Risultato immagini per Kinatay - Massacro

Un film di Brillante Mendoza. Con Mercedes CabralMaria Isabel LopezCoco MartinLauren NoveroJohn Regala Drammaticodurata 105 min. – Filippine 2009.

Peping è un giovane studente di criminologia, con un bimbo piccolo e una ragazza che ha deciso di fare sua sposa. Per guadagnare un po’ di soldi, decide di seguire il vecchio compagno di classe Abyong in una “missione speciale” particolarmente remunerativa, al servizio di una gang di malavitosi di Manila. Quello che si svolge nel tempo di una notte è il massacro –Kinatay, appunto- di una giovane prostituta, rea di aver contratto ripetuti debiti con un boss senza pietà.
Il filippino Brillante Mendoza principia il suo film letteralmente nel mezzo della via, nel caos del traffico della città, su e giù dai mezzi di trasporto, seguendo questo e quello prima di approdare sull’innocente Peping e farne un complice dell’orrore.
Non c’è inquadratura, nella prima parte del film, che non contenga almeno dieci esseri umani. Tutto cambia, in maniera fin troppo programmatica e manichea, quando cala la notte, la scena si svuota e la luce del sole lascia posto a un buio quasi pesto, che confonde le cose e lo spirito. L’orrore arriva oltre tempo massimo, sostituendo il proprio sonoro cinematograficamente codificato ai rumori diurni, raccolti come se si trattasse di un documentario. Per non farsi mancare nulla, nella ricerca del maggior contrasto, Mendoza filma il giorno in pellicola e la notte in digitale, evitando di ricorrere all’illuminazione extra-diegetica e facendosi piuttosto bastare i fari delle macchine, nelle scene girate nel pulmino, e le luci presenti nella casa, per la lunga sequenza del massacro.


L’intento, autoevidente, è quello di utilizzare l’autenticità in sede di ripresa perché il narrato stesso appaia il più veritiero possibile, ma l’equivalenza non è scontata e qui, di fatto, non si realizza. Incrinata dall’esibizionismo del regista, dal suo gusto per l’osceno, dal piacere sottile che si arroga di costringere lo spettatore a una visione faticosa per tempi e modi, senza che ci sia scambio, senza che lui ci offra un motivo per farlo e per divenire suoi complici.