Category: Tom Hardy


Regia di John Hillcoat. Un film con Tom HardyGary OldmanGuy PearceShia LaBeoufMia WasikowskaJessica ChastainCast completo Titolo originale: Lawless. Genere Drammatico – USA2012durata 120 minuti. Uscita cinema giovedì 29 novembre 2012 distribuito da Koch Media. – MYmonetro 2,33 su 46 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Nella Virginia dei primi anni del proibizionismo i tre fratelli Bondurant distillano e vendono clandestinamente alcolici, prima fuori città, senza immischiarsi con i gangster che si ammazzano tra loro per le strade, poi alzando il rischio e il tenore degli affari, quando anche il più giovane dei tre, Jack, trova il coraggio che inizialmente sembrava non avere. L’arrivo da Chicago di Charlie Rakes, rappresentante della legge corrotto e feroce, mette però i fratelli Bonduant sulla strada di una guerra inevitabile e all’ultimo sangue.
L’australiano John Hillcoat, in coppia con Nick Cave alla sceneggiatura, gioca a fare l’americano, con un western tratto dal romanzo di Matt Bondurant, nipote del vero Jack; un libro che non è mai diventato un caso letterario e, per una volta, s’intuisce anche il perché. A salvare il film dal ridursi ad essere una tiritera di vendette e controvendette che procedono senza troppo ritmo verso il faccia a faccia più scontato, è soltanto la presenza di un manipolo di attori bravi e carismatici, da Tom Hardy a Jason Clarke a Guy Pearce. La loro presenza scenica anima una serie di personaggi bidimensionali, che sembrano fare il verso a quelli di Nemico Pubblico (e non solo loro, c’è anche il dono del vestito e molto altro): peccato che il paragone con Mann non si ponga proprio. Non c’è dubbio, tuttavia, che l’intento di Hillcoat fosse esattamente quello di fare un gangster movie, mascherato dalle strade di campagna, dalla parrocchia della piccola setta e da una versione appena più moderna del classico saloon.  Continua a leggere

Un film di Otto Preminger. Con David Niven, William Holden, Tom Tully, Maggie McNamara. Titolo originale The Moon is Blue. Commedia, Ratings: Kids+13, b/n durata 99′ min. – USA 1953. MYMONETRO La vergine sotto il tetto * * 1/2 - - valutazione media: 2,75 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Strana ragazza illibata che ha la particolarità di dire le cose più sconvenienti nei momenti meno adatti fa giochi di equilibrio erotico tra un architetto scapolo (Holden) di buoni costumi e un maturo dongiovanni (Niven) pieno di milioni. Da una pièce (1951) di Hugh Herbert, interpretata con successo a Broadway da Barbara Bel Geddes, qui sostituita da M. McNamara, calcolatissima nella sua spontaneità. Prodotta in proprio da Preminger, fu messa al bando dall’associazione dei produttori perché, per la 1ª volta in un film nordamericano, si ricorreva nei dialoghi a parole oscene come virgin (vergine) e mistress (amante). Fu boicottata dalle autorità ecclesiastiche cattoliche con intervento personale del cardinale Spellman che la definì “un’occasione di peccato” e una violazione di ogni “regola di moralità e decenza”. Il film fu difeso dal produttore-regista sui mass media e in tribunale. La sua vittoria contribuì all’aggiornamento del Codice Hays. Quasi contemporaneamente la commedia di Herbert fu filmata in Germania: Die Jungfrau auf dem Dach con Johanna Matz, Hardy Kruger e Johannes Heersters. Continua a leggere

Risultati immagini per Minotauro filmRegia di Jonathan English. Un film con Tom HardyMichelle Van Der WaterTony ToddLex ShrapnelJonathan ReadwinCast completo Titolo originale: Minotaur. Genere Horror – Gran Bretagna2006durata 93 minuti.

Il Minotauro e l’avventura di Theo, pronto a ucciderlo per salvare la sua gente. Continua a leggere

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Taboo è una serie televisiva britannica ideata da Steven Knight, Tom Hardy e da suo padre Chips Hardy, che è anche consulente produttore.

Nel 1814 l’avventuriero James Keziah Delaney, dopo aver passato molti anni in Africa, torna a Londra per riscuotere l’eredità del padre, morto in oscure circostanze. Ben presto dovrà fare i conti con il misterioso passato del padre, fronteggiando la potente Compagnia britannica delle Indie Orientali. Continua a leggere

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Un film di Nicolas Winding Refn. Con Tom Hardy, Kelly Adams, Katy Barker, Edward Bennett-Coles, June Bladon. Azione, Ratings: Kids+16, durata 92 min. – Gran Bretagna 2008. – Onemovie uscita venerdì 10 giugno 2011. MYMONETRO Bronson * * * - - valutazione media: 3,16 su 31 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Ostinatamente devoto alla violenza, Michael Peterson – in arte Charles Bronson – non riesce a tenere sotto controllo il suo egocentrismo. E così, dopo un’infanzia trascorsa tra le mura di una casa piena d’amore, il ragazzo cresce collezionando bravate di poco conto. Una volta diventato grande, muscoloso e forzuto, dopo l’ennesima prepotenza, viene rinchiuso per sette anni in carcere. Nella cella, tra una scazzottata al secondino e un morso ai colleghi più miserevoli, diventa il prigioniero più famoso d’Inghilterra: un carcerato eccentrico e Continua a leggere

Locandina italiana Revenant - RedivivoUn film di Alejandro González Iñárritu. Con Leonardo DiCaprio, Tom Hardy, Domhnall Gleeson, Will Poulter, Forrest Goodluck.Titolo originale The Revenant.Avventura, Ratings: Kids+16, durata 156 min. – USA 2015. – 20th Century Fox uscita sabato 16 gennaio 2016. MYMONETRO Revenant – Redivivo * * * 1/2 - valutazione media:3,91 su 230 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Sono gli anni Venti del diciannovesimo secolo. Soldati, esploratori, cacciatori di pelli, mercenari solcano i territori ancora sconosciuti d’America per trarne profitto. Glass è l’uomo che meglio di tutti i suoi compagni di spedizione conosce la terra impervia in cui si sono inoltrati. Il suo compito è riportare la compagnia al forte e tutto ciò che lo preoccupa è proteggere suo figlio, un ragazzo indiano. Lo scontro con un grizzly lo lascia in condizioni prossime alla fine. Il più arrogante della compagnia, Fitzgerald, si offre di restare per dargli sepoltura, ma lo tradisce orribilmente. La volontà di vendicarsi rimetterà in piedi Glass e darà inizio ad un’odissea leggendaria. Continua a leggere

Locandina italiana Chi è senza colpa

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Un film di Michael R. Roskam. Con Tom Hardy, Noomi Rapace, James Gandolfini, Matthias Schoenaerts, John Ortiz. Titolo originale The Drop. Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 106 min. – USA 2014. – 20th Century Fox uscita giovedì 19 marzo 2015. MYMONETRO Chi è senza colpa * * * - - valutazione media: 3,39 su 22 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Bob Saginowski è un barman di Brooklyn impiegato nel pub del cugino Marv, ex proprietario e adesso galoppino di un criminale ceceno, che impiega il ‘suo’ locale come copertura e deposito di denaro sporco. Ma Bob Saginowski non è soltanto un barman, da qualche parte dentro di lui cova un passato oscuro e dissimulato. Solitario e silente, Bob incontra nella stessa notte un cucciolo di pitbull e Nadia, una giovane donna che vive sola e che è disposta ad aiutarlo col cane. Cane che molto presto sarà al centro di una disputa tra Bob e Eric Deeds, un balordo coi nervi a pezzi che rivendica i propri diritti sul cane e su Nadia, ex mai dimenticata e da cui pare ossessionato. Le cose non vanno meglio nel locale perché Marv ha deciso di fregare il suo boss e di riprendersi quello che tanto tempo prima era suo. Nonostante gli sforzi di Bob di restare fuori dai guai, le cose precipiteranno, costringendolo a rivelare la sua vera natura.
Adattamento di una novella di Dennis Lehane, maestro del noir bostoniano che ha co-firmato la sceneggiatura, Chi è senza colpaconferma il talento di Michaël R. Roskam, regista belga che trasferisce in America la sua riflessione sull’innocenza. Insediato il suo sguardo dall’altra parte dell’oceano, Roskam ha eluso qualsiasi pressione hollywoodiana e ha realizzato un film che dialoga col precedente (Bullhead), a partire dalla relazione che i protagonisti intrattengono con gli animali e che muove in direzioni diverse, che conduce a destini opposti. Se Jacky (Bullhead) si condannava somministrandosi gli ormoni destinati ai suoi tori, Bob si redime raccogliendo un cucciolo di pitbull ferito e abbandonato nel secchio dell’immondizia. Cucciolo che lo stana dalla solitudine in cui si è rifugiato e che innesca con la violenza anche il sentimento per una donna, unica via di fuga dentro l’universo virile di Roskam. Intelligenti e potenzialmente pericolosi, gli animali (toro, pitbull) nel suo cinema incarnano la ricerca dell’innocenza. Per questa ragione il regista li guarda dritti negli occhi, osservandoli, come i suoi personaggi, senza giudizio e ritrovandoci in fondo qualcosa di perduto, qualcosa che vorremmo stringere forte al petto ma che potrebbe anche ucciderci.
E proprio lì, nel mezzo, nello scarto, nell’impossibilità di prendere tra le braccia l’innocenza, si infila lo sguardo di Roskam. Il cane è l’anima nascosta di Bob e quella ferita di Eric e Nadia, diversamente declinabili e inclini ad apprendere l’amore oppure l’odio. I protagonisti si muovono anche questa volta dentro organizzazioni mafiose e attività illegali, dove immancabilmente si producono alleanze segrete o sanguinosi tradimenti. Chi è senza colpa svolge i motivi abituali del genere, rapina, racket, indagine poliziesca, per rivelare i suoi personaggi, antieroi che hanno sempre la meglio sull’azione. Perché per Roskam il cinema di genere è alla base della visione del mondo e in grado di contenere tutte le sfumature del comportamento umano. Le meccaniche implacabili delnoir tradiscono le emozioni dei protagonisti, ne rivelano la complessità dietro l’apparente aria da loser.
Nessuno in Chi è senza colpa è davvero innocente, nessuno è davvero chi dice di essere. Non lo è il cugino Marv di James Gandolfini, che non ha niente della bonomia che la sua silhouette rotonda e il suo volto placido promettono, non lo è l’Eric di Matthias Schoenaerts, che vorrebbe far credere al mondo di non essere pazzo, nondimeno è matto da legare (e da sparare), non lo è soprattutto il Bob di Tom Hardy che amerebbe essere soltanto un barman gentile, che versa da bere e discute del tempo, che procede dal bar alla casa e dalla casa al bar. Roskam mette allora l’accento sulla menzogna, creando un’atmosfera carica di impliciti dove niente è affermato dai dialoghi, dove tutto è detto tra le righe e dove la maschera sociale non è che un modo per proteggersi dai propri desideri. Agito intorno alla festività natalizia, Chi è senza colpa è in fondo un racconto di Natale (a)morale, dove il senso non è dato ma chiede allo spettatore di essere trovato, dietro all’ambiguità dei volti e dietro ai bluff.
Dietro Marv che ormai è solo l’ombra di quello che è stato, capo e padrone di un locale di cui adesso è soltanto l’ordinario gestore e la cui insegna, che riproduce il suo nome, è una provocazione cocente, dietro a Bob, smascherato dal ritrovamento del cucciolo e dalla frequentazione di Nadia, il solo personaggio moralmente integro. Nella jungla d’asfalto americana, dove le chiese sono rilevate dalle agenzie immobiliari e i delinquenti di ieri sono stati rimpiazzati dalle organizzazioni mafiose venute dall’est, i corpi pieni e laconici di Hardy e Gandolfini confermano la passione di Roskam per i ‘molossi’ e l’istintività, che nel suo cinema trovano sempre una forma di grazia. Ultimo film di James Gandolfini, Chi è senza colpa lo congeda e lo aggancia a un portatile e agli occhi degli spettatori dentro una telefonata senza parole e dentro una notte nera che inghiotte per sempre la sua voce soprano.

Locandina italiana Mad Max: Fury Road

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Un film di George Miller (II). Con Tom Hardy, Charlize Theron, Rosie Huntington-Whiteley, Zoë Kravitz, Nicholas Hoult. Azione, Ratings: Kids+16, durata 120 min. – USA, Australia 2015. – Warner Bros Italia uscita giovedì 14 maggio 2015. MYMONETRO Mad Max: Fury Road * * * 1/2 - valutazione media: 3,90 su 51 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

In un futuro imprecisato post-apocalittico la Terra è in mano ai predoni. Tra questi Immortan Joe, che controlla la Cittadella con il pugno di ferro, imponendo il culto della personalità. Finché la sua compagna e “Imperatrice”, Furiosa, lo tradisce, portando con sé le schiave e concubine di Immortan.
Reboot, mash up o remake sono termini che aiutano a capire ma che non inquadrano completamente l’operazione alla base di Mad Max: Fury Road. Il ritorno alla regia di George Miller, atteso quanto insperato, forse prepara a una nuova saga, tutto sembra farlo credere, ma soprattutto cerca di riscrivere l’ultimo e debole – al di là dell’impatto iconografico della sfera del tuono – capitolo con Mel Gibson e Tina Turner, riproponendo Max in un contesto come quello attuale, sovraccarico di supereroi invincibili e di action movies che dall’universo distopico di Mad Max molto hanno saccheggiato.
Come Ken il guerriero, per citare solo una delle innumerevoli visioni di medioevo prossimo venturo degli ultimi due decenni, che devono tutto all’intuizione milleriana, contestualizzata nell’ideale paesaggio intrinsecamente borderline del deserto australiano. Una società resettata, in cui benzina e cromature assumono sostanza quasi divina: un tema ripreso in Mad Max: Fury Road, con il coraggioso accostamento tra la mistica da kamikaze del terrorismo contemporaneo e un’estetica neo-ariana che inneggia al Valhalla, in una crasi impossibile tra filosofie opposte di un’ideale crociata. Miller intende riprendersi ciò che è suo e rilanciarlo nel linguaggio della contemporaneità, avvalendosi del 3D, ricorrendo probabilmente a una velocizzazione dei frame per secondo (a tratti eccessiva), ma Mad Max: Fury Road è molto più di questo. A partire dal lavoro compiuto su eroi e antieroi: il Max di Tom Hardy, perseguitato dagli incubi di una vita precedente e quasi balbuziente nella sua timida incapacità di interagire con gli altri, è lontano dal vendicatore senza nome di Mel Gibson. Un supereroe con super-problemi marveliano, more human than human, per dirla con Rob Zombie.
La vera eroina (forse destinata a un ruolo da protagonista nei possibili sequel?) è una donna, la Furiosa di Charlize Theron, una figura di top model corrosa dalla malvagità dell’animo umano e contrapposta all’oggettivizzazione della bellezza propria delle angeliche figure delle concubine di Immortan (Immortal + Octane, si suppone) Joe. Protagoniste, queste ultime, di sequenze che sembrano quasi parodiare il punto di vista misogino di Transformers di Michael Bay (casuale la scelta di Rosie Huntington-Whiteley?) e l’estetica videoclippara softcore più scontata (la loro prima apparizione assomiglia a un lavaggio auto sexy nel deserto).
Il regista sopperisce alle inevitabili mancanze di adeguamento tecnologico, dovute all’appartenenza alla old school del cinema action, con la pregnanza di significato che difetta nei troppi shooter di oggidì. E su tutto regna la consapevolezza che la più intrinsecamente cinematografica e cinefila tra le saghe action abbia diritto di cittadinanza nel terzo millennio, se non addirittura uno ius primae noctis su temi e intuizioni che troppi hanno cercato di inflazionare.

Locandina italiana Locke

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Un film di Steven Knight. Con Tom Hardy, Ruth Wilson, Olivia Colman, Andrew Scott, Ben Daniels. Thriller, durata 85 min. – USA, Gran Bretagna 2013. – Good Films uscita mercoledì 30 aprile 2014. MYMONETRO Locke * * * 1/2 - valutazione media: 3,70 su 35 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Ivan Locke guida nella notte verso Londra. È un costruttore di edifici, ma questa notte si consuma la demolizione della sua vita. All’alba avrebbe dovuto presiedere alla più ingente colata di cemento di cui si sia mai dovuto occupare. Gli americani e i suoi capi hanno incaricato lui, perché per nove anni è stato un lavoratore impeccabile, il migliore: solido come il cemento, appunto. Ma la telefonata di una donna di nome Bethan riscrive l’esistenza di Locke. Prima di quella telefonata, e del viaggio che ha deciso di intraprendere di conseguenza, aveva un lavoro, una moglie, una casa. Ora, nulla sarà più come prima.
L’attesa opera seconda di Steven Knight non solo soddisfa ma supera piacevolmente le aspettative. Sceneggiatore talentuoso, per Frears e Cronenberg, con Locke eccelle nell’esercizio di scrittura, ideando un percorso di quasi novanta minuti nel quale il tempo della storia e il tempo del racconto coincidono e non c’è altro luogo al di fuori dell’abitacolo della Bmw in movimento e nessun altro personaggio oltre a quello del titolo, impegnato in un dialogo telefonico pressoché ininterrotto con gli altri nomi del copione: Bethan, dall’ospedale di Londra, la moglie Katrina e i due figli da casa, Garreth, il capo furioso, e Donal, l’operaio polacco al quale Ivan Locke ha affidato la delicata gestione di ogni preparativo in sua assenza. A riscattare, però, Locke da una natura puramente letteraria (viene alla mente un altro portentoso viaggio in macchina su carta, “Wyoming”, firmato da Barry Gifford) è la performance di Tom Hardy, per la prima volta spogliato delle maschere che l’hanno imposto all’attenzione internazionale e messo alla prova nei panni di un uomo medio, dall’aspetto medio, nell’attimo della sua esistenza che fa la differenza. Nel modo in cui Hardy increspa le onde del testo, suscitando tanto l’ironica commedia quanto l’umana tragedia, con poche battute e il proprio volto come unici strumenti, si conferma il bravo attore, ma nella scelta di adottare esclusivamente i toni bassi, impedendosi l’appiglio anche solo una volta alla scena urlata o al sussurro autocommiseratorio, sta il contributo d’eccezione.
Il resto è il documento di un circolo creativo e produttivo virtuoso, che conta una manciata di settimane di distanza tra la consegna della sceneggiatura e l’inizio della preparazione, e un tournage di sole otto notti, per un film che non porta con sé alcuna traccia di rinuncia o compromesso e parla nel momento giusto del tema del giusto, dell’assunzione di responsabilità, per scomoda e punitiva che sia, e dell’estrema fragilità degli edifici morali sui quali costruiamo le nostre famiglie e le nostre sicurezze.