Locandina italiana Toy Story - Il mondo dei giocattoliUn film di John Lasseter. Con Tom Hanks, Tim Allen, Don Rickles, Wallace Shawn, Jim Varney. Titolo originale Toy Story. Animazione, Ratings: Kids, durata 81 min. – USA 1995. – Walt Disney uscita venerdì 22 marzo 1996. MYMONETRO Toy Story – Il mondo dei giocattoli * * * 1/2 - valutazione media: 3,88 su 37 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Nell’universo confinato che è la stanza di Andy i suoi giocattoli si autogestiscono facendo riferimento a Woody il cowboy, da sempre il preferito del bambino. Quando però una festa di compleanno porta in casa lo space ranger Buzz Lightyear, giocattolo nuovo e moderno, gli equilibri e le preferenze cominciano a cambiare. Buzz ha un carattere diverso da Woody, pensa di essere un vero space ranger e piace a tutti. Questo proprio a pochi giorni dal temutissimo grande trasloco in cui tutti i giocattoli temono di essere persi…
Era il 1995 e il cinema tout court non è più stato lo stesso. Con uno sforzo tecnologico che aveva dell’incredibile (e con aiuti da tutto il mondo del cinema a partire da George Lucas e la sua Industrial Light And Magic) John Lasseter e i soci della Pixar creano il primo lungometraggio animato in computer grafica, un’opera destinata grazie alla sua fattura e al suo successo commerciale, a cambiare non solo il modo in cui si fa animazione ma anche le storie che si raccontano.
Toy Story da subito appassiona i bambini, diverte gli adulti e sconvolge gli appassionati per come tesse rapporti con il restante mondo del cinema. Postmoderno e pieno di riferimenti alla cultura di massa (i giocattoli stessi sono modelli veri, classici e diffusissimi) il film di Lasseter si inserisce nello zeitgeist cinefilo portando avanti assieme alle altre pellicole degli anni ’90 un discorso sul cinema stesso.
Puntando la macchina da presa virtuale su un microverso (cosa che faranno spesso anche in seguito) la Pixar comincia il processo di lento distaccamento dall’animazione tradizionale. Ci sono ancora le canzoni (che con gli anni spariranno) e la storia ha ancora un fondo didascalico ma la serietà con cui si fa commedia è completamente diversa, il target non è più solo infantile e il respiro è degno del cinema classico. Nel primo film della società di Lasseter collaborano tutte le future teste pensanti della compagnia (Andrew Stanton, Pete Docter e Lee Unkrich) e sebbene non sia la punta più alta della loro produzione contiene in nuce tutto ciò che verrà: dai viaggi impossibili di piccole creature attraverso spazi immensi alla ricerca di un superamento di qualsiasi diversità.
Con un piede ben piantato nella tradizione americana ma l’altro che si muove tra le diverse esperienze mondiali in materia (con un particolare occhio all’animismo giapponese di Miyazaki) la Pixar usa i cartoni per raccontare storie ma anche per parlare d’altro. La dialettica tra Buzz e Woody è la dialettica tra vecchio e nuovo, tra analogico e digitale, e come accadrà anche nei film a venire il nuovo, cioè la tecnologia, non è mai portatrice di sventura ma sempre di arricchimento. Lasseter fa cinema moderno ma non intende rinunciare all’eredità del passato, sa molto bene che uno space ranger è l’evoluzione del cowboy, che fa le stesse cose ma che le può fare meglio e così punta a fare la Pixar.