Un film di Brian De Palma. Con Melanie Griffith, Craig Wasson, Gregg Henry, Guy Boyd, Dennis Franz.Titolo originale Body Double. Thriller, durata 109 min. – USA 1984. MYMONETRO Omicidio a luci rosse * * 1/2 - - valutazione media: 2,79 su 22 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Prendete due gioielli del cinema come Vertigo e Rear Window, aggiungeteci lo stile e il talento visionario di Brian De Palma e otterrete Body Double. Al posto del volto ordinario (e insieme straordinario) di James Stewart, c’è quello più impaurito di Craig Wasson, nei panni di Jake, un attore di B-movies in crisi sia sul piano professionale, avendo perso il ruolo di vampiro in un horror a basso costo per colpa della sua claustrofobia, che su quello sentimentale, dopo aver pescato la sua ragazza a letto con un altro. L’amicizia con Sam, un simpatico collega, gli procura un domicilio provvisorio in un lussuoso attico, con vista nell’appartamento di una deliziosa sconosciuta che ogni giorno, alla stessa ora, si abbandona ad un conturbante strip-tease. All’iniziale compiacimento voyeuristico, Jake aggiunge ben presto una sensazione di profonda angoscia, scoprendo che la donna oggetto delle sue contemplazioni è pedinata da un losco figuro. Quando una notte il misterioso persecutore s’intrufola nell’appartamento di lei per ucciderla, Jake corre a salvarla. Ma la realtà si rivelerà molto più intricata dell’apparenza.
Grande appassionato di Hitchcock, De Palma confeziona una storia che rende omaggio al maestro senza cadere nella trappola della sterile imitazione. In verità non è la prima volta che il regista si confronta con Vertigo, già ricordato in uno dei suoi film più hitchcockiani, Obsession, in cui al tema del doppio si associano suggestioni di Rebecca e di Dial M for Murder. Ma in Body Double il controverso rapporto tra realtà e apparenza, sintetizzato nell’ambiguità della figura femminile, si unisce al tema del voyeurismo, deportato da Rear Window, ma arricchito da interessanti, anche se non sempre risolte, intenzioni metacinematografiche. Ciò è riscontrabile anzitutto in Jake, attore-spettatore che subisce con impotenza la realtà che lo circonda e la cui stessa vita, trasformata in plot da un oscuro regista, lo ha relegato al ruolo di testimone, antesignano in questo senso del personaggio di Nicolas Bardo nel più tardo Femme fatale. Ma metacinema è soprattutto The Vampire’s Kiss, il curioso “film nel film”, che incornicia la storia in una ringkomposition, implicando una riflessione sul genere costituita dalle ironiche inquadrature relative al backstage. Punto debole di questa dinamica è nell’inserto probabilmente onirico (ma il regista, come al solito, sembra proporre più d’una lettura, a discrezione dello spettatore) nel momento di massima suspense del film, quando Jake deve finalmente affrontare la sua fobia, a scapito della tensione, che s’allenta notevolmente, e del finale, che assume connotati comici, come l’improbabile deus ex machina.
Spia evidente di ambizioni metafilmiche è infine lo stesso titolo, ben più eloquente della vergognosa resa italiana. “Doppio corpo” indica la controfigura, specie quella impiegata per scene di nudo, suggerendo quindi una cruciale chiave di lettura, che trova riscontro concreto nella fisicità e nelle movenze della provocante Melanie Griffith, simbolico richiamo all’inquietante sensualità femminile decantata da Hitchcock e figlia, non a caso, dell’odiosamata musa Tippi Hedren. Ma si potrebbe anche intendere l’intero film come un “doppio corpo”, costituito da quell’ambiguo binomio realtà-apparenza su cui si gioca la storia e che rientrerebbe sempre nella logica metacinematografica di cui si nutre il film. Comunque, al di là delle potenziali linee interpretative, Body Double è un thriller coinvolgente, con un buon suspense e, anche se non tanto claustrofobico come potrebbe suggerire il suo protagonista, resta una perla nella filmografia di un regista che come pochi altri sa utilizzare con originalità la lezione del maestro Alfred Hitchcock.

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