Category: 2013


Regia di Ken Loach. Un film Da vedere 2013 Genere Documentario, – Gran Bretagna2013durata 94 minuti. Uscita cinema giovedì 12 settembre 2013 distribuito da Bim Distribuzione. – MYmonetro 3,17 su 4 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Nel 1945 finisce la Seconda guerra mondiale. La Gran Bretagna ha vinto, ma è una nazione ridotta a un cumulo di macerie. Bisogna rimboccarsi le maniche per vincere la pace. Alle elezioni il mitico primo ministro conservatore Winston Churchill è inaspettatamente sconfitto dal travolgente successo dei laburisti. Vengono così nazionalizzate le industrie strategiche del paese (miniere, ferrovie, porti, gas, elettricità ecc.), la sanità diventa pubblica e gratuita, un piano casa ricostruisce e riordina. Loach e il suo abituale sceneggiatore Paul Laverty ricostruiscono con interviste a minatori, infermiere, medici, e con avvincenti materiali di repertorio un quadro autenticamente di parte su che cosa abbiano significato quegli anni. Distribuito da Bim.

Locandina italiana Re della terra selvaggia

Un film di Benh Zeitlin. Con Quvenzhané Wallis, Dwight Henry, Levy Easterly, Lowell Landes, Pamela Harper. Titolo originale Beasts of the Southern Wild. Drammatico, durata 91 min. – USA 2012. – Satine Film uscita giovedì 7 febbraio 2013. MYMONETRO Re della terra selvaggia * * * 1/2 - valutazione media: 3,51 su 44 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Hushpuppy ha sei anni e vive sola con il padre Wink nelle paludi del sud della Louisiana, in una zona chiamata la Grande Vasca, per gli allagamenti a cui va incontro in occasione dei cicloni. Mentre lo spettro di un terribile uragano spaventa la comunità del luogo, mettendo in fuga molti, Wink scopre di essere gravemente malato e di dover preparare la figlia a cavarsela da sola. Il suo desiderio è che Hushpuppy non abbandoni la sua terra, ma ne diventi un giorno il re, la creatura più forte.
Re della terra selvaggia è un esordio storico, di quelli che contengono una tale potenza che rischiano di segnare la vita del suo autore per sempre. Perché è un film nel quale accade una magia, per cui le contraddizioni coesistono fruttuosamente e ciò che altrove sarebbe sembrato un difetto qui diventa una ricchezza. A partire dal budget. Piccolo, nelle coordinate della storia così come negli ambienti ritratti, il film contiene però il pathos della grande avventura, l’estetica della grande parabola mitologica sulla fine e l’inizio del mondo e nessun sentore della misura minimalista di tanti esordi. Eppure non esonda mai, non si ha mai la sensazione che sia sovraccarico o pretenzioso: la sua superficie è fatta di piccole cose, dialoghi brevi, sguardi più testardi che tristi, ma, sotto, si percepisce la presenza di un mondo sommerso, un discorso profondo sulla paura della perdita. Si dice che nella vita il destino ci riservi ciò che siamo in grado di sopportare ed è un pensiero che si addice alla perfezione al personaggio di Hushpuppy, ma anche al film nella sua globalità.
Zeitlin ha trovato in Quvenzhane Wallis un’interprete straordinaria, viatico ideale per percorrere una storia che sovrappone realtà e immaginazione. All’interno di un quadro quasi documentaristico, che il regista ha conosciuto così bene da poter restituire con una naturalezza e una verità rare, Hushpuppy è infatti una bambina che ha paura e, come tutti i bambini che provano un’emozione forte, ha bisogno di illustrarla con delle immagini. In quei momenti, il regista passa dunque a lei il testimone del film ed ecco apparire le “creature selvagge” (che già avevano visitato il piccolo Max del film di Spike Jonze), del tutto simili ai bisonti delle prime pitture rupestri e infatti protagoniste del racconto di sé che la bambina sta lasciando ai posteri (gli scienziati che arriveranno nella Grande Vasca “tra un milione di anni”).
Il passaggio all’età adulta, tema ricorrente di moltissima produzione cinematografica, qui assume i toni insoliti e le proporzioni mitiche della lotta per la sopravvivenza e della strenua resistenza alla normalizzazione. “Chi è l’uomo?” urla Wink, “Io sono l’uomo”, risponde Hushpuppy. Il bambino interiorire se ne andrà, e così il padre, ma lei lo avrà fatto suo quanto basta.

Oblivion - Trailer italiano ufficiale - YouTube

Un film di Joseph Kosinski. Con Tom Cruise, Morgan Freeman, Olga Kurylenko, Andrea Riseborough, Nikolaj Coster-Waldau. Azione, Ratings: Kids+13, durata 156 min. – USA 2013. – Universal Pictures uscita giovedì 11 aprile 2013. MYMONETRO Oblivion * * * - - valutazione media: 3,28 su 146 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Anno 2077. Al solito, il pianeta Terra è stato raso al suolo da una guerra (qui con gli alieni). Jack – cui le autorità hanno cancellato la memoria – è un riparatore di droni che vigilano su enormi macchinari atti a estrarre l’acqua dall’oceano destinata agli umani sopravvissuti, rifugiatisi in una colonia lontana. Tutto procede fino a quando una navicella dalle fattezze antiquate si schianta sulla superficie, con un’unica superstite, che incontra Jack risvegliando in lui dubbi, domande e l’impellente desiderio di trovare una risposta ai suoi incubi notturni. Tutto già visto ma tutto ben fatto in questo equilibrato mix di fantascienza, azione e sentimenti, tratto dalla graphic novel dello stesso Kosinski. Oltre 2 ore di soddisfacente intrattenimento, con grandi effetti speciali, e un Cruise eroe con muscoli ma anche anima.

Il film della settimana/ “Workers” di José Luis Valle (Mex) - Informamolise

Regia di José Luis Valle. Un film con Susana SalazarJesús Padilla. Genere Drammatico – MessicoGermania2013,

Rafael e Lidia vivono a Tijuana svolgendo lavori umili ma in modo dignitoso. Rafael è uomo della pulizie in una fabbrica della Philips mentre Lidia fa da governante ad una anziana e ricchissima signora, ormai gravemente malata. Sono stati sposati ed hanno avuto un figlio, ma in seguito al lutto della morte del piccolo si sono persi e non si sono più ritrovati.

Locandina italiana Under the Skin

Un film di Jonathan Glazer. Con Scarlett Johansson, Antonia Campbell-Hughes, Paul Brannigan, Krystof Hadek, Robert J. Goodwin. Fantascienza, durata 107 min. – USA, Gran Bretagna 2013. – Bim uscita giovedì 28 agosto 2014. MYMONETRO Under the Skin * * 1/2 - - valutazione media: 2,83 su 22 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Il corpo di una donna viene recuperato da un misterioso motociclista fuori strada e trascinato su un camion, dove un’aliena, con le medesime sembianze della malcapitata, ne indossa letteralmente le vesti. L’aliena intraprende quindi un viaggio attraverso la Scozia, sfruttando il proprio fisico seducente per adescare uomini soli e non restituirli mai più alle loro vite.
Glazer va dritto al centro del romanzo di Michel Faber, rinunciando ad ogni conoscenza o informazione preparatoria per occuparsi solo e soltanto del viaggio della protagonista e costruire così un on the road visionario, teso ad immaginare barlumi di altre dimensioni ma anche e soprattutto a guardare il nostro mondo con un occhio altro.
Tre versioni del copione e un periodo di fermo potevano insospettire e ora appare evidente che l’incertezza era e resta legittima. Spogliato del contesto fantascientifico e ridotto quasi al silenzio, il film non guadagna a sufficienza in atmosfera da compensare le perdite in materia di psicologia e possibilità di identificarsi con il personaggio. Quest’ultima, poi, è una scomparsa non da poco, perché è proprio sull’ambiguità del discorso identitario che si gioca la partita: chi sia la vittima e chi il carnefice, è la domanda più che esplicita che il regista gira allo spettatore. Tornano, dunque, le sovrapposizioni e i doppi ingannatori di Birth, ma sparisce completamente il sentimento che ci avvicinava e turbava in quell’occasione. Là, infatti, dove Nicole Kidman ci straziava silenziosamente nel suo esser pronta ad apparire un’aliena e ad affrontare la solitudine pur di credere all’amore, con un ribaltamento narrativo che trascina però con sé anche un senso più profondo, Scarlett Johansson è qui inizialmente insensibile al dolore così come al piacere per poi sperimentare l’emergenza di una sorta di curiosità, di desiderio di un contatto, di saggiare un gusto, che la conduce rapidamente (e ideologicamente) alla rovina.
Il confronto insistito sullo spazio visionario ed estetizzante ma in verità crudele e annientatore proprio della dimensione aliena e quello più aspro, squallido e violento delle Highlands e, per estensione, dell’umanità (abitato però dalla comicità televisiva e riscaldato qualche volta dal rifugio domestico) è tutto quello che Glazer decide di dire e mostrare, ma la sensazione è che sia un discorso povero e riduttivo, che ci lascia insensibili e alieni al destino della protagonista.

Regia di Jon Watts. Un film Da vedere 2013 con Andy PowersLaura AllenPeter StormareElizabeth WhitmereMatthew StefiukCast completo Titolo originale: The Clown. Genere Horror, – USA2013durata 99 minuti. Uscita cinema giovedì 13 novembre 2014 distribuito da M2 Pictures. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14 – MYmonetro 3,10 su 2 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

L’agenzia che doveva inviare un clown per allietare la festa per i sette anni del piccolo Jack tira un bidone, così Kent, agente immobiliare e papà di Jack, ha la bella pensata di risolvere di persona il problema. Trova un magnifico costume da clown in una cassa all’interno di una villetta che sta ristrutturando per la vendita e lo indossa allietando alla grande la festa. Ma poi, per quanti sforzi faccia, non riesce più a togliersi il pesante trucco e il costume. Meg, la moglie, lo aiuta nel tentativo, ma non c’è verso: riesce a togliergli solo il naso rosso, che però nel venire via scortica la punta del naso di Kent. Preoccupato, Kent risale al proprietario del costume, il lunatico e solitario Bert Karlsson, che prima afferma di volerlo aiutare e poi cerca di tagliargli la testa. Infatti, gli spiega, non c’è altro modo di risolvere la questione. Quello non è un costume, sostiene, ma la pelle di un antico demone che sin dall’antichità si mangia cinque bambini per ogni inverno. Il demone si sta impossessando di Kent e la lotta per liberarsi si fa disperata, mentre in lui sale sempre più il desiderio di mangiare bambini.

Regia di John Turturro. Un film Da vedere 2013 con John TurturroWoody AllenSharon StoneSofía VergaraVanessa ParadisLiev SchreiberCast completo Titolo originale: Fading Gigolo. Genere Commedia, – USA2013durata 98 minuti. Uscita cinema giovedì 17 aprile 2014 distribuito da Lucky Red. – MYmonetro 3,09 su 4 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Fioravante e Murray, nonostante la differenza di età, sono amici per la pelle. Sono in precarie condizioni e Murray propone all’amico di fargli da manager per “il mestiere più vecchio del mondo”, con gli pseudonimi, rispettivamente, di Bongo e Virgil. Le clienti sono molto soddisfatte di lui, in particolare la dottoressa Parker con la sua amica Selima e la vedova Avigal che apre una breccia nel cuore di Fioravante. Scritta, diretta e interpretata da Turturro (alla sua quinta regia), da sempre affascinato dal concetto di prostituzione, non si limita a essere una commedia intelligente e spiritosa. È anche un film sulla solitudine e sulle relazioni (di amicizia e d’amore), un’analisi profonda sull’animo umano, una feroce critica alla comunità ebraica ortodossa, con una galleria di personaggi eterogenei – accomunati dal desiderio di entrare in contatto con gli altri – uno più riuscito dell’altro. E le relazioni mettono in movimento cambiamenti.


Regia di John Real. Un film con Elisabetta PelliniSalvatore LazzaroElaine BonsangueMatteo TosiRiccardo FlamminiCast completo Genere Thriller, – Italia2013, Uscita cinema giovedì 11 aprile 2013 distribuito da Real Dreams. – MYmonetro 4,05 su 1 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Sara ed Alex stanno attraversando un periodo molto difficile: hanno perso il figlio che aspettavano da tempo a causa di un aborto spontaneo e da quel giorno la loro vita è cambiata. Proprio quando meno se lo aspetta, Sara scopre di essere incinta ma decide di aspettare il terzo mese di gravidanza prima di dirlo ad Alex per non rischiare di illuderlo nuovamente.
Alex, soffocato dalle difficoltà sul lavoro, organizza un fine settimana tra i boschi insieme ad un gruppo di amici. Sara per non deluderlo, decide di prendervi parte, continuando a nascondergli la gravidanza.
Ma tra presenze inquietanti e fenomeni EVP capiranno presto che quel posto non è per nulla tranquillo come immaginavano: qualcosa “a metà strada” tra il nostro mondo e l’aldilà renderà il loro weekend indimenticabile…

Locandina italiana Saving Mr. Banks

Un film di John Lee Hancock. Con Tom Hanks, Emma Thompson, Colin Farrell, Paul Giamatti, Jason Schwartzman. Commedia, Ratings: Kids+13, durata 120 min. – USA 2013. – Walt Disney uscita giovedì 20 febbraio 2014. MYMONETRO Saving Mr. Banks * * * - - valutazione media: 3,47 su 43 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Pamela Lyndon Travers è una scrittrice di romanzi per l’infanzia che vive a Londra e fa impazzire il suo editore. Da vent’anni Mr. Russell prova a convincerla a cedere i diritti di “Mary Poppins” a Walt Disney. Ossessionato dalla promessa fatta alle sue figlie, Mr. Disney sogna di realizzarne un musical in technicolor con pinguini animati e spazzacamini volteggianti. Cocciuta e ostinata a rendere la vita un inferno a chiunque, Miss Travers si persuade a partire per la California. Impermeabile agli ossequi e all’amabilità di Walt Disney e dei suoi assistenti, Pamela si siede in cattedra e passa in rassegna lo script e la sua infanzia, sublimata nei suoi romanzi. Cresciuta in Australia da una madre fragile e un padre sognatore, costretto a lavorare in banca e deciso ad affogare la propria vita nell’alcol, Pamela ha inventato Mary Poppins per salvare il suo papà e i Mr. Banks del mondo. Assediata dai ricordi e dal corteggiamento di Disney, che intuisce il dolore radicato nell’infanzia, Pamela dovrà infine decidere del suo futuro e di quello della sua celebre governante.


Locandina Still Life

Un film di Uberto Pasolini. Con Eddie Marsan, Joanne Froggatt, Karen Drury, Andrew Buchan, Ciaran McIntyre. Drammatico, durata 87 min. – Gran Bretagna, Italia 2013. – Bim uscita giovedì 12 dicembre 2013. MYMONETRO Still Life * * * * - valutazione media: 4,10 su 73 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

John May è un funzionario comunale dedicato alla ricerca dei parenti di persone morte in solitudine. Diligente e sensibile, John scrive discorsi celebrativi, seleziona la musica appropriata all’orientamento religioso del defunto, presenzia ai funerali e raccoglie le fotografie di uomini e donne che non hanno più nessuno che li pianga e ricordi. La sua vita ordinata e tranquilla, costruita intorno a un lavoro che ama e svolge con devozione, riceve una battuta d’arresto per il ridimensionamento del suo ufficio e il conseguente licenziamento. Confuso ma null’affatto rassegnato, John chiede al suo superiore di concedergli pochi giorni per chiudere una ‘pratica’ che gli sta a cuore e che ha il volto di Billy Stoke, un vecchio uomo alcolizzato che aveva conosciuto un passato felice. Di quel passato fa parte Kelly, la figlia perduta per orgoglio molti anni prima. Lasciata Londra per informarla della dipartita del genitore, John si muove tra i vivi e assapora la vita che ha il volto di una donna e il sapore di una cioccolata calda.

Regia di Jia Zhangke. Un film Da vedere 2013 con Zhao TaoJiang WuBaoqiang WangLanshan Luo. Titolo originale: Tian Zhu Ding. Genere Drammatico, – CinaGiappone2013durata 131 minuti. Uscita cinema giovedì 21 novembre 2013 distribuito da Officine Ubu. – MYmonetro 3,55 su 16 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Stufo di assistere impotente alla corruzione, un minatore cede a una collera incontrollabile. Il ritorno a casa di un emigrante prende una piega inaspettata per la scoperta di un’arma da fuoco. Giovane e carina, la receptionist di una sauna reagisce con estrema determinazione dopo essere stata molestata da clienti facoltosi. Un operaio cambia lavoro sperando di ottenere migliori condizioni di vita, ma finisce in un bordello. 4 storie della Cina contemporanea desunte dalla cronaca. Il paese è segnato dal boom economico, le contraddizioni diventano esplosive e la violenza sembra destinata a esplodere. E Jia Zhang-ke (che appare mentre scende una scala nell’episodio del bordello) la racconta e la mostra quasi fosse una componente del vivere, e morire, quotidiano. Premio per la sceneggiatura a Cannes. Il titolo internazionale riecheggia quello di A touch of zen , il 1° wuxia del 1971, diretto da King Hu. Distribuito da Officine Ubu.

Locandina Blue Ruin

Un film di Jeremy Saulnier. Con Eve Plumb, Devin Ratray, Amy Hargreaves, David W. Thompson, Bonnie Johnson.Thriller, – USA 2013. – Movies Inspired MYMONETRO Blue Ruin * * * 1/2 -valutazione media: 3,87 su 6 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Dwight è un derelitto, fruga nella spazzatura e dorme nella sua macchina. Capiamo come sia arrivato a questa condizione solo quando viene a sapere che un uomo sta per uscire di prigione: la persona che anni prima ha ucciso i suoi genitori e che ora è di nuovo a piede libero. La notizia gli ridà forza, lo rimette in sesto, determinato a pareggiare i conti uccidendo la persona che la legge ha lasciato libera. Dwight però è anche una persona normale, che ha poca confidenza con le armi o con la violenza, ed è solo la forza del desiderio che lo anima a spingerlo.
Non è un semplice film di vendetta Blue Ruin, la sua propensione ad inseguire dalla prima inquadratura fino all’ultima il concretizzarsi di un desiderio di vendetta personale, senza fare preamboli ma anzi raccontando durante lo svolgersi degli eventi del film (e molto lentamente) i crimini originali che hanno scatenato la catena di ripicche, lo rende uno degli studi più puri sull’aberrazione umana cui questo sentimento può portare. In questo senso fa un preciso uso, quasi matematico, della più efferata violenza, non risparmiando nulla allo spettatore.
In quest’idea narrativa è contenuta anche l’essenza dello spirito di un film che intende guardare pornograficamente il suo protagonista nel suo forzarsi a portare a termine un’impresa per la quale non è tagliato. La dicotomia tra il desiderare molto qualcosa e il non è essere molto capace a portarla a termine è dunque l’espediente narrativo che Jeremy Saulnier usa per mettere in scena la follia del gesto in sè, puro nella propria inesorabile semplicità.
Uccidere a sangue freddo quando non lo si è mai fatto prima, trascinare la propria vita in un baratro ancor più profondo di quello in cui già non versi solo per desiderio di rivalsa umana. Jeremy Saulnier scrive e dirige un protagonista tanto più inadatto al vendicarsi quanto più determinato a farlo e, dei tanti possibili angoli, sceglie di mostrarci quello che più mette in luce l’investimento personale, sentimentale e carnale che la sua vendetta richiede. Cosa si deve sacrificare? Come è possibile diventare degli omicidi? Come ragiona una persona normale coinvolta in una catena di assassinii?
In questo senso Blue ruin si differenzia dal vengeance movie idealtipico, poichè la sua rivincita più viene perpetrata meno ha un sapore soddisfacente, invece che essere un lungo viaggio o una lunga pianificazione per il più clamoroso dei confronti (destinato a giungere al culmine del climax narrativo) è un lento mettere a punto il meno calcolato dei piani dal più improvvisato dei killer, tradendo qualsiasi crescendo emotivo (emblematica la bellissima scena del confronto con la sorella nel fast food, un dialogo struggente che arrivato al suo culmine è interrotto comicamente da un uomo che chiede un po’ di ketchup). Trascinati e motivati inizialmente da una spinta tra le più forti per portare rancore, gli stessi spettatori assistono all’esaurirsi e all’impoverirsi di questa, a come la propulsione della rabbia lasci il posto a una lucida follia e soprattutto alle conseguenze che un gesto di vendetta comporta.
Non è certo priva di umorismo (benchè serissima in ogni sua componente) quest’odissea nel grottesco americano, nelle case piene di armi e nelle leggi senza senso che negli Stati Uniti fanno da quadro a simili regolamenti di conti, nei vecchi amici del liceo disposti a prestare un po’ di pallottole e nei mitra nascosti nelle poltrone. Un senso dell’umorismo pacato ma acuto da cui ben si comprende la distanza che Jeremy Saulnier prende dal proprio protagonista mentre lo guarda perseverare nei suoi istinti e desideri peggiori, noncurante dei rischi a cui tutto ciò lo espone.

Poster Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet

Regia di Jean-Pierre Jeunet. Un film Da vedere 2013 con Helena Bonham CarterJudy DavisCallum Keith RennieKyle CatlettNiamh WilsonCast completo Genere Avventura, – Francia2013durata 105 minuti. Uscita cinema giovedì 28 maggio 2015 distribuito da Microcinema. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 – MYmonetro 3,33 su 4 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Il viaggio clandestino dal Montana a Washington D.C., su un treno merci e poi su un TIR, di un genio di 10 anni, figlio di un cowboy e di una casalinga entomologa. Va a ritirare un prestigioso premio scientifico per aver inventato una macchina a moto perpetuo. Si porta dentro il trauma della misteriosa morte del gemello, suo opposto e preferito del padre. Dal romanzo La mappa dei miei sogni (2009) di R. Larsen, sceneggiato dal regista con Guillaume Laurant. È una favola verosimile, in cadenze di commedia con sottotraccia tragica, che racconta un avventuroso viaggio di iniziazione alla maggiore età. Ma è anche una mordace critica, e un rifiuto ben motivato, del sogno di successo oggi imperante. Jeunet conferma la sua originalità inventiva e la sua raffinatezza estetica, per la 1ª volta in 3D. Fotografia di Thomas Hardmeier.

Regia di Jason Reitman. Un film con Kate WinsletJosh BrolinJames Van Der BeekBrighid FlemingGattlin GriffithCast completo Titolo originale: Labor Day. Genere Drammatico, – USA2013durata 111 minuti.

Henry come tutti i ragazzini di 13 anni, passa tutto il tempo davanti alla tv o con un libro in mano. Henry vive nella cittadina di Holton Mills, New Hampshire, insieme a sua madre Adele. La sua vita cambia quando Henry si imbatte in uno sconosciuto con i pantaloni macchiati di sangue. Henry porta lo sconosciuto dalla madre, che nel frattempo stava facendo acquisti, e gli chiede di ospitarlo in casa. Senza esitare Adele accetta, e vivono insieme nei giorni seguenti pacificamente, mentre fuori casa, c’è una caccia contro quest’uomo.

Regia di Janos Szasz. Un film Da vedere 2013 con László GyémántAndrás GyémántPiroska MolnárUlrich ThomsenUlrich MatthesCast completo Titolo originale: Le Grand Cahier. Genere Drammatico, – GermaniaUngheriaAustraliaFrancia2013durata 113 minuti. Uscita cinema giovedì 27 agosto 2015 distribuito da Academy Two. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 – MYmonetro 2,86 su 7 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Estate 1944, nell’Ungheria alleata della Germania. Partito il padre per il fronte, due bambini gemelli vengono affidati dalla madre alla nonna, una contadina inacidita e crudele. Per sopravvivere, si addestrano a resistere al dolore e alla fame. Ci riusciranno, a costo di camminare sui cadaveri dei loro genitori. Tratto dal 1° romanzo omonimo della Trilogia della città di K. (1987) di Ágota Kristóf, il 4° film dell’ungherese Szász, suggestivamente fotografato da Christian Berger, è una versione storico-realistica di Hänsel e Gretel con un rovesciamento finale di ruoli tra buoni e cattivi. È la storia eterna dell’iniziazione dei bambini a un mondo adulto fatto di sopraffazione e violenza. I grandi orrori delle operazioni belliche e dei campi di sterminio non sono meno presenti perché fuori campo, a evidenziare che la guerra è fatta anche di piccoli orrori perpetrati dai civili. Vincitore del Karlovy Vary International Film Festival del 2013.

Regia di James Wan. Un film Da vedere 2013 con Vera FarmigaJoey KingPatrick WilsonMackenzie FoyRon LivingstonLili TaylorCast completo Titolo originale: The Conjuring. Genere Thriller, – USA2013durata 112 minuti. Uscita cinema mercoledì 21 agosto 2013 distribuito da Warner Bros Italia. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14 – MYmonetro 3,98 su 3 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

1971, Carolyn e Roger si trasferiscono, con le loro 5 figlie, in una casa di campagna che scoprono abitata da uno spirito ostile. Chiedono aiuto a una coppia di detective del paranormale, Ed e Lorraine Warren. L’interesse del film sta proprio nei 2 demonologi, realmente esistiti (i racconti delle loro esperienze avevano ispirato diversi film tra cui Amityville Horror ). Wan – regista malese d’origine e australiano di formazione, inventore di Saw – L’enigmista , poi divenuto serie cinematografica da lui prodotta – si conferma maestro del genere. Distribuisce Warner Bros.

The Dance of Reality - Wikipedia

Un film di Alejandro Jodorowsky. Con Alejandro Jodorowsky, Brontis Jodorowsky, Axel Jodorowsky, Adan Jodorowsky, Pamela Flores.  Titolo originale La danza de la realidad. Biografico, durata 130 min. – Cile 2013. MYMONETRO La danza della realtà * * * - - valutazione media: 3,00 su 1 recensione.

Figlio di emigranti ebrei ucraini esiliati in Cile, Jodorowsky reimmagina la propria infanzia, conservando la verità dei personaggi ma trasponendo gli eventi in un universo poetico. In questa biografia immaginaria, Alejandrito cresce nella merceria “Ukrania” del padre, ateo e severissimo, che lo costringe a prove di resistenza fisica e coraggio eroico, mentre la madre, le cui parole escono sotto forma di canto, rappresenta un porto sicuro e sentimentale. Ma è proprio il padre, Jaime, il vero protagonista di questo poema epico che lo vede passare dallo stalinismo convinto alla fascinazione per il dittatore don Carlos Ibañez, che si era ripromesso di uccidere, fino alla redenzione e alla riscoperta di sé.
C’è veramente tanto di tutto in questo racconto: ci sono l’Odissea di Omero, l’Amarcord di Fellini, il Vangelo (la parabola di Jaime lo vedrà prima storpio poi falegname poi martire), ci sono estratti dai libri dell’autore stesso e c’è la psicomagia da lui teorizzata (anche se qui mai nominata), affidata alla figura della madre, che guarisce il marito dalla peste e dall’infermità e il figlio dalla paura dell’oscurità. Il racconto è lungo, dunque, ma straordinariamente coerente nella resa visiva, nonostante le continue invenzioni sceniche e l’avvicendarsi di costumi fantasiosi e situazioni spettacolari (come la mostra canina o la morìa di pesci sulla battigia).
Il ritorno del regista dopo ventitrè anni di lontananza dal cinema avviene dunque nel nome del suo spirito migliore e più apprezzato, quello surrealista o, in questo caso, soprattutto simbolista, e ha tutta l’aria di un gesto psicomagico esso stesso, dall’impatto emotivo comprovato. Si ride e ci si commuove, in un film in cui la madre crede che suo figlio sia una reincarnazione di suo padre e intanto Jodorowsky stesso adopera il talento istrionico di suo figlio Brontis per fargli interpretare suo padre, a dimostrazione di una complementarietà senza contraddizioni tra esperienza artistica e esperienza di vita (come del resto ribadisce la presenza in scena del regista demiurgo, presenza comunque discreta).
Non mancano, evidentemente, le esagerazioni e gli eccessi, specie nel capitolo cristologico, o nell’evocazione del circo ma fanno parte del pacchetto e sono onorevolmente bilanciati dalla presenza di sequenze di rara bellezza (il bambino nero di lucido da scarpe) e intensità narrativa (il piccolo lucidascarpe che annega a causa della suola nuova e liscia). Jodoroswky si conferma dunque un regista che crede ancora, potentemente, nell’immagine e nella costruzione dell’inquadratura, senza però rinunciare ad una narrazione altrettanto ricca ed evocativa.

Closed Curtain - Wikipedia

Regia di Jafar Panahi, Kambuzia Partovi. Un film con Maryam MoqadamJafar Panahi, Hadi Saeedi, Kambozia Partovi, Azadh Torabi, Zeynab Khanum, Abolghasem Sobhani. Titolo originale: Parde. Genere Drammatico – Iran2013, Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

In una casa in riva al mare un uomo arriva in taxi ed entra. Dopo poco estrae da una sacca il proprio cane. Come prima cosa tira tutte le tende ed applica su di esse dei teli neri. Il cane non può uscire neppure per adempiere ai bisogni fisiologici perché gli animali sono considerati impuri e vanno soppressi. L´uomo sta scrivendo una sceneggiatura ma non riuscirà a trovare la concentrazione necessaria.
Come tutti sanno, Jafar Panahi ha subito dal governo iraniano l’interdizione a scrivere sceneggiature, a girare film, a lasciare il Paese e a rilasciare interviste, pena la detenzione per sei anni. Questo film nasce grazie alla collaborazione del collega Kamboziya Partovi il quale a sua volta rischia sanzioni.
Panahi non nasconde, in questo film complesso in costante bilico tra realismo e astrazione, la propria condizione psicologica di artista a cui un regime teocratico impedisce di esprimersi liberamente. Il suo è quasi un rovesciamento del dilemma pirandelliano. Nella finzione teatrale erano i personaggi a cercare un autore. Qui è Panahi a cercare i propri personaggi e ad offrire loro sfaccettature della propria tormentata condizione psicologica. Lo sceneggiatore ha ormai solo un affettuosissimo cane a cui riferirsi in cerca di un’ispirazione che una realtà esteriore (la giovane donna) da cui vorrebbe rifuggire, continua a interrompere. La ragazza cerca di sfuggire a un pericolo che la minaccia all’esterno. Fino a quando ad entrare in scena è lo stesso Panahi che prende possesso della casa e rivela la presenza di una troupe impegnata nelle riprese. È qui che il discorso si fa palese. Quell’abitazione appartiene al regista. Alle pareti sono appesi i manifesti dei suoi film presentati fuori dall’Iran, è un luogo familiare in cui probabilmente sono nati alcuni dei personaggi e delle storie che lo hanno fatto conoscere al mondo. Ora la creatività, che non cede al sopruso, cerca ancora di esprimersi ma la sua articolazione è continuamente spezzata e alla ricerca di uno spazio in cui non sia più necessario occultarsi. L’augurio di trovarlo è quello che tutto il mondo del cinema invia a questo regista coraggioso.

Poster Il grande Gatsby

Un film di Baz Luhrmann. Con Leonardo DiCaprio, Tobey Maguire, Carey Mulligan, Joel Edgerton, Isla Fisher. Titolo originale The Great Gatsby. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 142 min. – Australia, USA 2013. – Warner Bros Italia uscita giovedì 16 maggio 2013. MYMONETRO Il grande Gatsby * * 1/2 - - valutazione media: 2,88 su 147 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Nella primavera del 1922, il giovane Nick Carraway si trasferisce a Long Island, in una villetta che confina con la villa delle meraviglie di Gatsby, un misterioso milionario che è solito organizzare feste memorabili e del quale si dice di tutto ma si sa molto poco. Cugino della bella e sofisticata Daisy Buchanan, moglie di un ex campione di polo, Nick viene a conoscenza del passato intercorso tra Daisy e Gatsby e si presta ad ospitare un incontro tra i due, a cinque anni di distanza. Travolto dal clima ruggente dell’età del jazz, da fiumi di alcol e dalla tragedia di un amore impossibile, Nick si scoprirà testimone, complice e disgustato, del tramonto del sogno americano.
Tra la versione del 1974, sceneggiata da Coppola ma cinematograficamente poco consistente, e la rilettura odierna firmata Baz Luhrmann, che invece carica l’impianto visivo fino quasi a soffocare la voce amara e toccante del romanzo di Scott Fitzgerald, è lecito sognare una giusta temperatura di trasposizione, che resta ancora ideale, e rinnova la sfida ai cineasti a venire, com’è nella natura dei grandi classici di fare.
Non c’è dubbio, infatti, che nel libro di Fitzgerald ci sia un corpo che domanda di essere tradotto esattamente con il linguaggio del cinema e della musica: è quello che parla della trasformazione fisica del protagonista, dei costumi che indossa, dell’architettura che abita, degli straordinari eventi che ospita; dell’epoca che incarna. E non è tanto su questo fronte, come verrebbe da pensare pregiudizialmente, che il film di Luhrmann è ridondante: il regista australiano sa animare come pochi altri una festa cinematografica e qui lo conferma a più riprese, sulle note di un r’n’b contemporaneo che aspira a giocare il ruolo inebriante che all’epoca giocava il jazz. Ma c’è anche un’anima, nel romanzo, autobiografica e disperata, che parla molto più in sordina di quanto non faccia il film di Luhrmann, che pecca in più riprese di un’eccessiva esplicitazione dei sentimenti in campo, si compiace rovinosamente nel finale, e di fatto non trova una via altrettanto personale, se non quella di ripetere modi e caratteri di Moulin Rouge.
Tobey Maguire, nei panni di Nick Carraway, sembra infatti ricalcare la figura dello scrivano tragico di Ewan McGregor, al punto che il regista inventa per lui una cornice gemella e superflua, mentre il Gatsby di Leonardo Di Caprio, straordinario nella performance silenziosa e nella restituzione della solitudine del sognatore e dell’ambizioso (anche in virtù dei ruoli già indossati che si porta appresso), subisce suo malgrado la sorte del film a cui dà il nome, perdendo mistero e fascino man mano che l’orologio scorre e tentando invano di elevare la tensione alzando la voce.
D’altronde, insistendo sul tema del guardare e dell’essere guardati, è il regista stesso a fornire un’indicazione per la lettura del suo lavoro. Nick è un osservatore della vita, un voyeur, Gatsby ha la fama di essere una spia e vive per raggiungere quella luce verde al di là dell’acqua che guarda senza posa, i due si tengono sotto controllo dalle rispettive finestre, mentre un paio di giganteschi occhi maschili (simili a quelli di donna dipinti da Francis Cugat, che Fitzgerald volle come copertina) scruta come un dio pagano il distretto operaio dove i ricchi sostano per il tempo dei loro sporchi comodi. Luhrmann, cioè, denuncia per primo e ribadisce ad oltranza il carattere eminentemente visivo del proprio operato, invitando il pubblico a godere dei fuochi d’artificio, dello “spettacolo spettacolare”, e dissuadendolo dal “pretendere troppo”, come impudentemente osa invece fare Gatsby.

Regia di Huh Jung. Un film con Jeon Mi-seonJung-Hee MoonHyeon-ju SonKim Won-He. Titolo originale: Sum-bakk-og-jil. Genere Thriller – Corea del sud2013durata 107 minuti. Valutazione: 2,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Sung-soo, agiato businessman, ha un fratello, povero e solo, di cui non ha mai rivelato l’esistenza alla propria famiglia. Di fronte all’ennesimo grido di aiuto di quest’ultimo decide di andarlo a trovare e di affrontare finalmente i propri sensi di colpa mai sopiti. La verità che è destinato a scoprire, però, è ben più inquietante e sorprendente rispetto a quanto atteso.
Il brutale incipit delinea immediatamente i confini di genere del debutto di Huh Jung, iscrivendolo a pieno titolo nei canoni del nero thriller sudcoreano: disturbante, crudo e senza speranza. Cinema fortemente di genere, in cui la reiterazione di temi, personaggi e scene clou non rappresenta un problema, specie fin tanto che il pubblico premia ogni nuova uscita del filone, quasi a rivendicare con forza un primato che tanta influenza ha avuto e continua ad avere sul thriller mondiale di grande e piccolo schermo.