Locandina Crocevia della morte

Un film di Joel Coen. Con John Turturro, Albert Finney, Gabriel Byrne, Marcia Gay Harden, Frances McDormand.Titolo originale Miller’s Crossing. Poliziesco, durata 110 min. – USA 1989. MYMONETRO Crocevia della morte * * * 1/2 - valutazione media: 3,78 su 23 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Ritratto di una formidabile galleria di farabutti popolata da killer e truffatori. Leo (Albert Finney) è un benevolo gangster irlandese e dirigente politico, che detta legge in una città americana dell’Est con l’aiuto di Tom un suo fidato luogotenente e consigliere (Gabriel Byrne). Ma il loro potere sulla città è minacciato da un boss italiano alla ribalta. Mentre Tom cerca di mantenere la pace, litiga con Leo per una donna e si ritrova coinvolto in una lotta per il potere tra bande di gangster. Intensa e tortuosa, la trama cammina fatalmente sul filo del rasoio, laddove nulla è ciò che sembra.
Come classificare questa pellicola senza agganciarsi al tema apocalittico del meta-genere? Proviamo a tracciare dei parallelismi col saccente conservatorismo cinico di Woody Allen? O con la spavalderia della rocambolesche e funamboliche imprese tarantiniane con la macchina da presa? O preferiamo lasciarci sedurre dal verosimile raccordo ellittico della citazione coppoliana? La caratterizzazione storica (ambientazione ai tempi del proibizionismo), ci rassicura sin da subito sul dove siamo e perché, distraendoci con l’ansia della complessità delle trame e col dover palesare quel timore reverenziale all’eccellenza targata Coen del genere filmico in questione. In Crocevia della morte l’unica verosimiglianza è in realtà conferita dalle sagome psicologiche tutt’altro che nette di personaggi contaminati da ottiche etiche polimorfi. Cinema che parla del cinema, nel fragore registico dell’intricatissimo puzzle della trama, in questo gangster movie, vi è ben poco di emotivo. A partire dal Doppelganger incarnato dal personaggio di Gabriel Byrne, nello svelamento progressivo del faccia a faccia col proprio perturbante, quasi incapace di riconoscere il proprio volto interiore. Viene da pensare che il crocevia del titolo sia l’occhio stesso della macchina da presa che esercita la propria soggettiva sullo spettatore che si scopre perennemente sorpreso dalla forza centripeta delle scelte, cercate, subite, glissate, ma mai, mai, risolutorie.Crocevia della Morte_s.jpg