Locandina italiana StreamersUn film di Robert Altman. Con Matthew Modine, George Dzundza, Mitchell Lichtenstein, Guy Boyd, Michael WrightDrammatico, durata 118 min. – USA 1983. – VM 14 –MYMONETRO Streamers * * * - - valutazione media: 3,00 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

1966. Negli Usa il presidente Lindon Johnson intensifica la presenza militare in Vietnam. In una caserma tre giovani militari attendono il momento della partenza. Billy è il classico buon americano dotato di valori, Richie è sospettato di omosessualità e Roger, afroamericano, non ha particolari qualità ma è dotato di un buon senso pratico. Nella camerata irrompe Richie che arriva da un altro plotone e che sconvolge gli equilibri. Dall’alto della sua branda su un letto a castello un altro soldato osserva, spesso nascondendo la testa sotto le coperte, tutto quello che accade.
Altman, dopo Jimmy Dean, Jimmy Dean sembra avere imboccato con decisione la strada che lo spinge a trasferire sul grande schermo testi teatrali. In questa occasione viene attratto da un copione che gli era stato proposto attorno alla metà degli anni ’70 ma che non lo aveva convinto perché la contestazione alla guerra nel Vietnam era ad alto livello e il suo sarebbe stato solo un film in più. Nel 1983 il panorama si era profondamente trasformato, a suo avviso, in una sorta di acquiescenza al fatto che gli Usa fossero i poliziotti del mondo. E’ questo il momento per far sentire una voce dissenziente. Gli streamers in gergo militare sono quei soldati che, dopo essersi lanciati da un velivolo, si ritrovano con un paracadute che non si apre e precipitano al suolo. E’ quanto accade ai protagonisti di questa pièce (tra cui un giovanissimo Matthew Modine) che vivono il loro inferno personale ancor prima di raggiungere il misterioso Vietnam (in cui si dice vengano appesi per la coda al soffitto di tunnel bui serpenti che mordano chi vi si avventura).
Quello di Altman è un attacco frontale alla struttura militare (ben esemplificato dai soldati che, all’inizio e alla fine, compiono esercitazioni nella nebbia) ma ancor più nettamente manifesta una profonda indisponibilità a credere alla teoria del melting pot. Bianchi, neri, eterosessuali e gay concentrati in uno stesso spazio possono solo fingere di tollerarsi reciprocamente. Prima o poi i conflitti esploderanno in modo anche cruento.
Se nel sottofinale l’esasperazione teatrale dei gesti sembra prendere il sopravvento sullo sguardo più strettamente cinematografico la situazione viene però subito rimessa sotto il controllo della macchina da presa grazie a un regista che sa come chiudere i propri film lasciando a noi di decidere se farci rappresentare o meno dalla giovane recluta che talvolta osserva e talvolta si sottrae rispetto a quanto accade al suo cospetto.Streamers_s.jpg