Locandina italiana French ConnectionUn film di Cedric Jimenez. Con Jean Dujardin, Gilles Lellouche, Céline Sallette, Mélanie Doutey, Benoît Magimel.Titolo originale La French. Thriller, durata 135 min. – Francia, Belgio 2014. – Medusa uscita giovedì 26 marzo 2015. MYMONETRO French Connection * * 1/2 - - valutazione media: 2,69 su 11 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Negli anni Settanta, Marsiglia è la capitale mondiale del traffico di eroina. A contrastarlo c’è Pierre Michel, un magistrato incorrotto e incorruttibile. A capo di un pugno di uomini scelti, il magistrato dichiara guerra a… Gaëtan Zampa, membro e padrino indiscusso della French Connection, rete mafiosa che gestisce il business della droga e prospera grazie alla sua esportazione. Irriducibile e carismatico, come il suo antagonista, Zampa non si lascia intimidire muovendosi agilmente tra la Costa Blu e gli States e seminando dietro di lui morte, vendetta e risentimento. Dall’altra parte della barricata tende la rete e lo attende paziente Pierre Michel, assediato nel pubblico come nel privato. Jacqueline, la consorte apprensiva, è turbata dalla sua ostinazione e da quella sua lotta ostinata che mette in pericolo le loro vite. I timori di Jacqueline si concretizzano il 21 ottobre del 1981, quando Pierre Michel viene assassinato in strada e nella Francia del neo eletto François Mitterrand.
La French, opera seconda di Cédric Jimenez, non è il remake di French Connection di William Friedkin e nemmeno un policier ‘a trazione anteriore’ di Jacques Deray. Girato ‘a freddo’ e lontano dai Seventies, La French assomiglia piuttosto a una produzione hollywoodiana, che ‘assolda’ personaggi storici per dare peso all’intrigo e poi li piega alle esigenze del genere. Lontano da essere un film dossier sulla figura del giudice Pierre Michel, La French, titolo corto, suono secco, accento marsigliese, applica la grammatica dei polar patinati, agisce dentro una fotografia vintage e si risolve nei colori caldi di fine anni Settanta.
Iscritto nella tradizione di un genere, a cui non aggiunge nulla, alla maniera di American Gangster il film di Cédric Jimenez trova interesse (e passione) soprattutto nel confronto tra giudice e padrino, ma ancora di più tra Jean Dujardin e Gilles Lellouche. Come Russell Crowe e Denzel Washington o più indietroAlain Delon e Jean-Paul Belmondo, Dujardin – Lellouche, ancora una volta protagonisti e insieme dopo Gli infedeli, incarnano una nuova inclinazione della coppia antagonista, immersa in un preciso quadro sociale. Quadro che non rivela ma ‘arreda’, perché La French si lascia affascinare dal confronto magnetico tra due uomini, ‘generali’ avversari di una vera e propria guerra agita en plein air e lungo le strade di Marsiglia. Antagonisti nella ricostruzione romanzesca di una Marsiglia pivot mondiale del traffico di eroina verso gli Stati Uniti, i due attori ‘citano’ l’uno l’ossessione dell’intoccabile Eliot Ness, che lo divora dall’interno, l’altro l’intensità ferina e la violenza imprevedibile degli eroi scorsesiani. Misurato il fascino guascone, Dujardin è il giudice Pierre Michel sotto il sole di Marsiglia e dentro la confidenziale eleganza del cinema polar. A lui spetta il compito di arrestare l’ascesa vertiginosa del villain di Gilles Lellouche, doppio somatico e versione brutale che incide sul film come la luce del Mediterraneo sulla costa marsigliese. Boss potente, che agli inizi degli anni Ottanta andrà incontro allo scacco inevitabile di chi si trova nella condizione del ‘sopravvissuto’, a disagio in un clima che non riconosce più, il padrino di Lellouche esercita un controllo quasi assoluto sulla città, a cui si oppongono le interiorizzazioni noir del giudice di Dujardin e gli assalti gangsteristici di Benoît Magimel, mai così libero e fisicamente dirompente.
L’ingente budget, profuso nella ricostruzione meticolosa di una Marsiglia ‘dopata’ tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta e per l’accoppiata divistica, non colma l’assenza della dimensione politica e storica nel film, che si sviluppa tutto sulla superficie senza mai infilare il sociologico o magari il tragico o ancora l’epica. La simmetria gangster charmant e flic incorrompibile, rinnovata dalla coppia Dujardin – Lellouche, che propongono due personaggi taciturni e sfuggenti in cui la durezza degli atteggiamenti si mescola a un senso di fragilità, resta comunque una gran bella ragione per andare al cinema e prendersi un’infatuazione.