Locandina Cure

Un film di Kiyoshi Kurosawa. Con Kôji YakushoMasato HagiwaraTsuyoshi Ujiki Titolo originale KyuaThrillerdurata 118 min. – Giappone 1997.

Un’ondata di bizzarri omicidi affligge Tokyo. Oltre ad essere accomunati da un rituale (l’incisione di una X sul petto), l’assassino viene costantemente ritrovato sul luogo del delitto in stato confusionale. L’indagine del detective Takabe e dello psicologo Sakuma li porta in contatto con un misterioso giovane di nome Mamiya, apparentemente implicato nella vicenda.
Una visione di quelle che lascia il segno, che divide, che fa discutere. Cure non è un horror, non è un whodunit, non è niente a cui poter apporre un’etichetta di comodo e cavarsela con poco. È un viaggio nei meandri della psiche umana, alla scoperta di pulsioni e istinti ignorati, repressi, nascosti. Il ruolo del villain Mamiya, in fondo, non è che un ruolo maieutico: lui si limita a fare da catalizzatore, a portare le sue “vittime” a liberare il proprio inconscio, con esiti (auto)distruttivi. In un quadro che di per sé potrebbe potenzialmente ripetersi all’infinito, interviene il protagonista, il detective Takabe; che non è solo un brillante detective, ma è anche e soprattutto un essere umano con le sue debolezze e i suoi problemi, a partire da una moglie che sta via via perdendo il senno. Ogni confronto tra Takabe e Mamiya è quasi un’interrogazione psicanalitico-filosofica da cui Takabe non esce mai perdente, dimostrando una forza sconosciuta alle altre vittime; la voglia di scoprire di più sulla vicenda si mescola inevitabilmente alla voglia di capirne di più sulla natura umana. Il lavoro di Kurosawa sull’immagine è semplicemente incredibile, portandoci a capire, grazie a pochi dettagli visivi, magari sommersi in campi lunghissimi e onnicomprensivi, gli stati d’animo o i turbamenti della psiche dei diversi personaggi coinvolti. In particolare nella sequenza (onirica? reale?) in cui Takabe accompagna la moglie su un autobus apparentemente sospeso nel nulla, dai cui finestrini non si intravedono che nuvole. Un film incidentalmente fondamentale per la nascita del fenomeno J-horror, ma il cui scopo è ben più ambizioso e prezioso. Guardarsi dentro non è mai stato così doloroso.

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