Category: Film Anni ’90


Locandina Bangkok DangerousUn film di Danny Pang, Oxide Pang. Con Pawalit Mongkolpisit, Premsinee Ratanasopha, Patharawarin Timkul, Pisek Intrakanchit. Azione, durata 105 min. – Tailandia 1999. MYMONETRO Bangkok Dangerous * * 1/2 - - valutazione media: 2,67 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Kong è un killer ma non per scelta: nato sordomuto e sottoposto in tenera età a ogni genere di bullismo, non poteva che impugnare la pistola e trovare una via nell’odio. Finché nella sua vita entra Fon, una giovane farmacista che aiuta Kong a ritrovare se stesso e a conoscere un lato di sé fin lì ignorato.
Bangkok Dangerous è il biglietto da visita con cui i fratelli Pang – in seguito autori di The Eye – hanno deciso di presentarsi al pubblico a cavallo dei due millenni. Il film giusto, il film furbo. Anche troppo furbo; sorretti da una tecnica non comune, infatti, i Pang raccolgono, sotto forma di quasi-videoclip estetizzante, i cliché più consolidati del noir di Hong Kong (i duelli con doppia pistola e il killer innamorato del John Woo di The Killer, i freezeframe e i neon abbacinanti del Wong Kar-wai di Angeli perduti, i killer senza speranza che si ribellano al loro boss del Johnnie To di A Hero Never Dies) fino ai modelli stessi del cinema di Hong Kong (l’armonica morriconiana dei flashback in bianco e nero, l’astrazione dell’assassin(i)o alla Suzuki).
Attitudine sopra le righe e mano pesante, sempre e comunque, specie quando si tratta di calcare sulle immagini clou: la cruda rozzezza delle scene action è quella del cinema thai, ma la presunzione è tutta dei Pang, impegnati a celebrare il cinema che hanno amato e che li ha formati. E quale ambientazione migliore di una Bangkok selvaggia e senza pietà – benché non manchi una capatina a Hong Kong – dove la vita conta meno di una manciata di baht e gli hitmen non si fermano di fronte a nulla?
Ecco così la parabola del killer perfetto, una macchina da guerra che non parla né sente, un alienato dal sangue gelido, un meccanismo splendidamente oliato nei cui ingranaggi si infilano amore e amicizia. Pur essendo un noir a tutti gli effetti, il meglio sta nelle tenere sequenze melò tra Kong e Fon, in cui Danny e Oxide Pang finalmente mettono a freno la loro smisurata ambizione e la debordante cinefilia per limitarsi a raccontare di come il killer impari ad essere ascoltato e a capire che qualcuno può interessarsi a lui; a intuire che non si vive di sola morte, ma che si può vivere di solo amore. Continua a leggere

Risultati immagini per Vacanze di Natale 90Un film di Enrico Oldoini. Con Christian De Sica, Massimo Boldi, Andrea Roncato, Ezio Greggio, Diego Abatantuono. Commedia, durata 110 min. – Italia 1990. MYMONETRO Vacanze di Natale ’90 * * - - - valutazione media: 2,32 su 18 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Saint Moritz Hotel Palace. Nell’ultima settimana dell’anno si intrecciano storie diverse. Nick, proprietario di ristorante affogato nei debiti, vince alle corse dei cavalli e viene scambiato per un nobile orientale. Tony, sposato per interesse con una donna più vecchia di lui, ritrova il commilitone Bindo che ha invece una moglie avvenente e molto corteggiata. Arturo, montanaro selvaggio riesce ad apparire meno rude per corteggiare l’affascinante Arabella per poi scoprire che c’è un problema. Beppe, che vent’anni prima ha avuto una storia con Alessandra la incontra di nuovo. La donna ha due figlie decisamente disinibite ma…c’è un ‘ma’.
Uscito nelle sale italiane (come di dovere) il 21 dicembre 1990 il film conferma la formula ormai affermata. Ci sono attori sulla cresta dell’onda (De Sica, Boldi) e un ‘nome’, riportato in auge da Avati quattro anni prima, che riprende il cavallo di battaglia del ‘terrunciello’ (Abatantuono). Ci sono poi i personaggi televisivi come Greggio, Roncato e Giannina Facio. Si aggiungono una donna ancora molto bella e dal glamour sexy come Corinne Clery e una tardona che non si vergogna di esserlo come Moira Orfei. Una spruzzatina di ‘ti vedo non ti vedo’ giovanili e una Cucinotta agli esordi. Il film è pronto da servire per cenoni in sala. Se visto con la dovuta distanza di anni non appare più ‘volgare’ come venne considerato allora e, anzi, nel tratteggio dei caratteri meno abusati, ben aderente alla mediocre realtà. I tempi poi, in tema di volgarità, sono andati molto più avanti (o più indietro). Il difetto più palese è semmai l’uso dei ‘trasparenti’ a simulare malamente in studio alcuni esterni, come si faceva nel cinema di tanto (tanto) tempo fa.

Locandina Il mio westUn film di Giovanni Veronesi. Con David Bowie, Harvey Keitel, Alessia Marcuzzi, Leonardo Pieraccioni. Western, Ratings: Kids+13, durata 110 min. – Italia 1998. MYMONETRO Il mio west * 1/2 - - - valutazione media: 1,55 su 11 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Indispone già nei titoli, quando il nome Leonardo Pieraccioni entra trionfante e precede quello di Harvey Keitel. Nel suo west il regista cita Leone (i lunghi duelli), Pollack (le montagne di Corvo Rosso), Costner (gli indiani e la lingua) e altri. Tocca persino i classici alla Ford, con qualche tentativo di mito di frontiera (il pistolero solitario Keitel che arriva da lontano). Sì, davvero diligente Veronesi, ha esplorato proprio tutto. Pieraccioni è Doc, ben visto nel villaggio. Arriva Johnny, suo padre, che ha un passato, e cominciano i guai. C’è naturalmente il killer che vuole ucciderlo per farsi una reputazione. Pieraccioni è esattamente lo stesso personaggio del Ciclone e dei Fuochi d’artificio, raccapricciante in quel contesto. Il tutto narrato da un bambino, figlio di Doc, che fa anche discorsi ecologici. Risolviamo il giudizio con un quesito: come avrebbe commentato John Ford (ma vale per Hawks, Mann, Sturgess, De Mille e altri) la facciotta furbesca e borghesina e le spallucce spioventi di Leonardo se qualcuno gliele avesse proposte per un casting? Continua a leggere

Locandina italiana Benvenuti a SarajevoUn film di Michael Winterbottom. Con Woody Harrelson, Stephen Dillane, Marisa Tomei, Goran Visnjic Titolo originale Welcome to Sarajevo. Drammatico, durata 100 min. – Gran Bretagna 1997. MYMONETRO Benvenuti a Sarajevo * * * - - valutazione media: 3,05 su 9 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Sarajevo durante la guerra. Tutti gli orrori possibili, la fame, i cecchini, la distruzione, i morti, i bambini. Il tutto registrato da un giornalista americano, Flynn, interpretato da Harrelson. Per non essere impotente, per aver la sensazione di fare davvero qualcosa il giornalista cercherà di portare via almeno una bambina. Il film corre tutti i pericoli delle storie d’attualità già abbastanza dilaniate dalla televisione. Per il regista è un passo indietro rispetto al precedente ottimo Go Now al quale, in questa sede, sono state attribuite quattro stelle. Continua a leggere

Un film di John McNaughton. Con Robert De Niro, Uma Thurman, Bill Murray, David Caruso, Mike Starr.Titolo originale Mad Dog and Glory. Commedia, durata 97 min. – USA 1993.MYMONETRO Lo sbirro, il boss e la bionda * * 1/2 - - valutazione media: 2,88 su 10 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Martin Scorsese, dopo aver visto Henry – Pioggia di sangue, ha deciso di “produrre” questo regista indipendente, ormai quarantenne, dandogli un cast di primo piano. Diciamo subito che il film è riuscito nei limiti un po’ ristretti della commedia convenzionale, colpa della sceneggiatura hollywoodiana. Ma l’interpretazione è di ottimo livello e la regia, pur sbilanciata, ci regala alcuni passaggi indimenticabili. Un poliziotto salva la vita a un gangster e questi, per ringraziarlo, gli offre per una settimana una bella ragazza. I due si innamorano e scoppia un putiferio. Presentato fuori concorso a Cannes. Continua a leggere

Risultati immagini per The Brothers Quay Collection

Made by identical twins who possess a single, and singular, vision, the stop-motion animation of the Quay brothers deserves the “astonishing” tag attached to the title of a new collection of their short films. Though born in Pennsylvania, Timothy and Stephen Quay are best known for the quintessentially European films they created in England. Inspired by Czech surrealist animator Jan Svankmajer, the brothers wear their influences on their sleeves in one of their earliest films, The Cabinet Of Jan Svankmajer, but from there they didn’t take long to refine their style. Street Of Crocodiles (1987) is an early Quay masterpiece, creating a nightmarish dystopia using actors made from found objects, wonderfully evocative miniature sets, and graceful camera techniques. (Consider the implications of performing a tracking shot with stop-motion animation and you have a sense of the craft that goes into the Quays’ work.) When these films work, as in an inexplicably moving video for the His Name Is Alive song “Are We Still Married?” (starring a melancholy, high-strung toy bunny), they work on an almost dreamlike level; trying to figure out a literal interpretation is not only difficult but distracting.

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Locandina L'albero, il sindaco e la mediatecaUn film di Eric Rohmer. Con Pascal Greggory, Arielle Dombasle, Fabrice Luchini Titolo originale L’Arbre, le maire et la médiathèque. Commedia, Ratings: Kids+16, durata 105 min. – Francia 1993. MYMONETRO L’albero, il sindaco e la mediateca * * * - - valutazione media: 3,00 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Girato in 16 millimetri, di fattura semplice ma frizzante e divertente. Ci troviamo nel villaggio di Saint-Jure dove il sindaco socialista spera di farsi eleggere ancora una volta. Vuole costruire un complesso multimediale che comporterebbe l’abbattimento di un albero secolare. Il maestro del paesino è contrario e coinvolge anche la figlioletta, che umilia il sindaco. I piani falliranno anche grazie a un articolo che doveva essere pro sindaco, mentre sostiene le idee del maestro. Fabrice Luchini è il più bravo tra gli attori. Continua a leggere

PhotobucketUn film di Gabriele Salvatores. Con Christopher Lambert, Sergio Rubini, Stefania Rocca, Amanda Sandrelli, Diego Abatantuono. Fantascienza, durata 114′ min. – Italia 1997. MYMONETRO Nirvana * * 1/2 - - valutazione media: 2,94 su 25 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Nel 2005, in una metropoli formata da un Centro protetto e da miserande e pericolose periferie etniche (Marrakech, Shangai Town, Bombay), tre uomini che diventeranno amici cercano di sfuggire all’infelicità della propria vita reale o immaginaria: Jimi (Lambert), ideatore del videogioco Nirvana; Solo (Abatantuono), protagonista del videogioco; Joystick (Rubini), hacker di periferia, perseguitato da nemici e creditori, che s’è venduto le cornee, sostituite con protesi elettroniche. Caso raro di film italiano che crea un mondo e inventa spazi, fu girato nell’area industriale dismessa dell’Alfa Romeo di Milano (e nei sotterranei del macello comunale) dove lo scenografo Giancarlo Basili ha inventato un microcosmo fantastico con un occhio a Bosch, Escher e la Pop Art. È un film psichedelico in cui Salvatores cerca di aprire nuove porte alla percezione e gioca abilmente le carte dei prestiti, degli stili, delle idee altrui e della contaminazione dei generi. È un film ludico in cui continua il suo discorso sul disagio giovanile, il rifiuto del mondo e della società come sono, il bisogno d’evasione, l’aspirazione all’avventura e alla bellezza. Abbacina nella sua dimensione visiva, frastorna con la colonna sonora, sbalordisce e accascia. Tra gli interpreti spiccano Rubini, con un brio istrionico alla Pacino, e la Rocca, una rivelazione. Continua a leggere

Locandina La promesseUn film di Luc Dardenne, Jean-Pierre Dardenne. Con Jérémie Renier, Olivier Gourmet, Assita Ouédraogo Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 93 min. – Belgio 1996. MYMONETRO La promesse * * * - - valutazione media: 3,04 su 9 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Provincia di Liegi. Il quindicenne Igor aiuta il padre Roger il quale ‘importa’ immigrati clandestini che destina poi ai cantieri. Un giorno arrivano dal Burkina Faso Assita e Seydou, moglie e figlio appena nato di Hamidou il quale è caduto in un cantiere ed è deceduto perché Roger si è rifiutato di portarlo in ospedale, temendo gli ispettori dell’immigrazione. Prima di morire l’uomo ha chiesto ad Igor di badare a sua moglie e a suo figlio. Ora il ragazzo vuole mantenere la promessa.
È un film percorso dagli spostamenti di Igor questo primo ingresso nel mondo del cinema di finzione (dopo un importante percorso da documentaristi) dei fratelli Dardenne. Quel suo andare dalla casa al cantiere e da questo all’officina in cui fa il garzone fino al locale con tanto di karaoke in cui sembra poter ritrovare una sintonia con suo padre è indicativo di una ricerca di un baricentro. In assenza di una figura materna e circondato da un universo di solitudini anche Igor è profondamente solo. Finisce così con il trovare in Assita non tanto l’extracomunitaria da assistere in un pamphlet paraumanitario quanto una madre e soprattutto una solitudine a cui tendere la mano. Con un rischio fondamentale: perdere il padre a cui è inevitabile opporsi per mantenere una promessa che al contempo implica fino all’ultimo una omissione. Igor non dice ad Assita che Hamidou è morto perché teme di perderla ma non può rimanere in silenzio per sempre. Continua a leggere

Un film di Agnès Varda. Con Michel Piccoli, Marcello Mastroianni, Julie Sayet Titolo originale Les Cent et une nuits de Simon Cinéma. Commedia, durata 100 min. – Francia, Gran Bretagna 1995. MYMONETRO Le cento e una notte (di Simon Cinéma) * * - - - valutazione media: 2,00 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Girato dalla regista Varda durante il centenario del cinema, il film delude non poco. Una ragazza appassionata di cinema deve tenere desta l’attenzione di Monsieur Cinema mentre viene realizzato un film indipendente. Tra i numerosi camei troviamo: De Niro, Depardieu, Belmondo, Delon, Jeanne Moreau e Anouk Aimée. Continua a leggere

Risultati immagini per Ricky e BarabbaUn film di Christian De Sica. Con Renato Pozzetto, Marisa Merlini, Christian De Sica, Franco Fabrizi, Sylva Koscina Comico, durata 96 min. – Italia 1992. MYMONETRO Ricky e Barabba * 1/2 - - - valutazione media: 1,69 su 18 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Terzo titolo di Christian De Sica come regista. Da quando ha cominciato peggiora di film in film. Tutto trito e condito male. Barabba è un barbone che vive di espedienti. Salva la vita a Ricky, ricco industriale, che si voleva suicidare e diventano ben presto amici. Continua a leggere

Locandina Parole, parole, parole...Un film di Alain Resnais. Con Lambert Wilson, Pierre Arditi, Sabine Azéma, Jean-Pierre Bacri, André Dussollier. Titolo originale On connait la chanson. Commedia, durata 120 min. – Francia 1997. MYMONETRO Parole, parole, parole… * * * - - valutazione media: 3,40 su 10 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Camille, una guida turistica che sta per laurearsi, si innamora di Marc, un agente immobiliare senza scrupoli incontrato nel corso di una visita ad un appartamento dalla vista mozzafiato. Simon, un timido impiegato che lavora per Marc è segretamente innamorato della ragazza di cui non perde una visita guidata. Nel frattempo fa ritorno a Parigi Nicolas, l’ex fidanzato di Odile, sorella di Camille, alla ricerca di una casa…
Esponente della Nouvelle Vague, Alain Resnais si è sempre distinto per un cinema connotato da una forte sperimentazione formale, per poi successivamente concentrarsi sulla messa in scena di complessi meccanismi narrativi in cui si intrecciano generi e talvolta anche tempi diversi, avvalendosi di un gruppo di attori che ritornano di film in film, come Sabine Azéma, Pierre Arditi, André Dussolier.
Levità e gravità si combinano egregiamente in Parole parole parole, una commedia musicale dove in un crocevia di situazioni si intrecciano i percorsi di personaggi finemente ritratti dall’abile duo di sceneggiatori, Agnès Jaoui e Jean-Pierre Bacri, che nella pellicola recitano nei panni rispettivamente di Camille e di Nicolas. Una scrittura originale e raffinata dal ritmo impeccabile dove in alcuni momenti i personaggi cantano in playback e i dialoghi sono sostituiti da celebri canzoni che ne rivelano in un certo modo i dubbi, le emozioni, i pensieri. Un metodo già sperimentato nella pellicola, La vita è un romanzo, ma che in quest’ultima opera viene sviluppato ulteriormente, un chiaro omaggio al regista televisivo britannico Dennis Potter e al suo cinema tragico e al contempo derisorio, graffiante.
On connaît la chanson, titolo che in italiano rimanda alla celebre canzone composta da Chiosso, Del Re e Ferrio nella versione interpretata da Dalida e da Alain Delon, è un film che riflette sull’essere e apparire, sull’amore e più in generale sull’essere umano e le sue debolezze. Un piccolo capolavoro, firmato da un maestro d’oltralpe. Continua a leggere

Risultati immagini per Le Iene locandinaLe iene è un film di Quentin Tarantino del 1992 Con Harvey Keitel, Tim Roth, Michael Madsen, Chris Penn, Steve Buscemi, Lawrence Tierney, Edward Bunker, Quentin Tarantino. Prodotto in USA. Durata: 99 minuti.

Mr. White è un uomo saggio, Mr. Pink è un uomo sospettoso, Mr. Blonde è il solito gradasso, Mr. Brown è un esperto di Madonna e Mr. Orange è il nuovo arrivato del gruppo. Cosa avranno mai in comune questi personaggi dai nomi fittizi? Sono rapinatori, rapinatori esperti che come coronamento di una vita passata dietro alle sbarre, decidono di organizzare una rapina in pieno giorno in una grande gioielleria della città. Il capo del gruppo è Joe che con il figlio Eddie organizza il colpo affidando l’azione ai loro ragazzi. Tutto sembra perfetto quando, improvvisamente, l’allarme suona e Mr. Blonde comincia a sparare all’impazzata verso i clienti e poliziotti…

Locandina L'ultimo dei mohicaniUn film di Michael Mann. Con Daniel Day-Lewis, Madeleine Stowe, Russell Means, Eric Schweig, Jodhi May. Titolo originale The Last of the Mohicans. Western, durata 130 min. – USA 1992. MYMONETRO L’ultimo dei mohicani * * * * - valutazione media: 4,02 su 51 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

La Guerra dei sette anni è sbarcata oltre oceano. È il 1757. Le colonie americane sono terreno fertile per sangue e morti. Inglesi e francesi si contendono le terre, mentre le tribù autoctone decidono da quale parte schierarsi e a chi giurare una presunta fedeltà. Tra loro anche Nathan, nato inglese e adottato dai Mohicani, corre tra foreste e fiumi in cerca di una pacifica convivenza tra coloni e invasori. Gli equilibri verranno presto spezzati dalla crescente tensione tra le forze europee e dai labili patti che legano gli indigeni ai due schieramenti.
Tratto dal romanzo omonimo di J.F. Cooper e remake de I re dei pellerossa (1936), L’ultimo dei Mohicani è un kolossal in grande stile, epico racconto in cui l’interesse per la narrazione cede il passo all’azione. Micheal Mann procede di corsa, parte in medias res e avanza senza soste in un continuo susseguirsi di fughe e assedi. Tanto affanno e poche parentesi per il pensiero in un film dove lo spazio per l’animo dei personaggi è minimo e le azioni parlano per loro.
Questo registro espressivo pragmatico e poco dedito all’approfondimento psicologico dei caratteri è però funzionale a quel mondo selvaggio, dominato dalle armi, in cui la diplomazia si scopre arte faticosa e sterile, mentre la violenza divide facilmente il mondo in morti e vivi, vincitori e vinti. Con l’amore a fungere da unico antidoto. L’interesse principale ricade sullo scontro tra culture in cui solo l’habitat si distingue per purezza. I colonizzatori sono ingordi e non c’è più ingenuità nel popolo ospitante perché la contaminazione è già parte del Nuovo Mondo. Eppure la divisione è ancora netta, con gli invasori dediti al rispetto dei propri doveri e gli indigeni impegnati nella salvaguardia dei propri diritti. Continua a leggere

Locandina Powder - Un incontro straordinario con un altro essere

Un film di Victor Salva. Con Jeff GoldblumLance HenriksenMary SteenburgenSean Patrick FlaneryBrandon Smith. continua» Titolo originale PowderCommediaRatings: Kids+13, durata 111 min. – USA 1995MYMONETRO Powder – Un incontro straordinario con un altro essere  valutazione media: 3,50 su 11 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Lo sceriffo Barnum affida alla psicologa Jessie Caldwell un ragazzo albino, Jeremy, cresciuto dai nonni in uno stato di semi-segregazione dopo la morte della madre avvenuta durante il parto. La dottoressa tenta di inserire il ragazzo in una scuola, ma i suoi compagni lo respingono e lo deridono facendogli pesare la sua diversità. Jeremy, leale e generoso, mostra nello studio e nel comportamento una intelligenza ed una maturità superiori e, quasi in possesso di una misteriosa forza magnetica, influenza positivamente tutti coloro che vengono in contatto con lui. Jeremy è energia pura rivestita di corpo fisico: alla sua nascita ha assorbito la forza di una portentosa tempesta (e del fulmine che aveva investito la madre) e la sua sorte è tornare libera energia in coincidenza di un furioso temporale.
Sostenuto dall’intenzione di denunciare gli effetti dell’ignoranza e dalla intolleranza nella vita quotidiana, il film si risolve una parabola buonista a sfondo fantascientifico cadendo, talora, nella trappola di un pesante sentimentalismo. Uno spunto simile in parte a quello raccontato con più sensibilità da Losey nel Ragazzo dai capelli verdi, che sposta le ragioni della fratellanza e della pace in una visione immanentistica nella quale uomo e natura condividono la stessa universale identità. Sean Patrick Flanery si rivela molto convincente nei panni di Jeremy, assecondato egregiamente da Lance Henriksen nel ruolo dello sceriffo Barnum che riscopre tramite lui, nel dolore per la moglie in coma, una nuova superiore ragione di vita.

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Risultati immagini per Per legittima Accusa

Un film di Sidney Lumet. Con Rebecca De MornayJack WardenDon JohnsonStephen Lang Titolo originale Guilty as SinGiallodurata 115 min. – USA 1993.

Jennifer, avvocato rampante e di pochissimi scrupoli, assume (senza entusiasmo) la difesa di un uomo, David, accusato di aver ucciso la moglie gettandola dalla finestra. David si presenta come uno gigolò con tutti i difetti possibili, ma non è un assassino. Però è molto strano. Millanta subito una relazione col suo difensore mettendola in pessima luce. Jennifer, che vorrebbe liberarsene, su ingiunzione del giudice è costretta a difenderlo al meglio. Quando David le rivela di essere l’assassino della moglie e non solo di lei, la donna, vincolata dal segreto, non può far nulla. Buona tensione fino alla scena madre finale, un vero coniglio nel cappello. Hitchchock, al quale Lumet sicuramente si riferisce, non avrebbe approvato. Bravo Johnson, una delle migliori presenze del cinema americano attuale.

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Poster Zanna bianca - Un piccolo grande lupoUn film di Randal Kleiser. Con Ethan Hawke, Klaus Maria Brandauer, Seymour Kassel Titolo originale White Fang. Avventura, Ratings: Kids, durata 100 min. – USA 1991. MYMONETRO Zanna bianca – Un piccolo grande lupo * * * - - valutazione media: 3,27 su 11 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

La Walt Disney scende in campo con il personaggio sempreverde creato da Jack London. Diretto dal regista di Grease e di Laguna blu, il film è ambientato in Alaska. Il padre di Jack è morto nel Klondike senza che il ragazzo abbia avuto il tempo di conoscerlo. È deciso a cercare la miniera che il genitore scomparso aveva scavato con tanta tenacia per trovare l’oro. Ben presto incontrerà il famoso lupo. Pensato soprattutto per i ragazzi, il film vede come protagonista uno degli allievi di Robin Williams in L’attimo fuggente. Continua a leggere

Risultati immagini per Fargo locandinaUn film di Joel Coen, Ethan Coen. Con William H. Macy, Steve Buscemi, Frances McDormand, Peter Stormare, Kristin Rudrüd. Drammatico, durata 98 min. – USA 1996. MYMONETRO Fargo * * * 1/2 - valutazione media: 3,74 su 63 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Jerry Lundegaard gestisce una concessionaria d’auto e ha un impellente bisogno di denaro liquido. Escogita il rapimento della moglie per ottenere un cospicuo riscatto dal suocero ostile. Ingaggia due crudeli quanto incapaci malviventi che riescono a tramutare il dramma in tragedia. Sarà l’intervento di Marge Gunderson, capo della polizia locale, in avanzato stato di gravidanza, a risolvere la situazione. I Coen, come tutti i registi di razza, si divertono a spiazzare. Se Mr. Hula-hoop aveva marcato un netto stacco dalle ricerche linguistiche di un Barton Fink pur conservando un elevato tasso di cinefilia, con Fargo, presentato a Cannes 1996 senza suscitare particolari reazioni, sembrano cambiare registro. Anzi c’è chi, in cerca di sicurezze, è andato citando il loro film d’esordio, quel Blood Simple che in realtà non ha con questo film nient’altro che una superficiale affinità. Entrambi sono dei thriller, ma se il primo si rifaceva alle atmosfere alla James M. Cain, quest’ultimo è un’analisi spietata della profonda stupidità di gran parte della violenza contemporanea. I due criminali, interpretati da Steve Buscemi e Peter Stormare, sono al contempo troppo cinematografici per essere “veri” (fanno spesso venire in mente i due ladri rapitori dei dalmata de La carica dei 101) e troppo tragicamente reali per essere solo frutto della finzione. Su quella distesa di neve senza fine, destinata a macchiarsi di sangue versato senza un briciolo di quella strategia del delitto che faceva grandi gli omicidi hitchockiani, si va a rappresentare la storia di una Twin Peaks in sedicesimo in cui i fatti sono accaduti nella realtà e che è luogo di origine dei due fratelli. Fargo è un film “congelato” come gli spazi e i personaggi che mette in scena. Le loro origini scandinave costituiscono quasi un certificato di garanzia della loro capacità di controllarsi (si veda in proposito la sequenza in cui Marge incontra nel bar il compagno di scuola di origine giapponese) e questa discendenza viene sottolineata, nell’edizione originale, dall’accento richiesto agli interpreti. È quasi come se i Coen, a dispetto del loro cognome, ci volessero parlare della loro infanzia, delle origini, della loro idea di un cinema che, per quanto onnivoro sia, ha in Kubrick e in Hitchcock dei punti di riferimento che paiono ineludibili. È il personaggio di Marge (moglie nella realtà di Joel Coen) che sfida le leggi dell’equilibrio e della gravità, che segna il film. Non è particolarmente intelligente né si avvale di grandi strategie investigative, eppure riesce a risolvere un caso che, proprio per l’ottusità che sembra connaturata all’ambiente, ha già raggiunto e superato il limite della tragedia. Ma tutto si svolge in una routine in cui, alla fine, il detective ne sa meno di noi. Eccoci allora collocati in una prospettiva hitchockiana in cui le reali dimensioni dell’accadimento sono note al nostro sguardo da voyeurs consapevoli che il bambino che si trova in quella pancia sta per entrare in un mondo ancora più tragicamente assurdo di quel che sembra. Oscar a Frances McDormand.

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Il fungo atomico, causato da

I bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki in Giappone furono due attacchi nucleari operati sul finire della Seconda guerra mondiale.

Il mattino del 6 agosto 1945 alle 8:15, l’Aeronautica militare statunitense sganciò la bomba atomicaLittle Boy” sulla città giapponese di Hiroshima, seguita tre giorni dopo dal lancio dell’ordigno “Fat Man” su Nagasaki. Il numero di vittime dirette è stimato da 100 000 a 200 000,[2] quasi esclusivamente civili. Per la gravità dei danni diretti ed indiretti causati dagli ordigni, per le implicazioni etiche comportate dall’utilizzo di un’arma di distruzione di massa e per il fatto che si è trattato del primo e unico utilizzo in guerra di tali armi, i due attacchi atomici vengono considerati gli episodi bellici più significativi dell’intera storia dell’umanità.[senza fonte]

Il ruolo dei bombardamenti nella resa dell’Impero giapponese, così come gli effetti e le giustificazioni, sono stati oggetto di innumerevoli dibattiti. Negli Stati Uniti prevale la posizione secondo cui i bombardamenti atomici sarebbero potuti servire ad accorciare la Seconda guerra mondiale di parecchi mesi, risparmiando le vite dei soldati (sia alleati sia giapponesi) e dei civili, destinati a perire nelle operazioni di terra e d’aria nella prevista invasione del Giappone. In Giappone, l’opinione pubblica, invece, tende a sostenere come i bombardamenti siano crimini di guerra perpetrati per accelerare il processo di resa del governo militare giapponese.

Altri sostengono che essi non potessero essere giustificati solo da una vittoria sul fronte giapponese ormai vicino alla resa ma che fossero una dimostrazione di potenza verso quello che si profilava come il nuovo nemico, ovvero l’URSS che preparava l’invasione all’arcipelago nipponico proprio nei giorni successivi al bombardamento. Altri ancora aggiungono alle motivazioni quella di testare la potenza dell’ordigno costato miliardi di dollari su una città, e ciò spiegherebbe i due bombardamenti in cui si usarono le due tipologie di bomba prodotte. Universalmente condivisa è comunque la presa di coscienza della gravità dell’evento, che non è più stato replicato.

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Qui sotto i film e documentari della monografia.

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Poster Robin Hood principe dei ladriUn film di Kevin Reynolds. Con Kevin Costner, Morgan Freeman, Mary Elizabeth Mastrantonio, Christian Slater, Alan Rickman. Titolo originale Robin Hood: Prince of Thieves. Avventura, durata 140 min. – USA 1991. MYMONETRO Robin Hood principe dei ladri * * * 1/2 - valutazione media: 3,50 su 20 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Robin di Locksley, di ritorno dalle crociate con il suo amico Azeem, viene espropriato delle sue terre dallo sceriffo della contea di Nottingham. Robin, divenuto nel frattempo Robin Hood, riunisce tutti i diseredati del luogo; li incita alla rivolta e, dopo avere sconfitto l’untuoso tiranno, sposa Lady Marian, con la benedizione di re Riccardo, quest’ultimo interpretato, in un fulminante cammeo, dal grande Sean Connery. Il lodevole sforzo di non far rimpiangere il divino Errol Flynn è parzialmente riuscito. Al film non manca nessuno degli ingredienti necessari. Duelli, colpi di scena, ambientazione semirealistica e qualche ricorso all’agiografia sono gli elementi fondamentali di una pellicola votata al successo già prima di essere realizzata. Il regista Kevin Reynolds, già autore di Fandango e del misconosciuto Belva di guerra, non ha tradito le sue grandi potenzialità. Kevin Costner ha intelligentemente evitato il confronto con i suoi predecessori, rappresentando un Robin moderno e un po’ defilato sul piano fisico per via di qualche chilo di troppo che a stento riesce a nascondere. Mary Elizabeth Mastrantonio è la più deprimente Lady Marian della storia del cinema. Continua a leggere