Locandina SuspiriaUn film di Dario Argento. Con Flavio Bucci, Alida Valli, Stefania Casini, Jessica Harper, Miguel Bosè.Horror, durata 97 min. – Italia 1977. – QMI uscita lunedì 30gennaio 2017. MYMONETRO Suspiria * * * 1/2 - valutazione media: 3,88 su 79 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Desiderosa di perfezionarsi, Suzy, una giovane americana, vola in Germania, all’Accademia di Friburgo, la più famosa scuola europea di danza. Vi arriva in una tempestosa notte di tregenda e scorge una ragazza che ne fugge. Poi suona invano al campanello dell’Accademia: non la fanno entrare. Così deve riprendere il suo taxi e andarsene altrove per la notte. Intanto, la fuggitiva, Pat, trova rifugio da un’amica, ma… è ossessionata da qualcosa che non vuole spiegare. Una mano sconosciuta sbuca da oltre la finestra del bagno e trucida la ragazza, mentre l’amica cerca invano di entrare. Il mattino dopo, Suzy ci riprova e stavolta l’algida miss Tanner la accoglie con fredda cordialità e la presenta all’insegnante, madame Blanc. Questa le rivela la tragica sorte di Pat e la ammonisce a stare attenta alle amicizie. Poi le spiega che per motivi tecnici non potrà alloggiare all’Accademia, ma in città, presso un’allieva del terzo anno, Olga. Suzy comincia a conoscere le altre allieve e nota che il clima non è sempre amichevole, ma i problemi veri saranno altri, quando inizierà a capire in quale luogo è veramente capitata.
Come già altri film degli anni ’70 (per esempio, pochi anni prima, Lemora la metamorfosi di Satana), Argento utilizza in chiave apertamente horror elementi del mondo delle favole, presentando personaggi tipici di quel mondo, dall’apparentemente inerme protagonista alle streghe. Lo fa con un notevole tasso di cattiveria e di convinzione. Come Cappuccetto Rosso, Suzy entra in una strana dimora, ancora pù pericolosa di un bosco oscuro, popolata da personaggi misteriosi, alcuni ostili, altri forse amichevoli, altri ancora ambigui e deve contare solo sulla sua innocenza per sperare di salvarsi. L’Accademia non è il classico luogo chiuso dall’atmosfera macabra tipico degli horror: è un luogo magico, multicolore, attraente, eppure ancora più letale.
L’inizio è fulminante per la scelta delle atmosfere, la rapidità dell’azione e la capacità di introdurre in modo efficace e visualmente straordinario un clima enigmatico, surreale e minaccioso. Si vede subito la mano di un autore in stato di grazia che azzecca tutte le mosse, realizzando un film che diventa un classico istantaneo, un paradigma influente per molto dell’horror successivo. Caratteristico è l’uso del colore, che ha chiare ascendenze baviane (da Mario Bava), ma persegue un percorso personale di grande fascino visuale. Ogni svolta narrativa è occasione per esprimere controllo e maestria. Magistrale è anche la gestione di episodi minori, come per esempio l’invasione di larve dalla soffitta. Raffinati giochi di luce e una costante applicazione di fantasia registica sia nei movimenti di macchina sia nella pura messa in scena accompagnano senza sforzo l’azione in un tripudio estetico che è una gioia per gli occhi.
La trama è lineare e, se presenta in parte i consueti scompensi di logica che saranno tipici dell’Argento orrorifico, si avvantaggia di spunti e riflessioni originali spesso dotate della macabra bizzarria che vivifica l’horror più ispirato. Inoltre, ogni delitto è inscenato con grande cura come se fosse un quadro a sé stante, valorizzando al meglio le scelte visuali e sceniche: si va dal claustrofobico all’agorafobico, come nella suggestiva sequenza dell’uccisione del musicista cieco. Innovatore ed esteta, maestro nella gestione degli spazi e abile creatore di atmosfere insolite e inquietanti, per una volta Argento trova la misura esatta della propria equazione filmica in un perfetto equilibrio di incubo visionario e racconto simbolico.
Da notare anche come il regista molto spesso faccia a meno delle parole anche per lunghi tratti affidandosi completamente ed efficacemente alla forza delle immagini. Tutto è di prima classe: dalle scenografie di Giuseppe Bassan alla fotografia di Luciano Tovoli alle musiche dei Goblin, particolarmente felici nell’occasione.
Jessica Harper – occhioni sgranati e volto angelico – è perfetta nella parte. Ma anche il resto del cast è in genere ben scelto, a partire da una grande di Hollywood come Joan Bennett e da una grande di Cinecittà come Alida Valli per arrivare alla brava Stefania Casini e a solidi caratteristi come Flavio Bucci. In una piccola parte c’è anche Udo Kier, cult actor per eccellenza. Primo episodio di una trilogia che sarebbe proseguita con Inferno e, dopo un intervallo di molti anni, con La terza madre.

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