Category: Film dal 2000 al 2009


Risultati immagini per La Ragazza della Porta accanto wilsonLa ragazza della porta accanto è un film del 2007 diretto da Gregory Wilson. Il film si basa su una storia realmente accaduta, l’omicidio della sedicenne Sylvia Likens.

Nell’estate del 1958 in una strada senza uscita di una cittadina nel New Jersey, il dodicenne David Moran scopre che i suoi vicini di casa, i Chandler, hanno adottato due bambine; Megan Loughlin e sua sorella minore Susan. I genitori delle due ragazze sono morti in un incidente d’auto, lasciando Meg e Susan a vivere con la zia, Ruth Chandler e i suoi tre figli. David, di due anni più piccolo di Megan, prende subito una cotta per la nuova ragazza in città. Le cose però non sono quello che sembrano, quando David comincia a notare l’atteggiamento di zia Ruth nei confronti di Meg e Susan. Continua a leggere

Poster Amores perrosUn film di Alejandro González Iñárritu. Con Goya Toledo, Emilio Echevarria, Gael García Bernal, Alvaro Guerrero, Vanessa Bauche Commedia, durata 147 min. – Messico 2000. MYMONETRO Amores perros * * * 1/2 - valutazione media: 3,81 su 39 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Tre storie si incrociano sullo sfondo di una convulsa Città del Messico. Il giovane proletario Octavio, innamorato di Susana, la moglie adolescente del fratello criminale violento, si mette in testa di fuggire con lei e prova a racimolare i soldi necessari introducendo il suo cane in un giro di combattimenti clandestini. Daniel, il direttore altoborghese di una rivista, lascia moglie e figlie per andare a vivere con il suo nuovo amore, Valeria, una bellissima modella sulla cresta dell’onda. El Chivo ha lasciato la famiglia per diventare un terrorista di estrema sinistra. Dopo anni di carcere e alcol, vive da barbone con un branco di cani randagi e, di tanto in tanto, uccide su commissione.
Quello del cineasta messicano Alejandro Iñárritu è un esordio duro, violento, disincantato, rabbioso, amaro, disperato. Aggettivi che per il regista costituiscono i tasselli del puzzle di una megalopoli, Città del Messico, che ha tante contraddizioni quanti sono i suoi oltre venti milioni di abitanti. Una pentola a pressione pronta e esplodere, sotto il peso delle diseguaglianze sociali, certo, ma non solo. Perché è soprattutto di infelicità e drammi personali che ci parla Iñárritu. Continua a leggere

Locandina I lunedì al soleUn film di Fernando León de Aranoa. Con Javier Bardem, Luis Tosar, José Ángel Egido, Nieve de Medina Titolo originale Los lunes al sol. Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 115 min. – Francia, Spagna, Italia 2002. MYMONETRO I lunedì al sole * * * 1/2 - valutazione media: 3,69 su 10 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Spagna, una città del nord che deve fronteggiare i problemi della crisi industriale. Santa, Josè, Lino, Reina, Amador, Serguei: amici da sempre, che dopo aver perso il lavoro ai cantieri navali, consumano i giorni tra bevute al bar, discorsi filosofici, e improbabili ricerche di nuove occupazioni. Fra le malinconie di un futuro difficile e le gioie momentanee che scrosciano all’improvviso. Sempre pronti a non dimenticare l’unico bene prezioso che è rimasto loro: la dignità.
Investito da un diluvio di Premi Goya (l’equivalente spagnolo dei nostri David), il film è una godibile commedia che si avvale di una scrittura sapiente e, soprattutto, di una recitazione magistrale di tutti gli attori, in special modo di Bardem, giunto ormai ad una fantastica maturità espressiva. Posizionandosi fra il Loach meno manicheo (quello di Piovono pietre e Riff raff, per intenderci) ed il Kaurismaki più solare, de Aranoa confeziona un piccolo capolavoro: commuove senza indisporre, fa riflettere senza essere saccente, e talora trova anche il tempo di farci divertire. Continua a leggere

Locandina italiana Guida per riconoscere i tuoi santiUn film di Dito Montiel. Con Robert Downey Jr., Shia LaBeouf, Chazz Palminteri, Dianne Wiest, Channing Tatum. Titolo originale A Guide to Recognizing Your Saints. Drammatico, durata 98 min. – USA 2006. – Mikado uscita venerdì 9 marzo 2007. MYMONETRO Guida per riconoscere i tuoi santi * * * - - valutazione media: 3,24 su 50 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Astoria, Queens, 1986. Manhattan, ombelico del mondo, è a pochi chilometri ma temporalmente ad anni luce di distanza. Dito vive con i suoi genitori e trascorre la giornata con i suoi amici di strada, fra droga, noia e microcriminalità. Un mondo chiuso, una sorta di ghetto in cui la società wasp americana sembra aver confinato italiani, portoricani, greci, un quartiere senza via di scampo che a un certo momento inizia a stare troppo stretto a Dito che decide così di partire per la California. Per tornare poi solo quindici anni più tardi, perché il padre è malato e per affrontare definitivamente il passato, con i suoi fantasmi e il suo fardello emotivo.
Folgorante opera prima di Dito Montiel, prima scrittore che regista: il film è infatti tratto dal suo omonimo romanzo autobiografico che, a conferma del fatto che il sogno americano probabilmente ancora esiste, un giorno è capitato nelle mani dell’attore Robert Downey Jr. che ne ha subito carpito le grandi potenzialità come sceneggiatura. Un ritratto schietto e insieme raccapricciante di una comunità di giovani allo sbando, un affresco corale senza riserve, che per la spontaneità e la fresca inventiva ha tutto il sapore del geniale esordio ma per la maturità e la consapevolezza registica rimanda più volte al coppoliano I ragazzi della 56° strada, alle varie inquadrature di strada di Martin Scorsese e anche alla vena più strettamente documentaristica del Fernando Meirelles di City of God.
Con un ritmo che sempre asseconda la diegesi filmica, senza niente concedere a facili patetismi, con una fotografia dialogante e protagonista, con una colonna sonora partecipata (con tanti brani cult del tipico pop eigthies), il film da spaccato di una società si fa racconto di una vita: e così viene mostrato il ritorno di Dito a casa, la sua umiltà, la sua forza nel far vedere le proprie fragilità e debolezze, il suo mettersi in discussione fino a ritrovare l’amore. Dei genitori e degli amici, quei “santi” del titolo abbandonati e non compresi in giovinezza.
A coronare una pellicola eccellente un cast altrettanto esemplare su cui spicca un Chazz Palminteri che finalmente esce dal consueto ruolo da caratterista e, svestendo i panni appunto del mafioso, indossa quelli di un padre dall’umanità commuovente. Continua a leggere

Poster DrivenUn film di Renny Harlin. Con Sylvester Stallone, Burt Reynolds, Estella Warren, Kip Pardue, Gina Gershon. Azione, durata 116 min. – USA 2001. MYMONETRO Driven * * - - - valutazione media: 2,22 su 16 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Joe Tanto è stato un corridore della Formula Uno americana. Ha lasciato dopo un grave incidente e ora viene assunto dal proprietario di una scuderia di Formula Cart perché insegni il mestiere a un instabile campioncino, Jimmy Bly. Il ragazzo soffre della pressione psicologica del fratello e della rivalità con un forte avversario. Quando poi si innamora di Sophia, ex del rivale, le cose si fanno più complicate. Sly torna a scrivere la sceneggiatura e, come fece per Cliffhanger la affida a Renny Harlin. Il genere “corse in auto” ha i propri appassionati al di là dello spessore della storia, che qui è la solita con Sylvester a fare da padre sportivo al ragazzino irrequieto. Quello che conta però sono le riprese in allenamento e in gara, gli incidenti, le curve pericolose. Continua a leggere

Locandina italiana Correndo con le forbici in manoUn film di Ryan Murphy. Con Annette Bening, Jill Clayburgh, Brian Cox, Joseph Fiennes, Evan Rachel Wood. Titolo originale Running with Scissors. Commedia, durata 116 min. – USA 2006. – Sony Pictures uscita venerdì 2 marzo 2007. – VM 14 – MYMONETRO Correndo con le forbici in mano * * 1/2 - - valutazione media: 2,50 su 34 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Augusten Burroughs ha un padre assente e alcolizzato e una madre ossessionata dalla scrittura e dal proprio subconscio creativo. Dopo la loro drammatica separazione, Augusten viene dimenticato e parcheggiato nella casa del dottor Finch, l’originale quanto folle psichiatra della madre. L’uomo, che pratica la scienza della psichiatria come fosse un’alchimia, esercita sui propri pazienti un forte ascendente. Derubata dei beni e della salute, Deirdre Burroughs lascia che il dottor Finch adotti Augusten. Abbandonato in una casa vittoriana tinta di rosa, Augusten si rassegna presto a convivere con la sua nuova famiglia: la signora Finch, madre affettuosa e allampanata che passa le sue giornate davanti ai B-movie horror, Hope, figlia maggiore dei Finch devota al padre e al suo gatto Freud, Natalie, figlia minore col vizio dell’elettroshock e Neil Bookman, figlio adottivo gay col complesso di Edipo. Deciso a sopravvivere all’abbandono dei suoi e alle paranoie quotidiane dei Finch, Augusten attraverserà tutto d’un fiato gli anni ’70 e l’adolescenza, approdando a New York e a una vita finalmente normale.
Dopo i televisivi Troy e Mcnamara, i chirurghi “taglia e cuci” del serial tv Nip/Tuck, Ryan Murphy debutta sul grande schermo traducendo in immagini le pagine letterarie di Augusten Burroughs e dell’impietoso memoir della sua infanzia. Partendo dall’omonimo romanzo di Burroughs e trovandosi decisamente a suo agio nell’umorismo nero della sua prosa, Murphy sembra mantenere nella sua trasposizione le suggestioni, i temi e le sottolineature glamour di Nip/Tuck. La deriva dell’esistenza, drammatizzata da un cast straordinario, è marcata dalla stessa luce e dallo stesso effetto patinato (anche se squisitamente beat) che “illumina” le performance chirurgiche e sessuali dei suoi dottori.
L’uso della canzone, allo stesso modo, inserisce i personaggi in una sorta di incantato videoclip che ridimensiona i drammi individuali ed elude le apettative della storia narrata e del genere drammatico. C’è “del marcio” nell’America e nella famiglia rappresentate da Ryan Murphy, c’è il loro volto oscuro che si esprime attraverso l’isteria, l’egoismo, la perversione psicologica come quella sessuale. Il disinteresse genitoriale produce nei figli una bulimia affettiva, il loro caos interiore un desiderio di ordine e normalità. L’adolescenza di Augusten, esattamente come quella di Matt (figlio dei due padri Troy-Mcnamara), comprende in sè il principio dell’ambiguità e del passaggio. Il regista ci mostra l’America attraverso la lente deformante di adolescenti con problemi di attenzione e genitori decisamente naif. Augusten, che ha il volto sofferto di Joseph Cross, riflette tutto il disagio del sistema che lo ha messo, in tutti sensi, al mondo.
Correndo con le forbici in mano è un album di famiglia doloroso e struggente, una dichiarazione d’indipendenza e di libertà che conduce il protagonista a un viaggio nel suo rimosso. A New York, lontano dall’affetto “negato” e dolorosamente necessario della madre. Continua a leggere

Locandina italiana Il suo nome è TsotsiUn film di Gavin Hood. Con Presley Chweneyagae, Mothusi Magano, Israel Makoe, Percy Matsemela, Jerry Mofokeng Titolo originale Tsotsi. Drammatico, durata 91 min. – Gran Bretagna, Sudafrica 2005. uscita venerdì 3 marzo 2006. MYMONETRO Il suo nome è Tsotsi * * * - - valutazione media: 3,23 su 26 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

“Tsotsi” significa “bandito” nel linguaggio di strada nella periferia di Johannesburg. Tsotsi è il soprannome di un ragazzo di 19 anni che ha rimosso ogni ricordo del suo passato, compreso il suo vero nome. Tsotsi conduce una vita all’insegna della violenza; riempie di botte un compagno della sua gang perché gli fa troppe domande, ruba un’automobile, ferendo la donna che la guidava, ma scopre sul sedile posteriore la presenza di un neonato. A modo suo Tsotsi incomincerà a prendersi cura di lui.
Il film è tratto da un romanzo – ambientato negli anni ’50 – di formazione dello scrittore e drammaturgo Athol Fugard. La storia è stata trasposta nell’attualità perché i temi affrontati sono universali e senza tempo: la consapevolezza di sé e la redenzione. Lo stile è quello di un thriller psicologico in cui il protagonista sarà costretto a confrontarsi con la propria natura aggressiva e ad affrontare le conseguenze delle proprie azioni. Gli attori parlano il linguaggio-slangs delle strade di Soweto; il mondo di Tsotsi è un mondo di contrasti: baracche/grattacieli, ricchezza/povertà, rabbia/dolore. I personaggi – o meglio, i ragazzi – hanno un’anima duplice: dietro alla corazza di rabbia e violenza si cela la loro umanità, il loro grido di aiuto, di attenzione e di rispetto. Quello vero. Continua a leggere

Poster A Serious Man

Regia di Joel CoenEthan Coen. Un film Da vedere 2009 con Michael StuhlbargRichard KindFred MelamedSari LennickAdam Arkin.Cast completo Genere Commedia – USAGran BretagnaFrancia2009durata 105 minuti. Uscita cinema venerdì 4dicembre 2009 distribuito da Medusa. – MYmonetro 3,98 su 171 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Da qualche parte nel Mid West, 1967. Larry Gopnik è un professore di fisica con poche pretese e molti guai. La moglie gli preferisce il più serio Sy Ableman e vuole un divorzio rituale per (ri)sposarsi nella fede, il figlio fuma spinelli e ascolta i Jefferson Airplane in attesa di celebrare il suo Bar mitzvah, la figlia lava principalmente i capelli e gli ruba il denaro per rifarsi il naso, il fratello russa sul suo divano e redige un diario sul calcolo delle probabilità, uno studente coreano lo corrompe col denaro e lo minaccia di diffamazione, una bella vicina si offre nuda ai raggi del sole e al suo sguardo, un vicino di casa taglia la sua erba sempre meno verde. Travolto da una messe di guai, Larry si rivolge a uno, due e tre rabbini per ascoltare la parola di Hashem e interpretare la sua volontà. In attesa di una cattedra all’Università, dell’esito delle lastre e dell’arrivo dell’uragano, Larry insegue la strada per diventare un mensch, un uomo serio.

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Locandina I fiumi di porpora

Un film di Mathieu Kassovitz. Con Dominique SandaJean RenoJean-Pierre CasselNadia FarèsVincent Cassel. continua» Titolo originale Les rivières pourpresDrammaticodurata 106 min. – Francia 2000MYMONETRO I fiumi di porpora. valutazione media: 3,17 su 21 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

L’atteso film di Kassovitz, che sin dai trailers prometteva suspence ed emozioni, supera brillantemente le aspettative. Almeno per quanto riguarda la prima parte, che scorre sullo schermo con ritmo perfetto. Un omicidio efferato sconvolge gli abitanti di un paesino di montagna vicino a Grenoble. La scoperta di altre uccisioni fa pensare ad un serial killer, ma forse è soltanto una falsa pista. A capo delle indagini, troviamo il valoroso cavaliere Jean Reno, eroe solitario. Nel frattempo un giovane poliziotto alla ricerca di un teppistello si troverà successivamente a collaborare col maestro. L’incontro tra i due e la conseguente risoluzione del caso costituiscono, nella seconda parte del film, i momenti meno riusciti. Non soltanto per l’ovvietà di certe battute, quanto piuttosto per la prevedibilità del finale. Rimaniamo in ogni caso affascinati dal tocco sicuro di una regia capace di costruire un thriller made in France.

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Canzoni del secondo piano (Sånger från andra våningen) è un film del 2000 diretto da Roy Andersson, vincitore del premio della giuria al 53º Festival di Cannes.

Un uomo è in piedi in un vagone della metropolitana con la faccia sporca di fuliggine. Nella mano destra stringe una borsa di plastica che contiene dei documenti, o meglio, i loro resti carbonizzati. In un corridoio un uomo si aggrappa alle gambe del suo capo che l’ha appena licenziato. In un bar qualcuno sta aspettando il padre che ha appena bruciato la sua fabbrica di mobili per ottenere i soldi dell’assicurazione. Ingorghi stradali e agenti di borsa riempiono le strade mentre un economista, alla disperata ricerca di una soluzione ai suoi problemi fissa la sfera di cristallo di un veggente. Tutti stanno andando da qualche parte, ma nessuno sa più qual è la vera ragione.

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Locandina A ciascuno il suo cinemaUn film di Bille August, David Cronenberg, Claude Lelouch, Isabelle Adjani, Anouk Aimée, Josh Brolin, Jean Cocteau, David Cronenberg. Willem Dafoe, Grant Heslov, Jeanne Moreau, Nanni Moretti, Michel Piccoli, Lars von Trier

Titolo originale Chacun son cinéma. Documentario, durata 120 min. – Francia 2007. – MYMOVIESLIVE! uscita lunedì 14 maggio 2012. MYMONETRO A ciascuno il suo cinema * * * - - valutazione media: 3,00 su 1 recensione.

Ogni tanto gli anniversari non vengono per nuocere. È il caso del sessantesimo del Festival di Cannes che ha spinto il suo Presidente e mentore Gil Jacob a celebrare offrendo ai registi di cui sopra la possibilità di realizzare un film di 3 minuti avente al centro la sala cinematografica o comunque l’idea di film già realizzato. Quindi niente lavoro del set, registi e attori ecc.. ma l’opera finita e il suo rapporto con il luogo che resta ancora (almeno idealmente) al centro della sua fruizione. Ne è uscito un mosaico davvero interessante di letture e di spunti. È impossibile citarli tutti e quindi tratteremo, molto soggettivamente, di quelli che più ci hanno colpito.
Lars Von Trier ha ancora una volta ‘esagerato’ (nel senso positivo del termine) mettendosi in scena nella proiezione ufficiale di Manderlay con a fianco un produttore che comincia a parlare di quanto sia divenuto ricco grazie al cinema. Lars lo massacrerà nel senso più preciso del termine. Takeshi Kitano si è regalato il ruolo di un proiezionista in un cadente cinema di campagna che, grazie alla sua imperizia, mostra all’unico spettatore in sala solo dei frammenti di un film distribuito dal…Kitano Office. Se i Coen mettono in scena un cowboy che va a vedere un film turco che finisce col piacergli Abbas Kiarostami stupisce tutti rendendo omaggio a Franco Zeffirelli e al suo Romeo e Giulietta mostrando un cinema pieno di donne che si commuovono dinanzi al film del quale sentiamo il sonoro della sequenza finale. Polanski ci riporta alla proiezione di Emmanuelle e a una coppia borghese scandalizzata da uno spettatore che, molte file più indietro, sembra intento a masturbarsi. Sembra… Non mancano i film densi di nostalgia (ben due omaggi a Bresson e tre, se non abbiamo contato male, a Fellini). A cui si aggiunge l’autocitazione di Lelouch e del legame che si era creato tra suo padre e sua madre e Ginger Rogers e Fred Astaire. Un’ultima annotazione per la nutrita presenza (i registi non sapevano nulla dei progetti altrui) di non vedenti in un film collettivo sul cinema. Non è per nulla strana come si potrebbe pensare in un primo momento. Il cinema ha un significato anche per chi non vede ed è giusto che la cecità abbia assunto qui il ruolo di metafora forte. Continua a leggere

Un film di Jay Duplass. Con Mark DuplassKatie Aselton, Rhett Wilkins Commediadurata 85 min. – USA 2005.

The film concerns the relationships between men, women, brothers, mothers, fathers and friends. The protagonist discovers on eBay a replica of a lounge chair that was used by his father long ago. The resulting road trip to pick up and deliver the chair as a birthday present for the father in Atlanta takes interesting twists.

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Un film di Michael Haneke. Con Christian Friedel, Leonie Benesch, Ulrich Tukur, Ursina Lardi, Burghart Klaußner.Titolo originale Das Weiße Band. Drammatico, b/n durata 144 min. – Austria, Francia, Germania 2009. – Lucky Red uscita venerdì 30 ottobre 2009. MYMONETRO Il nastro bianco * * * 1/2 - valutazione media: 3,50 su 87recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Un villaggio protestante nel nord della Germania. Anni 1913-1914. La vita si presenta con i ritmi delle stagioni e con la sua monotona ripetitività. Fino a quando accade un fatto inspiegabile: il medico si frattura gravemente una spalla in seguito a una caduta da cavallo dovuta a un filo solido ma invisibile teso sul suo percorso. A raccontare gli avvenimenti è la voce di un anziano: all’epoca dei fatti era l’istitutore arrivato in loco da un paese non troppo lontano. L’attentato al medico però non resta isolato. Altri eventi si susseguiranno sotto lo sguardo attento e misterioso dei bambini delle varie famiglie.

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Poster Ogni cosa è illuminataUn film di Liev Schreiber. Con Elijah Wood, Boris Leskin, Eugene Hutz, Laryssa Lauret, Jonathan Safran Foer. Titolo originale Everything Is Illuminated. Avventura, Ratings: Kids+13, durata 106 min. – USA 2005. uscita venerdì 11 novembre 2005. MYMONETRO Ogni cosa è illuminata * * * 1/2 - valutazione media: 3,52 su 80 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Un esordiente nel cinema, Liev Schreiber, mette in schermo un esordiente della letteratura, Jonathan Safran Foer, un ebreo americano che racconta a sua volta di uno studente americano deciso a trovare in Ucraina la donna che salvò suo nonno dalla furia nazista. Jonathan Safran Foer è anche il nome del suo personaggio che compiendo un viaggio nella memoria ricostruisce la vita del villaggio di Trachimbord, uno dei numerosissimi shtetl bruciati e dimenticati durante la Seconda Guerra Mondiale. Un luogo che ha smesso per sempre di essere geografico sopravvivendo soltanto nell’anima di coloro che ne hanno pazientemente raccolto e conservato, fino a collezionarle, le tracce. Il viaggio di Jonathan si avvia da una fotografia del nonno ritratto accanto ad Augustine, ad accompagnare la sua ricerca sarà un altro nipote, Alexander Perchov, voce narrante del film, e un altro nonno che scopriremo “sopravvissuto” ed ebreo. Il nonno di Alex, per gli amici, è un brusco uomo di Odessa che ha cancellato la sua “ebraicità” fino a trasformarla in rabbioso antisemitismo. La sua cecità, marcata da scuri occhiali da sole e accompagnata da una cagnetta guida “psicopatica”, è finta, simulata quanto la vita che disperatamente ha cercato di (soprav)-vivere lontano da Trachimbord. Continua a leggere

Locandina Il pianistaUn film di Roman Polanski. Con Adrien Brody, Thomas Kretschmann, Frank Finlay, Emilia Fox, Maureen Lipman.Titolo originale The Pianist. Drammatico, durata 148 min. – Polonia 2002. – 01 Distribution uscita venerdì 25 ottobre 2002. MYMONETRO Il pianista * * * * - valutazione media: 4,08 su 75 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Torna l’Olocausto, e per mano di un “autore”. Pareva che Spielberg avesse detto l’ultima parola, invece ecco una storia sul ghetto di Varsavia. Siamo nel ’38.Comincia a stringersi la tenaglia nazista che produrrà le prime limitazioni per gli Ebrei: prima leggere -la stella di Davide cucita sul braccio- poi pesanti, poi intollerabili, poi mortali. Fino alla decimazione. Wladyslaw, giovane, talentoso pianista, sta suonando Chopin per una registrazione radiofonica proprio mentre arriva la notizia dell’invasione nazista della Polonia. Il giovane assiste all’orribile spirale: tutta la famiglia deportata e poi le condizioni del ghetto: bambini che muoiono di fame, gente uccisa per nulla, e una piccola parte di ebrei che tradiscono per sopravvivere. Alla fine Wladyslaw è di nuovo al piano, proprio come all’inizio. Ma naturalmente l’esperienza lo ha devastato. Niente, neppure Chopin sarà più come prima. Il film ha vinto la Palma d’oro al festival di Cannes 2002. Molti hanno disapprovato. Continua a leggere

Locandina italiana Il bambino con il pigiama a righe

Un film di Mark Herman. Con Asa Butterfield, Zac Mattoon O’Brien, Domonkos Németh, Henry Kingsmill, Vera Farmiga.   Titolo originale The Boy in the Striped Pyjamas. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 93 min. – USA 2008. – Buena Vista uscita venerdì 19 dicembre 2008. MYMONETRO Il bambino con il pigiama a righe valutazione media: 3,48 su 115 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Berlino, anni Quaranta. Bruno è un bambino di otto anni con larghi occhi chiari e una passione sconfinata per l’avventura, che divora nei suoi romanzi e condivide coi compagni di scuola. Il padre di Bruno, ufficiale nazista, viene promosso e trasferito con la famiglia in campagna. La nuova residenza è ubicata a poca distanza da un campo di concentramento in cui si pratica l’eliminazione sistematica degli ebrei. Bruno, costretto ad una noiosa e solitaria cattività dentro il giardino della villa, trova una via di fuga per esplorare il territorio. Oltre il bosco e al di là di una barriera di filo spinato elettrificato incontra Shmuel, un bambino ebreo affamato di cibo e di affetto. Sfidando l’autorità materna e l’odio insensato indotto dal padre e dal suo tutore, Bruno intenderà (soltanto) il suo cuore e supererà le recinzioni razziali.
La drammaticità della Shoah, di un inferno voluto dagli uomini per gli uomini, è inarrivabile e di fatto non rappresentabile ma questo non ha impedito al cinema di provare e riprovare a misurarsi con quella tragedia. L’approccio cinematografico di Mark Herman, regista e sceneggiatore, è diretto e il punto di vista assunto è quello di un bambino, figlio di un gerarca nazista, la cui innocenza (davanti all’orrore) trova corrispondenza soltanto in Shmuel, coetaneo internato all’inferno. A differenza di La vita è bella e di Train de vie, Il bambino con il pigiama a righe non è una favola dove ognuno ha un proprio e preciso ruolo, al contrario nel film di Herman i due universi, quello del Bene e quello del Male, si lambiscono fino a confondersi e a sconvolgersi. Nel Bambino col pigiama a righe è l’inadeguatezza e la debolezza degli adulti, anche di quelli buoni, a obbligare i bambini a prendere in mano il proprio destino e a determinarlo. I padri e le madri non fanno “magie” come il Guido Orefice di Benigni e il Male che li circonda finisce per inghiottire i loro figli e renderli all’improvviso consapevoli. Il regista inglese è abile a evitare gli stereotipi della storia “cattiva” e della contrapposizione tra infanzia idealizzata e abiezioni del mondo adulto, analizzando la durezza di un’epoca (la Germania nazionalsocialista) e di un’età (l’infanzia).

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Locandina italiana Training DayUn film di Antoine Fuqua. Con Denzel Washington, Ethan Hawke, Scott Glenn, Tom Berenger, Snoop Doggy Dogg. Thriller, b/n durata 123 min. – USA 2001. MYMONETRO Training Day * * * - - valutazione media: 3,17 su 43 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Jake Hoyt è un giovane poliziotto, idealista e di belle speranze, che è stato appena assegnato alla sezione narcotici del dipartimento di polizia di Los Angeles. Animato dal fuoco sacro della giustizia, Jake ha un solo giorno per dimostrare di avere la stoffa per quel lavoro. A giudicarlo è il sergente Alonzo Harris, veterano della sezione antidroga, che lavora da tredici anni nei quartieri più caldi della città, violente centrali di spaccio, animate da energumeni sudamericani a suon di rap e proiettili. Il problema è che la pratica con i criminali ha reso la pelle di Alonzo fin troppo dura. Muovendosi costantemente in bilico tra legalità e corruzione, il sergente trasforma il giorno di addestramento dell’ingenua recluta in un cinico e crudele gioco all’ultimo sangue. Dove solo i più forti vincono.
Di certo il giovane Jake non avrebbe mai immaginato che il suo “training day” si sarebbe trasformato in un incubo, per mano di quella stessa istituzione che si è impegnato a servire con tutto se stesso. All’inizio del film lo vediamo emozionato e pieno di entusiasmo, mentre saluta la moglie e la figlia di pochi mesi, con la faccia da bravo ragazzo di Ethan Hawke. Sul finale è un uomo, ma il prezzo da pagare è fin troppo alto. Il suo rito di iniziazione è a cura di un Caronte fin troppo navigato, un massiccio Denzel Washington, giacca di pelle nera e ciondoloni pacchiani al collo. Identico, e non solo nell’aspetto, ai criminali che incastra. Non senza prima approfittare dei benefici illeciti delle loro condotte. Continua a leggere

Poster Old JoyUn film di Kelly Reichardt. Con Daniel London, Will Oldham Drammatico, durata 76 min. – USA 2006. MYMONETRO Old Joy * * * - - valutazione media: 3,00 su 1 recensione.

Due amici che non si vedono da tempo si mettono in viaggio in macchina da Portland per raggiungere le Oregon’s Cascade Mountains. Daniel London è Mark e guida, Will Oldham è Kurt e fuma. La notte li sorprende che ancora non sono giunti a destinazione, ma il giorno successivo li condurrà alla sospirata meta, una fonte di acqua bollente che sgorga dalla montagna sprigionando vapore e bellezza.
È Old Joy, tratto da una novella di Jonathan Raymond, co-sceneggiatore del film insieme alla regista Kelly Reichardt, e prodotto, fra gli altri, da Todd Haynes.
Cinema del viaggio nel tempo e nello spazio ma anche cinema del presente per costituzione, il road movie di Kelly Reichardt ci invita a non ascoltare solo le brutte notizie che vengono dalla radio e che raggiungono tutti allo stesso modo, ma ad ascoltare anche il silenzio del mondo e a riempirlo con pensieri che siano solo nostri.
Lo spettatore di Old Joy è chiamato a colmare il vuoto solo apparente del film, a fare i conti con la memoria e con tutto ciò che si perde nel divenire adulti. Mark e Kurt perdono la strada ed è il momento in cui, nonostante siano soli e amici nella natura deserta e sotto lo stesso tettuccio, non potrebbero scoprirsi più lontani. Specchiandosi l’uno nell’altro, i due uomini si vedono diversi, cambiati.
Per Mark quel che conta è la meta, aspetta un figlio, il mondo va male e lo sa ma fa il suo dovere per la comunità; per Kurt quel che conta è il viaggio, il futuro non sa cos’è ma è in grado di assaporare ogni istante del presente. Forse sta impazzendo, infatti fa sogni strani, ma sono pieni di poesia e di meraviglia (Oldham, non a caso, è uno dei più apprezzati songwriter americani). Obiettivo del loro viaggio si rivela…l’acqua calda: niente di più o di meno della scoperta della sensazione pura.
Discreto come un sussurro, asciutto e tuttavia mai arido, Old Joy è in realtà un termometro sensibile dei nostri tempi e un canto di libertà. Continua a leggere

Un film di David Lynch. Con Laura Dern, Jeremy Irons, Justin Theroux, Harry Dean Stanton, Julia Ormond. Titolo originale Inland Empire. Drammatico, durata 172 min. – USA, Polonia, Francia 2006. – Bim uscita venerdì 9 febbraio 2007. MYMONETRO Inland Empire – L’impero della mente * * * 1/2 - valutazione media: 3,72 su 196 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Un’esperienza. Inland Empire di David Lynch non è un film organico, lineare, comprensibile, con un inizio e una fine definibili tali, ma è innanzitutto un’esperienza sensoriale. Un flusso di pensiero libero di un artista, che non richiede spiegazioni, ma solamente intuizioni, emozioni personali, positive o negative che siano. Si potrebbe parlare di mondi paralleli, di realtà e finzione che si fondono, si incontrano, si abbandonano, di cinema e televisione (e di pellicola e digitale), del concetto del Tempo, non sequenziale, “random” e assoluto. Si potrebbe anche analizzare il film nei dettagli dei frammenti che compongono la storia. Si potrebbe anche non giudicare, e semplicemente sentire, subirne il suo effetto. Inland Empire, infatti, per la lunga durata (172 minuti di Lynch, in ogni caso, mettono a prova anche i suoi fan), è uno straordinario bombardamento di immagini e suoni, ai quali lo spettatore non può non reagire. La perdita dell’orientamento che ne consegue provoca una totale apertura verso ciò che è sullo schermo, generando le emozioni a cui abbiamo fatto riferimento in precedenza. Lo si può amare, odiare, rifiutare, non giustificare. Paradossalmente, in riferimento al giudizio di valutazione potrebbe valere una stella, tre stelle, cinque stelle. Il sospetto che un’opera simile sia un divertissement di Lynch stesso, non va tralasciato. Anche se fosse, comunque, il risultato sarebbe il medesimo, perché di questi tempi uscire con una sensazione violenta, da una sala è sempre più raro. Inland Empire è un’esplorazione, un esperimento, un varcare i confini noti e verificarne la possibilità e i limiti. Fra dieci anni, chissà, sarà considerato un capolavoro. Continua a leggere

Locandina italiana Il bacio che aspettavoUn film di Jonathan Kasdan. Con Adam Brody, Meg Ryan, Kristen Stewart, Olympia Dukakis, Makenzie Vega. Titolo originale In the Land of Women. Commedia, Ratings: Kids+13, durata 97 min. – USA 2007. – Moviemax uscita venerdì 24 agosto 2007. MYMONETRO Il bacio che aspettavo * * 1/2 - - valutazione media: 2,61 su 183 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Il ventiseienne Carter è appena stato lasciato da Sophia e, caduto in depressione, decide di allontanarsi momentaneamente da Los Angeles per andare dalla nonna in Michigan e prendersi cura di lei. Il dolore e il senso di perdita verranno alleviati dalla conoscenza di Sarah, la vicina di casa, e della figlia Lucy. Trascinato in un universo al femminile, Carter si troverà costretto ad analizzare i suoi sentimenti per Sophia e a fare un percorso di crescita sentimentale.
I personaggi creati dalla penna (e dalla regia) dell’esordiente Jon Kasdan sono sospesi in una leggera bolla di sapone pronta a rompersi al primo colpo di vento. Dietro le loro facciate si nascondono sogni e desideri inespressi, rivalità, delusioni, fragilità e paure.
Le donne del film rappresentano tre diverse generazioni che Carter osserva con lo sguardo attento di aspirante scrittore, pronto a cogliere le varie sfumature dei loro complessi caratteri (la nonna continua a ripetere che sta morendo nonostante l’ottima salute, Sarah è divisa tra il sentimento per le figlie e la necessità di ritrovare un’identità come donna, Lucy vive l’età dei primi amori ed è in contrasto con la madre). Allo stesso tempo il personaggio maschile diventa il perno sul quale si sollevano, come su un’altalena bilico, le sorti delle protagoniste femminili. Il suo ruolo è di ascoltatore e insieme narratore: offre una spalla sulla quale poggiarsi e trovare conforto (e labbra per baci attesi a lungo), ma contemporaneamente è attraverso il suo obiettivo – distaccato e insieme partecipe – che la trama fa il suo corso. Continua a leggere