Archive for Ottobre, 2015


Carlita.s.Secret_s

La giovane e bellissima Carlita è la principale indiziata di un omicidio che non ha mai commesso, quando decide che è ora di cambiare identità e fuggire il più lontano possibile, così da ricominciare tutto daccapo. Ma per farlo (e realizzare così il sogno di una carriera come ballerina), dovrà chiudere una volta per tutte i conti col passato.

Locandina Il giovane favoloso

Il Giovane favoloso_s

Un film di Mario Martone. Con Elio Germano, Michele Riondino, Massimo Popolizio, Anna Mouglalis, Valerio Binasco.Biografico, durata 137 min. – Italia 2014. – 01 Distribution uscita giovedì 16ottobre 2014. MYMONETRO Il giovane favoloso * * * 1/2 - valutazione media: 3,63 su 127 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Il giovane favoloso inizia con la visione di tre bambini che giocano dietro una siepe, nel giardino di una casa austera. Sono i fratelli Leopardi, e la siepe è una di quelle oltre le quali Giacomo cercherà di gettare lo sguardo, trattenuto nel suo anelito di vita e di poesia da un padre severo e convinto che il destino dei figli fosse quello di dedicarsi allo “studio matto e disperatissimo” nella biblioteca di famiglia, senza mai confrontarsi con il mondo esterno.
Mario Martone comincia a raccontare il “suo” Leopardi proprio dalla giovinezza a Recanati, seguendo Giacomo nella ricerca costantemente osteggiata da Monaldo e da una madre bigotta e anaffettiva delineata in poche pennellate, lasciandoci intuire che sia stata altrettanto, e forse più, castrante del padre: sarà lei, più avanti, a prestare il volto a quella Natura ostile cui il poeta si rivolgerà per tutta la vita con profondo rancore e con la disperazione del figlio eternamente abbandonato.
La prima ora de Il giovane favoloso, dedicata interamente a Recanati, è chiaramente reminescente dell’Amadeus di Milos Forman, così come il rapporto fra Giacomo e Monaldo rimanda a quello fra Mozart e suo padre. Ma non c’è margine per lo sberleffo nell’adolescenza di Leopardi, incastonato nei corridoi della casa paterna e in quella libreria contemporaneamente accessibile e proibita. In queste prime scene prende il via il contrappunto musicale che è uno degli elementi più interessanti della narrazione filmica de Il giovane favoloso, e che accosta Rossini alla musica elettronica del tedesco Sasha Ring (alias Apparat)e al brano Outer del canadese Doug Van Nort.
Attraverso un salto temporale, ritroviamo Leopardi a Firenze, dove avvengono gli incontri con l’amata Fanny e con l’amico Antonio Ranieri, entrambi fondamentali nel costruire la geografia emotiva del poeta. È del periodo fiorentino anche il confronto con la società intellettuale dell’epoca, che invece di cogliere la capacità visionaria di Leopardi in termini di grandezza artistica ne intuiscono la pericolosità in termini “politici”, in quanto potenziale sabotatrice di quelle “magnifiche sorti e progressive” che il secolo cominciava a decantare.
L’atto conclusivo, dopo una breve sosta a Roma, si svolge a Napoli, città per cui Martone prova un trasporto emotivo evidente nel rinnovato vigore delle immagini (ma il segmento potrebbe estendersi meno a lungo, nell’economia della narrazione). Alle pendici del Vesuvio si concluderà la parentesi di vita di Leopardi, strappandogli l’ultimo grido di disperazione con la poesia La ginestra, summa del suo pensiero esistenziale.
Martone racconta un Leopardi vulnerabile e struggente, dalla salute cagionevole e l’animo fragile, ma dalla grande lucidità intellettuale e l’infinita ironia. Elio Germano “triangola” brillantemente con le sensibilità di Leopardi e di Martone, prestando voce e corpo, sul quale si calcifica l’avventura umana e intellettuale del poeta, alla creazione di un personaggio che abbandona la dimensione letteraria, e la valenza di icona della cultura nazionale, per abbracciare a tutto tondo quella umana. La riscoperta dell’ironia leopardiana, intuibile nei suoi poemi, ben visibile nei suoi carteggi, è una potente chiave di rilettura moderna del poeta. “La mia patria è l’Italia, la sua lingua e letteratura”, dice il giovane Giacomo. E Martone ci ricorda che nella lingua e letteratura di Leopardi si ritrovano le radici dell’Italia di oggi.
In questo modo Leopardi esce dai sussidiari ed entra nella contemporaneità, continuando quella missione divulgativa che il regista napoletano ha cominciato ad intraprendere con Noi credevamo. Martone fa parlare i suoi protagonisti in un italiano oggi obsoleto ma filologicamente rigoroso, e fa recitare in toto a Leopardi le sue poesie più memorabili, strappandole alle pareti scolastiche e ai polverosi programmi liceali. Germano interpreta quei versi senza declamarli, reintegrandoli nel contesto umano e storico in cui stati concepiti, e restituendo loro l’emozione della scoperta, per il poeta nel momento in cui le ha scritte, e per noi nel momento in cui le (ri)ascoltiamo. Nelle sue parole torna, straziante, la malinconia “che ci lima e ci divora”, nei suoi dilemmi esistenziali ritroviamo i nostri.
Martone recupera anche la dimensione affettiva di Leopardi, raccontandolo con immensa tenerezza, e senza mai indulgere nella pietà per i tormenti fisici del poeta, che orgogliosamente rivendica la propria autonomia di pensiero intimando: “Non attribuite al mio stato quello che si deve al mio intelletto”. E ne sottolinea la valenza politica, facendo dire al poeta: “Il mio cervello non concepisce masse felici fatte di individui infelici”. Infine identifica nel poeta un precursore del Novecento nel collocare il dubbio al centro della conoscenza: “Chi dubita sa, e sa più che si possa”. Quel che emerge sopra a tutto è una profonda affinità elettiva fra Martone e Leopardi, un allineamento di anime e di sensibilità artistiche: attraverso il poeta, il regista racconta quella condizione umana “non migliorabile”, a lui ben nota e non “sempre cara”, di sentirsi straniero ovunque e in ogni tempo. Il Leopardi di Martone si ricollega idealmente al Renato Caccioppoli di Morte di un matematico napoletano in quell’impossibilità per alcuni di essere nel mondo, oltre che del mondo.
Il giovane favoloso è un film erudito sulla sensibilità postmoderna che ha collocato Leopardi fuori del suo tempo, origine della sua immortalità e causa della sua umana dannazione. Martone costruisce una grammatica filmica fatta di scansioni teatrali, citazioni letterarie e immagini evocative ai limiti del delirio, come sanno esserlo le parole della poesia leopardiana. All’interno di una costruzione classica si permette intuizioni d’autore, come l’urlo silenzioso di Giacomo davanti alle intimidazioni del padre e dello zio, o le visioni del poeta nella parte finale della vita. Il giovane favoloso “centra” in pieno la parabola di un artista che sapeva guardare oltre il confine “che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude”. E ci invita a riconoscerci nel suo desiderio di infinito.

Locandina italiana Red Dust

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Un film di Tom Hooper. Con Hilary Swank, Jamie Bartlett, Chiwetel Ejiofor, Ian Roberts, Marius Weyers Drammatico, durata 110 min. – Gran Bretagna, Sudafrica 2004.

Sudafrica. Dirk Hendricks, ex poliziotto accusato di torture durante l’apartheid, si rivolg alla Commissione per la Verità e la Riconciliazione per ottenere l’amnistia. Incontra però il parere contrario di Alex Mpondo, parlamentare sudafricano ed ex-membro della resistenza armata, vittima delle sevizie dello stesso Hendricks. A rappresentare Mpondo sarà l’avvocatessa sudafricana, di ritorno in patria, Sarah Barcant.

Oceano di Fuoco - dvdrip ita eng_s

Un film di Joe Johnston. Con Viggo Mortensen, Zuleikha Robinson, Omar Sharif, Louise Lombard, Adam Alexi-Malle.

itolo originale Hidalgo. Avventura, durata 136 min. – USA 2003.MYMONETRO Hidalgo – Oceano di fuoco * * * - - valutazione media: 3,20 su 28 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Oddio, l’attesa c’era e pure forte. Come si comporterà Viggo “Aragorn” Mortensen dopo lo strabiliante successo dell’Anello? L’ultimo e più importante membro della Compagnia decide di restare in sella, impersonando la figura storica di Frank Hopkins, eroe delle corse di resistenza a cavallo nell’America nel periodo della selvaggia colonizzazione dell’Ovest. Johnston indeciso sul da farsi, copia spudoratamente situazioni ed inquadrature da almeno venti film: in Hidalgo c’è di tutto: da Spirit a Lawrence d’Arabia, da Seabiscuit a La mummia per arrivare aIndiana Jones. Purtroppo (per noi), il citazionismo esasperato non permette al film di trovare una sua identità precisa e si viaggia, lentamente e per lunghissimi 145 minuti nella noia più assoluta, certi di sapere esattamente come si risolveranno i telefonati colpi di scena di una storia priva di pathos.
Gli attori deludono: Mortensen, dismessi i panni di eroe solitario e ombroso, perfetti per la Trilogia, non è abbastanza simpatico, né abbastanza “fisico” per un film del genere, sempre in bilico tra la commedia (sarebbe meglio dire la farsa) e l’azione ed il regista di certo non lo aiuta, costringendolo a momenti di purissimo trash recitativo ben incarnati dalla scena del circo di Buffalo Bill che innalza ai vertici della cinematografia di tutti i tempi l’equivalente show di Tom Cruise ne L’Ultimo Samurai.
Johnston rappresenta ogni etnia, con la sensibilità di un elefante in una cristalleria: gli indiani cantano, ballano e invocano gli antenati (ci sono risparmiati i segnali di fumo), gli americani cavalcano e sparano (ovviamente ogni colpo, un morto), gli arabi sono figurine alla “feroce saladino” che biascicano frasi senza senso su Allah, l’onore, gli avi, i cavalli e poi invidiano agli americani Calamity Jane e la Colt. Tristezza.
Messaggi? Ma per piacere… chiaramente l’americano trionfa e stringe la mano al capo arabo (la figlia si chiama Jazira…) che dichiara allegramente che il credo del popolo nella sua capacità di predire il futuro è una sola clamorosa e fessi loro che ci sono cascati.
Decisamente una visione imbarazzante. Pollice verso.

Cin Cin_s

Un film di William A. Seiter. Con Shirley Temple, Robert Young, Alice Faye, Eugene Pallette, Helen Westley.Titolo originale Stowaway. Commedia, b/n durata 86 min. – USA 1936. MYMONETROCin-Cin * * - - - valutazione media: 2,25 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Un milionario sposa una quasi sconosciuta per poter adottare, come stabiliscono le leggi vigenti in Cina, un’orfanella raccolta in quel paese. La bimba farà in modo che il matrimonio fasullo diventi un matrimonio d’amore.

Locandina italiana Repo! The Genetic Opera!

Repo - The genetic Opera_s

Un film di Darren Lynn Bousman. Con Paul Sorvino, Paris Hilton, Bill Moseley, Anthony Head, Alexa VegaHorror, durata 98 min. – USA 2009.

Nel 2056 – in un futuro non troppo distante – un’epidemia di disfunzioni organiche sta devastando il pianeta. Dalla tragedia emerge un salvatore: la compagnia GeneCo che offre trapianti d’organi sani a prezzi esorbitanti. Coloro che ricevono gli organi ma non possono permettersi il pagamento incontrano le sevizie del tremendo Repo Man. In un mondo in cui i devoti alla chirurgia sono assueffatti da antidepressivi e in cui l’omicidio non è più un gran crimine per le leggi, una ragazza malata di un morbo raro si lancia alla ricerca della sua famiglia, scomparsa in circostanze misteriose.

Locandina La sposa turca

La Sposa turca_s

Un film di Fatih Akin. Con Birol Ünel, Sibel Kekrilli, Catrin Striebeck, Cem Akin, Hermann Lause.Titolo originale Gegen die Wand-Head On. Drammatico, durata 123 min. – Germania 2004. – Bim Distribuzione uscita venerdì 22 ottobre 2004. MYMONETRO La sposa turca * * * 1/2 - valutazione media: 3,49 su 35 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Amburgo. Dopo aver tentato il suicidio Cahit incontra Sibel che ha seguito un percorso analogo. Sono entrambi di origine turca ma vivono da molti anni in Germania. Sibel vuole uscire dalla sua famiglia in cui i maschi comandano e propone a Cahit di sposarla. Lei avrà così una copertura per vivere una vita libera anche sul piano sessuale. Ma il ruvido Cahit pian piano se ne innamora al punto di mettere a repentaglio la propria libertà.
È un film diviso in capitoli questo di Akin ma a compiere questa scansione non sono dei cartelli o delle dissolvenze in nero. Un’orchestra con una cantante sulle rive del Bosforo separa le parti in cui il film viene suddiviso. Questa immagine, con la relativa colonna sonora, sottolinea il forte richiamo alle origini dei due protagonisti. Come è noto la Germania è la nazione in cui risiede il maggior numero in assoluto di turchi emigrati e il film ci mostra uno spaccato delle loro vite per poi, a vicenda impostata, trasferirsi a Istanbul. A una prima parte amburghese attenta a fondere, con uno stile da videoclip, modernità e radici culturali ed etniche ne succede una più personale e distesa.
Al montaggio ritmato seguono ampi piani sequenza che consentono al personaggio di Sibel di palesarsi nella sua irrequieta ricerca di un equilibrio sempre difficile da raggiungere. Sta in questo l’originalità di Akin, nel saper offrire alla storia dei ritmi differenti facendoci ‘sentire’ come il prima e il dopo dell’evento che vede Cahit protagonista siano due modi di porsi dinanzi alla vita e alla possibilità di un desiderio amoroso con delle prospettive completamente diverse. L’impresa riesce grazie anche all’intensa interpretazione di Sibel Kekrilli, la sposa del titolo.

La Leggenda del Pianista sull Oceano_s

Un film di Giuseppe Tornatore. Con Tim Roth, Pruitt Taylor Vince, Bill Nunn, Clarence Williams III, Peter Vaughan.Fantastico, Ratings: Kids+16, durata 165 min. – Italia 1998. MYMONETRO La leggenda del pianista sull’oceano * * * * - valutazione media: 4,00 su 95 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Liberamente tratto dal racconto di Alessandro Baricco Novecento. Novecento è il nome che viene dato ad un trovatello abbandonato su una nave il primo mese del primo anno del secolo. Il bambino cresce sulla nave, non conosce altro. Finché scopre di avere un inverosimile talento per il piano. Cresce suonando e senza mai scendere a terra. La sua storia si propaga, diventa leggenda. Quando la nave – siamo nel dopoguerra – deve essere distrutta, Novecento decide di rimanere a bordo. È nato e cresciuto lì, non conosce altro, è giusto che finisca con la nave. Tornatore si è innamorato del linguaggio: sale e scende, si allontana, si diverte con la macchina da presa, con rimandi a Spielberg, Leone, e persino a Fellini. Ma non ci sarebbe niente di male. Le cadute sono soprattutto di sceneggiatura: visibilissima la differenza di scrittura fra Baricco e Tornatore, che è regista, non scrittore, e non “sente” quando è il momento di togliere o di chiudere: c’è una mezz’ora di troppo. Certo, con il “cinema” Tornatore ci sa fare. Non lo abbiamo un altro come lui.

Locandina La caduta - Gli ultimi giorni di Hitler

La Caduta - Gli ultimi giorni di Hitler_s

Un film di Oliver Hirschbiegel. Con Bruno Ganz, Alexandra Maria Lara, Corinna Harfouch, Ulrich Matthes, Juliane Köhler.

Titolo originale Der Untergang. Drammatico, durata 150 min. – Germania2004. – 01 Distribution uscita venerdì 29 aprile 2005. MYMONETRO La caduta – Gli ultimi giorni di Hitler * * * - - valutazione media: 3,36 su 60 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Claude Lanzman, consegnati al mondo nel 1985 i suoi 566 minuti di montaggio dal titolo Shoah, fece una dichiarazione senza appello, decretando che il suo era il film sull’Olocausto, quello definitivo, e che nient’altro sarebbe mai più stato legittimo dire sull’argomento. È curioso che, invece, solo negli anni successivi il cinema avrebbe affrontato con una certa disinvoltura la più nera epigone della Seconda Guerra Mondiale, cosa che era stato assai reticente a fare in precedenza. Il tabù era in verità allargato anche alla figura di Hitler, che raramente era stato protagonista nelle pur tante pellicole nelle quali in qualche modo faceva apparizione. Lo era ad esempio in un film di Pabst del ’55,L’ultimo atto, che raccontava gli ultimi giorni del Fuhrer e del bunker che gli fece da serraglio, tra orge e autodistruzione, epilogo degenere di una storia degenere. Il film era stato costruito su alcuni incontri con Traudl Junge, ultima segretaria di Hitler, e sul suo libro di memorie “Bis zur letzten Stende”.
Il secondo lungometraggio di Hirschbiegel è proprio il resoconto di quegli stessi giorni, visti ancora una volta attraverso gli occhi della Junge.
Premesso che parlare di Hitler e del nazismo in questa sede sarebbe quantomeno fuori luogo, ci è però concesso e d’obbligo riferire del film in quanto cinema.
Di ottima fattura, da La caduta traspaiono tutte le difficoltà che deve aver avuto l’autore nel realizzare un film che avesse un senso ma fosse al tempo stesso “politically correct” verso tutti, anche revisionisti. Merita di essere sottolineata soprattutto l’ultima ora di film, in cui si seguono le vicissitudini fisiche e mentali dei fedelissimi del Fuhrer, sopravvissuti al loro capo e completamente allo sbando: una pagina di storia ancor meno esplorata, e che invece merita grande attenzione. In questa parte, poi, si nota con maggior chiarezza la firma del regista del pluripremiato L’esperimento, mentre più atona appare nella prima parte in cui Hitler è sempre presente sulla scena.
Ma la curiosità attorno a un film su Hitler non può che essere un’altra, e cioè: come è stato dipinto il Fuhrer? La risposta a questa domanda passa attraverso una infinita miriade di recensioni, articoli, commenti, che sono ora pro ora contro; si dirà che è stato rappresentato troppo umano, e si dirà anche il contrario; si dirà che il film è monodimensionale, perché analizza la storia solo dal punto di vista dei nazisti, il che è un limite ma anche un punto di forza del film; si dirà che Hirshbiegel ha gettato una nuova luce su quei terribili giorni, e pure che merita l’ergastolo. Commenti che tutti i film su Hitler e sull’Olocausto hanno generato e genereranno. Perché ognuno si immagina e dipinge il demonio a modo suo, e ogni versione è diversa dall’altra. Ma il demonio, probabilmente, non corrisponde a nessuna delle descrizioni che lo ritraggono, perché è più brutto e malvagio di ognuna di esse. Un film importante, La caduta, perché aiuta a meglio definire i caratteri somatici del demonio; un film inutile, La caduta, perché il demonio non è così sciocco da farsi ritrarre.

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12 Monkeys è una serie televisiva statunitense di fantascienza trasmessa dalla rete via cavo Syfy dal 16 gennaio 2015.

Si tratta di un adattamento televisivo dell’omonimo film del 1995 diretto da Terry Gilliam L’esercito delle 12 scimmie (12 Monkeys), a sua volta liberamente ispirato al cortometraggio La jetée di Chris Marker (1962).

La serie narra le avventure di James Cole, un viaggiatore del tempo arrivato nel presente dall’anno 2043 con la missione di trovare e neutralizzare l’origine della diffusione di un virus mortale che, nel suo tempo, è arrivato a contagiare e uccidere il 93,6% della popolazione mondiale. La diffusione del virus rientra nei piani di un’enigmatica organizzazione nota come “L’Esercito delle Dodici Scimmie”.

Titolo originale Titolo italiano Prima TV USA Prima TV Italia
1 Splinter 16 gennaio 2015
2 Mentally Divergent 23 gennaio 2015
3 Cassandra Complex 30 gennaio 2015
4 Atari 6 febbraio 2015
5 The Night Room 13 febbraio 2015
6 The Red Forest 20 febbraio 2015
7 The Keys 27 febbraio 2015
8 Yesterday 6 marzo 2015
9 Tomorrow 13 marzo 2015
10 Divine Move 20 marzo 2015
11 Shonin 27 marzo 2015
12 Paradox 3 aprile 2015
13 Arms of Mine 10 aprile 2015

Locandina Ferro 3 - La casa vuota

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Un film di Kim Ki-Duk. Con Hee Jae, Seoung-yeon Lee Titolo originale Bin-Jip 3 – Iron. Drammatico, durata 90 min. – Corea del sud 2004. uscita venerdì 3 dicembre 2004. MYMONETRO Ferro 3 – La casa vuota * * * * - valutazione media: 4,13 su 70 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Il regista Kim Ki-Duk è un’entità anomala nel panorama cinematografico. Prima di giungere alla pittura, suo più grande amore, ha svolto lavori di ogni tipo, e il suo incontro con il cinema è avvenuto solamente negli ultimi anni, senza aver avuto alcuna esperienza o formazione in merito. Di conseguenza una sua opera è sempre un’esperienza magica e sensoriale.
Abbandonati la valle sperduta e la casetta galleggiante del monaco, della favola morale Primavera, estate, autunno e inverno e… ancora primavera, il regista coreano torna ai giorni nostri per raccontare il tema della solitudine e dell’amore. Tae-Suk è un giovane che trascorre le sue giornate entrando nelle case lasciate vuote occasionalmente dai proprietari. Dorme sul divano, si fa la doccia, lava i panni, aggiusta gli oggetti che non funzionano, gioca a golf e si scatta fotografie da solo con la sua camera digitale. Tutto con una leggerezza quasi ultraterrena. Un giorno, entrando in una casa, si accorge c’è una ragazza, Sun-hwa, che ha dei segni di maltrattamenti sul viso. Sono i continui litigi con il marito. Tae-suk, la prende con sé, per vagare insieme nelle case degli altri, e condividere questo strano modo di vivere che trasforma, lentamente, la loro amicizia in amore. Un evento inaspettato li allontanerà, ma non per sempre.
Ferro 3 descrive la solitudine dei protagonisti, eliminando il dialogo, limitato alle grida fredde dei personaggi di contorno, e lasciando parlare i silenzi dei sinuosi movimenti di Tae-Suk. Sembra volare negli spazi, così come era sospesa sull’ acqua dell’irreale lago, la casa del monaco nel film precedente.
I gesti che compie nelle sue giornate sono il suo divertimento, il trascorrere del tempo di una persona che vive da sola, e che nella vita non ha dimenticato uno degli elementi più importanti, la curiosità. La curiosità, desiderio che spinge verso l’ignoto, fa incontrare poi le due lune, per dare origine a un amore quasi angelicato, nel quale comunicare è muoversi, affascinare è sfiorarsi. Per giungere poi, all’ultima sequenza del film, in cui l’occhio artistico del pittore dipinge l’amore, sentimento magico, impalpabile come l’aria.
Il tocco del regista coreano ci ha regalato un altro film, piccolo e immenso allo stesso tempo, narrando i sentimenti con la fantasia e la leggerezza delle emozioni.

Locandina italiana Elephant

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Un film di Gus Van Sant. Con Eric Deulen, Alex Frost, Elias McConnell, Timothy Bottoms, Matt Malloy.Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 81 min. – USA 2003. – Bim DistribuzioneMYMONETRO Elephant * * * 1/2 - valutazione media: 3,52 su 53 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Il cinema ha spesso rivisitato la cronaca accentuando magari i tratti piu’ spettacolari della realtà. Gus Van Sant compie un’operazione analoga ma di segno opposto. Dopo Michael Moore anche Van Sant riflette sulla strage compiuta da due studenti nei confronti di compagni e professori nel liceo di Columbine negli Usa. Lo fa con un film di breve durata in cui si affida a una macchina da presa che pedina alcuni dei protagonisti che diverranno vittime o assassini quasi fosse una candid camera. Ne esce un quadro di desolante vuoto esistenziale, un tunnel che non ha una luce sul fondo. Non c’è più’ neppure la tragedia. La morte per strage si tinge di banale quotidianità.

Bandits_s

Un film di Barry Levinson. Con Bruce Willis, Billy Bob Thornton, Cate Blanchett, Troy Garity, Brian F. O’Byrne.Thriller, Ratings: Kids+13, durata 100 min. – USA 2001. MYMONETRO Bandits * *1/2 - - valutazione media: 2,85 su 18 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Joe (Willis) e Terry (Thornton) sono due rapinatori più simpatici che violenti, più ottimisti che organizzati. Però, in carriera, hanno messo a punto una tecnica semplice ma assolutamente efficace. Per rapinare una banca ne sequestrano il direttore, famiglia compresa, lo trattano bene, poi di buonora lo accompagnano al lavoro, gli fanno aprire la banca e compiono la rapina prima dell’orario ufficiale di apertura. La formula sembra funzionare – non sempre perchè gli eroi a volte erano stati acciuffati – fino a quando il gruppo incappa in Kate (Blanchett), che ha una voglia matta di trasgressione a avventura. Tutto cambia, a cominciare dai rapporti interni. Cambiano anche i sentimenti. La “formula”, così funzionale, si sfalda. Discreto prodotto, per attori e per regia, buona evasione. Levinson ( Rivelazioni, Sfera) è uno che “va sul sicuro”. Gli preme raccontare più che giocare con la macchina.

Locandina Fahrenheit 9/11

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Un film di Michael Moore. Con Michael Moore, George W. Bush Documentario, Ratings: Kids+16, durata 115 min. – USA 2004. uscita venerdì 27 agosto 2004. MYMONETRO Fahrenheit 9/11 * * * - - valutazione media: 3,31 su 32 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

“Sono il più patriottico degli Americani perché credo nei principi che hanno dato vita a questa nazione e mi do da fare perché vengano ristabiliti”. Così Michael Moore in un’intervista per la ‘bibbia’ del cinema “Variety”. In effetti Fahrenheit 911 è un film patriottico perché crede nel popolo americano pur non avendo alcuna fiducia in chi lo governa in questo periodo. Moore riduce al minimo, rispetto a Bowling a Columbine, la sua presenza sullo schermo per lasciare spazio al suo nemico pubblico numero 1 George W. Bush e al gruppo che ha portato alla Casa Bianca dopo un’elezione che ha lasciato dietro di sé più di un dubbio di legittimità. Moore però non si limita a mostrare e dimostrare le bugie dell’Amministrazione Bush (dai rapporti con Bin Laden alle dichiarazioni contraddittorie nell’arco di poco tempo sull’Iraq) ma va a cercare tra il popolo i motivi dell’arruolamento dei giovani nell’esercito per giungere poi, in un’apoteosi di populismo mediaticamente efficacissimo, ad andare davanti al Senato a offrire ai senatori il modulo per l’arruolamento da consegnare ai loro figli. Una democrazia che voglia avere il diritto di proclamarsi tale ha bisogno di ‘arrabbiati’ come il premio Oscar Moore.

Il Clan dei Barker - bdrip 720p ita eng subeng_s

Un film di Roger Corman. Con Shelley Winters, Pat Hingle, Robert De Niro, Bruce Dern, Don Stroud.Titolo originale Bloody Mama. Drammatico, durata 90 min. – USA 1970. MYMONETRO Il clan dei Barker * * 1/2 - - valutazione media: 2,75 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Una banda di delinquenti a gestione familiare (quattro fratelli con a capo la madre) decide di chiudere la carriera in bellezza con un sequestro di persona e poi ritirarsi a vita privata.  La storia dei Barker è stata portata al cinema decine di volte.

Sfida infernale_s

Un film di John Ford. Con Henry Fonda, Linda Darnell, Victor Mature, Cathy Downs, Walter Brennan.Titolo originale My Darling Clementine. Western, Ratings: Kids+16, b/n durata 97 min. – USA1946. MYMONETRO Sfida infernale * * * * 1/2 valutazione media: 4,76 su 13 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

È il racconto classico della sfida combattuta all’OK Corral di Tombstone il 26 ottobre 1881 tra lo sceriffo Wyatt Earp, i suoi fratelli e il giocatore-beone Doc Holliday da una parte e il clan dei fratelli Clanton dall’altra. Quando John Ford dirigeva i suoi western muti Earp era ancora vivo, capitava sul set e si ubriacava giocosamente con le comparse. Ford gli offriva il caffè e si faceva raccontare la grande sfida. Anni dopo ha riprodotto a memoria quelle schegge di vita di frontiera e la manovra militare che ebbe per teatro il Corral. È un western molto bello, un classico e il più accorato di Ford. I personaggi esprimono una sorta di “gentilezza dei prodi” e vivono nell’atmosfera d’una canzone di gesta carica di nostalgia. Ford è imbevuto dello spirito reale della vita di frontiera, riproduce fedelmente lo stile con cui cowboys e fuorilegge rischiavano l’esistenza in un crogiuolo arroventato come Tombstone.
E il film è la più esatta – se non storicamente, come spirito – ricostruzione tra le molte che sono state fatte sull’episodio. Henry Fonda dipinge Wyatt Earp come un classico westerner onesto e crepuscolare: un personaggio quasi timido, il pistolero convertitosi in tutore della legge. La sua figura suggerisce i momenti più distesi del racconto: il riposo con un piede sulla seggiola inclinata e l’altro sulla balaustra della veranda, i colloqui intensi con Clementine, la memorabile scena del ballo. Ma la grande figura del film, un epico signore della frontiera degno di Francis Bret Harte, è “Doc” Holliday: un sorprendentemente bravo Victor Mature, medico con vocazione alla pistola, tubercolotico come nella miglior tradizione romantica, poeta maledetto che sa a memoria Shakespeare e che completa il monologo dell’ Amleto azzoppato dal patetico vuoto di memoria del vecchio attore. E deliziose, anche se un po’ in ombra, sono le figurine femminili: l’impetuosa, ardente Chihuahua di Linda Darnell, una sanguemisto dalla scollatura densa di profumo, e la magica Clementine, preziosa nella sua sommessa malinconia, tutta giocata su toni grigi poetici. Come quasi sempre in Ford la leggenda del West approda alla poesia e sfavilla in momenti di grande forza, anche se l’azione spesso cede alla descrizione lirico-nostalgica. Tra la storia e la leggenda Ford anche questa volta ha stampato la leggenda. Ma il vigore del sentimento dei personaggi, le figurine disegnate a tutto tondo, la ricchezza del racconto e la splendida descrizione dei paesaggi magistralmente fotografati nell’amata Monument Valley danno al film il tocco più prezioso dell’autenticità.

Sex e Fury_s

Titolo originale: 不良姐御伝 猪の鹿お蝶 Furyō anego den: Inoshika Ochō
Nazionalità: Giappone
Anno: 1973
Genere: erotico
Regia: Norifumi Suzuki

Nel 1886 una bambina vede morire sotto i suoi occhi il proprio padre. Questi, prima di morire, mostra
alla bambina tre carte raffiguranti un cervo, un cinghiale e una farfalla.

Nel 1905 la bambina, ormai divenuta una donna, è una ladra e esperta giocatrice d’azzardo.
Il suo nome è Ochō, ed è molto abile con la spada. Un uomo sul punto di morte consegna alla donna
i soldi da portare alla sorella, finita in un bordello. Una volta trovata la donna, Ocho scopre che è tenuta
soggiogata da un diplomatico. Per riscattare la ragazza, Ochō inizia una partita a poker con Caterina,
l’amante dell’ambasciatore inglese. La partita viene però interrotta dall’arrivo di un rivoluzionario
giapponese, amante segreto di Caterina e già incontrato e salvato da Ochō in precedenza.

Un film di Pier Paolo Pasolini. Con Franco Citti, Alida Valli, Carmelo Bene, Julian Beck, Silvana Mangano.Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 104 min. – Italia 1967. MYMONETRO Edipo re * * * * - valutazione media: 4,28 su 16 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Edipo è stato allevato dal re di Corinto come un figlio, ma non sa di essere un trovatello. Quando viene a conoscenza di una terribile predizione secondo la quale egli ucciderà il proprio padre e sposerà la propria madre, fugge dalla città e arriva a Tebe. Può essere considerato una trasposizione cinematografica dell’autobiografia ideale dell’autore: l’antica tragedia greca è infatti un mezzo del quale egli si serve per parlare di sé e dei propri problemi.

Poster Goon

Un film di Michael Dowse. Con Seann William Scott, Jay Baruchel, Liev Schreiber, Alison Pill, Eugene Levy. Titolo originale Goon. Commedia, durata 90 min. – USA, Canada 2011.

Etichettato come un reietto dalla sua famiglia di intelligentoni, un buttafuori supera le poche probabilità che aveva di condurre alla gloria una squadra di hockey di semi professionisti disadattati che da molto non vincevano, battendo tutto ciò che si trova davanti alla loro strada.

Frances - subIta_s

Un film di Graeme Clifford. Con Jessica Lange, Sam Shepard, Kim Stanley Drammatico, durata 140 min. – USA 1982. MYMONETRO Frances * * * - - valutazione media: 3,29 su 9 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

La biografia di Frances Farmer, attrice hollywoodiana brava, ma sfortunatissima. Sedicenne, Frances turba il perbenista ambiente di Seattle, negli anni Trenta, con un saggio sulla “morte di Dio”, che la fa sospettare di filocomunismo, sospetti aggravati da un viaggio in Urss. La ragazza, che vuol diventare attrice, tenta dapprima la via del teatro, poi quella del cinema. Ma l’ambiente cinematografico, contestato, la distrugge. Frances scende sempre più in basso, sino all’alcolismo ed alla clinica psichiatrica.