Category: Corti


The Photograph (TV) (1968) - Filmaffinity

Zdjęcie è un cortometraggio documentario polacco diretto nel 1968 da Krzysztof Kieślowski.

La fotografia, girato in coincidenza con il film per il diploma “Dalla città di Lodz”, è il primo vero lavoro realizzato da Kieslowski per conto della televisione polacca ed è stato mostrato in televisione una volta sola. Andato perduto per ben due volte, oltre ad essere uno dei più cari all’autore, è probabilmente quello che meglio raggiunge lo scopo del suo primo documentarismo, sempre alla ricerca dell’evento, di un inaspettato moto della realtà. L’idea nasce da una fotografia mostratagli dal suo insegnante Kazimierz Karabasz, che ritrae due fratelli rispettivamente di quattro e di sei anni, in posa con berretto e mitragliatore in un cortile di via Brzeska, nel quartiere Praga di Varsavia da poco liberato dai russi. Era il 1944. Il giovane regista si propone di ritrovarli e insieme al suo maestro si mette sulle loro tracce, passando per vari uffici anagrafici e per i portoni di via Brzeska, ovviamente sempre seguito dalla macchina da presa.

Siedem kobiet w różnym wieku

Sette donne di età diversa (Siedem kobiet w róznym wieku) è un cortometraggio documentario del 1978 diretto da Krzysztof Kieślowski.

Ogni giorno della settimana è rappresentato da una ballerina che inizia con un bambino e termina con un insegnante di danza più anziano.

Bricklayer (Short 1973) - IMDb

Murarz è un cortometraggio documentario del 1973 diretto da Krzysztof Kieślowski.

Un muratore ed ex funzionario del partito comunista ripercorre la sua vita, mentre partecipa a una parata del 1° maggio.

Regia: Krzysztof Kieslowski. Durata: 10 minuti. Origine: Polonia, 1972.

Routine lavorativa di un’impresa di pompe funebri, alternata ad immagini di gente che passa nella strada di fronte. Immagini finali di neonati di un ospedale, ognuno contrassegnato dal proprio numero d’ordine.

Le teste parlanti (Gadajace glowy) è un cortometraggio documentario del 1980 diretto da Krzysztof Kieślowski.

Interviste fatte da Kieslowski a 79 polacchi, di età dai 7 ai 100 anni. Le tre domande dell’inchiesta sono: In che anno sei nato? Che cosa fai? Che cosa desideri di più e chi è più importante per te?

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Dalla città di Łódź è un film cortometraggio documentario polacco girato nel 1968 da Krzysztof Kieślowski.

Con questo film, finanziato dalla scuola, dalla WFD e supervisionato da Kazimierz Karabasz, Kieslowski consegue il diploma ed entra ufficialmente nel mondo lavorativo del cinema. Il film è tutto ambientato a Lodz ed è una bellissima panoramica su questa misteriosa e affascinante città che il regista ha vissuto intensamente negli anni dei suoi studi. Kieslowski ci parla di una città dalle caratteristiche crudeli e insolite, una città cadente e pittoresca, dagli edifici fatiscenti e dagli abitanti strambi o mutilati. Lo stesso regista racconta di macabri giochi che era solito fare con i suoi compagni di corso: nel percorso che compivano ogni mattina per andare a scuola si imbattevano spesso in persone mutilate, a ognuna delle quali corrispondeva un certo punteggio calcolato sulla base del tipo di mutilazione. Chi otteneva il punteggio più alto era il vincitore del giorno. Un gioco inquietante, ma forse necessario a sdrammatizzare e a mantenere un certo distacco da un mondo che Kieslowski non aveva mai conosciuto e che su di lui ha avuto sicuramente un forte impatto.

Dal punto di vista di un portiere notturno (Z punktu widzenia nocnego portiera) è un cortometraggio documentario del 1977 diretto da Krzysztof Kieślowski.

trama non trovata

Ero un Soldato - So War Der Deutsche Landser | Original Vintage Poster |  Chisholm Larsson Gallery

Byłem żołnierzem (Ero un soldato) è un cortometraggio documentario di Krzysztof Kieślowski del 1970.

Il film è incentrato sul racconto di un gruppo di soldati che hanno perso la vista a causa dell’esplosione di una mina. Gli orrori della guerra vengono descritti dalle parole di chi ne è tornato riportando non solo danni fisici permanenti, ma soprattutto traumi e ferite interiori che il tempo non riesce a cancellare. Ogni voce aggiunge particolari, opinioni, esperienze, sprazzi di storie personali che tracciano un quadro sempre più preciso degli avvenimenti accaduti. Nel corso della narrazione l’eroismo sbiadisce di fronte alla forza distruttrice della guerra che annichilisce l’uomo, privandolo della speranza e della possibilità di decidere della propria vita. La modalità scarna, essenziale del racconto è un gesto di accusa contro gli inganni della retorica patriottica.

The Perfect Human (1968) directed by Jørgen Leth • Reviews, film + cast •  Letterboxd

Det perfekte menneske, noto anche con il titolo internazionale The Perfect Human, è un cortometraggio di 12 minuti diretto nel 1967 dal regista danese Jørgen Leth.

Questo cortometraggio è servito come ispirazione per la realizzazione del lungometraggio Le cinque variazioni, diretto da Lars von Trier assieme allo stesso Leth. Nel film, a Leth viene dato il compito di rigirare il suo cortometraggio altre cinque volte, in base ai dogmi imposti da Von Trier.

Attraverso una narrazione che unisce uno stile documentaristico e uno surrealista, il regista vuole descrivere le caratteristiche di due personaggi (uno maschile e l’altro femminile) che dovrebbero incarnare “l’essere umano perfetto”. Dopo una breve introduzione in cui una voce narrante illustra le intenzioni del documentario, vengono mostrate le caratteristiche fisiche dei due personaggi (le loro parti del corpo, i loro abiti ecc…). L’indagine viene condotta attraverso domande a cui non viene data una risposta, ad esempio “come si muove l’essere umano perfetto?” o “com’è la sua pelle?”. L’ambientazione è praticamente assente, poiché i personaggi si muovono in un ambiente completamente bianco (simile a quello di Matrix o 2001: Odissea nello spazio) dove non si ha l’idea dello spazio e della profondità.

Kafka – Sciacalli e arabi – l'arte dei pazzi

Sciacalli e arabi (Schakale und Araber) è un cortometraggio del 2011 diretto da Jean-Marie Straub ispirato all’omonimo racconto di Franz Kafka.

Un viaggiatore europeo accompagnato da alcune guide arabe attraversa il deserto; di notte si accampano e il viaggiatore viene avvicinato da sciacalli parlanti che gli parlano dell’odio secolare per gli arabi e tentano di ottenere l’aiuto del viaggiatore per uccidere gli arabi.

Prime Video: Les veuves de quinze ans

The Fifteen-Year-Old Widows è un cortometraggio di finzione scritto e diretto nel 1966 da Jean Rouch , uno degli istigatori, in Francia, delcinema diretto o cinema verite.

Vita quotidiana di due ragazze del 16 ° arrondissement di Parigi che, tra famiglia e amici, cercano felicità e amore. Presentato come un saggio sulle ragazze adolescenti a Parigi, questo film stigmatizza l’incoscienza e la futilità della gioventù borghese negli anni ’60 . È anche, come dice la critica Nathalie Mary nella recensione Bref , “forse il primo film dissacrante sull’adolescenza, uno dei più belli e intelligenti, senza pudore, realizzato dal più rocker dei griot, pochi anni prima di A vera fanciulla di Catherine Breillat ”.

Les maîtres fous (The Mad Masters – 1955) is a short film directed by Jean  Rouch, a well-known French film director an… | Film director,  Documentaries, French films

Les maîtres fous è un film di genere Documentario, Corto del 1955 diretto da Jean Rouch con Jean Rouch. Durata: 36 min. Paese di produzione: Francia.

La documentazione dei rituali Hauka, movimento religioso cresciuto soprattutto nell’Africa Occidentale, presso i popoli Songhai, durante il dominio coloniale francese, diventa occasione per raccontare la storia da un punto di vista differente.

Tirate sul pianista

Regia di François TruffautJean-Luc Godard. Un film con Jean-Claude BrialyCaroline DimJean-Luc Godard. Genere Cortometraggio – Francia1958durata 18 minuti.

François Truffaut, colpito dagli effetti di un’inondazione nella regione di Montereau, parte con la cinepresa a bordo di un’automobile presa in prestito da Chabrol. Dopo qualche giorno ritorna a Parigi credendo di aver buttato via tempo e seicento metri di pellicola. Ma Godard, dopo aver visto i giornalieri, chiede di poter rimontare liberamente il film.
Riprese documentaristiche e di finzione raccontano una piccola storia sentimentale, le voci fuori campo (dell’attrice e di Godard) divagano e giocano fra citazioni e riferimenti dotti da Chandler, a Gordon Pym, da Baudelaire, a Balzac, a Paul Éluard, e poi Degas, Matisse, Goethe, Max Ophüls, Richard Wagner…

Ballet mécanique Poster | Anthology film, Fantasy posters, Avant garde film

Un film di Ferdinand Leger. Con Kiki da Montparnasse Cortometraggio– Francia 1924.

Unseen Cinema – set di sette DVD con 155 film per una durata complessiva di 1200 minuti (20 ore) – ci fa conoscere le opere finora ignorate di cineasti americani che hanno lavorato negli Stati Uniti e all’estero dall’invenzione del cinema alla seconda guerra mondiale e ci propone un diverso e spesso controverso approccio al cinema sperimentale, visto come il risultato sia collettivo sia individuale dell’attività – ad ogni livello della produzione cinematografica – di artisti d’avanguardia, registi professionisti, cineasti amatoriali. Molti di questi film non sono mai stati disponibili dopo la loro realizzazione, altri non sono mai stati proiettati in pubblico, quasi nessuno si poteva vedere così bene come adesso. Sessanta fra i maggiori archivi cinematografici mondiali hanno collaborato con l’Anthology Film Archives per restituire al pubblico moderno un periodo a lungo trascurato della storia del cinema. Per ulteriori informazioni, si veda il sito www.unseen-cinema.com.

Rabbits

Rabbits (Conigli) è una serie di sette cortometraggi della durata media di circa 6 minuti ciascuno. È stata scritta, diretta e montata da David Lynch nel 2002.

Rabbits narra la storia di 3 conigli antropomorfi (Suzie, Jack e Jane) interpretati da Naomi WattsScott Coffey e Laura Elena Harring (che nel terzo episodio è sostituita da Rebekah Del Rio).[1] Sono questi quattro attori già visti anche in Mulholland Drive (2001). Con Rabbits, Lynch si prende gioco del genere televisivo delle sitcom, il pubblico ride e applaude a comando nei momenti meno opportuni e i conigli antropomorfi conversano disordinatamente. Lynch però vi introduce i temi dell’alienazione e dei rapporti relazionali, che sono il nucleo di questa rappresentazione metafisica della realtà.

Hermitage (1968) — The Movie Database (TMDb)

Regia di Carmelo Bene. Un film Da vedere 1968 con Carmelo BeneLydia Mancinelli. Genere Cortometraggio – Italia1968durata 26 minuti. Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 4 recensioni.

Nella camera di un hotel un uomo gioca simbolicamente con sé stesso, con gli oggetti e le forme evanescenti che lo circondano fino a formulare quel che è radicato nel suo subconscio, l’identità uomo-donna. Basato su un testo dello stesso Bene, può essere considerato come il manifesto della sua poetica. Il nucleo centrale è l’ossessiva presenza della madre come unica immagine femminile, desiderio di un’identificazione, bisogno di un ritorno all’essere che dà la vita, per ricostituire un’identità originaria, ricomporre la propria esistenza dimezzata (gusto del trasformismo, necessità del travestimento, bisogno del narcisismo). Scrittura barocca, recupero del floreale, ricorso al melodramma e all’enfasi recitativa, usati in modo dissacrante e ironico. Fotografia: Giulio Albonico. Musiche: Vittorio Gelmetti, Giuseppe Verdi.

3.5/5
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Bertrand Mandico
Francia, Belgio, Germania, 2012
16 minuti

“L’animazione è l’illusione della vita”
Ironicamente, è affidandosi a questa massima di Walt Disney che il surrealista francese Bertrand Mandico ci introduce nel suo esuberante universo effuso di macabro lirismo (e di conseguenza, non proprio adatto alle famiglie), mettendo in scena un film che sembra accostare il mito di Frankenstein, alle scenografie più suggestive del cinema di Tarkovskij, e la cui dualità tra distruzione e creazione; morte e vita, ha l’intento di rappresentare/promuovere, la possibilità di riform(ul)azione in un mondo quantomai in difficoltà(o carente d’inventive nell’ambito più prettamente artistico).

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Un film di Aleksandr Sokurov. Titolo originale Elegia dorogiFantasticodurata 47 min.

Il film è la trasposizione di un sogno: per quasi tutta la durata vediamo con gli occhi del protagonista, mentre in alcune scene lo vediamo di schiena. Egli si viene a trovare in diversi ambienti e situazioni, e sentiamo la sua voce che commenta e riflette su ciò che accade.

Inizialmente ci si trova in un ambiente invernale, poi in una chiesa dove avviene un battesimo, in seguito su una nave. Poi il protagonista incontra in un bar un uomo che gli racconta una sua esperienza e gli parla del suo modo di vedere la vita. Infine ci si ritrova in un edificio vuoto e buio ai cui muri sono appesi dei quadri: osservandoli, il nostro uomo fa riflessioni sull’arte, sulla vita, e sul passare del tempo.

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Un film di Aleksandr Sokurov. Titolo originale Vostochnaya elegiyaCortometraggiodurata 43 min. – Russia 1996.

Un uomo (Aleksandr Sokurov) inizia a sognare e si ritrova in un mondo sconosciuto, attraversato dagli spiriti dei morti. Questi raccontano la propria vita ed espongono la propria idea di felicità. Tra le tante elegie che Sokurov ha diretto, questa è una delle più potenti e maestose, tanto dal versante narrativo quando da quello stilistico. Il regista mette in scena un mediometraggio di grande spessore umanista, attraversato da immagini che diventano memoria individuale, sogni che si mescolano a ricordi (anche del passato dell’autore), ombre che si perdono nella luce. C’è un non luogo al centro di Elegia orientale, uno spazio che ne contiene tanti altri, dove la nebbia svela pian piano ciò che si nasconde al suo interno. Pura pittura in movimento, come se ne vede sempre più di rado. A suo modo imprescindibile nella carriera del regista di Madre e figlio (1997) e Arca russa (2002).

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Un film di Albert Lamorisse. Con Pascal Lamorisse, Georges Sellier, Vladimir Popov, Paul Perey, René Marion, Sabine Lamorisse, Michel Pezin, David Séchan Titolo originale Le ballon rougeFantasticodurata 35 min. – Francia 1956.

Il piccolo protagonista trova un palloncino rosso del quale diventa grande amico. Alcuni suoi compagni, però, glielo rubano e lo forano. Il palloncino perde la vita, ma altri palloncini vengono da tutte le parti a consolare il bimbo e a trasportarlo, appeso ai loro fili, in cielo. Palma d’Oro a Cannes per il cortometraggio.

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