Category: Documentario


Un film di Dziga Vertov. Titolo originale Celovek s kinoapparatum. Documentario, b/n durata 64′ min. – Russia 1929. MYMONETRO L’uomo con la macchina da presa * * * 1/2 - valutazione media: 3,70 su 9 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

L’uomo con la macchina da presa è il monumento del cinema costruttivista sovietico, un vorticoso mosaico sull’utopia dell’uomo-macchina e di un mondo nuovo. Nonostante la sua indiscussa reputazione, questo classico del cinema muto non è mai stato mostrato con la musica che lo stesso Vertov aveva immaginato per il film, e che fu eseguita soltanto alla sua prima uscita. I nostri agenti di Mosca hanno scovato il manoscritto negli Archivi di Stato; dopo averlo letto, abbiamo pensato che la Alloy Orchestra (già vista all’opera con Sylvester al Festival di Telluride e, lo scorso anno, con Lonesome) fosse l’approdo ideale per il visionario progetto di Vertov. Il risultato è un’abbagliante, distorta sinfonia di musica concreta, trasmissioni radio e danze popolari, un’esperienza sonora esplosiva per un film destinato a celebrare la bellezza del caos. -PCU Il suono nell’Uomo con la macchina da presa è ben più di un’illustrazione alle immagini. Nella visione futuribile di Vertov, il cinema si sarebbe fuso con la radio allo scopo di mettere in contatto i proletari di tutto il mondo, infrangendo così le frontiere e annullando le distanze: “L’uomo con la macchina da presa, scrisse lo stesso Vertov nel 1929, costituisce il passaggio dal cine-occhio al radio-occhio”. In effetti, il film diviene una sorta di radio-occhio grazie a una serie di immagini sonore durante la sequenza dedicata a un dopolavoro del futuro, con visioni sovrapposte a un altoparlante in primo piano. -NT -PCU -YT

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Locandina La sesta parte del mondo

Un film di Dziga Vertov. Titolo originale Sestaja cast’ miraDocumentariodurata 66 min. – URSS 1926.

Uno dei documentari del grande regista sovietico. Lo girò per conto dell’Ente statale per il commercio. Infatti metteva in risalto la macchina produttiva russa. Ritmo molto moderno. Le immagini sono alternate a parole, frasi, motti, un metodo utilizzato in un altro ambito da Godard.

SUL 45� PARALLELO - Dalla pianura padana alla Mongolia ...

Un film di Davide FerrarioDocumentariodurata 50 min. – Italia 1997.

La storia è la seguente: finito di girare insieme Tutti giù per terra, Davide Ferrario (regista) vorrebbe seguire la tournèe in estremo oriente dei Csi (fra i protagonisti del film); per varie ragioni la tournèe diventa un molto più modesto viaggio di piacere in Mongolia per il cantante e il chitarrista della band, ovvero Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni. Ma Ferrario è impegnato nella rifinitura della pellicola e così manda un operatore, Marco Preti, a seguire i due musicisti, rimanendo però in continua comunicazione con il trio; nel frattempo il regista si ritaglia tempi e luoghi, nella pianura padana dove vive e lavora, per girare materiale sorprendentemente affine a quello che sto accadendo dall’altra parte del mondo. Sullo stesso parallelo, il quarantacinquesimo: come uno spartiacque, una linea di demarcatura (è anche il parallelo che divide a metà l’emisfero settentrionale del pianeta) che congiunge non solo idealmente luoghi fra loro remoti e in apparenza molto dissimili. Ecco così che assistiamo alle imprese di lottatori mongoli e di culturisti italiani, conosciamo un contadino emiliano che, senza essere mai stato in Asia, parla quasi cento lingue di quei luoghi, vediamo lo scorrere della vita in Asia  e in Italia “come corsi d’acqua che prendono linee impreviste e in fondo si mescolano sempre tutte”, osserviamo insomma come la natura abbia in realtà reso vicini e in un certo senso fratelli anche gli esseri umani più distanti fra loro. Il tutto amabilmente condito da una colonna sonora eccezionale: le (al momento) nuovissime canzoni di Tabula Rasa Elettrificata, disco appena finito di registrare dai Csi, che peraltro contro ogni previsione andrà filato al primo posto in classifica. Un documentario essenzialmente ‘povero’, cioè privo di grandi scene a effetto, abbastanza corto (50 minuti) e realizzato con estrema naturalezza, per di più con una piccolissima troupe, ma nel quale ciò che conta sono le idee alla base: e quelle sono ricchissime. 

Locandina Baraka

Un film di Ron FrickeDocumentariodurata 96 min. – USA 1992MYMONETRO Baraka ****- valutazione media: 4,28 su 13 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Dall’alba al tramonto, una giornata per viaggiare attraverso il mondo e gli uomini che lo abitano. Baraka racconta l’umanità attraverso immagini di qualità e classe straordinarie, accompagnate da un commento musicale non meno esaltante. Apparentemente privo di alcun filo conduttore, il film svela lentamente il suo intento: mostrare la disarmante bellezza intrinseca nella natura così come nell’uomo, quale essere vivente e quale essere sociale. La religione e il rapporto con la natura (due cose che coincidono, sotto certi punti di vista) sono le chiavi di volta nella comprensione dell’evoluzione spirituale delle varie compagini dell’umanità, anche nei momenti più cupi della sua Storia – l’Olocausto, la povertà delle favelas, la cementificazione selvaggia. Un’opera incantevole, emozionata ed emozionante. Come la vita stessa.

Regia di Crystal Moselle. Un film Da vedere 2015 con Mukunda AnguloBhagavan AnguloJagadisa AnguloKrsna AnguloNarayana AnguloCast completo Titolo originale: The Wolfpack. Genere Documentario, – USA2015durata 80 minuti. Uscita cinema giovedì 22 ottobre 2015 distribuito da Wanted. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 – MYmonetro 3,50 su 4 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

I sette fratelli Angulo, di madre statunitense e padre Inca peruviano, sono cresciuti nel Lower East Side di Manhattan come su un’isola deserta: per anni infatti hanno vissuto segregati in casa, uscendo un massimo di nove volte l’anno, e qualche anno non uscendo mai. Papà Oscar era l’unico a possedere le chiavi di casa, a decidere come e quando ci si potesse spostare all’interno dell’appartamento, ad assicurarsi che moglie e figli non venissero “contaminati” dal mondo esterno. Sui suoi famigliari l’uomo, seguace del culto Hare Krishna, aveva un potere assoluto. Del resto per i suoi sei figli maschi e la sua unica figlia femmina, nonché per la consorte, Oscar era Dio: un dio intransigente, a volte violento, spesso ubriaco e fuori controllo, sempre onnipresente.
The Wolfpack, vincitore del Gran Premio della Giuria al Festival di Sundance nella sezione Documentari, racconta – o meglio, fa raccontare ai diretti interessati – l’esistenza anomala degli Angulo e la loro graduale acquisizione di una misura di autonomia e autodeterminazione. La regista esordiente Crystal Moselle si è imbattuta per caso nei sei fratelli e li ha avvicinati a poco a poco, entrando in sintonia con quel nucleo famigliare così anomalo attraverso il comune amore per il cinema. Gli Angulo infatti hanno una vera e propria venerazione per la Settima arte, comunicata ai figli proprio dal Dio-padre: solo attraverso il cinema hanno conosciuto la realtà, e infatti quando la incontreranno “dal vivo” continueranno a paragonarla a scene delle migliaia di film cui hanno assistito, che hanno collezionato in forma di vhs e dvd, unici supporti mediatici, insieme a una videocamera, in una casa in cui televisione, computer e persino telefono erano off limits, in quanto veicoli di contaminazione col mondo.
I ragazzi Angulo, tutti incredibilmente cinegenici, si raccontano come personaggi da film, e si divertono a reinterpretare i copioni (trascritti parola per parola alla macchina da scrivere) dei loro film preferiti, creando i propri costumi con materiali di risulta. Per cinque anni Moselle ha filmato il loro cinema nel cinema, testimoniando con una sovrapposizione a matrioska la messinscena che è l’intera vita dei ragazzi. Anche la storia stessa di The Wolfpack è imbevuta di cinema, da Gli acchiappafilm a Mosquito Coast, con sfumature che ricordano, per rimanere al passato recentissimo, PartisanMiss Violence e Mustang, tutte storie di padri padroni seguaci di culti (o culture), e dei loro figli (e mogli) confinati in casa.
The Wolfpack non è un film di finzione, ma si inserisce in quel nuovo filone documentaristico che indica l’autentica direzione futura del genere: quello storytelling autoctono che non è né documentazione oggettiva della realtà, né ibridazione da docufiction (come Sacro G.R.A.The Wolfpack ricorda lo straordinario Stories We Tell di Sarah Polley, che ricostruiva la vicenda della madre dell’attrice canadese lasciando spazio a rivelazioni che si dispiegavano in tempo reale davanti agli occhi della figlia (e ai nostri). Sia in Stories We Tell che in The Wolfpack l’operazione registica è principalmente maieutica, l’intervento saggio e partecipe di una levatrice che accompagna e asseconda un parto naturale: forse non è un caso che dietro la cinepresa ci siano mani (e menti) femminili.
The Wolfpack è un’operazione metacinematografica che ha per location una camera oscura (l’appartamento a scatola cinese in cui sono rinchiusi gli Angulo, e nel quale ambientano le loro autorappresentazioni) animata da persone che sono simultaneamente esseri umani reali e interpreti cinematografici della propria esistenza. Ma è anche un commovente inno alla libertà come diritto umano inalienabile e una struggente presa di coscienza da parte di sei anime giovani (all’unica sorella andrebbe dedicato un film a parte) e una non più giovane.
Il vero salto di qualità però è compiuto dalla regista quando, dopo un’ora di documentario in cui hanno parlato i ragazzi e la moglie, dà voce anche a Oscar, contemplando la possibilità che esistano più sfumature in questa storia e più rifrazioni nel caleidoscopio umano, perché non esistono risposte semplici, né una comfort zone in cui trovare inequivocabilmente riparo. Questa si chiama onestà documentaristica, questo sì che è coraggio.

  • Piano Blues, USA, Genere: Documentario,durata 90′,Regia di Clint Eastwood, Con Ray Charles, Little Richard, Dr. John, Pinetop Perkins

La passione di una vita per il piano blues: è quella di Clint Eastwood anche interprete di un documentario che utilizza un vero e proprio tesoro composto da documenti di imporrtanza storica e interviste ad alcune leggende viventi del Blues tra cui Ray Charles, Little Richard e Dr. John.

Sans Soleil (1983) - IMDb

Un film di Chris Marker. Con Florence Delay Documentariodurata 100 min. – Francia 1983.

Immagini dell’Islanda, guerriglieri della Guinea-Bissau, lettere di un cameraman ungherese, agonia di una giraffa, video-deliri di un giapponese, frammenti della voce di Arielle Dombasle: Chris Marker secerne il suo miele da tutto quello che incontra. Una riflessione ininterrotta sulla memoria e sulle sue tracce. Mi domando, dice lui stesso, «come facciano a ricordarsi delle cose, quelli che non fotografano, che non filmano, che non registrano al video, come faceva l’umanità prima di questi apparecchi a coltivare la memoria… Ora lo so, scrivevano la Bibbia, banda magnetica dell’eternità, di un tempo che dovrà rileggersi senza sosta, per sapere di essere esistito». Felici noi, allora, uomini del XX secolo, che abbiamo sia la Bibbia, sia Chris Marker, fotografo che scrive con le immagini.


Bif&st 2012 | Bene! quattro diversi modi di morire in versi (Blok ...

Un film di Carmelo BeneDocumentariodurata 98 min. – Italia 1974.

Carmelo Bene legge e interpreta alcuni grandi poeti russi, Majakovskij, Blok, Esenin e Pasternak.

Locandina Storia di vita e di malavita - Racket della prostituzione minorile

Un film di Carlo Lizzani. Con Anna Rita GrapputoCinzia MambrettiCristina MoranzoniGiuliana RiveraEnzo Fisichella. continua» Drammaticodurata 93 min. – Italia 1975

Il film nasce da un’inchiesta sulla prostituzione minorile, condotta da Marisa Rusconi.

3/5
Risultati immagini per Chernobyl miniserie

Chernobyl è una miniserie televisiva statunitense e britannica, creata e scritta da Craig Mazin e diretta da Johan Renck.I cinque episodi raccontano la storia del Disastro di Černobyl’ a oltre 30 anni dall’accaduto, e seguono gli uomini e le donne che si sono sacrificati per salvare l’Europa da un disastro nucleare.Le vicende raccontate si basano, in gran parte, sui resoconti degli abitanti di Pripyat, raccolti dalla scrittrice Premio Nobel per la letteratura Svetlana Alexievich nel suo libro Preghiera per Černobyl’

La miniserie si concentra sulla portata devastante del disastro di Černobyl’ che si verificò nell’Ucraina sovietica il 26 aprile 1986, rivelando come e perché è accaduto, e raccontando le vicende degli eroi che hanno combattuto a costo della loro vita.

4.00/5
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Regia di Brian Knappenberger. Un film Da vedere 2014 Genere DocumentarioBiografico – USA2014durata 105 minuti. Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Che il loro figlio Aaron sia un genio, i suoi genitori, Mr. e Mrs. Swartz lo capiscono subito, quando fin da piccolo (è nato nell’86) lo vedono applicarsi con sorprendente successo e creatività alla programmazione informatica, come se fosse nato per sviluppare la rete. Curiosità senza fine, slancio alla condivisione del sapere, nella foto di gruppo al convegno scientifico o alla premiazione Aaron è il ragazzino più basso coi calzoni corti, spesso in mezzo ad adulti. Vuole fare del mondo un posto migliore, con la forza dell’intelligenza più brillante e pura, che non smette mai di farsi domande, di cercare soluzioni ai problemi, inventare strumenti geniali come il feeder RSS o il sito Reddit, tra gli altri. Una purezza che non conosce competitività – ecco perché Aaron non regge la pressione e si licenzia dalla rivista “Wired”.
Una ricerca disinteressata al profitto. Che non concepisce l’elitarismo della cultura e il cartello delle corporation sulle pubblicazioni scientifiche. Vorrebbe l’accesso libero all’istruzione, non può farlo senza infrangere il copyright. Quando come atto dimostrativo scarica illegalmente articoli scientifici, l’FBI si mette sulle sue tracce e lo spaventa. A quel punto la rete diventa per lui la piazza su cui promuovere campagne progressiste. L’11 luglio 2011 il pretesto per arrestarlo arriva da un cavillo (la sottoscrizione di un manifesto che incita alla condivisione e quindi al download illegale). Aaron si difende ma un procuratore ha deciso di farne un caso esemplare. Nel processo che seguirà, le imputazioni a suo carico saranno molto pesanti: oltre a 1 milione di dollari di multa, il rischio di una condanna a 35 anni di prigione. L’11 gennaio 2013 Aaron si suicida nel suo appartamento di Brooklyn.

3.50/5
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Risultato immagini per Dear America - Lettere dal Vietnam

Un film di Bill Couturié. Titolo originale Dear AmericaDocumentariodurata 87 min. – USA 1987.

Sulle immagini angoscianti della “sporca guerra”, si sovrappone la voce che legge le lettere dei soldati in Vietnam, tra il 1965 e il ’68. Il materiale di repertorio dell’emittente televisiva americana NBC fornisce una testimonianza vera e toccante delle sofferenze, delle inquietudini, delle prove tremende cui furono sottoposti i ragazzi inviati a combattere una guerra che spesso non capivano, con la paura di morire. Colonna sonora con contributi di Bob Dylan, Rolling Stones, Springsteen e musiche rock.

Locandina La stregoneria attraverso i secoli

Un film di Benjamin Christensen. Con Benjamin ChristensenMaren PedersenKaren Winther Titolo originale HäxanDocumentariodurata 105′ min. – Svezia 1922.

Mentre Sandberg si esercita con Dickens, il cinema scandinavo è daccapo a una svolta: Dreyer dirige per la Nordisk Blade af Satans Bog (1921), Christensen per la Svenska Häxan (1922; titolo danese Heksen) … Satana nei millenni, la stregoneria attraverso i secoli. Pur sopravvalutato, il film di Christensen segna, chi lo veda la prima volta, un incontro goloso e sconcertante. Ubriachezza lussuria sporcizia superstizione vi si fan beffe di un’umanità degradata e deforme; l’angolazione scientifica è appena il pretesto per un divertissement, godibilmente sordido, laido e sbracato: la cattura della strega mangiona, il sabba dei diavoli tra il fumo e i rami contorti, il volo delle megere, l’unzione della fanciulla, gli amori satireschi, le donne sui pitali, il ballo delle suore tentate. Cenci e tonache, filtri e amuleti: l’atto di accusa ai tribunali ecclesiastici passa in seconda linea di fronte al losco puntiglio di un inventario crudo e minuzioso, vittorughiano. In sostanza, Dreyer si muove già verso approdi spiritualistici; Christensen fa una natura morta. Entrambi contribuiscono a mettere il cinema scandinavo sulla strada del simbolismo. (Francesco Savio, Visione privata, Roma, Bulzoni, 1972)

Risultato immagini per L'Avvocato del Terrore"

Un film di Barbet Schroeder. Titolo originale L’avocat de la terreurDocumentariodurata 131 min. – Francia 2007.

 Film documentario del 2007 diretto da Barbet Schroeder, sulla controversa figura di Jacques Vergès.

Locandina Per uno solo dei miei due occhi

Un film di Avi Mograbi. Con Shredi Jabarin Titolo originale Nekam achat mishtey eynayDocumentariodurata 104 min. – Francia, Israele 2005. – Fandango uscita venerdì 28 marzo 2008.

Nel corso dei secoli Israele ebbe una serie di uomini dalla forte personalità, capaci di ricondurre il proprio popolo lontano dai culti idolatrici nei quali ricadevano continuamente. Il più noto è senza dubbio Sansone, uomo dalla forza leggendaria che fu tradito dalla moglie Dalila. Sansone le aveva rivelato che il segreto della sua potenza risiedeva nella folta capigliatura. Dalila tagliò le sue sette trecce, rendendolo inerme e facendolo imprigionare e accecare. Legato alle colonne del tempio, durante una festa idolatrica, Sansone pregò Dio di restituirgli l’antico potere e “uno solo dei suoi due occhi” per castigare e avere vendetta sui Filistei.
Ripercorrendo le gesta di uno dei “giudici” di Israele, morto suicida uccidendo i Filistei, il documentarista Avi Mograbi riflette sulla cultura della morte nell’Islam, assimilabile e per nulla estranea a quella dei miti ebraici. Storia, mito e attualità si intrecciano e si fondono sullo sfondo della realtà palestinese, occupata e bloccata ai check-point dall’esercito israeliano. Il dramma palestinese è una realtà innegabile per il documentarista israeliano, che al suo debutto in lungo (ma lo aveva fatto anche “in corto”) affronta la crisi tra Israele e Palestina, rilegge in modo critico il mito di Sansone e di Massada e prova ad aprire una breccia nel muro segregazionista che si sta erigendo.

3.5/5
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Risultati immagini per alcool tretti locandina

Un film di Augusto Tretti. Con Mario Graziosi Documentariodurata 100 min.

Francesco è un giovane della provincia veneta con tendenze all’alcolismo. Ha un lavoro precario ed è spesso indotto a bere anche dalla gente del posto che ha una mentalità paesana ed ignorante nei confronti dell’alcool. Infatti un po’ tutti sono alcolisti, dagli anziani soli ai giovani in gruppo, dai camionisti agli attori famosi. Il fenomeno è maggiormente diffuso anche per colpa della pubblicità ingannevole che attribuisce all’alcool delle proprietà quasi magiche e che gli permette quindi di essere utilizzato come pillola per il mal di vivere. Francesco trova un lavoro come operaio ma qui viene portato alla morte per cirrosi epatica dalla colpevole usanza del capocantiere di far bere i suoi lavoranti per ottenere migliori risultati.

Un film di Artur Aristakisjan. Titolo originale LadoniSperimentaledurata 129 min. – Russia 1993.

Dieci “capitoli” sull’esistenza miserabile di mendicanti e senza casa nella Russia di oggi. Un vero e proprio popolo composto di senzatetto, barboni, poveri, malati di mente, emarginati si riversa nelle strade delle città dopo il crolo del regime comunista. L’ipocrisia propagandistica del vecchio regime aveva infatti provveduto a rinchiudere queste persone nei gulag o negli ospedali psichiatrici. Ora che i campi di rieducazione non ci sono più e i manicomi ricoverano solo dei veri malati. Il bubbone esplode in tutta la sua virulenza.

4/5
Locandina Parole sante

Un film di Ascanio CelestiniDocumentariodurata 75 min. – Italia 2007. – Fandango uscita venerdì 1 febbraio 2008.

Parole sante è il secondo documentario di Ascanio Celestini che torna a parlare di lavoro e sfruttamento dopo Senza paura che si occupava della vicenda di sei lavoratori notturni. Il noto drammaturgo ha incontrato un gruppo di precari che hanno lavorato in questi anni nel più grande call center italiano. Migliaia di persone sono passate per l’Atesia con sede a Cinecittà in un’anonima palazzina che solo all’apparenza sembra un condominio qualunque. Numeri da capogiro: trecentomila telefonate al giorno, quattromila impiegati.
La storia prende vita attraverso le loro interviste e le loro parole. Per quanto Celestini voglia trovare delle risposte, il filmato solleva domande scomode su questa realtà poco approfondita ma, più in generale, ricostruisce le forme di organizzazione e lotta passando dai sindacati per arrivare ai partiti e allo Stato. In modo chiaro e diretto, viene cancellata l’idea che la flessibilità possa essere uno strumento per calare la disoccupazione. Rimane, però, la confusione su cosa sia un lavoratore precario. Sono persone che scelgono la flessibilità per sentirsi più libere oppure sono subordinati a cui le aziende fanno un contratto a progetto per risparmiare? Difficile trovare una collocazione per loro visto che il mercato del lavoro cambia di giorno in giorno.
Il documentario si preoccupa non solo di fornire stime precise su un fenomeno sempre più preoccupante ma sottolinea anche il forte disagio emotivo vissuto da molti ragazzi che, spesso, accettano un lavoro pagato cinquecentocinquanta euro. Fugge l’inchiesta esattamente come si allontana dalla trappola di cadere nella distinzione tra politica e anti-politica. Il cinema e teatro sono politici nel loro stesso essere in quanto parlano di cose che accadono alle persone.

Regia di André Sauvage. Un film Genere Documentario – Francia1928durata 80 minuti.

Parigi, anni ’20. Prendendoci per mano con la sua macchina da presa, André Sauvage ci fa conoscere la poesia di Parigi attraverso monumenti, insegne, pubblicità, vetrine di negozi, persone, dettagli di volti, corpi ed emozioni. Un poeta che, attraverso il suo sguardo visionario, ci fa dono del ritratto della sua città e della possibilità di saggiarne ed immaginarne il fermento negli anni folli che ne hanno suggellato la bellezza.

Regia di Alex Gibney. Un film Da vedere 2007 con Brian Keith Allen, Moazzam Begg, Willie Brand, George W. BushDick Cheney, Jack Cloonan, Christopher Beiring, Jack Cafferty, Brian Cammack, William Cassara (II), Doug Cassel, Damien Corsetti, Thomas CurtisCast completo Genere Documentario – USA2007durata 106 minuti. Uscita cinema venerdì 22 maggio 2009

Il lato oscuro è quello degli USA dopo l’11-9-2001, durante le 2 presidenze di Bush Jr. Il taxi è del contadino afghano Dilawar che si era messo a fare il taxista. Nel 2002 fu arrestato dalla Milizia Militare USA e 5 giorni dopo morì per le percosse e le torture subite, nella prigione di Bagram, come sospetto complice terrorista di Al Qaeda e dei talebani. Il ricorso alla tortura negli interrogatori, adottata dalla CIA e dall’esercito USA, è il tema centrale di questo nauseante e impietoso docudrama del documentarista Gibney ( Enron – L’economia della truffa ), frutto di una laboriosa inchiesta che dall’Afghanistan passa all’Iraq (le famigerate fotografie del carcere di Abu Ghraib) e alla sofisticata prigione di Guantanamo. Sfilano soldati che eseguirono gli interrogatori, 2 giornalisti del New York Times che fecero scoppiare lo scandalo, detenuti innocenti torturati, generali che trasmisero o permisero gli atroci abusi, il personale dell’amministrazione Bush, lo stesso Bush e i suoi principali consiglieri legali che riuscirono ad aggirare le regole della Convenzione di Ginevra per la tutela dei diritti dei prigionieri di guerra. Notizie preziose: l’FBI si dissociò dalla CIA; solo il 7% dei presunti terroristi furono catturati da forze USA; tutti gli altri denunciati e consegnati dagli alleati; nel carcere di Bagram la temperatura arrivò a 65 °C. Voce narrante: Luigi La Monica. Oscar 2007 per il documentario. Inosservato in Italia.

3.30/5