Category: Jean Reno


Locandina I visitatori [2]

Un film di Jean-Marie Poiré. Con Christian ClavierJean RenoValérie LemercierMarie-Anne ChazelChristian Bujeau. continua» Titolo originale Les visiteursCommediadurata 100 min. – Francia 1993. – Filmauro uscita giovedì 10 novembre 1994. MYMONETRO I visitatori [2] **1/2-- valutazione media: 2,81 su 16 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Francia, anno di grazia 1123. Goffredo, nobile cavaliere, uccide incosapevolmente il padre della donna che ama. Avrà la possibilità di rimediare all’errore ingerendo una pozione magica che lo porterà indietro nel tempo quel tanto che gli consenta di rimediare al tragico errore. Per l’eccessiva dose ingoiata il cavaliere si ritrova invece, con il suo scudiero, 900 anni dopo. Di fatto ai nostri giorni. A contatto con la civiltà moderna e le sue storture, il cavaliere avrà più di una sorpresa, ma riuscirà a tornare infine ai suoi bei dì e a salvare in tempo il padre dell’amata. Una trama non originalissima, mutuata da Wells e da un racconto di Mark Twain, che in Francia ha battuto ogni record d’incassi. E per quanto il doppiaggio sottragga al divertimento originale, il successo risulta incomprensibile. Un film baciato dalla sorte, ma che presso il nostro pubblico non ha sortito alcun effetto. La regia non ha ritmo sufficiente e i personaggi sono francamente poco simpatici.

Risultati immagini per L'Amore Fugge

Regia di François Truffaut. Un film con Marie-France PisierJean-Pierre LéaudClaude Jade, Julien Dubois, Daniel Mesguich. Titolo originale: L’amour en fuite. Genere Commedia – Francia1979durata 94 minuti. Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 6 recensioni.

Antoine Doinel ha pubblicato il libro “Insalate d’amore” e ha una relazione con Sabine, commessa in un negozio di dischi. Intanto deve occuparsi del divorzio dalla moglie Christine. Accompagnando il figlio alla stazione incontra coleì che aveva corteggiato da giovane, Colette. Decide di saltare sul suo treno senza biglietto e di raccontarle le sue vicende amorose. Colette però avverte quanto Antoine sia autoreferenziale e lo allontana da sé il che lo spinge a tirare il freno a mano e scendere precipitosamente dalla vettura. Incontrerà successivamente colui che era stato un amante della madre di cui finalmente visiterà la tomba. Intanto Sabine ha deciso di chiudere con lui.
Il ciclo di Antoine Doinel giunge alla sua conclusione grazie a una suggestione che a Truffaut giunge da lontano: “Un giorno Henning Carslen mi raccontò una cosa interessante (…) Carlsen aveva ereditato un cinema che Carl Theodor Dreyer aveva gestito fino alla morte, il Dagmar Theater, a Copenaghen (…) e aveva proiettato tutto Doinel sotto forma di ciclo (…) C’erano giovani che avevano guardato tutto il giorno Doinel crescere, amare e invecchiare: è stato quando ho sentito questo racconto che mi è venuta voglia di fare un ultimo Doinel”. Truffaut non vuole ‘chiudere’ in modo banale il percorso e non rinuncia a pensare al pubblico. Quindi si impegna in una rivisitazione dei film precedenti senza però abbandonare a se stesso l’eventuale spettatore che non li ricordasse o che addirittura non li avesse visti, L’alter ego di Truffaut resta identico a se stesso. Invecchia ma sembra fare fatica a maturare sul piano dei sentimenti.

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Locandina I fiumi di porpora

Un film di Mathieu Kassovitz. Con Dominique SandaJean RenoJean-Pierre CasselNadia FarèsVincent Cassel. continua» Titolo originale Les rivières pourpresDrammaticodurata 106 min. – Francia 2000MYMONETRO I fiumi di porpora. valutazione media: 3,17 su 21 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

L’atteso film di Kassovitz, che sin dai trailers prometteva suspence ed emozioni, supera brillantemente le aspettative. Almeno per quanto riguarda la prima parte, che scorre sullo schermo con ritmo perfetto. Un omicidio efferato sconvolge gli abitanti di un paesino di montagna vicino a Grenoble. La scoperta di altre uccisioni fa pensare ad un serial killer, ma forse è soltanto una falsa pista. A capo delle indagini, troviamo il valoroso cavaliere Jean Reno, eroe solitario. Nel frattempo un giovane poliziotto alla ricerca di un teppistello si troverà successivamente a collaborare col maestro. L’incontro tra i due e la conseguente risoluzione del caso costituiscono, nella seconda parte del film, i momenti meno riusciti. Non soltanto per l’ovvietà di certe battute, quanto piuttosto per la prevedibilità del finale. Rimaniamo in ogni caso affascinati dal tocco sicuro di una regia capace di costruire un thriller made in France.

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Photobucket Pictures, Images and PhotosUn film di Jean Renoir. Con Michel Simon, Alexandre Rignault, Henri Guisol Titolo originale La chienne. Drammatico, b/n durata 100′ min. – Francia 1931. MYMONETRO La cagna [1] * * * 1/2 - valutazione media: 3,50 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Il cassiere Legrand, sposato a una megera, si fa ladro per amore di una prostituta e la uccide, dopo averla trovata fra le braccia del suo lenone che viene processato al suo posto. Diventato barbone, Legrand incontra il primo marito della moglie, intanto defunta, e con lui va a far baldoria grazie alla vendita di un suo autoritratto. Tratto da un romanzo di Georges de la Fouchardière (e dal copione teatrale di André Mouézy-Eon), è il 1° film sonoro di J. Renoir e il suo 1° capolavoro per la felice miscela di naturalismo sordido, lucido realismo psicologico, acre umorismo sardonico, bellezza figurativa, uso funzionale del suono. Grande prova di M. Simon in altalena tra dramma e grottesco. Rifatto da Fritz Lang con La strada scarlatta (1945)

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Locandina italiana L'impero dei LupiUn film di Chris Nahon. Con Jean Reno, Arly Jover, Jocelyn Quivrin, Laura Morante, Philippe Bas. Titolo originale L’empire des loups. Azione, durata 128 min. – Francia 2005. uscita venerdì 30 settembre 2005. MYMONETRO L’impero dei Lupi * * - - - valutazione media: 2,43 su 24 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

La prima informazione utile per lo spettatore è che questo NON è il seguito de Il Patto dei lupi, sgangherata ma divertente pellicola di qualche anno fa. Altra informazione utile è che questo L’Impero dei Lupi è altrettanto sgangherato ma meno divertente. Scritto da Jean-Christophe Grangé, autore dei due I Fiumi di Porpora e di Vidocq, L’impero dei lupi è il classico thriller/action/horror in salsa transalpina, che nulla aggiunge e nulla toglie alla pluralità di generi cui appartiene. La regia di Chris Nahon è tutto sommato valida, il ritmo ed il montaggio serrati, ma la storia pecca di credibilità e pathos, ricorrendo troppo spesso a soluzioni grandguignolesche per distrarre il pubblico da carenze gravi riscontrabili sia in sede di dialoghi (banali) che di sceneggiatura (poco credibile). Il cinema francese dà il peggio di sé quando cerca di imitare Hollywood e non riesce nemmeno ad ottenere gli stessi, scarsi, risultati: le scene action tendono ad essere davvero troppo “finte” e coreografate e la disamina del mondo dell’immigrazione clandestina è troppo superficiale e frettolosa.
A salvare il film dalla totale insufficienza ci sono le performances dei tre protagonisti, in modi diversi, tutte positive: Reno è oramai “lo sbirro” per antonomasia, ma è sempre gradevole a vedersi, la Morante, dotata di indiscusso fascino, per una volta non è in lacrime, ma volitiva e tenace, e Arly Jover rappresenta una piacevole sorpresa di cui sentiremo ancora parlare. Film di genere, come il cinema italiano non sa o non vuole più fare da anni, è consigliabile solo per una serata di intrattenimento “a cervello spento”.

Risultati immagini per il fiume 1951Un film di Jean Renoir. Con Adrienne Corri, Esmond Knight, Thomas Breen Titolo originale The River. Drammatico, durata 95′ min. – Gran Bretagna 1951. MYMONETRO Il fiume [1] * * * - - valutazione media: 3,25 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Nel Bengala, sulle rive del Gange, due ragazze inglesi s’innamorano di un ufficiale americano, mutilato di guerra, che, piuttosto di scegliere, se ne va. La vita continua. 1° film a colori (fotografia del fratello Claude) di Renoir e opera di transizione dal realismo sociale alla ricerca di narrazione “classica”. Ingiustamente rimproverato di essere un documentario lirico mancato e di mancata critica al colonialismo, è una favola esotica (il romanzo della scrittrice Rumer Godden da cui è tratto risulta poco più di un pretesto) sul rapporto tra uomo e natura nel quadro di un panteismo pagano intinto di misticismo orientale. Ampio e solenne, chiede allo spettatore adesione contemplativa più che coinvolgimento emotivo. Vi lavorò come assistente il futuro grande regista Satyajit Ray.

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Risultati immagini per La mia Droga si chiama Julie

Regia di François Truffaut. Un film Da vedere 1969 con Jean-Paul BelmondoCatherine DeneuveNelly BorgeaudMartine FerrièreMarcel Berbert.Cast completo Titolo originale: La sirène du Mississippi. Genere Drammatico – FranciaItalia1969durata 120 minuti. – MYmonetro 3,17 su 14 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Coltivatore di tabacco sull’isola di Reunion, Louis Mahé (Jean-Paul Belmondo) è un giovane che non sa nulla delle vicende della vita e dell’amore. Una volta conosciuta la bella Julie (Catherine Deneuve) tramite un annuncio su un giornale e dopo una fitta corrispondenza, i due decidono di sposarsi.
Il giorno del fatidico incontro, però, all’appuntamento si presenta una Julie diversa, più bella, più affascinante, cui Louis non sa resistere. Dopo un’iniziale idilliaca convivenza, appena segnata da qualche piccola perplessità che ogni tanto turba il sentimento puro di Louis, Julie finirà per rivelarsi una persona diversa. 
Tratto dal romanzo “La sirène du Mississipi” di William Irish (edito in Italia con il titolo di Vertigine senza fine) e preannunciato nel film precedente, Baci rubati, quando Jean-Pierre Léaud tiene in mano una copia di questo libro, Truffaut realizza un giallo che strizza l’occhio alle atmosfere e alle figure hitchockiane e omaggia Jean Renoir (cui il film è dedicato) citando nella sequenza iniziale La Marsigliese
La mia droga si chiama Julie è un film sulla conoscenza della realtà attraverso l’amore. Una realtà che per il sognatore Louis si rivela più dura di quanto avesse immaginato e per Julie una piacevole scoperta di un sentimento che forse non avrebbe mai pensato di poter provare. Ma i due, per poter vivere la loro storia d’amore, devono lasciarsi alle spalle le loro vite precedenti, fatta di falsità e abitudini piccolo- borghesi per Louis, di truffe e bugie per Louis/Marion. 
Un giallo ottimamente costruito nella prima mezz’ora in cui gli indizi e i dettagli si accumulano fin dal momento in cui Luis/Marion, vera e propria Sirena che ammalia l’ingenuo Louis, scende dalla nave (la Mississipi) facendo insinuare il sospetto che dietro una relazione apparentemente perfetta si nasconda un mistero che aspetta soltanto di essere disvelato. Un giallo che perde di tensione quando, nella seconda parte, al mistero si sostituisce il bisogno l’uno dell’altra, il desiderio totalizzante di stare insieme, contro tutto e contro tutti, che finisce per trasformare il loro rapporto in una vera e propria vertigine senza fine.

I Cahiers du cinéma sono la più prestigiosa rivista cinematografica francese. È stata fondata nell’aprile 1951 da André Bazin e Jacques Doniol-Valcroze, raccogliendo l’eredità della Revue du cinéma e riunendo i membri di due circoli cinematografici parigini: Objectif 49 (Robert Bresson, Jean Cocteau and Alexandre Astruc, etc.) e il Ciné-Club du Quartier Latin. Tra i collaboratori figuravano Eric Rohmer, Jacques Rivette, Jean-Luc Godard, Claude Chabrol e François Truffaut.

Gli articoli dei Cahiers reinventarono le basi della critica cinematografica. L’elaborazione della politica degli autori riconobbe per la prima volta il valore dei film hollywoodiani di Alfred Hitchcock, Howard Hawks, Robert Aldrich, Nicholas Ray, Fritz Lang, e Anthony Mann, ma soprattutto di registi come Jean Renoir, Roberto Rossellini, Kenji Mizoguchi, Max Ophüls e Jean Cocteau, in polemica con il cinema francese del periodo. L’articolo di Truffaut Su una certa tendenza del cinema francese (1954) è considerato il manifesto del movimento cinematografico originato dagli ex-redattori dei Cahiers passati alla regia, detto Nouvelle Vague.

Dopo Eric Rohmer, caporedattore dal 1957 al 1963, la guida passò a Jacques Rivette. L’attenzione si spostò dagli Stati Uniti alle cinematografie nazionali emergenti, mentre si faceva avanti una politicizzazione che esplose in particolare nel 1968. I Cahiers furono guidati, per qualche anno, da un collettivo di ispirazione maoista. Più tardi, con Serge Daney e Serge Toubiana, le posizioni politiche si sono gradualmente smussate, ma non si è ridotta l’influenza critica della rivista, né la sua capacità di produrre, dalle file dei suoi collaboratori, nuovi registi francesi (André Téchiné, Leos Carax, Olivier Assayas, Patrice Leconte). Continua a leggere

Locandina Monuments MenUn film di George Clooney. Con George Clooney, Matt Damon, Bill Murray, John Goodman, Jean Dujardin. Titolo originale The Monuments Men. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 118 min. – USA, Germania 2014. – 20th Century Fox uscita giovedì 13 febbraio 2014. MYMONETRO Monuments Men * * 1/2 - - valutazione media: 2,54 su 54 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Mentre le forze alleate stanno sferrando il loro attacco alla Germania lo storico dell’arte Frank Stokes ottiene l’autorizzazione da Roosevelt in persona per mettere insieme un gruppo di esperti che cerchi di recuperare le opera d’arte che Hitler ha fatto portare via e nascondere in previsione della costruzione del mastodontico Museo del Fuhrer. In caso di sconfitta del Reich l’ordine è di distruggerle. Si viene così a creare una compagnia formata da due storici e un esperto d’arte, un architetto, uno scultore, un mercante, un pilota britannico e un soldato ebreo tedesco per le traduzioni. Escluso quest’ultimo i componenti del gruppo non hanno certo l’età dei combattenti ma la loro missione non è priva di pericoli.
Chi cerca in questo film il Clooney regista di Good Night, & Good Luck. e di Le Idi di marzo rimarrà deluso mentre chi ricorda l’acuto e divertito rivisitatore di generi di In amore niente regole avrà l’occasione per godere di un film che non si vuole limitare però alla ricostruzione filologica innervata da riferimenti alla realtà storica. Perché la memoria corre a Il treno di John Frankenheimer ma anche, per la struttura di un gruppo costituito da personalità molto diverse tra di loro, a film che hanno ne La grande fuga il loro vertice. Clooney però ha un obiettivo diverso in questi tempi di omologazione di massa: ci vuole ricordare il valore dell’arte come elemento che va oltre le generazioni ed alimenta la stessa esistenza di ognuno di noi. Anche di coloro che ne sono ignari. Per questo sorge il sospetto che alcuni interventi di Stokes (che in realtà era il conservatore di Harvard Gerorge Stout) risultino didascalici ma siano finalizzati a fornire qualche elemento di base a spettatori a cui la scuola non li ha offerti. La scuola americana in primis ma non solo se, come ci ricordano Lodoli e Piccioni in Il rosso e il bluci sono studenti che chiedono se Piero della Francesca fosse un uomo o una donna (e non è una battuta di sceneggiatura). La pattuglia di uomini inadatti alla guerra ma pronti a rischiare la vita per delle opere d’arte non è formata da attempati Indiana Jones (anche se non mancano i carrelli della miniera e la Madonna di Bruges e il polittico di Ghent prendono il posto dell’Arca dell’Alleanza). Sono uomini (e una donna bollata dal marchio del collaborazionismo) che Clooney ci presenta nella loro umanità pur non rinunciando a qualche stereotipizzazione di troppo.
L’onestà del regista e sceneggiatore emerge comunque sin dall’apertura quando Stokes mostra una diapositiva dell’Abbazia di Montecassino distrutta da un bombardamento. Che non fu opera dei nazisti ma delle forze alleate. In quel preciso momento riemergono nella mente le immagini del Museo Archeologico di Bagdad saccheggiato senza che nessuno degli occupanti facesse nulla per impedirlo. La storia si ripeteva. Film come questo ci invitano a riflettere. Non rinunciando allo spettacolo.

Risultati immagini per Trans-Europ-Express filmUn film di Alain Robbe-Grillet. Con Jean-Louis Trintignant, Marie-France Pisier, Nadine Verdier, Alain Robbe-Grillet Titolo originale Trans-Europ-Express. Drammatico, durata 90′ min. – Francia 1966. MYMONETRO Trans-Europ-Express – A pelle nuda * * * - - valutazione media: 3,08 su 7 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Un regista, sua moglie e un amico produttore viaggiano in treno da Parigi ad Anversa. Il regista detta alla moglie il canovaccio di un film sul contrabbando di droga. Per eroe sceglie la prima persona che vede in stazione (Trintignant). È la storia di un giovane che, entrato in una banda di trafficanti, riceve come primo incarico una valigia da portare ad Anversa. Quel che succede è solo un pretesto per un esercizio su tre livelli: è un racconto poliziesco; è un poliziesco esposto con esplicita ironia (la materia “fumettistica” con i più convenzionali luoghi comuni viene rappresentata come tale); infine è il ritratto di un sadico sessuale e delle sue ossessioni (e anche l’erotomania è assunta come uno stereotipo). Scrittore che è stato, a modo suo, originale, Robbe-Grillet regista è opaco e salottiero: il suo film è inerte, un esercizio intellettualistico. Continua a leggere

Locandina italiana ChefRegia di Daniel Cohen. Un film con Jean RenoMichaël YounRaphaëlle AgoguéJulien BoisselierSalomé StéveninCast completo Titolo originale: Comme un chef. Genere Commedia – FranciaSpagna2012durata 84 minuti. Uscita cinema venerdì 22 giugno 2012 distribuito da Videa – CDE. – MYmonetro 2,42 su 27 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Jacky è un cuoco dai gusti raffinatissimi costretto a misurarsi con taverne e bistrot parigini dove i clienti consumano solo cibo mordi e fuggi. Licenziato dall’ennesimo ristorante, trova un impiego come imbianchino in una casa di riposo per riuscire a sostenere le esigenze della compagna, incinta e prossima al parto. La sua attitudine per la nouvelle cuisine lo porta tuttavia a intromettersi continuamente nella cucina e nelle ricette per gli anziani, tanto da attirare l’attenzione di Alexandre Lagarde, famosissimo chef in crisi di ispirazione. Oppresso da un giovane imprenditore che minaccia di portargli via il suo ristorante, Lagarde offre a Jacky l’opportunità di lavorare al suo fianco per continuare a far brillare le stelle del suo gourmet. Continua a leggere

Un film di John Frankenheimer. Con Burt Lancaster, Michel Simon, Jeanne Moreau, Paul Scofield Titolo originale The Train. Guerra, Ratings: Kids+13, b/n durata 140 min. – USA 1964. MYMONETRO Il treno * * * - - valutazione media: 3,43 su 14 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Nella Francia occupata dai nazisti, viaggia un treno che trasporta un tesoro in opere d’arte trafugato ai musei di Parigi. Il comandante tedesco è un raffinato esteta. Ma il macchinista è uno dei capi della Resistenza. Prima ostacola in ogni modo il viaggio, poi dirotta il treno fuori dal percorso prefissato. Finisce in un massacro: il comandante germanico fa una strage dei civili, ma il macchinista uccide lui a colpi di mitra. Continua a leggere

Locandina italiana RollerballUn film di John McTiernan. Con Jean Reno, Chris Klein, LL Cool J, Rebecca Romijn-Stamos, Naveen Andrews.Fantascienza, Ratings: Kids+13, b/n durata 120 min. – USA 2002. MYMONETRORollerball * * - - - valutazione media: 2,03 su 14 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Il Rolleball è un insieme di pattinaggio, di football americano, di hockey e motociclismo. I “campioni” si affrontano come gladiatori, ogni colpo è permesso, molti ci lasciano la pelle. Siamo in un futuro in cui gli uomini sono riusciti a risolvere i loro problemi: non c’è più la fame, non ci sono più le guerre. Dunque occorre gestire, in un modo o nell’altro, l’aggressività. Remake di un film del 1975. Continua a leggere

Locandina WasabiUn film di Gérard Krawczyk. Con Jean Reno, Carole Bouquet, Michel Muller, Ryoko Hirosue, Yoshi OidaAzione, durata 100′ min. – Francia, Giappone 2001. MYMONETRO Wasabi * * 1/2 - - valutazione media: 2,73 su 19 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Rude poliziotto francese torna in Giappone per il testamento dell’unica donna che abbia mai amato, agente anche lei, e scopre che gli ha lasciato in eredità una figlia adolescente fin troppo vivace e grintosa. Insieme a lei trova un sacco di guai lasciati in sospeso dalla defunta. Luc Besson firma la sceneggiatura, ma commette lo sbaglio di lasciare la regia a G. Krawczyk: il film non è riuscito, è un frenetico, rumoroso e troppo colorato, superficiale e inutile action movie, dove la non simpatica R. Hirosue fa da spalla a un J. Reno che ripete stancamente i suoi cliché di burbero dal cuore d’oro. Qualche momento divertente per i più giovani nella follia della sala-giochi. Wasabi è il piccante rafano verde giapponese che solitamente accompagna i piatti di sushi e sashimi. Continua a leggere

Risultati immagini per Leone d'oroIl Leone d’oro è il primo premio che viene assegnato nell’ambito della Biennale di Venezia in diverse arti, anche se solitamente viene associato alla Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia ed alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, rassegna cinematografica lagunare nata nel 1932.

Il premio porta questo nome solo dal 1954; precedentemente era conosciuto come il Leone di San Marco (tra il 1949 ed il 1953) e prima ancora (nel 1947 e 1948) come il Gran Premio Internazionale di Venezia.

Precedentemente, fino al 1942, il massimo riconoscimento della rassegna era la Coppa Mussolini, che risentiva ovviamente sin dal nome del rovente clima politico propagandistico dell’epoca, che veniva assegnata doppiamente, sia per il miglior film italiano, che per il miglior film straniero.

Leone d’oro (1946-oggi)

Anno Film Regista Nazione
1946 L’uomo del Sud (The Southerner) Jean Renoir Stati Uniti Stati Uniti
1947 Sirena (Siréna) Karel Steklý Cecoslovacchia Cecoslovacchia
1948 Amleto (Hamlet) Laurence Olivier Regno Unito Regno Unito
1949 Manon (Manon) Henri-Georges Clouzot Francia Francia
1950 Giustizia è fatta (Justice est faite) André Cayatte Francia Francia
1951 Rashômon (Rashômon) Akira Kurosawa Giappone Giappone
1952 Giochi proibiti (Jeux interdits) René Clément Francia Francia
1953 Il Leone d’oro non venne assegnato.
1954 Giulietta e Romeo Renato Castellani Italia Italia
1955 Ordet – La parola (Ordet) Carl Theodor Dreyer Danimarca Danimarca
1956 Il Leone d’oro non venne assegnato.
1957 Aparajito Satyajit Ray India India
1958 L’uomo del risciò (Muhomatsu No Issho) Hiroshi Inagaki Giappone Giappone
1959 La grande guerra Mario Monicelli Italia Italia
Il generale Della Rovere Roberto Rossellini Italia Italia
1960 Il passaggio del Reno (Le passage du Rhin) André Cayatte Francia Francia
1961 L’anno scorso a Marienbad (L’année dernière à Marienbad) Alain Resnais Francia Francia
1962 Cronaca familiare Valerio Zurlini Italia Italia
L’infanzia di Ivan (Ivanovo Detsvo) Andrej Tarkovskij URSS URSS
1963 Le mani sulla città Francesco Rosi Italia Italia
1964 Deserto Rosso Michelangelo Antonioni Italia Italia
1965 Vaghe stelle dell’Orsa Luchino Visconti Italia Italia
1966 La battaglia di Algeri Gillo Pontecorvo Italia Italia/Algeria Algeria
1967 Bella di giorno (Belle de jour) Luis Buñuel Francia Francia
1968 Artisti sotto la tenda del circo: perplessi (Die Artisten in der Zirkuskuppel: ratlos) Alexander Kluge bandiera Germania Ovest
19691972 La mostra non fu competitiva.
1973 La mostra non fu organizzata.
19741976 La mostra non fu organizzata: vi fu una sezione “cinema” nell’ambito della Biennale di Venezia.
19771978 La mostra non fu organizzata: vi furono due retrospettive nell’ambito della Biennale di Venezia.
1979 La mostra non fu competitiva.
1980 Atlantic City, USA (Atlantic City) Louis Malle Stati Uniti Stati Uniti
Gloria – Una notte d’estate (Gloria) John Cassavetes Stati Uniti Stati Uniti
1981 Anni di piombo (Die bleierne Zeit) Margarethe von Trotta bandiera Germania Ovest
1982 Lo stato delle cose (Der Stand der Dinge) Wim Wenders bandiera Germania Ovest
1983 Prénom Carmen (Prénom Carmen) Jean-Luc Godard Francia Francia
1984 L’anno del sole quieto (Rok Spokojnego Slona) Krzysztof Zanussi Polonia Polonia
1985 Senza tetto né legge (Sans toit ni loi) Agnès Varda Francia Francia
1986 Il raggio verde (Le rayon vert) Eric Rohmer Francia Francia
1987 Arrivederci ragazzi (Au revoir les enfants) Louis Malle Francia Francia
1988 La leggenda del santo bevitore Ermanno Olmi Italia Italia
1989 Città dolente (Beiqing chengshi) Hou Hsiao-Hsien Taiwan Taiwan
1990 Rosencrantz e Guildenstern sono morti (Rosenkrantz And Guildenstern Are Dead) Tom Stoppard Regno Unito Regno Unito
1991 Urga – Territorio d’amore (Urga) Nikita Mikhalkov URSS URSS
1992 La storia di Qiu Ju (Qui Ju da guansi) Zhang Yimou Cina Cina
1993 America Oggi (Short Cuts) Robert Altman Stati Uniti Stati Uniti
Tre colori: Film Blu (Trois couleurs: Bleu) Krzysztof Kieślowski Francia Francia/Polonia Polonia
1994 Vive L’Amour (Aiqing Wansui) Tsai Ming-liang Taiwan Taiwan
Prima della Pioggia (Pred doždot) Milcho Manchevski Macedonia Macedonia
1995 Cyclo (Xich-lo) Tran Anh Hung Vietnam Vietnam
1996 Michael Collins (Michael Collins) Neil Jordan Regno Unito Regno Unito
1997 Hana-bi – Fiori di fuoco (Hana-bi) Takeshi Kitano Giappone Giappone
1998 Così ridevano Gianni Amelio Italia Italia
1999 Non uno di meno (Yi ge dou bu neng shao) Zhang Yimou Cina Cina
2000 Il cerchio (Dayereh) Jafar Panahi Iran Iran
2001 Monsoon Wedding – Matrimonio indiano (Monsoon Wedding) Mira Nair India India
2002 Magdalene (The Magdalene Sisters) Peter Mullan Irlanda Irlanda
2003 Il ritorno (Vozvrašcenje) Andrei Zviagintsev Russia Russia
2004 Il segreto di Vera Drake (Vera Drake) Mike Leigh Regno Unito Regno Unito
2005 I segreti di Brokeback Mountain (Brokeback Mountain) Ang Lee Stati Uniti Stati Uniti/Taiwan Taiwan
2006 Still Life (Sanxia haoren) Jia Zhang-ke Cina Cina/Hong Kong Hong Kong
2007 Lussuria – Seduzione e tradimento (Se, jie) Ang Lee Stati Uniti Stati Uniti/Taiwan Taiwan
2008 The Wrestler (The Wrestler) Darren Aronofsky Stati Uniti Stati Uniti
2009 Lebanon (Lebanon) Samuel Maoz Israele Israele
2010 Somewhere (Somewhere) Sofia Coppola Stati Uniti Stati Uniti
2011 Faust (Faust) Aleksandr Sokurov Russia Russia
2012 Pietà (Pieta) Kim Ki-duk Corea del Sud Corea del Sud
2013 Sacro GRA (Sacro GRA) Gianfranco Rosi Italia Italia

Locandina Hotel RwandaUn film di Terry George. Con Don Cheadle, Sophie Okonedo, Nick Nolte, Joaquin Phoenix, Roberto Citran. Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 121 min. – Canada, Gran Bretagna, Italia, Sudafrica 2004. uscita venerdì 11 marzo 2005. MYMONETRO Hotel Rwanda * * * - - valutazione media: 3,44 su 32 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Ogni tanto il cinema si assume il compito di ricordarci che ci sono genocidi per cui i “difensori della liberta e della democrazia” si indignano e dispiegano le loro forze ed altri in cui lasciano fare voltandosi dall’altra parte. Perche’? Ognuno puo’ trovare da se’ la risposta. Il fatto pero’ resta. Incontrovertibile. In Ruanda,all’inizio degli anni ’90, un milione di Tutsi e’ stato letteralmente massacrato dai rivali Hutu senza che la comunita’ internazionale facesse nulla, se non lasciare a poche forze dell’Onu il compito di un’interdizione di scarsa efficacia. Questa co-produzione anglo/italo/sudafricana (tra gli interpreti il nostro Citran, Nick Nolte e un non accreditato Jean Reno) ce lo ricorda con le forme proprie del cinema spettacolare. Non si fa polemica in “Hotel Rwanda” ma si parla alla coscienza degli spettatori grazie alle vicende di uno ‘Schindler’ africano. Paul Rusebagina, un africano direttore di un Hotel della catena Sabena, riusci’ a salvare piu’ di 1200 persone grazie al coraggio personale e a un altruismo che gli impediva di veder morire la gente senza far nulla. Il film non edulcora la situazione ne’ fa del protagonista un santo. Ci racconta, molto semplicemente, una storia che la nostra coscienza e i nostri media hanno cancellato probabilmente perche’ “non interessante”. Gia’ questo dovrebbe fornirci materia di riflessione sulla cosiddetta “informazione”. Continua a leggere

Locandina italiana Il favoloso mondo di Amelie

Un film di Jean-Pierre Jeunet. Con Audrey Tautou, Mathieu Kassovitz, Dominique Pinon, Rufus, Jamel Debbouze.  Titolo originale Le Fabuleux destin d’Amélie Poulain. Commedia, durata 120 min. – Francia 2001. MYMONETRO Il favoloso mondo di Amelie * * * * - valutazione media: 4,04 su 95 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Amélie cresce in provincia, siamo in Francia. Suo padre è un medico fin troppo originale: visita ogni mese la figlia, che si agita ogni volta, e crede che sia malata di cuore. La madre, uscita dalla chiesa, viene schiacciata da una suicida. Più grande la ragazza va a Parigi. Fa la cameriera e incontra tanta gente. Il 31 agosto 1997 è il giorno decisivo della sua vita: vede in tv il servizio dulla morte di lady Diana, le cade di mano un tappo di bottiglia che finisce sotto una piastrella, dove Amélie trova una vecchia scatola di cianfrusaglie (figurine, la foto di un calciatore, un ciclista di ferro). Si mette in testa di rintracciare il proprietario, che a quel punto avrà una cinquantina d’anni. Lo trova, gli restituisce il “ricordo” e gli cambia la vita. Continua a leggere

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Un film di Luc Besson. Con Gary Oldman, Jean Reno, Danny Aiello, Natalie Portman, Peter Appel. Titolo originale Léon. Drammatico, durata 119′ min. – Francia 1994. MYMONETRO Leon * * * * - valutazione media: 4,09 su 73 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Léon è un killer, un sicario a pagamento della peggior specie, introvabile e indistruttibile, fin quando un topolino penetra nel suo universo: un topo piccolo con gli occhi immensi della dodicenne Matilde. A parte Reno, per il quale il film è stato scritto su misura, la piccola Portman è la rivelazione del film. È la bizzarra, perversa e onesta storia d’amore tra una dodicenne e un sicario. Amore senza sesso. Lui, l’adulto bambino, la istruisce a uccidere; lei, la bambina adulta, gli insegna a vivere. Besson è un manierista, ma sa prendere i suoi rischi: il suo è un cinema d’azione che non esclude, però, né una strenua attenzione alla psicologia né la cura puntigliosa dei personaggi. Notevoli Oldman e Aiello. Continua a leggere

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Un film di Jean Renoir. Con Anna Magnani, Duncan Lamont, Paul Campbell, Odoardo Spadaro, Riccardo Rioli. Commedia, durata 100′ min. – Italia 1952.

Dal racconto di Prosper Merimée: una compagnia ambulante di attori italiani scompiglia la vita di corte in una colonia dell’America spagnola nel Settecento; la primadonna Camilla è corteggiata dal viceré, da un torero e da un bell’italiano. Omaggio alla Commedia dell’Arte e riflessione sul rapporto tra realtà e finzione è, nel suo splendore figurativo, il testamento spirituale di J. Renoir e, forse, l’ultimo dei suoi grandi film. Grande interpretazione di A. Magnani che, per età e bellezza, non è adatta al ruolo. Ne esistono 3 versioni: francese, italiana e inglese. Doveva girarlo L. Visconti.

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Un film di Jean Renoir. Con Jean-Louis Barrault, Jean Topart, Michel Vitold, Teddy Billis, Teddy Bilis, Sylviane Margollé, Jacques Dannoville, André Certes, Jean-Pierre Granval, Céline Sales, Ghislaine Dumont, Madeleine Marion. Titolo originale Le testament du Docteur Cordelier. Horror, b/n durata 100′ min. – Francia 1959. MYMONETRO Il testamento del mostro * * * * - valutazione media: 4,08 su 13 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Noto psichiatra parigino cerca di ottenere la materializzazione della psiche e trasforma sé stesso, a comando, in Opale, libero dai condizionamenti della morale borghese. Gravi conseguenze. Contrariamente a Stevenson (Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, 1886) e alle precedenti trasposizioni filmiche, la simpatia di Renoir va a Opale (come si dice esplicitamente nella bella scena finale della confessione) più che al rispettabile Cordelier di cui, anzi, si sottolinea l’immonda ipocrisia. Continua a leggere