
14Introduzione all’ottica
15Legge di Coulomb
16L’esperimento di Millikan
18Onde elettromagnetiche
19L’atomo Di Rutherford
20La pressione della luce
21La velocita limite
22I Fotoni
23Interferenza Dei Fotoni
24L’esperimento Di Frank E Hertz
25La Dilatazione Del Tempo
Risultato immagini per Non mi basta mai guido chiesa

Un film di Guido Chiesa. Con Daniele VicariVincenzo ElafroEbe MattaPiero PerottiPasquale Salerno. continua» Documentariodurata 78 min. – Italia 1999.

Pietro è un animatore di gruppi di bambini. Ebe è sindacalista. Gianni fa parte di una cooperativa di pesca. Pasquale aiuta i ragazzi che sono stati in carcere nel reinserimento. Vincenzo fa parte di un’organizzazione non governativa per la cooperazione con il Terzo Mondo. Vivono o hanno vissuto a Torino e questo sembra, all’apparenza, l’unico dato che li accomuna. Ma nell’autunno del 1980 avevano tutti condiviso, come operai Fiat, uno dei momenti più importanti nella vita della società italiana. Per 35 giorni la Fiat non aveva funzionato a causa di uno sciopero causato da una raffica di licenziamenti. Allo sciopero si contrappose la marcia dei 40.000 che volevano invece ritornare al più presto al lavoro. Guido Chiesa ripercorre quei giorni attraverso la memoria e la vita di persone molto diverse tra loro. Chiesa con questo documentario ha realizzato un’opera sicuramente più ‘vera’ e sentita de Il partigiano Johnny

Risultato immagini per Lo Schermo a tre Punte

Un film di Giuseppe TornatoreDocumentariodurata 105 min. – Italia 1998.

Si tratta di uno “sguardo” della Sicilia con gli occhi del regista bagherese (che ha firmato anche la sceneggiatura) attraverso più di 500 brani tratti da oltre cento film girati o ambientati nell’isola, e cofinanziato dalla Regione Siciliana. Un’antologia filmica sulla storia della Sicilia divisa in 14 capitoli.

Per ragioni di diritti, mancano le immagini de Il Gattopardo di Luchino Visconti. Successivamente l’edizione senza le immagini de Il Gattopardo fu vista da Martin Scorsese che si meravigliò del fatto che mancassero immagini dell’importante film di Visconti e convinse il produttore Lombardo a concedere i diritti a Tornatore per aggiungere le sequenze che ritenesse opportune.

Locandina Pasolini prossimo nostro

Un film di Giuseppe BertolucciDocumentariodurata 63 min. – Italia, Francia 2006uscita venerdì 24 novembre 2006.

Filmati d’archivio, foto di scena e un’inedita intervista per un documentario di circa sessanta minuti su uno dei film più contestati, amati e discussi del secolo scorso. C’è un solo termine – macabro – per definire Salò o le 120 giornate di Sodoma, terminato nel 1975 e ancora in fase di montaggio quando Pasolini fu assassinato all’Idroscalo.
Ispirato al romanzo di Sade e ambientato nella cittadina protagonista dell’ultimo scampolo di guerra mondiale, la Salò di Pasolini è un mondo devastato dall’omologazione culturale, dai soprusi anarchici del potere, un ritratto cinico di partigiani inermi e giovani illibate costrette a ogni sorta di barbarie dai loro aguzzini. L’intervista raccolta da Giuseppe Bertolucci integra le tematiche del film unendole al pensiero del suo autore, rassegnato e spento. Uno sguardo al di là della cinepresa verso un mondo confuso dalle ideologie e distrutto dalla speranza, meccanismo perverso per nascondere il peso insopportabile della realtà, tramutando il sentire comune in un’attesa estenuante e senza vie d’uscita. Pasolini parla a ruota libera del suo film, del concetto d’autore, della fiducia demagogica riposta nella fede, in un ideale ecclesiastico trasformatosi improvvisamente – e in maniera impercettibile – in un bazar del libero consumo. La fine delle ideologie (che avrebbero dovuto portare alla trilogia Porno Teo Kolossal, scritta per l’interpretazione di Ninetto Davoli ed Eduardo De Filippo) o la loro trasformazione, diventano il terreno di guerra su cui scontrarsi. Un sentiero che Pasolini riassume nelle ultime scene del suo film: il rappresentante del potere – essere sadico e impunito – guarda attraverso la sua finestra, binocolo alla mano, le torture inflitte ai corpi delle giovani vittime. Uno specchio della nostra società filtrato dall’espressione artistica di un intellettuale punito dal suo stesso (pre)vedere.

Locandina Le stagioni dell'aquila

Un film di Giuliano MontaldoDocumentarioRatings: Kids+16, b/n durata 89 min. – Italia 1997.

Scorribanda attraverso la storia del glorioso istituto Luce, nato nel 1924, e testimone di tutti i fatti italiani fino alla fine della guerra (dove si ferma il film) e oltre. Presentato alla mostra di Venezia nella sezione Immagini fra cronaca e storia. Il regista e lo sceneggiatore Ernesto G. Laura non portano niente di nuovo. La loro tesi è che le immagini portano comunque una verità affrancata da regimi e condizionamenti. Ma non è una tesi nuova.

Poster Musica cubana  n. 0

Un film di German Kral. Con Pío LeyvaBarbaro MarínMario ‘Mayito’ RiveraPedro ‘El Nene’ Lugo MartínezTelmary Díaz Titolo originale Música cubanaDocumentariodurata 90 min. – Cuba, Germania, Giappone 2004

Barbaro, tassista dell’Avana appassionato di musica, carica sul suo taxi il cantautore Pío Leyva, star del leggendario Buena Vista Social Club. L’entusiasmo per l’incontro casuale con uno dei suoi miti insinua in lui un’idea un po’ folle, da autentico sognatore: formare una band, guidata da Leyva, che riunisca il meglio della nuova musica cubana, per una fusione perfetta tra modernità e tradizione. Quando il cantautore, ormai anziano ma con l’energia di un ragazzino, accetta di dirigere il progetto di questo improvvisato impresario musicale, inizia un viaggio affascinante e travolgente nelle sonorità di un’isola lanciata verso il futuro, ma pienamente consapevole del proprio importante passato.
Prodotto da Wim Wenders, che nel 1999 aveva diretto un ottimo documentario sulla straordinaria avventura del Buena Vista Social Club, Musica cubana aggiunge un nuovo tassello alla ricostruzione europea di un fenomeno che ha valicato i confini caraibici per travolgere il mondo intero con i suoi ritmi trascinanti. Ma, dietro l’allegria e la vitalità così tipicamente cubane, c’è una sofisticata ricerca sonora che affonda le proprie radici in un passato difficile, permeato dalla sofferenza. Ben lo spiegano i giovani musicisti che il regista German Kral intervista, seguendo le prove per la tournée mondiale sognata da Barbaro. Chi tra loro ha origini africane è consapevole dei dolori patiti dagli schiavi neri. «Noi siamo gli eredi di questa storia – afferma uno dei musicisti – e conserviamo dentro di noi il senso di questa sofferenza. Ma con i tamburi trasformiamo la tristezza in allegria. Dove c’è un nero con un tamburo c’è una festa».
La musica cubana deriva proprio dalla tradizione dei tamburi importata dagli schiavi condotti dall’Africa. Naturale, allora, che questo popolo abbia il ritmo nel sangue e che la voglia di ballare superi lo scoramento per le carenze materiali. L’allestimento di questo visionario progetto musicale diventa, così, la celebrazione di una grande festa di strada, dove la musica sbuca dagli angoli più remoti e inaspettati di questa Avana piena di contraddizioni. «Cuba – racconta una musicista – è un’isola fatta di rumori, dove l’acqua spesso manca, la gente tiene la tv ad alto volume, i bambini per strada vogliono partecipare. Cuba è un’isola fatta di cose negative e positive, tante contraddizioni, e io sono parte di tutto questo». Un tutto che significa anche povertà. Così, il viaggio del regista sulle tracce di Pío Leyva and The Sons of Cuba diventa anche un viaggio alla scoperta degli affollati “barrios” da cui molti di questi giovani musicisti provengono, con le loro baracche e la voglia di affrontare le avversità con il sorriso sulle labbra e un tamburo in mano.
Tra le tappe compiute nel documentario c’è anche quella che conduce il regista alla Scuola Nazionale delle Arti dell’Avana, dove i talenti del domani coltivano la passione e lo studio della musica tradizionale, perché nessuno di questi giovani lanciati verso il futuro e portati all’innovazione intende negare le proprie radici. Così, dall’incontro tra il jazz, il reggae, l’hip hop, la dance latino-americana e le sonorità africane nasce una musica nuova che ha l’intensità e l’energia trascinante di una fusione perfetta, proprio come quella che è all’origine del popolo cubano. E se si pensa che le sonorità raffinate della celebre “Chan Chan”, targata Buena Vista Social Club, non abbiano nulla in comune con il rap, basta ascoltare la versione eseguita dai Sons of Cuba a Tokio per comprendere quanto quest’idea sia sbagliata. E, mentre il Giappone si lascia contagiare dall’entusiasmo esportato dal vento caraibico, il regista rende il giusto omaggio a un cantautore, Pío Leyva, che sarebbe scomparso due anni dopo e che, dopo una carriera straordinaria, ammetteva di sentirsi un bambino, «perché ho tutto quello che da piccolo non ho potuto avere».

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Where Does a Body End? is a 2019 Canadian documentary film directed by Marco Porsia about the American experimental rock band Swans.[1][2][3] The film had its premiere on May 3, 2019, at the IndieLisboa Film Festival in Portugal.[4][5] The film was released worldwide on September 11, 2020.

The worldview of Michael Gira, through his life as a globetrotter and his four decades leading Swans, a group that he founded in the noisy and iconoclastic New York underground of the early ’80s and that keeps reinventing itself today.

Regia di Paolo TavianiVittorio Taviani. Un film Da vedere 2012 con Cosimo RegaSalvatore StrianoGiovanni ArcuriAntonio FrascaJuan Dario BonettiCast completo Genere Docu-fiction, – Italia2012durata 77 minuti. Uscita cinema venerdì 2 marzo 2012 distribuito da Sacher. – MYmonetro 3,74 su 13 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Sono almeno 4 i dati di fatto che dovrebbero suscitare meraviglia e ammirazione: 1) dopo una carriera iniziata mezzo secolo fa 2 registi 80enni hanno fatto uno dei loro film migliori e il più originale; 2) vent’anni dopo La casa del sorriso (1991) di Marco Ferreri, un film italiano ha vinto il 1° premio (e quello della Giuria Ecumenica) al Festival di Berlino; 3) nell’art. 27 della Costituzione si legge: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”, e il film è in linea su questo tema; 4) il film dei Taviani dura solo 76 minuti. Nel carcere romano di Rebibbia, sezione di Alta Sicurezza, grazie al regista Fabio Cavalli si fa del teatro da anni. La proposta di mettere in scena Giulio Cesare di Shakespeare è dei 2 registi. Intendevano confrontare la condizione esistenziale dei carcerati (tra cui alcuni ergastolani) con le emozioni del testo più politico del drammaturgo inglese: l’amicizia e il tradimento, il parricidio e la congiura, il prezzo del potere e quello della verità. Ci sono riusciti con una intensità straordinaria pari al rifiuto di ogni risvolto didattico o ideologico. Il film comincia con la fine dello spettacolo tra gli applausi del pubblico borghese esterno e finisce con i carcerati che, uno a uno, rientrano nelle celle. Uno di loro dice, guardando la cinepresa: “Da quando ho conosciuto l’arte, questa cella è diventata una prigione”. Sembra una smentita al tema della rieducazione, ma non lo è. È uno dei segni dell’antiretorica che permea il film. Molti dei carcerati riacquisteranno un giorno la libertà, ma non saranno più le stesse persone. Forse saranno migliori anche grazie all’arte. 5 David di Donatello: film, regia, montaggio (Roberto Perpignani), produttore (Grazia Volpi), fonico in presa diretta (Benito Alchimede, Brando Mosca).

Regia di Gianluca De SerioMassimiliano De Serio. Un film Genere Documentario – Italia2010durata 100 minuti. Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Nella zona 30 di Ouagadougou, capitale del Burkina Faso, ha sede l’associazione Ajer di volontari che aiutano centinaia di ragazzi di strada ( bakroman nel gergo locale) a ritrovare uno scopo nella vita, dignità, un lavoro onesto. Il documentario dei gemelli torinesi De Serio, vincitore della sezione italiana documentari del Filmfestival di Torino 2010, è basato sulle riunioni in cui i ragazzi si raccontano le proprie esperienze, discutendo collegialmente rimedi e soluzioni, e sulle interviste personali, dalle quali emerge una triste realtà di piccoli furti, colla sniffata, fughe da casa, attenzioni di maniaci e pedofili, ragazze-madri cacciate da casa, sogni di lavoro e di un futuro migliore. Pur con qualche affastellamento sbrigativo, regia sobria che non esclude una gentilezza affettuosa. Prodotto e distribuito da La Sarraz Pictures. Fotografia Gianluca De Serio.

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Un film di Franco Piavoli. Documentario, Ratings: Kids+16, durata 90 min. – Italia 1982. MYMONETRO Il pianeta azzurro * * * 1/2 - valutazione media: 3,92 su 10 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Il film è un canto d’amore alla vita con le sue tenere e bellissime immagini sulla luce, i fiori, l’acqua, il sole, il contrasto con la vita che ci circonda piena di caos, rumore, grida. Anche la morte è rappresentata dolcemente.

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Regia di Francesco Patierno. Un film con Roberto RosselliniAnna MagnaniIngrid Bergman. Genere Documentario – Italia2011durata 52 minuti. Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Un gruppo di giovani cineasti guidati dal pioniere della cinematografia subacquea Francesco Alliata fonda una casa di produzione denominata Panaria Film. Il loro punto di riferimento sono le Eolie e presentano a Roberto Rossellini le riprese effettuate e delle idee per un film possibile. Rossellini all’epoca vive una storia d’amore con la passionale Anna Magnani. Un giorno però legge la lettera di un’attrice svedese ormai famosa ad Hollywood: Ingrid Bergman. Costei si dichiara disponibile a lavorare con lui. Il loro legame diverrà ben presto qualcosa che va oltre la professione. Rossellini si approprierà delle idee degli uomini della Panaria Film e girerà con lei Stromboli. La Magnani non starà però con le mani in mano e, con la regia di William Dieterle, girerà, sempre alle Eolie, Vulcano.
Tenendo come base il libro di Anile e Giannice dal titolo omonimo, Francesco Patierno ha realizzato un interessantissimo documentario che permetterà a chi all’epoca c’era di ripercorrere una vicenda che tenne in agitazione le cronache di mezzo mondo. Chi è venuto dopo avrà modo di venire a conoscenza di una commistione quasi irripetibile di realtà e immaginario. Grazie infatti a un amplissimo materiale di repertorio viene offerta una lettura delle vicende (che furono davvero senza esclusione di colpi) che va al di là del documentario di ricostruzione di un’epoca. Patierno riesce a far ‘parlare’ sequenze dei film delle tre dramatis personae facendoli diventare parte integrante della storia. Il cinema, con il suo carico di finzione, diventa più vero del vero grazie ad un’osmosi che si rivela al contempo efficace ed appassionante.

Regia di Francesco Patierno. Un film Da vedere 2017 con Barbora BobulovaAnita CaprioliCarolina CrescentiniSilvia D’AmicoIsabella FerrariCast completo Genere Documentario, – Italia2017durata 75 minuti. Uscita cinema giovedì 7 giugno 2018 distribuito da Officine Ubu. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 3 recensioni.

Nata il 1° gennaio 1923 a Milano, Valentina Cortese è una delle pochissime star nostrane ad essere approdata a Hollywood e ad aver conosciuto splendori e stravaganze dello studio system. Lo ha fatto con successo, alla fine degli anni Quaranta, in fuga da una realtà che le stava troppo stretta, sposando nel ’51 l’attore Richard Baseheart, per poi tornare in Italia e, grazie al sodalizio con Giorgio Strehler, diventare anche un’icona del teatro (ambito «dove tutto è possibile»). Diva! di Francesco Patierno (Pater familias, Il mattino ha l’oro in bocca, La gente che sta bene) è un documentario dall’approccio anticonvenzionale, non celebrativo ma intimo, dall’andamento non cronologico, che tiene miracolosamente insieme cinefilia e re-enacting, ricreazione drammatica.

Locandina Alfa Tau!

Un film di Francesco De Robertis. Con Liana PersiGiuseppe AddobbatiDocumentarioRatings: Kids+16, b/n durata 90 min. – Italia 1942MYMONETRO Alfa Tau!  valutazione media: 3,38 su 7 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Realizzato dal centro cinematografico del Ministero della Marina questo lungo documentario fa parte della trilogia dedicata ai “combattenti del mare”. Gli altri due film erano Uomini sul fondo dello stesso De Robertis e La nave bianca scritto e sceneggiato da De Robertis stesso ma realizzato poi da Roberto Rossellini.

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Ti-Koyo e il suo pescecane (1962) - Film - Movieplayer.it

Un film di Folco Quilici. Con Denis PuhiraAl KauweDocumentariodurata 95 min. – Italia 1962MYMONETRO Ti-Koyo e il suo pescecane ***1/2- valutazione media: 3,67 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Un bambino trascorre le sue ore in compagnia di un piccolo pescecane. Dopo alcuni anni, diventati ambedue grandi, si ritrovano e si dedicano al recupero di ostriche nella laguna. Dovranno smettere per colpa di alcuni avidi pescatori.

Locandina italiana Quadrophenia

Un film di Franc Roddam. Con Phil Daniels, Leslie Ash, Philip Davis, Mark Wingett, Sting.Documentario, Ratings: Kids+13, durata 115 min. – Gran Bretagna 1979. – Nexo Digital uscitamercoledì 10 dicembre 2014. MYMONETRO Quadrophenia * * * - - valutazione media: 3,29 su 16 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Londra, anni sessanta. I mods e i rockers, le due principali giovanili a cui si aggregano i ragazzi britannici, si preparano al gran giorno in cui si scontreranno tra loro, alla spiaggia di Brighton, senza esclusione di colpi. Jimmy è un mod duro e puro, veste un parka e guida una lambretta, ascolta rhythm and blues e cura il proprio taglio di capelli. Dentro di sé la rabbia è pronta ad esplodere, alimentata dall’odio per un mondo incapace di comprenderlo.
Radicalmente diversa per approccio e fedeltà alla fonte rispetto alla visionaria trasposizione di Ken Russell della prima opera-rock firmata Pete Townshend, Tommy, Quadrophenia di Franc Roddam – curiosamente inventore molti anni più in là del format televisivo di MasterChef – cerca di intercettare l’angst giovanile di una intera generazione, convogliandola nei turbamenti del giovane Jimmy. Un ribelle senza causa, un eterno insoddisfatto, perso tra misoginia e anfetamine, fedele a ideali che sembrano dogmi sacri ma che si dimostrano effimeri.
Quadrophenia esce in sala nel 1979, dopo che il punk già attraversa la sua parabola discendente, ed è come se l’amaro lascito dell’ennesima occasione di rivolta mancata contro il sistema attraversi tutto il film, fino a renderlo un paradigma del romanzo di crescita di chi è incapace (o privo di volontà) di entrare in società. Un’opera criticata per la sua superficialità, che invece colpisce per il suo schietto realismo, che privilegia l’impatto emozionale agli orpelli di sceneggiatura, la scarica di adrenalina immediata alla costruzione articolata.
Proprio come i singoli degli Who, brevi e fulminanti, conclusi dalla distruzione di una chitarra o di una batteria. Is it Me for a Moment?, I’m One, I’ve Had Enough, canzoni e testi immortali, titoli in grado di sussumere l’universo egocentrico e claustrofobico di un ragazzo prigioniero delle proprie contraddizioni, desideroso di lotta e ribellione per evitare di scendere a patti con una società con cui è impossibile relazionarsi. Per evitare, forse, di guardare dentro se stesso e scoprire di non essere così speciale né così diverso dagli odiati altri. Jimmy insegue un amore e trova una delusione, insegue un ideale e trova disillusione, misurando la distanza tra l’astrazione e la miseria circostante, senza mai essere sfiorato dalla tentazione di un compromesso. Una volontà incrollabile, forse inconciliabile.
Dove Russell stravolgeva anche i brani stessi degli Who, affidandoli ad altri musicisti, Roddam riempie la colonna sonora del rock di Townshend e Daltrey e dell’R&B o Northern soul britannico amato dai mods, ricreando il microcosmo di un movimento che fu capostipite nella fusione di un modus vivendi e di un rigido codice di abbigliamento a cui attenersi. Senza indulgere oltre il necessario sull’aspetto fenotipico del movimento, ma cercando di coglierne l’essenza e di visualizzarlo dalla prospettiva, allucinata ma lucida, di Jimmy.
Al protagonista presta volto e accento cockney Phil Daniels, all’epoca una delle maggiori promesse del cinema britannico: la sua iconica interpretazione non gioverà al prosieguo della carriera, rendendolo ironicamente prigioniero di un personaggio a sua volta imprigionato da una gabbia invisibile. MaQuadrophenia era e resta uno dei più credibili manifesti generazionali, inconsueto e talora quasi grezzo – dominato dalla camera a mano – ma potente come un riff di Townshend o una rullata di Keith Moon.

Locandina Uno specialista - Ritratto di un criminale moderno

Un film di Eyal Sivan. Titolo originale Un spécialiste, portrait d’un criminel moderneDocumentariodurata 128 min. – Francia, Germania, Belgio, Israele, Austria 1999.

Montaggio di 2 delle 350 ore del processo ad Adolf Eichmann facendo riferimento al libro di Hannah Arendt La banalità del male. Uno dei più determinati criminali di guerra appare come un essere mediocre, che ha ‘eseguito il proprio lavoro’ con metodica e burocratica applicazione.

Milano '83 (1983) | FilmTV.it

Un film di Ermanno OlmiDocumentariodurata 65 min.

Un’ora per 1.500 inquadrature in totale, mantenendo una media di 23 al minuto. Milano ’83 è il documentario senza voci realizzato da Ermanno Olmi all’interno del progetto “Le capitali culturali d’Europa”, che incluse – oltre al ritratto di Milano – anche quello della Lisbona di Manoel de Oliveira, di Atene vista con gli occhi di Theo Angelopoulos e della Varsavia di Krzysztof Zanussi. Il soggetto di Olmi è la Milano a cavallo tra la fine del 1982 e l’inizio del 1983, vista nell’arco di due giornate ideali che comprimono la quotidianità della città e dei suoi abitanti osservati da mattina a sera.