Category: Samuel L. Jackson


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Un film di Joel Schumacher. Con Sandra Bullock, Matthew McConaughey, Samuel L. Jackson, Kevin Spacey, Chris Cooper. Titolo originale A Time to Kill. Drammatico,durata 150 min. – USA 1996. MYMONETRO Il momento di uccidere * * 1/2 - - valutazione media: 2,83 su 29 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Viene violentata una undicenne di colore. Il padre uccide il criminale. Lo difende il solito giovane coraggioso oggetto delle solite minacce e turbato dai soliti fantasmi. Naturalmente siamo nel solito profondo sud. Finale comunque liberatorio. Film vecchia maniera con questo McConaughey sosia a metà di Brando e Newman, legnoso ma di ottima presenza. Buona valutazione per il doppio sforzo: nei contenuti e nello spettacolo. Continua a leggere

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Un film di Paul Thomas Anderson. Con Samuel L. Jackson, Gwyneth Paltrow, Philip Baker Hall, John C. Reilly, Philip Seymour Hoffman Drammatico, durata 101′ min. – USA 1997. MYMONETRO Sydney * * 1/2 - - valutazione media: 2,75 su 11 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Sydney (Hall), giocatore professionista di lungo corso e mezza tacca, invita il giovane barbone John (Reilly) a seguirlo a Las Vegas dove gli insegna a campare sui tavoli dell’azzardo. Due anni dopo a Reno John si è rimpannucciato, passando dalla tutela di Sydney a quella di Jimmy (Jackson) e di Clementine (Paltrow), vispa cameriera di dubbia moralità. 1° film a basso costo di P.T. Anderson, figlio dello showman Ernie Anderson (Ghouladi). Come nel successivo Boogie Nights, non nasconde i suoi debiti con R. Altman, J. Demme e M. Scorsese (in minor misura con Tarantino), con i B movie degli anni ’40 e il cinema noir dei ’70. Il suo è, però, qualcosa di meglio e di più di un pastiche metacinematografico. Sceneggiatura accorta, regia competente, senso dell’atmosfera, sapiente messa in valore degli attori.

Locandina Unbreakable - Il predestinato

Un film di M. Night Shyamalan. Con Samuel L. Jackson, Bruce Willis, Robin Wright Penn, Spencer Treat Clark, Charlayne Woodard. Titolo originale Unbreakable. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 110 min. – USA 2000. MYMONETRO Unbreakable – Il predestinato * * * 1/2 - valutazione media: 3,57 su 39 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Una chiave thriller e una mistica nel nuovo racconto di Shyamalan, che non poteva non percorrere una strada simile a quella del precedente Sesto senso. Per cominciare Bruce Willis: non è un fantasma ma l’unico sopravvissuto di un disatro ferroviario. E poi la new entry Samuel L. Jackson nella parte di un uomo malato, fragile non solo nel fisico: secondo lui, il sopravvissuto possiede doti misteriose, e sovrumane. Si tratta di prenderne coscienza. Alla fine i nodi si sciolgono, il sipario si apre e la verità, insospettabile, emerge. Jackson non era poi così fragile. Come sempre accade il numero due non è all’altezza dell’originale. Qualche buona tensione compromessa da un ritmo troppo lento.

Poster Django Unchained

Un film di Quentin Tarantino. Con Jamie Foxx, Christoph Waltz, Leonardo DiCaprio, Samuel L. Jackson, Kerry Washington. Titolo originale Django Unchained. Western, durata 165 min. – USA 2013. – Warner Bros Italia uscita giovedì 17 gennaio 2013. MYMONETRO Django Unchained * * * 1/2 - valutazione media: 3,70 su 316 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Stati Uniti del Sud, alla vigilia della guerra civile. Il cacciatore di taglie di origine tedesca dottor King Schultz, su un carretto da dentista, è alla ricerca dei fratelli Brittle, per consegnarli alle autorità piuttosto morti che vivi e incassare la ricompensa. Per scovarli, libera dalle catene lo schiavo Django, promettendogli la libertà a missione completata. Tra i due uomini nasce così un sodalizio umano e professionale che li conduce attraverso l’America delle piantagioni e degli orrori razzisti alla ricerca dei criminali in fuga e della moglie di Django, Broomhilda, venduta come schiava a qualche possidente negriero.
Tarantino ha in mano una storia di genere che è anche un pezzo di storia americana: il western appare dunque la scelta ideale, ma è ovviamente un western che non si colloca sotto il grande cielo della tradizione, che tutto ingloba e ridimensiona, bensì dentro un teatro (Candyland), in piena continuità stilistica e tematica con il precedente immediato, Bastardi senza Gloria. Ancora sorvegliati e sorveglianti, infatti, e ancora gioco delle parti, pericoloso ed estremo scambio delle stesse, strategia della vendetta e della messa in scena.
Qui, più di prima, il piacere del cinema, di farlo così come di ammirarlo, è in ogni piega del testo: nella recitazione espansiva dei protagonisti, con le punte di diamante di Samuel L. Jackson e Di Caprio; nella potenza del dialogo (perché Tarantino sceneggiatore non è mai da meno di Tarantino regista); nell’uso della musica e degli sguardi, che ha riesumato dal cinema italiano degli spaghetti western e portato a nuovo splendore; nel gioco (la sua comparsata “esplosiva”); nella citazione omaggiante o dissacrante che sia (di Griffith, ad esempio). Tutto concorre a nutrire uno spettacolo magistrale, che si appoggia su una narrazione forte, sempre più classica e ponderosa.
Nonostante il film non porti con sé nulla del meraviglioso Django di Corbucci, se non un messaggio d’amore, racchiuso nel titolo e nel refrain di Luis Bacalov, e una nota di orrore, che rima con razzismo, Django Unchained è un’opera impeccabile, interamente risolta, che procede come un lungo tapis roulant da un incipit cinico-grottesco, quasi alla fratelli Coen, verso un discorso più profondamente crudele e un riscatto totale, affidato al personaggio di Christoph Waltz, che mette a tacere qualsiasi sterile polemica. Peccato, se mai, per la brava Kerry Washington, impiegata a scopo esclusivamente funzionale, che non reca con sé alcuna memoria delle precedenti eroine tarantiniane, eppure la sua presenza basta a scaldare il film e ad evitargli la trappola del saggio freddo e cerebrale, oltre che a creare un fantasioso parallelo con la saga germanica di Sigfrido.
Il piacere del testo è dunque reale, verificabile, frutto di una soddisfazione innegabile delle aspettative che avevamo riposto in esso. Eppure, direbbe Barthes, ci sono testi di piacere e testi di godimento, che eccedono la regola, causano una scossa, uno stato di spaesamento che resta indicibile. Sono quelli che Tarantino ha realizzato in passato e, purtroppo, da qualche tempo, non fabbrica più.