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Un film di Robert Altman. Con George Segal, Elliott Gould, Gwen Welles, Ann Prentiss, Bert Remsen. Titolo originale California Split. Commedia, durata 108 min. – USA 1974. MYMONETRO California Poker * * * 1/2 - valutazione media: 3,67 su 5 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Due soggetti si incontrano in una sala da poker della California. Bevono. Diventano amici dopo essere stati congiuntamente aggrediti in un parcheggio. Non si conoscevano prima e continuano a non saperne molto l’uno dell’altro, ma sono consapevoli di ciò che c’è da sapere: sono due irrimediabili giocatori. Si tratta di Charlie Waters e Bill Denny. Due vite vissute alla giornata, prima del miracolo finale a Reno. Mr. Altman da vita a personaggi scanzonati, eccentrici e caricaturali. Ogni suo film, è totalmente autonomo dagli altri, senza un’ evidente continuità tra il prima e il dopo. Il cineasta ha sempre avuto una filmografia convulsa, forte anche dei grandi cambiamenti che stavano attraversando il panorama cinematografico hollywoodiano americano a partire dagli anni Sessanta fino alla metà del decennio successivo, dalla progressiva scomparsa dei generi che avevano fatto la fortuna di Hollywood all’esplosione della televisione. Non c’è genere che confini California Poker, né coerenza se non la propria. Non una stravagante e graffiante commedia sulla febbre del gioco, ma un viaggio in un incubo tutto americano o quasi, impressionante diagnosi psicologica e sociale, di straordinaria precisione. Nella pellicola il tempo presente è insoddisfacente. Gli orologi non sono sincronizzati. Un personaggio beve birra a colazione. Qualcuno dice di una partita di poker: “E ‘appena iniziata ieri.” Tutte le speranze sono riposte sul domani. Anche quelle delle due prostitute a cui è stato promesso un viaggio alle Hawaii. Per i due giocatori, invece il domani è un’altra visita alla pista, un altro gioco, fino alla svolta finale, assolutamente inaspettata. Stilisticamente prossimo a Nashville, uno dei capolavori più memorabili e inossidabili dal tempo del grande maestro, California Poker evita qualsiasi tipo di spiegazione. È il trionfo del carnevalesco in una messa in scena decostruttiva di un mondo alterato e dissacrato. La sua genialità si colloca attraverso un’assoluta imprevedibilità, una costante creazione dell’attesa e un’estenuante frustrazione delle aspettative. Similmente alla natura del gioco d’azzardo, rimbalza incontrollato come una piccola pallina della roulette senza dare alcuna indicazione sulla sua destinazione finale. Una struttura quasi improvvisata e apparentemente priva di controllo da parte di uno sceneggiatore (come se il cinema non avesse per natura bisogno di costruzione e consapevolezza), frutto ovviamente di un mirabile lavoro (di Joseph Walsh). La narrazione episodica, dolente, irriverente e incredibilmente ricca di tempi morti, dialoghi irrilevanti, controfigure e passanti, innalza il provvisorio a condizione perenne. E se fosse la realtà?