Category: Film dal 1990 al 1999


Locandina Cure

Un film di Kiyoshi Kurosawa. Con Kôji YakushoMasato HagiwaraTsuyoshi Ujiki Titolo originale KyuaThrillerdurata 118 min. – Giappone 1997.

Un’ondata di bizzarri omicidi affligge Tokyo. Oltre ad essere accomunati da un rituale (l’incisione di una X sul petto), l’assassino viene costantemente ritrovato sul luogo del delitto in stato confusionale. L’indagine del detective Takabe e dello psicologo Sakuma li porta in contatto con un misterioso giovane di nome Mamiya, apparentemente implicato nella vicenda.
Una visione di quelle che lascia il segno, che divide, che fa discutere. Cure non è un horror, non è un whodunit, non è niente a cui poter apporre un’etichetta di comodo e cavarsela con poco. È un viaggio nei meandri della psiche umana, alla scoperta di pulsioni e istinti ignorati, repressi, nascosti. Il ruolo del villain Mamiya, in fondo, non è che un ruolo maieutico: lui si limita a fare da catalizzatore, a portare le sue “vittime” a liberare il proprio inconscio, con esiti (auto)distruttivi. In un quadro che di per sé potrebbe potenzialmente ripetersi all’infinito, interviene il protagonista, il detective Takabe; che non è solo un brillante detective, ma è anche e soprattutto un essere umano con le sue debolezze e i suoi problemi, a partire da una moglie che sta via via perdendo il senno. Ogni confronto tra Takabe e Mamiya è quasi un’interrogazione psicanalitico-filosofica da cui Takabe non esce mai perdente, dimostrando una forza sconosciuta alle altre vittime; la voglia di scoprire di più sulla vicenda si mescola inevitabilmente alla voglia di capirne di più sulla natura umana. Il lavoro di Kurosawa sull’immagine è semplicemente incredibile, portandoci a capire, grazie a pochi dettagli visivi, magari sommersi in campi lunghissimi e onnicomprensivi, gli stati d’animo o i turbamenti della psiche dei diversi personaggi coinvolti. In particolare nella sequenza (onirica? reale?) in cui Takabe accompagna la moglie su un autobus apparentemente sospeso nel nulla, dai cui finestrini non si intravedono che nuvole. Un film incidentalmente fondamentale per la nascita del fenomeno J-horror, ma il cui scopo è ben più ambizioso e prezioso. Guardarsi dentro non è mai stato così doloroso.

Regia di Kimberly Peirce. Un film Da vedere 1999 con Hilary SwankChloë SevignyPeter SarsgaardBrendan Sexton IIIAlicia GoransonCast completo Genere Drammatico – USA1999durata 118 minuti. – MYmonetro 3,94 su 2 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Nel gennaio 1993 a Falla City (Nebraska) arriva Brandon Teena, giovanottello carino che fa strage di cuori tra le coetanee e conquista quello di Lana, che si dà con passione e soddisfazione. Quando si scopre che Brandon è una ragazza, due maschietti balordi del gruppo perdono la testa e la violenza esplode. Da un fatto di cronaca su cui la regista esordiente e Andy Bienen hanno lavorato per 5 anni, traendone un film che è tutto, ma non un docudrama tanto, a livello plastico-figurativo, la sua scrittura è carica – qua e là con facili sforzature – di elementi simbolici o allusivi. Gli dà l’acqua della vita l’androgina H. Swank (premio Oscar) che sbalza il ritratto di un essere in preda a una profonda crisi d’identità sessuale, aggravata da un istinto forsennato per cacciarsi nei guai. La Sevigny, come Lana, ebbe una nomination come attrice non protagonista. Prodotto dalla Killer Film di Christine Vachon & Co. con la TCFox. Troppo trasgressivo e delicato per un vasto pubblico.

WILD ANIMALS - Korea Film Festival

Un film di Kim Ki-Duk. Con Cho Jae-hyunJang Dong-jikRyun JangSasha RucavinaRichard Bohringer. continua» Titolo originale Yasaeng dongmul bohoguyeogDrammaticodurata 105 min. – Corea del sud 1997.

Chung-Hae è un pittore col talento del truffatore, e Hong-San un disertore dell’esercito nordcoreano col talento per la frantumazione delle ossa altrui. I due “amici” diventano i tirapiedi di un boss malavitoso, scatenando le gelosie degli altri suoi sottoposti, che daranno il via a una girandola di morti e vendette.
“Animali selvaggi”, come in Coccodrillo, sono i protagonisti del secondo lungometraggio di Kim Ki-duk, ma questa volta tra le sognanti strade di Parigi, piuttosto che sulle rive di una fogna sudcoreana. Se nell’esordio l’ex pittore ed ex-militare dava libero sfogo alla sua visionarietà creativa, qui sembra voler approcciare il linguaggio cinematografico con maggior rigore, palesando tutta la sua acerbità tecnica e narrativa. Sceneggiatura soporifera senza nessun picco, se non in poche invenzioni (il pesce surgelato, il sacco per due, il furto della statua) che ci ricordano chi c’è dietro quella macchina da presa. Puro (ed inutile) esercizio tecnico.

oltre il fondo: Birdcage Inn

Un film di Kim Ki-Duk. Con Lee Jae-eunLee Hae-eunJae-mo AhnHyeong-gi JeongMin-seok Son Titolo originale Paran daemunDrammaticodurata 105 min. – Corea del sud 1998.

La chiusura in realtà personali che si aprono in un corridoio che dirige verso una porta verso esterna, è un elemento ricorrente nel cinema del regista coreano, ideatore di una “violenza poetica”, blend di crudezze e sogni, privi di luoghi comuni.
La “Locanda del voliere” (anch’esso spazio definito e chiuso) è la dimora di Jina giovane prostituta e ragazza apparentemente debole, e schiava delle regole sociali che in Corea del Sud non accettano e puniscono: la “vendita dei corpi femminili” è proibita. Il motel, gestito da una famiglia nella quale la sorella Hyemi è l’estremo opposto di Jina è la scena rappresentativa di un mondo ridotto e reale. Hyemi, rigida con se stessa e gli altri e incapace di qualsiasi gesto umano nei confronti di Jina, è l’essenza della coerenza e della standardizzazione sociale di un paese molto lontano da noi. Le regole tuttavia sono fatte per essere cambiate. E dall’odio può scaturire l’amicizia.
Kim ki-duk parla per simboli e per uomini, per professioni e per famiglie, raccontando un mondo che conosce bene facendo incontrare realtà e fantasia. I suoi personaggi accettano la loro situazione e combattono in silenzio per sopravvivere nella dignità e le immagini, come sempre, parlano di più delle parole, racchiuse nell’anima dal dolore.

Regia di Kim Ki-Duk. Un film Da vedere 1996 con Cho Jae-hyunJeon Mu-songJae-Hong Ahn (II)Woo Yun-kyeong. Titolo originale: Ag-o. Genere Drammatico – Corea del sud1996durata 100 minuti. Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

In riva al fiume Han vive una piccola comunità di senzatetto: un anziano, un ragazzino e Coccodrillo, violento e solitario individuo. Quando la giovane Hyun-jung tenta il suicidio gettandosi nel fiume, Coccodrillo la salva per fare di lei una schiava, abusandone sessualmente. Tra i due nasce una relazione di dipendenza malsana, complicata dal fatto che quello di Hyun-jung era un suicidio d’amore.
Vedere Coccodrillo con l’occhio di chi ha già vissuto la parabola autoriale di Kim Ki-duk significa probabilmente smarrire parte dell’effetto dirompente dell’opera prima del regista, ma al tempo stesso comprendere meglio l’origine di quelli che sarebbero stati di lì in avanti i punti fermi della poetica di Kim. Coccodrillo è il tipico eroe o anti-eroe kimkidukiano: animalesco, istintivo, taciturno (benché meno del mutismo dei bad guys successivi), capace di nefandezze esecrabili come di slanci di umanità inaspettati. A dargli un volto e un corpo è Jo Jae-hyeon, ossia il Bad Guy di uno dei capolavori del regista, opera che per più di un verso rappresenta una forma più compiuta, ambiziosa e meno ancorata alla semplicità dell’intreccio di quanto già espresso in Crocodile.

Un giorno a settembre (1999) - Film - Movieplayer.it

Un film di Kevin Macdonald. Titolo originale One Day in SeptemberDocumentariodurata 95 min. – Germania 1999

Si tratta di un documentario che racconta i fatti del 5 settembre 1972, quando, durante i Giochi della XX Olimpiade svolti a Monaco di Baviera, un commando dell’organizzazione palestinese Settembre Nero sequestrò ed uccise 11 atleti israeliani (Massacro di Monaco).

Risultati immagini per Balla coi Lupi

Un film di Kevin Costner. Con Kevin Costner, Mary McDonnell, Graham Greene, Rodney A. Grant, Floyd Red Crow Westerman. Titolo originale Dances with Wolves. Western, Ratings: Kids+13, durata 180 min. – USA 1990. MYMONETRO Balla coi lupi * * * * - valutazione media: 4,40 su 50 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

C’era stato un tempo in cui il western era uno dei generi più popolari di Hollywood. Che si trattasse di Gary Cooper in Mezzogiorno di fuoco o Burt Lancaster e Kirk Douglas in Sfida all’OK Corral o Clint Eastwood nella trilogia di Sergio Leone, il vecchio West era un modo sicuro per stare in testa al box office fino agli anni ’70 quando scomparve repentinamente quasi del tutto. Ma Kevin Costner nel 1990 riaprì al meglio la stagione del western e nel giro di tre anni ben due film del genere (per l’appunto Balla coi lupi e “Gli spietati”) riuscirono ad aggiudicarsi l’ambita statuetta di miglior film agli Oscar. E per la prima volta Hollywood “premiò gli Indiani” (e lo fece nella persona di Costner, un diretto discendente della tribù Cherokee) anche se non era certo il primo western della parte dei nativi americani. La pellicola si guadagna un indiscusso posto d’onore nella storia del cinema, non sfigurando di fronte ad un inevitabile confronto con i maestri di sempre. Ed è certo il solo film di questi ultimi vent’anni ad affrontare il mito del West, oggetto di tanto revisionismo annunciato, con una passione e un realismo che vanno in direzione della leggenda anziché della demistificazione. Diretto e coprodotto oltre che interpretato dallo stesso Kevin Costner è un debutto impressionante. Ne sono state più volte sottolineate le debolezze che sfiorano il manicheismo e il culto dello spettacolo, non considerando invece come riesca a coniugare i canoni propri del genere a vantaggio di una narrazione epica che conferisce un raro stato di grazia e di sentito a questo racconto elegiaco interessato più che alla fedeltà storica a una verità morale e antropologica. Ma gli intenti di Costner non rifuggono spesso dall’utopia. Balla coi lupi ha la forza e i difetti della sua semplicità e della sua programmatica generosità, conservando una qualità indiscutibilmente emozionante: quella di contribuire a trasmettere l’invito a conoscere l’altro prima di decidere di combatterlo o sterminarlo.

Locandina Prigionieri dell'onore

Un film di Ken Russell. Con Oliver ReedRichard DreyfussPeter FirthPatrick RyecartSean Sheehan. continua» Titolo originale Prisoners of HonorStoricodurata 99 min. – Gran Bretagna 1991.

Con questo film Russell rievoca il famoso caso Dreyfuss, l’ufficiale dei servizi segreti francesi che, nel 1895, fu accusato di spionaggio a favore dei tedeschi. Dreyfuss venne degradato e portato sull’isola del Diavolo. Solo molti anni dopo venne riconosciuta la sua innocenza e fu reintegrato nell’esercito. Russell si è costruito da solo una brutta fama: la critica si occupa di lui solo se fa scandalo. Se realizza un’opera che riflette sulla storia per ragionare sul presente, ben recitata e con la giusta attenzione per il “clima” dell’epoca, sembra che non importi a nessuno.

Locandina Whore - Puttana

Un film di Ken Russell. Con Antonio FargasTheresa RussellBenjamin Mouton Titolo originale WhoreDrammaticodurata 92 min. – USA 1991MYMONETRO Whore – Puttana ***-- valutazione media: 3,34 su 9 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Il vecchio leone torna a graffiare. Alla faccia dei critici cipigliosi. Ecco l’ennesima prostituta, figura portante di un film. Per narrarci le sue disavventure Ken Russell la fa parlare direttamente con noi, stile Godard o cinema verità. Ne vediamo di belle e di brutte e la protagonista rischia di finire male. Ma c’è un angelo custode di colore che veglia su di lei. Theresa Russell è brava a trasmettere la sua rassegnazione, ma anche la desolazione dell’ambiente in cui vive. Siamo abituati a vedere la vita di una prostituta cinematograficamente, ma anche se le situazioni sono sempre le stesse qui c’è qualcosa di più.

Locandina Riff Raff

Un film di Ken Loach. Con Robert CarlyleEmer McCourtJimmy ColemanPeter MullanRicky Tomlinson. continua» CommediaRatings: Kids+16, durata 94 min. – Gran Bretagna 1991. – Bim Distribuzione MYMONETRO Riff Raff ***-- valutazione media: 3,15 su 11 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Un buon film e allo stesso tempo semplice. Tra ironia e tragedia Loach mostra una visione realistica della Gran Bretagna sotto la signora Thatcher attraverso la metafora di un cantiere edile. Il protagonista è Steve che, uscito di galera, va a lavorare a Londra. Gli altri operai lo accolgono bene e lo aiutano a trovare alloggio in una casa popolare. Conosce una ragazza. I problemi di cantiere sono molti: dalla mancanza di igiene all’assenza di sicurezza. Ci sono un arresto e un licenziamento entrambi ingiusti e quando un’impalcatura cede e muore un operaio, la vendetta sarà pesante. Ottima la colonna sonora di Stewart Copeland, autore già di Rusty il selvaggio di Coppola ed ex batterista dei Police

Regia di Ken Loach. Un film con Bruce JonesJulie BrownGemma PhoenixRicky TomlinsonTom HickeyMike FallonCast completo Titolo originale: Raining Stones. Genere Commedia, – Gran Bretagna1993durata 93 minuti. Uscita cinema venerdì 12 agosto 1994 distribuito da Istituto Luce. Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 4 recensioni.

Per comprare un bel vestito da prima comunione, Bob Williams (Jones), operaio disoccupato di Manchester, s’arrabatta con lavori in nero, s’indebita, rischia la vita, provoca la morte di uno strozzino. Scritto da Jim Allen, 9° film per il cinema di K. Loach, è divertente e ironico, arrabbiato ma lucido, amaro ma non rassegnato, intessuto di una ricca tematica sociale e sostenuto da una forte spinta morale, interpretato da attori semiprofessionisti o dilettanti che risultano più veri del vero. In questo microcosmo, raccontato senza concessioni al manicheismo populista, né schematiche forzature ideologiche, la religione cattolica è una struttura sociale alla quale fare riferimento e che in qualche modo s’oppone al neoliberismo thatcheriano.

Locandina L'agenda nascosta

Un film di Ken Loach. Con Frances McDormandMai ZetterlingBrad DourifJohn BenfieldBrian Cox Titolo originale Hidden AgendaPoliziescoRatings: Kids+16, durata 108 min. – Gran Bretagna 1990.

Il film che ha fatto riscoprire il talento di Loach a molti anni da Family Life. Premio Speciale a Cannes nel 1990. Diverso dai film realistici dell’ultimo periodo ma non meno duro con le istituzioni britanniche. Il film ha avuto problemi di censura nel suo Paese. Siamo a Belfast dove viene assassinato un avvocato statunitense in cerca di prove per un’inchiesta. Il governo britannico mantiene una posizione molto ambigua. La donna dell’avvocato vuole far luce sull’accaduto con l’aiuto di un agente. Grandi interpreti e ottima regia. In Italia purtroppo è uscito solo in videocassetta.

Regia di Ken Loach. Un film con Scott GlennRobert CarlyleOyanka CabezasGary Lewis. Titolo originale: Carla’s Song. Genere Drammatico, – Gran Bretagna1996durata 127 minuti. distribuito da Bim Distribuzione. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 – MYmonetro 3,38 su 5 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Situata nel 1987, è una dolente e tormentata storia d’amore tra un conducente d’autobus scozzese e una rifugiata nicaraguense, divisa in 2 parti: Glasgow, il nord del Nicaragua. La prima parte è la più risolta; nella seconda prevalgono gli intenti di propaganda politica, l’indignazione morale, la carica di denuncia critica contro il governo USA e la CIA per la sporca guerra dei Contras nel Nicaragua sandinista. Scritto con l’avvocato Paul Laverty.


Regia di Ken Loach. Un film Da vedere 1994 con Crissy RockVladimir VegaSandie LavelleMauricio VenegasRay Winstone. Genere Drammatico, – Gran Bretagna1994durata 102 minuti. Uscita cinema mercoledì 3 agosto 1994 distribuito da Mikado Film. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 Valutazione: 4,00 Stelle, sulla base di 3 recensioni.

Maggie (Rock), proletaria londinese, ha avuto quattro figli da quattro uomini diversi. I Servizi sociali glieli tolgono: per la legge è una madre inaffidabile. Incontra finalmente l’uomo giusto (Vega), un gentile esule politico dal Paraguay, e ne ha due bambine. Gliele tolgono. Storia inverosimile? Lo sono spesso le storie vere come questa. Film di violenza insostenibile che ti fruga dentro: c’è la violenza fisica, c’è quella fredda e burocratica della legge e dell’ordine. È violenza anche formale: col suo strepitoso dinamismo stilistico Loach riesce a caricare d’emozione, fin dall’inizio, il racconto. Non fa denunce demagogiche. Costringe lo spettatore a mettersi dalla parte di Maggie senza nascondergli nulla della sua sgradevolezza, e gli pone domande: che cos’è una buona madre? chi ha il diritto di stabilire che cosa è una buona madre? che limiti bisogna imporre alla comunità nei suoi servizi sociali? dove finisce l’amore e dove comincia la responsabilità? Il film sconvolge anche perché fa pensare. Premio della migliore attrice a Berlino 1994 per la cabarettista Rock.

Regia di Kathryn Bigelow. Un film Da vedere 1991 con Patrick SwayzeKeanu ReevesLori PettyGary BuseyJohn C. McGinleyJames Le GrosCast completo Titolo originale: Point Break. Genere Avventura – USA1991durata 110 minuti. – MYmonetro 3,35 su 3 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Johnny Utah, agente FBI (K. Reeves), s’infiltra in una comunità di surfisti della California meridionale che praticano anche il paracadutismo acrobatico, per identificare un quartetto di rapinatori che, nascosti da maschere di presidenti degli USA, assaltano banche a tempo di primato per pagarsi i due rischiosi giochi di acqua e di aria. 4° film di K. Bigelow, fu aborrito dalla critica benpensante sia per l’improbabilità della vicenda (scritta da W. Peter Iliff) sia per i suoi risvolti parafilosofici di lirico ribellismo anarchico e rischio totale, quelli che, impersonati specialmente in Bohdi (Swayze), capo del gruppetto, attraggono l’agente infiltrato. Il fascino del film è nel modo con cui la cinepresa genera dinamismo invece di limitarsi a registrarlo e traduce in immagini (in termini spaziali) le ossessioni della lotta con l’infinito del mare e del cielo.

Locandina Donne senza trucco

Un film di Katja von Garnier. Con Katja RiemannNina KronjägerMax TidofGedeon Burkhard Titolo originale Abgeschminkt!Commediadurata 65 min. – Germania 1993. – IMC – International Movie Company

Divertente e arguto. Gli uomini, ancora una volta visti dalle donne, non fanno bella figura. In questo breve film tedesco due amiche molto diverse mettono ordine nella loro vita sentimentale. Vanno a una festa e una delle due tenta di sedurre un tipo attraente. Riesce ad attrarre la sua attenzione e ad avere un appuntamento. L’altra amica, disegnatrice del fumetto Ruby, la zanzara, finisce come cicerona per l’amico del bellimbusto. Nonostante la prima riesca a consumare e la seconda si limiti a un’altalena nel parco i risultati saranno sorprendenti. Vincitore dell’Oscar per la migliore opera prima straniera.

Vigo, passione per la vita (1998) - Drammatico

Un film di Julien Temple. Con Romane BohringerJames FrainDiana QuickJim Carter Titolo originale VigoBiograficodurata 103 min. – Gran Bretagna, Giappone, Francia 1999.

Alle origini ci sono un romanzo di Salles Gomes e un successivo testo teatrale di Chris Ward. Si seguono gli ultimi sei anni di vita del giovane regista Jean Vigo. Il ricovero in sanatorio, la passione per Lydu Lozinska ma, soprattutto, la passione per il cinema in un film che riflette sul rapporto tra l’Arte del XX secolo e la poesia.

Regia di Julian Schnabel. Un film con David BowieGary OldmanDennis HopperJeffrey WrightClaire ForlaniSam RockwellCast completo Genere Biografico – USA1996durata 106 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 – MYmonetro 2,67 su 1 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Come il creolo Jean-Michel Basquiat (Wright), sconosciuto disegnatore di graffiti sui muri di Brooklyn, divenne negli anni ’80 il primo pittore non bianco che raggiunse il successo sul mercato internazionale. Quando nel 1988, a 27 anni, morì di overdose di eroina, i suoi quadri erano contesi dai musei e dai collezionisti che contano. 1° film del pittore Schnabel che racconta quel che conosce bene, evitando con passo leggero quasi tutte le trappole del genere biografico. Un cast fuori dal comune con Bowie che fa un Andy Warhol notevole, e non soltanto per il puntiglio mimetico. Colonna sonora di John Cale (rap, jazz, voci di Renata Tebaldi e Tom Waits, Rolling Stones) e un efficace ritratto di un artista predestinato all’autodistruzione, dolorosamente segnato non dall’incomprensione, ma dal successo

Mission Impossible (1996) [Edizione: Stati Uniti]: Amazon.it:  Cruise/Voight: Film e TV

Mission: Impossible è un film del 1996 diretto da Brian De Palma.

La pellicola è ispirata alla serie televisiva Missione Impossibile ideata da Bruce Geller nel 1966.

Due membri degli U2Larry Mullen e Adam Clayton hanno registrato una loro versione della canzone portante nel film. La pellicola si è rivelata uno dei maggiori incassi al botteghino del 1996, piazzandosi al terzo posto. La saga iniziata con questo film vanta altri cinque titoli: Mission: Impossible II (2000), Mission: Impossible III (2006), Mission: Impossible – Protocollo fantasma (2011), Mission: Impossible – Rogue Nation (2015) e Mission: Impossible – Fallout (2018).

Ethan Hunt è un membro della IMF (Impossible Mission Force), una speciale sezione segreta della CIA incaricata di svolgere le missioni ritenute più delicate e pericolose.

Regia di Johnnie ToSiu-Tung Ching. Un film Da vedere 1992 con Michelle YeohMaggie Cheung, Mimi Zhu, Ruisheng Zheng, Yifei Huang, Zhaoxiang Ruan, Anthony Chau-Sang WongDamian Lau, Sai-kun Yam, Tao Xu (II), Zhaoji Li, Haowen Jiang, Zhuoxin Chen, Yee Kwan YanCast completo Titolo originale: Dong fang san xia. Genere Fantascienza – Hong Kong1992durata 104 minuti. Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Un rapitore invisibile di neonati tiene sotto scacco la polizia. Solo la misteriosa Wonder Woman ostacola i piani del criminale: unendo le proprie forze alla cacciatrice di taglie Chat, le due riescono a svelare l’identità del nemico e il folle piano del suo diabolico mandante.
In Irma Vep, guardando una sequenza di The Heroic TrioJean-Pierre Léaud – alter ego cinematografico di Olivier Assayas, che sposerà l’attrice – si innamora di Maggie Cheung, icona bellissima e inafferrabile di un cinema radicalmente diverso da tutto ciò che c’è stato prima. Ed è in questo senso che occorre approcciarsi a The Heroic Trio, così radicale nella sua singolarità da rimanere tale anche a decenni di distanza dall’uscita in sala. Cercare un senso nell’intreccio o una qualche verosimiglianza nella rappresentazione scenica è uno sforzo totalmente vano.
Johnnie To, ancora privo di uno stile ben definito, si affida al coreografo di arti marziali più ricercato dell’epoca, il Ching Siu-tung di Storia di fantasmi cinesi, che caratterizza con il suo inconfondibile look i set tra cui si muovono le supereroine e i relativi villain. Pur con un budget estremamente ridotto e con ingenuità in serie – incongruenze logiche, effetti kitsch, ecc. The Heroic Trio affascina, talora quasi inspiegabilmente, per la sua capacità di trasportare la mente dello spettatore in un luogo in cui le consuete leggi spaziotemporali non hanno senso e, di conseguenza, dove tutto è possibile. Un oggetto pop non identificato, caratterizzato da un uso di colori e luci che sta tra il Batman psichedelico degli anni Sessanta e il Burton di Beetlejuice, che si lascia andare a efferatezze horror sorprendenti, in barba a qualsiasi codice etico. Nemmeno i bambini piccoli sono infatti risparmiati dal delirio gore di To e Ching.