Category: Documentario


Regia di Alex Gibney. Un film Da vedere 2007 con Brian Keith Allen, Moazzam Begg, Willie Brand, George W. BushDick Cheney, Jack Cloonan, Christopher Beiring, Jack Cafferty, Brian Cammack, William Cassara (II), Doug Cassel, Damien Corsetti, Thomas CurtisCast completo Genere Documentario – USA2007durata 106 minuti. Uscita cinema venerdì 22 maggio 2009

Il lato oscuro è quello degli USA dopo l’11-9-2001, durante le 2 presidenze di Bush Jr. Il taxi è del contadino afghano Dilawar che si era messo a fare il taxista. Nel 2002 fu arrestato dalla Milizia Militare USA e 5 giorni dopo morì per le percosse e le torture subite, nella prigione di Bagram, come sospetto complice terrorista di Al Qaeda e dei talebani. Il ricorso alla tortura negli interrogatori, adottata dalla CIA e dall’esercito USA, è il tema centrale di questo nauseante e impietoso docudrama del documentarista Gibney ( Enron – L’economia della truffa ), frutto di una laboriosa inchiesta che dall’Afghanistan passa all’Iraq (le famigerate fotografie del carcere di Abu Ghraib) e alla sofisticata prigione di Guantanamo. Sfilano soldati che eseguirono gli interrogatori, 2 giornalisti del New York Times che fecero scoppiare lo scandalo, detenuti innocenti torturati, generali che trasmisero o permisero gli atroci abusi, il personale dell’amministrazione Bush, lo stesso Bush e i suoi principali consiglieri legali che riuscirono ad aggirare le regole della Convenzione di Ginevra per la tutela dei diritti dei prigionieri di guerra. Notizie preziose: l’FBI si dissociò dalla CIA; solo il 7% dei presunti terroristi furono catturati da forze USA; tutti gli altri denunciati e consegnati dagli alleati; nel carcere di Bagram la temperatura arrivò a 65 °C. Voce narrante: Luigi La Monica. Oscar 2007 per il documentario. Inosservato in Italia.

3.30/5

Risultati immagini per Europa di Notte blasetti

Un film di Alessandro Blasetti. Con Domenico ModugnoCarmen SevillaHenry SalvadorArmando Calvo. continua» Documentariodurata 95 min. – Italia 1959.

Il film raccoglie “numeri” artistici tra i più belli dei locali notturni di Parigi, Vienna, Londra, Madrid.

Locandina Sonata per viola. Dmitrij Shostakovich

Un film di Semjon Aranovich, Aleksandr Sokurov. Titolo originale Al’tovaya Sonata: Dmitrij ShostakovichDocumentariodurata 80 min. – URSS 1989.

Il talentuoso regista indipendente russo Sokurov firma uno dei suoi primi documentari “a sfondo musicale”. È il turno del grande compositore sovietico Dmitrij Shostakovich (1906-1975), la cui vita viene raccontata, con un pizzico di quella piacevole grazia poetica che è un marchio di fabbrica dell’autore, in continuo contrasto con quello che era il Regime di Stalin. Dall’infanzia a San Pietroburgo, all’amicizia che lo legava agli altri compositori, dall’amore per la sua prima moglie alle difficoltà incontrate per farsi apprezzare dalla critica e dal pubblico, fino agli innumerevoli scontri artistici con la censura russa. Nonostante sia un documentario girato a quattro mani, la componente lirica e particolarmente soggettiva di Sokurov imperversa su tutta la pellicola, così come le note dell’ultima opera di Shostakovich (“Il naso”) e della “Sonata per viola” che dà appunto il titolo all’opera. Ciò che colpisce è la bravura del regista nel delineare la collisione fra un fragile Davide individuale e un mostruoso Golia burocratico e tirannico. Meritevole, anche se qua e là si sbadiglia.

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Locandina Napoli Napoli Napoli

Un film di Abel Ferrara. Con Benedetto Sicca, Luigi Maria BurruanoSalvatore RuoccoPeppe LanzettaLuca Lionello. continua» Docu-fictiondurata 102 min. – Italia 2010

Nato dall’incontro tra Abel Ferrara e Gaetano di Vaio, ex microcriminale napoletano, impegnato da tempo a fermare la criminalità giovanile, che ha fondato la sua associazione Figli del Bronx, nel tentativo di aiutare i ragazzi di strada attraverso l’utilizzo dell’arte in tutte le sue forme, Napoli, Napoli, Napoli è “un film che esprime, soprattutto, la volontà di narrare la vita, anche in sella a una vespa, catturando le vere sfaccettature della città”, così dichiarava Abel Ferrara due anni fa al Giffoni Film Festival.
Prodotto da Minerva Pictures, Pier Francesco Aiello, Figli del Bronx, Massimo Cortesi, Luca Liguori e Pietro Pizzimento, l’ultima fatica del regista nativo del Bronx e di lontane origini campane, è un docu-fiction, un ritratto della città e delle sue zone d’ombra. A partire da alcune interviste a un gruppo di donne recluse nel carcere di Pozzuoli, la struttura narrativa del film poggia sulla costruzione di tre diverse narrazioni, sceneggiate da Peppe Lanzetta, Maurizio Braucci e Gaetano Di Vaio, dove realtà e finzione si intrecciano in un mosaico articolato.
Il risultato è un film forse non del tutto riuscito, forse proprio per i continui cambi di registro, in quell’alternarsi tra “trascrizione” di una realtà e la sua rielaborazione, che tuttavia ha il dono di non lasciare indifferenti. Un documentario impressionista, dove certamente restano impressi soprattutto il fatalismo, l’amarezza e la rassegnazione di quelle detenute e alcune loro dichiarazioni.
A una di loro, il regista chiede cosa pensi della camorra: “La camorra siamo noi”… “Hai mai letto un libro?”, chiede a un’altra: “Sì, ne ho letto uno sulla camorra, si chiama… Go… Gomorra”

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Man on Wire è un film di James Marsh del 2008, con Ardis Campbell, David Demato, David Roland Frank, Aaron Haskell, Paul McGill, Philippe Petit. Prodotto in Gran Bretagna. Durata: 90 minuti.

Nel 1974, il funambolo Philippe Petit si lanciò in un’impresa audace, ma illegale, camminando in equilibrio su un filo metallico teso tra le due torri del World Trade Center, nel centro di New York. Per quello che alcuni considerano il “crimine artistico” dello scorso secolo l’uomo venne arrestato.

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Slacker è un film indipendente del 1991 scritto, diretto e prodotto da Richard Linklater, che vi appare inoltre nella parte del passeggero di un taxi. Slacker è stato nominato per il Gran Premio della Giuria – sezione film drammatici – al Sundance Film Festival del 1991.

Nel 2012 è stato scelto per essere conservato nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti d’America.[1]

Slacker è un esperimento narrativo che segue una singola giornata della vita di alcuni giovani sfaccendati (Slacker significa appunto fannullone, scansafatiche) che si muovono nel “sottobosco urbano” di Austin, Texas. Nella quarantina di spezzoni che vedono protagonisti un centinaio di personaggi c’è spazio per scene di vita, aneddoti, confronti, riflessioni. Alcuni personaggi fanno riferimento a varie teorie del complotto (omicidio di JFK, contatti alieni durante le missioni Apollo…). Continua a leggere

Locandina italiana Sugar ManUn film di Malik Bendjelloul. Con Stephen Segerman, Dennis Coffey, Steve Rowland, Mike Theodore, Dan Dimaggio. Titolo originale Searching for Sugar Man. Documentario, durata 86 min. – Svezia, Gran Bretagna 2012. – I Wonder e Unipol Biografilm Collection uscita giovedì 27 giugno 2013. MYMONETRO Sugar Man * * * * - valutazione media: 4,33 su 5 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

I primi anni ’70 del rock americano sono una stagione che definire memorabile è riduttivo, per quantità e qualità di offerta musicale: l’onda lunga dei ’60 mescolata alle diramazioni rivoluzionarie che verranno, l’album che si afferma definitivamente sul singolo, i generi che cominciano a mescolarsi in ibridi sempre più suggestivi. Una stagione talmente aurea da costare il semi-anonimato per talenti tutt’altro che trascurabili: gente come Bruce Palmer, Shuggie Otis o Sixto Rodriguez. La parabola di quest’ultimo, però, è così carica di curiosità e sfortunate vicissitudini da meritare un discorso à rebours, che porta a un documentario che diviene dapprima un caso e in seguito un Oscar (per una volta) indiscutibile.

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Un film di Werner HerzogDocumentariodurata 103 min. – USA 2005uscita venerdì 24 novembre 2006. MYMONETRO Grizzly Man

“Una natura stupida, oscena e sbagliata”. Questa è la conclusione cui si arriva di fronte alla toccante riflessione per immagini del regista tedesco, lacerante docu-dramma che ripercorre le tredici estati (dal 1990 al 2003) trascorse in Alaska dall’americano Timothy Treadwell, attivista/ecologista animato dall’ossessione di proteggere dai bracconieri una comunità di orsi grizzly.
Alternando estratti da quel “film di estasi umana e di cupo tumulto interiore” (come l’ha definito il regista) realizzato da Treadwell stesso, suggestive riprese naturalistiche e interviste realizzate a parenti e amici di Tim dallo stesso Herzog, la pellicola va a costruire una drammatica parabola esistenziale sull’utopico sogno dell’Uomo di poter dominare, seppur benevolmente, una Natura atavicamente spietata e violenta . 
Riecheggiando quella di tanti travagliati eroi solitari del cinema di Herzog, la storia di Tim si conclude infatti tragicamente con il brutale attacco da parte di un grizzly all’uomo e alla fidanzata Amie Huguenard, quell’estate al suo fianco. Attacco registrato dal microfono della videocamera di Tim, testimone esclusivamente sonora di una tragedia annunciata. E dolorosamente ripercorsa nel film da Herzog che, mettendosi in campo in prima persona, in maniera toccante e discreta fa sua – ma fortunatamente non nostra – questa straziante e privata tragedia sonora.
Il regista tedesco ribadisce così la sua pessimistica visione del mondo della natura, restituendoci allo stesso tempo tutta l’innocenza e la spontaneità di uno spirito umano ingenuo e vitale. Ultimo amico della natura, oltre ogni limite.

Locandina Il grande Nord

Un film di Nicolas Vanier. Con Norman WintherMay LooAlex Van BibberKen BoltonChristopher Lewis Titolo originale Le dernier trappeurDocumentariodurata 94 min. – Francia2004uscita venerdì 28 aprile 2006. MYMONETRO Il grande Nord. Valutazione media: 3,16 su 12 recensioni di critica, pubblico e dizionari

Il regista Nicolas Vanier è un artista avventuriero che sembra uscito dalle pagine di Jack London, ha scritto diversi libri e ha girato altrettanti documentari prima di incontrare Norman Winther, l’ultimo cacciatore del grande Nord, e di trasformare la sua vita in un film. Norman Winther nella finzione cinematografica è dunque se stesso, un cacciatore di pellicce che vive sulle Montagne Rocciose insieme alla sua compagna Nebaska, un’indiana Nahanni, e alla sua muta di sette cani. Al centro del film c’è l’uomo e il suo rapporto con la natura, quella indomita e selvaggia, con cui il cacciatore si confronta dominando o soccombendo, e quella addomesticata e familiare in cui si rifugia. Da una parte le foreste frequentate da grizzly, lupi e linci, i laghi ghiacciati, i precipizi rocciosi e le basse temperature, dall’altra una casa costruita con gli alberi e i cani che in queste regioni sono davvero qualcosa di più di amici fedeli, addestrati a battere le piste dei cacciatori con cui condividono rischi e successi. Norman vive in simbiosi coi suoi sette cani stabilendo il suo posto “al lato della muta e non al di sopra”. Apache è la splendida femmina husky che guida la muta, diva dai fieri occhi blu, per sua natura impellicciata, che non mancherà di conquistare il cuore di Norman e naturalmente del co-capitano, Voulk. 
Questo inno alla natura, sospeso tra documentario e fiction, riflette sul posto che l’uomo occupa nell’ambiente e sull’importanza della sua attività di predatore che, al contrario di quanto si pensi, contribuisce al ripopolamento e alla riorganizzazione delle foreste. Norman non intende riferirsi alle grandi società forestali o alle stragi indiscriminate di animali, la sua filosofia è quella della natura: “l’uomo è l’animale messo in cima alla scala evolutiva, quello cui spettava controllare il sistema intervenendo in modo intelligente e ragionato”.

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Chernobyl è una miniserie televisiva statunitense e britannica, creata e scritta da Craig Mazin e diretta da Johan Renck.I cinque episodi raccontano la storia del Disastro di Černobyl’ a oltre 30 anni dall’accaduto, e seguono gli uomini e le donne che si sono sacrificati per salvare l’Europa da un disastro nucleare.Le vicende raccontate si basano, in gran parte, sui resoconti degli abitanti di Pripyat, raccolti dalla scrittrice Premio Nobel per la letteratura Svetlana Alexievich nel suo libro Preghiera per Černobyl’

La miniserie si concentra sulla portata devastante del disastro di Černobyl’ che si verificò nell’Ucraina sovietica il 26 aprile 1986, rivelando come e perché è accaduto, e raccontando le vicende degli eroi che hanno combattuto a costo della loro vita.

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cast: Antonietta De Lillo, Leonardo Di Costanzo, Arturo Lavorato, César Augusto Meneghetti, Nanni Moretti, Gianfranco Pannone, Giovanni Piperno, Paolo Pisanelli, Costanza Quatriglio, Marco Santarelli Sceneggiatura Screenplay Christian Carmosino, Vito Zagarrio

Un ritratto appassionato, disilluso e possibilmente (auto)ironico di una generazione di cineasti che ha deciso di solcare le strade impervie del cinema del reale. Continua a leggere

Regia di Slavko Martinov. Un film con Eugene ChangSusannah Kenton. Genere Documentario – Nuova Zelanda2012,durata 96 minuti.

Un incredibile viaggio nel mondo della propaganda occidentale, una critica spietata al nostro modello di vita che mostra un inferno di consumismo in oscena esibizione, dove le celebrità e il terrorismo sono minacce di uguale misura. È un filmatochoc apparso insidiosamente su Youtube: l’opera, si dice, di due studenti nordcoreani. Ma quanto nel film è reale, quanto finzione? Si tratta di una controversa opera anonima o di un’astuta opera propagandistica, prodotto del mostruoso meccanismo che finge di denunciare? Lo spettatore lo scopre a proprio rischio e pericolo nel dipanarsi di questo documentario, che ci mostra come in uno specchio deformante il volto grottesco della nostra quotidianità.
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Un film di Mikhail Kalatozov. Con Betty Luz María Collazo, José Gallaro, Sergio Corrieri, Mario Gonzales Broche, Raúl García Titolo originale Soy Cuba: Ya Kuba. Documentario, b/n durata 141 min. – Cuba, Russia 1964. uscita venerdì 7 ottobre 2005. MYMONETRO Soy Cuba * * * - - valutazione media: 3,25 su 9 recensioni di critica, pubblico e dizionari

Produzione sovietico-cubana che illustra l’evoluzione di Cuba dal regime di Batista alla rivoluzione di Fidel Castro. Girato nel 1964, in piena guerra fredda, questo film di propaganda ferocemente anti-americano denuncia il capitalismo e le sue conseguenze disastrose sull’isola caraibica. Continua a leggere

Locandina La Trattativa Stato MafiaUn film di Sabina Guzzanti. Con Enzo Lombardo, Sabina Guzzanti, Sabino Civilleri, Filippo Luna, Franz Cantalupo. Docu-fiction, durata 108 min. – Italia 2014. – Bim uscita giovedì 2 ottobre 2014. MYMONETRO La Trattativa Stato Mafia * * * 1/2 - valutazione media: 3,61 su 22 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Un gruppo di lavoratori dello spettacolo, capitanatati da Sabina Guzzanti, decide di mettere in scena le vicende controverse relative alla cosiddetta “trattativa”, quella che sarebbe intercorsa tra Stato e mafia all’indomani della tragica stagione delle bombe (Roma, Milano, Firenze). In un teatro di posa, dunque, un gruppo di attori ricostruisce, nei modi di una “fiction giornalistica”, i passaggi fondamentali di una vicenda complessa e piena di omissis che inizia dall’uccisione di Falcone e Borsellino fino ad arrivare al processo che vede sul banco degli imputati, fianco a fianco, politici e mafiosi. Vent’anni di storia italiana: l’uccisione di Salvo Lima, il maxi processo, la strage di Capaci, l’uccisione di Borsellino, le bombe a Roma, Firenze, Milano, la fallita strage allo Stadio Olimpico… con i suoi discussi protagonisti: Riina, Provenzano, Ciancimino padre e figlio, Caselli, i capi del Ros Mori e Subrani, Napolitano, Mancino, Scalfaro, i pentiti, Gaspare Spatuzza, Mutolo, Dell’Utri, Mangano… e Berlusconi, ovviamente, quello vero e quello fatto dalla Guzzanti. Continua a leggere

Un film di Alex Gibney. Con Lawrence Wright, Mike Rinder, Marty Rathbun, Paul Haggis, Jason Beghe. Formato Film TV, Documentario, durata 119 min. – USA 2015.

Un film sulla chiesa di Scientology prodotto dalla HBO e basato sul controverso libro di Lawrence Wright. Il film dovrebbe svelare nuove informazioni su questa religione così controversa e sui suoi famosi sostenitori Tom Cruise e John Travolta. Continua a leggere

Locandina Il grande silenzioUn film di Philip Gröning. Titolo originale Die grosse Stille. Religioso, durata 162 min. – Germania 2005. uscita venerdì 31 marzo 2006. MYMONETRO Il grande silenzio * * * 1/2 - valutazione media: 3,58 su 66 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

In un tempo di cinema chiassosamente sonoro, che tutto riempie e trabocca, diventa necessario sperimentare il silenzio. Quello grande e silente “registrato” nel monastero certosino de La Grande Chartreuse, situato sulle montagne vicine a Grenoble. A salire sulle Alpi francesi con la macchina da presa è stato il regista tedesco Philip Gröning, che per diciannove anni ha cullato il desiderio di realizzare un documentario sulla vita dei monaci e sul tempo: quello della preghiera e quello del cinema. Perché quel tempo potesse scorrere sulla pellicola, il regista ha condiviso coi monaci quattro mesi della sua vita: partecipando alle meditazioni, alle messe, alle lodi, ai vespri, alla compieta (l’ultima delle ore canoniche), ritirandosi in una cella in attesa di ripetere nuovamente l’ufficio delle letture.
Il suo film, apparentemente immobile e privo di uno sviluppo narrativo, trova invece un suo modo straordinario di procedere inserendo un dialogo muto tra l’uomo e la natura, scandito fuori dal monastero dalle stagioni e dentro le mura, vecchie di quattro secoli, dalla rigorosa liturgia dei monaci. Separati materialmente dal mondo mantengono con esso una solidarietà espressa attraverso un’incessante preghiera. La vita eremitica e contemplativa viene filmata e riproposta allo spettatore nelle sue ricorrenze quotidiane, inalterabili e puntuali, interrotte soltanto da un imprevisto “drammaturgico”: l’arrivo di un novizio al convento. L’equilibrio della comunità monastica è ricomposto poco dopo con l’ammissione del giovane uomo nell’ordine, attraverso suggestive cerimonie di iniziazione in lingua latina. La partecipazione dello spettatore alla vita del monastero è affidata unicamente alle immagini, che non si aggrappano quasi mai a un suono, a una voce esplicativa fuori campo, a una musica applicata alla pellicola, a una parola, se non a quella di Dio. I salmi e le preghiere, sgranate come un rosario e costantemente ripetute, sono l’unico linguaggio concesso, lo strumento verbale alto per pensare il divino, per comunicare con Lui. Continua a leggere

Locandina italiana CitizenfourUn film di Laura Poitras. Con Edward Snowden, Jacob Appelbaum, Julian Assange, Kevin Bankston, William Binney. Documentario, Ratings: Kids+16, durata 113 min. – Germania, USA 2014. – I Wonder Pictures uscita giovedì 16 aprile 2015. MYMONETRO Citizenfour * * * 1/2 - valutazione media: 3,61 su 8 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Hotel Mira di Hong Kong (Cina): rintanato in una delle stanze c’è il contractor della NSA (National Security Agency) Edward Snowden le cui rivelazioni di lì a poco rimbalzeranno tra i media planetari. È il giugno 2013, Snowden ha 29 anni e una consapevolezza impressionante della gravità delle informazioni di cui è in possesso.
L’incontro con la macchina da presa della regista Laura Poitras, alla presenza dei giornalisti Glenn Greenwald e Ewen McAskill, dura otto pericolosissimi giorni. Citizenfour è l’alias con cui Snowden – tramite messaggi criptati ha contattato Greenwald e la Poitras (a gennaio dello stesso anno), dopo aver identificato lei come persona interessata ai fatti e averne verificato l’affidabilità (da una delle prime didascalie apprendiamo che Citizenfour è la terza parte di una trilogia sugli Stati Uniti post 11 settembre, dopo My country my country del 2006 sulla guerra in Iraq e The Oath, 2010, su due personaggi le cui storie si intrecciano con Al-Qaeda e Guantanamo).
In parallelo all’intervista “posata” in albergo, emergono alcune testimonianze ed episodi salienti sul tema dei big data e metadata: esponenti dell’agenzia per la sicurezza nazionale che negano di raccogliere dati personali di privati cittadini, con la complicità delle grandi compagnie di telecomunicazioni e, con grande sconcerto, l’adesione a tali politiche anche da parte di alcuni governi europei. Oltre a Snowden parla William Binney, suo precursore alla NSA nello “spifferare” (traduzione possibile di whistleblowing) la policy totalitaria dell’agenzia già nel 2006. E anche un rappresentante del movimento Occupy Wall Street, che illustra i concetti di linkability, avvertendo sulla pericolosità del controllo dei dati incrociati, veicolati e registrati dalle tecnologie di cui ci serviamo. Vera merce di scambio e oro dei giorni nostri. Continua a leggere

Adolfo Celi, un uomo per due culture è un film del 2006, diretto da Leonardo Celi.

Dalle note di regia: “Adolfo Celi è stato il principale fondatore del Cinema e del Teatro brasiliano moderno e uno straordinario attore di livello internazionale, conosciuto in tutto il mondo. Uno dei pochi italiani ad essere grande attore tanto quanto grande regista. ‘Adolfo Celi, un uomo per due mondi’ avrà un’impostazione da classico documentario biografico, ma con un taglio personale, intimo, assolutamente originale. Il nostro obiettivo è di rievocare, in un documentario biografico di 60 minuti, il percorso umano e artistico tra i due continenti di questo grande personaggio del mondo dello spettacolo. Attraverso interviste, estratti di film, testimonianze, foto e straordinari filmati dell’archivio personale della famiglia Celi, ritorneremo nei luoghi della sua vita, ricostruendo la vita di Adolfo e di quella straordinaria stagione del cinema italiano che furono gli anni del dopoguerra.” Continua a leggere

Il fungo atomico, causato da

I bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki in Giappone furono due attacchi nucleari operati sul finire della Seconda guerra mondiale.

Il mattino del 6 agosto 1945 alle 8:15, l’Aeronautica militare statunitense sganciò la bomba atomicaLittle Boy” sulla città giapponese di Hiroshima, seguita tre giorni dopo dal lancio dell’ordigno “Fat Man” su Nagasaki. Il numero di vittime dirette è stimato da 100 000 a 200 000,[2] quasi esclusivamente civili. Per la gravità dei danni diretti ed indiretti causati dagli ordigni, per le implicazioni etiche comportate dall’utilizzo di un’arma di distruzione di massa e per il fatto che si è trattato del primo e unico utilizzo in guerra di tali armi, i due attacchi atomici vengono considerati gli episodi bellici più significativi dell’intera storia dell’umanità.[senza fonte]

Il ruolo dei bombardamenti nella resa dell’Impero giapponese, così come gli effetti e le giustificazioni, sono stati oggetto di innumerevoli dibattiti. Negli Stati Uniti prevale la posizione secondo cui i bombardamenti atomici sarebbero potuti servire ad accorciare la Seconda guerra mondiale di parecchi mesi, risparmiando le vite dei soldati (sia alleati sia giapponesi) e dei civili, destinati a perire nelle operazioni di terra e d’aria nella prevista invasione del Giappone. In Giappone, l’opinione pubblica, invece, tende a sostenere come i bombardamenti siano crimini di guerra perpetrati per accelerare il processo di resa del governo militare giapponese.

Altri sostengono che essi non potessero essere giustificati solo da una vittoria sul fronte giapponese ormai vicino alla resa ma che fossero una dimostrazione di potenza verso quello che si profilava come il nuovo nemico, ovvero l’URSS che preparava l’invasione all’arcipelago nipponico proprio nei giorni successivi al bombardamento. Altri ancora aggiungono alle motivazioni quella di testare la potenza dell’ordigno costato miliardi di dollari su una città, e ciò spiegherebbe i due bombardamenti in cui si usarono le due tipologie di bomba prodotte. Universalmente condivisa è comunque la presa di coscienza della gravità dell’evento, che non è più stato replicato.

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Qui sotto i film e documentari della monografia.

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Locandina italiana Nanuk l'eschimeseUn film di Robert J. Flaherty. Con Nanook, Nyla, Cunayou, Allee, Allegoo Titolo originale Nanook From the North. Documentario, Ratings: Kids+16, b/n durata 58 min. – USA 1922. MYMONETRO Nanuk l’eschimese * * * * - valutazione media: 4,08 su 7 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

La vita di una famiglia eschimese, formata da Nanuk, dalla moglie Nyla e dai loro figli, seguita nella dura vita quotidiana, da un’estate all’inverno successivo, in un villaggio nei pressi della Baia di Hudson. Nanook of the North (Nanuk l’eschimese), primo fondamentale esempio di cinema documentario capace di raggiungere un successo mondiale, fu girato dall’esploratore Robert Flaherty in due lunghi anni di pellegrinaggio nel Circolo Polare Artico a temperature proibitive.
A metà tra il film antropologico e il documentario didattico, Flaherty “riesce a regalare la descrizione di una società alternativa alla nostra, tanto affascinante e complessa da non doversi piegare di fronte a nessuno, una civiltà con tecniche proprie, come la costruzione di un igloo, oppure il loro modo per ripararsi dalla tempesta…”
Nel 1994 il regista Claude Massot ha girato il film Kabloonak, che racconta le vicende delle riprese di Nanuk e le relazioni di amicizia che nacquero tra il regista americano, Nanook e gli Eschimesi Inuit. Continua a leggere