Category: Biografico


Locandina Pollock

Un film di Ed Harris. Con Ed HarrisRobert KnottMolly ReganMarcia Gay HardenTom Bower. continua» DrammaticoRatings: Kids+16, durata 122 min. – USA 2000MYMONETRO Pollock ***-- valutazione media: 3,34 su 8 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

L’artista alcolizzato che non riesce ad avere il giusto riconoscimento per la sua opera è già di per sé un cliché cinematografico perfetto. È indubbio però che ciò che ha raggiunto Ed Harris dirigendo e interpretando questo film è l’attenzione dello spettatore, e sicuramente molti di quelli che lo hanno visto hanno voluto saperne di più su Jackson Pollock, uno dei più grandi artisti del ventesimo secolo. Ogni singolo gesto che compiva sulla tela aveva sempre un significato per lui e per chi ha la sensibilità di trovarlo. La storia narrata nel film, il rapporto con Lee Krasner, è fedele alla realtà. Il fatto che si stimolavano a vicenda creativamente è forse meno chiaro nel film e l’influenza di Lee è stata fondamentale per Jackson. L’attrice Marcia Gay Harden ha vinto il premio Oscar per il ruolo.

Regia di Douglas McGrath. Un film Da vedere 2006 con Toby JonesSandra BullockDaniel CraigPeter BogdanovichJeff DanielsHope DavisCast completo Titolo originale: Infamous. Genere Biografico, – USA2006durata 110 minuti. Uscita cinema venerdì 12 gennaio 2007 distribuito da Warner Bros Italia. – MYmonetro 3,58 su 13 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Un altro film su Truman Capote uscito a ruota di quello di Bennett Miller (2005) ma girato l’anno prima. Philip Seymour Hoffman vinse un Oscar col suo Capote; Jones è altrettanto bravo, ma in modo diverso, più sfumato. McGrath – anche sceneggiatore di una biografia di George Plimpton – ne ha fatto un film più corale e la Warner gli ha messo a disposizione un bel gruppetto di interpreti famosi, disposti anche ad accettare parti piccole. Basta vedere quant’è sgargiante l’assolo cantato dalla Paltrow in apertura. Comincia a New York come una commedia frivola e diventa un dramma dolente negli anni di lavoro passati da Capote a scrivere A sangue freddo (1965), non fiction novel sul quadruplice omicidio commesso nel 1959. Corale e più esplicito nell’esporre l’omosessualità dello scrittore e il suo rapporto con Perry Smith (Craig), autore materiale degli omicidi. Corale e policromo: brillante nella descrizione dell’alta società di New York; pastellato per la piccola borghesia di una cittadina del Kansas; cupo, quasi bianconero nella prigione (fotografia: Bruno Delbonnel).

Miles Ahead Edizione: Regno Unito Edizione: Regno Unito: Amazon.it: MT-VR, Miles  Ahead (Edizione Regno Unito): Film e TV

Un film di Don Cheadle. Con Don Cheadle, Ewan McGregor, Zoe Saldana, Keith Stanfield, Emayatzy E. Corinealdi.Biografico, durata 100 min. – USA 2016.

Il film è incentrato su un paio di giorni pericolosi della vita di Miles Davis (Cheadle), mentre esce dal suo periodo di silenzio e cospira con uno scrittore del Rolling Stone (McGregor) per riprendersi la sua musica.

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Regia di David Fincher. Un film Da vedere 2010 con Jesse EisenbergAndrew GarfieldJustin TimberlakeArmie HammerMax MinghellaCast completo Genere Biografico, – USA2010durata 120 minuti. Uscita cinema venerdì 12 novembre 2010 distribuito da Sony Pictures Italia. – MYmonetro 3,75 su 6 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Visto da fuori, è il bio-pic di Mark Zuckerberg (1984) che, tra la fine del 2003 e l’inizio del 2004, inventò Facebook. In realtà è la storia di una vendetta e di una solitudine, quella che il 47enne Fincher, regista di primo piano nella Hollywood di oggi, ha scritto con lo sceneggiatore Aaron Sorkin, traendola da un libro di Ben Mezrich. Mark è un esperto hacker. Fa la corte a Erika che, come lui, studia all’università di Harvard. Lei, però, non gli dà retta e lui vuole fargliela pagare. Prende le foto di centinaia di studentesse, accessibili a tutti online, invitando i loro compagni maschi a esprimersi sulla loro popolarità: è la premessa di Facebook. Lo fa sfruttando un’idea precedente dei gemelli Winklevoss e poi truffando Eduardo Saverin, suo socio e suo unico amico. Difficile da seguire per chi non si intende di computer e di informatica, la 1ª parte del film descrive la nascita del social network . Nella 2ª, però, si approfondisce il protagonista “analfabeta di sentimenti, un tardo adolescente geniale ma incapace di uscire da sé stesso” (R. Escobar) e di arrivare al suo prossimo. A Fincher interessano il ritratto di Zuckerberg e il microcosmo maschile e misogino in cui vive, la catatonia morale di giovani che riassumono in loro stessi il cinismo e la cupidigia dei genitori e l’impudenza di un’adolescenza dalla quale non vogliono uscire. 8 candidature e 3 Oscar.

Regia di David Grieco. Un film Da vedere 2016 con Massimo RanieriLibero de RienzoRoberto CitranMilena VukoticMatteo TarantoCast completo Genere Noir, – Italia2016durata 100 minuti. Uscita cinema giovedì 24 marzo 2016 distribuito da Microcinema. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 – MYmonetro 3,15 su 3 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

1975. Gli ultimi mesi di vita di P.P. Pasolini, dalle elezioni di giugno, in cui il PCI ottenne 1/3 dei voti, al suo assassinio a Ostia il 2 novembre. Mentre monta Salò o le 120 giornate di Sodoma e scrive il romanzo Petrolio , che denuncia l’ex presidente dell’ENI e neopresidente della Montedison, Eugenio Cefis, come il fondatore della loggia massonica P2 e il “grande vecchio” dello stragismo italiano, ha una relazione con Pino Pelosi, un borgataro 17enne. Su mandato di Cefis, la criminalità romana, aiutata dai servizi segreti deviati, si serve di Pelosi per silenziare il poeta friulano. Dal suo libro omonimo (2015), sceneggiato con Guido Bulla, Grieco – giornalista, regista, collaboratore e amico di Pasolini – ha ricavato un film di denuncia, appassionato e interessante, che tuttavia non va molto oltre una buona docufiction se non per l’intensa interpretazione di Ranieri e l’incisiva professionalità degli altri attori principali. E scade nell’agiografico quando ci propone un Pasolini che ha una “visione” profetica dell’attuale umanità digitalizzata.

Regia di Danny Boyle. Un film Da vedere 2015 con Michael FassbenderKate WinsletSeth RogenJeff DanielsMichael StuhlbargCast completo Titolo originale: Steve Jobs. Genere Biografico, – USA2015durata 122 minuti. Uscita cinema giovedì 21 gennaio 2016 distribuito da Universal Pictures. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 – MYmonetro 3,62 su 5 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Su sceneggiatura di Aaron Sorkin, dal libro di Walter Isaacson, Boyle prende un talento straordinario e potente come Fassbender, si focalizza su 3 momenti chiave nella carriera di Jobs (distinti da 3 formati diversi 16, 35mm e digitale), passando per i backstage delle presentazioni di 3 suoi prodotti di diversa fortuna in 3 momenti della sua ascesa: il primo Macintosh nel 1984, il NeXT dell’88 e l’iMac del 1998, per fare, a modo suo, il ritratto di un personaggio geniale e discusso che si barcamena tra i conflitti con la figlia Lisa e con la madre della ragazzina Chrisann Brennan, e con i problemi dell’ultimo minuto, con Steve Wozniak, suo partner fin dagli inizi, John Sculley, CEO della Apple, e Andy Hertzfeld, ingegnere del software. Madre svizzera e padre siriano, adottato in California appena nato dai coniugi Jobs di fede luterana, abbandona l’università dopo il primo semestre. Informatico, produttore cinematografico, imprenditore e inventore, fondatore di Apple Inc., arcifamoso nel mondo per aver inventato Macintosh, iMac, iPod, iPhone e iPad. Accusato di essere presuntuoso, arrogante, anticonformista, manipolatore, con una vita privata burrascosa e complicata, muore di cancro a 56 anni.

Poster Jersey Boys

Un film di Clint Eastwood. Con John Lloyd Young, Erich Bergen, Michael Lomenda, Vincent Piazza, Christopher Walken. Biografico, durata 134 min. – USA 2014. – Warner Bros Italia uscita mercoledì 18 giugno 2014. MYMONETRO Jersey Boys * * * - - valutazione media: 3,48 su 42 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Frankie e Tommy sono amici fraterni, che si arrangiano con qualche lavoretto illegale per il boss Gyp De Carlo. Ma Frankie è dotato di una voce straordinaria, tale da convincere persino il boss sul suo talento unico: nel giro di breve tempo, insieme a Bob e Nick, i due formeranno i Four Seasons, destinati a sbancare nel mondo del pop anni Sessanta.
Il rapporto privilegiato tra Clint Eastwood e la musica non è una novità: autore di diverse colonne sonore e di racconti di vita e suono come “Bird” o “Honkytonk Man”, innamorato di ogni genere alla base della cultura americana. Come tale, anche del rock anni ’50 misto al doo-wop – quello che Frank Zappa chiamava vaseline rock e scimmiottava con la finta band Ruben And The Jets -, che deve aver esercitato sull’ottantaquattrenne regista un fascino tale da convincerlo ad accettare la scommessa (l’ennesima di una carriera inarrestabile) di trasporre su grande schermo il successo di Broadway Jersey Boys. Storia tutta italo-americana di gang, furtarelli e ragazzi che diventano uomini, quella che idealmente sembrerebbe destinata a finire tra le mani di Martin Scorsese, anziché in quelle da cowboy urbano di Eastwood. Clint, invece, mostra rispetto per la materia e non tradisce lo spirito dello show, mantenendo anche l’espediente dei personaggi che si rivolgono alla macchina da presa. Una timidezza inconsueta, quella di Eastwood nei confronti dello script di John Logan e Rick Elice, che rende Jersey Boys una creatura a più teste, divisa tra momenti in cui ambire a qualcosa di più (quel sinistro alone di morte al lavoro che Clint sfiora, senza riuscire ad afferrarlo come in Space Cowboys) ed altri in cui hanno la meglio le esigenze di script, di pubblico o della produzione (tra i produttori esecutivi lo stesso Frankie Valli). Varie anime collidono senza mai riuscire ad amalgamarsi in maniera compiuta: il biopic musicale, la tentazione di un Glee ambientato negli anni della brillantina e il romanzo scorsesiano in chiave duplice, sul New Jersey e il difficile background italo-americano da un lato (Mean Streets) e l’epopea del Brill Building dall’altro (Grace of My Heart). Proprio l’ingresso in scena del Brill Building, tempio del pop e luogo in cui la storia della musica cambierà irreversibilmente, è ripreso con un sontuoso carrello verticale, che ad ogni nuovo piano del palazzo scopre un genere nascente di pop music. Seppur geniale, uno sprazzo isolato, che fa il paio con ben calibrati momenti di bromance tra i membri della band, prima che a prevalere definitivamente sia un copione sovraccarico di avvenimenti, con sequenze come quella della fuga di Francine, figlia di Frankie, di un’ordinarietà difficile da ascrivere a un regista come Eastwood. Un episodio inevitabilmente minore nella filmografia di Clint, ma sintomatico di uno spirito incapace di sedersi sugli allori senza assumersi dei rischi.

Locandina italiana J. Edgar

Un film di Clint Eastwood. Con Leonardo DiCaprio, Naomi Watts, Armie Hammer, Josh Lucas, Judi Dench. Biografico, durata 137 min. – USA 2011. – Warner Bros Italia uscita mercoledì 4 gennaio 2012. MYMONETRO J. Edgar * * * - - valutazione media: 3,21 su 131 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Nominato capo dell’FBI dal Presidente Calvin Coolidge, J. Edgar Hoover è un giovane uomo ambizioso nell’America proibizionista. Figlio di un padre debole e di una madre autoritaria, Edgar è ossessionato dalla sicurezza del Paese e dai criminali che la minacciano a suon di bombe e volantini. Avviata una lotta senza esclusione di colpi contro bolscevichi, radicali, gangster e delinquenti di ogni risma, il direttore federale attraversa la storia americana costruendosi una reputazione irreprensibile e inattaccabile. A farne le spese sono i suoi nemici, reali o supposti, tutti ugualmente ricattabili dai dossier confidenziali raccolti, archiviati e custoditi da Helen Gandy, fedele segretaria che rifiutò il suo corteggiamento e ne sposò la causa. Quarantotto anni di ‘azioni’ (il)legali, otto presidenti e un sentimento dissimulato dopo, quello per il collaboratore Clyde Tolson, Edgar detterà la sua biografia e le sue imprese: la rivoluzione investigativa, la consolidazione del Bureau, la ‘deportazione’ dei comunisti, la cattura di John Dillinger e George Kelly, le indagini lecite sui rapitori di Baby Lindbergh e quelle illecite sulle Pantere Nere o sul Movimento per i Diritti Civili di Martin Luther King. Una vita romanzata e smascherata al tramonto dalla coscienza di Tolson e dall’incoscienza del peggiore dei presidenti.

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Regia di Bruno Dumont. Un film con Juliette BinocheJean-Luc Vincent. Titolo originale: Camille Claudel 1915. Genere Drammatico – Francia2013durata 95 minuti. Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Inverno 1915. Camille Claudel è stata reclusa dai suoi familiari in una casa di cura psichiatrica. Ha dovuto abbandonare Parigi e porre fine alla sua attività di scultrice. Ora attende la visita del fratello maggiore Paul nutrendo la speranza di poter finalmente uscire dall’istituto e fare ritorno a casa.
Nata nel 1864 nel nord della Francia Camille Claudel fu dapprima allieva di Auguste Rodin divenendo la sua compagna per 15 anni, fino a quando i due si separarono nel 1895. Nel 1913, in seguito alla morte del padre e dopo aver passato dieci anni praticamente asserragliata nel proprio studio, la madre la fece internare a Ville Evrard. Vi morirà nel 1943 senza aver mai più fatto ritorno in famiglia.

3/5
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Regia di Brian Knappenberger. Un film Da vedere 2014 Genere DocumentarioBiografico – USA2014durata 105 minuti. Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Che il loro figlio Aaron sia un genio, i suoi genitori, Mr. e Mrs. Swartz lo capiscono subito, quando fin da piccolo (è nato nell’86) lo vedono applicarsi con sorprendente successo e creatività alla programmazione informatica, come se fosse nato per sviluppare la rete. Curiosità senza fine, slancio alla condivisione del sapere, nella foto di gruppo al convegno scientifico o alla premiazione Aaron è il ragazzino più basso coi calzoni corti, spesso in mezzo ad adulti. Vuole fare del mondo un posto migliore, con la forza dell’intelligenza più brillante e pura, che non smette mai di farsi domande, di cercare soluzioni ai problemi, inventare strumenti geniali come il feeder RSS o il sito Reddit, tra gli altri. Una purezza che non conosce competitività – ecco perché Aaron non regge la pressione e si licenzia dalla rivista “Wired”.
Una ricerca disinteressata al profitto. Che non concepisce l’elitarismo della cultura e il cartello delle corporation sulle pubblicazioni scientifiche. Vorrebbe l’accesso libero all’istruzione, non può farlo senza infrangere il copyright. Quando come atto dimostrativo scarica illegalmente articoli scientifici, l’FBI si mette sulle sue tracce e lo spaventa. A quel punto la rete diventa per lui la piazza su cui promuovere campagne progressiste. L’11 luglio 2011 il pretesto per arrestarlo arriva da un cavillo (la sottoscrizione di un manifesto che incita alla condivisione e quindi al download illegale). Aaron si difende ma un procuratore ha deciso di farne un caso esemplare. Nel processo che seguirà, le imputazioni a suo carico saranno molto pesanti: oltre a 1 milione di dollari di multa, il rischio di una condanna a 35 anni di prigione. L’11 gennaio 2013 Aaron si suicida nel suo appartamento di Brooklyn.

3.50/5
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Risultato immagini per ligabue serie tv

Ligabue è uno sceneggiato televisivo del 1977 diretto da Salvatore Nocita e trasmesso in tre puntate.Andato in onda sulla Rete 1 dal 22 novembre al 6 dicembre 1977, è basato sulla vita del pittore italiano Antonio Ligabue, impersonato dall’attore Flavio Bucci. Fra gli altri interpreti figurano anche l’attrice Pamela Villoresi e l’attore Renzo Palmer.Lo sceneggiato è stato anche presentato, in una versione cinematografica più corta, al Festival di Montréal, dove ha conseguito due premi (il Gran Premio delle Americhe e il Premio alla migliore interpretazione maschile).

Rimpatriato dalle autorità svizzere perché “indesiderabile”, lo strambo Antonio Ligabue trova perplesse le autorità di Gualtieri, nel Reggiano, che lo affidano al ricovero per vecchi. Ne evade subito per ripararsi nei dintorni svolgendo un qualunque lavoro, ma fallisce sia per gli impietosi scherzi dei compagni che per le sue stravaganze. Si isola in una capanna lungo il fiume Po, dove trascorre il tempo immerso nella natura.Col passare degli anni la popolazione si abitua alla figura di Toni, considerato un misantropo e anche pazzoide, ma non pericoloso. Senza calcolo alcuno, Ligabue scopre la sua vocazione artistica dipingendo la natura sulle piante e sui muri. Il pittore Mazzacurati ne intuisce il naturale talento e gli dona gli strumenti per dipingere quadri che trovano acquirenti e permettono di allestire una mostra che lo consacra “artista”. Dopo varie vicissitudini che lo portano ad essere ricoverato in manicomio, le commissioni e i conseguenti guadagni permettono a Toni di trasferirsi in un alberghetto e lo inducono persino a chiedere la mano di Cesarina, la figlia dell’albergatrice.Ma in realtà Ligabue è rimasto un “diverso”, e anche se i suoi quadri sono stati accettati dai colleghi pittori, dai collezionisti, dai mercanti e dai clienti, la sua incapacità di uniformarsi alle regole della società ne fa un disadattato.

Risultato immagini per boro in the box

Boro in the Box [id., Francia 2011] REGIA Bertrand Mandico.
CAST Elina Löwensohn, Thierry Benoiton, Benoît Serres.
SCENEGGIATURA Bertrand Mandico. FOTOGRAFIA Pascale Granel. MUSICHE Erwan Eyck, Ghédalia Tazartès.
Biografico, durata 40 minuti.

L’approccio immaginifico (fantasmatico e surrealista, secondo i Cahiers) del regista francese permette di mettere in scena concretamente le ossessioni e i temi ricorrenti del regista polacco, trasformandoli in idee che aprono ulteriormente i significati e decostruiscono ambiguità e motivi di incomprensione. Così, Boro nasce letteralmente con un corpo-scatola di legno, dotato di un unico foro-occhio, un obiettivo che connette l’alterità del protagonista con il suo modo di dare forma allo sguardo, e poi finalmente, da adulto, con la sua rielaborazione sotto forma di cinema. Mandico si serve di elementi ed espedienti già ricorrenti in alcuni suoi cortometraggi precedenti, così come nei suoi film successivi: l’attrice Elina Löwensohn, l’intercambiabilità della dimensione di genere, la sessualizzazione della natura; la fusione di passato e presente in un tempo sospeso che rende la storia di Boro immediatamente mitica («Il mio nome è Walerian Borowczyk, sono un cineasta morto e polacco»); la confusione tra realtà, immaginazione, proiezione di desideri; la contraddizione tra parola e immagine, dove la seconda è sempre più veritiera della prima. Diffuso nel 2011, Boro in the Box afferma la capacità di Mandico di rielaborare influenze e suggestioni e di restituirle mantenendo al centro un proprio unico senso del racconto, inseparabile da un’idea precisa di cinema e di esistenza cinematografica, intessuta di materia e immaginazione, di invenzione narrativa e visiva: un’idea che accomuna i suoi film più ostici e quelli più leggibili, da Boro fino a Les garçons sauvages, 2018, suo primo, potentissimo lungometraggio.


Locandina You Don't Know Jack

Un film di Barry Levinson. Con Al PacinoDanny HustonSusan SarandonJohn GoodmanBrenda Vaccaro. continua» Formato Film TV, Biograficodurata 134 min. – USA 2010.

Jack Kevorkian è un anziano medico di origine armena che, in un periodo che va approssimativamente dal 1990 al 1999, ha assistito nel suicidio più di 130 pazienti. Ne seguiamo l’azione a partire dal primo malato che, a causa delle ormai insostenibili sofferenze che gli procura la malattia, gli fa esplicita richiesta di morire. Kevorkian sostiene che chi è affetto da una patologia grave e incurabile e vuole lasciare questo mondo ha diritto di farlo. Per aggirare la legge del Michigan il medico ha realizzato e mette in atto, con la collaborazione di sua sorella e dell’amico Neal Nicol, una complessa strategia. Riprende le dichiarazioni dei pazienti (con a fianco i familiari) da cui emerga il loro esplicito e consapevole desiderio di non vivere più. Predispone quindi un’attrezzatura che il malato aziona personalmente. Ciò gli procura comunque numerose chiamate in giudizio da cui esce assolto. Fino a quando, dinanzi a un paziente non in grado di intervenire in quanto leso nella motilità, agisce con un’eutanasia ‘volontaria’. A quel punto la sua posizione sul piano legale cambia anche perché decide di non fare uso di avvocati ma di difendersi da solo.

3.5/5
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Regia di Barry Levinson. Un film Da vedere 2017 con Robert De NiroMichelle PfeifferAlessandro NivolaKristen ConnollyLily RabeCast completo Titolo originale: The Wizard of Lies. Genere BiograficoDrammatico – USA2017durata 133 minuti. Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 4 recensioni.

Bernie Madoff sta firmando una serie di assegni di bonus anticipati per il personale del suo studio. Quando i figli Andy e Mark gliene chiedono conto comprendono che si sta portando avanti prima che i Federali arrivino a chiedergli conto del suo operato. A questo punto i due, che sono sempre stati tenuti all’oscuro di quanto avveniva a un piano per loro inaccessibile dell’edificio dove, con un fidato collaboratore, il padre gestiva il suo sistema fraudolento. I figli decidono di denunciarlo per non risultare complici del suo operato ma per l’opinione pubblica questo non sarà sufficiente.

3.5/5

Regia di Ava DuVernay. Un film Da vedere 2014 con David OyelowoTom WilkinsonCuba Gooding Jr.Alessandro NivolaCarmen EjogoCast completo Titolo originale: Selma. Genere BiograficoDrammaticoStorico – Gran Bretagna2014durata 127 minuti. Uscita cinema giovedì 12 febbraio 2015 distribuito da Notorious Pictures. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: – MYmoro 3,48 su 41 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Storia dell’anno decisivo – il 1965 – del movimento per i diritti civili degli afroamericani, nato nel 1955 a Montgomery (Alabama) dal rifiuto di Rosa Parks di cedere il posto su un autobus a un bianco, e di cui divenne guida Martin Luther King, pastore di una chiesa battista della città, sostenitore della disobbedienza civile non-violenta. Un anno dopo la marcia a Washington (28/8/63), resa famosa dal discorso “I have a dream”, King riceve a Stoccolma il Nobel per la pace (10/12/64), e sceglie la cittadina di Selma per dar inizio alla campagna finale per l’esercizio effettivo del diritto di voto da parte dei neri dell’Alabama, burocraticamente impedito dai funzionari bianchi. Il governatore segregazionista Wallace, la polizia locale e il Ku Klux Klan fanno scorrere molto sangue, e non solo dei neri. Al suo 3° lungo, la DuVernay mette a segno 3 colpi da maestra: 1) girare un bio-pic corale in cui M.L. King è un individuo eccezionale, certo, ma solo in quanto interprete ed espressione di un movimento collettivo; 2) utilizzare la potenza di una sineddoche, cioè narrare la vita di King e la storia del movimento antisegregazionista attraverso la parte che ne rappresenta più intensamente il tutto; 3) mostrare l’incubazione, all’interno del movimento dei neri, di quello delle donne, trascendendone così la particolarità a favore di un’idea universale di liberazione senza fine né confini. Molti momenti di autentica commozione che raggiunge l’apice nella perforante sequenza della carica della polizia, a piedi e a cavallo, contro gli inermi manifestanti sul ponte Edmund Pettus nel bloody sunday del 7/3/65. 2 nomination agli Oscar per la fotografia (Bradford Young) e la canzone originale (John Legend) (già vincitrice di un Golden Globe), ma nessuna né per la DuVernay, né per Oyelowo. Indecente.

4/5
Locandina Syndromes and a Century

Un film di Apichatpong Weerasethakul. Titolo originale Sang SattawatBiograficodurata 105 min. – Tailandia, Francia, Austria 2006.

Due storie a sfondo ospedaliero: nella prima Tei, giovane dottoressa in un piccolo ospedale di provincia, si ritrova a respingere le timide avances di Toa, perché presa ancora dall’amore per il fioraio Noom. Nella seconda il dottor Nohng, medico praticante appena assunto in un ospedale del centro, inizia il suo primo giorno di lavoro. Il neoassunto vaga per l’ospedale e incontra un vecchio amico nel reparto di fisioterapia, finché la sera non giunge a un appuntamento con la fidanzata.
Questo il plot del nuovo film del tailandese Apichatpong Weerasethakul, cineasta apprezzato dalla critica per il precedente Tropical Malady, presentato due anni fa al Festival di Cannes. Dopo la storia d’amore omosessuale dell’ultimo film, il regista sceglie questa volta di indagare la memoria e i personali ricordi d’infanzia con uno stile estremamente privato e autobiografico.
Entrambi i genitori di Weerasethakul infatti erano medici, e il regista è cresciuto a stretto contatto con l’ambiente ospedaliero di una cittadina tailandese, osservando con curiosità l’umanità variegata che ogni giorno andava alla ricerca di cure mediche. Lui stesso dichiara: “Sono affascinato dagli spazi delle piccole città e dai panorami che offrono. Ora che la mia città natale sta cambiando così velocemente, diventando sempre più simile a Bangkok, i miei ricordi di questi spazi perduti sembrano ancora più lontani”.

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Regia di Anton Corbijn. Un film Da vedere 2007 con Sam RileySamantha MortonAlexandra Maria LaraJoe AndersonJames Anthony PearsonCast completo Genere Biografico – USA2007durata 122 minuti. Uscita cinema venerdì 24 ottobre 2008 distribuito da Metacinema. – MYmoro 3,50 su 49 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Scritto con Matt Greenhag da Deborah, vedova del cantante Ian Curtis, leader dei Joy Division che si suicidò a 23 anni nel 1980 al culmine del successo, è l’esordio nel cinema di Corbijn, autore di alcuni tra i più innovativi viedoclip nella storia del rock. Al neoregista interessa il vissuto quotidiano del personaggio, non il suo mito. Filmato in un bianconero che sembra impregnato della grigia fuliggine di Manchester, patria di Curtis, ha come modello stilistico le atmosfere del free cinema britannico (Karel Reisz, il primo Ken Loach): inquadrature lunghe e composte, montaggio invisibile, esecuzioni musicali della band viste frontalmente, efficace scelta e direzione degli interpreti, tra cui S. Riley che sa tenere in equilibrio la vulnerabilità e la volubilità di Curtis, ma sono ammirevoli anche S. Morton (la moglie) e A.M. Lara (l’amante). Nella colonna musicale anche David Bowie, Kraftwerk e Iggy Pop. Presentato alla Quinzaine di Cannes 2007.

Locandina La storia di Glenn Millern film di Anthony Mann. Con James Stewart, June Allyson Titolo originale The Glenn Miller Story. Biografico, durata 116 min. – USA 1954. MYMONETRO La storia di Glenn Miller * * 1/2 - - valutazione media: 2,75 su 7 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
 

E’ la storia del grande musicista americano.

 

 

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Un film di Ansano Giannarelli. Con Mario BardellaMario GarribaBruno AlessandroLucio Lombardo Radice. continua» Biograficob/n durata 105 min. – Italia 1973.

Il film racconta con uno stile d’avanguardia la vita del geniale matematico Evariste Galois, morto giovanissimo in un duello. La tesi è che lo scienziato sia stato ucciso per le sue idee democratiche nel periodo immediatamente successivo alla Rivoluzione del 1830.

Questa è la versione in due parti che dura 180 minuti non 105 come segnato sopra.
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Un film di Angelo Longoni. Con Alessio BoniClaire KeimJordi MollàPaolo BrigugliaBenjamin Sadler. continua» Formato Serie TV, Biograficodurata 129 min.

Luci e ombre di Michelangelo Merisi da Caravaggio, nato lombardo sul finire del sedicesimo secolo e trasferitosi a Roma per amore dell’arte. Affetto da un carattere orgoglioso e irascibile, oltre che da una forma di malaria che lo mina per quasi tutta la vita, Michele sperimenta e registra prima la crudeltà della fame, delle risse nei bordelli, delle impiccagioni pubbliche della città eterna e solo in seguito la magnanimità del cardinal Del Monte, ecclesiastico illuminato, vicino alla nobildonna Costanza Corona (Elena Sofia Ricci), che a sua volta protegge e favorisce il pittore fin da piccolo.

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