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Un film di Alfred Hitchcock. Con Karen Black, Bruce Dern, Barbara Harris, William Devane, Ed Lauter. Titolo originale Family Plot. Giallo, durata 120 min. – USA 1976. MYMONETRO Complotto di famiglia * * * - - valutazione media: 3,00 su 8 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Nonostante il confronto tra Complotto di famiglia e capisaldi quali “Psycho” e “Gli uccelli” resti alquanto impraticabile, il genio di Hitchcock appare inesauribile anche in questa sua opera finale. Sir Alfred dà l’addio al cinema (senza premeditazione, perché prima di lasciarci stava lavorando ad un nuovo progetto dal nome The short night) con il suo 53° film. Era il 1976.
Tratta dal romanzo The Rainbird Pattern di Victor Canning, la pellicola è un piacere per ragioni contraddittorie. Innanzitutto perché Hitchcock è sempre Hitchcock, riconoscibilissimo con la sua costruzione meticolosa, la cura tecnica e l’attenzione al dettaglio. Persistono gli elementi dell’universo hitchcockhiano: la morte, le coincidenze, il tema del doppio, i travestimenti, l’ossessione per il cibo e per la religione, tuttavia si tratta di una svolta per il grande maestro. Come “Frenzy”, è un prodotto tra i più insoliti di tutta la filmografia cinquantennale del grande maestro. Innanzitutto perché rinuncia completamente all’atmosfera glamour di tanti suoi capolavori (lontano dal lusso eccentrico della Costa Azzurra di “Caccia al Ladro”). L’etichetta regale, gli amori combattuti, i bicchierini di brandy e la pudica Grace Kelly lasciano il posto ad imprecazioni, riferimenti sessuali, hamburger fatti in casa ed una Karen Black in occhiali da sole alla Stevie Wonder.
Si accompagna a questo tipo di scelta, la decisione di rinunciare a qualsiasi star nella scelta degli interpreti. In apparenza dimesso, tanto da poter apparire inadeguato, il suo cast, si rivela azzeccatissimo e dotato di un insolito magnetismo. L’umorismo macabro è più pungente e sovversivo rispetto a qualsiasi altro suo film da La congiura degli innocenti a seguire. Questo “Mondrian animato” come Hitchcock lo definì, dispone di sottili/evidenti allusioni ai suoi film precedenti. Sceneggiato da Ernest Lehman, che aveva già collaborato con Hitchcock per Intrigo internazionale, Complotto di famiglia gli somiglia non poco a partire dalla sequenza ripresa in soggettiva della discesa (senza freni) sui tornanti, evidente rimando alla corsa in macchina di un Cary Grant irrimediabilmente ubriaco. Le riprese furono particolarmente sofferte per il regista per via delle sue instabili condizioni di salute, accantonò gli story board e lasciò che le scene che aveva abbozzato sul set con gli attori dettassero i movimenti della macchina da presa.
Nella sequenza finale Hitchcock si congeda con un deliberato ammiccamento alla macchina da presa, a sottolineare una complicità con lo spettatore di cui il suo cinema è pieno (ma mai in modo così esplicito). E’ il finale più adatto alla carriera di un uomo che aveva costellato la sua opera di humor, oltre che di oscuri delitti e intricate vicende amorose.Complotto di Famiglia_s.jpg

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