Category: Anthony Hopkins


Poster Il silenzio degli innocenti

Un film di Jonathan Demme. Con Jodie Foster, Anthony Hopkins, Ted Levine, Charles Napier, Anthony Heald. Titolo originale The Silence of the Lambs. Thriller, durata 118′ min. – USA 1991. MYMONETRO Il silenzio degli innocenti * * * * - valutazione media: 4,14 su 60 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Dal romanzo (1988) di Thomas Harris. Una giovane recluta dell’FBI (Foster) è incaricata di far visita in carcere ad Hannibal Lecter (Hopkins), psichiatra pluriomicida, per ottenere informazioni su un assassino psicopatico che ha ucciso e scuoiato cinque donne. Continua a leggere

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Un film di James Ivory. Con James Fox, Emma Thompson, Anthony Hopkins, Christopher Reeve, Peter Vaughan.Titolo originale The Remains of the Day. Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 134 min. – USA 1993. MYMONETRO Quel che resta del giorno ****- valutazione media: 4,31 su 27 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Stevens (Hopkins) è stato per trent’anni il maggiordomo di Lord Darlington (Fox), gentiluomo formale e ingenuo e molto influente, che prima della guerra stava dalla parte dei nazisti. Quando Darlington muore la tenuta viene acquistata da certo Lewis (Reeve), americano pragmatico, …

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Poster Hitchcock

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Un film di Sacha Gervasi. Con Anthony Hopkins, Helen Mirren, Scarlett Johansson, James D’Arcy, Jessica Biel. Biografico, Ratings: Kids+13, durata 98 min. – USA 2013. – 20th Century Fox uscita giovedì 4 aprile 2013. MYMONETRO Hitchcock * * * - - valutazione media: 3,01 su 33 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Nel 1960 il maestro del brivido Alfred Hitchcock, dopo Intrigo Internazionale, è alla ricerca di un soggetto diverso, di qualcosa di nuovo, e si appassiona al romanzo di Robert Bloch che trae ispirazione dalla vicenda del pluriomicida del Wisconsin, Ed Gein. La Paramount, con cui Hitch è sotto contratto, non ne vuole sapere di produrre Psyco, giudicandolo troppo orrorifico e respingente, ma il regista è convinto al punto da autoprodursi il film, girando negli studi Universal con la troupe della sua serie televisiva per abbattere i costi. A sostenerlo, in questo azzardo come in ogni altro momento della sua carriera, è la moglie Alma Reville, sceneggiatrice di talento, responsabile della revisione di tutti i copioni del marito e sua paziente spalla, esclusa dai riflettori così come dalle sue note infatuazioni per le algide bionde che scritturava come attrici.
Se c’è un’immagine iconica di Sir Alfred, che non manca di attraversare neppure questo schermo, è quella della sua silohuette di profilo, controluce, scura come un’ombra, che va a coincidere con la sua caricatura. Il film di Sacha Gervasi, ispirato al libro di Stephan Rebello “Come Hitchcock ha realizzato Psycho”, prende in realtà a pretesto il set del film (futuro maggior successo commerciale del maestro) per indagare chi abitava quell’ombra e raccontare il rapporto tra il regista e la moglie, più con la voglia di gettare su di esso un briciolo di suspence che con quella di attenersi alla verità biografica.
È probabile, infatti, che Gervasi e il suo sceneggiatore abbiano romanzato non poco fatti e intenzioni, specie nell’ipotizzare la sbandata di Alma per Whitfield Cook e la conseguente crisi di gelosia del famoso consorte, ma non è affatto male il modo in cui questa crisi viene impastata con il momento più rischioso della carriera di Hitchcock. Tensioni private e professionali si assommano così in un crescendo che culmina nel tournage della scena della doccia, scena che a sua volta assomma pregi e difetti del film (tra i primi annoveriamo Scarlett Johansson, tra i secondi la riproposizione degli eventi più noti). Più avanti, la ripresa della stessa scena, in occasione della prima proiezione pubblica, è nuovamente emblematica dell’approccio del regista alla materia: divertito, ammirato e più che mai sentimentale.
Funzionano meno, di contro, le parti in cui l’atmosfera d’inquietudine è ricercata in maniera esplicita e artefatta, come nelle sequenze in cui il regista è tormentato dalla presenza fantasmatica di Ed; ma in fondo tutto torna, perché Hitchcock evoca le ombre ma poi le lascia fuori dal quadro, preferendo la luce del sole.
Antony Hopkins e Helen Mirren, pur parecchio distanti dai modelli reali, sono bravi a non coincidere mai con la caricatura.

Poster Slipstream - Nella mente oscura di H.

Un film di Anthony Hopkins. Con Anthony Hopkins, Stella Arroyave, Christian Slater, John Turturro, Michael Clarke Duncan. Titolo originale Slipstream. Commedia, durata 96 min. – USA 2007. – Delta Pictures uscita venerdì 9 maggio 2008. MYMONETRO Slipstream – Nella mente oscura di H. * * - - - valutazione media: 2,40 su 27 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Uno sceneggiatore sta lavorando a un film ma i personaggi che sta creando cominciano a invadere la sua mente.
Questa è probabilmente la trama più breve pubblicata su mymovies ma chi scrive sente come dovere il non ‘descrivere’ il film per non privare lo spettatore del ‘lavoro’ (anche faticoso) che Hopkins si aspetta da lui. A una non più tenera età l’attore/regista gira finalmente il suo film più personale presentato in Concorso al 60° Festival di Locarno. Qualcuno, rileggendo eventualmente dopo la visione queste righe, non concorderà avendo trovato nel film innumerevoli echi di ‘altro’ cinema. È vero (si può parlare di Stone, di Lynch, dei Coen) ma sta anche in questo la libertà di Hopkins che riesce a realizzare un film che porta in sé tutto il cinema di cui si è nutrito (e di cui è stato in parte protagonista) trasformandolo in un’ossessione creativa di cui il più volte citato L’invasione degli ultracorpi diviene metafora esplicita.
Hopkins ci precipita in una serie di scatole cinesi che scaturiscono dalla mente di un dio minore: lo sceneggiatore. Il quale decide sì della vita e della morte dei personaggi partoriti dalla sua creatività ma, al contempo, è costretto poi ad abbandonarli nelle mani di altri (produttore, regista, attori, tecnici). Anche da questo può essere suscitato il delirio narrativo che conserva sempre però una sua logica che può essere ‘rivisitata’ con tempi da record nel finale (non perdetevi i titoli di coda). Hopkins continua a essere affascinato dai misteri della mente umana, dai link che si creano nel pensiero e tra questo e la realtà che a volte rischia di sconnettersi. Ci regala un film difficile, un’opera che alcuni considereranno pretenziosa e altri invece apprezzeranno proprio per il coraggio di un uomo di spettacolo che non si rifugia nei canoni tradizionali del cinema narrativo ma si getta a capofitto nella complessità della sperimentazione.

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