Regia di Andrew Bujalski. Un film con Kriss Schludermann, Tom Fletcher (II), Wiley Wiggins, Patrick Riester, Kevin Bewersdorf, Jim Lewis (II), Freddy Martinez Genere Commedia – USA2013durata 92 minuti. Valutazione: 2,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Anni ’80, un grande hotel e la sfida annuale tra le principali università e centri di ricerca d’America negli scacchi computerizzati. I computer manovrati dai loro programmatori (all’epoca quasi sempre responsabili oltre che del software anche del sistema operativo) giocano l’uno contro l’altro a scacchi in un torneo il cui vincitore sfiderà un umano. La battaglia non è tanto informatica quanto umana, tra chi ha realizzato il programma più bravo a giocare a scacchi. Un solo team però pare aver creato un software davvero intelligente che continua a non vincere.
È un esercizio di stile quello che porta Andrew Bujalski a spogliarsi, di ogni orpello e guardare alla modernità nel passato. Raccontare la storia di un manipolo di persone che cercavano di essere all’avanguardia (con risultati tra lo scalcinato e il fantascientifico) negli anni ’80 e farlo sventolando la bandiera bianca salvifica del finto-documentario, quella che giustifica qualsiasi cosa, ma senza poi effettivamente cercare in alcuna maniera di replicare lo stile dei documentari. Non è un finto-documentario Computer chess, perchè non cerca nemmeno lontanamente di fingersi tale ma anzi adotta un curioso punto di vista a metà tra il documentaristico e l’apertamente finzionale, per sfruttare toni da commedia e parlare in un certo senso della modernità.

2/5


La lotta per la scoperta e l’avanzamento dell’intelligenza artificiale che negli anni ’80 e ’90 molto passava anche per esperimenti eclatanti come le sfide umano-macchina a scacchi, oggi si combatte su altri fronti. Lo stesso però, questo sguardo sui geek prima che diventassero tali, prima cioè di essere rivalutati dalla nuova centralità che l’informatica (e quindi il loro lavoro e le loro passioni) ha nell’economia e nella società, sembra riprendere le vere origini e i veri stimoli che spingono quello spirito.
Peccato che il film sia meno interessante dei suoi spunti, perso tra i corridoi del grande hotel in cui i personaggi camminano, parlano e alle volte dormono, distribuito in ameni incontri con hippie fuori tempo massimo (sempre forieri delle solite trite contraddizioni tra socialità e asocialità, sentimento e solipsismo, isolamento e comunitarismo) e irrisolti tentativi di cambiare la propria sorte.