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Un film di Shohei Imamura. Con Yoshiko TanakaKazuo KitamuraEtsuko IchiharaShoichi OzawaNorihei Miki. continua» Titolo originale Kuroi AmeDrammaticodurata 123 min

6 agosto 1945. Poche ore dopo lo scoppio della bomba atomica su Hiroshima, la giovane Yasuko (Yoshiko Tanaka) attraversa la città devastata insieme allo zio Shigematsu (Kazuo Kitamura) e alla zia Shigeko (Etsuko Ichihara). Cinque anni dopo, i tre vivono insieme in un villaggio di campagna dove condividono con altri sopravvissuti uno stato di semi-emarginazione. Lo zio Shigematsu vorrebbe che Shigeko si sposasse, ma il drammatico effetto delle radiazioni comincia a farsi sentire sui loro corpi.

Giunto all’età di sessantatré anni, Shōhei Imamura si confronta con la tragedia del bombardamento atomico sul Giappone, adattando per l’occasione il romanzo Kuroi Ame (1965) di Masuji Ibuse. Più che sugli effetti immediati dell’esplosione (messi in scena nei primi minuti con efferato realismo, in una vera e propria visione infernale carica di dettagli e intuizioni scioccanti), Imamura si concentra su quelli a lungo termine, più facilmente rimossi dalla memoria collettiva. Libero dall’urgenza di una pellicola come Children of Hiroshima (1952) di Kaneto Shindō (prodotto a pochi anni dal disastro e nel pieno della Guerra di Corea), il film di Imamura ha il carattere della riflessione posata e razionale: nel bianco e nero ruvido e austero, nel rifiuto di ogni sentimentalismo e nell’incedere pudico e misurato, il film si leva come un solenne canto funebre, non privo però di una traccia di speranza. Non è difficile riscontrare, nella messa in scena rigorosa e trattenuta del dramma familiare, chiare influenze dal cinema di Yasujirō Ozu (di cui Imamura era stato in gioventù assistente alla regia), ma lo spettro della tragedia nucleare, che porta con sé un inarrestabile disfacimento fisico e psicologico, costituisce un elemento di novità che pone il film al riparo da paragoni troppo frettolosi. Tenendosi alla larga dalla retorica nazionalistica e da accuse o rivendicazioni di sorta, Imamura compone un inno struggente e universale alla dignità e alla resistenza dell’uomo. Musiche di Toru Takemitsu.

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