Category: 2013


Locandina MudUn film di Jeff Nichols. Con Reese Witherspoon, Matthew McConaughey, Michael Shannon, Sarah Paulson, Sam Shepard. Titolo originale Mud. Drammatico, durata 135 min. – USA 2013. MYMONETRO Mud * * 1/2 - - valutazione media: 2,83 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Due quattordicenni (Ellis e Neckbone) che vivono sulle rive del Mississippi, scoprono un giorno su un’isola, Mud, un uomo che cerca di sfuggire da chi lo sta cercando per ucciderlo. Mud è da sempre perdutamente innamorato di Juniper che ora vive nella zona e con la quale spera di fuggire. L’unica sua speranza è quella di riuscire a far scendere, dai rami di un albero, una barca per poi fuggire con la donna. I ragazzi decidono di aiutarlo, correndo non pochi rischi.
Ci sono film che rispettano le convenzioni narrative e lo sanno fare con la giusta dose di professionalità grazie anche all’allineamento di un cast di tutto rispetto. È quanto accade in Mud che va recensito astraendolo dal contesto del concorso di Cannes 2012 (dove figurava come l’ennesimo prodotto americano privo di originalità). Se si compie questa operazione e lo si pensa come un film che ripercorre le orme di altre opere che hanno raccontato il momento in cui la vita di un adolescente raggiunge il punto di non ritorno, allora lo si può ritenere riuscito nonostante la zavorra di una lunghezza eccessiva e una sparatoria decisamente sovradimensionata.
Ciò che lo sostiene è l’interpretazione del giovane Tye Sheridan che, avendo superato il non facile test del malickiano The Tree of Life, si dimostra in grado di offrire al suo personaggio tutto il dolore e la fatica che costa confrontarsi con un mondo di adulti che non è mai aderente all’immagine che vorrebbe dare di sé. Ellis scopre il dissidio dei suoi genitori, la propensione a mentire di Mud, l’incostanza di Juniper, il passato del vecchio Tom e la violenza cieca della vendetta. Tutto questo lo obbliga a crescere in tempi rapidissimi. La barca della sua vita è costretta a scendere dall’albero su cui aveva finora trovato riparo per affrontare le insidie del fiume della vita grazie a una consapevolezza nuova che, nonostante tutto, può aprire nuove prospettive. Come quella del sorriso di una ragazza nuova. Continua a leggere

Poster The Butler - Un maggiordomo alla Casa BiancaUn film di Lee Daniels. Con Forest Whitaker, Oprah Winfrey, Mariah Carey, John Cusack, Jane Fonda. Titolo originale Lee Daniels’ The Butler. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 132 min. – USA 2013. – Videa – CDE uscita mercoledì 1 gennaio 2014. MYMONETRO The Butler – Un maggiordomo alla Casa Bianca * * * - - valutazione media: 3,17 su 62 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Cecil Gaines ha imparato il mestiere di domestico nella Georgia degli anni Venti e nella tenuta dell’uomo che ha ucciso barbaramente suo padre in un campo di cotone. Riservato e (ben) educato nelle case dei bianchi, approda a Washington, dove sposa Gloria, diventa padre di Louis e Charlie e viene assunto come maggiordomo alla Casa Bianca. Orgoglioso della sua famiglia e appagato dal proprio destino, Cecil sta. Resta immobile (e invisibile) nella vita come lungo le pareti della stanza Ovale, dove serve il tè e soddisfa le richieste dei suoi presidenti. Fuori intanto il mondo si muove, il mondo si arrabbia, il mondo sta cambiando. In quel territorio infiammato milita il suo primogenito, deciso a lottare per i diritti della sua gente, resistendo al fianco di Martin Luther King o ‘armandosi’ al braccio di Malcolm X. Ripudiato il figlio, colpevole di non essere rimasto al suo posto, Cecil seguita a servire i presidenti che si susseguono mandato dopo mandato, sprofondando il paese nella guerra, riformandolo con le leggi sui diritti civili, integrandolo o mandandolo sulla Luna. Sette presidenti e diverse tazze riempite dopo, Cecil prenderà coscienza di sé e dei propri diritti, dimettendosi e scendendo in campo a fianco del figlio e di un sogno che ha il volto di Barack Obama. Continua a leggere

Locandina italiana Calvario

Regia di John Michael McDonagh. Un film con Brendan GleesonChris O’DowdKelly ReillyAidan GillenDylan MoranIsaach De Bankolé.Cast completo Titolo originale: Calvary. Genere Commedia – Gran Bretagna2013durata 104 minuti. Uscita cinema giovedì 14maggio 2015distribuito da 20th Century Fox. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14 – MYmonetro 2,62 su 13 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Padre James è una sorta di Giobbe contemporaneo, costretto ad ascoltare i peccati di una comunità irlandese che pare una galleria di mostri: un uomo traumatizzato dalle continue violenze di un prete nei suoi confronti, un ricco aristocratico che odia tutto e tutti, un assassino psicopatico violentatore seriale, una moglie fedifraga con la passione per il felching, un barista acido, un ispettore di polizia dotato di amante promiscuo, un medico sadico e persino la stessa figlia del parroco (concepita quando padre James era ancora un uomo sposato) con tendenze suicide. Lo stesso prelato è un ex alcolizzato che, dopo la morte della moglie, si è smarrito, per poi ritrovarsi grazie alla Fede.
Ce ne vorrà molta per sopportare le cattiverie e i rancori che gli si annidano intorno, anche perché la maggior parte degli abitanti della parrocchia è posseduto da un cinismo nero: lo stesso cinismo che sembra animare il regista e sceneggiatore angloirlandese John Michael McDonagh, nel momento in cui crocifigge incessantemente il suo protagonista circondandolo di personaggi scurrili, distruttivi e degenerati, presenti nella comunità in maniera anche solo statisticamente esagerata. McDonagh sembra accanirsi in modo particolare contro la Chiesa brulicante di pedofili, ipocriti e affaristi. A parte l’aiutante di Padre James, che è solo “spaventosamente coglione”.

Continua a leggere

Locandina italiana La ragazza del dipintoUn film di Amma Asante. Con Gugu Mbatha Raw, Tom Wilkinson, Sam Reid, Sarah Gadon, Miranda Richardson. Titolo originale Belle. Biografico, durata 105 min. – USA 2013. – 20th Century Fox uscita giovedì 28 agosto 2014. MYMONETRO La ragazza del dipinto * * * 1/2 - valutazione media: 3,52 su 10 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

1769. Il capitano Sir John Lindsay della Marina di Sua Maestà Britannica decide, alla morte della madre, di riconoscere e portare con sé in Inghilterra la figlia mulatta affidandola allo zio Presidente della Corte Suprema. Dido Elizabeth Belle entra così a far parte, non senza difficoltà, di una famiglia nobile e in vista. Il suo rapporto con la cugina Elizabeth Murray si fa stretto sin da bambine e continua ad essere tale anche quando Dido erediterà la fortuna del genitore mentre Elizabeth si troverà senza dote. Questa situazione si intreccia con un evento che coinvolgerà l’intera legislazione britannica sulla schiavitù.
Non è facile gestire cinematograficamente un film in costume ambientato nel ‘700 senza farsi condizionare dagli innumerevoli illustri predecessori che hanno elaborato complesse strutture narrative, spesso di derivazione letteraria. Il modello che potrebbe essere accostato a questa opera seconda di Amma Asante è forse lo scorsesiano L’età dell’innocenza per l’intreccio tra opzioni dei singoli e convenzioni sociali.
Alla regista londinese di origine ghanese manca forse il controllo geometrico delle relazioni ma non le difetta certo la capacità di innervare il sottotesto di cinema dei sentimenti con riflessioni originali. Perché nel momento in cui ci ricorda che la vita delle donne di buona famiglia ai tempi era totalmente condizionata dall’attesa di un maschio che spesso desiderava più la loro dote che le loro attenzioni, riesce anche a ribaltare il gioco. Il suo è certo un film sulla schiavitù femminile che viene declinata per il colore della pelle e per il censo. Dido da ‘negra’ che non può pranzare con i familiari perché creerebbe imbarazzo diviene oggetto di attenzione maschile nel momento in cui eredita rischiando di lasciare la cugina ‘bianca’ a soffrire di un triste zitellaggio.
Ma questi elementi non costituiscono che una parte della narrazione perché essa si intreccia con il caso della nave Zong di cui Asante porta a conoscenza un più vasto pubblico che non sia quello degli storici. Su quel veliero viaggiavano numerosi schiavi che vennero gettati a mare incatenati perché ammalati cercando così di lucrare con le assicurazioni che non avrebbero invece coperto l’arrivo sul mercato di ‘merce’ avariata. Il caso costituì un punto di non ritorno per lo schiavismo in Gran Bretagna. A tutto ciò si aggiunga il quadro (che giustifica il titolo italiano) che ritrae insieme le due cugine. Potrebbe essere un escamotage narrativo o un riferimento reale. Solo alla fine della proiezione si avrà la risposta. Continua a leggere

Locandina italiana MinusculeUn film di Hélène Giraud, Thomas Szabo. Titolo originale Minuscule – La vallée des fourmis perdues. Animazione, durata 89 min. – Francia, Belgio 2013. – Academy2

In una piccola radura pacifica, i resti di un pic-nic frettolosamente abbandonati scatenano una guerra tra due tribù di formiche, la posta in gioco è una scatola di zollette di zucchero! Una giovane e grassoccia coccinella si ritroverà coinvolta nella battaglia e stringerà una profonda amicizia con una battagliera formica nera. La aiuterà a salvare il formicaio dall’assalto delle terribili formiche rosse, spietate guerriere guidate dal pauroso Butor.

Continua a leggere

Locandina italiana Under the SkinUn film di Jonathan Glazer. Con Scarlett Johansson, Antonia Campbell-Hughes, Paul Brannigan, Krystof Hadek, Robert J. Goodwin. Fantascienza, durata 107 min. – USA, Gran Bretagna 2013. – Bim uscita giovedì 28 agosto 2014. MYMONETRO Under the Skin * * 1/2 - - valutazione media: 2,83 su 22 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Il corpo di una donna viene recuperato da un misterioso motociclista fuori strada e trascinato su un camion, dove un’aliena, con le medesime sembianze della malcapitata, ne indossa letteralmente le vesti. L’aliena intraprende quindi un viaggio attraverso la Scozia, sfruttando il proprio fisico seducente per adescare uomini soli e non restituirli mai più alle loro vite.
Glazer va dritto al centro del romanzo di Michel Faber, rinunciando ad ogni conoscenza o informazione preparatoria per occuparsi solo e soltanto del viaggio della protagonista e costruire così un on the road visionario, teso ad immaginare barlumi di altre dimensioni ma anche e soprattutto a guardare il nostro mondo con un occhio altro.
Tre versioni del copione e un periodo di fermo potevano insospettire e ora appare evidente che l’incertezza era e resta legittima. Spogliato del contesto fantascientifico e ridotto quasi al silenzio, il film non guadagna a sufficienza in atmosfera da compensare le perdite in materia di psicologia e possibilità di identificarsi con il personaggio. Quest’ultima, poi, è una scomparsa non da poco, perché è proprio sull’ambiguità del discorso identitario che si gioca la partita: chi sia la vittima e chi il carnefice, è la domanda più che esplicita che il regista gira allo spettatore.

Continua a leggere

Locandina italiana Lo sconosciuto del lagoUn film di Alain Guiraudie. Con Pierre de Ladonchamps, Christophe Paou, Patrick d’Assumçao, Jérôme Chappatte. Titolo originale L’inconnu du lac. Poliziesco, durata 97 min. – Francia 2013. – Teodora Film uscita giovedì 26 settembre 2013. – VM 18 – MYMONETRO Lo sconosciuto del lago * * * - - valutazione media: 3,03 su 27 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Un lago d’estate e una spiaggia di soli uomini, circondata da una boscaglia deputata agli incontri sessuali tra gli stessi. Qui, all’inizio della stagione, Franck conosce Henri, separatosi di recente dalla moglie, che siede ogni giorno di fronte all’acqua, semplicemente in cerca di serenità, e, dopo pochi giorni, incontra Michel, per il quale prova immediatamente una forte passione. Michel è un ottimo nuotatore, un amante prestante e un uomo estremamente pericoloso. Franck lo sa, ma non si tira indietro e s’innamora di lui.

Continua a leggere

Locandina It Felt Like LoveUn film di Eliza Hittman. Con Jesse Cordasco, Richie Folio, Andrew McCord, Gina Piersanti, Case Prime. Drammatico, durata 82 min. – USA 2013.

 

Nel corso di una tranquilla estate, alla periferia di Brooklyn, Lila, una introversa quattordicenne originaria della città inglese di Gravesend, rivolge le sue attenzioni a Sammy, un ragazzo di qualche anno più grande di lei incontrato sulla spiaggia di Rockaway. Per avere qualcosa di cui vantarsi con le amiche, Lila cerca di intrecciare una storia d’amore con Sammy, e si ritrova ossessionata da lui e dal desiderio di tradurre tale storia in realtà. Dopo aver visto fallire ogni tentativo in questo senso, Lila comincia a mentire, a inventarsi e a raccontare in giro di essere stata a letto con Sammy. Nella sua esplorazione della sessualità, Lila finisce per trasformarsi da predatrice in preda.

Continua a leggere

Locandina italiana PrisonersUn film di Denis Villeneuve. Con Hugh Jackman, Jake Gyllenhaal, Viola Davis, Maria Bello, Terrence Howard. Titolo originale Prisoners. Drammatico, durata 153 min. – USA 2013. – Warner Bros Italia uscita giovedì 7 novembre 2013. – VM 14 – MYMONETRO Prisoners * * * - - valutazione media: 3,48 su 63 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Nella (apparentemente) tranquilla provincia americana due bambine di sei e sette anni, Anna ed Eliza, escono a giocare insieme e svaniscono senza lasciare traccia. I genitori, fra di loro amici, reagiscono nei modi più disparati (e disperati): Keller, il padre della piccola Anna, comincia una caccia all’uomo senza esclusione di colpi, mentre sua moglie Grace si imbottisce di psicofarmaci per attutire il dolore e lo sgomento; Franklin, il padre di Eliza, cerca di non farsi travolgere dalla sete di giustizia di Keller, la moglie Nancy invece pare disposta ad appoggiarne i modi estremi.Il detective Loki avvia le sue indagini fra intoppi burocratici e depistaggi, e comincia a chiedersi di chi sospettare, dato che anche il comportamento di Keller si fa sempre più equivoco. E la cittadina di provincia rivela di avere più scheletri in cantina (letteralmente) di quanto si potesse immaginare.
Primo film di produzione statunitense girato da Denis Villeneuve, il regista franco-canadese che ha firmato La donna che canta (candidato all’Oscar come miglior film straniero nel 2011), Prisoners va letto, e apprezzato, più nella sua valenza allegorica che nella sua funzione di entertainment. Il film gioca infatti sui codici del genere – la caccia all’uomo, l’indagine in corsa contro il tempo – da una prospettiva “altra”, scardinando la costruzione classica dei personaggi – il padre amorevole, il poliziotto scrupoloso – per disseminarla di contraddizioni e dare spazio alla fallibilità di ognuno. La riflessione più ampia riguarda gli Stati Uniti, raccontati come un paese che ha perso la fede e la capacità di proteggere i propri “figli”, pronto a ricorrere, e a giustificare, metodi disumani che classificano il nemico come una non-persona, privandolo della sua essenziale umanità.

Un luogo in cui la paranoia ha sostituito il buon senso e il caos domina sull’ordine, al di là delle apparenze e delle false sicurezze dell’American way of life.
Ognuno dei personaggi di Prisoners è, appunto, prigioniero di qualcuno o qualcosa, in primis di se stesso, incarcerato dalla paura, dal peso del passato, dall’inconsistenza della propria fibra morale. Il sottotesto religioso (fortissimo, a volte fastidiosamente invadente, ad esempio nell’uso reiterato di “musica da chiesa”) serve ad illustrare il percorso penitenziale e la sete di redenzione di quasi tutti i protagonisti, che non sanno più distinguere fra giusto, lecito e necessario, persi nello smarrimento generale.
Prisoners è l’amara parabola di una nazione che si domanda ancora se la tortura sia un mezzo accettabile per estorcere informazioni “indispensabili alla sicurezza nazionale”, e che insegue una verità sempre più sfuggente e sempre meno assoluta. Non è un caso che il simbolo al centro della trama sia un labirinto senza apparente via d’uscita. E la componente perturbante del film, sempre pronta a sconfinare in zona horror, rimane dentro ben dopo la visione.
La durata eccessiva del film va tuttavia a scapito dell’incisività della trama, e il budget consistente (o forse il maggior controllo creativo da parte della major produttrice) sembrano limitare l’autonomia autoriale di Villeneuve, più potente e compatto ne La donna che canta. Ma l’iconoclastia dello “straniero” all’interno di un format narrativo quintessenzialmente yankee è interessante e fortemente provocatoria.
Il cast stellare mette il proprio talento, e la propria valenza iconografica, a favore di quest’opera di demolizione del mito (cinematografico) americano. Unica nota stonata il casting di Melissa Leo nei panni di un’anziana signora che, visivamente, attinge ad un archetipo cinematografico così ben consolidato da rischiare l’effetto spolier.

Continua a leggere

Locandina italiana LockeUn film di Steven Knight. Con Tom Hardy, Ruth Wilson, Olivia Colman, Andrew Scott, Ben Daniels. Thriller, durata 85 min. – USA, Gran Bretagna 2013. – Good Films uscita mercoledì 30 aprile 2014. MYMONETRO Locke * * * 1/2 - valutazione media: 3,70 su 35 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Ivan Locke guida nella notte verso Londra. È un costruttore di edifici, ma questa notte si consuma la demolizione della sua vita. All’alba avrebbe dovuto presiedere alla più ingente colata di cemento di cui si sia mai dovuto occupare. Gli americani e i suoi capi hanno incaricato lui, perché per nove anni è stato un lavoratore impeccabile, il migliore: solido come il cemento, appunto. Ma la telefonata di una donna di nome Bethan riscrive l’esistenza di Locke. Prima di quella telefonata, e del viaggio che ha deciso di intraprendere di conseguenza, aveva un lavoro, una moglie, una casa. Ora, nulla sarà più come prima.
L’attesa opera seconda di Steven Knight non solo soddisfa ma supera piacevolmente le aspettative. Sceneggiatore talentuoso, per Frears e Cronenberg, con Locke eccelle nell’esercizio di scrittura, ideando un percorso di quasi novanta minuti nel quale il tempo della storia e il tempo del racconto coincidono e non c’è altro luogo al di fuori dell’abitacolo della Bmw in movimento e nessun altro personaggio oltre a quello del titolo, impegnato in un dialogo telefonico pressoché ininterrotto con gli altri nomi del copione: Bethan, dall’ospedale di Londra, la moglie Katrina e i due figli da casa, Garreth, il capo furioso, e Donal, l’operaio polacco al quale Ivan Locke ha affidato la delicata gestione di ogni preparativo in sua assenza. Continua a leggere

Locandina italiana American Hustle - L'apparenza ingannaUn film di David O. Russell. Con Christian Bale, Amy Adams, Bradley Cooper, Jeremy Renner, Jennifer Lawrence. Titolo originale American Hustle. Drammatico, durata 138 min. – USA 2013. – Eagle Pictures uscita mercoledì 1 gennaio 2014. MYMONETRO American Hustle – L’apparenza inganna * * * 1/2 - valutazione media: 3,61 su 119 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Abscam era il vero nome di un’operazione dell’FBI che negli anni ’70 incastrò alcuni membri del congresso con l’aiuto di una coppia di noti truffatori.
Irving Rosenfeld che per anni aveva guadagnato promettendo a persone disperate cifre grosse in cambio di cifre piccole senza mai corrispondere nulla, fu incastrato assieme alla sua socia e compagna Sydney Prosser e costretto dall’agente Richie DiMaso ad aiutare l’FBI nell’organizzazione di una truffa ai danni di politici e mafiosi. Quello che nessuno aveva calcolato era però la devastante presenza della vera moglie di Irving, un ingestibile tornado di problemi.
La storia che David O. Russell trae dalla sceneggiatura di Eric Singer rifiuta subito qualsiasi realismo storico in stile Argo e si getta a capofitto nel tunnel del grottesco, prediligendo l’uso sfarzesco ed esagerato di costumi d’epoca e parrucche (eccezionale quella totalmente implausibile di Jeremy Renner) per conferire ai suoi personaggi quell’aura di amabile vulnerabilità con cui è solito condirli per avvicinarli al pubblico. Dunque è senza proibirsi nessuna delle sue consuete ruffianerie che Russell ha realizzato forse il suo film più convincente.
Su tutta la vicenda narrata aleggia l’ombra flebile di un conflitto tra i più comuni al cinema, ovvero il rapporto che la finzione instaura con la realtà (cosa implichi cioè per due individui l’essere uniti dal proporsi a oltranza per quello che non sono), si basasse realmente su questo però American hustle non avrebbe speranze di generare interesse, tanto è svogliata la trattazione dell’argomento. Nel dipanarsi e intrecciarsi dei rapporti tra i quattro protagonisti è infatti evidente che sono i piccoli momenti autentici in un mare di bugie quel che David O. Russell ama filmare e quindi i più sinceri da guardare. Continua a leggere

Regia di Leonardo Pieraccioni. Un film con Leonardo PieraccioniSerena AutieriMaurizio BattistaMarco MarzoccaMarianna Di Martino.Cast completo Genere Commedia – Italia2013durata 95 minuti. Uscita cinema giovedì 12 dicembre 2013 distribuito da 01 Distribution. – MYmonetro 2,53 su 84 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Arnaldo Naldi ha 45 anni, una bella moglie, due figlie gemelle, un lavoro sicuro in banca, una villetta nella quieta provincia italiana. Ma un equivoco spinge la moglie a cacciarlo di casa e Arnaldo, invece di dispiacersi, coglie al volo l’occasione per reinventarsi quella vita che era diventata noiosa e ripetitiva. Dopo aver risposto a un annuncio, si ritrova a condividere un appartamento con quattro studenti universitari, ognuno dei quali ha un “problemone” da risolvere: Camilla non ha detto ai genitori di essere incinta, Marco studia medicina ma non sopporta la vista del sangue, Anna ha perso i contatti con il padre ed Edoardo, mulatto, è fidanzato con una ragazza il cui padre è un razzista conclamato.
Con Un fantastico via vai Leonardo Pieraccioni ci invita al paragone diretto con il suo I laureati, facendo esplicito riferimento a una delle scene più celebri di quell’esordio fortunato. Ma il paragone segna più di un vantaggio per l’originale che oltre ad essere, appunto, originale, aveva la spontaneità e la credibilità dell’esperienza di vita vissuta.
Un fantastico via vai invece dimostra ciò che lo stesso Pieraccioni, nella consueta veste di narratore fuori campo, dichiara: “Nessuno meglio di chi ha vent’anni può farti capire che non ce li hai più”. Continua a leggere

Locandina italiana Uomini di parolaUn film di Fischer Stevens. Con Al Pacino, Christopher Walken, Alan Arkin, Julianna Margulies, Vanessa Ferlito. Titolo originale Stand Up Guys. Commedia, durata 95 min. – USA 2013. – Koch Media uscita giovedì 11 luglio 2013. MYMONETRO Uomini di parola * * * - - valutazione media: 3,12 su 20 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Al esce di prigione dopo aver scontato 28 anni di pena. Ad attenderlo all’uscita c’è il vecchio amico e complice Doc che lo accompagna nella sua prima serata e notte di libertà. Doc però ha un compito preciso: il boss che all’epoca ha perso l’unico figlio nella rapina che ha portato Al in carcere ha atteso tutti questi anni per vederlo uscire e poi ucciderlo. Il compito è stato affidato a Doc.
Fisher Stevens ha alle spalle un film del 2002 e il suo sceneggiatore Noah Haidle è agli inizi ma il loro connubio ci offre un film che sa come valorizzare dei grandi attori pur partendo da situazioni stereotipate da innumerevoli rivisitazioni. A cominciare dall’uscita dal carcere. Molti ricorderanno quella di Michael Douglas in Wall Street – Il denaro non dorme mai con la restituzione di un cellulare enorme indicatore del trascorrere degli anni. Anche qui il passare del tempo è determinante ma basta uno sguardo e uno scambio di battute tra Pacino e Walken per suggerire come e quanto quei 28 anni abbiano pesato su entrambi i personaggi. Il primo cerca di divorare in poche ore tutto quanto gli è mancato. Dal sesso (ora c’è il Viagra da ingoiare in quantità inusitate con effetti inattesi) al cibo al bisogno di una casa che non viene soddisfatto dall’appartamentino dell’amico. Perché Doc ha vissuto in una prigione interiore fatta di quotidianità senza sorprese, di medicine per difendersi dagli acciacchi della vecchiaia ma, soprattutto, sovrastata da una condanna: l’obbligo, pena la perdita della propria vita, di uccidere l’amico di sempre. Viene anche fissata una scadenza: entro le 10 del mattino successivo. Così allo spettatore viene chiesto di seguire i due in un tempo e in uno spazio sospesi nell’attesa. A loro si aggiunge un Alan Arkin pilota spericolato come quando era giovane e si affiancano tre attrici capaci di offrire un’insolita umanità a personaggi a loro volta a rischio di stereotipo: la maitresse di un bordello, l’infermiera (una Julianna Margulies che fa tornare alla mente il suo personaggio in ER) e una cameriera in un diner. Sono ruoli minori che però offrono la conferma di come il cinema possa ancora sfruttare al meglio attori di provata esperienza offrendo loro un copione su cui intervenire non solo per ottenere il primo piano migliore. Continua a leggere

Locandina italiana Blue JasmineUn film di Woody Allen. Con Alec Baldwin, Cate Blanchett, Louis C.K., Bobby Cannavale, Andrew Dice Clay. Commedia drammatica, Ratings: Kids+13, durata 98 min. – USA 2013. – Warner Bros Italia uscita giovedì 5 dicembre 2013. MYMONETRO Blue Jasmine * * * 1/2 - valutazione media: 3,91 su 109 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

C’era una volta Jasmine, reginetta mondana di Park Avenue, sposata al carismatico Hal, uomo d’affari che la viziava e lusingava. Ma Hal era anche un truffatore e un fedifrago e la fine del loro matrimonio ha portato Jasmine alla bancarotta e all’esaurimento nervoso. Sola e in balìa degli antidepressivi, la donna si trasferisce a San Francisco per vivere con la sorella Ginger, che spinge ad essere più ambiziosa in amore, scatenando la reazione del fidanzato di lei, Chili.
Rassicurati dall’esordio all’insegna dell’abituale jazz sull’abituale font dei titoli di testa, rigorosamente nell’abituale bianco su nero, ci prepariamo all’abituale “ronde” di incontri ed incroci e dissertazioni più o meno umoristiche sulla tragicommedia della vita, ma pian piano veniamo zittiti e sorpresi da un personaggio femminile gigantesco, che è insieme tutte le attrici di Woody Allen (Mia Farrow e Dianne Wiest in particolare, ma anche la Gena Rowlands di Un’altra donna) e una protagonista senza precedenti, per maturità di scrittura e resa interpretativa.
Jasmine arriva da New York a San Francisco in prima classe, senza smettere un secondo di raccontare i dettagli della sua storia alla vicina di posto, che si rivela essere una perfetta sconosciuta. Poi sarà la volta dello sproloquio riservato ai nipotini grassocci, altrettanto interdetti, e sempre di più del monologo, perché Jasmine non ha altro interlocutore possibile che se stessa: è un personaggio tragico, che non sa adattarsi al presente, legata ad un passato che non smette di riaffiorare e ad un immaginario (lo stesso per cui ha cambiato il suo nome da Jeanette in Jasmine) che si è costruita addosso come una seconda pelle. Continua a leggere

Le pellicole cinematografiche di Star Trek sono dodici, prodotte dal 1979 al 2013. Il cast protagonista dei primi sei film è quello della serie classica, capitanato da Kirk.[61] Nei quattro film successivi l’equipaggio di Kirk lascia posto a quello della “Next Generation” comandato da Picard. Il settimo film, Generazioni, costituisce il “trait d’union” tra i due differenti cast e li vede entrambi presenti.[62] L’undicesimo, il dodicesimo e il tredicesimo film, del 2009, 2013 e 2016, rappresentano invece un reboot della serie classica ambientati in una nuova linea temporale, con un cast completamente rinnovato (tranne Leonard Nimoy che interpreta in entrambi i film un cameo nei panni di uno Spock anziano).

ATTENZIONE: SU 1FICHIER LI TROVATE NELLA CARTELLA  

Serie Tv—Star Trek—-Filmografia—-1080p

Continua a leggere

Locandina Zombie NightUn film di John Gulager. Con Anthony Michael Hall, Daryl Hannah, Alan Ruck, Rachel G. Fox, Shirley Jones. Horror, durata 90 min. – USA 2013.

Al calare della notte, in una piccola città californiana i morti risorgono da tombe, mausolei e obitori. Gli abitanti del villaggio devono combattere per arrivare vivi all’alba seguente. Continua a leggere

Zombie_Ass_Toilet_of_the_Dead_2011Noboru Iguchi è un nome assai caro agli amanti di quel cinema folle ed eccessivo di marchio strettamente nipponico. E’ infatti a lui che negli anni recenti dobbiamo il merito di aver realizzato due titoli di culto quali The Machine Girl e Robogeisha, veri e propri concentrati di nonsense e divertimento esagerato che hanno ottenuto imperituro alloggio nel Valhalla dei trash movie. Ma se una ragazza “meccanica” intenta a vendicarsi per la morte della propria famiglia e una geisha “robotizzata” alle prese con la sua personale e particolare ribellione, potevano apparire già come personaggi assurdi inseriti in contesti ancora più ironicamente surreali, la protagonista e l’ambientazione di Zombie Ass – Toilet of the Dead (che già dal titolo annuncia la sua più “pura essenza”…) varcano un nuovo limite del buon gusto, andando a rivoluzionare in chiave farsesca un filone sempre sulla cresta dell’onda come quello dei film di zombi.

L’inizio è sui generis per le produzioni sui morti viventi. Un gruppo di amici -tre ragazze e due ragazzi- si perdono in una foresta. Tra di loro vi è Megumi (Arisa Nakamura), studentessa di karate, che nasconde un drammatico segreto nel suo passato scolastico. All’improvviso i giovani vengono attaccati da uno zombi, e si avviano in una precipitosa fuga, soltanto per ritrovarsi accerchiati da altre orde di non morti. Quest’ultimi hanno però una differenza dai classici topoi del genere, e come arma per stordire le loro vittime hanno dei potentissimi… peti (!!), nonché dei lunghi vermi che escono dai loro orifizi pronti ad aggredire i malcapitati di turno. Megumi e i suoi compagni pensano di aver trovato un alleato in un mite professore e sua figlia, ma in realtà coloro che apparivano come salvatori si rivelano dei sadici assassini, loro stessi creatori del morbo zombificante.

ATTENZIONE: QUESTO FILM PUO’ ESSERE VISTO O COME UNA CAGATA PAZZESCA O COME UN MEZZO CAPOLAVORO DEMENZIALE. DIPENDE MOLTO DA QUANTO SIETE VICINI ALL’UMORISMO GIAPPONESE. Continua a leggere

Regia di Kim Ki-Duk. Un film con Cho Jae-HyunYoung Ju SeoEun-woo Lee. Genere Drammatico – Corea del sud2013durata 90 minuti. Uscita cinema giovedì 5 settembre 2013 distribuito da Movies Inspired. – MYmonetro 2,48 su 11 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Dopo l’ennesimo tradimento del marito la moglie tenta di evirarlo senza successo. Finisce invece per evirare il figlio e poi fuggire, scatenando una reazione a catena incontrollabile. Il padre tenta in ogni modo di restituire una sessualità al ragazzo, nel frattempo vittima di ogni genere di abuso da parte dei coetanei, fino a far trapiantare il proprio pene nel corpo del figlio. Ma la madre intanto ritorna a casa e la tragedia familiare si aggrava ulteriormente.
Un titolo destinato a dividere e a far discutere, presentato come tale e servito su un piatto d’argento per le polemiche in patria (dove il film ha dovuto affrontare tre gradi di giudizio censorio e uscirà con numerosi tagli) e alla Mostra del Cinema di Venezia. Il Leone d’Oro di Pieta non ha tolto a Kim Ki-duk la voglia di provocare con un cinema sempre più disturbante, ma Moebius è un film che ama farsi odiare, in cui il gioco è troppo scoperto. Kim mette in scena una vicenda chiaramente grottesca in maniera ancor più grottesca, senza dialoghi e consegnandosi volontariamente e ripetutamente all’ironia più crassa (la sequenza del pene calpestato dai camion in corsa o le ricerche su Google in merito al trapianto di genitali).  Continua a leggere

Locandina Still LifeUn film di Uberto Pasolini. Con Eddie Marsan, Joanne Froggatt, Karen Drury, Andrew Buchan, Ciaran McIntyre. Drammatico, durata 87 min. – Gran Bretagna, Italia 2013. – Bim uscita giovedì 12 dicembre 2013. MYMONETRO Still Life * * * * - valutazione media: 4,10 su 73 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

John May è un funzionario comunale dedicato alla ricerca dei parenti di persone morte in solitudine. Diligente e sensibile, John scrive discorsi celebrativi, seleziona la musica appropriata all’orientamento religioso del defunto, presenzia ai funerali e raccoglie le fotografie di uomini e donne che non hanno più nessuno che li pianga e ricordi. La sua vita ordinata e tranquilla, costruita intorno a un lavoro che ama e svolge con devozione, riceve una battuta d’arresto per il ridimensionamento del suo ufficio e il conseguente licenziamento. Confuso ma null’affatto rassegnato, John chiede al suo superiore di concedergli pochi giorni per chiudere una ‘pratica’ che gli sta a cuore e che ha il volto di Billy Stoke, un vecchio uomo alcolizzato che aveva conosciuto un passato felice. Di quel passato fa parte Kelly, la figlia perduta per orgoglio molti anni prima. Lasciata Londra per informarla della dipartita del genitore, John si muove tra i vivi e assapora la vita che ha il volto di una donna e il sapore di una cioccolata calda.
Quando si muore si muore soli, cantava Fabrizio De Andrè e scriveva Cesare Pavese che avrebbero potuto immaginare e mettere in versi il protagonista di Still Life, scritto, diretto e prodotto da Uberto Pasolini. Un film rigoroso, coerente, denso, profondo nell’immagine e nel senso, che ha la precisione e la lentezza di Tsai Ming Liang e la fissità e la dimensione iconica di Ozu. Non sembrino esagerati i riferimenti perché Still Life è un’opera importante che respira cinema dall’inizio alla fine.
Al suo secondo film, Pasolini ha un’idea di cinema coerente e matura che racconta i giorni sempre uguali di un funzionario comunale ‘morto’ in vita e riscoperto al tavolo con una donna. Una giovane donna divorata come lui, e le persone che ‘seppellisce’ e ‘archivia’, dalla solitudine e dal mare famelico che può essere la vita. Il punto di vista iniziale sul personaggio basta a imprimere un segno di funerea fatalità alla storia, insinuando un presagio e un destino. John May è la natura morta del titolo ed è la materia di cui è fatta la sua vita, che nel suo svolgersi produce un’altra possibile logica del mondo tutta da scoprire, tutta da rilevare. Perché da John apprendiamo la cura dovuta ai morti, compresi quelli che non hanno più nessuno a cui dare disposizioni, a cui lasciare in eredità il desiderio, a cui testimoniare il proprio. Alla loro sepoltura con pietas e misericordia provvede il protagonista, accompagnandoli sull’altra riva e ricomponendone la storia. Continua a leggere

Locandina italiana Saving Mr. BanksUn film di John Lee Hancock. Con Tom Hanks, Emma Thompson, Colin Farrell, Paul Giamatti, Jason Schwartzman. Commedia, Ratings: Kids+13, durata 120 min. – USA 2013. – Walt Disney uscita giovedì 20 febbraio 2014. MYMONETRO Saving Mr. Banks * * * - - valutazione media: 3,47 su 43 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Pamela Lyndon Travers è una scrittrice di romanzi per l’infanzia che vive a Londra e fa impazzire il suo editore. Da vent’anni Mr. Russell prova a convincerla a cedere i diritti di “Mary Poppins” a Walt Disney. Ossessionato dalla promessa fatta alle sue figlie, Mr. Disney sogna di realizzarne un musical in technicolor con pinguini animati e spazzacamini volteggianti. Cocciuta e ostinata a rendere la vita un inferno a chiunque, Miss Travers si persuade a partire per la California. Impermeabile agli ossequi e all’amabilità di Walt Disney e dei suoi assistenti, Pamela si siede in cattedra e passa in rassegna lo script e la sua infanzia, sublimata nei suoi romanzi. Cresciuta in Australia da una madre fragile e un padre sognatore, costretto a lavorare in banca e deciso ad affogare la propria vita nell’alcol, Pamela ha inventato Mary Poppins per salvare il suo papà e i Mr. Banks del mondo. Assediata dai ricordi e dal corteggiamento di Disney, che intuisce il dolore radicato nell’infanzia, Pamela dovrà infine decidere del suo futuro e di quello della sua celebre governante.
Alla maniera di Mary Poppins, di cui Saving Mr. Banks racconta la trasposizione dalle pagine allo schermo, il film di John Lee Hancock è coinvolgente e spruzzato di un gradevole sentimentalismo. Uno spettacolo popolare che nasconde un segreto e ribadisce il fascino inalterato di Mary Poppins, tata volante portata dal vento che inventa parole e manda giù pillole amare con lo zucchero. A ‘governare’ con meno indulgenza Saving Mr. Banks è Pamela Travers, creatrice di Mary Poppins decisa a preservare l’aura mitica della sua invenzione più felice dalla riduzione cinematografica e scintillante di Mr. Disney. Attrice di prosa convertita alla scrittura, Pamela Travers nasce a Maryborough in Australia e si trasferisce a Londra col ‘vento dell’est’ e un dolore chiuso nel cuore e nel cognome. Travers era il nome del padre, morto troppo presto venendo meno alle promesse affettive fatte alla piccola Helen Lyndon Goff. Ma Helen ha resistito dentro Pamela, risalendo il passato, alimentando la scrittura e ispirando i suoi romanzi. Romanzi in cui la Travers concentra un’intera vita e trasforma in opera la dimensione informe del suo vissuto. Continua a leggere